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15/05/17

"Cammini diversi possono anche incrociarsi" Lindo Ferretti in Gucci sulla copertina di Dust

Giovanni Lindo Ferretti, persona pubblica e uomo privato, negli anni disorienta fan e opinione pubblica manifestando un pensiero libero e forte, senza sottrarsi a critiche e fraintendimenti  . (...) Pensiero politico-intellettuale e attitudine punk, cristianesimo e comunismo, musica popolare e letture salmodianti, palcoscenico e stalla: questioni esistenziali e storie famigliari che tratteggiano un percorso anticonformista, coerentemente controcorrente.  da  http://www.fedeleallalinea.it/wordpress/film/sinossi/
Infatti  Giovanni Lindo  Ferreti    stupisce  ancora  ,  dopo la  svolta  spirituale  (   veddere  il   film      citato nelle righer  precedenti  )  o leggere il suo libro   il reduce    qui  sotto alcune presentazioni

la  prima  

8 Novembre 2010 'Otto e Mezzo' Il nome, non è un caso ma la scelta di segnare una svolta interiore e culturale nel proprio percorso di artista. Artisticamente Ferretti si può considerare uno dei padri del punk italiano ("punk filo-sovietico e musica melodica emiliana"), e con i CCCP punto di riferimento per il mondo della musica alternativa in Italia. La storia dei CCCP-CSI segna una tappa decisiva nel rock italiano.








la seconda 



Venerdi 3 maggio 2013 Lorenzo Fazzini intervista Giovanni Lindo Ferretti in un incontro pubblico presso la Congregazione dell'Oratorio di San Filippo Neri di Roma.
Cantautore, scrittore, fondatore e leader dei CCCP- Fedeli alla linea, poi dei CSI e dei PGR. E'stato ed è una delle voci e dei volti più importanti del punk italiano.


ecco il suo  ultimo gesto  , provocatore   a  tal punto da  non capite  se    ha  mandato  alle  ortiche     il suo passato  



REGGIO EMILIA. 
Giovanni Lindo Ferretti e Gucci. Un abbinamento che per molti è l'esatta traduzione di ossimoro, diventa realtà in uno scatto che sta girando mezza Europa e – come di consueto con un personaggio tanto amato quanto detestato come l'ex voce di Csi e Cccp – generando un fiume di discussioni, battute e polemiche. Pochi giorni fa è stata annunciata la nuova copertina di Dust, una rivista realizzata fra l'Italia e Berlino da un gruppo di autori italiani che lo definiscono «a european magazine about fashion and its opposites».
È uno scatto di Ferretti, inginocchiato nella sua casa di Cerreto Alpi e vestito con abiti Gucci: difficile capirlo al primo sguardo, a parte forse per i super esperti di moda, ma la prestigiosissima e costosissima marca è confermata da Dust. Gucci è partner della rivista per i suoi approfondimenti, e ha fornito il corredo anche in questa occasione. Giacche e pantaloni da migliaia di euro, lontani dagli scarponi da montagna e dagli abbinamenti – sempre originalissimi – molto “rurali” e “monacali” dell'ultimo Ferretti.
Eppure, è tutto vero. E il cantante e scrittore, oggi impegnato soprattutto con l'allevamento di cavalli di Collagna e il collegato circo equestre, ha apprezzato: «Luigi Vitali, Luca Guarini ed Emanuela Amato. Alessio Boni e Silvia Calderoni. Cico Filotico, Benjamin Kirchoff, uno staff tecnico efficiente, rispettoso e rispettabile.
Una esperienza imprevista, accettata con un margine di dubbio che solo a posteriori poteva essere risolto», ha scritto sulla propria pagina Facerbook. All'inizio pure lui era dubbioso, a quanto pare: «Mi sono fidato ed affidato, ne sono felice. Cammini diversi tra spazi diversi possono incrociarsi con piacere reciproco. Un piacere che nulla chiede ma gioisce nello sguardo di una vicinanza. L'enigma del percorso, il mistero del vivere. Un grazie per grazia manifesta», ha raccontato omaggiando il lavoro dei ragazzi della rivista.
Oltre alle immagini Gucci-style, il servizio comprende ovviamente una lunga chiacchierata avanti e indietro nella ricchissima esperienza di vita di Ferretti. Nato a Cerreto Alpi in una classica famiglia contadina, rimasto orfano giovanissimo, finito in collegio e poi tornato a casa, immerso nella politica della caldissima Reggio degli anni ’70 in Lotta Continua. E poi gli anni ’80, iniziati come operatore sanitario e decollati con gli indimenticabili Cccp-Fedeli alla linea creati assieme a Massimo Zamboni, reggiano conosciuto proprio a Berlino.
Inevitabili – e inevitabilmente divise fra plausi e acidità
– le reazioni. E inevitabile anche la citazione, «Produci, consuma, crepa», storico e indimenticabile ritornello del vecchissimo classico dei Cccp “Morire”, “Ode a Mishima e a Majakovskij”, un giapponese e un russo maestri di poesia. Gucci, all’epoca, sembrava davvero lontano


 qindi  concordo con

per me è inspiegabile e fortissimo il sentimento che provo pensando al suo cambiamento: dolore e lacerazione, ma amore e stima e comprensione....non offendetelo...provata ad ascoltarlo e capire... vi ricordate "non fare di me un idolo , lo brucerò. Trasformani in megafono e m'incepperò. Come fare e non fare non lo so" se lo amiamo davvero capiremo.




20/04/17

Mosul, il violinista che sfida l'Isis: torna a suonare nella città in guerra

"La musica è una cosa bellissima". E' il messaggio che Ameen Mokdad, musicista iracheno vuole lanciare al mondo. "Contro ogni terrorismo o ideologia che limita le libertà". Quando nel 2014 l'Isis prese il controllo della città di Mosul, la musica venne immediatamente vietata perché considerata peccaminosa. I miliziani irruppero nella casa del giovane e confiscarono tutti i suoi strumenti. Ora che l'esercito iracheno ha ripreso il controllo dell'area Ameen ha deciso di tornare nella sua città natale organizzando un piccolo concerto con il suo violino tra le rovine della moschea di Giona, sito caro tanto ai musulmani che ai cristiani. L'evento, pubblicizzato attraverso i social network, ha attirato alcuni curiosi. "La gente ama la musica", afferma il ragazzo. Nel breve video di tanto in tanto il rumore degli spari si mescola alle note del violino Ameed, ricordando che la lotta in città non è ancora terminata e che i combattimenti tra esercito regolare e miliziani continuano

12/04/17

la musica indipendentemente dal genere e dalla qualità fa parte della nostra vita nel bene e nel male ......


.... prima di riportare queste due storie spero di riuscire a rispondere ( all'altra se lui vuole ci penserà Criap ) a chi mi chiede : << perchè ui colonne sonore , perchè suggerisci musiche , fai riferimenti indiretti a canzoni , due racconti storie di canzoni artisti e altro , segnali libri musicali o attinenti ad esso come quello di cristian porcino >> .


Perchè Raccontare il mondo po le proprie esperienze ed stati d'animo attraverso le canzoni tì ( almeno per me è cosi ) aiuta ad esprimere meglio le tuer emozioni \ sentimenti . Raccontare quelle storie piccole che non conosce nessuno, gli universi più discreti, che non fanno notizia ma hanno tanto da dire, la quotidianità silenziosa di chi a volte è dimenticato, di chi solitamente non è ascoltato. Significa anche tornare alle origini capire chi siamo e dove stiamo andando , formare o rafforzare una propria identità , ecc 


La musica << fa il resto, colonna sonora di un mattino all'asilo in mezzo ai bambini o di un pomeriggio alla casa di riposo con nonni che non si ricordano più cosa hanno fatto il giorno prima ma "Bella ciao" te la sanno cantare dalla prima all'ultima strofa senza indugi. Si chiama Giving Voice, il progetto di Radio LiberaMente Modena. >> (Gazzetta di Modena)







ecco le storie a cui faccio riferimento

La prima  

leggi anche   

Modena, Federica Cipolli: una vita in musica iniziata a 4 anni
Recital e insegnamento per la pianista ora scelta come maestro collaboratore al Belli di Spoletodi Giovanni Balugani




MODENA. Di solito i grandi musicisti crescono in famiglie in cui la musica è parte integrante della vita dei genitori. Ma per Federica Cipolli non è stato così.
La propensione per la musica è stata per Federica qualcosa di naturale e non di imposto o derivante dalle abitudini di chi l’ha cresciuta. E così, che fare quando una bambina di 4 anni mostra un’attrazione naturale verso la musica? Quando canticchiando qua e là, in giro per casa, è palese che la voce di quella bambina sia speciale?
I genitori di Federica non hanno avuto dubbi: l’hanno avvicinata ulteriormente alla musica, aiutandola a coltivare quella passione che poi nel corso degli anni sarebbe diventata la sua vita. Ed è così che a soli 4 anni ha iniziato a prendere lezioni di pianoforte, a esibirsi davanti a un pubblico e a partecipare a selezioni ed audizioni. Allenandosi anche sette o otto ore al giorno, perché il trasporto della mente e del cuore superavano anche i limiti del fisico. Tanto che a 14 anni Federica ha trascorso un’estate intera a suonare in preparazione di un esame, chiedendo troppo alle sue mani e ritrovandosi a doverle fasciare per proteggere i tendini.
Il lavoro, però, paga. A 20 anni si è laureata in pianoforte, all’Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi-Tonelli di Modena. Per poi entrare nell’accademia diretta da Mirella Freni.l lavoro, però, paga. A 20 anni si è laureata in pianoforte, all’Istituto Superiore di Studi Musicali Vecchi-Tonelli di Modena. Per poi entrare nell’accademia diretta da Mirella Freni.







Federica al piano suona LisztEcco uno dei due brani (Chapelle de Guillaume Tell, Liszt) con cui Federica Cipolli, pianista modenese 25enne, ha superato le audizioni per diventare maestro collaboratore al teatro "Belli" di Spoleto. Una vita dedicata alla musica quella di Federica, che suona da quando ha 4 anni. 
Ora per Federica si apre una nuova esperienza. Da qualche giorno si trova a Spoleto, in Umbria, dove sarà maestro collaboratore al teatro lirico sperimentale “Belli”: «Sono emozionata - 


racconta - e riuscire a superare la selezione non è stato semplice. Ho affrontato l’audizione il 30 maggio. Eravamo 50 pianisti provenienti da ogni angolo del mondo e i posti erano 10. Ce l’ho fatta e per me è stata una soddisfazione unica, anche perché sono la seconda più giovane tra i selezionati». Federica resterà a Spoleto fino ad ottobre e il suo compito sarà quello di preparare i cantanti durante le sessioni di prova: «Ma ho già chiesto qualche permesso per rientrare a Modena, perché dovrò suonare durante alcune serate dell’estate modenese».
Quando Federica parla è fin troppo semplice riconoscere l’amore per la musica e nella musica ha scelto l’amore, quello vero: «Sono monotematica, lo ammetto. Mio marito è un direttore d’orchestra e quindi la musica pervade a 360 gradi la mia vita. Per me suonare non è un lavoro, è un modo di vivere, è qualcosa che ti accompagna durante tutto il giorno. Che cosa ascolto? Classica, opere. Ma in qualche viaggio, quando io e mio marito vogliamo staccare un attimo, ascoltiamo Elio e le storie tese: testi demenziali, ma musica di valore».
Federica è energica e mentre si racconta candidamente confessa: «Nel periodo dell’accademia, durante le pause pranzo fuggivo per sostenere qualche esame». Ride.
Quali esami? «Diciamo che ho voluto accontentare i miei genitori e così mi sono iscritta a Scienze Giuridiche, studiavo di notte e ho conseguito la laurea triennale. E poi anche la magistrale in Public Management, sempre con lode. La musica è un lavoro stupendo, ma fragile. Non si sa mai se ti consentirà di vivere o meno e quindi ho pronta un’alternativa nel caso in cui la strada del pianoforte, economicamente parlando, si dovesse interrompere».
Quindi 25 anni, trilaureata, impegnatissima sul piano lavorativo, ma con anche un occhio verso il prossimo: «Insegno musica ai ragazzi, in particolare alle scuole Paoli nel progetto di musica pomeridiano. Adoro trasmettere la passione per la musica ai miei studenti, ma attenzione non significa imporla. Il mio compito è quello di fornire loro gli strumenti per comprendere la musica e di poter utilizzare tali strumenti a loro piacimento nel corso della vita. È bello sapere che se un giorno ascolteranno una canzone avranno il bagaglio di conoscenze necessario per potersi andare a cercare lo spartito, leggerlo e replicarlo con un pianoforte o una chitarra».
Una scelta, quella di conoscere la musica, che Federica fece autonomamente a quattro anni. E che da 21 anni la accompagna fedelmente.


la  seconda   storia

Modena, “Mani bianche”, cantare a gesti
Nasce a Modena Est un coro che coinvolge udenti, non udenti e persone con altre disabilità
di Martina Stocco


leggi anche  

MODENA. La musica, si sa, da sempre unisce e crea momenti di condivisione, ma in questo caso ancora di più. Di cosa stiamo parlando? Della realizzazione a Modena del progetto coro Mani Bianche, già attivo in altre città. Questo particolare coro, i cui corsi saranno svolti alla polisportiva di Modena Est, a partire da aprile, vedrà la partecipazione sia di bambini sia di adulti.



Tuttavia, la specificità del gruppo corale sarà la presenza sia di persone udenti sia non udenti o aventi altre disabilità. Com’è possibile realizzare un’attività simile ce l’ha spiegato Maria Pia Milani, neuropsichiatra infantile e volontaria del progetto. «Innanzitutto bisogna sottolineare che a Modena verrà importata la realtà dell’associazione Mani Bianche di Roma - ha detto Milani - che da tempo si occupa di questo genere di attività. Il coro Mani Bianche di Roma è un coro misto, dove bambini che possono utilizzare la voce cantano assieme ad altri che presentano, invece, deficit uditivi».
Esigenze e abilità differenti, come si amalgamano nello stesso coro?
«I ragazzi che fanno parte del coro Mani Bianche si esprimono attraverso la gestualità delle mani - ha spiegato la neuropsichiatra -indossano dei guantini bianchi, appunto, per metterne in evidenza il movimento. Non è un vero e proprio linguaggio dei gesti. Le parole delle canzoni non vengono tradotte alla lettera, ma vengono compiuti dei movimenti attraverso cui la musica viene interpretata: ciò che traspare è l’emozione. Il canale di comunicazione privilegiato non è, dunque, quella verbale».
Da Roma a Modena, com’è avvenuto il passaggio?
«Attraverso un passaparola, tra diverse persone, è nata l’idea - ha risposto l’intervistata - di poter realizzare questo coro anche in città».
Lo scorso gennaio si è svolto a Modena un corso teorico e pratico, della durata di due giorni, riguardante l’attività delle Mani bianche. Nell’occasione sono state individuate persone con diverse professionalità (musicisti, interpreti del linguaggio dei segni, neuropsichiatri) che possono, sull’esempio romano, ricreare quell’ambiente di condivisione. Mancava ancora un luogo dove poter svolgere l’attività corale: la scelta è ricaduta sulla polisportiva di Modena Est. «Spazio in polisportiva ce n’è a volontà - ha raccontato Ivan Baracchi, il presidente dell’impianto sportivo - e poi, quando abbiamo conosciuto le motivazioni del progetto, come l’inclusione e l’integrazione delle persone diversamente abili attraverso l'esperienza corale, non potevamo fare altro che sostenerlo. I ragazzi che vorranno partecipare al corso, lo potranno fare gratuitamente presso gli spazi della polisportiva. Oltre a questo, inizieranno a breve, tante altre attività». «Il coro Mani Bianche - ha concluso Milani - è ispirato all’esperienza venezuelana dove sono stati creati diversi cori di questo tipo. L’intento del governo, nell’ambito del programma di educazione, era di ridurre i livelli di criminalità attraverso la musica. Iniziarono ad impartire lezioni gratuite di musica e a mettere strumenti a disposizione dei giovani».

21/03/17

L'elzeviro del filosofo impertinente /9

A tre mesi dalla sua morte prematura il mondo si prepara a celebrare i funerali di George Michael. I tabloid inglesi indicano come possibile data il 26 marzo, giorno della festa della mamma nel Regno Unito. L'esito dell'autopsia ha accertato che la morte della popstar è attribuibile a cause naturali. L'apertura del testamento ha chiarito che i maggiori beneficiari del patrimonio ereditario saranno le sorelle, mentre non c'è alcuna traccia del fidanzato Fadi Fawaz e del padre Kyriacos Panayiotou. La mancanza di quest'ultimo non mi stupisce affatto. Purtroppo George (al secolo Georgios Kyriacos Panayiotou) crebbe con un padre che non lo stimava e gli rinfacciava spesso di non avere alcun talento. Diventato adulto con una disistima così persistente riuscì a staccarsi di dosso quell'orribile etichetta, e a volare in alto grazie proprio a quel talento che il padre non voleva vedere. Qualcuno rinfacciò a Michael di non essersi battuto abbastanza per la comunità Lgbt, ma lui non era e non voleva certamente essere considerato come un attivista gay. Non era un militante politico bensì un artista. Nonostante ciò le sue canzoni hanno fatto molto di più di tante parole pronunciate da certi affabulatori di mestiere. Freedom, Outside, Please send me somehone (per citarne soltanto alcune) sono dei veri manifesti contro l'omofobia. Per non parlare poi di quel prezioso album intitolato Listen Without Prejudice. Ha sempre detestato questo interesse morboso per la sua sessualità. Non la nascondeva, bensì la custodiva dagli occhi della gente. Voleva vivere i suoi sentimenti senza destare interesse per una parte della sua vita che era solo e soltanto sua. In una società evoluta nessuno guarderebbe all'orientamento sessuale di un artista. Sfortunatamente non siamo davvero così evoluti come amiamo dipingerci, ma solamente degli squallidi voyeuristi travestiti da perbenisti. George Michael si è dichiarato 'tardi' - ammesso che esista un momento prestabilito per fare coming out- perché costretto  da un episodio che sarà poi ripreso nel videoclip Outside. Sin dal suo esordio il mondo della musica lo voleva consacrare come il sex symbol più etero di sempre. La stessa Madonna disse che George era stato un vero amante focoso e sessualmente 'dotato'. George rimase segnato dalla perdita del compagno Anselmo Feleppa e da quel momento per lui fu tutto più faticoso. A lui aveva dedicato i versi toccanti di Jesus to a child  contenuta in quel capolavoro di Older.
La sua incredibile voce e il deIicato fraseggio vocale ci restituiscono un artista tormentato e geniale.
La cura con cui confezionava i suoi lavori gli permetteva di centellinare le sue uscite discografiche. Non era uno di quei cantanti che per contratto sfornava un cd l'anno, anzi. Intraprese delle battaglie legali con la sua casa discografica,  ed ebbe il coraggio di tirare dritto per la sua strada. Le sue canzoni hanno accompagnato la mia adolescenza e per tale motivo avranno sempre un posto speciale nel mio cuore.
Cinque anni fa era scampato alla morte e aveva scritto White light dedicata al suo ricovero in ospedale a causa di una brutta polmonite. Aveva ringraziato Dio e la preghiera dei suoi fan e aveva promesso di ritornare. Evidentemente Qualcuno aveva ben altri piani per lui.
Il suo corpo riposerà nel cimitero londinese di Highgate West, accanto alla tomba dell'amata madre Lesley Angold. Mi piace immaginarlo adesso fra le braccia di Anselmo, l'uomo che ha amato in vita: "Se l'amore l'hai conosciuto, se sai che esiste, allora l'amante che hai amato e perso verrà a farti visita nelle notti fredde. Se sei stato amato, se hai vissuto quell'estasi, l'amante che hai baciato e che ti manca ti conforterà quando non vedrai più speranza".

Criap


® Riproduzione riservata

17/02/17

Hakuna Matata, la risposta al fenomeno di Bello Figo Guethy Sini, 26enne congolese, meccanico di bici in stazione e voce della band: «Pago l’affitto e non sono un ladro»

 a  chi  mi  aveva  chiesto di  più     sulla  voce   degli  la voce degli Hakuna Matata  di cui  ho postato ieri  un intervista sempre  sula gazzetta  di reggio    ecco  qui in questo articolo di Evaristo Sparvieri  su    http://gazzettadireggio.gelocal.it/reggio/cronaca/2017/02/16/ preso  tramite la  pagina  facebook  gelocalcronacaitaliana 




REGGIO EMILIA. «Aggiusto le bici a Reggio Emilia, vicino alla stazione. Non sono un ladro». Firmato: Guethy Sini, 26enne di origine congolese, meccanico di biciclette in piazzale Marconi e voce del gruppo multietnico Hakuna Matata, risposta reggiana al rap tagliente e provocatorio del parmigiano Bello Figo.

Hakuna Matata, il video girato sul lungo CrostoloUna canzone dedicata alla nonna scomparsa. E' il primo singolo degli Hakuna Matata, la band multietnica in cui suona Guethy Sini, meccanico di biciclette in stazione, la risposta reggiana al rap di Bello Figo
C’è chi canta “Non pago affitto” e chi “Non sono un ladro”. È quest’ultimo infatti il messaggio contenuto in “Ascoltami”, una delle otto canzoni che la band reggiana sta mettendo a punto in vista dell’uscita del album di debutto, dopo aver suonato per anni in giro per l’Emilia e l’Italia.Per il primo singolo – intitolato “Ageoda” e dedicato all’80 enne nonna scomparsa – è stato già girato un videoclip sul lungo Crostolo. E presto sarà girato un video anche per “Ascoltami”: una canzone che racconta un episodio di discriminazione che lo stesso Sini ha vissuto in prima persona, quando salendo su un autobus ha notato una donna che, impaurita, ha cercato di mettere al riparo la sua borsetta.
«Non sono un ladro – canta quindi la voce degli Hakuna Matata, espressione swahili che può essere tradotta con “non ci sono problemi” – Io aggiusto le bici a Reggio Emilia, vicino alla stazione». E poi: «Chiedi a Ciro, chiedi a Diego, chiedi a Aldo. Loro lo sanno: non sono un ladro».Toni reggae, afro e soul, con testi completamente opposti all’ironia irriverente che ha reso celebre Bello Figo, giovane rapper di origine ghanese residente a Parma spesso finito nell’occhio del ciclone per le minacce ricevute in occasione dei suoi concerti. E che, con il suo “Non pago affitto”, è diventato una star del web, ottenendo milioni di visualizzazioni su Youtube.

"Ascoltami, aggiusto le bici e non sono un ladro", la risposta reggiana a Bello Figo"Aggiusto le bici in stazione a Reggio Emilia, vicino alla stazione". Così canta Guethy Siti, 26enne congolese e voce degli Hakuna Matata, band multietnica che sta realizzando il suo primo album.

«Per me Bello Figo è andato un po’ troppo oltre – racconta Sini, arrivato in Italia circa dieci anni fa dal Congo per ricongiungersi con il padre, pastore protestante della Chiesa Evangelica – girando per strada mi capita molto spesso che la gente mi chieda se io paghi o meno l’affitto. La mia risposta? Certo che lo pago. Io aggiusto le bici vicino alla stazione. Quelle parole secondo me sono una presa in giro perché sembra che tutti gli africani venuti in Italia non paghino l’affitto. Non è questa la realtà. Volevo lanciare un messaggio: c’è chi lavora davvero e suda, come me».Per Sini, la musica è innanzitutto uno strumento di integrazione. Oltre ad essere anche un modo per restare in contatto con le sonorità della sua terra di origine: «Bello Figo non aiuta noi stranieri – aggiunge Sini – Noi dobbiamo cercare di integrarci totalmente. Da parte mia, gli darei un consiglio: lascia stare questi temi, dai coraggio alle persone, alle nostra gente, ai nostri compaesani».Un’integrazione che il giovane Guethy porta avanti giorno dopo giorno anche attraverso il suo lavoro di meccanico di biciclette nel punto gestito dalla coop Camelot in piazzale Marconi, a due passi dalla stazione, uno dei luoghi più caldi della città. «Attraverso le mie canzoni posso lanciare messaggi alla mia gente e ad altre persone che vengono qui, lavorano e sudano come me. Non so se riuscirei ad abbandonare il mestiere di riparatore di bici. Aggiustare le bici per me è una gioia. Mi fa sentire bene. Ormai anche le bici fanno parte di me».


13/02/17

CONTROCOPERTINA di © Daniela Tuscano

L'immagine può contenere: 2 persone, persone in piedi e spazio all'aperto Sì, va bene, inutile scandalizzarsi. Al  non avevano niente in comune. Tranne me.
Correva l'anno 1976 e un collega di mia madre, allora 27enne, decise di sbarazzarsi di alcuni vinili e li consegnò a lei, che aveva una figlia appena adolescente. La quale, forse, avrebbe apprezzato.
La figlia adolescente, manco a dirlo, ero io. Una cosa è sicura, di quei tre o quattro dischi rammento solo quello di Al
E mi sa che "Your song" l'ascoltai per la prima volta proprio da lui. Era seta calda, soavità sexy, come il titolo dell'album, "Glow", di cui ignoravo il significato ma che suonava così bene nella sillaba dolcemente sfumata. Poi gli altri titoli: "Rainbow in your eyes", "Fire and rain"... ricordavano atmosfere avvolgenti alla Tennessee Williams, ma senza morbosità. Sul retro di copertina, Jarreau esibiva il sorriso ormonale in un campo di stoppie. Bello, felice e innamorato. Di Susan, cui dedicava il disco, e che nei brani veniva spesso evocata. Jarreau era l'eleganza. Una sensualità mistica, come piaceva a me. Non riuscivo proprio a capire come mai il collega di mia madre avesse voluto disfarsi d'un album così incantevole.
Di lì a pochissimo giunse Renato. Sempre il '76, sempre un retro di copertina. Bello anche lui, ma pallido come un cadavere su un fondo tutto nero. Anzi, buio.
Tra i due, il fulgore era Al. Quello cupo, Zero. Anima complicata, sghemba. Niente campi sterminati, bensì caligine metropolitana. L'Italia tossica di fine '70. E la dedica, inelegante, vergata a mano, 

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nervosa, pure con un errore ortografico. Al pubblico. Cioè a nessuno. O a tutti. Ecumenismo disgraziato.
Lì c'era la solitudine. Irrinunciabile anch'essa, come gl'incubi.
Il calor bianco di Al e il gorgo nero di Renato: per me, due complementi. Adesso, forse, avrei solo bisogno d'un po' di tepore.

.
                         © Daniela Tuscano

28/01/17

Sinfonica o progressive rock. Veruno il paese dove tutti suonano ed hanno un musicista per famiglia e ci sono varie rassegne - la storia di Davide Ierardi, musicista membro del gruppo «Santa Taranta».

riprendiamo , prima di gettarci nel giorno del ricordo   ( 10 febbraio  ) , di cose generalmente   più ( poi ovviamente   dipende   dai sentimenti    e da  quello che  ciascuno di noi sente     e ci riversa in essa  ) allegre  sopratutto  in  un  nazione  patria  del  bel canto  (  opera lirica , melodramma     e  cantautori  \ poeti )   ormai quasi estinti  salvo  eccezioni   come  queste  due  storie     che  m'avvio a  riportare  

la  prima   è tratta   da  http://www.lastampa.it/ del 26/01/2017





Sinfonica o progressive rock il paese dove tutti suonano Nel Novarese un musicista per famiglia e varie rassegne


Alcuni dei componenti della Società Filarmonica Verunese, il corpo bandistico che vanta 102 anni di storia

                                                 CHIARA FABRIZI

VERUNO (NOVARA)
Se per cercare il paese dei balocchi bisogna leggere Collodi, per quello della musica basta impostare sul navigatore il nome di una località del Novarese: Veruno. Già il cartello stradale recita: «Veruno, paese della musica». Per averne la prova basta entrare in una casa qualsiasi: almeno uno dei componenti suona uno strumento, canta nella corale o ha un diploma di conservatorio nel cassetto. Nella famiglia Bicelli la passione per la musica si tramanda di generazione in generazione, come il colore degli occhi. Renzo Bicelli, 76 anni, è un metalmeccanico in pensione: «A casa toglievo la tuta da operaio e imbracciavo il basso tuba». E’ lo strumento che suona nella Società Filarmonica, la banda che vanta 102 anni di storia. «Con me suonano le mie due figlie, una l’oboe e l’altra il clarinetto, mio genero la tromba, come mio nipote Samuele, 12 anni. Tutto ha avuto inizio con mio padre Primo, che nel 1914 ha istituito la Filarmonica, il vanto del paese».
Perché accada che in un Comune di 1700 abitanti la percentuale di persone «contagiate» dal virus della musica sfiori il 50%, lo spiega Alberto Temporelli, presidente di «Ver1 Musica»: «Tra fine ’800 e inizi ’900 in tanti sono andati a lavorare in Francia o in Svizzera e lì sono entrati a far parte di bande e sodalizi musicali. Una volta a casa, hanno importato quella passione». C’è chi della musica ha fatto una professione: Maurizio Sacchi che è direttore d’orchestra, i clarinettisti Alessandro Temporelli e Paolo Lombardo, mentre Lorenzo Bellini suona il corno; alcuni di loro fanno parte dell’Orchestra del Settembre musicale verunese, diretta da Alessandro Maria Carnelli. E chi, a Veruno, non suona, canta: in paese c’è la Corale di Sant’Ilario. E l’associazione «Percorsi musicali» promuove uno stage di perfezionamento per giovani strumentisti: ogni anno 100 musicisti a luglio, per 15 giorni, trasformano il paese in una sala prove diffusa.
Ma a rendere nota la località del Novarese oltre i confini italiani, in Europa e non solo, è il festival «2 Days Prog+1» organizzato dall’associazione «Ver1 Musica». «E’ il più importante festival di progressive rock in Italia e tra i primi al mondo - dice Temporelli - in media 6 mila persone ogni anno arrivano da tutta Europa». Il «2 Days Prog+1» - uno dei momenti del Settembre musicale verunese che comprende jazz e classica - offre concerti gratuiti: «Ogni anno si rinnova il miracolo - dice Temporelli -. Ci ritroviamo in migliaia sotto il grande palco nella piazzetta della Musica e nell’auditorium, per condividere musica ed emozioni. Negli anni abbiamo ospitato la nuova generazione del rock nostrano, come Litfiba e Afterhours, gruppi che hanno rappresentato il prog in Italia come le Orme, la Pfm, il Banco del Mutuo Soccorso accanto a band internazionali come Haken, Curved Air, Mystery, Uriah Heep». A tutti si chiede non solo di suonare ma di stare tra la gente: «Quattro chiacchiere davanti a un piatto di pasta cucinato da un’altra band che per una sera, lascia gli 
strumenti e mette il grembiule».


 la  seconda   dal http://www.messaggerosantantonio.it/ del 22\1\2017











                         Davide Ierardi, musicista membro del gruppo «Santa Taranta».


Il made in Italy ha una lunga storia in Australia. Non è iniziato con la pasta, la pizza o il panettone, bensì con la musica. Fin dalla seconda metà dell’Ottocento nel Paese oceanico arrivarono i primi gruppi di emigranti da Viggiano (provincia di Potenza, Basilicata) con le loro arpe a tracolla. Un terremoto aveva colpito duramente il Sud Italia nel dicembre 1857 e proprio a Viggiano – paese che vanta una lunga tradizione artigianale nella costruzione di arpe – i morti furono ottocento. L’emigrazione fu l’unica soluzione al dramma umano che ne seguì. Nel decennio 1860-1870 i viggianesi erano già numerosi a Sydney, Melbourne e Adelaide. All’inizio si esibivano per le strade ed erano chiamati musicantes. Successivamente formarono gruppi di buon livello artistico, sempre più richiesti durante i balli e i ricevimenti di lusso, ma anche nelle sale di proiezione, dove accompagnavano i film muti da dietro le quinte.
Col passare del tempo, l’arte di costruire e suonare l’arpa si perse un po’ nel nulla. Da circa dieci anni, però, è in atto un ritorno alla tradizione. E gran parte del merito va a Davide Ierardi (nella foto sopra ), viggianese che ora abita a Melbourne. «Mi sono avvicinato al mondo della musica sin da piccolo – racconta il giovane –. Da autodidatta ho iniziato a suonare la fisarmonica diatonica e ho avviato un percorso di ricerca, salvaguardia e promozione del patrimonio musicale lucano». 
Dopo aver frequentato il Conservatorio di Potenza e un corso di laurea in Discipline della musica e dello spettacolo a Napoli, nel 2004 Davide inizia a suonare l’arpa popolare di Viggiano (arpicedda). Quindi, assieme al padre Giovanni, crea il primo laboratorio di costruzione d’arpa. 
Gli anni passano, ma la passione per la musica popolare resta. È il 2012 quando Ierardi si trasferisce a Melbourne. In Australia conosce altri musicisti e, con Salvatore Rossano ed Emiliano Beltzer, forma il gruppo «Santa Taranta». «Taranta» è il termine pugliese per «tarantola», il ragno che, «pizzicando», scatena nella vittima un frenetico bisogno di danzare, per liberarsi dal suo veleno. Ovvio quindi che la «taranta» sia la musica più eseguita dal gruppo, seguita da pizzica, tammurriata, polka e jazz. I componenti della band, a turno, cantano e suonano la fisarmonica, l’organetto, la chitarra, la zampogna, il tamburello. Sono loro i nuovi musicantes che portano in Australia la musica tradizionale del Sud Italia. Non c’è da stupirsi se partecipano con successo a festival nazionali e sono invitati a esibirsi nelle scuole. «Il suono dei nostri strumenti – conclude Davide – è naturale, limpido, fresco, genuino. Per questo entusiasmiamo il pubblico e, dopo ogni spettacolo, ci sentiamo dire: “A quando la prossima volta?”».




06/09/16

Gli artisti più cercati dagli italiani su YouTube ci rivelano che popolo siamo Di Virginia W. Ricci



leggi anche


ricollegandomi  a  quanto dicevo  nei mie precedenti articoli ( I II )  che   la musica "  indie  " non ufficiale   è molto più bella di quella  ufficiale , oltre  ad essere  un fenomeno carsico   che lontano dai media  e dale radio ufficiali sforna talenti  come esempio  Floriana Cangiano


sia  a quest'articolo  di http://noisey.vice.com/it/ preso da http://www.blog-news.it/

Gli artisti più cercati dagli italiani su YouTube ci rivelano che popolo siamo

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L'Italia, si sa, è il regno del belcanto. C'è stato, infatti, un periodo in cui il nostro bellissimo Paese ha dominato, musicalmente parlando. Quell'età dell'oro va più o meno dal Seicento a Pavarotti&Friends, e ancora riusciamo a sentirne gli echi lontani quando guardiamo dritto negli occhiali uno dei componenti della boyband Il Volo. Uscendo da quella comfort zone da amanti della lirica, però, rimane una distesa desolata di vacuità, popolata da questioni spinose tipo i talent show o le serate in discoteca con Gigi D'Ag e Gabry Ponte.
Qualche tempo fa notavo, parlando del fenomeno one-hit-wonder che ha animato le nostre classifiche nei gloriosi anni Zero—anni in cui nella nostra discografia c'era spazio per qualche sparuta novità—che, salvo casi unici come il botto sproporzionato di Calcutta o la rinascita dell'hip hop nostrano, la nostra industria discografica è satura dei soliti quattro o cinque nomi grossi, più o meno sempre gli stessi, che non sembrano voler lasciare spazio a qualcosa di non dico più dignitoso, ma quantomeno nato in un'epoca in cui le comunicazioni non erano affidate al telegrafo.
Un recente thread di Reddit ha confermato, invece, le mie più grosse paure. L'utente baubauciaociao, che ringrazio, ha creato una gif, divisa per regioni, utilizzando i dati raccolti da Google Trend dal 2009 al 2014. Lui stesso ammette che ora Google Trend funziona in maniera un po' diversa, quindi non ha potuto aggiornare la sua ricerca, e di conseguenza la Gif, ma possiamo comunque tirare qualche conclusione a partire dai dati che abbiamo, che evidenziano soltanto il cantante più cercato in assoluto. Se siete in cerca di un'analisi che vada più nel profondo nel tessuto sociologico evidenziando altresì ricerche secondarie, vi rimando a questo articolo di qualche tempo fa ad opera del più bello della linea 74 di Milano, Niccolò Carradori, che dopo quelle sue scottanti scoperte è stato radiato per sempre dal mondo della musica.
Iniziamo quindi la nostra disamina partendo dal lontano 2009, anno in cui ricordo le classifiche furono dominate dal brano "I Gotta Feeling" dei Black Eyed Peas, seguito da "Domani" di artisti Uniti per l'Abruzzo e "Poker Face" di Lady Gaga.

Dicevamo: nel 2009 le classifiche nazionali erano dominate, al terzo posto, da Lady Gaga, ma questo sembrano averlo capito soltanto in Sardegna e Trentino-Alto Adige, non a caso due tra le regioni in cui Gaga è stata più spesso in concerto (Gaga, ammerda, fai contenti i miei connazionali sardi e trentini e passa a trovarli, ogni tanto, loro hanno creduto in te sin dall'inizio). Colpitissimi dalla morte del mitologico Michael Jackson, invece, i pugliesi, i veneti, i liguri e i piemontesi hanno deciso di ricordarlo ancora e ancora, riguardandosi tutti i suoi videoclip. Ma qualcuno qui dovrà essersi accorto che stavamo diventando un po' troppo esterofili, quindi per fortuna sono intervenute le regioni-spina dorsale d'Italia, Lombardia, Emilia Romagna, Umbria e Abruzzo, a ricordarci che puoi guardarti tutti i video americani che vuoi, ma alla fine tornerai sempre dal Blasco. Più romantiche le regioni Marche, Toscana, Lazio, Campania e Sicilia che giustamente decidono di rendere giustizia a Re Tiziano che effettivamente, a fine 2008, aveva tirato fuori il capolavorone Alla Mia Età che ha fatto piangere tutti, ma soprattutto gli amici delle regioni sopracitate. A quanto pare gli amici calabresi, valdostani, basilicatesi (basilichesi?) lucani e molisani non hanno aperto YouTube durante tutto l'anno, forse per un'altra forma di lutto per la scomparsa di Michael Jackson.
Vuoi dirmi che in Italia siamo così masochisti da aver volontariamente cercato su YouTube il "Waka Waka" di Shakira? Ebbene. Tranne Molise e Basilicata che stavano ancora in silenzio stampa, una meravigliosa Calabria che, con un po' di lag, si è unita alle regioni blasche dell'anno precedente, la Sicilia semper fidelis a Tizianone e il Trentino che non abbandona la speranza di vedere, un giorno, la signora Gaga surfare sul lago di Garda—che verrebbe chiaramente per l'occasione ribattezzato Lago di Gaga—tutti gli altri hanno deciso di rovinarsi la vita ancora più del dovuto sottoponendosi a quel brainwash di vuvuzele e sculettamenti dell'inno dei Mondiali di Calcio. Se mi chiedessero di illustrare la tristezza della condizione della musica nel nostro Paese, mostrerei immediatamente questa slide.
Ma chi vogliamo prendere in giro. Il mondiale l'avremo pure perso, ma non abbiamo certo perso la fede nel nostro unico e vero Dio della musica, il Blasco. Il 2011 è decisamente l'anno della reconquista per Vasco Rossi, il cui potere è talmente omnipervasivo che riesce addirittura a risvegliare regioni fino ad allora sopite come Molise e Basilicata. Per la Valle D'Aosta ancora non è il momento di usare Internet. Dal superpotere di Vasco, però, inspiegabilmente riescono a fuggire alcune regioni, tra cui la sua! L'Emilia Romagna, come altre regioni contigue (tranne i lombardi, che nel frattempo avevano "Vita Spericolata" in repeat) si affrancano dal Blasco a cui preferiscono (come dargli torto) la più fresca Rihanna, che in quell'anno in effetti aveva pubblicato il suo album meglio riuscito, Talk That Talk. Qui poi si presenta un caso particolarissimo, una regione, isolata, che dice di NO. Sorprendentemente in controtendenza, la Campania decide di dedicare i propri ascolti a Don Omar—supponiamo per la sua "Danza Kuduro", una reminiscenza del terrore che l'Italia intera, ma che dico, il Globo Terracqueo, aveva dovuto sopportare l'anno prima col "Waka Waka". Campania, perché ti vuoi male?
Attenzione ribaltone: nel 2012 Rihanna si riprende tutto chill' che è o suo, incluso il Molise che, con un gesto da voltagabbana, anziché portare rispetto a Vasco che, ricordiamo, era stato responsabile dell'ingresso di questa regione nelle classifiche YouTube, si concede a Rihanna. Stessa cosa per Sardegna, Liguria, Lombardia, Toscana, Abruzzo e Calabria. Rimangono fedeli al Blasco Lazio, Umbria, Puglia e Basilicata. La Sicilia, romanticona, invece non si stacca da Tiziano, trascinando con sé i colleghi del Regno delle Due Sicilie, i cugini campani, che finalmente mollano i ritmi kuduro e si dedicano alla loro vita sentimentale. Val D'Aosta ancora non pervenuta.
Nel 2013 succede però qualcosa di inaspettato: le regioni d'Italia si frammentano in maniera incomprensibile. Vasco scompare dalle vette delle ricerche, lasciando il posto (in ordine di numero di regioni coinvolte) a P!nk, immagino per il pezzo "Just Give Me a Reason", che conquista Molise, Basilicata, Abruzzo, Umbria, Liguria, Emilia Romagna e Trentino Alto Adige. Secondo classificato Naughty Boy, che ho onestamente dovuto cercare su Internet (allineandomi al trend di queste regioni di tre anni fa, ognuno ha i suoi tempi scusate) scoprendo che in effetti aveva piazzato un bell'asso con la sua "La la la" feat. Sam Smith. Un pezzo che al momento su YouTube conta 736 milioni e passa di visualizzazioni, di cui il 70% credo sia merito degli amici siciliani, stufi una volta per tutto di Tiziano Ferro. Ai tre estremi del triangolo-Italia, Puglia, Sardegna e Friuli Venezia Giulia, svettano incontrastate le Serebro, le spice girls russe che, semplicemente andando in macchina ed essendo gnocche, hanno spodestato il Blasco dai cuori del popolo pugliese. Cos'avranno le Serebro che Vasco non ha. In controtendenza, il Veneto cerca gli One Direction, il Piemonte Fedez e i campani decidono di darsi al Kilometro Zero, promuovendo giustamente l'artista locale Clementino.
Vi ricordate di "Happy"? Ve lo ricordate bene? Ve lo ricordate anche voi amici campani, molisani e calabresi? No perché non mi sembravate attenti l'anno in cui TUTTA ITALIA praticamente ha ascoltato all'unisono, da ogni dispositivo, in continuazione, quell'incubo di pezzo. Fedeli alle proprie radici, i campani spingono un altro artista local, Rocco Hunt, emulati dalle regioni Basilicata e Calabria. Come in quella divertente vignetta che ritrae i Browser, l'Abruzzo rimane col cuore e con il browser, appunto, nel 2011, continuando a perpetrare l'italica tradizione di tenere unicamente Vasco in quel bizzarro motore di ricerca chiamato vita.  
Ora vi aspettereste che io tiri qualche conclusione generale sui dati che abbiamo appena analizzato. Dato per assodato che Vasco è ancora (grazie all'Abruzzo) il re indiscusso d'Italia, la regione Abruzzo vince il premio Blasco, rubandolo con un colpo di coda all'Emilia Romagna. I sardi dimostrano di avere carattere e gusti variabili, dato che ogni anno si buttano su un big differente, i campani risultano quelli più coerenti col territorio, la trinacria invece è la regione più amante di Tiziano Ferro, che dovrebbe di conseguenza rivedere il suo rapporto con il Lazio, che dal 2009 in poi gli ha voltato le spalle. Il premio coerenza, invece, va alla Valle D'Aosta che, in tutti questi anni, non ha MAI acceso il computer. Bravi, amici valdostani, il vostro stratagemma vi ha permesso di salvarvi da questa valanga di musica infestante che ha colpito più o meno tutti i vostri connazionali.

Segui Virginia su Twitter: @virginia_W_

La  situazione   s'evidenza meglio   in   questo articolo   sempre  dallo stesso sito  
Infatti sempre  lo stesso portale   afferma    a ragione   che  da  circa  30 anni  <<  La musica italiana, si sa, è diventata un po’ una merda. Noisey ha analizzato più volte la situazione, traendone un quadro desolante e desolato in cui i talent hanno preso possesso del mainstream e l’indie non è riuscito a fornire un ricambio generazionale adeguato. Personalmente non sono mai stato molto d’accordo con questa interpretazione, ma ieri ho visto quest’immagine su Facebook e sono stato messo di fronte allo svilimento del panorama musicale italiano in modo ineluttabile. (  ... )  http://noisey.vice.com/it/blog/top-five-1980-2016-crisi-musica-italiana >>  Essa  contiene  un fondo  di verità  ma   ovviamente senza  generalizzare   perchè ci sono   , oltre il revailval  anche a  livello  ufficiale  , anche  se   sempre  più  rare  e quasi  estinte, specie  dopo la morte eil pensionamento dei grandi cantautori   delle eccellenze ,  . Mentre  il discorso cambia se  si  va  a cercare i fenomeni di nicchia  e  delle indie   , cosa  che  veniva fatta  , poi   chi   sà  perchè  ( forse dava  fastidio alle  major   italiane  o per ignoranza  degli alti papaveri che dirigono le  radio prubbliche  ) , da programmi ormai  chiusi come Demo l'Acchiappatalenti o che  viene fatta  a livello  locale    da festival  come abbabula , dromos  in sardegna

30/06/16

amore politica , amore e facebook , amore nel mare

Amore  e politica   la prima storia     sembra     ispirata  a  due  film  Bread and Roses  ( pane  e rose  )  e  il  secondo   terra  e libertà   e   la  canzone di Carla  di   Ken Loach


leggi anche:Il cuore di Cavriago batte ancora per Lenin



Da Roma a Cavriago per sposarsi nel paese del busto di Lenin

È la canzone degli Offlaga il Cupido per Debora e Marcello. Oggi la cerimonia in municipio. Max Collini è il testimone


CAVRIAGO. Da Roma a Cavriago per dirsi “sì” nella piccola Pietroburgo. A qualcuno forse sembrerà strano ma una giovane coppia – Debora Celommi, 33 anni cameriera, e Marcello Montonese, 38 anni informatico - ha scelto proprio il paese del busto di Lenin per sposarsi oggi. Dunque il legame storico tra Cavriago e il mito del leader sovietico continua a farsi sentire. Anche tra i giovani. Anche tra chi viene da fuori provincia.
leninLA PREMESSA. La notizia non stupisce del tutto. Da tempo, sono diversi i turisti che arrivano qui ancora oggi per via del busto. E ci sono addirittura dei negozianti che hanno realizzato dei gadget ad hoc: cartoline, calamite e tazze con il volto del sovietico. Arrivano anche dei pullman e fino a qualche anno fa il busto aveva pure un custode. Poi nel corso degli anni non sono mancati degli scherzi più o meno “pesanti” in occasione delle elezioni, screzi di partito per il 1° aprile. Il busto è stato travestito da supereroe di sinistra o, con tanto di vignetta, ha “parlato” a Berlusconi. E, col tempo, per preservare l’originale da eventuali atti vandalici, in piazza Lenin si è scelto di mettere una copia. Quello “vero” è dentro l’ex biblioteca in attesa di una nuova sistemazione.


Nella piazza intitolata al leader bolscevico e che ospita il suo busto la commemorazione della storica Rivoluzione d’Ottobre

LA STORIA D’AMORE. Ma a far innamorare Debora e Marcello di Cavriago è stata la band reggiana degli “Offlaga Disco Pax” che ha dedicato a Cavriago una delle sue canzoni più celebri, “Piccola Pietroburgo”. È attraverso il testo, cantato da Max Collini, che i due hanno scoperto i trascorsi del paese della Val d’Enza e ne sono rimasti affascinati. La canzone parte infatti così: «Nel paese dove è nata Orietta Berti c’è piazza Lenin ed in mezzo un busto di Lenin. Se uno ci pensa non ci può credere…». Non è tutto: a incuriosirli è stata anche una foto postata su Facebook da Jukka Reverberi, cantante dei Giardini di Mirò , cavriaghese citato nel brano “Piccola Pietroburgo” e ora in tour con Max Collini. Nella foto si vede sua figlia ritratta davanti al busto di Lenin. Le due cose hanno spinto la coppia a chiedere al Comune di Roma il nulla osta per sposarsi oggi alle 12.30 nella sala del consiglio comunale di Cavriago.
«Abbiamo scelto Cavriago per la sua bellissima storia, che sembra una favola rossa: l’impegno e l’amore per la rivoluzione degli antichi lavoratori di Cavriago saranno di ispirazione all’amore e all’impegno che metteremo nel costruire la nostra famiglia – spiegano i futuri sposi – E poi, come recita la canzone Khmer rossa degli Offlaga “volevo fosse per lui stupendo e irrinunciabile come un 25 aprile”».
TESTIMONE D’ECCEZIONE. Non è tutto. Il testimone di nozze sarà lo stesso cantante Max Collini e a celebrare il rito civile sarà la consigliera comunale Liusca Boni. «Siccome i ragazzi ascoltano le canzoni degli Offlaga Disco Pax e nel brano “Onomastica” si parla di me, mi hanno chiesto di sposarli e ho accettato volentieri - racconta la consigliera - Voglio però fare un appello ai cavriaghesi: che ne dite di fare una sorpresa a questi due ragazzi? Passate dal Comune per lanciare un pugno di riso e fare un augurio ai due novelli sposi».
Inutile dire che, dopo le nozze, Debora e Marcello faranno la tanto desiderata foto davanti al busto di Lenin.

 la  seconda storiea   mette  in evidenza     come

07/03/16

Nardò e gli 11 metri di capitan Vicedomini

leggendo la news che troverete sotto mi soni ritornate in mente oltre i miei classici ricordi d'infanzia : 1)il cartone Holly e Benji, due fuoriclasse ., 2) La Compagnia dei Celestini un romanzo di Stefano Benni, edito da Feltrinelli nel 1992.Da questo racconto è stata liberamente tratta una serie a cartoni animati di co-produzione italo-francese: Street Football - La compagnia dei Celestini  3)   il bar sport  sempre  di Benni e     queste  due  canzoni    che  canticchio  mentre    finisco di  copia ed  incollare  l articolo d'oggi


                                            Carlo Vicedomini, capitano del Nardò

NARDO’- “Non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore”, così Francesco De Gregori, nella celebre canzone “La leva calcistica della classe 1968” descriveva le avventure, le peripezie e le emozioni che il calcio può dare. Gioie, tante, e dolori, insopportabili. I rimpianti del Nardò dopo lo 0-0 di oggi contro il Taranto sono lunghi undici metri, quegli undici metri dai qualiCarlo Vicedomini ha calciato in aria la palla del potenziale 1-0, e del virtuale aggancio in classifica sulla Virtus Francavilla, ancora affetta da “pareggite” in casa contro il Manfredonia nell’altro 0-0 di giornata. Il tiro mandato sopra la traversa, a De Lucia battuto, ha tagliato le gambe alla voglia e alla lucidità di una squadra vogliosa nel conquistare il derby, bissando il successo di tre anni fa, ma con una diversa, più sostanziosa, posta in palio. Un pallone pesante come un macigno caduto rovinosamente sulla strada che portava il Nardò a un importantissimo salto di qualità, sbarrandola proprio al momento del potenziale affiancamento alla macchina Virtus Francavilla, con più cavalli di quella granata ma inceppata in qualche meccanismo in queste ultime uscite.
Vicedomini e il Nardò sono due entità del calcio salentino, e non solo, che sono ripartite insieme. Il centrocampista dopo la vittoria più importante della sua vita e la voglia di disegnare geometrie sui campi da gioco, il Toro rinato dalle proprie ceneri dopo l’onta della radiazione della vecchia Nardò Calcio.
L’occasione era ghiotta, ghiottissima, ma il Nardò ha ancora sette partite per lottare con le altre battistrada del Girone H e credere nel sogno della promozione in Lega Pro, da inseguire con unità d’intenti e con lo spirito giusto, quello tracciato dalla società e da mister Ragno sempre nel corso di questa stagione che, in ogni caso, avrà superato le più rosee aspettative. Dopotutto, chi se lo sarebbe aspettato due anni fa, prima di tracciare e percorrere una nuova storia…

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21/01/16

“Francesco De Gregori canta Bob Dylan – Amore e furto”: e Francesco Guccini Se io avessi previsto tutto questo. La strada, gli amici, le canzoni ., ed Mi girano le ruote di Angela Gambirasio

  Ecco  che  rispondo a   chi mi dice  che  so solo raccontarte  storie  . Recensisco  qui , in  attesa di quelli  per  i  miie  40 anni  , i regali di natale    ecco quali
  due   cd

“Francesco De Gregori canta Bob Dylan – Amore e furto”:


Ad  un primo ascolto , ma  soprattutto a  chi lo ascolta  o  compra   per  la prima  volta  , sembra  un disco  di cover  . Ma  poi ,  termine  che  io preferisco perchè in realtà   è cosi  ,  si tratta  di un omaggio a  Bob Dylan  ad  un grande della musica   che  è stato anche la  sua musa  ispiratrice.  Un lavoro eccellente  come sempre  . Ottime  sonorità  , anche  se   alcune  , soprattutto  desolation row (  forse  perchè  sono abituato  alla versaione de  Andreiana  ) , mi lasciano  un  po' deluso  da   un grande  dell musica  italiana  m'aspettavo di più   forse  perchè  non sono abituato a  dischi  omaggio  \  tribute    . Infatti alcuni pezzi come esempio  Sweetheart lilke   you /  un angioletto come  te e a  tratti  anche   Gotta  serve  somebody  \   servire  qualcuno    sembrano   per  chi  non conosce ( ed   coem  è suiccessio a me  al primo ascolto del cd     di de  gregori      che  esistono di quella  canzone di  dylan   diverse    versioni e  che de  gregori  abbia   deciso d'ommaggiare      scegliendo  le versioni meno  note  o  note  solo a   fans  di lungas  data  del  suio maerstro \  musa  )  Bob  dylan  che   faceva  diverse  versioni     di un pezo   sono    un po'  troppo simili all'originale di  . Ma  ragionando   a mente fredda e  rileggendomi  il  titolo     dico  che  è  un  buon disco  diverso  dai soliti  cd   tribute    o  di cover  .  I  pezzi  più belli e  che   più mi hanno invogliato ad  andare  a   risentirmi  ed in alcuni casi a sentire  per  la  prima volta  l'originale  di Bob dylan   che lo rendono eccellente  come  sempre   .  Fra  le canzoni

Un angioletto come te (Sweetheart like you)
Servire qualcuno (Gotta serve somebody)
Non dirle che non è così (If you see her, say hello)
Via della povertà (Desolation Row)
Come il giorno (I shall be released)
Mondo politico (Political world)
Non è buio ancora (Not dark yet)
Acido seminterrato (Subterranean homesick blues)
Una serie di sogni (Series of dreams)
Tweedle Dum & Tweedle Dee (Tweedle Dee & Tweedle Dum)
Dignità (Dignity)

  quelle che mi sono piaciute  di più     sono   la  :  2  7  9 11  6  5






  Guccini   Se io avessi previsto tutto questo. La strada, gli amici, le canzoni  (   versione  4  cd  ) 





Il mio  giudizio  e parziale perchè    si basa  sula versione   4  cd  e  non sulla   quella  da   10  cd.
Posso dire   che   si  era bela , ma  mi aspettavo un po'  di più  per un icona   come Guccini . Infatti credevo ci fossero più inediti ( magari  ristampando quelli usciti   come tapabuchi in altri cd    raccolte e non  come La Tua Libertà  )  o  più pezi scartati   dai cd  regolari  ,   tutte le  canzoni che lui ha  scritto per  altri  ,  o tutte  quelle     che  compaiono in raccolte  di altri autori   qui nella suia discografia maggiori dettagli
maggiori   news  .    Infatti concordo con quanto dicono  alcuni sui fansi  in anche se  un po' nostalgici   su  https://www.facebook.com/groups/guccini/

Garzaniti Giancarlo
Garzaniti Giancarlo questo è un bell'argomento ....io penso, e non ci trovo niente di male, che a fine carriera ci possano essere iniziative di carattere esclusivamente economico o di marketing . Ci sono molti collezionisti che comprano i due cofanetti solo per averli in collezione...d'altra parte molti comprano il vinile e non lo scartano affinchè non si righi o si rovini. Per cui non mi scandalizzo assolutamente, piuttosto avrei fatto un solo cofanetto . Prima o poi son convinto verrà fuori la raccolta completa del suo lavoro in vinile oppure in musicassetta e verranno vendute anche se nessuno ascolta più le musicassette . Non penso abbia nostalgia del palco, mi sembra sia molto soddisfatto dei suoi libri....
Luciano Tessitore
Luciano Tessitore Per quanto mi riguarda piano piano compro i 33 che mi mancano(dal 1990 in poi,tranne l'ultimo,causa la sciagurata scelta di comprare cd,anche perchè non c'erano alternative. Ormai la musica digitale gira gratis sul web ma no il vinile. Senza critica ma la scelta del cofanetto è stata solo commerciale (buon per lui),devo confessare che mi fa più male però il suo continuare a pubblicare per Mondadori....ma io sono vetero
Sergio Di Massa
Sergio Di Massa Sei proprio comunista Luciano pure a me fa male che pubblica per la Mondadori non compro e non leggo i libri di Guccini mi dispiace. .so fatto così
Antonio Magro
Antonio Magro be io un po lo conosco di libri e di mondadori non ci capisco niente ma l ultimo album l ha fatto perchè gli andava di farlo poi può piacere o no e stata una fatica perchè ormai la vena si era esaurita de andrè e stato diverso è caduto più di una volta nel finale per campare .tanto e vero che disse che la fattoria sarda aveva bisogno di soldi
Eh Leeza
Eh Leeza Neppure io ho gradito l'operazione proprio perché l'ho letta come completamente commerciale...è vero, ognuno è libero di fare quel che vuole.. "ognuno invecchia come gli pare"..ma mi è sembrato anni luce da quel Guccini che tanto ho amato negli anni, quello, per chiarire, che "vendere o no non passa fra i miei rischi, non comprate i miei dischi e sputatemi addosso"

Tutto sommato però è stato bello rifare un viaggio nella propria giovinezza vissuita a cavallo fra gli ultimi anni 70 e i primi dei 90 .




Un libro






Autore Gambirasio Angela
Dati 2013, 183 p., brossura
EditoreVoltalacarta   




Un libro molto bello,auto ironico , ben scritto e con tanti spunti simpatici. La protagonista è in grado di far sorridere, riflettere, ridere, emozionare... e spesso dimentichi che sta trattando il tema della disabilità. Leggendo queste pagine ci si avvicina ad un modo tosto di affrontare la vita, un metodo valido sia per chi è su una sedia a rotelle che per chi corre alle olimpiadi... Angela sarebbe speciale comunque! Propongo di far adottare questa lettura nella scuola dell'obbligo, come dice Fabio (01-04-2014) su Ibs , sarebbe un brillante testo educativo.Un libro in cui l'autrice racconta la  sua  disabilità  in chiave ironica e  a  volte  anche sarcastica   nonostante tutte le difficoltà che si ritrova ad affrontare quotidianamente.e  tutti i disagi   diretti e indiretti  con il suo vissuto (da bambina ad oggi) con tutti i disagi, che si possono solo immaginare, è a tratti esilarante : mi sono ritrovata a ridere da sola mentre leggevo come non mi accadeva da tempo. Ma leggendo le sue lotte quotidiane con le barriere architettoniche e l'ottusità ed i pregiudizi  di certe persone ti fa riflettere su cosa c'è ancora tanto da fare anche nella mentalità   in Italia per rendere più vivibile l'ambiente per le personale disabili.







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