27/02/17

chi siamo noi per decidere la vita o la morte nostra e per quella degli altri ? i casi di Dj fabo e di Matteo Matteo Nassigh

 musica   consigliata  \ in sottofondo   le due versioni  di  si dolce è il  tormento 

  • prima  l'opera di claudio monteverdi interpretata  da  Silvia Frigato soprano Marta Graziolino arpa Live - Teatro Bibiena, Mantova - Festival MiTo 2011
  • seconda  in chiave  jazz  di  Paolo Fresu & Uri Caine 

  e per   finire  la struggente  e toccante  lascia  che io pianga  - paolo fresu 

Premetto che il post  in questione  era stato  scritto  prima della morte  di Fabiano  Antoniani alias    Dj Fabo  quindi prendetela  per  quello   che è  .

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La  prima riposta   che mi  viene   alle domande  del titolo  è  che  Dio  ( altro  esponente  divino  delle diverse  confessioni religiose  )  ci  ha  dato  si  la vita  , ma  allo  stesso tempo  ci ha dato  il libero arbitrio e  quindi  la possibilità  di  decidere se  continuare  a vivere  nella sofferenza  o  chiudere  la vita   scegliere di morire  qualora   non ci sia  più niente  da  fare  e le cure  cosi come il  continuare  a vivere diventa   accanimento  o  un qualcosa  di palliativo  .
Le  scelte  di Fabiano  che  ha scelto ed  è dovuto andare  in Svizzera  per  poter  esercitare  il  suo diritto a  morire  . 






come quella di Matteo Nassigh , che s'era appellato a DJ Fabo per ripensarci , 19 anni disabile gravissimo dalla nascita e che ha scelto di vivere nonostante tutto

Il blog di Matteo è «Pensieri di luce» (www.matteonassigh.com)

 Sono scelte  degne entrambe di rispetto perchè entrambe  derivano dalla libertà di scelta . Infatti la chiave del discorso e' proprio questa: avere la possibilita' di scegliere o  una o l'altra  alternativa  davanti a simili situaziuoni .Il cui   silenzio è l'unico commento possibile a vicende come questa. Rispettiamo la sofferenza inenarrabile che lo ha spinto a questa decisione ed  evitiamo   come   è stato  suggerito anche se  in maniera  un po' ipocrita  

                             FABO,CEI: RISPETTO  
                       SENZA STRUMENTALIZZARE
 "Rispettoso silenzio sul dramma vissuto da Dj Fabo e dalla sua famiglia, con l' auspicio che nessuno voglia strumenta-
 lizzare quanto accaduto". Così il giu rista Gambino, presidente di "Scienza e  Vita", il cartello promosso dalla Cei    che raccoglie le
associazioni cattoli che impegnate sul tema della vita.  
 La legge sul fine vita"non c'entra nulla,il testo non parla di suicidio assistito ma di eutanasia passiva".
In una  "disabilità gravissima", come per Fabo, "in Italia vige il principio di solidarietà,in Svizzera si privilegia l'auto determinazione".
fonte televideo rai 27\2\2017

 per paura che sull'onda emotiva della sua vicenda si arrivi ad una legge come in europa   .



di giudicare e di dire ha fatto bene o fatto male e stiamo Il silenzio è l'unico commento possibile a vicende come questa. Rispettiamo la sofferenza inenarrabile che lo ha spinto a questa decisione
Io , ed qui rispondo alla prima domanda posta dal titolo del post , qualora la situazione sia cosi grave e la mia sopravvivenza dipende da macchine  e le cure  dovessero essere  inutili e solo palliativi ed accanimento chiederei : tramite testamento biologico o tramite ( ovviamente concedendomi l possibilità di ripensarci ed visite psicologiche ) suicidio assistito . 
Per la seconda domanda lascerei sempre tramite testamento biologico scritto o video registrato la possibilità di decidere se farvi ricorso o meno .Rispettando in silenzio , come ho già detto prima , la sua scelta . 
E se ,come , mi fu chiesto tempo fa in una chat ,    : << fosse un tuo familiare o un carissimo amico >> ?
Cercherei di capire , senza  ovviamente  giudicare ed  imporre  la mia idea  , il perchè prende  tale decisione  . Gli spiegherei il mio punto  di vista  come  ha  fatto ( trovate   sopra l'url ) Matteo nella  lettera  a Fabiano . Se  poi  poi rimane  nella stessa idea  o  trovo il coraggio  come è avvenuto nel finale  di  due bellissimi film    su tale  argomento  mare  dentro  e Million Dollar Baby


non so  che altro dire  . vi lascio  con  gli occhi pieni di  lacrime 


zio è l'unico commento possibile a vicende come questa. Rispettiamo la sofferenza inenarrabile che lo ha spinto a questa decisione

26/02/17

oltre gli insulti anche la burocrazia e l'interpretazione capziosa delle leggi si riversano sui esuli istriani iul caso di Rosalba santoro e di Aldo Candusio

  rimettendo in ordine i preferiti e  siti memorizzati temporaneamente  mi sono imbattuto in questa storia .  tali storture ed interpretazioni a ...... di leggi sono insulto per un cittadino normale comune figuriamoci per uno\a che ha subito sulla propria pelle tale situazione

http://gazzettadimantova.gelocal.it/mantova/cronaca 24 febbraio 2017

CURTATONE
Una donna, 5 codici fiscali. La strana storia di Rosalba
Odissea burocratica per un’esule istriana residente a Montanara. Diverse interpretazioni di una legge del 1989 alla base del disguido





CURTATONE.
La burocrazia, si sa, è un mostro impersonale che quando si mette di traverso nella vita di una persona riesce a trasformarla in un vero e incubo. È il caso di Rosalba Santoro, esule istriana che per una serie di interpretazioni di una legge del 1989 che stabilisce la nazionalità degli esuli per il rilascio del codice fiscale si ritrova ad averne ben cinque: uno diverso dall’altro. Rosalba, ex insegnante che ora gestisce un bed &breakfast a Montanara, nata nel 1944 a Lussinpiccolo (ora Mali Losinj) sull’isola di Lussino in provincia di Pola, oggi Croazia, è una dei tanti esuli istriani che alla fine della seconda guerra mondiale dovettero lasciare tutto e fuggire in Italia.
«Non mi soffermo sulle peripezie subite dagli abitanti di quelle zone che desideravano rimanere italiani, per evidenziare invece la logica della burocrazia italiana» sottolinea Rosalba. «Quando fu istituito il codice fiscale mi fu attribuito il codice corrispondente al comune di nascita, Lussinpiccolo allora Italia».
Dopo vari anni l’agenzia delle Entrate le comunicò un secondo codice, corrispondente a Pola: «Continuai ad usare il primo codice per le operazioni bancarie e fiscali, mentre il secondo per le operazioni sanitarie. Mi recai allora all’agenzia delle Entrate per cercare di avere un solo codice, ma mi risposero che i codici non possono essere cancellati ma che potevo usarli entrambi in quanto erano collegati». In quell’occasione Rosalba scoprì di averne anche un terzo, sempre legato a Pola. Ma non è finita qui: «Nel giugno dello scorso anno - racconta la donna - la Regione mi comunicò che il mio codice era variato e che dovevo usarne un altro legato alla Croazia».
Una situazione ingarbugliata che si è complicata ancor di più quando, circa tre mesi fa, l’ex insegnante ha dovuto rinnovare il bollo dell’auto: «Mi reco al Pra e scopro di avere un ennesimo, il quinto, codice fiscale, legato all’ex Jugoslavia. A questo punto mi chiedo perché il luogo di nascita che determina il codice fiscale non rimane quello in cui effettivamente si è nati? Io sono nata in quella che allora era Italia e desidero che anche il mio codice fiscale lo riconosca». Un diritto legittimo e sacrosanto», osserva Dino Grebaz,esule istriano, di Castel d’Ario, con due codici fiscali che ha scritto al Ministero degli Interni per le stesse ragioni. «Mi è stato confermato che la legge 15 Febbraio 1989 n. 54 per le identità degli esuli va applicata solo ai soggetti nati entro il 15 Febbraio 1947 nei territori ceduti alle potenze straniere, ovvero indicando solo il comune di nascita. Quindi per Rosalba Lussinpiccolo, codice E766Y. Gli altri sono solo interpretazioni di circolari e non della legge».

                          Lino Fontana


ma  non sembra  un caso isolato


Aldo Candusio
Anch'io sono un esule istriano e ho un codice fiscale che molto spesso non viene riconosciuto dai sistemi automatici di riconscimento i. Mi sono ritrovato adirittura ad avere due posizioni ICI con solleciti di pagamento per una delle due che non sapevo neanche di avere creandomi problemi con l'Ufficio delle Entrate. Con il mio codice fiscale non posso entrare in siti come quello della motorizzazine civile ed altri simili.

FABO, IL PESO DEL DOPPIO © Daniela Tuscano

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

Caro Fabo,
Non mi dilungherò. Ho conosciuto la tua storia in questi giorni, come tanti. L'ho conosciuta al capolinea, quando è troppo tardi, ma non al punto di non acciuffarne un lembo. L'ultimo, il più prezioso.
Qualsiasi decisione tu prenda, ci sarò. Invisibile, inesistente per te. Ma egualmente ci sarò, come ai tempi di Piergiorgio Welby ed Eluana Englaro. Leggo che le hai provate tutte, hai lottato disperatamente e ora non resisti più. Non possiamo nemmeno lontanamente immaginare il tuo strazio. Se penso che, per una semplice eppur invalidante emicrania, la qualità della vita già si abbassa...
Don Vinicio Albanesi ti ha indirizzato parole bellissime e toccanti http://www.famigliacristiana.it/articolo/dj-fabo.aspx . A suo dire, se invochi la morte, è perché ti senti solo. Io pure lo credo.
Tuttavia, in quei momenti, si è sempre soli. E non poter comunicare, e vedere i volti attorno a te, sempre più sfocati e distanti... In un attimo bianco, spumoso come vortice...
Ma tu, forse, ti senti solo il doppio. Per il dolore fisico? per l'incapacità di comunicarlo? per l'assenza d'un volto? di quell'immagine vaga, remota, ma alla quale lo spirito s'aggrappa, come il naufrago? o semplicemente vuoi finirla con questa pena? Impossibile rispondere. Di sicuro, avverti il peso d'una doppia solitudine.
E quel doppio, dobbiamo eliminarlo. Noi, come società. Indipendentemente dalla tua scelta. Vorrei, anzi, esigo non sia strumentalizzata dai vivi, cioè da noi, obbligati (sì, ci tocca) a disquisire su un momento fatale di cui non sappiamo nulla. Vorrei si onorasse la tua memoria operando per una cultura della vita e non dell'efficientismo. Che si diffonda il rispetto per il disabile grave e non la falsa pietà di chi, considerandolo scarto, ricorre al facile espediente dell'eutanasia. Che aumenti la sensibilizzazione verso la cura palliativa, comprendente pure la sedazione profonda, come ha scelto Dino alcuni giorni fa. Perché si può, si deve arrivare con dignità anche e soprattutto con la fine naturale. Questo è il compito della scienza.
Ma qui mi fermo. Ora ci sei tu. Vorrei abbracciarti, grattare quella testa che hai detto pruderti senza tu possa nemmeno alleviare un simile, banale fastidio. Le mie frasi ti sembreranno goffe, contorte, inadeguate. Ma false no, non lo sono. Inutili? Può darsi. Ma quanto desidererei le ascoltassi, tu e chi, nella sofferenza, ci è stato affidato. Non chiudete gli occhi, pur se siamo in ritardo.



piccole cose ed insignificanti per gente normale grandi cose e intense per gente speciale

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http://ilcamminodelperdono.eu/

Canzone  suggerita   è pane  e  sale  di  zucchero 

I due video più popolari e condivisi nei  giorni scorsi , sui  giornali di informazione on line e  su  i social  , sono stati i seguenti: quello dei Nas girato da una telecamera a circuito chiuso dell’Ospedale Loreto mare di Napoli in cui si vedono dipendenti strisciare anche venti badge di colleghi, infermieri radiologi medici, che così risultavano presenti ed erano invece, per esempio – è un dato reale, il caso di un primario – a giocare a tennis. Ciascuno di noi è stato o ha avuto parenti in ospedale, un ospedale pubblico, e ha anelato l’incontro anche fuggevole, anche in corridoio, con il medico curante oppure  in  ufficio pubblico o segreteria   e  sa  di cosa  si parla  .  Non servono commenti, mi fermo qui  altrimenti scado   nei (spesso mi capita  ) nel populismo  e  nel qualunquismo sterile    \  malpancismo  . Il secondo mostra due dipendenti di un supermercato di Follonica, amena località della toscana marittima, che filmano ridendo due donne sorprese a frugare nei cassonetti e da loro chiuse a chiave nella gabbia dei locali dell’immondizia. Non essendo frugare nei cassonetti qualcosa che si possa desiderare per piacere, che non si faccia se non in casi di estremo bisogno, anche in questo caso non direi altro ci  ha  già  pensato qualcuno  con un suo editoriale     e  c'è ancora  qualcuno\a    che  non ha  mandato  come si  diceva  un tempo  il cervello all'ammasso   e  che  risponde    colpo  su  colpo  😄😇😛  a  Salvini    e  ai  suoi seguaci  



Giuseppe Scano ha condiviso il post di Daniele Sensi.
Lidl potrà anche licenziare i due dipendenti. Ahinoi, non potrà licenziare l'impunita, inaccettabile, strumentale disumanità di Matteo Salvini.
Commenti
Serra MaryeRino Se Lidl , si permette di licenziare i dipendenti, perderanno un cliente da almeno svariati centinaia di € mensili........già inviato mail alla Lidl italia.........

Augusto Gal non avrei mai immaginato una deriva sociale di queste dimensioni . Istigare certi elementi peraltro deboli a delinquere è da incoscienti . speriamo che la gente prenda le distanze da queste derive sociali.

Lorenzo Mattana Siamo messi male, ormai il razzismo va di moda ed è sdoganato. Ma per quanto mi riguarda il messaggio che questi due hanno fatto bene a rinchiudere le due rom, a fare il video e sbeffeggiarle, non passerà mai. Idolatrarli per un gesto quanto meno di cattivo gusto (per essere clementi) non mi sembra da persone civili e di buon senso.

(  vedere  in merito   i mie post sulle palme e i banani in piazza duomo a Milano ) : mi rimetto -- come suggerisce Concità de Gregorio su repubblica  del  25\2\2017 ---- a sette secondi di riflessione silenziosa, se potete. Molte migliaia di condivisioni on line, hai visto questo, like.
In quanto  non trovo  le parole   anzi  : <<   Ho perso le parole ....ho perso le parole di fronte alle ingiustizie, alle guerre....ho perso le parole di fronte a troppi politici corrotti e corruttori, che ci stanno togliendo giorno dopo giorno sogni, speranze e futuro.....ho perso le parole...... >> ( il commento di Robin Hood   a  questo    video di  ho perso le parole  di Luciano Ligabue  )   quindi   non riuscendo   a dirla  con parole mio  concordo  con   il mio amico  




Stamane, appena accesa la radio, ho sentito l'audio di risate di uomini che sovrastavano urla di donne. Non riuscivo a capire di che si trattava, tanto più che li percepivo come suoni scomposti e fastidiosi.
Solo poi il giornalista ha riportato la notizia di questi dipendenti della Lidl di Follonica che hanno rinchiuso due donne rom trovate a rovistare tra i cassonetti: riprese, irrise e, ovviamente, subito condivise sul web.
Io non mi riconosco più in questa (dis)umanità. ne ho orrore.
Io so che questa è la banalità del male.
Io, stamattina, ho pianto.

Esistono altri mondi di cui si parla meno, che circolano meno on line ma che ci sono, formidabili, nella realtà , ma  che   se  non ci sono   vip  o personaggi dello  star  system   nazionale  ed  internazionale   passano  in secondo piano  e  vengono  " censurati   e   nascosti "  nelle pagine  interne   di cronaca  o edizioni locali  .
Ecco  due  storie  . La prima    tratta    della  rubrica http://invececoncita.blogautore.repubblica.it
del 25\2\2017

(..... ) 

Leggo la mail di Gabriele Parrillo che mi invita alla quarta edizione del Cammino del Perdono. Un titolo che da solo mitiga un poco il disagio dello stare in questo mondo suscitato dall’eco dei due video di oggi, domani ce ne saranno altri due. Il Cammino del Perdono non è niente di religioso, non nel senso confessionale. E’ proprio – è stato negli anni - una salita a piedi verso il Castello di Canossa. 

Risultati immagini per il cammino del perdonoNon so se ricordate dalla scuola: l’imperatore attese tre giorni e tre notti, scalzo e con un saio, di essere ricevuto e perdonato dal Papa con l’intercessione di Matilde. Andare a Canossa, si dice.
Un sacco di gente, ma proprio tanta, parte ogni anno e sale, sale, ciascuno per i suoi motivi, su fino alla cima del monte, fino alla cripta a cielo aperto e lì ascolta suonare, danzare, recitare. Shakespeare, Pascoli, Kafka, Lorca. Quest’anno il Cammino non sale ma scende, mi scrive Parrillo, giù nella cripta del Duomo di Reggio Emilia “e dentro noi stessi, cercando un cielo”. Sabato prossimo 4 marzo, alle nove di sera: Luigi Lo Cascio leggerà la lettera al padre di Kafka, Daniela Savoldi suonerà il violoncello, ci saranno canti e danze di Ambrose Laudani e del maestro Hal Yamanouchi, grandissimo coreografo.
C’è un’incredibile quantità di persone, mi raccontava qualche giorno fa Padre Marino del Convento francescano della Regola, Valle Santa, provincia di Rieti, che arriva ogni giorno a chiedere di fermarsi coi frati qualche tempo. Ragazzi con gli zaini, giovani coppie in viaggio di nozze, donne sole, gruppi. Ci sono più di seimila persone che solo lì, in quel luogo nascosto e magnifico, ogni anno camminano lungo i sentieri di San Francesco portando con sé il libretto della Regola dei Frati minori. La prima regola dice: vivere ‘sine proprio’, senza nulla di proprio. Non cercano qualcosa fuori di sé né una vocazione, no – dice padre Marino - cercano, in primo luogo, silenzio. Calma, condivisione. Mi piaceva raccontarvelo, oggi. Piccole cose, esistono anche queste.

La   seconda   presa  qualche  giorno  fa  da  l'unione  sarda

CRONACA » FRANCIA



Merah senior: "Giro la Francia a piedi per espiare le colpe di mio fratello terrorista"

Lunedì 20 Febbraio alle 14:56 - ultimo aggiornamento alle 16:59

Abdelghani Merah
Abdelghani Merah, il fratello maggiore di Mohamed, il killer di Tolosa che nel 2012 uccise tre militari, tre bambini e un insegnante in una scuola ebraica, sta attraversando la Francia a piedi.
Una sorta di ammenda per le colpe del fratello e, allo stesso tempo, un modo per predicare "l'uguaglianza contro il razzismo" e la necessità di combattere l'Islam estremista.
Partito da Marsiglia, Abdelghani percorre, zaino in spalla, dai 25 ai 40 chilometri al giorno e dorme di notte ospite di enti di assistenza e associazioni.
"Cammino per dare l'esempio ai giovani musulmani, che oggi ascoltano più la propaganda Isis dei consigli della polizia".
Dopo gli attentati e l'uccisione di Mohamed ha scritto un libro, intitolato "Mio fratello, il terrorista".
Mohamed Merah
Mohamed Merah

e riportata  su   https://www.facebook.com/compagnidistrada/  appendice  Facebookiana   del blog
Non son  che altro dire se non per lasciarsi  con questa  canzone ora  in oda   alla radio







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