30/08/16

la degenerazione dei cretini in seminatori d'odio , bufalisti , populisti porta alla caccia alle streghe e a scambiare uno con la barba lunga per un terrorista

  Certamente  i cretini  ,  i fobici    sono sempre  esistiti   ma   un tempo   quando internet  non era  diventato     il fenomeno  che  è   oggi    , li  si poteva isolare   e  non prenderli in considerazione  o  (  tesi che non mi trova  completamente  d'accordo  perchè mi  sa  tanto di scarticabile   )    fare    quanto dice    sulla  pagina fb di cronaca italiana  



Renzo Alboretti E' vero ,come in ogni luogo anche sul web ci sono ebeti e bisogna dargli il credito che meritano. Altra cosa sono gli ebeti che su trasmissioni TV dicono idiozie ; giornalisti e politici pagati migliaia di euro all'ora da quegli ebeti e non, che seguono quelle trasmissioni.
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 In quanto  i cretini   non muoiono  mai  e sarebbe  bello che  : <<   senza grandi disturbi qualcuno sparirà\saranno forse i troppo furbi\e i cretini di ogni età (..)  .>>  (  cit.lucio dalla  ) . Ma     oggi  purtroppo  , come dicevo dal titolo ,  il fenomeno    è degenerato  oltre   che nell'ampia diffusione   di  bufale  spacciate per  vere   ,  in  situazioni paradossoli  come  questa  qua sotto   presa  da   la  nuova  sardegna  del   30 agosto 2016


Scambiato per un terrorista, sardo arrestato in Austria

L’uomo originario di Cagliari è stato fermato sul treno Klagenfurt-Roma. Una passeggera: «Vuole ucciderci». Ma era disarmato, rilasciato dopo una notte
 



Paura a bordo. A diffondere la notizia sono stati due giornali austriaci, tra cui il Kleine Zeitung, edito in Carinzia e principale quotidiano d’Austria. In Italia la vicenda è stata riportata da Marco Di Blas nel blog Austria Vicina che cura per il Messaggero Veneto del Gruppo Espresso. Il fatto è accaduto dopo che l’Euronight 235, che collega ogni notte Vienna a Roma (unico treno a unire i due Paesi) aveva lasciato alle 23.35 la stazione di Klagenfurt. L’arrivo a Roma era previsto a metà mattina. Ma il viaggio si è interrotto bruscamente subito dopo la partenza. Il giovane originario della Sardegna avrebbe avuto una discussione vivace con alcuni passeggeri. E la donna diretta a Villach insieme ai suoi due bambini, ha avuto paura di trovarsi di fronte a un terrorista islamico. Per questo si è rifugiata nella toilette e ha chiamato la polizia. La telefonata ha fatto scattare immediatamente l’allarme. Dopo l’attacco con ascia sul treno a Wuzburg, l’assalto ai macchinisti in Svizzera e la sparatoria nella scuola di Monaco di Baviera, la polizia ha pensato al peggio.
L’allarme. Si è deciso di intervenire immediatamente alla stazione di Villach. A bordo sono salite 10 pattuglie e gli uomini del reparto Cobra. Per ragioni di cautela, tutti i binari vicini sono stati sgomberati. Il presunto terrorista è sceso senza protestare, i poliziotti lo hanno circondato e accompagnato nel centro di detenzione. Con sè non aveva armi, nessuna pistola o fucile è stata ritrovata sul treno. L’ipotesi è che l’uomo, in preda a un forte stato d’agitazione, abbia pronunciando frasi senza senso terrorizzando gli altri passeggeri.
La denuncia. L’associazione Sportello dei diritti punta il dito contro il clima da caccia alle streghe e invita alla cautela. Il presidente Giovanni D’Agata dice che il giovane originario di Cagliari è stato vittima di un eccesso di xenofobia e sottolinea che «agli italiani capita spesso, molti sono stati maltrattati». Più in generale «lo straniero che per sua sfortuna dovesse andare in giro con abiti e atteggiamenti dimessi o in preda a uno stato di disagio psichico, di questi tempi corre il rischio di essere
scambiato per un terrorista dell’Isis. Non è un azzardo – conclude D’Agata – invitare il nostro governo a prendere posizione». Perché, ribadisce il presidente dell’associazione, «i nostri concittadini devono essere tutelati da possibili soprusi al di là dei confini italiani». (si.sa.)

L'estate sta finendo ed tempo di coserve e di surgelare le verdure


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L’estate comincia a sgranarsi, tra giornate impercettibilmente più corte e serate che invitano a coprire le spalle, per ripararsi da un brivido di umidità imprevista. Ed eventuali  ( salvo  clima  impazzito  )  piovaschi .Iniziano  i giorni in bilico   tra  gli. ultimi giorni  di  vacanze  \  ferie ( salvo  quei pochi  snob e lavoratori  estivi   che decidono di prendersele in settembre  ) per  chi  se  lo può permettere e



 la  ripresa    al solito tram tram  scolastico    lavorativo  .
  Solo l’orto sembra non accorgersene, carico com’è di tutto il sole agostano. Certo, le temperature sono state meno spinte dell’anno scorso, tanto che i vignaioli — soprattutto da metà stivale in su — pregano ogni giorno Giove Pluvio di lasciare ancora le briglie sciolte al sole, per far arrivare l’uva a piena maturazione.
Frutta e verdura per fortuna non hanno bisogno di intercessioni metereologiche. Pomodori e melanzane, prugne e nettarine sono ottime — specie se le lasciano maturare sulle piante — e abbondanti, perfette per organizzare il rito delle conserve.
I giorni sono quelli giusti, in bilico tra gli ultimi momenti di vacanza e la ripresa lavorativa, tra l’ennesima lavatrice da caricare e le prime incombenze cittadine. Non esiste regola fissa: c’è chi ama condividere pentole e vasetti e chi preferisce dedicarcisi in beata solitudine. In un caso o nell’altro, senza fretta né ansie da prestazione, approccio per altro impossibile, visto la lentezza del procedimento.
Una volta deciso il cosa e il quanto, diventa dirimente il medium prescelto: sale, zucchero, aceto, olio, sotto vuoto, affumicato.                                  Come in un caleidoscopio gastronomico, i cibi da conservare si combinano in modi differenti, a volte perfino inusuali. I capperi, per esempio, si trovano benissimo con quasi tutto: sale, olio, aceto. Il siciliano Corrado Assenza preserva il profumo prezioso di quelli più piccoli utilizzando addirittura il miele, a patto che sia delicato e fluido per non
prevaricare. Cipolle e cipolline attraversano  per intero lo spettro delle conserve, dalla confettura al sottaceto, a seconda delle dimensioni. I pomodori, invece, diventano confettura o sottoli a seconda del grado di maturazione: la trasformazione di quelli verdi vanta uno stuolo di appassionati entusiasti, esattamente come per la mela cotogna, a metà tra golosità e memoria d’infanzia (ovvero la cotognata).Ma non di soli ortaggi vivono le conserve, se è vero che il tonno è tornato a correre — così l’hanno battezzato, tonno di corsa — nel Mediterraneo. Dopo anni di appelli angosciati e  di conseguente drastica riduzione delle quote pesca, il ripopolamento ha avuto il successo sperato. Così, lungo il Tirreno, tra Toscana e Sardegna e poi giù verso la Sicilia, la rotta obbligata dei bluefin  verso i fondali propizi alla deposizione delle uova in estate ha incrociato con più frequenza ami e tonnare. E visto che il tonno sottolio piace perfino a chi non ama il pesce (magìe delle conserve), forte è la tentazione di metterlo in barattolo. Lavato in acqua salata super bollente per togliere tutto il sangue, poi cotto al vapore e asciugato benissimo è pronto per il tuffo nell’extravergine,
magnifico antipasto di fine estate. In caso la produzione casalinga vi atterrisca, compratelo in latta o vasetto, meglio se conservato in extravergine (gli altri oli sono generalmente pessimi ed è impensabile che non influiscano sul sapore del pesce). E poi occhio ai numeri: secondo le suddivisioni delle aree di pesca stabilite dalla Fao, il Mediterraneo corrisponde al trentasette. E pazienza se non riuscite a tagliarlo con un grissino.

 Jars with vegetables colorful
Certo  conservare il cibo “è ansia   allo stato puro”, ha scritto  il sociologo Girolamo  Sineri. Ma è anche una  scommessa sul domani:  “chi farebbe mai più marmellate se non  avesse la speranza di vivere almeno il  tempo di poterle mangiare?” L'Ansia e fiducia: ecco i primi  ingredienti che alimentano la cultura  della conserva. Elaborare metodi  efficaci per mantenere i prodotti  vegetali e animali, e poterli utilizzare  ben oltre il loro ciclo “naturale” di vita, è stata nei secoli una delle principali  strategie per affrontare il problema della fame  specie    in tempi di povertà  e di  guerra  . Il metodo più usato fu quello dell’essiccazione, praticata al calore del  sole (là dove il clima lo consentiva) o col fumo (nei paesi freddi) ma più  normalmente, e dappertutto, col sale, protagonista di primissimo piano della  storia dell’alimentazione — e della  sicurezza alimentare. Altro  fondamentale protagonista di questa  storia fu l’aceto. Più costosi, più “tardivi”  furono l’olio e lo zucchero. Sostanze, in  ogni caso, che rendono conservabili i  prodotti solo a costo di modificare il loro  gusto d’origine, in modo più o meno  radicale. Lo stesso principio —  manipolare e modificare le qualità  naturali degli alimenti — valeva per la  tecnica della fermentazione, decisiva  dal punto di vista culturale oltre che  nutrizionale, come espressione della   capacità umana di volgere a proprio
vantaggio, controllandolo, un processo  naturale di per sé negativo come quello  della putrefazione.
Da questa capacità nacquero, nel  tempo, invenzioni straordinarie come i  formaggi e gli altri derivati del latte, i  prosciutti e gli altri salumi, le verdure  (crauti, rape e compagnia) che  integrano la fermentazione con la  salatura. Per queste vie i metodi di  conservazione degli alimenti, messi a
punto sotto l’impulso della fame, hanno  ben presto oltrepassato tale dimensione  con una sorta di “trasferimento  tecnologico” che li ha visti applicati  all’alta gastronomia: così sono nati i  prodotti fini destinati al mercato: salumi, formaggi, confetture, tanti prodotti che oggi costituiscono una parte fondamentale del nostro patrimonio gastronomico. Si rivelano in  tal modo legami sottili, forse
insospettabili, fra il mondo della fame e  il mondo del piacere.
L’invenzione non nasce solo dal lusso  e dal potere, ma anche dal bisogno e  dalla povertà — ecco il fascino della  storia dell’alimentazione: scoprire come  gli uomini, con il lavoro e con la fantasia, hanno cercato di trasformare i morsi  della fame e le ansie della penuria in  potenziali occasioni di piacere.

  altri consigli li  trovate  , oltre  che   sui  siti  riportati  all'inizio   del post  ,    sul numero   di domenica  scorsa  dell'inserto la domenica  di repubblica     (   da  cui  è  deliberatamente  tratto  il post  d'oggi )  pagine  10-12  qui  il  file 
 







27/08/16

ritorniamo al passato o meglio integriamolo con il presente ovvero pensiare globale agire locale cioè un economia di decrescita

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 da  repubblica  del 26\8\2016


Basta consumismo, riappropriamoci del tempo". Budapest festeggia la decrescita
A Budapest sono diverse le iniziative che promuovono uno stile di vita sostenibile. Come Cargonomia, punto d'incontro tra tre piccole imprese “ecocompatibili”, che si occupano di cibo e consegne. O Átalakuló Wekerle, un'associazione di quartiere impegnata  in diverse attività: dall'isolamento delle finestre al compostaggio. Non a caso, dal 30 agosto al 3 settembre, la capitale magiara ospiterà la quinta Conferenza internazionale sulla decrescita Dal 30 agosto al 3 settembre la capitale magiara ospita la quinta conferenza internazionale dedicata al movimento. Un'occasione per riflettere sulla sostenibilità del nostro stile di vita

BUDAPEST - A Cargonomia, punto d'incontro tra tre piccole imprese "ecocompatibili" attive a Budapest, è appena arrivata una cassetta di uova fresche. È stata poggiata a fianco delle particolari bici cargo a tre ruote progettate per scorrazzare in città, consegnando frutta e verdura. "Ce l'ha inviata un amico che sta implementando una cooperativa", dice Vincent Liegey, ricercatore francese ora di base in Ungheria, e uno dei coordinatori del progetto. "In cambio domani potremo offrirgli un servizio di trasporto con le nostre bici, oppure aiutarlo a fare delle riparazioni in fattoria. Difficile spiegare che cosa sia esattamente questo posto se non un'esperienza economica alternativa basata non sul profitto né sullo scambio, ma sulla reciprocità".
"Basta consumismo, riappropriamoci del tempo". Budapest festeggia la decrescita

un anarchico silenzio, all'interno della capitale magiara c'è una città decrescente che, quasi per paradosso, si allarga. Contrasta i messaggi divisivi di Viktor Orbán, attuale primo ministro del paese, ma anche quelli di molti altri leader europei. Perché promuove altri modelli di vita, costruiti sulla collaborazione. Non a caso qui, dal 30 agosto al 3 settembre, si terrà la quinta conferenza internazionale sulla decrescita. L'ultima, a Lipsia, è stata un boom: oltre tremila le persone coinvolte, provenienti da 74 paesi. "Quest'anno sarà particolarmente interessante per due ragioni", prosegue Liegey, che è anche tra gli organizzatori della manifestazione. La prima: "L'Ungheria ha vissuto il violento collasso dell'Unione Sovietica, uno stato centralizzato, implementazione dittatoriale di una buona idea. E dato che anche la decrescita nasce dalla teoria, penso che sia una buona occasione per imparare dagli errori passati e per facilitare il dialogo tra est e ovest. La seconda è che qui non c'è stato lo stesso sviluppo che ha caratterizzato l'Occidente, però ci sono ugualmente molte attività solidali ben funzionanti"





Tutte coinvolte nei due eventi paralleli in programma: in cinquecento parteciperanno alle conferenze pensate più per addetti ai lavori, mentre al festival - con workshop, discussioni aperte, esibizioni artistiche - si aspettano migliaia di curiosi. Pronti ad assaggiare cibo biologico e a imparare trucchetti utili a risparmiare nella vita domestica. L'obiettivo è indurre tutti a porsi delle domande: che cosa sono crescita e sviluppo?; è possibile avere una crescita infinita su un pianeta finito?. Gli stessi quesiti che circa quindici anni fa hanno caratterizzato gli esordi di ciò che Liegey definisce un modo di pensare "interdisciplinare e multidimensionale": "Ci sono tante strade per la decrescita quante persone 'decrescenti'", puntualizza, "infatti, non si tratta un movimento che ti dice cosa fare, bensì ti invita ad abbandonare la logica dell'ottenere sempre di più, a riappropriarti del tempo, come di una stile di vita sostenibile e pieno di significato".






Un mutamento che, secondo l'attivista, è necessario adesso più che mai. "Oggi stiamo fronteggiando il collasso della società occidentale, fondata sulla convinzione che la crescita permetta di risolvere i conflitti sociali. Un falso mito, perché le risorse fisiche sono limitate. Gli effetti sono sotto i nostri occhi: il cambiamento climatico, la perdita delle biodiversità e via discorrendo. Ma c'è anche un limite culturale. Nonostante il consumismo, non siamo più felici: c'è un alto livello di stress, un alto numero di suicidi, di violenza e sfruttamento". Per modificare il corso corrente basta poco. Qualche esempio: si può lasciare il proprio lavoro in banca e investire in una fattoria, fare la spesa in un negozio di prodotti a chilometro zero  o mangiare meno carne. Basta questo a rendere più felici? "A me sì", ribatte Liegey.





A Wekerle estate, nel XIX distretto di Budapest, sono partiti dal cibo buono. Arrivando qui dal centro, sembra di addentrarsi in un villaggio d'altri tempi. Case basse con giardino e biciclette a ogni angolo. "La zona è stata disegnata per accogliere le persone che si sono spostate in città dalla campagna. L'idea era quella teorizzata dall'inglese Ebenezer Howard: un mix proporzionato tra agricoltura, industria e abitazioni", spiega Tracey Wheatley che fa parte di Átalakuló Wekerle, un'associazione di quartiere impegnata a promuovere diverse attività









dall'isolamento delle finestre al compostaggio. "Abbiamo cominciato dal mangiare: perché il pane saporito fatto con grano coltivato senza pesticidi, per dire, è qualcosa che viene capito in fretta da tutti", racconta, "ma, in sostanza, ciò che stiamo facendo è lavorare sulla cooperazione, la tolleranza e l'auto organizzazione. In modo da spingere le persone a guardare fuori dal proprio piccolo mondo, a lavorare insieme e fidarsi degli altri".

  che sia  la  via   da  intraprendere o  per  chi l'applica  sia la  via  giusta   c'è  il fatto che sempre  da  repubblica   online  d'ieri   si legge  questa news


Le birre artigianali mettono alle strette i colossi: 5.500 tagli per AB Inbev

La società belga pianifica uno sfoltimento del 3 per cento della forza lavoro complessiva, nei tre anni successivi alle nozze con SABMiller. I gruppi del largo consumo generalista corrono ai ripari per diminuire i costi
MILANO - Troppi dipendenti nel gigante della birra Anheuser-Busch InBev, che è convolato a nozze miliardarie con la concorrente SABMiller per creare un colosso della bevanda apprezzata in tutto il mondo. La società si aspetta di tagliare il 3 per cento circa della sua forza lavoro complessiva nei tre anni successivi alla fusione, in una mossa mirata proprio a massimizzare le sinergie (più prosaicamente i risparmi) date dall'unione dei due maggiori birrifici al mondo.
Secondo le informazioni dettagliate in un documento pubblicato in merito all'acquisizione, la cura dimagrante dovrebbe esser attuata in maniera graduale, per fasi. Alla fine del processo, però, 5.500 posti di lavoro dovrebbero essere cancellati, secondo quanto ha riportato una fonte anonima a conoscenza della materia alla Bloomberg.
I tagli al personale rientrano in una strategia da 1,4 miliardi di dollari di risparmio annuo che AB InBev si aspetta di riuscire a realizzare, a valle della fusione. Tutti i birrifici che hanno in portafoglio marchi destinati al largo consumo stanno d'altra parte cercando di tagliare i costi di produzione e distribuzione, messi sotto pressione dalla crescita dei piccoli birrifici indipendenti, tanto in Europa che in Nord America. SABMiller soltanto, l'anno scorso, ha raddoppiato il suo obiettivo di risparmi a 1,05 miliardi di dollari entro il 2020.   Secondo AB InBev, che resta il maggior produttore al mondo, the world’s largest brewer, i tagli sono per altro limitati ad alcune aree e non includono ad esempio la divisione delle vendite, dove non sono stati ancora sviluppati piani

di integrazione a causa dei vincoli da parte della Autorità di regolamentazione. La compagnia ha perl specificato che il quartier generale di SABMiller verrà integrato al proprio - che si trova in Belgio, a Leuven - così come avverrà per il management office a New York.




26/08/16

basta con bufale e post xenofobi ed malpancisti sul terremoto del centro italia 2016

 nonostante  il mio  sfogo  ( vedere post precedente  )    ho  cercato  di   fare  cosi anch'io  come  il  mio  compaesano















 

 l'altra  cosa  che mi  fa  incazzare  sono le  bufale   e la  gente che le condivide  senza porsi dubbi  o     peggio  non riconosce  poi l'errore  - eccone  una bella  grossa


La bufala della magnitudo del terremoto "taroccata" per non pagare i risarcimenti colpisce ancora 
 
© Fornito da IBT Italy sismografo

Tra le tante bufale che stanno circolando in queste ore riguardanti il terremoto nel Centro Italia, non ultime quelle dei maghi della "previsione postuma" dei sismi, ce n'è una che racchiude una combinazione di due elementi presenti in quasi tutte le teorie del complotto: i politici brutti e cattivi e gli scienziati corrotti. Stiamo parlando dell'assurda teoria secondo la quale una legge dello stato garantirebbe i risarcimenti solo per i danni causati da terremoti con magnitudo superiore a 6 sulla scala Richter, motivo per il quale la suddetta magnitudo sarebbe stata artificiosamente abbassata a 5,9 per le scosse che hanno colpito Amatrice e dintorni.

Si tratta di una bufala di portata notevole, se non altro perché implica una totale ignoranza delle più basilari nozioni di sismologia (roba da lettura veloce di Wikipedia, non da dottorato di ricerca in geofisica), oltre all'incapacità di effettuare una ricerca su Google che richiederebbe non più di 30 secondi. Come spesso accade, è molto più semplice mettersi a strillare a pieni polmoni: "Condividete prima che lo censurino!". Peraltro, non è la prima volta che questa storia emerge: era già capitato per il sisma emiliano del 2012.Come potete vedere dall'immagine sottostante, la responsabilità di questa presunta alterazione della magnitudo è messa sulle spalle del governo Monti, che avrebbe quindi creato una legge apposita per negare i risarcimenti alle persone danneggiate da terremoti con intensità inferiore a 6 gradi della scala Richter.

 
© Fornito da IBT Italy terremoto centro italia Uno dei massimi esperti mondiali di diritto sismologico all'opera su Facebook Facebook

La cosa curiosa è che questa teoria del complotto mischia due provvedimenti che poco hanno a che fare l'uno con l'altro. Il primo è il decreto legge 39/2009, con il quale venivano stabiliti gli interventi urgenti per il terremoto dell'Abruzzo: a quel tempo, peraltro, il capo del governo era Berlusconi e non Monti. Il secondo testo al quale si fa riferimento è invece il decreto legge n. 59 del 15 maggio 2012, contenente disposizioni urgenti per il riordino della protezione civile. L'articolo 2 del decreto del governo Monti escludeva "l’intervento statale, anche parziale, per i danni subiti da fabbricati" in caso di terremoti, il tutto "al fine di consentire l’avvio di un regime assicurativo per la copertura dei rischi derivanti da calamità naturali". La cosa non è di alcuna rilevanza, dal momento che l'articolo 2 è stato soppresso all'atto della modifica in legge (100/2012). Assolutamente ridicola anche l'accusa che il provvedimento del governo-Monti sia stato emesso per evitare di pagare i danni del terremoto in Emilia, salvo non voler attribuire all'ex-Presidente del Consiglio doti medianiche: il decreto porta la data del 15 maggio 2012, il sisma si verificò nella notte tra il 19 ed il 20 dello stesso mese.E veniamo al decreto del 2009, che al comma 2 dell'articolo 1 dice effettivamente come gli interventi siano destinati a quei comuni che "hanno risentito un'intensità MSC uguale o superiore al sesto grado". C'è quindi un fondo di verità in questa bufala? Assolutamente no: la scala alla quale si fa riferimento non è ifatti la Richter, che esprime la magnitudo, bensì la MSC (Mercalli-Sieberg-Cancani), comunemente indicata semplicemente come "scala Mercalli". Una differenza che, come vedremo, non è da poco.

© Fornito da IBT Italy terremoto Un'auto distrutta dai detriti derivanti dal crollo di alcuni edifici a Pescara del Tronto REUTERS / Max Rossi

La scala Richter cerca infatti di offrire una misurazione più o meno precisa dell'energia sprigionata dal sisma, ossia della magnitudo. Si tratta quindi di una valutazione oggettiva, che peraltro può essere misurata più o meno da qualsiasi parte del mondo (avendo a disposizione gli strumenti adeguati, ovviamente). Esistono però diversi tipi di magnitudo, che esprimono l'energia di un terremoto basandosi su parametri leggermente diversi e restituiscono quindi un valore che può lievemente differire dagli altri.Nei primi momenti dopo un terremoto, l'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) diffonde la cosiddetta magnitudo locale (ML), la più veloce da calcolare, che pur non essendo precisissima viene comunicata in modo da permettere a popolazione e soccorritori di avere un riferimento indicativo di quella che potrebbe essere la situazione. Il dato più preciso relativo all'energia liberata nel terremoto è invece quello relativo alla cosiddetta magnitudo momento (MW), un valore definito negli anni '70 (la scala Richter "originale" risale invece agli anni '30). La valutazione della magnitudo di un terremoto sulla scala Richter è quindi unica a prescindere da quale sia la distanza di un determinato punto dall'ipocentro (il punto all'interno della Terra da dove "parte" un terremoto) o dall'epicentro (il punto sulla superficie posto sulla verticale dell'ipocentro). La valutazione con la scala Mercalli può invece variare in base al luogo nel quale ci si trova, visto che si basa sugli effetti del sisma su cose e persone.La scala si muove per l'appunto ta un valore minimo di 1 (scossa avvertita solo dagli strumenti) e 12 (distruzione totale di tutti gli edifici). Com'è facile intuire, una valutazione di questo tipo può variare molto in base alla distanza dall'ipocentro ed in modo quasi indipendente dalla magnitudo. Per esempio, un terremoto di magnitudo 9 nel mezzo del deserto non produrrà alcun effetto su cose e persone e sarà rilevato solo dagli strumenti. Un sisma di magnitudo 5 (quindi relativamente ridotta) in un'area densamente popolata e con edifici di scarsa stabilità produrrà invece grossi danni e sarà classificato con un valore più alto.Il decreto del 2009 non parla quindi di un'erogazione di aiuti in base all'energia del terremoto, ma agli effetti che questo ha prodotto. Nello specifico, quelli definiti dal 6° grado della Scala Mercalli (MSC). E quali sono questi effetti? Quelli di un terremoto che provoca qualche leggera lesione negli edifici. In altri termini, il testo non fa altro che dire che chi ha subito un danno, seppur minimo, sarà risarcito. Ossia l'esatto contrario di ciò che sostiene chi ha creato o fatto circolare questa bufala.
 
 quindi  ecco perchè    concordo con Daniele  .
 
P.s 

25/08/16

Cagliari, prove di integrazioneed coesistenza a Monte Claro: cristiani e musulmani pregano insieme in moschea

Questo post   è una  risposta   a    tutti  quelli che  , vedere  il miei post  sul  burquini  ,  mi dicevano che  perché  ....    ti ostini a difenderli   e  dialogare    con loro  ,    quando   ti daranno una  coltellata    gridando Allah è grande , ecc.  sarà troppo   tardi .  
Io  non sto difendendo   nessuno   ,  qualunque  condanna    verso   i  fondamentalismi   e  pregiudizi da  qualunque  tipo  di religione  \  fede  provenga  . Sono   convinto   che l'unica via contro il terrorismo religioso ,  ma  soprattutto   sottrarre  giovani  non solo islamici  all'indottrinamento  estremista sia  proprio il dialogo   e  il cercare dei tratti in comune  
Infatti ben vengano iniziative  come quelle di luglio  i mussulmani  alla funzione  cattolica  e  ora  i cattolici   che pregano   con i Mussulmani ,  o  il papa  che  visita  una  moschea  o  se mai avverrà in futuro  un iman  in  vaticano   

  da l'unione  sarda del 20\8\2016   per  la gentile concessione dell'autore 

Era scocciato, e non ha fatto niente per nasconderlo. Anzi, la discussione con l’anziano Mohamed è servita solo a richiamare l’attenzione di tutti. E lui, il giovane
arrabbiato, dopo aver fatto notare che in moschea non si entra con le scarpe e che chiunque deve avere lo stesso rispetto per un luogo di culto, alla fine è rimasto
fuori, a pregare sotto il porticato sul tappetino che si era portato da casa.
Un prologo non previsto, e subito superato, in una giornata che è stata di gioia, di pace e di tolleranza. Quella di ieri pomeriggio, appuntamento alle 13.30,
era la prima volta in cui cristiani e musulmani assistevano insieme a una salat al zuhr - la preghiera del mezzogiorno. Addirittura, quella del centro culturale nel
parco di Monteclaro, che ogni settimana si trasforma in moschea per accogliere le migliaia di fedeli della provincia, è stata la prima in assoluto in Italia.


Una sorta di scambio di cortesia dopo l’invito della Chiesa agli imam delle settimane scorse.
L’incontro, voluto e organizzato dalla comunità islamica cagliaritana, si è poi svolta nella più assoluta normalità. Così come voleva il messaggio di apertura e di  confronto tra religioni e culture diverse. Una risposta agli attentati registrati in Europa e, in particolare, all’episodio di Rouen del 26 giugno scorso, quando un sacerdote,padre Jaques Hamel, era stato sgozzato in chiesa da due giovani fanatici auto indottrinatisi su internet quali soldati del califfato dell’Isis.
«Sappiamo quante bugie si dicono in nome del nostro profeta - ha spiegato nella sua introduzione Hicham Mjidila, marocchino, in Italia da sette anni - la cui caratteristica fondamentale era l’onestà. Ed è su questa base che noi condanniamo ogni gesto di violenza perché non ci appartiene ». All’esterno della moschea una distesa di calzature, all’interno i tappeti, dove hanno preso posto un centinaio di fedeli musulmani, davanti a qualche fila di sedie per gli ospiti, tra i quali don Franco Puddu, vicario dell’arcivescovo Arrigo Miglio, e padre Stefano Messina.[  foto a sinistra   ]
Oltre, naturalmente, a una trentina di cattolici, con le donne che hanno dovuto coprirsi il capo .
Nascoste da una tenda, dietro il predicatore, le donne musulmane, anche questo fa parte della tradizione. «Dio non vuole guerra e violenza - ha ammonito Mohamed Mjidila, l’imam arrivato dal Marocco per un periodo di vacanza In Sardegna - perché queste vengono dal cuore dell’uomo non da Dio. Chi mente sulla religione non è corretto». Parole ed enunciati
che hanno trovato d’accordo don Franco: «Non c’è un Dio di odio e di vendetta. Il profeta Isaia immaginava un solo popolo per tutte le genti e il momento in
cui nessuno avrebbe alzato un’arma per rivolgerla contro qualcuno ».
Hassan Laoudini, è stato tra i promotori di un evento finora unico a livello nazionale. «Ma c’è stata la condivisione di tutta la comunità musulmana», precisa: «Mi auguro che questi incontri possano ripetersi con costanza anche in futuro». Il portavoce della comunità Omar Zaher aggiunge: «Dobbiamo lavorare per combattere i pregiudizi che ancora ostacolano i rapporti di comprensione e di fratellanza».
Insomma, il centro di Monteclaro diventerà laboratorio di idee. Qui, ogni mercoledì, i fedeli si riuniscono per la preghiera del mezzogiorno. Il locale è della Provincia ed era stata Angela Quaquero, all’epoca assessore alle Politiche sociali, ad assegnarlo, per un’ora alla settimana e a titolo gratuito, ai musulmani. Da quando gli
enti sovracomunali sono stati cancellati, e anche per esigenze di bilancio, adesso per il centro si paga un affitto da mille euro all’anno. Una cifra pressoché
simbolica che rivela disponibilità. «Questo lo avevamo capito da subito», ammette Hassan. La prima prova di integrazione religiosa sul campo è andata bene. Ne è convinto anche don Franco Puddu: «Ho apprezzato molto l’iniziativa e infatti son qui. La relazione è un dono di Dio, se non riusciamo ad accoglierla come tale è finita. Ma io sono convinto che questo di oggi sia solo il primo incontro di una serie che ci conduca a una unità di intenti nel perseguimento della pace e dell’amore. Ho pregato
con loro per la fratellanza e contro il terrorismo perché è giusto che lo si faccia insieme» A Monteclaro, giovani e meno giovani si infilano di nuovo le scarpe e prima di
incamminarsi salutano con una stretta di mano e un sorriso. Il sole del pomeriggio è caldissimo ma nessuno se ne preoccupa dopo un’ora e mezzo di preghiera. Tutti a casa o al lavoro, il sasso è stato lanciato e adesso occorre che altri lo raccolgano.

                                              Vito  Fiori.


Questo fatto non è altro  che  la continuazione  e l'applicazione   di quanto iniziato  da Giovanni paolo II  ad Assisi  e   continuato  anche   se  in un diverso contesto politico  , ma sempre   di contrasto all'odio  ed  ai pregiudizi   \ preconcetti   verso chi prega  e   crede  in maniera  diversa, della visita   di  Bergoglio  (  Francesco I  )  qualche tempo fa  in una moschea in Turchia


sempre   dallo stesso link

Dio è uno e unico, le religioni sono solo diverse strade X arrivare alla medesima cosa.
Personalmente mi fanno più schifo gli ignoranti che disprezzano il prossimo e gli eventi che dovrebbero ispirare pace e concordia o  quanto meno   una  coesistenza fra  religioni leggete  i  commenti  spesso  a  senso unico ed  ignoranti all'articolo versione web   sulla pagina fb dell 'unione sarda eccone alcuni



Mario Aresu
Ovviamente i musulmani pregano in arabo e non si capisce che minchia dicono.. vanno estinti anche quelli che ci pregano insieme.. per la loro stupidaggine..

Andrea Puddu Che onore, un medievale tra noi.

 
Mario Aresu No no è alla' e che ci rimanga..
Mario Aresu Andrea Puddu..tra noi..non credo proprio..se non ti senti onorato..prega in silenzio i tuoi feticci e non commentare..anzi porgi l'altra guancia che il musulmano evoluto che ti sta a fianco e che prega la tua morte prima o poi te la stacca..in quel momento capirai chi è veramente il medioevale

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