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25/05/14

Addio a scorta e auto blindata: la svolta del capo della polizia









Spending review, l'esempio di Pansa: via la Bmw: viaggia su una Delta usata. Ora tocca agli altri dirigenti del Viminale. Il messaggio: i tagli alle forze dell'ordine devono colpire anche i vertici



di ALBERTO CUSTODERO




ROMA - Il capo della Polizia italiana, Alessandro Pansa, rinuncia alla scorta. E all'auto blu, una Bmw blindata che sfiora i centomila euro. Da una quindicina di giorni viaggia per Roma su una Delta usata, con autista e assistente. La notizianon è stata annunciata pubblicamente. Ma il nuovo stile del numero uno delle forze dell'ordine italiane (Pansa, come capo del Dipartimento sicurezza, coordina Polizia, Arma e Finanza), non è passato inosservato, al Viminale. E le sue ultime uscite pubbliche a bordo della Delta vecchia di tre anni sono state un messaggio forte e chiaro per i suoi uomini. 
Come capo della Polizia, avrebbe diritto anche a un'auto di scorta che precede, o segue, la sua. Da quando ha rinunciato alla Bmw modello "casta", e all'auto di scorta (che invece contraddistinguevano gli spostamenti dei suoi predecessori), tutti i dirigenti della Sicurezza del Viminale hanno capito il messaggio. E molti hanno seguito il suo esempio. Dal palazzo sono ben presto sparite le costose auto blu presidenziali, contestualmente sono comparse Renault, Seat, e Punto. Non più macchine vip, ma utilitarie. Anche questo fa parte della spending review della sicurezza, tagli che colpiscono i vertici, e non solo il comparto più operativo. Non tutti, va detto, hanno seguito l'esempio del dipartimento Sicurezza: molti, se non tutti, i prefetti e i direttori degli altri 4 dipartimenti del Viminale continuano a girare su auto di lusso, creando un senso di diffuso imbarazzo: il dirigente più importante - Pansa - su una Delta usata, loro su bolidi di grossa cilindrata. 
Un altro segnale dei tagli è il recentissimo bando di appalto per l'acquisto di duecento "pantere" della Polizia e "gazzelle" dei carabinieri, per il rinnovo delle vecchie Bravo, uscite di produzione. Una volta i due corpi facevano appalti separati, con le conseguenti diseconomie. Ora, per la prima volta, Pansa ha voluto un unico appalto al fine di spuntare un maggior ribasso. 
La rinuncia della scorta di Pansa è senz'altro un adeguamento allo stile di Renzi che, anche quand'era sindaco di Firenze, s'è sempre spostato in bici, a piedi o coi mezzi propri. Il premier, del resto, ha imposto cinque auto blu per ministero e disposto la vendita su e-bay di quelle in eccesso. È stato sempre il presidente del Consiglio recentemente a tagliare gli stipendi ai manager di Stato. I precedenti capi della Polizia avevano stipendi da oltre 600 mila euro l'anno. Renzi ha posto come tetto massimo - quindi anche per il capo della Polizia - stipendi sotto i 300 mila euro. Va detto, tuttavia, che Pansa ha cambiato registroben prima che il sindaco di Firenze diventasse inquilino di Palazzo Chigi. Il primo messaggio di un nuovo corso l'aveva lanciato l'estate scorsa, contro le raccomandazioni. Al momento della promozione di una sessantina di funzionari a "primo dirigente" (equivalente al grado di colonnelli), il numero uno della Sicurezza, per la prima volta nella storia del Viminale, li aveva trasferiti tutti. Senza lasciarne neppure uno "imboscato" in qualche palazzo romano.

17/09/13

che brutta bestia l'oblio . Neppure una targa nella sua città ( bonorva ) per ricordare il poliziotto Antonio Niedda, ucciso il 4 settembre 1975 a Padova dalle Br

Péur  non condividendo  il  tono retorico  : <<  Pochi si ricordano di un eroe.>>  dell'articolo sotto riportato  sulla muova sardegna del  16\9\2013 ,  dico che  bisogna  ricordare   , e   ben venga  la dedica  , se  pur  tardiva dl sindaco  del suo paese natale  (  Bonorva )   di intitolargli il Palasport appena ristrutturato 
La sua città ha dimenticato
la terza vittima in divisa delle Br
di Antonello Palmas 

SASSARI Pochi si ricordano di un eroe. Perché nei suoi luoghi di origine da 38 anni nessuno sembra avere interesse a farlo e il suo nome resta chiuso nelle polverose raccolte di giornali degli anni di piombo, quando morire per lo Stato era troppo facile. Pochi sanno chi era Antonio Niedda, un agente della polizia stradale di Padova, ucciso nella città veneta il 4 settembre 1975 dalle Brigate Rosse, all’età di 44 anni. Niedda era nato a Bonorva nel 1931, ma ben presto si era trasferito a Sassari, e si sentiva sassarese, anche se per lavoro si era dovuto trasferire nel Veneto, dove aveva messo su famiglia. Eppure né Sassari né Bonorva hanno mai sentito il dovere di dedicargli una via, una piazza. Né di ricordarlo in qualche modo. Così la Sardegna non sa che un suo figlio ha dato la vita per tutti. Altrove non è così: a Padova ogni 4 settembre il sacrificio di Niedda viene ricordato con una cerimonia: anche all’ultima vi hanno partecipato un centinaio di persone, gente che lo ha conosciuto e ne ha apprezzato l’umanità, autorità, colleghi. Ad Albano Laziale, luogo che non ha nulla a che fare con i suoi trascorsi, gli hanno intitolato la sede della Polizia di Stato. Sempre a Padova tra un mese gli sarà intitolato un grosso centro sportivo, perché Niedda era un atleta che faceva parte delle Fiamme Oro. Il presidente Ciampi conferì alla sua memoria la Medaglia d'Oro al valor civile. Nella sua terra, niente. Sino a pochi giorni fa. A una richiesta dei parenti ha infatti risposto il sindaco di Bonorva, Gianmario Senes: non ci sono nuove strade a disposizione, così l’amministrazione ha deciso che a breve intitolerà a Niedda il nuovo palasport. Niedda era stato designato al servizio antirapina dal comando della polizia stradale. Aveva terminato dei controlli al casello autostradale di Padova Est e con un collega si era diretto a Ponte di Brenta, una zona di Padova. In via delle Ceramiche aveva notato la presenza di una Fiat 128 bianca ferma con due persone a bordo. Decisero di controllare i documenti e lui si accorse che la patente di uno di loro, il 25 enne Carlo Picchiura, era contraffatta; l’altro, Pietro Despali, era senza documenti. Mentre il collega si dirigeva verso il mezzo della polstrada, Picchiura scese dalla macchina e aprì il fuoco. Niedda, raggiunto da cinque proiettili, stramazzò a terra, l’altro agente si salvò per miracolo: la pistola si inceppò, il terrorista (che risulterà appartenere alle Br) tentò la fuga ma venne arrestato. Per la famiglia (Niedda lasciò la moglie, Francesca Ciscato, e due figli di 8 e 11 anni, Salvatore e Francesco) fu un dramma, anche tra i parenti sassaresi furono momenti terribili e ancora li ricordano come un incubo nonostante siano passati tanti anni. Anche perché tutti erano affezionati a zio Antonio, persona di grande bontà. Si trattava della terza vittima del terrorismo tra le forze dell’ordine. Ai suoi funerali a Padova ci fu una folla di 5.000 persone, addirittura anche una rappresentanza della comunità nomade della zona: si scoprì solo così che Niedda aiutava personalmente i bambini rom portandogli regali nei campi. Le cronache dell’epoca dicono di quando risuonarono le note del “Silenzio” e la vedova scoppiò in lacrime tra la commozione generale. Vennero fatte delle collette per consentire ai ragazzi di studiare. E da allora ogni anno Niedda viene ricordato, in particolare con manifestazioni organizzate dall’Anps, l’associazione dipendenti della polizia di Stato. Sassari invece ha perso la memoria su quel gesto eroico. Un fatto di cui i parenti veneti non si capacitano e che crea dispiacere. È stata proprio una nipote, Salvina Mura, figlia anc’essa di un poliziotto, a contattare il Comune di Sassari per aprire il problema. «Nel novembre del 2011 _ dice _ ho consegnato un dossier, con gli articoli di giornale che ricordavano il sacrificio di mo zio. Mi dissero che si sarebbe dovuta riunire la commissione toponomastica, e che ci avrebbero fatto sapere. Nel novembre 2012 sollecitai una risposta, ma furono piuttosto vaghi, parlando di tempi non brevi ma confermando l’intenzione di muoversi per intitolare una strada. Poi più niente. Ho contattato anche il Comune di Bonorva, più di recente: ho scoperto che nemmeno sapevano chi fosse Niedda, mi dissero che noi parenti abbiamo ragione. L’altro giorno mi hanno richiamata annunciandomi la decisione di inttitolare il palasport».Finalmente un sorriso. Pochi giorni fa, a fine agosto, frattanto, è morto Carlo Picchiura: aveva contratto la Sla. «Non si è mai pentito _ dice Salvina _ e non ha mai sentito il bisogno di chiedere il perdono alla famiglia»

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