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10/03/17

È morto l’alpino Mario Maffi, lo 007 che svelò le foibe nel ’57

da http://ilpiccolo.gelocal.it/trieste/cronaca/ 06 marzo 2017

È morto l’alpino Mario Maffi, lo 007 che svelò le foibe nel ’57
Si è spento nella sua Cuneo l’uomo che scese per primo nelle cavità carsiche e scoprì i resti umani durante un’operazion militare sotto massima copertura

di Furio Baldassi



Mario Maffi

TRIESTE. Alla fine lo ha sconfitto solo il cancro. È morto lo scorso 1 marzo, nella sua casa del centro storico di Cuneo, l’alpino Mario Maffi, 83 anni. Un nome che probabilmente ai più dice poco ma che è legato indissolubilmente alla scoperta delle foibe, sul Carso e non solo.
Novello 007 ante litteram, era stato lui, nel 1957, da sottotenente del Genio guastatori, a condurre una missione segreta sul Carso. Inizialmente gli avevano detto che doveva disinnescare degli esplosivi, ma non era così.
Due carabinieri lo portarono all’imbocco della foiba di Monrupino, e Maffi si trovò a essere tra i primi italiani a confermare quelle “chiacchiere” che circolavano al ministero della Difesa sugli infoibati, spaventose realtà taciute ufficialmente per anni.

                      Una foto d’epoca che documenta i primi recuperi delle salme degli infoibati


Era stato arruolato nella missione, ma lo si seppe anni dopo, in virtù della sua esperienza di speleologo e di esperto di esplosivi, e fu proprio la sua testimonianza ad aggiungere un tassello nuovo a uno dei capitoli più drammatici della storia delle nostre terre. Speleologo esperto, fu tra i fondatori del Gruppo Speleo Alpi Marittime del Cai di Cuneo, all’interno del quale ha svolto fino all’ultimo attività speleologica e didattica.
Nell’ottobre del 1957, dunque, carabinieri e militari dell’esercito italiano in assetto da combattimento entrarono in missione segreta, a più riprese, in territorio jugoslavo, per visitare alcune foibe dove erano state compiute esecuzioni sommarie.
Nel corso delle operazioni vennero esplorate quattro cavità con vari resti umani, furono scattate fotografie e redatti rapporti. La missione, organizzata con ogni probabilità dal Sifar, il Servizio segreto antenato dell’attuale Sismi, era stata preceduta da un’operazione di copertura a Trieste, con l’esplorazione delle foibe di Monrupino e Basovizza. Per quasi 50 anni peraltro quell’operazione fu coperta dal segreto militare.

Il                   monumento alla Foiba di Basovizza, simbolo di quella tragedia



Solo nel 2004, quando insieme all’Associazione gruppi speleologici piemontesi Maffi si recò in Friuli per un corso di aggiornamento, la sua storia cominciò a circolare e ad essere ripresa dai giornali locali. La stessa famiglia, del resto, ha ammesso di non averne mai saputo niente.
Ma torniamo al giovane alpino. La vicenda comincia, come detto, all’inizio dell’ottobre del 1957. Mario Maffi ha 24 anni, la sua famiglia vanta solide tradizioni militari e antifasciste: il nonno era stato ufficiale del Battaglione Monviso nella prima guerra mondiale, il padre è ufficiale all’Istituto geografico militare, sua madre era stata partigiana e lo stesso Maffi da bambino aveva operato come staffetta nella Resistenza.
Quando poi era stato chiamato a svolgere il servizio militare aveva scelto di fare l’ufficiale di complemento. Maffi viene convocato al Comando di Brigata. «Il generale - come aveva raccontato al nostro Pietro Spirito - mi disse che per una certa missione serviva un ufficiale esperto di grotte e di mine. Mi disse anche che la missione era coperta dal più assoluto segreto militare, e che era volontaria. Non ero obbligato ad accettare, e inoltre l’operazione comportava anche un certo rischio».

   I macabri rinvenimenti sotto Monrupino



Maffi accetta l'incarico. Scrive due lettere per i suoi cari che affida al cappellano («se non dovessi tornare per favore le spedisca», gli dice) e pochi giorni dopo parte. Nessuno gli spiega dove sta andando, e lui non deve fare domande.
Si ritrova nella caserma dei carabinieri di Monfalcone, e qui finalmente viene a sapere quale sarà il suo incarico: dovrà scendere, assistito dgli speleologi del Gruppo grotte di Monfalcone, nella foiba di Monrupino «per constatare o meno la presenza di spoglie umane, stimarne la quantità e documentarle con fotografie».
Successivamente dovrà fare lo stesso nelle foiba di Basovizza. Il giovane militare non ha mai sentito parlare di foibe, anzi quella parola, «foiba», la sente per la prima volta all'imbocco della cavità di Monrupino, prima di calarsi giù.
«Fui calato con una specie di seggiolino - ricorda - e quando arrivai in fondo mi sentii accapponare la pelle: tra il pietrisco su cui camminavo spuntavano ossa umane, una mandibola, alcune costole, l'intero braccio di un bambino che avrà avuto non più di otto anni viste le dimensioni delle ossa».
Maffi scatta fotografie e prende appunti. Accerta che le pareti della grotta sono state fatte saltare con esplosivo, e ipotizza altri resti umani sotto i detriti, probabilente quelli «dei soldati tedeschi degenti all’ospedale di Trieste, che si diceva fossero stati gettati nella grotta prima di farla saltare».
Non sarà l’unica missione. Maffi in quattro notti visita quattro foibe diverse tutte oltre la linea del confine, accompagnato dai carabinieri ma con la paura di essere scoperti dalle pattuglie jugoslave. Le scoperte sono agghiaccianti. Il suo compito è finito. Dopo il congedo e una vita dedicata al lavoro nelle officine della Fiat, nel 1988 si ritira, e parla poco e malvolentieri di quell’esperienza che l’ha segnato nell’animo.

10/02/17

Norma Cossetto emblema della sofferenza femminile nell'Istria e Graziano Udovisi, italiano di Pola, l'ultimo superstite delle foibe istriane, scampato per miracolo alla morte nel 1945

Con questo post  e  i link  riportati  sotto   si conclude  per  quest'anno  il mio 10 febbraio o  giorno del ricordo

 Per lo stesso motivo espresso nei post  precedenti  sempre  dedicato  al giorno del ricordo   racconto la storia  di  Norma  Cossetto (   trovate  sopra  in cima    i link  da  cui  ho appreso  news ) e l'intervista del 2006 fatta    da  famiglia  Cristina   a Graziano Udovisi, italiano di Pola, l'ultimo superstite delle foibe istriane, scampato per miracolo alla morte nel 1945: «Fui bollato come collaborazionista e sono finito in galera per due anni. Non hanno guardato se avevo combattuto per salvare i miei connazionali e le nostre famiglie. Sono stato umiliato»
Lo so che qualcuno potrà dire : ma come racconti la storia di fascisti ? e contraddittorie specie la prima piena di ombre, proprio perché, in possesso di poca documentazione e solo sulla base d testimonianze di parte, la cui vicenda risente dell'influsso negativo dei pochi elementi disponibili ?
Per  quanto riguarda  la  prima   rispondo  con accenni alla sua storia  . 
 Certo  Il padre, Giuseppe Cossetto, era un dirigente locale del Partito Nazionale Fascista: ricoprì a lungo l'incarico di segretario politico del Fascio locale e di commissario governativo delle Casse Rurali. Inoltre fu anche podestà di Visinada. Nel 1943 era ufficiale della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e in seguito ai fatti dell'8 settembre fu trasferito presso il Comando della Milizia di Trieste[1].(  dalla  voce  Norma  Cossetto   di   Wikipedia  )  .Ma  cosa  importa   non è detto che per forza un figlio ( figlia in questo caso ) debba essere delle stesse idee politiche \ culturali dei propri genitori . Inoltre l'ipotesi di Giacomo Scotti (che non cita alcuna fonte in merito), secondo la quale al primo arresto rifiutò di rinnegare la sua adesione al fascismo, non sarebbe confermata  .  E poi   anche  se    fosse  stata fascista  ( (   in  maniera  autonoma    cioè non influenzata   dai genitori o   perchè da  essi  influenzata  ))    visto  che  aveva aderito  ai  Gruppi Universitari Fascisti   cosa  cambia  ?  sempre  un abuso della sua persona     una  volta   catturata . Sia  che   fosse  fascista   o perchè come le donne uccise  durante  la  guerra  civile  Colpevoli spesso di essere mogli, madri, sorelle o figlie di persone ritenute condannabili dal regime, molte donne in quegli anni vennero catturate al posto dei loro congiunti, usate come ostaggi o per scontare vendette personali. (  da  http://www.enciclopediadelledonne.it)   è  stata  commessa  su  di lei  e  sul suo  corpo   una  serie  indicibile  di violenze  e  brutalità . Infatti  <<  La sua vicenda è lo spunto per riflettere sulla brutalità della guerra, che annulla la dignità di qualsiasi essere umano o comunità. Nessuno può considerarsi al riparo da violenza e terrore, quando il meccanismo dell'odio è in pieno funzionamento.>>  (  "  bugiardino  "  del libro 'Foibe rosse', di Frediano Sessi  Collana: Gli specchi della memoria Anno edizione: 2007  Pagine: 149 p. , ill. , Brossura EAN: 9788831791472   )



























Norma Cossetto, talvolta menzionata erroneamente come Norma Corsetto ( Visinada17 maggio 1920 – Antignana, 4 \ 5 ottobre 1943),
la  storia   di   Graziano Udovisi   mi porta a  rispondere  la  domanda  che    sicuramente  mi verrà   sicuramente  fatta    come mai hai scelto  il suo caso  ?
non esiste  un  motivo  specifico per  cui   ho scelto   tali casi . Forse  perchè  sui   massacri delle foibe  termine  con cui  s'indica  indicano  gli eccidi ai danni della popolazione italiana della Venezia Giulia e della Dalmazia,avvenuti durante la seconda guerra mondiale ad iniziare  dal 1942\3  1945   e nell'immediato secondo dopoguerra.
IL loro caso   sono quelli  che    credo  mi sono rimasti  più  impressi   per i  motivi  di cui  ho parlato  nelle  righe precedenti e  perchè furono le prime   notizie  che  senti su tali atrocità nei racconti   che mi facevano degli amici di mio nonno paterno   alcuni esuli  da quelle  zone   e  lessi   dai  suoi libri  fascisti  .
 Non riuscendo  a trovare  altre parole  su  tale evento  drammatico 😈😔😪  lascio  le  parole   all'articolo  che ho letto   (  e    riportato  integralmente    per  paura   essendo  dell'anno  scorso   scomparisse e magari  non fosse  più disponibile   nel mare   magnum  che  è internet  )   http://notizie.tiscali.it/


Spesso mi sorprendo al cospetto delle nuove generazioni che ignorano la Storia, che non l’amano come dovrebbe essere amata. Ho sempre dovuto reprimere un brivido di intimo rifiuto leggendo quel “la storia non è magistra di niente che ci riguardi” con cui Montale sembra ammonire che nell’esercizio della memoria ci si rifugia forse più per devozione che per la ricerca della verità
Norma Cossetto
da http://www.enciclopediadelledonne.it/biografie/norma-cossetto/
Ma si può chiedere ancora alla Storia di insegnarci qualcosa ? A volte credo,  come  La stessa  Laura  Venezia  ,  che i più giovani se ne discostino perché sembra che nel ricordare il passato non ci sia nulla che si avvicini alla quotidianità. Eppure, nelle mie solitarie scorribande attraverso la rete, alle ricerca  di storie   sula  giornata  del 10  febbraio  mi imbatto più volte nella figura di una donna, Norma Cossetto ,che prima di essere ricordata come un’eroina era soprattutto una ragazza, che poi sarebbe diventata l’emblema della sofferenza femminile nell'Istria e nella Venezia Giulia in quella manciata di anni che va dal 1943 al 1945.
Perché la Storia, e in modo particolare il ricordo del massacro delle foibe  e  dell'esodo  che  n'è  seguito   che cade ogni anno il 10 di Febbraio, insegna soprattutto questo: che a volte nella vita possono contare più alcuni giorni o mesi piuttosto che tanti anni. Così fu per la giovane Norma, studentessa universitaria istriana, della quale restano i ricordi dei coetanei, soprattutto la memoria della sorella Licia da  cui apprendiamo   che : Norma era una ragazza che amava lo sport e la filosofia (si laureò in lettere e divenne insegnante), parlava bene le lingue straniere, studiava pianoforte e canto. Nel 1943 comincia a raccogliere del materiale per la sua tesi di laurea sul territorio istriano così ricco di bauxite e intitolata appunto “La terra rossa”. La sua vita di ragazza normale termina nel Settembre dello stesso anno, quando un gruppo di partigiani titini irrompe in casa Cossetto; Norma viene arrestata e, opponendo un netto rifiuto alla possibilità di collaborare con il Movimento Popolare di Liberazione, viene seviziata, torturata e poi gettata nella foiba di Villa Surani.




Adesso la   storia  di Graziano Udovisi  raccontata  da



Alberto Laggia  Alberto Laggia alberto.laggia@stpauls.it



“Sopravvissuto e umiliato”: questo è il titolo con cui usciva nel febbraio del 2006   su  Famiglia Cristiana l’intervista all’unico sopravvissuto delle foibe istirane, Graziano Udovisi  (  morto  nel 2010 ) Milite nella Milizia Territoriale fascista specializzata nella lotta senza quartiere ai partigiani che aveva deciso di raccontare, dopo tanti anni, la sua terribile storia di “infoibato”, salvatosi per puro caso. Nel 2010 è morto all’età di 84 anni. Raccontò la sua storia nel libro-testimonianza “Sopravvissuto alle foibe”.
Lo sfogo è di chi per troppi anni ha dovuto tacere: ”Bisogna che si sappia come un italiano è stato trattato. Dopo tutto quello che ci è accaduto, nel 1945 il Tribunale di Trieste, che era sotto il Governo alleato, mi ha bollato come collaborazionista e sono finito in galera per due anni. Non hanno guardato se avevo combattuto per salvare i miei connazionali e le nostre famiglie. Sono stato umiliato”.
L'esperienza della prigione, dopo l'esodo nel '45, non l'aveva ancora raccontata a nessuno, Graziano Udovisi, ottantenne istriano di Pola, l'unico superstite italiano alla tragedia delle foibe ancora vivo. Stringendosi al pugno con orgoglio la statuetta dell"'Oscar Tv 2005" ricevuto al galà televisivo in cui si premiava Il cuore nel pozzo, fiction sulle foibe trasmessa dalla Rai all'inizio dello scorso anno, Udovisi, ex-maestro elementare che da molti anni vive a Reggio Emilia, racconta ancora una volta tra le lacrime la sua terribile esperienza di "infoibato".
Non è da molti anni che ha trovato il coraggio di far memoria pubblica della sua vicenda personale. D'altra parte non è da molto che è stata vinta la cosiddetta "congiura del silenzio" attorno alle stragi compiute dai partigiani titini nell'autunno del '43 in Istria e poi nel '45 soprattutto a Trieste e a Gorizia. È solo dal 2005 che in Italia si commemorano nel "Giorno del ricordo" (il 1O febbraio) i morti delle foibe e i profughi dell'esodo istriano, alcune migliaia i primi, quasi 300.000 i secondi.
L'8 settembre del '43, il diciottenne Udovisi, neodiplomato alle magistrali, figlio di un macellaio istriano e di una triestina, stava passeggiando per le strade di Pola quando apprese della firma dell'armistizio. La guerra era finita. “Per l'Italia era una benedizione, ma per noi una maledizione. Fin da subito le notizie dell'occupazione da parte dei partigiani slavi di alcune città istriane erano accompagnate da voci di atrocità perpetrate sui nostri connazionali, soldati e civili”, racconta Udovisi.
“Ma di foibe ancora non si parlava. Fu a metà di ottobre che le voci diventarono tragiche certezze. Partecipai alla prima ricognizione fatta a Vines, in una grossa fenditura rocciosa del terreno dove si sospettava fosse finito il padre di un ragazzo di Albona. Ne usciva un odore nauseabondo”. Quella di Vines era una delle centinaia di profonde cavità naturali di cui è traforata tutta l'Istria (foiba è un latinismo che significa proprio "buco", "fossa"), e i vigili del fuoco di Pola vi estrassero i primi cadaveri. “Il primo corpo a essere recuperato fu quello del l'autista italiano della Questura. Alla seconda ricognizione si trovarono altri due corpi, legati tra di loro da un cavo d'acciaio. In pochi giorni furono rinvenute 84 salme a profondità diverse, fino a 150 metri”. Vines passerà alla storia come la prima foiba.
Nelle mani dei partigiani slavi
“Fu quell'orrore che mi convinse ad arruolarmi nel secondo reggimento della Milizia difesa territoriale (Mdt) che Libero Sauro stava costituendo per fronteggiare le truppe di Tito”. E si arriva al 1945. Pochi giorni dopo il 25 aprile, il sottotenente Udovisi, sciolto il presidio, decise di consegnarsi al comando dei partigiani slavi che erano entrati in Pola. “Venni subito imprigionato e ammanettato con del filo di ferro. Il primo trasferimento a piedi fu a Dignano, a 10 km da Pola. Durante gli interrogatori mi ruppero i timpani facendomi esplodere dei colpi di fucile vicinissimo alla testa”, racconta mostrandoci gli apparecchi nelle orecchie necessari per udire. “Proseguimmo fino al borgo detto di Pozzo Littorio, ai piedi di Albona. Venimmo rinchiusi nella palestra di una scuola dove stavano altri giovani soprattutto italiani, che erano costretti a correre a testa bassa e a schiantarsi contro la parete. Fatti rinvenire a secchi d'acqua e calci, dovevano ripetere la corsa. La notte del 12 maggio siamo arrivati a Fianona. Ci hanno spogliato di tutto, lasciando ci solo i pantaloni, e rinchiuso in una stanzetta di quattro metri per tre, in trenta, privi di cibo. Disidratati, imploravamo dell'acqua e ci hanno allungato un fiasco pieno d’urina”.
Alla sera del giorno dopo hanno iniziato a torturare l'ufficiale italiano con una verga di fil di ferro piegato in cima, a mo' d'uncino. Una donna tra gli aguzzini lo colpisce col calcio di una pistola, fratturandogli la mascella. “Quindi ci le gano in sei, l'ultimo dei quali era a terra svenuto e viene trascinato con il filo di ferro legato al collo. Ci portano fuori e ci trascinano fin davanti alla foiba. Mentre legano un grosso sasso all'ultimo del nostro gruppo, mi metto a pregare”, continua in lacrime. E mentre i cinque slavi iniziano a sparare col mitra, Udovisi si getta nel buco. Quel gesto disperato sarà la sua salvezza, “perché dopo un salto di 15-20 metri, o uno spuntone di roccia o un colpo di mitraglia spezza il filo di ferro che ci univa tutti in questo assurdo connubio. Sono finito sott'acqua e una mano s'è liberata permettendomi di risalire in superficie e tirare per i capelli un compagno che era vicino a me. I partigiani, però, hanno iniziato a sparare e a tirare un paio di granate che per fortuna ci hanno solo ferito di striscio”. Fermi tra gli anfratti per lunghe ore, i due sono risaliti la sera successiva e, sempre procedendo di notte, Udovisi in quattro giorni è riuscito a tornare a Pala allo stremo delle forze. «Erano otto giorni che non mangiavo. Alla porta di casa mia sorella mi ha aperto, ma senza riconoscermi».
Il sopravvissuto istriano ha conosciuto, subito dopo, il dramma dell'esodo e l'infamia del carcere. Non è più tornato nella sua "amatissima" terra, non ha più avvicinato una foiba. È rimasto in vita, ma la foiba gli ha inghiottito l'esistenza. Se la memoria di queste stragi è riemersa dall'abisso dell'oblio lo deve anche alla sua dolente voce.
La sola colpa di Norma  e Graziano  , come di tante altre donne e uomini uccisi  ed alcuni sopravvissuti   gettati nelle foibe, fu quella di attraversare il mondo e la Storia in uno dei suoi momenti più tragici, soprattutto in uno dei territori più divisi e tormentati in quella terra rossa tra Italia, Slovenia e Croazia ovvero il confine orientale  di cui si può ancora trovare una traccia in qualche sbiadito dagherrotipo dell’epoca. Il 10 Febbraio, così vicino al giorno del ricordo della Shoah, va celebrato ,ovviamente  senza metterle sullo stesso piano   vista la  loro diversità  anche se  uniti  dall'aberrazione umana proprio per non dimenticare la terra rossa come il sangue.>>
Concocordo  con  http://www.wumingfoundation.com  (   per  l'articolo   vedi  url  inizio post  ) << Quindi i I morti saranno forse «tutti uguali» (qualunque cosa significhi), ma sono diverse – a volte opposte e inconciliabili – le cause per cui si muore. Se non si riconosce questo, l’uguaglianza tra i morti è solo una supercazzola per difendere un sistema basato sulla disuguaglianza tra i vivi.  >>
Viviamo --  sempre  dall'articolo   di http://notizie.tiscali.it -- il tempo della velocità, delle connessioni rapide e della solitudine più profonda. Un tempo che si addice poco alla memoria e alla lentezza, e che è tanto più inquietante perché assomiglia alle foibe, quegli inghiottitoi carsici che furono il buco nero di tante vite di italiani. Ricordare è necessario. La Storia ci dice che non possiamo fare niente di più giusto.


con   queste parole  concludo  il post  d'oggi  alla  prossima ......

08/02/17

La Giornata del ricordo. Foibe, il Comune di Milano nega la Palazzina Liberty



un po' di pudore finalmente


 da  https://www.avvenire.it/
di mercoledì 8 febbraio 2017



Glornata di commemorazione per le vittime delle Foibe: il Comune dice no al Municipio 4 e alla sua richiesta di usare la Palazzina Liberty (all’interno dei Giardini Marinai d’Italia)

                    Davide Re 



La Palazzina Liberty a Milano (Fotogramma)

Glornata di commemorazione per le vittime delle Foibe: il Comune dice no al Municipio 4 e alla sua richiesta di usare la Palazzina Liberty (all’interno dei Giardini Marinai d’Italia) per la Giornata del ricordo. Il motivo? Burocratico la versione ufficiale, la presenza in cartellone di un gruppo rock vicinissimo all’estrema destra quella invece ufficiosa. Tanto basta per scatenare l’ennesima polemica politica. Il Municipio 4 (governato dal centrodestra) attacca il Comune (amministrato dal centrosinistra), ma la cornice dello scontro riguarda a tutti i livelli la politica milanese.


«Credo che il presidente del Municipio 4, Paolo Guido Bassi, sbagli nel coinvolgere una persona che è stata recentemente processata per aver inneggiato al fascismo per parlare di un tema così importante come quello delle Foibe – dice il sindaco Giuseppe Sala –. Sono disponibile a dare una mano a Bassi, ma se vogliamo parlare di un tema così importante facciamolo nel modo più giusto». «Per quanto riguarda il tema di oggi (impasse sulle autorizzazioni, ndr), è una decisione degli uffici su cui io non sono entrato – spiega ancora il primo cittadino –. Preferisco però reiterare il mio pensiero dal punto di vista politico e civico».
Ma Bassi non molla e ormai data per persa la Palazzina Liberty spiega che cercherà di organizzare l’evento nell’aula consiliare del Municipio. Una mossa con la quale potrebbe salvare il dibattito ma non certo il concerto. «Bassi faccia quello che ritiene – dice ancora Sala –, ma il mio pensiero non cambia. Secondo me è un errore coinvolgere questo cantante. Non aiuta il dibattito, non rasserena il clima. Non che una persona che viene processata debba essere stigmatizzata, però su un tema così delicato avrei usato più prudenza».
«È vergognoso il divieto a Milano della celebrazione della Giornata del Ricordo alla palazzina Liberty, considerata "Santuario della sinistra"», accusa Ignazio La Russa, deputato di Fratelli d’Italia. «Qualcuno – aggiunge La Russa – ricordi al sindaco Sala che alla palazzina Liberty, già anni fa si sono tenute molte feste Tricolori del Secolo d’Italia e di Alleanza Nazionale, con invitati esponenti di tutti i partiti e gruppi musicali di ogni genere compresi, alcuni di musica alternativa di destra. La verità è che la sinistra vorrebbe ancora che nessuno ricordasse le vittime delle foibe nelle quali migliaia di italiani innocenti furono barbaramente assassinati dai comunisti titini: con la connivenza della sinistra italiana che per decenni ha impedito il loro ricordo fino alla legge che da capogruppo di Alleanza Nazionale ho avuto l’onore di sottoscrivere».
«Esprimiamo il nostro apprezzamento – dicono i vertici dell’Anpi provinciale – per la decisione dell’amministrazione di non concedere lo spazio della Palazzina Liberty per l’iniziativa prevista dal Municipio 4, alla quale era stato invitato il cantautore Federico Goglio, condannato a un mese di reclusione per apologia del fascismo».

06/02/17

finalmente anche le associazioni degli istriani dicono : " Giorno del Ricordo Basta strumentalizzazione politica"



L'assenza delle massime cariche dello Stato (  vedere  il mio post precedente  ) lascia a tutti l'amaro in bocca, ma non giustifica contrapposizioni sterili e strumentali che offuscano il senso della ricorrenza»



L'Unione degli Istriani sta diffondendo in queste ore un comunicato relativamente alle recenti dichiarazioni di alcune forze politiche a proposito del "Giorno del ricordo". Oggetto delle polemiche la mancata presenza alla cerimonia sulla Foiba di Basovizza, il prossimo 10 Febbraio, del Presidente della Repubblica e del Presidente del Senato. In occasione della ricorrenza, l'organizzazione degli esuli in Italia ha quindi redatto il seguente comunicato stampa a firma del presidente Massimiliano Lacota: «L'Unione degli Istriani invita tutte le forze politiche, nazionali e locali, nella ricorrenza del Giorno del Ricordo che questo 10 Febbraio coincide con il 70° Anniversario del Trattato di Pace di Parigi, ad astenersi in maniera responsabile da qualsivoglia polemica o provocazione, evitando cosí di avvelenare la vigila della ricorrenza, sminuendone significato e valenza morale e storica».
«Il 10 Febbraio, questo in particolare, non puó e non deve alimentare alcuna forma di scontro politicooppure partitico di carattere speculativo intorno alla celebrazione di una giornata che necessariamente dovrebbe portare a riflettere in silenzio chiunque abbia a cuore i sentimenti di sofferenza e sopportazione degli Esuli istriani, fiumani e dalmati. Vero è che l'assenza delle massime cariche dello Stato a questa celebrazione lascia a tutti l'amaro in bocca, ma ció non giustifica, in nessun modo, la nascita e lo sviluppo di contrapposizioni sterili e strumentali che rischiano seriamente di offuscare ovunque nel Paese la portata di questo importante anniversario. Gli Esuli questo non lo vogliono, e l'Unione degli Istriani non lo permetterà!».

quando si celebrerà il 10 febbraio a 360 gradi ricordandone le cause precedenti a TITO le foibe finiranno d'essere una ferita ancora aperta

  
  ecco perchè      nonostante odi la  giornata    del 10 febbraio   ricordo   le  foibe  a  360  gradi  


 contesto  ed  interpretazioni 
testimonianze  



Eccoci   come ogni 10 febbraio  a  " contro celebrare "  quello che  avrebbe dovuto essere la  giornata del ricordo   degli  aberranti episodi  di  pulizia  etnica  secolare   e del problema  del   confine orientale   e dell'esodo   di intere  o quasi popolazioni  che  abitavano da secoli  quelle  zone  . Giornata  divenuta  , SIC  , un mezzo  di fabbrica  del  falso e dell'uso politico    strumentale   della storia   dove  vengono :   decontestualizzate ed omesso   ciò che   successo prima   dall'impero austro  ungarico   a  fascismo  ed  il nazismo  , esaltate ed  ingigantite   le  atrocità  comuniste  ,  ed  il  silenzio  imposto    dagli  " Amici  Americani  " per  non disturbare  Tito  che  al'epoca  della  guerra  fredda  avedva  una  funzione  anti Sovietica  in quanto la  ex Jugoslavia  faceva  da  stato  cuscinetto  tra  il blocco Americano e  quello  Sovietico  .
Insomma    <<  Il fenomeno dei massacri delle foibe è da inquadrare storicamente nell'ambito della secolare disputa fra italiani e popoli slavi per il possesso delle terre dell'Adriatico orientale, nelle lotte intestine fra i diversi popoli che vivevano in quell'area e nelle grandi ondate epurative jugoslave del dopoguerra, che colpirono centinaia di migliaia di persone in un paese nel quale, con il crollo della dittatura fascista, andava imponendosi quella di stampo filosovietico, con mire sui territori di diversi paesi confinanti. >>  (  dalla  voce   massacri delle foibe   di  https://it.wikipedia.org/ )  Cosa    che  viene fatta  metà e in maniera  incompleta  ed  maniera  da  ambo le parti  negazionista (  anzi meglio o riduzionista)

Ora  concordo    con questo articolo     per  http://www.wumingfoundation.com/

di Nicoletta Bourbaki

E così, di nuovo, e ormai con una certa stanchezza, arriva il 10 Febbraio.IL  feuilleton ( corsivo  mio )  Il Cuore nel pozzo sarà trasmesso per l’undicesima volta sulla , vedremo pubblicata la foto della fucilazione di Dane su diversi siti e giornali e sentiremo le boutades di qualche associazione di esuli. Immancabili le interviste a Cristicchi. Raccontare la storia al grande pubblico non è mai facile, soprattutto se si tratta di vicende complesse. Più parti se ne occultano, più il quadro risulta incomprensibile. Ma solo aggiungendo l’arroganza di un forte movente politico e una regia mediocre si è potuti arrivare a quello che è il discorso sulle foibe in Italia. Nonostante l’impegno, l’entusiasmo, i finanziamenti e il consenso bipartisan il Giorno del ricordo è “andato storto”, a partire dalla data scelta. Non certo per mancanza di alternative, la ricorrenza è stata fissata nell’anniversario della ratifica del Trattato di Pace di Parigi, 10 febbraio 1947, data in cui l’Italia – sconfitta nella guerra che aveva combattuto al fianco di Hitler – si impegnava a restituire tutte le colonie e buona parte dei territori annessi in Istria e Dalmazia. Per molti italiani un giorno infausto, che li ha trasformati in vittime di un’ingiustizia. Far coincidere proprio quella data con una narrazione che descrive «gli Italiani» unicamente come vittime significa omettere tutto quel che accadde prima. Ma la realtà non si lascia omettere così facilmente. E così, la caratteristica saliente, la costante del parlar di foibe in Italia è la sfiga, la mosca nella minestra che rovina il pasto quando hai già il cucchiaio in bocca.L’abbiamo visto con le medaglie che ogni anno vengono assegnate ai parenti di infoibati/dispersi/caduti che-poi-in-fondo-è-la-stessa-cosa. «Per L’Italia», c’è scritto. 
C’è una commissione dell’esercito che studia le biografie dei papabili e dovrebbe garantire l’irreprensibilità di queste assegnazioni – e invece zac!, l’anno scorso spunta quella assegnata a Paride Mori, ex ufficiale del Battaglione “Benito Mussolini” che combatté al fianco dei nazisti. Putiferio, imbarazzo. Han decorato un fascista? Sarà un caso isolato! Ce n’è altri trecento, si scopre subito, perché il Giorno del Ricordo è un medaglificio fascista.
«Io non c’entro», avrà a dire la Presidente della Camera.
Medaglia revocata il 25 aprile. E le altre?


Stjepan Mesic
Stjepan Mesic
L’abbiamo visto con il discorso di Giorgio Napolitano il 10 febbraio del 2007: le foibe e l’esodo scaturite «da un moto di odio e furia sanguinaria e un disegno annessionistico slavo che prevalse innanzitutto nel trattato di pace del 1947, e che assunse i sinistri contorni di una pulizia etnica». Non è cosa da poco, perché se lo dice la prima carica dello Stato significa contestare la legittimità del Trattato di Pace e del confine. E allora zac!, com’era prevedibile il Presidente croato Stjepan Mesic replica in tono compunto – ma corretto – precipitando il teatrino della pacificazione nazionale in salsa nazionalista in un grave incidente diplomatico con interessamento della stampa internazionale.Sentiremo che dirà quest’anno Mattarella. Sul fronte delle “arti”, degli strumenti di edificazione a beneficio dell’ampio pubblico, abbiamo visto la già menzionata fiction sulle foibe ambientata in Istria nel 1944 e che dell’Istria non ha nulla, né storia né luoghi.Del resto, con il 1944 le foibe c’entrano poco.Abbiamo visto lo spettacolo teatrale che innesta il genere pseudostorico nel fertile tronco della commedia popolare: «Un certo Giuliano Dalmata!» Prooot! Risate.Abbiamo visto il diario scritto da Frediano Sessi come se fosse Norma Cossetto,
Simone Cristicchi
Cristicchi
la conoscenza della cui tragica fine si basa però in gran parte su congetture e dicerie o, per dirla con Roberto Spazzali, « incontrollate fantasie e presunte testimonianze ». Un’opera dettata da un imperativo etico, si direbbe.Lo sterile connubio tra artisti in cerca di finanziamento e foiberia, esoderia, confineorientaleria scade in un rapporto perverso in cui il taglio preciso richiesto dal committente sovrasta le possibilità dell’autore (in genere non eccelse) e il fiasco è assicurato sempre o quasi.
[--- continua  nell'url  citato  sopra  ] 
Infatti ha  ragione  l'articolo  precedente    se   una  serie di  storici   a  360°  ed intellettuali   chiedono  
(... ) Ogni 10 febbraio i mass media italiani non perdono l’occasione per raccontare una storia parziale e distorta del confine orientale, spesso basandosi su dati falsi o manipolati dalla propaganda neofascista. Il dibattito cui assistiamo ogni Giorno del ricordo sui mass media italiani appare pesantemente condizionato da omissioni e censure che possono essere lette come una spia del perdurare di un pericoloso vittimismo nazionalista all'interno della cultura e dell’informazione italiana.Anziché fare chiarezza su un tema cruciale che andrebbe trattato in maniera accurata, sono state riproposte cifre sensazionalistiche e approssimazioni che fanno ormai parte dell’arsenale retorico del Giorno del ricordo pur senza essere sostanziate da basi storiografiche.( .... continua qui )
Il monumento in onore delle vittime delle foibe a Basovizza, in provincia di Trieste, il 17 marzo 2011. - Michele Borzoni, TerraProject/Contrasto
Il monumento in onore delle vittime delle foibe a Basovizza, in provincia di Trieste, il 17 marzo 2011. (Michele Borzoni, TerraProject/Contrasto)

Allora   voi lettori (  vecchi e  nuovi, sia  che leggiate o meno le  faq  e  loro  aggiornamenti )   vi chiederete 😕😯 ma allora  perchè  lo ricordi   se  odi tale  evento  ? per  diversi motivi   eccone   alcuni

10/02/16

anche noi in sardegna ricordiamo il 10 febbraio




Il borgo di Fertilia nasce ufficialmente l'8 marzo 1936 con la posa della prima pietra della chiesa parrocchiale, ad opera dell'Ente Ferrarese di Colonizzazione, istituito dal presidente del Consiglio Benito Mussolini il 7 ottobre 1933 per dare una risposta alla popolazione in eccesso della Provincia di Ferrara e diminuire le tensioni sociali. 
Dopo i primi arrivi di emigrati ferraresi, lo scoppio della Seconda guerra mondiale paralizzò di fatto l'opera di colonizzazione, tanto che la maggior parte degli edifici rimasero di fatto inutilizzati.

   

in sottofondo  

08/02/16

Foibe: la verità e la memoria a 360 contro il revisionismo storico

deliberatamente    tratto  da  http://contropiano.org/documenti/item/29078-foibe-la-verita-contro-il-revisionismo-storico       Di cui   :
condivido
 La " lotta  "  al revisionismo (   ne post  in neretto  e sottolineati la  si  nota  )   che è alla base  della maggior parte delle celebrazioni   specie quelle ufficiali della   giornata del ricordo . E la creazione  di una memnoria condivisa   senza  prima  aver  fatto i  conti con il proprio passato  e senza essersi liberati    di un  uso politico \  ideologico  - strumentale della  storia  .
Non condivido (    nei corsivi  del post  si puo' notare  )  la mancanza  da ambo le  parti  , in questo caso a sinistra  ,  di sminuire   e   dare le responsabilità  ad  un parte sola  a tali eventi  ormai storia  ma   la cui ferità   è ancora  aperta     





In coincidenza del 10 febbraio assistiamo ad indecorose iniziative ed interventi sulla 'questione foibe' che non riflettono la verità e le documentazioni storiche, bensì manifestano posizioni strumentali e storicamente prive di ogni fondamento tipiche del revanscismo nazionalista che ha sempre ispirato i fascisti di ogni risma ed oggi lambisce ampi settori del “centro-sinistra”.In questi anni il revisionismo (di destra e di “sinistra”) ha fatto carte false pur di deformare, falsificare e cancellare la storia. Nel nome della “pacificazione” e della costruzione di un’artificiosa “memoria condivisa” viene condotta una campagna di stravolgimento della verità storica, tesa alla sistematica assoluzione del fascismo e alla denigrazione di chi lo ha realmente combattuto - in particolare dei comunisti, i quali ebbero secondo  alcuni storici , un ruolo fondamentale nell’antifascismo e nella Resistenza - arrivando alla vergogna di mettere sullo stesso piano nazi-fascisti ed antifascisti, repubblichini e partigiani, combattenti per la libertà ed oppressori o, peggio ancora, presentando i carnefici come vittime e martiri e i perseguitati come aggressori.
Con l’istituzione della “Giornata del Ricordo” del 10 febbraio, questa campagna ha avuto anche il suo appuntamento ufficiale in cui i cosiddetti “infoibati” vengono presentati come martiri “solo perché italiani” . Si tenta cinicamente di sfruttare il sentimento d’appartenenza nazionale per riproporre l’infame connubio tra fascismo e Italia e una visione nazionalista e sciovinista della storia e della realtà. Il tutto avallato dall'ex presidente della Repubblica Napolitano, che non solo ha straparlato di barbarie ed espansionismo slavo nel definire il movimento partigiano sul confine orientale (che, vogliamo ribadire, fu italiano, sloveno e croato) dimenticando   le  violenze  e le  atrocità  commesse dai  noi italiani , ma ha anche concesso medaglie ai familiari dei presunti “martiri dell’italianità”, tra cui, ad esempio, Vincenzo Serrentino, giustiziato dopo regolare processo in quanto criminale di guerra ricercato dalle Nazioni Unite.
Questa ri-scrittura della storia è, tra l'altro, funzionale allo sdoganamento politico e ideologico delle attuali organizzazioni fasciste e della destra radicale, che sono considerate ormai, da parte del centro-destra e non solo, come partner politici ed elettorali del tutto legittimi.Queste formazioni sono facili strumenti da utilizzare contro i movimenti politici e sociali non omologati e non compatibili con l’attuale sistema politico, come dimostra il crescendo di azioni squadristiche sempre più gravi come Molto grave è il fatto che in questi giorni i prefetti e i questori di alcune città autorizzino iniziative sulle foibe promosse da organizzazioni fasciste e di estrema destra come casa Pound e Forza Nuova. Questi burocrati dello stato disattendono tutte le disposizioni legislative che impediscono attività e riti di stampo fascista.
Si ignora sistematicamente quanto la DOCUMENTAZIONE STORICA ci consegna  di quello che  è successo prima   della reazione , non giustificata perchè cosi si passo dala parte della ragione  al torto , slava e poi  del regime di Tito  . 
Alla fine della Prima Guerra Mondiale, con il Trattato di Rapallo (1920) e poi quello di Roma (1924), l’Italia acquisì sul suo confine orientale un territorio nel quale abitavano quasi 500.000 tra sloveni e croati. Con l’avvento del fascismo iniziò un processo di assimilazione forzata: vennero progressivamente eliminate tutte le istituzioni slovene e croate, le scuole furono italianizzate, gli insegnanti licenziati o costretti ad emigrare, vennero posti limiti all’accesso degli sloveni nei pubblici impieghi, cambiati i nomi dei luoghi. Questo generò una prima ondata di sentimento anti-italiano.Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel 1941 il regime fascista e quello nazista attaccarono e occuparono quasi tutta la Jugoslavia, lasciandosi andare a uccisioni e brutalità di ogni genere. Vennero approntati, sia nel territorio italiano che in quello jugoslavo occupato, un gran numero di campi di concentramento, nei quali oltre ai detenuti di etnia slava vennero spesso rinchiusi anche migliaia di antifascisti italiani e stranieri di varie nazionalità. Gran parte degli slavi, fra cui anche vecchi, donne e bambini, trovarono la morte per inedia, malattie, torture o soppressione fisica, come peraltro espressamente richiesto da Mussolini, che chiedeva «l’annientamento di uomini e cose».I primi partigiani jugoslavi iniziarono la loro lotta antifascista sin dal luglio 1941. I nazifascisti tentarono inutilmente in tre riprese il loro annientamento. Il primo tentativo fu realizzato nell’ottobre 1941 e si avvalse anche di vere e proprie azioni terroristiche verso i civili (ad esempio l’eccidio nazista di 7000 abitanti di Kragujevac). Il secondo fu attuato nel marzo 1942, quando il Comando superiore armate Slovenia e Dalmazia (poi detto Supersloda) inviò a tutti i reparti la circolare 3C. Questa circolare conteneva ordini di una ferocia inaudita come, ad esempio: “Internare, a titolo protettivo, precauzionale e repressivo, individui, famiglie, categorie di individui delle città e delle campagne e, se occorre, intere popolazioni di villaggi e zone rurali; si sappia bene che eccessi di reazione, compiuti in buona fede, non verranno perseguiti. Perseguiti invece, inesorabilmente, saranno coloro che dimostreranno timidezza e ignavia”. La terza grande offensiva si svolse nell’estate 1942, sotto la direzione del generale Mario Roatta, e si concluse, come gli altri due tentativi, con grandi massacri di civili, ma senza riuscire a scalfire la forza e il coraggio dei partigiani jugoslavi, ai quali si univano molti partigiani italiani di orientamento comunista.Si preferisce non ricordare le migliaia e migliaia di civili jugoslavi trucidati dalle truppe italiane nell’ex-Jugoslavia, occupata dal 6 aprile 1941 fino all' 8 settembre del 1943; si ignorano le migliaia di civili (donne, vecchi e bambini) morti nei campi di concentramento fascisti ad Arbe, a Gonars e in altri campi del centro-nord Italia ( per ulteriori approfondimenti  si puo' consultare la bibliografia proposta  da    http://www.laltralombardia.it/public/docs/biblio.html)
Si  cancellano dai libri di storia e dalle commemorazioni le violenze sistematiche subite in Istria dalla popolazione locale indigena nel corso dell’occupazione fascista (distruzione di Centri culturali e  italianizzazione forzata dei cognomi slavi, imposizione della lingua italiana ecc...)Si arriva a falsificare la realtà fino a moltiplicare il numero degli infoibati (fra cui moltissimi gerarchi fascisti e collaborazionisti macchiatisi di gravissimi delitti e violenze) e degli esuli, sparando cifre a casaccio e manipolando la documentazione e la ricerca storica, come hanno dimostrato con i loro studi alcuni storici e ricercatori quali Enzo Collotti, Alessandra Kersevan e Claudia Cernigoi. Ad esempio, i 500 infoibati istriani (numero documentato da recenti ricerche) diventano 4 o 5 mila e per alcuni addirittura 30.000 e così a seguire con altre foibe, come quella di Basovizza.Non si contestualizzano mai i fatti, quasi che le “foibe” fossero un dato impazzito della realtà da usare per la bieca propaganda politica. Perché si vuole speculare sul sangue, sul dolore e sulle vittime di una guerra la cui totale responsabilità ricade sui nazi-fascisti aggressori?
In realtà si tenta di sfruttare cinicamente il sentimento di appartenenza nazionale per riproporre l’infame connubio tra fascismo e Italia, con una visione nazionalista e sciovinista della storia e della realtà.
Si vuole affermare e perpetuare il luogo comune di “italiani brava gente”, ignorando che “dall’unità del nostro paese fino alla fine della seconda guerra mondiale, oltre all’aggressione della Jugoslavia, si sono verificati molti episodi nei quali gli italiani si sono rivelati capaci di indicibili crudeltà.”( dalla quarta di copertina del libro di Angelo Del Boca “Italiani brava gente?”).

Fra gli episodi, sempre citati da Angelo Del Boca, professore dell’Università di Torino considerato il maggior storico del colonialismo italiano, troviamo: 1000 ostaggi fucilati dall’esercito italiano nel territorio di Lubiana (ex-Jugoslavia) tra il 1941 e il 1943, 35.000 persone deportate in Italia nei campi di concentramento, di cui 4.500 morte nel campo dell’isola di Arbe; le deportazioni in Italia di migliaia di libici, lo schiavismo applicato in Somalia lungo i grandi fiumi, l’impiego in Etiopia dell’iprite e di altre armi chimiche proibite che hanno procurato migliaia di morti e devastazioni indicibili, lo sterminio di duemila monaci nella città conventuale di Debrà Libanos (Etiopia), la consegna ai nazisti, da parte dei repubblichini-fascisti, di migliaia di ebrei votati a sicura morte (Italiani, brava gente? di Angelo del Boca- Ed. Neri Pozza pag.318 ). E’ vero che nel corso dell’ultimo secolo altri popoli si sono macchiati di violenze e nefandezze a danno di altri quasi in ogni parte del mondo. Tuttavia solo gli italiani hanno pervicacemente tentato (almeno la storiografia ufficiale) di gettare un velo sulle pagine nere della loro storia, ricorrendo ossessivamente ad uno strumento auto consolatorio: il mito degli “italiani brava gente”. Dietro questo buonismo, in realtà, si sono consumati i crimini peggiori e gli eccidi più barbari...”
Moltissimi capi militari italiani, fra cui i generali Graziani, Badoglio e Roatta, sono stati considerati dalle istanze internazionali criminali di guerra per gli eccidi ordinati e compiuti in Jugoslavia e in Africa orientale (Etiopia, Somalia) e Libia. Ma non hanno mai pagato, perché i governi post-resistenziali non concessero mai l’estradizione, in nome di cinici equilibri internazionali.

La cosiddetta “questione delle foibe”(le foibe - dal latino ‘fovea’ che significa fossa, incavo, apertura del terreno - sono delle cavità naturali per lo più a forma di imbuto rovesciato tipiche del territorio istriano) è stata un po’ il punto di partenza della campagna di denigrazione della Resistenza nel suo insieme. Mentre a Trieste, ed in genere nelle regioni del Nordest, la destra nazionalfascista ha sempre tirato fuori le “foibe” come uno dei propri cavalli di battaglia per propagandare l’anticomunisno e l’odio etnico e politico contro la Jugoslavia, è solo negli ultimi anni che il fenomeno è esploso a livello nazionale, coinvolgendo nella non comprensione del fenomeno anche esponenti della sinistra, arrivando addirittura alle posizioni estreme della dirigenza di Rifondazione comunista bertinottiana che, pur non conoscendo assolutamente l’entità dei fatti, si è arrogata il diritto di condannare senza appello la Resistenza jugoslava, ed i partigiani italiani che con essa hanno collaborato, per dei presunti “crimini” dei quali non solo non vi è prova, ma che dalle risultanze storiche risultano addirittura non avvenutiIl problema è che di “foibe” si è parlato finora molto, ma a livello di sola propaganda e a spropositoPer decenni si è parlato di “migliaia di infoibati sol perché italiani”, senza che i propagandisti esibissero le prove di questo loro dire. Per decenni i propagandisti hanno scritto e riscritto sempre le stesse cose, citandosi l’un l’altro e non producendo alcun documento ad avvalorare quanto da loro asserito. Si è giunti, nel corso degli ultimi anni, al fatto che questo “si dice” senza alcun valore storico sia stato avvalorato anche da storici considerati “seri” e “professionali”, in quanto facenti parte degli Istituti storici della Resistenza…”
E' utile ricordare, inoltre, la posizione di Giorgio Bocca: “L'argomento dei campi di concentramento fascisti è pochissimo conosciuto a livello di opinione pubblica ed è per questa scarsa conoscenza che personaggi come Silvio Berlusconi possono dire che Benito Mussolini mandava i suoi oppositori in vacanza. Il gioco dei morti è francamente inaccettabile quando risponde a un opportunismo politico come quello attualissimo dei neo fascisti, nipotini di Salò, e allievi di Giorgio Almirante.
Ed è inaccettabile anche l'uso sacrale che si fa dei morti per dimostrare che le idee per cui morirono gli uni valgono come quelle per cui morirono gli altri.
Nel caso italiano non si tratta di recuperare la storia dei vinti e di correggere quella dei vincitori, ma di ricordare che se si fossero scambiati i ruoli noi non saremmo qui a parlarne, saremmo finiti in massa in qualche lager o in qualche camera a gas e per il lungo futuro del Terzo Reich noi e i nostri figli e nipoti saremmo vissuti, ove non eliminati, in una società barbarica. Altro che vaghe e passeggere distinzioni fra diverse bandiere, diverse idee, diverse utopie: la scelta era fra la schiavitù razzista e la libertà civile, fra la fedeltà cieca alla tirannia e i diritti umani. La pietà verso i morti è antica come il diritto dei loro parenti e amici a ricordarli, ma la pubblica celebrazione coinvolge un giudizio sulle loro azioni da vivi e la celebrazione di quanti, fino all'ultimo, stettero dalla parte del Reich nazista è celebrazione del nazismo”.
Con la giornata del 10 febbraio si istituzionalizza la mitologia di una popolazione italiana cacciata dalla sua terra, quando in realtà i territori dell’Istria e della Dalmazia, che con la Prima Guerra Mondiale l’Italia aveva occupato militarmente, non erano mai stati abitati da popolazioni italiane, se non in minima parte. Dagli anni ’20 il fascismo pianificò e scatenò una violenta campagna volta ad imporre forzatamente l’ “italianità” alla popolazione jugoslava. Quando si parla degli esuli italiani dell’Istria e della Dalmazia, secondo certa   storiiografia  idiota  di sinistra  che ancora  continua a confonderli  con il fascismo  (  vedi   il vergognoso  episodio   del " il treno della vergogna ")  non si deve dimenticare che gran parte di questi erano stati impiantati in quei territori artificiosamente dal fascismo e spesso del regime erano stati collaboratori attivi. I fascisti da sempre hanno cercato di far passare la tesi dello scontro tra italiani e jugoslavi; in realtà nella Venezia Giulia vi è stata una resistenza forte e radicata in cui alcune formazioni partigiane jugoslave e italiane operavano congiuntamente contro i nazifascisti (italiani, tedeschi e jugoslavi). La celebrazione menzognera delle foibe cui stiamo assistendo si inquadra in una più ampia campagna di denigrazione della resistenza: la classe dominante (oggi rappresentata dal governo Renzi - Alfano ) promuove il revisionismo storico nelle scuole, nelle università, mette in piedi enormi operazioni di intossicazione e manipolazione dell’opinione e delle coscienze. Ne consegue che il principale nemico, in questa lotta, sono: l’intellettuale asservito alla manipolazione della storia, il consigliere comunale che asseconda lo sporco teatrino partecipando a questa o quella commemorazione e l’attuale governo che, in linea con i suo predecessori, promuove la celebrazione della giornata della falsità. All’operazione portata avanti dalla classe dominante, si unisce l’azione di gruppuscoli neofascisti.
Oggi si tratta di contribuire al contrasto del revisionismo storico, superando un'impostazione puramente difensiva della 'questione foibe' e dare una risposta culturale e politica determinata e documentata contro le menzogne e le falsità di forze reazionarie e revisioniste dell'area così detta “democratica”.
Si tratta, cioè, di:
- dare una prospettiva di lettura critica basata sui fatti della storia e della realtà, con particolare riferimento alle avventure coloniali e imperiali dell’Italia prefascista e fascista;
- ricordare  a  360   ovvero  ricordare  anche   quello che   è successo prima  e   ha   detterminato  le   foibe  e poi  l'esodo  ma  anche   il silenzio    rotto ad  iniziare  dal  1998   in un dibattito pubblico fra  Fini e Violanmte     che ha portato alla giornata  del 10 febbraio nel  2004   e  una commissione di studio mista   Croato -Italiana    nel 2010\11

11/02/15

Il giorno del ricordo a uso e consumo della Terza Repubblica ecco perchè sulle foibe non c'è ancora menoria condivisa e anse si continua cosi difficilmente ci sarà

Ecco  perchè ricordo   a  360°  o al netto  delle colpe  come dicevo in un precedent post   perchè  la verità e   la responsabilità  in tragedia   storiche  come   questa    non sta  mai da una parte sola   e non  è mai  a  senso  unico  (  o alkmeno cosi dovrebbe  ) 


da http://contropiano.org/  di  Mercoledì, 11 Febbraio 2015 09:19
   di  Davide Conti *

 



Quando nel 2004 venne isti­tuito il “Giorno del ricordo” per com­me­mo­rare le vit­time delle foibe e l’esodo giuliano-dalmata l’Italia della “seconda repub­blica” stava con­fu­sa­mente cimen­tan­dosi, attra­verso una con­ver­genza bipar­ti­san, nella riscrit­tura della sto­ria nazio­nale per legge.
La nar­ra­zione del pas­sato aveva da sem­pre rap­pre­sen­tato un ter­reno di scon­tro poli­tico tra i par­titi e l’uso pub­blico della sto­ria in chiave revi­sio­ni­sta aveva segnato non solo la crisi del para­digma fon­da­tivo della demo­cra­zia, l’antifascismo, ma soprat­tutto la piena legit­ti­ma­zione di una “dua­lità memo­riale”, quella dei vinti equi­pa­rata a quella dei vin­ci­tori, nella quale le ragioni e i torti delle parti in con­flitto veni­vano por­tate a sin­tesi da una sem­pli­fi­ca­zione di lin­guaggi, gesti sim­bo­lici ed ele­menti di fatto che lam­bi­vano la pari­fi­ca­zione di vit­time e carnefici.
L’istituzione del “Giorno del ricordo”, impro­pria­mente indi­cato nella ricor­renza della firma del Trat­tato di Pace di Parigi del 1947 visto che le vio­lenze delle foibe si veri­fi­ca­rono nel set­tem­bre ’43 e poi nel mag­gio ’45, si col­locò come fat­tore di “rie­qui­li­brio” memo­riale tra la sini­stra e la destra come se la sto­ria fosse una coperta con cui avvol­gere la pro­pria legit­ti­mità poli­tica anzi­ché fati­cosa veri­fica di fatti e pro­cessi complessi.
La riscrit­tura “con­di­visa” delle vicende sto­ri­che ita­liane com­portò l’oblio su que­stioni cen­trali della nostra iden­tità nazio­nale come il con­senso al fasci­smo, le leggi raz­ziali o i cri­mini di guerra com­piuti dalle truppe del regio eser­cito, e rima­sti impu­niti, in Jugo­sla­via, Gre­cia, Alba­nia, Urss e nelle colo­nie africane.
Le ragioni poli­ti­che di quello scia­gu­rato “patto sulla memo­ria” coin­ci­sero con le esi­genze dei par­titi della seconda repub­blica che riaf­fer­ma­rono su quel ter­reno la rispet­tiva legit­ti­mità a gui­dare il paese nella demo­cra­zia dell’alternanza.
Tutto ciò all’alba della nascente “terza repub­blica”, quella senza Senato elet­tivo e imper­niata sul Can­cel­lie­rato forte, potrebbe appa­rire addi­rit­tura supe­rato. Il fat­tore storico-memoriale sem­bra aver per­duto da un lato la cen­tra­lità valo­riale della legit­ti­mità demo­cra­tica, rap­pre­sen­tata dall’alterità fascismo-dittatura; antifascismo-libertà, e dall’altro quel signi­fi­cato gene­rale di let­tura e senso del rap­porto tra pas­sato e pre­sente in grado di con­net­tere tra loro vis­suti e vicende gene­ra­zio­nali tanto distanti a settant’anni dalla Liberazione.
In que­sto qua­dro, con la crisi della rap­pre­sen­tanza acuita da quella eco­no­mica, il con­flitto sulla memo­ria cam­bia forma e tende a risol­versi in un com­plesso uni­fi­cante quanto iden­ti­ta­ria­mente inde­fi­nito che forse meglio di ogni altra cosa si iden­ti­fica con la nozione del “par­tito della nazione”. L’oblio sui cri­mini di guerra ita­liani piut­to­sto che le stru­men­ta­liz­za­zioni poli­ti­che delle dram­ma­ti­che vicende del con­fine orien­tale e delle foibe sem­brano per­dere la loro stessa alte­rità, inglo­bate da una nar­ra­zione a-conflittuale, e ten­den­zial­mente vit­ti­ma­ria, che tutto tiene insieme e dun­que tutto equi­para in modo indolore.
Così, aperto il set­ten­nato con la visita alle Fosse Ardea­tine, il neo Pre­si­dente della Repub­blica cele­bra pochi giorni dopo il “Giorno del ricordo” e l’immagine com­ples­siva appare sem­pre più sfo­cata in un qua­dro della rap­pre­sen­ta­zione della sto­ria patria che abban­do­nando la rie­la­bo­ra­zione cri­tica del pas­sato si con­cen­tra sulla cen­tra­lità di un pre­sente senza storia.

* storico - da http://ilmanifesto.info

10/02/15

ecco perchè sul 10 febbraio ci sono polemiche e non c'è ricordo a 360 gradi leggi memoria condivisa


 http://www.leganazionale.it/links.htm
http://digilander.libero.it/lefoibe/indexx.htm


Oggi 10 febbraio , dopo aver parlato nei post precedenti ( a cui rinvio la lettura ) degli eventi storici e dele mie sensazioni    ed emozioni che costituiscono tale giornarta , provo ad affrontare il perchè su tali eventi ci sono ancora polemiche e ferite aperte . Un esempio di come dicevo dal titolo del perchè su tali eventi , come quelli del ' 900 italiano , non c'è memoria condivisa \ ricordo a 360 gradi è questo articolo   (  qui l'articolo completo  )  di Ferruccio Sansa

 [----]
ricordare è difficile quando si è carnefici (come è per l’Olocausto), ma è impegnativo anche se sei dalla parte delle vittime. Forse perché una memoria sincera pretende impegno e responsabilità. Richiede lucidità per capire cosa è successo e quale è stato il
proprio ruolo. E vuole compassione per chi ha sofferto. A lungo istriani e dalmati sono stati dimenticati. Respinti (spesso crudelmente ignorati) da quella sinistra italiana che preferiva sposare la causa di Tito (tacendone i crimini). Spinti nelle braccia di una destra che pur essendo responsabile (con Mussolini) della loro tragedia ha poi tentato di conquistarne il consenso. Insomma, istriani e dalmati sono stati traditi dallo Stato italiano che avevano cercato perdendo la propria terra e talvolta la vita.
Speriamo che quest’anno il ricordo non si risolva in distratte commemorazioni, in polemiche politiche. Che non ci induca a rivendicazioni, ma a un’onesta ricostruzione storica che sottolinei l’orrendo genocidio e la pulizia etnica compiuti dai titini, ma non trascuri i crimini fascisti nei confronti degli slavi.
Ma se si riducesse a questo la giornata di oggi rischierebbe di soffiare sui risentimenti: anch’essi stanno nel cuore, si intrecciano alla memoria. Proviamo, per una volta, a ricordare. Le vittime delle Foibe. Ma anche tutti gli italiani, quelli che persero la loro terra e chi rimase in Istria. E speriamo che il ricordo ci aiuti ad affrontare il futuro. L’Italia che – giustamente – ha avuto cura nel proteggere le minoranze altrui che vivono nel proprio territorio, ricordi finalmente le proprie minoranze all’estero.
Abbiamo lasciato un grande patrimonio in quella terra: di cultura, civiltà, bellezza. Di vita. Chi scrive proviene da una famiglia che nei giorni dell’Esodo arrivò in Italia letteralmente su un barcone. Ed è impossibile descrivere il giorno in cui si è ritrovato in un paese, Dignano (in croato Vodnjan), davanti a una tomba con il proprio nome.
Davanti a un portone che i suoi nonni varcavano ogni mattina. L’ha aperto, e d’un tratto ha scoperto che dal profondo gli risalivano le parole di un dialetto che nemmeno sapeva di aver conservato. Ma soprattutto ha sentito – proprio con il cuore – che la sua vita veniva di lì. Nel senso più profondo, la carne. Il sangue.
E all’improvviso ha ricorda
                                   Il Fatto Quotidiano del Lunedì, 10 Febbraio 2014




Quindi secondo me questa legge non ha , almeno fin ora , aiutato a sanare una ferita ancora aperta : l’eccidio degli italiani nelle foibe e l’esodo di quasi trecentomila persone dall’Istria e dalla Dalmazia .anzi ne ha incrementato le polemiche e le divisioni mai sopite a causa della congiura del silenzio caduta su d'essa a cvausa della guerra fredda Ma non per questo smetterò di ricordare e di scriverci post perchè   <<  anche se  voi  vi credete assolti  siete  per  sempre  coinvolti  >>( mia  parafrasi   di una famosa canzone de  andreiana  )

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