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29/07/17

VENERDÌ [ Charlie Gard è morto ] © Daniela Tuscano

in  sottofondo



Legggo ora   sulla nostra pagina fb  che

Charlie Gard è morto . Egli  Non è riuscito a compiere un anno di vita, il piccolo Charlie Gard. Il bambino è morto oggi pomeriggio, in una clinica privata nel quale è stato trasferito dopo che ai genitori l’altro ieri è stato negato di poterlo far morire a casa. “Il nostro splendido bambino se n’è andato”, hanno detto la mamma e il papà.

da http://www.interris.it/2017/07/28/
 Ora  non riuscendo    ad esprimere  le mie  emozioni   \  sensazioni    lascio la parola  alla  carissima  Daniela  Tuscano



  L'immagine può contenere: sMS



Aspetto, adesso sono troppo scossa. No, devo farlo subito. Forse è meglio tacere. In verità, caro Charlie, quest'ultimo proposito mi ha sfiorata molto poco in questo lungo doloroso calvario in cui ho sofferto tanto per te, ma ho anche imparato ad amarti, come fossi un figlio mio. E, credimi, ogni mattina di quest'inquieta, arida estate mi svegliavo col tuo nome sulle labbra. Era straziante ma dolce, straordinariamente dolce perché nessun male, nessuna devastazione possono impedire ai bambini d'essere bambini. E i bambini hanno la dolcezza nella carne, negl'inizi fatti di niente che non vogliono spiegazioni. Finché c'eri, comunque c'eri, la vita umana assumeva una rotondità più piena, una completezza e una solidità. Tacere no, non taccio e non tacerò nemmeno in futuro. Poco m'importeranno le critiche e gli attacchi. Non tacerò perché non sia troppo tardi, perché a forza di preoccuparci della qualità della vita abbiamo decretato che non tutte le vite sono degne d'esser vissute, e l'occhialuto uomo dentro di noi ha soppesato freddamente, col bilancino di precisione, cosa convenisse e cosa no. Abbiamo ragionato in termini di percentuali, considerando solo, naturalmente, la maggioranza; e condannando le minoranze, le più deboli, allo scarto. Abbiamo distorto il linguaggio, come in una moderna Babele; e confuso inguaribile con incurabile. 
Eri nato nella parte ricca del mondo. Bello e biondo. Forse, per taluni benpensanti del progressismo, persino troppo: con te, non potevano appagare il loro ambiguo, narcissico egualitarismo. Bello, biondo e bianco. Un privilegiato. Eppure sei diventato l'immigrato delle nostre coscienze, sei stato figlio in un continente vecchio e sterile, futuro che esigeva di crescere, se non nel fisico, certo nella cura. Fratello dei tuoi coetanei nati sulla sponda sbagliata, devastati da guerre, fame e sfruttamento o annegati su anonimi barconi, come è accaduto anche stamane. 
Come loro, non "valevi" abbastanza; ti è stata negata la compassione. Così, dopo aver irriso e negato il tribunale celeste, ti abbiamo sottoposto a un tribunale umano. La tua famiglia naturale è stata spezzata, e nemmeno con cattiveria; piuttosto, con logica. Non ci siamo proprio accorti, di quella penuria di compassione. Semplicemente, non l'abbiamo considerata. Non potevamo capirla. Ed è questo l'aspetto più terribile della tua, della nostra vicenda.
Sì, perché un domani saremo tutti come te. E nell'opinione pubblica sarà ormai acquisito, ovvio e normale rassegnarsi all'inevitabile, accantonare i tentativi, scansare la ricerca, lunga, perigliosa. Solo noi, nel nostro infermo mutismo, sapremo un'altra verità. 
Ci hai lasciati di venerdì. Giorno che evoca un altro grande silenzio, di cui ormai non avvertiamo più il soffio. Orfani di simboli, anche in tal caso, non capiamo. Un giorno vale l'altro.
Posso solo prometterti che non dimenticherò il venerdì di Charlie. Quando giungerà il mio, ti prego, stammi vicino. 



                              © Daniela Tuscano

03/03/17

L'elzeviro del filosofo impertinente /6

Uno dei tanti difetti di noi umani è proprio quello di giudicare il comportamento e le scelte altrui senza conoscere i fatti. La scarsa empatia che abbiamo dimostrato per dj Fabo, 39enne tetraplegico e non vedente dal 2014, lo conferma puntualmente. Oltre a Fabiano Antoniani ricordo anche Gianni Trez e i casi di Piergiorgio Welby, Eluana Englaro e dagli Usa Terri Schiavo e Brittany Maynard. Per ogni singolo dramma di queste persone si sono imbastiti milioni di processi ideologici sulla sacralità della vita, e le loro  scelte "inopportune" o di chi gli era più prossimo legalmente. Nessuno ha provato però ad immedesimarsi nelle loro esistenze. Senza fare della falsa retorica proviamo per un solo attimo a chiudere gli occhi e ad immaginarci distesi in un lettino senza poterci più muovere, immobili come un tronco d'albero, nutriti soltanto da un sondino e senza possibilità di poter vedere e osservare chi e cosa ci sta intorno. Quale sensazione ricaviamo da questo esperimento mentale? Impossibile da descrivere giacché irreale, non nostro, e soprattutto perché noi 'sani' non riusciamo a sopportare nemmeno un banale e sporadico mal di testa, figuriamoci quindi di vivere un'intera esistenza costellata di sofferenza. In un paese civile il suicidio assistito, 'dolce morte' o eutanasia (non disquisiamo per favore e in questo momento sulla terminologia più idonea) è una grande conquista di civiltà. Come ci ha insegnato Oliver Sacks dietro ogni cartella clinica o termine medico c’è un essere umano che merita il nostro rispetto. In quanto essere umano con piena capacità di intendere e di volere affermo che sono l'unico responsabile della mia vita, e nessuno può vietarmi durante una patologia invalidante o terminale di decidere liberamente di farla finita senza dover espatriare, o far rischiare ai propri cari condanne penali per aver eseguito solamente la nostra volontà. Naturalmente occorre rispettare ed ammirare chi ha scelto di vivere nonostante la grave malattia. La futura legge non obbligherà nessuno a fare qualcosa contro la propria volontà. 
In una vera democrazia ogni cittadino ha il diritto di esprimere la propria opinione purché sia solo sua e non la copia dei riassunti forniti in Chiesa (anche le altre religioni sono contro l'eutanasia quindi il discorso si estende a tutti gli altri credi). La Chiesa che parla tanto di misericordia ha negato a Piergiorgio Welby il funerale religioso, mentre ai mafiosi e ai peggiori criminali non si è mai negato nulla! Bell'esempio di misericordia, e soprattutto molto rispettosa di quel passo del Vangelo in cui Gesù dice: «Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; perdonate e vi sarà perdonato» (Luca 6,37). In effetti per le funzioni religiose dei vari assassini la Chiesa dice di non giudicare nessuno e di attenersi a semplice carità cristiana, ma evidentemente Welby non meritava tanta fraterna benevolenza. Non dimentichiamo che Sant'Agostino definì il suicidio: «un misfatto detestabile e un delitto condannabile», mentre altri santi come Tommaso Moro si dissero favorevoli quando la malattia da cui si era affetti era ormai senza speranza. Recentemente il teologo Hans Küng ha dichiarato che: «È conseguenza del principio della dignità umana il principio del diritto all’autodeterminazione, anche per l’ultima tappa, la morte. Dal diritto alla vita non deriva in nessun caso il dovere della vita, o il dovere di continuare a vivere in ogni circostanza. L’aiuto a morire va inteso come estremo aiuto a vivere. Anche in questo tema non dovrebbe regnare alcuna eteronomia, bensì l’autonomia della persona, che per i credenti ha il suo fondamento nella Teonomia». Ma uno Stato laico deve agire nel nome di tutti e non solo di chi si professa credente. Non mi interessa dissentire da Platone, Aristotele, Kant, Hegel e altri autorevoli pensatori o padri della Chiesa che si schierarono contro il suicidio (assistito). Il problema non è di chi lo teorizza o lo spiega,  bensì di chi lo vive giorno per giorno sulla propria pelle.
Pertanto mi auguro che il nostro Parlamento approvi immediatamente una legge per regolamentare il 'fine vita' senza perdere ulteriormente tempo. Infine sono profondamente convinto che giudicare in astratto le sofferenze dei nostri simili è un atto davvero meschino e disumano.
"Grande Spirito, preservami dal giudicare un uomo non prima di aver percorso un miglio nei suoi mocassini" (Guerriero Apache).


Criap
® Riproduzione riservata

11/02/16

fatti bislacchi di matteo tassinari




in sottofondo Aleksander Ipavec [harmonika] & Piero Purini [sax]




Rileggendo il post , sotto riportato , dell'amico Matteo Tassinari , mi accorgo come dice lui stesso che La morte è ciò che la vita ha sinora inventato di più solido e sicuro



      
E’ dall’inizio della mia vita che la morte m’insegue. Mai una volta che mi volto, nella speranza di non vederla, e invece eccola lì, a guardarmi. Lei sa il giorno, io no. Ma non è una paura. Dal giorno della mia nascita, anche la mia morte con lei è cresciuta, insieme, vita e morte.









Io, Matteo, a 7 anni e già incazzato

Un chiodo da bara Per mano si sono tenute fin dal 1°giorno del trapasso che ancora deve venire. Giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, amico dopo amico, vigliacco dopo vigliacco, pugnalate e tutte le superficialità che ci si trova a 52 primavere sulle spalle e nelle palle. Alcune più rosee, certe insopportabili, altre un po’ più leggere, e le cose cambiano in connessione atipica, esistenze vissute come ti hanno detto.





La legge del Chiodo



Meno atipico, è il vizio il quale ognuno ha la pretesa di soffrire molto più degli altri per aver più attenzioni, ma sono solo menate. E' una presa per il culo per chi soffre sul serio. Chi pretende di impossessarsi del proprio dolore, è un' offesa per chi la malattia lo corrode davvero, a cominciare dalle periferie per arrivare dritto al cuore.
Per farla breve: il mio decesso è iniziato durante la mia nascita. Come un orologio svizzero personale e di fiducia, perché può succedere che certe volte ti devi tagliar via le gambe per sfuggire alle trappole. Fare attenzione, oh voi che vivete, perché vivere può piacere da morire.






La morte è ciò che la vita ha sinora inventato di più solido e sicuro

Una persona che vive con tutte le sue forze perché ha paura, dove andrà? Da chi? Ci saremo? Non ci saremo? Il mistero della vita e della morte, dipende da che parte lo si vuol vedere. Chi era quel filosofo che sosteneva che si muore ad ogni istante? Emil Cioran? Soren Aabye Kierkegaard? Franz Kafka? Non importa, è nozionismo, e il nozionismo, nasce e cresce dalla stupidità, che prende origine dalla superficialità. Gente schifosa!


Non v'è rimedio

Cercate di vivere in modo che la vostra morte rincresca anche all'impresario delle pompe funebri, tanto tra vent'anni sarai più infastidito dalle cose che non hai fatto che da quelle che hai fatto. Perciò molla gli ormeggi, esci dal porto sicuro e lascia che il vento gonfi le tue vele. Un tempo, davanti a un morto, mi chiedevo: "A che gli è servito nascere?". Non v'è rimedio per la nascita e la morte salvo godersi l'intervallo. Ora mi faccio la stessa domanda davanti a ogni vivo. Esplora. Sogna. Scopri.



Partita a scacchi con la Morte ne Il settimo sigillo di Ingmar Bergman, 1956


La morte è l'aroma dell'esistenza  Essa sola dà sapore agli istanti, essa sola ne combatte l'insulsaggine. Le dobbiamo all'incirca tutto. È forse questo che si cerca nella vita, nient'altro che questo, la più gran pena possibile per diventare se stessi, prima di morire? Un ingranaggio che spacca il capello in quattro, tutto accade senza che noi facciamo nulla.
Me ne accorsi che stava camminando sicuro, questo fiero sergente, è severo nella sua custodia della
bara inchiodata, e non c’è nulla al mondo di più tosto di un chiodo da bara. Ogni volta che trascorro del tempo con una persona che sta morendo, m’è successo di più di quanto pensiate, succede un fatto bizzarro e bislacco e buffo per quanto balzano.
In fondo la vita è un sogno da cui ci si sveglia con la morte e il fatto che sono morti non testimonia affatto che siano vissuti. Non v'è rimedio per la nascita e la morte salvo godersi l'intervallo. Rimane il fatto che il dolore è il gran maestro degli uomini. Sotto il suo soffio si sviluppano le anime, scriveva (Marie von Ebner-Eschenbach).






La morte è equa


Parlare di morte è come parlare di denaro, noi non sappiamo né il prezzo né il valore. Tant'è vero che i giorni più importanti della vita sono quello in cui sei nato e quello in cui capisci perché la morte è potrebbe essere l'inizio del secondo tempo? In ogni caso, la morte, si sconta vivendo. Sono paralleli che mi fanno impazzire, non in senso negativo, ma per offrire, come la morte è un’usanza che tutti, prima o poi, dobbiamo rispettare. La morte è ciò che la vita ha sinora inventato di più solido e sicuro e come tutti gli uomini sanno dare consigli e conforto al dolore che non provano, sono tutti specialisti nulla. Il dolore è ancor più dolore se tace. Mentre l'assuefazione a soffrire induce a vivere le gioie come eccessi contro natura, disordini di cui è conveniente tacere. La gioia contagia, il dolore isola.
Ci sono due momenti nella vita di un uomo in cui egli non dovrebbe speculare: quando non può permetterselo e quando può. Non si tratta solo della fine dell'esistenza.
Le frasi sulla morte dimostrano, spesso, la capacità dell'uomo di far fronte a un avvenimento tanto importante, sia dal punto di vista antropologico che da quello religioso.
  C'è gente tanto brava da scrivere due libri contemporaneamente, esattamente, il primo e l'ultimo. Morire non è nulla, non vivere è spaventoso. come Parlare di morte è come parlare di denaro. Noi non sappiamo né il prezzo né il valore.






Con tutta probabilità, la morte, è la più grande invenzione della vita o più semplicemente spazza via il vecchio per far spazio al nuovo. Posso riassumere, dopo tutte le cianfrusaglie scritte, in tre sole parole cosa ho imparato dalla vita, che la vita continua. Dove non so.




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