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08/01/15

The more things money can buy, the harder it is to be poor

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The more things money can buy, the harder it is to be poor "We've become a market society where almost everything is up for sale – there are cash incentives for doctors who diagnose dementia patients and for teachers whose students get better exam results." The problem, says Harvard philosopher Michael Sandel, is that where money determines access to necessities such as health and education, inequality matters more than it otherwise would.



via theguardian.com: http://gu.com/p/443z7/tw




  traduzione 
Le cose più il denaro può comprare, è difficile essere poveri "siamo diventati una società di mercato, dove quasi tutto è in vendita – ci sono incentivi in denaro per i medici che diagnosticano i pazienti affetti da demenza e per gli insegnanti cui studenti ottengono migliori risultati esame." Il problema, dice il filosofo di Harvard Michael Sandel, è che dove il denaro determina l'accesso alle necessità come sanità e istruzione, disuguaglianza conta più di quanto sarebbe altrimenti.
 
 

27/11/13

CASI EDITORIALI. Il saggio (in inglese) di Paolo Mancosu, filosofo sardo ( un filosofo dela matematica ) a Berkeley.pubblica un saggio sulla storia e sulc aso editoriale che fu Il dottor Zivago

 dalla'unione sarda  cultura  del  25\11\2013


CASI EDITORIALI. Il saggio (in inglese) di Paolo Mancosu, filosofo sardo a Berkeley

Caro Giangiacomo, caro Boris: che tempesta, Il dottor Zivago

Così Feltrinelli pubblicò il primo best seller contemporaneo


Un grande poeta russo scrive un romanzo che gli frutterà il premio Nobel. Ma il Cremlino non vuole che sia pubblicato: ne emerge un ritratto poco lusinghiero della storia sovietica. L'autore fa arrivare il manoscritto a un editore italiano, che lo farà tradurre e lo darà alle stampe, dopo un anno di trattative diplomatiche, minacce e intrighi internazionali. Il romanzo diventerà il primo best seller dell'età contemporanea, lo scrittore pagherà il successo con l'isolamento: morirà in miseria, nel 1960.
Sembra il copione di un film sulla Guerra fredda. Invece è la storia vera di una straordinaria avventura letteraria e politica. Inside the Zhivago Storm (Dentro la tempesta Zivago) è il titolo di un saggio pubblicato negli Annali della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli. Non a caso, perché fu proprio Feltrinelli, imprenditore miliardario e più tardi sponsor di rivoluzioni, a imporre Il Dottor Zhivago al mondo, facendolo esordire in Italia nel 1957. E a sostenere Pasternak e la sua famiglia, schiacciati dalla vendetta dell'establishment sovietico. Il romanzo sarà pubblicato in Urss solo nel 1988, sotto Gorbaciov. E solo l'anno dopo il figlio Evgenij ritirerà in Svezia il premio Nobel a cui Boris Pasternak aveva dovuto rinunciare 31 anni prima. Inside the Zhivago Storm è un lavoro meticoloso, articolato e dettagliato, ricco di informazioni inedite. Ma si legge come un romanzo, con passione. Perché con passione (oltre che con rigore accademico) è stato scritto. Non da un critico letterario, bensì da un filosofo: Paolo Mancosu, 53 anni, nato a Sassari, cresciuto a Oristano, laureato (in Logica matematica) alla Cattolica di Milano, dottorato a Stanford, professore ordinario di Logica e Filosofia della Matematica all'Università di California, Berkeley. Un lungo elenco di pubblicazioni e incarichi prestigiosi a Yale, Princeton, Oxford. La corrispondenza tra Pasternak e Feltrinelli, i retroscena delle edizioni pirata in russo (con intervento della Cia), i dettagli della guerra legale dell'editore italiano per proteggere il proprio copyright (e le royalties dello scrittore impoverito) contengono preziosi materiali per gli specialisti. Ma col suo stile senza fronzoli Mancosu trascina anche il lettore ordinario nella battaglia epica tra il totalitarismo e la creatività; tra il comunismo incarnato del Pcus (anche in versione post Kruscev) e quello ideale di Feltrinelli. Commuove l'amicizia a distanza tra lo scrittore, determinato a salvare l'integrità dell'opera, e l'editore che saprà mantenere i suoi impegni. Nonostante le manovre dei burocrati del Pcus e del Pci (del caso si occuperà, all'apparenza senza troppo entusiamo, anche il senatore sardo Velio Spano) e degli intellettuali di partito: il poeta di regime Aleksei Surkov, ma anche una durissima Rossana Rossanda. In attesa di una versione italiana di Inside the Zhivago Storm ne abbiamo parlato con l'autore. Via Internet.
Perché un filosofo della matematica scrive un saggio sulla storia di un romanzo?
È stata una vera passione. Cominciata in maniera insolita. Tre anni fa ho ripreso i miei studi di russo e ho comprato per 20 dollari, in una libreria dell'usato a Berkeley, una versione in russo de Il dottor Zivago . Su Internet ho poi scoperto che alcuni la vendevano per 5 mila dollari: era la prima edizione ufficiale, in russo, pubblicata nel 1959 dalla Michigan University Press. Un libro raro. Incuriosito, ho avviato qualche ricerca. Pensavo che magari avrei scritto un articoletto, ma più scoprivo e più volevo sapere.
Dove ha fatto le ricerche?
Dapprima negli archivi americani (Stanford, Michigan, Yale), poi ho raccolto materiali sovietici ed europei. Infine, Carlo Feltrinelli mi ha dato accesso per la prima volta al ricco archivio della casa editrice. È finita con un libro di 400 pagine e un'esperienza umana che è stata quasi una favola.
Quando ha letto il romanzo per la prima volta?
All'Università. Poi due volte mentre lavoraravo al libro.
Ha altri interessi di carattere storico o letterario?
Sì, da sempre. In Filosofia della matematica i miei contributi si distinguono da quelli più tipici della Filosofia analitica perché spesso incorporo ai problemi tecnici anche una prospettiva storica. Quanto all'interesse letterario, è presente fin dal liceo, anche se limitato alla lettura.
Che autori le piacciono?
Sono un eclettico. Se ci limitiamo alla letteratura, Proust, Musil e Svevo hanno avuto un forte impatto. Nella saggistica consiglio sempre il bellissimo Praga magica di Angelo Maria Ripellino. Ma leggo molto anche di musica. Specie di tango, dato che suono il bandonèon.
Che idea si è fatto di Feltrinelli?
Personaggio poliedrico, affascinante. Purtroppo, nella memoria popolare è rimasto quasi esclusivamente il ricordo della sua adesione alla lotta armata e della sua tragica fine nel 1972. Visione riduttiva. Feltrinelli era un uomo d'affari, intensamente impegnato per la cultura. Ha dato vita alla Biblioteca (poi Istituto) Feltrinelli, uno dei maggiori centri per lo studio della storia dei movimenti sociali, e alla casa editrice. Nel suo (unico) viaggio in Russia, a cavallo tra la fine del 1953 ed il 1954, poteva discutere coi dirigenti dell'Istituto Marx-Engels l'acquisizione di opere importanti per la storia del movimento operaio e al tempo stesso rappresentare dieci aziende in negoziazioni che andavano dall'importazione di pino siberiano all'esportazione di essenza di bergamotto.
Come poteva Feltrinelli essere un comunista e investire la sua fortuna personale in quell'ideale, pur vedendo le difficoltà di Pasternak?
Non c'è contraddizione. Feltrinelli era un uomo di sinistra ma nel 1956, dopo i fatti d'Ungheria, aveva rinunciato all'idea che l'Urss fosse il modello del socialismo. La sua difficoltà fu proprio quella di trovare la terza via tra Urss e blocco capitalista.
È agghiacciante il ruolo dell'Unione degli scrittori nell'emarginazione di Pasternak.
L'Unione degli scrittori aveva un potere incredibile. Esserne espulsi, come avvenne a Pasternak dopo il Nobel, equivaleva a non poter più lavorare. L'Unione doveva garantire l'ortodossia ideologica dei membri. Spesso era ancora più intransigente del Partito, quasi a voler evitare qualsiasi possibile critica per mancanza di vigilanza. Nel libro, c'è una bellissima lettera del traduttore Zveteremich a Feltrinelli, datata ottobre 1957: racconta come a Mosca lo avessere minacciato perché sospendesse la versione in italiano de Il dottor Zivago e di come l'Unione fosse più rigida del Pcus.
Lei riferisce la strenua campagna di Feltrinelli per difendere il copyright delle varie edizioni nel mondo. Battaglia di royalties o di principio?
Feltrinelli era un editore e quindi proteggeva anche gli interessi economici suoi e di Pasternak. Se il testo fosse divenuto di dominio pubblico, avrebbe perso i guadagni ma anche il controllo sulla qualità e la possibile interpretazione dell'opera. Feltrinelli voleva evitare che Il dottor Zivago venisse utilizzato in chiave anti-comunista o pro-capitalista. La possibile pubblicazione dell'opera da parte di forze anti-comuniste di emigrati russi, inoltre, avrebbe ulteriormente aggravato la posizione di Pasternak.
Daniela Pinna

25/06/08

Di chi?





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FAR FINTA CHE TUTTO SCORRA
COME ACQUA DI RUSCELLO
ATTESA
ATTESA
DI CHI ?
FORSE COSA VERAMENTE ASPETTI. NON TROVO RISOLUZIONE.
IMMENSA LA VITA
COME COROLLE DI FIORI
CADONO LENTE
DOLCEMENTE MUORE !



28/05/08

la chiesa prima di fare le solite crociate guardfi dentro se stessa

Le ultime dichiarazioni del cardinal Bagnasco sull'allarme   pornografia nelle  Tv  satellitare mi fanno venire  in mente   questa strofa  di Dio è morto di Guccini  più precisamente questa : << (... ) il perbenismo interessato\ la dignità fatta di vuoto\l' ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto\e un dio che è morto (...) >> ciò mi permette  di ricollegarmi e di riprendere la discussione intrapresa ad un mio precedente post
Bagnasco potrebbe anche non avere ha tutti i torti ad essere preoccupato ma non è solo attraverso la televisione la disponibilità di film porno è già molto ampia. Sul digitale terrestre sono già iniziate le grandi manovre del Consorzio Glamour, società svizzera, capitali francesi e italiani, dieci milioni di euro investiti che dovrebbero diventare 70 milioni in pochi mesi, per far partire un nuovo bouquet di canali porno sul digitale terrestre, canali criptati e a pagamento, ovviamente. Ma non c´è bisogno di attendere il 2012, già oggi, comunque, sono molte le televisioni private  locali soprattutto  che trasmettono porno
a pagamento utilizzando il satellite, e moltissime le tv che si muovono ai confini fra erotismo e  porno, trasmettendo a tutte le ore del giorno e dopo  la mezzanotte le più  "sobrie " in chiaro telefonate hard in diretta, restando al di qua del porno ma facendo grande pubblicità alle hotline telefoniche. Infatti come dice questo articolo ( di cui  rilascio sotto un estratto  )
la pornografia o erotismo spinto che dir si voglia : << (...) E' l'ultima frontiera della pubblicità, quella che ama far scandalo, quella che vuole farsi notare a tutti i costi e che, negli ultimi tempi, ha scelto con sempre maggior frequenza la strada del sesso spinto.       Magari simulato,come può notare chi osserva anche  in rete  nella campagna pubblicitaria di due anni fà  della Diesel, fatta di tre piccoli clip in cui le immagini all'inizio sembrano essere  come quelle di un film porno ma che poi,nel finale, dimostrano di essere sicuramente più innocue. La nuova tendenza è comunque quella del sesso esplicito, come nella campagna promozionale della ditta tedesca di sigari Independance, che ha realizzato un video promozionale nel quale due ragazze arrotolano un sigaro in maniera tutt'altro che tradizionale. O patinato, come la serie di manifesti in stile "fetish" realizzati dalla catena di negozi Cosmos,in Austria,per pubblicizzare prodotti di elettronica di consumo. (...) A dettar legge in questo campo sono soprattutto le campagne promozionali delle aziende internazionali di profumi, di moda e di prodotti di bellezza, che hanno spostato di molto nel corso del tempo il confine del comune senso del pudore. Ma a giocare il ruolo più importante nell'uso di immagini sempre più esplicite è Internet, che ha permesso ad aziende come la Cosmos o la Shai di mettere in circolazione spot decisamente più osé proprio perché non sono dirette al grande pubblico televisivo. >> di repubblica  non ricordo al data  .
Quindi ecco che il Cardinale scopre l'acqua calda perchè come dice Antonio dipollina su repubblica d'ieri ( 27\5\2008 : << (...)
Insomma, se proprio è un problema, la Chiesa sarebbe dovuta scendere in campo da tempo, al massimo della potenza e schierando tutte le proprie divisioni. Il richiamo invece alla sola tv e al moltiplicarsi dei canali (in realtà atteso come manna e segno di libertà in senso buono) rischia di indebolire il tutto: perfino l´avvio del discorso di Bagnasco, quello contro i modelli negativi che escono dal piccolo schermo e in programmi che di pornografico, a prima vista, non hanno nulla.(..) >> trovate l'intero articolo nell'archivio del sito  giornalistico http://stage7.presstoday.com/
Ecco che  l'appello   lanciato da  Bagnasco  mi puzza e mi sa  un po'  d'ipocrisia e falso moralismo  perchè  : 1) prima di fare le solite ( giuste o sbagliate , condivisibili o meno ) crociate non si guarda casa e pretende da loro prima di farla a gli altri un po' di morale soprattutto sulla pedofilia Il più orrendo dei crimini. L'ombra peggiore sulla Chiesa. I silenzi, il dolore, le reticenze. Le parole delle vittime. Due dati, tra gli altri, che si possono leggere in Viaggio nel silenzio di Vania Lucia Gaito (Edizioni Chiarelettere, 273 pagine, 13 euro): in Italia i casi noti di pedofilia clericale sono una cinquantina ma le segnalazioni molte di più. L'elenco dei sacerdoti condannati per pedofilia è disponibile. Nel libro vengono ricostruiti episodi e si fanno nomi e cognomi. Ma quel che si vuol capire è il perché. Partendo dall'educazione nei seminari. Ne viene fuori un quadro allarmante: la mancanza di uno sviluppo psico-sessuale normale può spiegare la tendenza alla pedofilia. Le diocesi americane, dopo lo scandalo che le ha investite, hanno chiuso
i seminari minori. In Italia continuano a essercene più di 100. E la testimonianza dell'ex sacerdote Alessandro Pasquinelli (che patteggia e sconta ingiustamente una condanna per pedofilia) accende i riflettori sul problema: "Ho l'impressione che nei seminari ci fosse una percentuale di omosessuali molto alta. È capitato anche a me di ricevere proposte". Oppure esponenti ecclesiastici che in barba al celibato hanno figli e mogli o rapporti sessuali . 2) Invece di preoccuparsi solo di televisione e digitale e non solo dove l'hard e l'erotismo sono in canali a pagamento o criptati o i quelli locali a notte tarda , non fa la stessa campagna su internet dove a differenza delle tv non si può scegliere il canale , e la pornografia ( o erotismo estremo ) spinta è dilagante ed è quasi imposta, spesso con furbizia e stratagemmi vari , ai navigatori e dove soprattutto non si fa come avviene in tv o nei giornali porno differenze fra le varie perversioni ed è bandita la pedofilia .


Ora Ora molti\e di voi leggendo tale post crederanno che

sia un bacchettone e simili invece sono come ho già dimostrato sempre in un  altro 
mio precedente post  un pornodipendente di 2 livello infatti al test del sito di psicolinea  risulta : <<
Un po’ ti capita, ma sicuramente molto fai tu stesso/a per entrare in contatto con la pornografia: è un mondo che ti incuriosisce e ti affascina, nel quale ti senti veramente libero/a di poter ‘ascoltare’ ed esprimere i tuoi istinti meno confessabili. In ogni caso la tua vita appare ancora sotto controllo e non sembra vi siano rischi gravi di compromissione dell'equilibrio affettivo e sessuale >> . Infatti ,  a causa  di questa mia  "sindrome"  ancora non acuta  mi  sono capitati  equivoci con utenti  splinder che hanno il blog  privato  .  Ecco un a chiaccherata recente  in una chat  con una utente splinder   ommetto  per  ragioni di privacy  ogni riferimento,indicandola solo con il generico Lei, alla persona in questione e l'url della chat  fuori da   splinder  in questione 






Io = il  tuo nik e la tua foto sensuale e arrapante , mi incuriosisce , cosi pure quei puntini di sospensione del tuo profilo ,  mandami l'autorizzazione ad entrare nel tuo blog


 Lei  = di cosa sei curioso? ieri ho già avuto problemi con qualche curioso un pò troppo arrapato  come dici tu. se non ti dispiace dovresti spiegarmi meglio la tua curiosità prima di farti entrare.
 

Io =  ho scambiato un semplice un semplice blog privato  un blog erotico . E sto cercando di sconfiggere  la mia pornodipendenza concentrandomi sull'erotismo
Lei = immagino che la tua eroticodipendenza ed i tuoi interessi a riguardo io possa considerarli un tuo problema e non mio;) me lo permetti ? Le foto che ho adoperato non sono neanche erotiche.
Se sei un estimatore della materia penso tu lo sappia e lo abbia appurato quando sei passato.ti ringrazio della tua presenza.
Ma per ora scusami.;) non desidero essere circondata da studiosi di anatomia femminile e connessi. ciao.;)


Io = certo . Ma sappi  che   , lo  ripeto ancora  , NON SONO SOLO QUELLO  come  puoi vedere dal mio blog  .  Ok fa niente pazienza , mi sarebbe piaciuto visti i tuoi interessi che hai lasciato nei profilo , scambiarci pareri , sui libri , musica e quant'altro . ma se non vuoi pazienza . spero cmq di ritrovarti o come utente  visto che ti ho mandato  l'invito  o  come commentatrice  nel mio blog .
con amicizia
Lei = per ora vorrei starmene tranquilla.con i miei nuovi amici.tranquilli anche loro;) ti ringrazio dell'invito; )hai un bel blog e anche molti interessi;)
mi complimento con te.ciao.

 IO = ciao spero  se lo vorrai  ( altrimenti pazienza  è stato belo conoscerti  )  di poterci rincontrare e di leggere , quando lo vorrai , ,sul tuo  se  mi autorizzi   a leggere  i tuoi post   o sul mio  se accetti il mio invito o se  commenti  . Faccio presente    che  era già  successa una cosa simile con una mia utente poi ci siamo chiariti , lei mi ha mandato l'invito ,di solo lettura - cioè impossibilità di scrivere e commentare sul suo blog -- dei suoi post

Lei =  grazie della tua compresione.

16/08/07

Sul valore dell'esperienza (e della vita)

    Il dottor Rogé ha bevuto il suo calvados. Il suo gran corpo s'affloscia, le palpebre gli s'abbassano grevi. È la prima volta che vedo il suo viso senza occhi. Sembra una maschera di cartone, come quelle che si vendono oggi nei negozi. Le sue guance hanno un colore rosa orribile. La verità m'appare d'un tratto: quest'uomo morirà presto. Di sicuro lo sa anche lui; basta che si sia guardato ad uno specchio: di giorno in giorno rassomiglia sempre più al cadavere che sarà. Ecco che cos'è la loro esperienza; ecco perché mi son detto tante volte che odora di morte: è la loro ultima difesa. Il dottore vorrebbe pur credervi, vorrebbe mascherarsi l'insopportabile realtà: ch'egli è solo, che non ha capito nulla, che non ha passato; con un'intelligenza che gli s'intorbida, e un corpo che si sfascia. E allora egli ha apprestato ben bene, ha ben sistemato e imbottito il suo piccolo delirio di compensazione: dice a se stesso che progredisce. Il suo pensiero ha delle falle? Vi sono momenti in cui il cervello gira a vuoto? è perché il suo giudizio non ha più l'impazienza della gioventù. Non capisce più quel che legge nei libri? Ma è perché è così lontano dai libri, ormai. Non può più fare l'amore? Ma l'ha fatto. Aver fatto l'amore è molto meglio che farlo ancora: a distanza, si può giudicare, si può confrontare, si può riflettere. E in quanto a quell'orribile viso di cadavere, per poterne sopportare la vista sullo specchio si froza di credere che vi siano impresse le lezioni dell'esperienza.


tratto da: Jean-Paul Sartre, La nausea, Einaudi, 2007, pagg. 97-98

23/04/07

Senza titolo 1777

ecco cosa succede a pensarci troppo







ringrazio la  cdv  indiretta ( ovveromtutti\e   coloro che  o non  hanno accettato  l'invito  -- e non  mi  hanno detto  ne ringreaziato  ne  rifiutato -- e rimangono nella lista  d'attesa  o quelli che  avendo accettato  l'invitato non hanno mai scritto o  o commentato   neppure una volta  )   www.splinder.com/profile/azalais



27/03/07

Senza titolo 1723

Più passo il mio tempo a vivere e più mi convinco che la gente si nasconda.
Dietro uno o più gesti.
Dietro una o più parole;
taciute o deliberatamente inascoltate.
Più studio il comportamento umano, la sua quotidiana applicazione, più sono portato a credere che la menzogna, in noi uomini e voi donne, sia la pratica più diffusa, l'inclinazione mentale a cui tutti, volontariamente o meno, tendono. Quanti segreti si nascondono dietro l'evidenza? Quante pulsioni vengono ogni secondo represse dal comportamento che ci imponiamo di seguire, nella vita reale?
E' una domanda a cui non ho riposte, perché se c'è una cosa che ho compreso è che impossibile penetrare a fondo una mente che non sia la propria. Mi è dunque impossibile considerare il numero pressoché infinito di variabili che ogni singola persona può inserire in uno schema che in questo modo diviene letteralmente inafferrabile: la società.
Ma sto divagando.
Ciò che importa è tutto ciò che nascondiamo al mondo, e spesso a noi stessi.
Ciò che importa sono proprio quei gesti e quelle parole che ci lasciamo sfuggire.
Ciò che realmente ha un significato sono solo le espressioni del vostro viso, quelle che non riuscite a controllare, il tremito della vostra mano nell'avvicinarsi all'oggetto o alla persona che desiderate, lo sguardo che inevitabilmente ponete su esso, l'impazienza che provate nel non possederlo, e l'insoddisfazione che questo vi provoca, il dolore che questo vi porta, talmente intenso da divenire un abitudine o una necessità.
Quando agite, lo fate nella coscienziosa o involontaria speranza di esaudire le vostre pulsioni, di soddisfare il vostro innegabile istinto. Dopotutto, cos'è un desiderio se non un irrazionale necessità? Cos'è l'amore se non un inspiegabile desiderio? Cos'è la cupidigia se non la necessità di possedere tutto, troppo, immotivatamente? E l'avarizia non è forse un istinto di autoconservazione, pur sempre legato all'umano concetto del denaro? Scavate a fondo in voi, e sotto ogni vostro atteggiamento potreste trovare un secondo e più segreto fine.
Sotto ogni silenzio si potrebbe udire un enorme e straziante grido di desiderio represso, non esprimibile.
La domanda, ora è:
perché?
Perché farci del male così, fingendo di non volere nulla, fingendo che sia giusta e sana la repressione che il comune vivere e la nostra umana intelligenza ci costringono ad applicare su qualcosa che è l'espressione della stessa animalesca natura dalla quale inevitabilmente proveniamo?
La risposta sta forse proprio nella necessaria convivenza a cui la nostra specie è portata geneticamente:
se i desideri di tutti gli esseri umani del mondo, di tutte le genti che respirano, venissero sempre espressi, e l'irrazionale elevato a necessità comune, forse più nessuno di questi verrebbe ascoltato, nessuno più di questi avrebbe la pur lontana possibilità di essere, anche in minima parte, esaudito.
Forse per questo è giusto che la parte più irrazionale di noi stessi venga da noi stessi ignorata;
forse per questo è giusto soffrire, almeno un pò, ogni giorno.

(Se tra queste poche righe c''è qualche errore, perdonate, non avrò il tempo di rileggere, ne di correggere;
chiunque sia interessato ad un simile discorso, può facilmente trovarmi nell'enorme blogsfera di splinder)

04/08/06

Senza titolo 1393


in  questo ultimo mese  estivo  oltre al tragico 26° anniversario   dellan della strage  alla  stazione  di bologna ( vedere  foto  qui al lato  una delle foto che troverete sul collegamento ipertestuale     e  qui per chi  vuole ricordare  o non  conosce  tale  evento )    da poco celebrato  ,  si celebra  anche  il ventennale di Dylan  Dog  il  fumetto più longevo della Sergio  Bonelli editrice   dopo i suoi  classici  come  Tex,Zagor e  anche Mister No .
Esso  è stato  ( e lo  è tutt'ora  ) il mio bagaglio   di viaggio  . E grazie a lui  che  ho  imparato (  anche se non sempre riesco a metterla  in pratica   )  a rispettare la sensibilità degli altri  ,  a non giudicare per il loro passato e le  loro scelte  , ad inizare  (  è ancora in corso ) il percorso  dell'anti razzismo e  dela non violenza  .
Dall'anterprima   del sito  non ufficiale  Ubcfumetti   (  qui l'articolo  sconsigliabile  a  chi  odia le anticipazioni  ) desumo che da  qui  a ottobre    ne  vedremo dele  belle   . Infatti anche il quotidiano l'unita
pubblichera  da  sabato  a puntate La storia di Dylan Dog  Zed ( la  prima  storia   che me lo ha  fatto scoprire  )  L´ha scritta e sceneggiata Tiziano Sclavi e l´ha disegnata Bruno Brindisi, una delle migliori matite italiane, dal tratto elegante ed accurato. È stata pubblicata per la prima volta nell´albo n. 84 della serie mensile, uscito nel settembre del 1993. Come tutte le storie dell´«indagatore dell´incubo» è il trionfo della citazione. Ve ne svelo due: una riguarda il personaggio di Scout le cui sembianze sono quelle dell´attore francese Christopher Lambert; l´altra le creature dei Morloch e gli Eloi che abitano la magica terra di Zed, «copiate» dal romanzo La macchina del tempo di H.G.Wells, in particolare nella versione cinematografica di George Pal dal titolo L´uomo che visse nel futuro (1960). Ce ne sono altre e scoprirle è un gioco che lascio  a  vopi miei  cdv  ,
Dylan stesso è una citazione: ha la faccia e il corpo agile dell´attore inglese Rupert Everett, come pure una citazione è il suo fido aiutante Groucho Marx, identico nel nome e nell´aspetto al celebre comico e, come lui, inesauribile fonte di battute e freddure. Citazione è la via dove abita Dylan Dog, Craven Road, omaggio al regista horror Wes Craven. Per questo «citazionismo» Dylan Dog è stato definito il primo fumetto postmoderno: per questo suo pescare ( anche se  adesso   sta perdendendo  un po' di smalto  ) nei generi letterari e cinematografici ma anche nella musica, nella tv, nei cartoon e ovviamente nel fumetto, costruendo un linguaggio di linguaggi, una narrazione di narrazioni. Tiziano  Sclavi, il suo inventore, dice, citando (e come sennò) Totò, che «tutti sono capaci di fare, è copiare che è difficile!». E ha ragione, perchè nelle storie di Dylan Dog scritte da lui (e dai molti suoi allievi, a cominciare dal bravissimo Mauro Marcheselli,e  paola Barbato  che hanno ben imparato la lezione) non c´è nulla di scontato ( o quasi )  e il «già visto» ( più che il «già detto», perché il fumetto è linguaggio essenzialmente visivo ) lo vede chi vuole e sa vedere. Qui c´è una delle chiavi dell´enorme successo di questo fumetto nato nel 1986: nell´essere un testo ricco di sottotesti che possono essere letti e goduti da età, culture e sensibilità diverse.
Ma c´è altro. C´è una capacità narrativa e di sceneggiatura che ha pochi eguali, anche se non tutte le 239 storie uscite fino ad oggi, come succede alle ciambelle, sono riuscite col buco. C´è ritmo e montaggio come nel miglior cinema, spesso con finali che non chiudono ma aprono al dubbio e alla «scrittura» dello spettatore che, se vuole, può mettere lui la parola fine. C´è o ci potete trovare simboli, allusioni, metafore e, se proprio volete - com´è sacrosanto - soltanto divertirvi, potete abbandonarvi al «piacere della lettura».
E poi ci sono i «segni». I disegni, insomma, ormai diventate «icone», come Dylan e la sua mise: jeans, camicia rossa, giacca nera e scarpe Clarks. Su Dylan Dog sono nati, si sono esercitati e sono cresciuti grandi talenti. Claudio Villa che ha definito i tratti grafici e fisici del personaggio e che è stato l´autore delle copertine fino al n.41; Angelo Stano che ha raccolto l´eredità delle copertine e che, aveva disegnato il primo numero L´alba dei morti viventi, con quel suo stile inconfondibile che cita Egon Schiele; e poi Giampiero Casertano, Corrado Roi, Bruno Brindisi, Giovanni Freghieri, il duo Montanari&Grassani, Luigi Piccatto e tanti altri  ed  è  questo  che  continuo a comprarlo  anche  se  mi sta piacendo sempre meno  per : 1)  monotonia  ; 2)  modello centralizzato   imposto dalla casa editrice  ,  ne sono un esempio certe storie   che  sembrano più adatte a Martn Mystere  . 3)  paura di  rinnovare il personaggio  , come es  , perchè  non farlo rientrare  a
ScotIand  e dargli un  ufficio   che   si occupi dei  casi  Xfile  (  proprio come  l'omonima serie  tv  )  ,  o magari fare  delel storei  del passato in cui  Dylanm era  ancora  un poliziotto   e  gli si presentano  casi   Xfile  . Se  continuano a comprarlo è perchè : 1)  e proprio come  me  alla continua ricerca  di un centro di gravità permanente  ; 2)  per sapere   se   si risolvono i misteri che ancora lo caraterizzano  , l'origine del suo flauto  ,  il perchè  suona ( anche se  ora sempre di meno )  il trillo del diavolo di  Giuseppe Tartini ( qui   una guida  all'ascolto  di tale  autore  ) . Inoltre  ciò che cartatterizza Dylan Dog  sono  anche gli oggetti, le pose, le situazioni, le frasi ricorrenti, i «tormentoni» insomma. Dylan che suona il clarinetto e costruisce un veliero che non riesce mai a finire; il campanello della sua casa che non suona ma lancia un uaarghh!, urlo terrorizzante che sveglia il vicinato; il maggiolino di Dylan, una scassata Volkswagen con la targa Dyd 666 (il numero del demonio); la paga giornaliera da investigatore (50 sterline più le spese); l´imprecazione preferita da Dylan (Giuda ballerino!); e le infinite battute di Groucho.
Dylan Dog ha a che fare con la violenza umana e disumana, ma non è un violento, non porta la pistola e, se proprio è costretto ad usarla, la chiede al fido Groucho che sta sempre lì pronto a lanciargliela. Non ama l´alcol. In compenso ama molte donne e ad ogni storia ci finisce a letto; qualche volta si è innamorato per davvero. Risolve tutti i casi ma non ha ancora risolto, come molti di noi, il rapporto con il padre e la madre. Che si affacciano ogni tanto nelle sue avventure sotto le forme diaboliche e fatate di Xabaras e Morgana. Nel numero 100 e nel 200 ci ha rivelato qualche cosa di quei rapporti (anche di quello con l´amico e rivale ispettore Bloch). Chissà se nel numero 300 ci farà capire chi è veramente Dylan Dog ?  Io Spero di Si 
Voglio concludere  il post  con un'intervista  che trovate
in versione cartacea   ( o online   fra  gli articoli scelti se  siete registrati )  sull'edizione  dell'unita di oggi 4\8\2006  fatta  Tiziano  Scalvi  :

<<

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Sclavi: «Io e Dylan anarchici a fumetti >>   di  Renato Pallavicini


Lo celebriamo un po´ in anticipo, con quest´intervista a Sclavi e con la pubblicazione su l´Unità (a partire da domani e fino al 29 agosto) di Zed, una delle sue storie.
Vent´anni di Dylan, vent´anni a fumetti ma, anche vent´anni di vita. Che cosa è cambiato, da allora, nel personaggio e nel suo autore?
«Io sono di vent´anni più vecchio di lui, purtroppo. I personaggi dei fumetti, nella maggioranza dei casi, hanno sempre la stessa età (nel caso di Dylan circa 33 anni, cioè quanti ne avevo io quando l´ho inventato), e per loro cambia ben poco. Per me è cambiato tutto, sono successe mille cose. Ma non voglio annoiarvi con la mia storia: quelle di Dylan sono, spero, molto più divertenti».
Come, dove e quando nacquero idea e personaggio?

«Dylan è nato in modo molto semplice. La Bonelli veniva da una serie di tentativi purtroppo falliti in altri campi dell´editoria (per esempio la rivista Pilot, che io avevo diretto), e si è deciso di tornare a concentrarci sui nostri classici albi, da Tex a Zagor> a Mister No, creandone possibilmente qualcuno nuovo. Io, seguendo una mia passione di sempre, ho proposto il tema dell´horror, subito accettato dall´editore, altro fanatico del genere. Il personaggio poi è nato a tavolino, con molte discussioni tra Sergio Bonelli stesso, il direttore Decio Canzio e me. In realtà non mi interessava molto chi fosse, se avesse una spalla comica o meno, se agisse a New York o a Londra. La mia aspirazione, indubbiamente ambiziosa, era di creare un linguaggio nuovo, e di infrangere la vecchia barriera tra "fumetto d´autore" e "fumetto popolare". Il pubblico e la critica (Giorello, Faeti, Eco...) hanno detto che ci sono riuscito».
Dopo un avvio in sordina, Dylan Dog è esploso come fenomeno editoriale e di costume, portandosi dietro anche qualche polemica assurda (che oggi appare ancora più assurda). Come autore le ha mai pesato questa popolarità e, in un certo senso, questa responsabilità?

«Prima di tutto Dylan Dog non è mai, dico mai, stato oggetto di nessuna polemica. Ben più di una polemica hanno suscitato invece i suoi imitatori, che nascevano come funghi: hanno provocato addirittura un´interrogazione parlamentare in puro stile maccartista contro i fumetti horror, e la cosa che più mi è dispiaciuta è che a firmarla ci fossero anche uomini di sinistra. Un solo commento: vergogna. Quanto alla responsabilità, l´ho sentita moltissimo. Più le vendite aumentavano, raggiungendo quote vertiginose, più avevo paura. Paura di sbagliare, di non essere all´altezza, di esagerare con lo splatter e le scene violente suscitando anch´io l´ira ottusa da caccia alle streghe. È stato un periodo bellissimo, certo, ma anche molto angosciante».
Si è mai stancato di Dylan Dog?
«No, e non ho mai capito, per esempio, perché Conan Doyle sia arrivato a odiare così tanto il suo Sherlock Holmes da volere ucciderlo in una storia. Dylan mi è simpatico, abbiamo molte cose in comune (non le fidanzate, purtroppo) e il nostro modo anarchico di vedere il mondo è molto simile».
Dylan Dog si è sempre confrontato con temi civili e in più di un´occasione ha manifestato il suo impegno. Pensa che il fumetto, in generale, debba assolvere anche a questo compito?
«Il fumetto deve soprattutto divertire, la sua funzione è questa. Se poi, mantenendo il divertimento, si riesce a infilarci qualcosina in più, tanto di guadagnato. E il pubblico ha mostrato di gradire. Anzi, a poco a poco, l´elemento sociale (non diciamo politico) è diventato uno dei principali motivi di successo».
Nel numero 100, per la prima volta, in conclusione alla storia, al posto del tradizionale «fine dell´episodio», c´era solo la parola «Fine». Ma poi è venuto il numero 101, 102, 103 e... siamo arrivati al numero 240, in edicola in questi giorni. Pensa che un giorno vorrà definitivamente chiudere con Dylan?
«No. O almeno non io. Mi spiego: come dicevo prima, un eroe di carta ha sempre la stessa età, mentre l´autore invecchia e, anche se nel mio caso lo ritengo improbabile, muore. E molto spesso l´eroe sopravvive al suo creatore. Ecco, mi piacerebbe che andasse così. Avrei lasciato un piccolo, piccolissimo segno nel mondo».
C´è un´idea, un nuovo personaggio che tiene nel cassetto?
«Alcune idee ci sono, sì, ma ripeto che sono vecchio, e la fatica di mettersi a scrivere, dopo più di trentacinque anni di questo lavoro, è spesso insormontabile. Ho usato "spesso" come parola di speranza: spesso, non sempre...».
Che cosa le va di dire ai lettori de «l'Unità?» che da domani si troveranno Dylan Dog sul loro giornale?
«Oddìo, mi sento come il condannato che deve dire una frase storica prima di mettere la testa sotto la ghigliottina! E allora citerò un episodio scritto dal mio amico Fruttero e dal povero Lucentini: c´era appunto un condannato che avrebbe voluto dire qualcosa di importante prima di andarsene, ma era un operaio, un uomo semplice, incolto. Avrebbe voluto dire probabilmente «Lavorate tutti insieme per un mondo migliore, l´utopia, se si vuole veramente, si può realizzare». Ma le parole non gli uscivano, e l´unica cosa che gli venne in testa fu: «Sarti, fate bene le asole per i vostri bottoni». Mi sembra una cosa commovente e bellissima».

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 con questo  è tutto  all'uscita  del numero in edicola



 

19/06/06

Senza titolo 1343


Perché, in ultima istanza, dei manager dovrebbero rivolgersi a dei filosofi per lavorare meglio?


Prima di tutto per una questione di metodo. I filosofi sanno fare ricorso al metodo socratico del dialogo. Un metodo mai assoluto, ma molto duttile che si basa più sull’ascolto che sull’indottrinamento. È quello che il filosofo tedesco Gadamer chiamava il metodo o l’arte della domanda e della risposta. È un esercizio di dialogo dove si impara a conversare ascoltando gli altri e se stesso.


È un esercizio utile perché s’impara a sviluppare un senso critico delle cose e delle relazioni umane che, per loro natura, sono conflittuali. Tra la domanda e la risposta comunemente si tende a dare maggiore importanza alle risposte. E si sbaglia.Perché, invece, il ruolo della domanda è quello di impostare il discorso, è quello di aprire lo sguardo, è quello di dare senso alle cose tramite il linguaggio che è il vero “strumento” con cui gli uomini comprendono e fraintendono (e forse si comprendono proprio perché tendono a fraintendersi).


Ma il vero pregio della filosofia è la messa in luce della condizione umana. La più autentica utilità della filosofia è lo svelamento (sempre parziale) dei limiti umani. Sofocle dice nel suo Edipo a Colono:


"Chi vuol vivere oltre il limite giusto e la misura perde la mente ed è in palese stoltezza".


La filosofia è la ricerca del limite che non è standard perché non è un punto geometrico. La “giusta misura” è sempre da ricercare perché riguarda l’azione dell’uomo che non è stabile, ma appartiene al regno del divenire. Nella sua Etica a Nicomaco (sono, pensate un po’, solo degli appunti) Aristotele dice:


"Non si ha a che fare con ciò che accade sempre, come nella matematica o nella geometria, ma con ciò che accade per lo più, con ciò che fa la sua comparsa di volta in volta, in modo imprevisto e in tutti quei casi in cui non è chiaro come andranno a finire le cose, e quelli in cui la conclusione è del tutto indeterminata ".


La filosofia così ci porta nel cuore stesso dell’azione e della nostra vita. Ci mostra come i problemi di senso dell’esistenza umana coinvolgono tutto il nostro essere e non sono risolvibili a mo’ di un problema tecnico o matematico o scientifico. Le domande della filosofia (qual è il senso della vita?, come devo vivere?, cos’è il bene?, che cosa devo fare?…) non si trovano in nessun libro e non ce le può dire nessuno che non sia il nostro stesso essere. Sono problemi di senso che generano conflitti perché i valori nei quali gli uomini sono portati a credere e vivere per educazione, convinzione o abitudine non si fanno ricondurre a un sistema scientifico, bensì alla vita stessa e alla sua comprensione.


La consulenza filosofica, come una moderna paideia, se svolge bene il suo compito può aiutare a addolcire gli istinti di aggressività dei mortali che, in ultima istanza, hanno la loro origine nella paura e nella gelosia. Spesso in un’azienda occorre recuperare serenità.


Desiderio

03/06/06

La filosofia di Mobbing-Sisu

MOBBING SISU  è un sito personale, non politico né affiliato ad alcuna organizzazione commerciale. La filosofia del sito è di divulgazione informativa dell'attualità circa l'applicazione in Italia della cultura, della civiltà, della scienza, dei diritti umani e della legge, soprattutto per quanto attiene la crescente piaga del "MOBBING" e le sue indicibili conseguenze. I popoli della terra vivono e lavorano in diversi luoghi, in differenti ambienti, e si governano con regole differenti, ma hanno però in comune la credenza che gli esseri umani debbano vivere una vita libera e dignitosa.



Sfortunatamente c'è chi invece vive la propria vita, per distruggere l'esistenza di qualcuno, talvolta paradossalmente persino se pagato dallo Stato per fare da deterrente contro il crimine, ma come? Quando con la semplice inerzia viene tollerato che lentamente sia tolta la vita a qualcuno. Ciò forse per vendetta per dei torti subiti da altri,  forse per il semplice piacere del dominio e del potere di distruzione. Sta di fatto che molte persone, per motivi diversi, vengono messe nell'impossibilità di potere sopravvivere regolarmente e con dignità la propria vita. Su di loro non si vede altro che l'usurpazione del diritto di avere tranquillità e pace.



Anche in questo nuovo millennio, la civiltà occidentale si trova come ai tempi della scoperta dell'America, il cui protagonista principale fu Cristofolo Colombo, ovvero ci troviamo di fronte agli ineluttabili risultati della filosofia di fare parte del dominio, più o meno però oggi mascherato da false o inesatte e strumentali giustificazioni di espansione del dominio.  Il piacere dello stesso appare, di volta in volta, come una malattia contagiosa e allora persino nei luoghi di lavoro se ne fa un uso esagerato e assai pericoloso, per quanto attiene l'incolumità di qualcuno.



Si vede che, continuamente viene perso il rapporto di equilibrio tra  natura, gli eventi naturali e la vita e, a questo punto, il futuro del nostro pianeta dipende dalla nostra urgente capacità di ristabilirlo. Questa saggezza è qui, vive nello sviluppo della disciplina "SISU". Essa così può vivere in ogni luogo della terra ed è una voce che non potrà mai essere messa a tacere, perché significa e racchiude i valori più belli che ripristinano giustizia, normalità e pace.



Nel rispetto di tutto ciò, il sito Mobbing Sisu  bandisce dalle proprie pagine ogni sito, associazione, persona che a qualsiasi titolo, lucri ai danni delle vittime dell'ingiustizia e della violenza, diffondendo false informazioni e inganni con tale operato il visitatore. E' con particolare entusiasmo che vi propongo  lo scopo di questo sito internet, che è quello di avvicinarsi alle culture che fanno parte di una civiltà migliore, finalizzata sempre a bandire e di fatto condannare una politica sporca o poco trasparente e comunque priva di ogni buon senso civico e razionale.

Questo spazio non vuole avere la pretesa di colmare la lacuna, ma certamente l'intenzione e il fine sono proprio quelli di proseguire in tale direzione. Ringrazio chi vorrà collaborare, sia in favore di una vera giustizia, sia per ostacolare il crimine del MOBBING e tutto ciò che da esso ne deriva. Se mi consentite, nell'occasione, vorrei approfittare per rivolgere un appello: se conoscete persone valide, che non speculano sul MOBBING, approfittando dello stato di necessità della vittima, presentatemele, affinché nel limite del possibile, possano avere voce e trovare il loro spazio anche nelle pagine del mio sito.

In questo  vi sono e vi saranno, oltre ai fatti criminali di servizio che mi sono stati fatti vivere per anni, anche una miscellanea e Links di Associazioni e Gruppi, costituiti per dare sostegno ai mobbizzati. Se la tua Associazione non è presente nei nostri links, o se ne conosci altre che siano realmente di aiuto ai mobbizzati (in sostanza, senza ipocrisie) e che pertanto dimostrino realmente di non fare solo "comparse", sei cortesemente invitato a segnalarle.  Mi auguro che il SISU cresca sempre più; speriamo che questo sito internet, a suo modo, possa contribuire ad aumentare la consapevolezza e il rispetto per la vita umana.



Chi desidera aiutarmi può divulgare il sito e la Petizione. Grazie. Giovanna Nigris

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