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13/08/17

un ottimo film poco diffuso sul mercato nonostante e in tv i riconoscimenti L'Arte della Felicità, un film d'animazione di Alessandro Rak

cercando di rispondere  al dubblio amletico espresso in un mio stato   di fb


Essere noi a cercare la strada o la strada o cercare noi !? Con questo dubbio amletico vi auguro la buonanotte. A domani la risposta . [....] .

ho  trovato questa  canzone



  che è presente nella colonna sonora de "L'arte della felicità" un film d'animazione italiano dell'anno scorso, praticamente e immeritatamente,  come confermo d nella  righe  successive    , passato sotto silenzio. Una soundtrack eccezionale, dal primo all'ultimo brano. Non ho  fatto in tempo  a  rispondere  a tale dubbio   che incuriositò     da questa recensione





Risultati immagini per l'arte della felicità  mi metto alla ricerca del  film   e    guardarlo  , dicendomi guardiamone  qualche  secondo  va  , poi  facciamo  il post  .  Invece  mi  ha  stregato  e  preso   . Un  film tanìlemte  bello e profondo  che mi  ha fatto deviare  l'argomento  del  post odierno  .
Ma  tranquilli\e  lo riprenderò   prima o poi .  Per il momento  beccatevi  la  recensione  
All'inizio  può sembrare strano  visto    che  i primi  due  minuti  parlano le immagini . Veramente  bello , mi fa  ritornare alla mente  il cielo sopra berlino  (  url  ) . Un film caustico  ,  sarcasdtico  , poetico  . Ottima la scelta  dell'animazione  , rende benissimo  le scene oniriche     e   del passato    \  dei  flashback .  Quello     che mi ci voleva  per  riprendermi e tirarmi su dopo  la recente  scomparsa  (   quasi due  mesi fa  )    di un'amico  di  una   vita  \  quasi  30  anni  conoscenza  e  di frequentazione . Ma  soprattutto   mi prepoara  ad affrontarte con serenità senza  ritornare  nel  passato il 30 annale   della morte  di mio nonno paterno  punto di riferimento dela mia  infanzia  e  non  . La  felicità  è  aèppunti   cme mostra  il film unn atre  e la  si  puà  trovare  ovunque  sia nele piccole cose 
sia  in quello  che  non si ha  

Mi sembra  di  ritrovare i racconti   e gli scritti   non solo il cartaceo  ma anche  il  blog e    paginafb psico traxi dell'amica   Sofia  Corben da me  intervistata    ( per  queste pagine )
Cosi  come  la morte   è anche  rinascita   come  sembra   testimoniare  la scena   del film   in  cui  un giorno, mentre sta trasportando la cantante, il Vesuvio inizia ad eruttare, e Sergio si salva grazie ad un'apparizione di Alfredo, che gli consiglia una scorciatoia.Dopo la fuga si ritrova in mezzo ad una foresta, dove trova un tempio, e un pianoforte, che inizia a suonare.Ma era solo un sogno. Sogno che gli permetterà di dare una svolta alla sua vita e trovare quella pace interiore che generalmente si trova con la morte sia fisica che spirituale . Concludo con questo dialogo preso dal film , un'altro dei punti centrali del film 
Venite qui, a confidarmi le cose che sono importanti per voi, a raccontarmi le vostre storie, i vostri drammi e poi ve ne andate. E allora io dico, ma che cazzo siete? Anime dannate, fantasmi! E per chi mi avete preso? Per il vostro specchio, per il prete!Vi siete chiesti chi cazzo sono io? Ditemi, cosa me ne frega a me delle vostre storie, se poi ognuno se ne va per i cazzi suoi? Che cazzo mi venite a raccontare gli affaracci vostri, se poi mi dovete lasciare solo in questo cesso di taxi a girare a vuoto per cent'anni?Vaffanculo a quelli che si sfogano con me e poi di me non gliene frega un cazzo! Vaffanculo a tutti quelli che si curano solo del loro fottutissimo orticello e poi mi vengono a fare discorsi sull'umanità malata. Voi siete l'umanità malata!Pisciate tutti i giorni nel vostro cesso di casa, solo per marcare il territorio e vi lamentate di quello che la gente, lo Stato, il mondo non vi dà. Mettete la vostra famiglia sopra ogni cosa, come se fosse davvero un valore, la famigghia! La corruzione e le raccomandazioni non vi stanno bene, ma se si tratta dei vostri figli però eh? Sareste disposti pure a farmi un buco in fronte.Ci sputo sui vostri figli che vi destano tanta preoccupazione; perché cresceranno più brutti di voi, grazie a voi!Vaffanculo a chi mi guarda come se fossi solo un pupazzo, un manichino, un cartone animato senza cercarmi, senza capire che dietro questa maschera c'è sempre e comunque un uomo con qualcosa da dire, qualcosa nell'anima.

 e   con     un fncl     consigliandolo  a  chi  mi dice : <<    ancora leggi i  fumetti e  guardi  i cartoni animati  >> .

11/06/17

BAB’AZIZ - IL PRINCIPE CHE CONTEMPLAVA LA SUA ANIMA - NACER KHEMIR FILM DRAMMATICO ED ESISTENZIALE





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Non ricordo   precisamente, come nel mio cazzeggiare   giorvagare in rete   forse  cercando  url o spunti   per  introdurre  un precedente post sull'islam abbia treovato   il film Bab’Aziz - Il principe che contemplava la sua anima. Un film  dai contenuti esistenziali interessanti  .
Ora, mi sono già stati segnalati molti film con contenuti "esistenziali", ma raramente il film aveva contenuti così evidenti e belli come Bab’Aziz - Il principe che contemplava la sua anima. IL film  peraltro, non è mai stato importato in Italia, nonostante una paternità in parte italiana per cui è liberamente disponibile per tutti, per esempio su Youtube,  dove  è  li che l'ho trovatroe  visto  
Paternità in parte italiana, d  si  diceva   pocofa  : il film, diretto da Nacer Khemir, è stato scritto a quattro mani dal regista stesso e dallo sceneggiatore Tonino Guerra, sì, proprio quello   di “Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita”.  Bab’Aziz - Il principe che contemplava la sua anima (2005) è il terzo film di una trilogia, la cosiddetta Trilogia del deserto, dopo I figli delle mille e una notte (1984) e La collana perduta della colomba (1991).
L’ambientazione è quella del deserto, col film che ha svolto le sue riprese in parte in Iran e in parte in Tunisia (a Tataouine il luogo che ha dato volto e nome a Tatooine di Guerre stellari), e In Iran . Le altre riprese sono state girate a Kashan, Yazd, Kerman e nell'antica città di Bam, dove è stata girata la scena del raggruppamento dei dervisci. Pochi mesi dopo aver girato la città fu distrutta da un terremoto. In Tunisia, le altre riprese sono state girate a Tunisi, Korba, Sultan Walad e Tataouine.
IL  film  culturalmente si muove tra sufismo e misticismo islamico, e che più in generale ci parla di fiducia, del cammino dell’esistenza, del viaggio esteriore ed interiore, dei talenti e dei doni personali, e del rapporto tra le persone. Il regista ha affermato -- secondo  wikipedia   che le scene venivano girate solo una volta, poiché era impossibile ricreare la purezza della sabbia dopo che gli attori avevano lasciato orme su di essa, quindi nel caso una scena risultava insoddisfacente il set dove spostarsi in zone senza impronte. Sempre riguardo al luogo ha dichiarato: Il deserto è un campo letterario e un campo di astrazione, allo stesso tempo. Si tratta di uno dei rari luoghi dove l'infinitamente piccolo, che è un granello di sabbia, e l'infinitamente grande, che sono miliardi di granelli di sabbia, si incontrano. È anche un luogo dove si può avere un vero senso dell'Universo e della sua scala. Il deserto evoca anche la lingua araba, che porta la memoria delle sue origini. In ogni parola araba, vi scorre un po' di sabbia. È anche una delle principali fonti di poesia d'amore araba.
Ecco in grande sintesi la trama del film: Bab'Aziz è un vecchio derviscio ormai cieco, il quale viaggia con la nipote Ishtar, una bambina sveglia e premurosa.
I due sono diretti a un misterioso raduno di dervisci (sorta di monaci-mistici che utilizzano il canto e la danza come metodo di consapevolezza e di illuminazione spirituale) che si tiene ogni trent’anni…
… ma in un luogo sconosciuto, da cui il motivo del loro peregrinare alla sua ricerca.
Durante il loro viaggio, essi incontrano vari personaggi, tra cui Osman e Zaid, e inoltre Bab'Aziz racconta alla nipote, a puntate, la storia del principe che contempla la sua anima in una pozza d’acqua, racconto nel racconto.
<< Va da sé che :  Bab’Aziz - Il principe che contemplava la sua anima ci mostra -come dice https://foscodelnero.blogspot.it-- un viaggio, quello fisico di Bab’Aziz e di Ishtar (nome della dea babilonese dell’amore e della fertilità, mentre il nome Aziz richiama la forza e potenza, e suppongo che i nomi non siano stati scelti a caso), ma soprattutto ci racconta un viaggio interiore, quello che formalmente è la ricerca del raduno dei sufi, ma che di fatto è il viaggio di scoperta di sé e di evoluzione personale che ogni persona compie.>>
La natura di meta-racconto del film è evidenziata anche dal suo essere cornice di un racconto dentro al racconto: quello già citato del principe che contemplava la sua anima, che il nonno racconta alla nipote. A proposito, il rapporto tra i due è molto bello, e rappresenta il rapporto educativo ideale tra anzianità e giovinezza, quella che vi era nelle società tradizionali di millenni fa e che si presume tornerà in futuro: in esso l’anziano non è un relitto della società, un uomo che ha smesso di essere utile e che "è andato in pensione", ma è una risorsa enorme di saggezza ed esperienza… a patto, ovviamente, che abbia percorso un cammino di crescita spirituale, altrimenti si sarà come la gran parte dei vecchi di oggi, che sono bambini spirituali in corpi anziani.
A sottolineare il valore del film, mi sono segnato prese  da lla recensione  di    fosco   del nero (  vedere  citazione delle righe  precedenti  ) alcune frasi, tutte dette da Bab’Aziz, che ci parlano di fiducia nell’esistenza, di cammino personale, di talenti personali, di reincarnazione, ancora di fiducia e di cambiamento e abbandono-resa.

“Chi ha fede non si perderà mai.
Chi è nella pace non perderà la sua strada.”
“È sufficiente camminare, solo camminare.
Chi è stato invitato troverà la sua strada.”
“È sufficiente camminare, solo camminare.”
“E se ci perdiamo?”
“Chi ha fede non si perde mai.”
“Tutti usano i loro doni più preziosi per trovare la strada.
Nel tuo caso è la voce.
Canta, figlio mio, e ti sarà mostrata la strada.”
“Porti il marchio dell’angelo.”
“Bab’Aziz, cos’è il marchio dell’angelo?”
“I bambini nel ventre della madre conoscono tutti i segreti dell’universo. Ma poco prima di nascere viene un angelo che pone un dito sulle loro bocche così che dimentichino tutto. In ricordo di questa conoscenza perduta, alcuni di loro, come te, hanno un segno sul loro mento: questo è il marchio dell’angelo.”
“Ma allora un giorno ricorderemo tutto ciò che sapevamo?”
“Chi lo sa? Forse.”
“Figlio mio, non accontentarti di una goccia d’acqua.
Devi gettarti nella corrente.”
“Se al bambino nell’oscurità del ventre di sua madre fosse detto “Fuori c’è un mondo di luce, con alte montagne, grandi mari, distese ondulate, bei giardini in fiore, ruscelli, un cielo pieno di stelle, e un sole fiammeggiante, e tu, dinanzi a tutte queste meraviglie, stai rinchiuso in quest’oscurità”, il bambino non ancora nato, non sapendo nulla di queste meraviglie, non crederebbe a nessuna di esse. 




Bab'Aziz offre una visione affascinante in bilico tra sogno e realtà, dove immagini e ambientazioni, che paiono scaturire dalle favole dell’antico Oriente, si mescolano con grande naturalezza a dettagli contemporanei come radio, moto, occhiali e abiti. La figura del derviscio cieco fa il paio con quella del Derviscio Rosso, un sufi cencioso che risponde in pieno ai canoni del “folle di Dio”, mentre la bambina Ishtar, spirito rinchiuso in un corpo infantile, ha tuttavia un’anima anziana per saggezza e misteriosa esperienza. Il giovane Osman, invece, vuole ritrovare una bellissima donna incontrata in un palazzo incantato in fondo al pozzo in cui era precipitato, e sembra essere il gemello spirituale di Zaid, un altro giovane innamorato di una donna, conosciuta e sedotta dopo una tenzone poetica in cui è risultato vincitore con una poesia sulla danza dell’universo in lode a Dio.

C’è dunque un continuo contrappunto tra queste esistenze, che intersecano le loro strade e le sciolgono, mentre la luce del deserto delinea, con precisione e volatilità insieme, le orme del cammino che essi imprimono sulla sabbia. Come ha detto il regista stesso: “Il deserto è un campo letterario e un campo di astrazione, allo stesso tempo. Si tratta di uno dei rari luoghi dove l'infinitamente piccolo, che è un granello di sabbia, e l'infinitamente grande, che sono miliardi di granelli di sabbia, si incontrano. È anche un luogo dove si può avere un vero senso dell'Universo e della sua scala. Il deserto evoca anche la lingua araba, che porta la memoria delle sue origini. In ogni parola araba, vi scorre un po' di sabbia. È anche una delle principali fonti di poesia d'amore araba.”
La stessa storia del principe, perduto a contemplare la sua anima specchiandosi nel pozzo, si discosta dal mito di Narciso innamorato del proprio involucro esteriore, visione destinata a sbriciolarsi e a fallire, per calarsi nelle sue profondità invisibili ma durature. Conseguenza naturale è che, alla fine, il principe non si accontenterà della mera contemplazione dell'anima, ma l’abbraccerà fino in fondo in maniera più che sorprendente. Il regista ha spiegato che l’idea del principe gli era venuta da una lastra dipinta in Iran nel 12° secolo, e che voleva anche offrire una visione dell'Islam molto diversa da quella che purtroppo emerge dai fatti di cronaca, dalla lettura che ne danno i media e dagli integralismi religiosi.Infati il regista ( foto a sinistra ) riguardo al titolo del film dichiarato : << (...) È vero che il Principe si specchia sulle acque, ma non vede il proprio volto, a differenza di Narciso, perché chi vede solo il suo riflesso nell'acqua è incapace di amare. Il principe contempla ciò che è invisibile, che è la sua stessa anima. Siamo tutti simili agli iceberg; solo un decimo di noi è visibile, mentre il resto giace sotto il mare. L'idea del "Principe" mi è venuta da una bella lastra che è stata dipinta in Iran nel XII secolo. Si presenta con un principe in prossimità dell'acqua, e porta la seguente scritta "Il principe che contemplava la sua anima." Questa immagine mi ha colpito come qualcosa che dovevo costruire su di essa, motivo per cui mi sembrava ovvio che il film doveva essere girato in Iran. (....) continua qui su http://www.spiritualityandpractice.com/film >> .Il senso del film è una metafora della vita come viaggio nel tempo e libertà di ricerca, secondo la quale, come nel detto sufi che apre il film: Ci sono tante strade che portano a Dio, quante sono le anime sulla terra.”
Un film consigliato a tutti coloro non sono prevvenuti ma aperti e che ancora resistono alla proganda post 11\9\2001 e guardano per parafrasare Una famosa canzone dei  Mcr   sui questi tempi bui ed inquieti." da me più vote citata più volte in questo blog , oltre la guerra e la paura e riesce a sfuggiree e non cadere o quanto meno a schivare ed ad uscirne subito l’imperante cultura del terrore, che si fonde col qualunquismo e la sfiducia e ci rende egoisti, e deboli.
Scongliato  
 ai   :  leghisti (  e non ) , malpancisti   ,   agli islamfobici ma soprattutto a quelli che sono appiatti sulla proganda   che  afferma  l'equazione  islam \ mondo arabo = fanatismo e bombe .




Così siamo noi dinanzi alla morte. Ecco perché abbiamo paura.”

10/02/17

chi lo dice che i film di nicchia non posso essere belli ed interessanti . il caso di K-PAX - Da un altro mondo

  attratto  da  questo  articolo di http://www.galluranews.org/

Tempio Pausania, 27 gen. 2017


Cinema e psichiatria, la diversità è sempre una patologia? Il tema trattato, come ci spiega Giuseppe Pulina, è concentrato nella malattia mentale. Racconta Giuseppe: << Il cinema racconta la vita, la psichiatria invece la vita la interroga in tutte le sue forme ed espressioni. Il cinema e la psichiatria però possono incontrarsi e attingere l’uno dall’altra. Un binomio fertile specialmente se si ha la fortuna di assistere ad un film come “K-Pax, da un altro mondo”. Un film del 2001 diretto da Iain Softley, leggero e godibile nello sviluppo di una trama così seria. Non un film da pienone ma assolutamente pregno di spunti di riflessione. K-Pax è un nome fittizio di un presunto pianeta miliardi di anni luce distante dal nostro sistema solare. Da questo pianeta proviene il protagonista Prot, interpretato da Kevin Spacey che pur essendo un Kpaxiano sembra avere tutto dell’uomo, e forse in questo sta la metafora della pellicola, una metafora dello scienziato non umano che ha la conoscenza delle leggi del cosmo come nessun umano potrebbe avere. Non aggiungo altro perché il film va visto e goduto per capire meglio il mondo a volte che la malattia fa parte della vita“>>
K-Pax si potrà vedere venerdì 3 febbraio al Teatro del Carmine alle ore 17.00. L’organizzazione è di OMNIA APS- Associazione Promozione Sociale che invita la cittadinanza alla partecipazione. La proiezione del film sarà preceduta dai saluti di OMNIA APS. Previsti anche gli interventi di due psichiatri, il Dr Piero Pintore e la Dr.ssa Luisa Budroni.

K-PAX. Da un altro mondo-
diretto da Iain Softley.

venerdì 3 febbraio, Teatro del Carmine, ore 17.00.

m'ero promesso d'andarci  , ma   purtroppo   coincideva  con  un altro  impegno  . 
Ecco  che allora  me  lo sono visto   in streaming (  non sto   a  dilungarmi    sul perchè  a volte  l streaming    dei film in rete  è  utile  e non solo dannoso  o un furto    d'arte   non  è  questo il post  per parlarne  ulteriormente  visto  che  ne  ho  già accennato   in alcuni  post  del  blog   )  . 

N.b
Anche se   il film  è del 2001\2 ( quindi  un po'  datato  😀😎 )  non , su  suggerimento  dell'articolo   citato  prima ,   aggiungo altro perché il film : 1) va visto e goduto per capire meglio il mondo ., 2)  che  a  volte   che la malattia  , soprattutto  quella  mentale   e  psichica  fa parte della vita  cosi  come  la  felicità .  Quindi  rimanderò  a dei link  che  trovate   nel corso del post  ed  eventualmente     farò  , non so se  ci riuscirò completamente  ,  SPOILER   (  cosa  che  di solito  faccio per  i  film  appena  usciti    nel caso in cui  dovessi rilevare la trama o elementi sensibili   )  ed  al  trailer  


http://www.mymovies.it/film/2001/kpax/

Esso è stato  un viaggio nella  mia infanzia  e  mi ha  riportato   alla mente Reginella  (  I  II  ) 
Risultati immagini per reginella topolino
(  tanto  da  dover    interromperne per  un po' la  visione  ,  visto  che m'ero messo  a leggere  una  storia online   oltre  che a  cercarne notizie  ) ,  oltre  ad  Eta beta    un altro  personaggio  disney   della mia generazione  poco  conosciuto alle nuove  generazioni  (  e di cui secondo    voci   ufficiali e non   ad  agosto ritornerà sulle pagine di topolino  ).
Un film simile  ad il kolossal  Et -extraterrestre  diretto da Steven Spielberg
( un altro rifferimenti alla mia infanzia caspita  come  c.... son nostalgico oggi  😁😑😉 ) 
in quanto a pellicola affronta temi del rispetto e della tolleranza, aggiunti  ai problemi psichici  .  Infatti Il film risulta essere un'opera filo-fantascientifica, con forti richiami filosofici, come la teoria dell'eterno ritorno.  Le stelle attorno a cui orbita K-PAX (il pianeta dal quale Prot dice di venire), inesistenti nella realtà, sono dei richiami ad alcune teorie filosofiche sull'io e sull'essere. I K-paxiani (gli abitanti del pianeta K-PAX) vengono descritti da Prot come degli esseri straordinari, essi infatti vivono in un pianeta senza leggi, in quanto tutti sono in grado di seguire la strada del bene senza condizionamenti legali. Lo stesso Prot dice infatti che "chiunque nell'universo è in grado di distinguere il bene dal male" e che su queste cose anche da noi Buddha e Cristo avevano avuto delle idee diverse da quelle dei comuni uomini, ma non erano stati molto ascoltati.
Un film Film spettacolare, Spacey fantastico.  secondo  giakomix2 di youtube  << A mio avviso è stato sottovalutato dall'accademia per gli oscar >> e   da molta  critica  ( alcune   al limite  della stroncatura )   come  http://www.filmtv.it/e  questìaltra    di   film.it Infatti  tale  film  secondo http://www.persinsala.it/ : << Questo film al botteghino fu un semi disastro e la carriera di Kevin Spacey subi' un brutto colpo a seguito di quella che molti definirono la sua peggiore interpretazione.(...)  >> .Del film è stata soprattutto apprezzata --  secondo  wikipedia --  l'interpretazione di Kevin Spacey, nonché i temi trattati che hanno molto affascinato il pubblico di fascia più colta. Il film si è tuttavia dimostrato inadatto ad attirare altre fasce di pubblico, per le quali è stato visto soprattutto come una delle tante opere cinematografiche basate sul mondo della medicina e, fra queste, non fra le più eccelse. In realtà il film non è propriamente dedicato al solo mondo della medicina e della psichiatria.

Condivido  la  recensione  di  persinsala 

SPOILER  


K-Pax e' un film particolare di quelli che oscillano con facilita' tra il ridicolo e lo struggente, il patetico e il bellissimo.E' la storia di Prott (Spacey), sedicente alieno proveniente dal pianeta k-Pax (in effetti un nome piu' credibile potevano studiarlo), in visita sul Pianeta Terra per darsi un occhiata e ripartire a cavallo di un raggio di luce, unico mezzo di locomozione usato dai k-paxiani. Fin qui tutto assurdo vero? Bene, proseguiamo. Finito per errore (?) in un ospedale psichiatrico fara' la conoscenza dell'imbalsamato Kurt Russel, medico che si interessera' a lui in maniera non proprio ortodossa e barcollera' mettendo in dubbio la sua stessa professionalita' invitandolo a pranzo a casa sua, insieme a moglie e figlie. Prott sorprendera' tutti stravolgendo l'ospedale e praticamente curando uno per uno i pazienti del dottor Mark Powell, che nel frattempo, si strugge alla ricerca di una chiave per interpretare il bizzarro caso di un uomo colto e intelligentissimo, ironico e immune alla torazina somministrata in dosi massicce, capace di vedere ultrarossi e ultravioletti, che si tiene in vita nutrendosi di sola frutta (mangiata con tutta la buccia). 
Il film e' un po' lungo, a tratti debole ma a mio parere dolcissimo e corredato di musiche che ti entrano dentro senza lasciarti indifferente, e dipingono il malinconico mondo di Prott, forse alieno, forse pazzo, in maniera decisiva e precisa. La fotografia gioca spesso con raggi di luce intensi che si dipartono da ogni dove, e tutto sembra rimandare continuamente un messaggio di adesione alle teorie di Prott, strepitoso Spacey alla prese con una scrittura complicata che si', sfiora il ridicolo piu' volte, ma non lo abbraccia mai del tutto proprio grazie alla sua delicata e infantile rappresentazione dell'alieno, tanto avulso al mondo, quanto estremo conoscitore delle leggi dell'universo. La sceneggiatura, un adattamento dal romanzo di Gene Brewer, brilla in piu' punti con dialoghi (spesso monologhi di Prott) intensi e provocatori, imperdibili perle di saggezza somiglianti a passi di letteratura vagamente new age, ma senza esagerare. Menziono la teoria della "bolla di sapone" come dimostrazione che le molecole si aggregano secondo la configurazione piu' utile ed efficace, portata da Prott a spiegazione del perche' lui sulla Terra appaia "umano" e non sotto le sembianze da k-paxiano, o la descrizione del mondo come soggetto a continua esplosione e implosione, in un rincorrersi e ripetersi di eventi, che strizza l'occhio all'eterno ritorno di Nietszche, e che invita a compiere oggi la scelta piu' giusta, perche' "questa occasione e' l'unica che avremo, e che rivivremo in eterno." A questo aggiungiamo ipnosi, teoria dell'autoguarigione dei corpi, drammi famigliari irrisolti e un pizzico di giallo con tanto di assassino e colpevole, in un'opera che mette tanta carne al fuoco ma, a mio parere, non lascia cadere niente e dosa tutti gli ingredienti con lievita', pur mantenendosi toccante e a tratti commovente. Da segnalare l'ironica nota di colore rappresentata dalla sequenza dell' "addio a Prott" da parte dei ricoverati del manicomio, che lo salutano con una festa in reparto dove lo sfondo musicale e' un Elton John che canta (of course!) Rocket Man! Il finale aperto (che di solito detesto), costituisce una frizzante sfida allo spettatore, che puo' scegliere se credere alla favola o alla malattia. K-Pax: Particolare film ben scritto e ben diretto. Una storia che puo' star stretta e rimanere indigesta, per chi e' senza troppi pregiudizi. La Frase: "Dottore, dottore, dottore. Quanti dottori su questo pianeta!"

 SPOILER  

I film non era   male   gli do  un  6.5 |7  ovvero come  suggerisce il portale  http://www.mymovies.it/ * * * - -
forse perchè : mi piacciono i film celebrali e con un approccio sistemico-relazionale”e le tematiche dylan dog di Sclavi e alla Napoleone di Carlo Ambrosini . Ma  soprattutto  perchè   ha saputo usare  i diversi generici  e sottogeneri artistici  in maniera ottimale  per  raccontare  la diversità  e la malattia 


 












31/12/16

chi dice che l'Alzheimer fa ridere si guardi Still Alice . cambierà idea

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colonna sonora del  film



causa influenza ho passato capodanno in casa ed ho visto questo film  Stilla  Alice La storia di una deriva che elude qualsiasi forma di patetismo o di esibizionismo, interrogandosi e misurandosi col dolore muto e ingrato dell'Alzheimer

Marzia Gandolfi di http://www.mymovies.it/film/2014/stillalice/

Marzia Gandolfi     * * * - -
Still Alice è un film del 2014 scritto e diretto da Richard Glatzer e Wash Westmoreland, con protagonista Julianne Moore, la quale grazie alla sua interpretazione si è aggiudicata il Premio Oscar per la Miglior attrice protagonista.
Locandina italiana Still Alice
La pellicola è l'adattamento cinematografico del romanzo Perdersi (Still Alice), scritto nel 2007 dalla neuroscienziata Lisa Genova e pubblicato in Italia da Edizioni Piemme
Un film secondo la  mia  amica  facebook    Elisabetta Roviaro  : << Molto toccante e ben fatto.  >> Il film mi  è stato  suggerito anche , da un'altra mia amica su Facebook Federica Camilò la quale  afferma : << bellissima interpretazione di J.Moore >>. 
Infatti  esso è La storia di una deriva che elude qualsiasi forma di patetismo o di esibizionismo, interrogandosi e misurandosi col dolore muto e ingrato dell'Alzheimer .  Mi è piaciuto molto  ed , scambiatemi per  una femminuccia  ma  chi se ne frega  , ho pianto  ,  in quanto  mi ha  ricordato  il mio  trascorso (   12  anni  ) con  dell'   di mia nonna paterna . . Una bruttissima  malattia    se  , recita  talmente  bene   che sembra  che l'abbia  davvero  , la protagonista  tenta senza  riuscirvi  il suicidio  e dice  quando lo stato della malattia   è appena  all'inizio  che  è meglio  che   abbia un cancro piuttosto che l'Alzheimer . 
E' vero  , ed è questo il suo punto debole  ,  anche se  in certi   punti   i dialoghi  sembrano  insulsi  a livello  della serie   serie   TV  una mamma per  amica  e  simili  fiction  americane  , ma   solo  questa  scena centrale  




lo fa  pensare  in secondo piano  e vale  da sola   tutto  il  film  . Uno dei  più belli  in ambito  " medico "  che ho visto ,  dopo :  Rain Man ( l'uomo della pioggia) , My Life - Questa mia vita ., Le invasioni barbariche (Les Invasions barbares) .Mare dentro (Mar adentro)


Non so che altro dire . buon visione

21/04/16

Un sapore di ruggine e ossa di Jacques Audiard.



Non potendo uscire per un forte mal di schiena mi sono visto in streaming ( nessun rimorso in quanto il film è del 2012 e quindi non è di quelli appena usciti nelle sale )
Un sapore di ruggine e ossa  * * * - -
Nel nord della Francia, Ali si ritrova improvvisamente sulle spalle Sam, il figlio di cinque anni che conosce appena. Senza un tetto né un soldo, i due trovano accoglienza a sud, ad Antibes, in casa della sorella di Alì. Tutto sembra andare subito meglio. Il giovane padre trova un lavoro come buttafuori in una discoteca e, una sera, conosce Stephane, bella e sicura, animatrice di uno spettacolo di orche marine. Una tragedia, però, rovescia presto la loro condizione.
A partire da alcuni racconti del canadese Craig Davidson, Audiard e Thomas Bidegain, già coppia creativa nel Profeta, traggono un racconto cinematografico a tinte forti, temperate però da una scrittura delle scene tutta in levare. La trama e la regia sono estremamente coerenti nel seguire uno stesso rischiosissimo movimento, che spinge il film verso il melodramma e non solo verso la singola tragica virata del destino ma verso la concatenazione di disgrazie, salvo poi rientrare appena in tempo, addolcire l'impatto della storia con "la ruggine" di un personaggio maschile straordinario, per giunta trovando un appiglio narrativo che tutto giustifica e tutto rilancia. Un equilibrismo che può anche infastidire ma che rende il film teso, malgrado alcune mosse prevedibili.
Come spesso, nella filmografia di Audiard, corpo e spirito fanno tutt'uno, si ammaccano e si rimarginano insieme, senza bisogno di troppe parole: al contrario, la comunicazione, specie quella femminile, passa attraverso un linguaggio muto ma intimamente comprensivo (qui è Stef che "parla" con l'animale ma anche il "dialogo" sessuale che si approfondisce senza l'uso di parole).
La macchina da presa del regista non è certo invisibile e le tesi, dietro il suo modo di filmare, sono sempre molto evidenti. Questo film non fa eccezione e anzi spinge più che mai sui contrasti manichei tra bellezza e squallore, forza e debolezza, spirituali e letterali, fin quasi alla maniera. Ma raggiunge un risultato non scontato laddove, pur essendo in realtà un lavoro molto scritto, dove tutto, fin dal primo istante, è pensato per tornare a domandar vendetta, la direzione degli attori e la qualità dei dialoghi ci distraggono magistralmente, facendo sì che non ce ne accorgiamo quasi mai. La capacità del miglior cinema di Audiard di scartarsi da un percorso troppo rigido o incline alla retorica, questa volta non si manifesta né a livello di soggetto né di regia ma si ritrova più sottilmente nelle pieghe della messa in scena, nei gesti e nelle espressioni degli attori. 
 

Marion Cotillard, Jacques Audiard e Matthias Schoenaerts al Festival di Cannes 2012.
Confermo   la recensione  , riportata  sopra  ,  che ne fa  http://www.mymovies.it/film . E' proprio  un film Un film a tinte forti temperato da una scrittura in levare . Era dal film Quasi amici (Intouchables) 2011 diretto da Olivier Nakache e Éric Toledano che  non vedevo un film  cosi  intenso   . Un esempio di  come dalle  avversità  si  può ripartire   e  di come uno  possa  aiutare    l'altro 


il regista
scheda  del film













06/08/15

La donna che canta Regia di Denis Villeneuve




per  chi volesse  approffondire  il contesto storico e  culturale    del film   o  storie  di quelle  zone  

Premessa  prima di continuare  la  leggere  la recensione  ed  eventualmente  a vedere  oltre  il trailer  il film    in questione 

Sappiate  che  non è un film di cassetta, nè un film divertente"; non è un film di svago, sconsigliato quindi se si è dell'umore per una serata di cabaret o si cerca un film per distrarsi \ rilassarsi .Infatti  secondo  
Una visione di un altro Edipo re?Quanto è complessa la storia della vita. Induce molte rivisitazioni di realtà che ci sembrano e forse ci portiamo dentro.; l'odio ,l'amore, l'anaffettività, la sensibilità al sentire degli altri.

Detto  questo  la  la recensione ha inizio  


IL film   corre per due ore, senza arresti di intensità e di emozione, nel va e vieni tra le storia di oggi e quella sovrapposta di decenni fa, al 1970 al '90;certo, è una storia difficilissima, per la sua crudeltà e per la credibilità di questa crudeltà che abbiamo sentito , da lontano, ripetersi più volte dopo la guerra civile in Libano;sembra quasi di essere in un documentario, ci si dimentica che le scene di devastazione sono ricostruite;non c'è nessuna "perfezione di funzioni matematiche", ci sono sofferenza, sentimenti umani, persone, e c'è questa inesorabile disponibilità al male e all'inumanità che hanno gli esseri umani quando si sentono minacciati;certo, l'espediente finale è probabilmente ridondante, aggiunge uno stravolgimento - sono d'accordo, paradossale - a una quantità di male già grandissima, e porta la tragedia ordinaria al livello della tragedia teatrale, alla "tragedia greca"; se ne poteva fare a meno, rende l'esito meno cedibile, ma era nel testo teatrale di partenza, c'è rimasto, e non rende banale il cumulo di sofferenza accumulato fino a quel punto;il regista descrive fatti crudeli con un tocco umanissimo, il rispetto per l'umanità violata si esprime attraverso l'assenza di qualsiasi dettaglio insistito e truculento;non c'è bisogno di effetti speciali; per normale rispetto e civltà non si partecipa a un funerale insistendo su dettagli truculenti; semmai i dettagli truculenti si espongono per
scherno in una carnevalata, lontani dalla morte; e questo fa il regista, ha rispetto umano e civile educazione per la tanta gente di cui descrive la tragedia; attori bravi, personaggi interessanti e veri, film intensissimo, più di una volta dà un groppo in gola e lascia senza fiato; non passa senza conseguenze;Un film tristissimo . un nodo alla gola .Non credeo che i film orientali fossero cosi intensi . Infatti La donna che canta (Incendies) è un film del 2010 diretto da Denis Villeneuve e tratto dall'opera teatrale Incendies di Wajdi Mouawad. Ha ricevuto la nomination come miglior film straniero ai premi Oscar 2011.Ottime le fotografie . .Ottimo l'uso del racconti a due fasi ( quella delal figlia nel presente che dopo aver appreso daltestamento dela madre va alla ricerca del padre e del fratello ) , quello della madre ( che vive le vicende che poteranno a raccontare al notaio lasua storia ed a lascuare ai figli le sue volontà e di come trovare il fratello ed il padre ) . La donna che canta è un film costruito come una formula e la prima inquadratura è la sua equazione: la prima immagine mostra infatti una finestra affacciata su una piantagione di ulivi, passando poi lentamente verso l'interno di una stanza dove un ragazzino rasato da dei miliziani palestinesi guarda verso di noi. 
Dentro quello sguardo in macchina pieno di rabbia e innocenza si situa l'avvio e la soluzione dell'intricata epopea di due gemelli canadesi alla ricerca della verità sulle loro radici. Le indagini scorrono parallele al percorso travagliato che porta la madre cristiana a diventare una dissidente politica, subire reiterate violenze e poi fuggire in Quebec. Villeneuve mette in scena due personaggi dall'identica incognita (l'enigma sui parenti dei due gemelli) e ne segue, passaggio dopo passaggio, la soluzione del problema e la rivelazione dell'enigma, aprendo uno sguardo storico sul sanguinoso percorso di costruzione di un'identità palestinese. Le indagini di Jeanne e la vita della "madre coraggio" Niwal rappresentano infatti dimostrazione e corollario dello stesso enunciato: due percorsi che non solo arrivano alla medesima verità, ma anche a raccontare, in sostanza, la stessa storia due volte. Ma la ridondanza non fa paura a Villeneuve. Sa che la matematica crea solo certezze e perciò evita ogni di lasciare ogni possibile dubbio, costruendo la tensione ricorrendo a una logica talmente ferrea da pensare di poter rendere credibili anche le espressioni numeriche più paradossali (1+1=1). Infatti è un teorema Di pregio perché richiama l'attenzione su un territorio e su una storia con un tono da tragedia greca. Ma ha ragione Becattini, è un teorema, pieno di contraddizioni e di appigli che non stanno insieme: l'età dei personaggi, la finta ignoranza dei fatti e dell'esito della ricerca messa in scena da parte del notaio, pene "leggere" che non hanno alcuna credibilità nel contesto in cui la vita valeva ben poco (sia quella della madre che quella del figlio), conversione alla schiera del nemico non plausibile... Nell'insieme è tutto troppo tirato. Era decisamente più credibile Edipo re.
Le ambizioni di La donna che canta sono quindi molto alte: cercare di raccontare un pezzo della sanguinosa storia recente della Palestina attraverso una drammaturgia di ampio respiro, tragica e complessa come un romanzo d'appendice. Ma le vicende della storia e della politica contemporanea, così ispide e indecifrabili, non si adattano bene alla liscia perfezione delle funzioni matematiche.>> da http://www.mymovies.it/film/2010/ladonnachecanta/ 
Concordo inoltre  con  con  questa recensione pubblicata  su  www.filmtv.it/ esso è la << commovente storia di due giovani verso l'epicentro dell'odio, dell'amore duraturo e delle guerre senza fine.un'immagine straziante e implacabile della sofferenza: esemplare, in questo senso, la figura della protagonista Nawal, che, come ogni vittima della barbarie più atroce, finisce per nutrirsi dello stesso odio da cui è stata divorata. Quell'odio, quella rabbia per i tormenti e le sofferenze subite e nate dall'intolleranza e dal fanatismo (politico, etnico, religioso), che hanno scolpito sul suo volto di donna i segni di un dolore troppo grande per trasfigurarsi immediatamente in perdono, ma che non le hanno impedito di lasciare ai suoi figli quegli insegnamenti per spezzare quella disumana catena. >> . ) ripetuto diecimila volte come un mantra, resta dentro le orecchie per una mezz’ora buona dopo l’uscita dalla sala, e vien da chiedersi se si sia visto un drammaticissimo film o piuttosto non ci si sia risvegliati da un brutto sogno. Magari (perché no? I nostri tempi son quel che sono…) collettivo o d'aver visto " dal vivo " tali eventi . Uno dei film straniero non hollywoodiano o di cassetta più belli che ho visto .  chi se  ne  frega    se  

Giuseppe ScanoGiuseppe Scano
adesso con e lacrime agli occhi per la visione del film visto in streaming vado a coricarmi notte a tutti\e . vecchi e nuovi . in particolare a ***** la protagonista del post https://goo.gl/RKF7YzPiace a 1 persona1 commento
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Piace a Francesca Pedroni.Roberto Facchini Miii stai invecchiando....
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