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29/03/15

L'appello di Velia: "Aiutatemi a trovare la donna misteriosa che mi tenne tra le sue braccia" Una follonichese trova in soffitta una foto di lei in fasce coccolata da una ragazza: "Nessuno vuole dirmi chi è, non mi do pace"

Come  ho scritto  nel  sms    alla  protagonista  l'ipotesi che mi sono fatto  ,  appassionato  di  gialli , misteri  e  storie simili  (  infatti mi chiamano   ispettore  scaneau  )  è che essa  sia  stata  1)   addottata., 2)   che  alla  madre  vera  che poi  l''ha ceduta  in cambio di   soldi   gli sia stato concesso di tenerla  in braccio   prima di dirle  addio  .,  2)     che  suo padre  l'abbia avuta    da una relazione  extra  coniugale  ,  con il personale di servizioo  altro   , ma   abbia deciso  di tenerla  perchè la  sua  vera  moglie   non pteva  avere  figli ., 3)  una  figlia  fatta  fare  su  commissione  perchè  la  madre  era  sterile  .
Lo  so   che   potrtebbe  esssere  una storia  come  tante  ma  una mia  amica    giornalista  per   *****  a  cui  ho segnalato  la  stortia   mi  ha  risposto cvhe  :<< Grazie Giuseppe, ma una storia senza finale, non me la lasciano fare. Se questa donna scopre, per esempio, che quella nella foto era sua madre, potrei proporla. Mi chiedono storie FORTI ma che finiscono bene, possibilmente.  (....)  >>  Ma  ora   prima  di  riportare la  storia   tratta  da  http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca del  29\3\2015 ,  v'invito  se  sapete   anche qualcosa  informa  anonima  ad  aiutarla  Il numero per contattare la follonichese è 342 6484866 oppure  (  cercando  in rete )  Via Puccini 16,- 58022 Follonica (GR).0566 56333 .  : chiunque sapesse qualcosa può chiamarla.


FOLLONICA. Una foto, una donna di profilo con una bambina di poche settimane in braccio. Un’immagine ritrovata per caso in soffitta durante un trasloco, che ha fatto riaffiorare ricordi ma che ha portato anche tanti dubbi.
Velia Cristallini, 55 anni di Follonica, da alcune settimane ogni tanto guarda quella foto dell’agosto del 1959 che ritrae lei neonata in collo a una bellissima donna sorridente, che la guarda con occhi pieni di amore. Dai vestiti indossati, Velia ha capito che il giorno in cui è stata scattata è quello del suo battesimo. Dopo aver visto il volto della donna sono iniziati dei flashback. «Mi ricordo che questa ragazza veniva a trovarmi all’asilo dalle suore. Sono memorie sfumate, alle quali non avevo proprio più pensato e che mi sono tornate in mente quando ho trovato questa foto», dice.

La foto di Velia Cristallini, il...
La foto di Velia Cristallini, il giorno del suo battesimo, in braccio alla ragazza misteriosa
Chi era la giovane? Perché la teneva in braccio il giorno del suo battesimo? E soprattutto come mai andava spesso a trovarla a scuola? Domande a cui la follonichese non riesce a dare risposta. Ha chiesto ai parenti, agli amici di famiglia, ma nessuno, a quanto racconta, ha saputo, o forse ha voluto, dirle chi era quella giovane con i capelli scuri e un profilo marcato.
Un mistero fatto di pochi ricordi a cui Velia vorrebbe dare una conclusione o per lo meno un nome. «Da quando ho trovato questo scatto non riesco a darmi pace – racconta – Se non avessi sistemato la soffitta non avrei mai ricordato quella donna; a quanto ho capito, facendo domande su domande a parenti e amici, la ragazza doveva passare dalla scuola di nascosto, aveva chiesto di mantenere l’anonimato non voleva essere invadente, ma veniva lo stesso per vedermi. Ciò mi porta a pensare che ci tenesse a me, ma non so che legame che ho con lei».
Ed ecco che scattano altri dubbi: perché non voleva che Velia sapesse chi era? Perché il mistero intorno a lei? Il padre della follonichese è scomparso da più di dieci anni e la mamma, anziana, non l’aiuta in questa ricerca.
Velia pochi giorni fa è andata a trovare una delle suore dell’asilo di via Trento, che all’epoca era abbastanza giovane e adesso vive fuori Follonica. La sorella vedendo la foto ha confermato che quella ragazza passava a trovarla ma non ha saputo dirle di più. «I miei ricordi hanno trovato un appiglio, ma purtroppo non mi ha detto un nome o in che rapporti la ragazza era con la mia famiglia o come mai la lasciavano entrare per incontrarmi», spiega Velia.
La verità ancora non è venuta a galla, ma i dubbi continuano e Velia ha deciso di raccontare la sua storia così da capire se qualcuno nel Grossetano conosce la vicenda e sa chi è la donna del mistero. «Mi piacerebbe capire quale è il rapporto che ci lega: chiedo a chi riconosce quella ragazza di farmi avere qualche notizia anche in forma anonima. Per me è veramente importante, ho bisogno di capire»





12/02/15

Viene stuprata e dà la bimba in adozione Madre e figlia si incontrano dopo 35 anni

Questa  è l'ultima storia  per  oggi . Lo so che molti  (  soprattutto le  ragazze  ) mi dicono ma non è  che stai diventando    romantico  come noi  ?  . No sto diventando vecchio . E poiessendo cresciuto  con le nonne   e prozie    che  leggevano  e guardavano le telenovele .certe cose   mi appassionano  , se ben raccontante  .

Ma  qui  non si tratta  solo  dis torie  da  romanzo rosa  , ma  storie  di sofferenza  e  magari sìdi sensi di colpa  .




Viene stuprata e dà la bimba in adozione
Madre e figlia si incontrano dopo 35 anni

                              le  due protagoniste  


La storia di Kathy Anderson commuove gli Stati Uniti.
Quando aveva solo 15 anni era stata stuprata da un amico di famiglia. Una violenza in seguito alla quale era rimasta incinta. Non volendo abortire, decise dunque di dare in adozione la bimba che portava in grembo. Dopo 35 anni, ha potuto riabbracciarla. Commuove gli Stati Uniti la storia di Kathy Anderson, che oggi ha 50 anni e si è rifatta una vita in Texas, sposandosi e mettendo al mondo altre due figlie. "Per anni mi sono domandata che fine avesse fatto quella bimba, che avevo deciso di chiamare come me e che avevo dato alla luce in segreto, anche all'insaputa dei miei genitori, cui non ero riuscita a confessare la violenza che avevo subito". E piano piano la curiosità si è trasformata in una sorta di bisogno, di rincontrare quella piccola creatura da cui era stata costretta a separarsi. Finché un giorno, Kathy si è imbattuta in un sito web, specializzato proprio nel riunire amici e congiunti che la vita ha allontanato. E dopo alcune ricerche i "cacciatori di parenti" sono riusciti a risalire a Kathy junior, residente in Arizona e anch'essa desiderosa da sempre di conoscere chi l'avesse messa al mondo. Mamma e figlia hanno così potuto ritrovarsi. "Abbiamo legato immediatamente – hanno raccontato dopo l'incontro - ed è come se non ci fossimo mai separate. Adesso viviamo assieme e vedo le mie sorelle spesso. È bellissimo. Stiamo cercando di costruire ricordi, di recuperare il tempo perduto".

06/02/15

“Io e mia sorella perdute e ritrovate dopo ventisei anni” La scoperta di Giulia, iniziata con un pezzo del 1989 di “Repubblica” “Adottate in Italia dal Brasile e separate, ora insieme per sempre”il gioernLE DEL

A  differenza  di altre  storie  simili  che  ho ripreso sull'aonda  emotiva  o forse  perchè essendo   del '76   sono cresciuto  a feuilleton \ romanzi d'appendice televisivi  e  letterari  ,  questa  storia  non lo  è  o almeno o  è  in parte   Essa  è piuttosto  un caso alla  Serena Cruz   ( vicenda  raccontata in Serena Cruz o la vera giustizia (1990), saggio, Einaudi, ISBN 88-06-11749-1 di Natalia Levi Ginzburg  (  1916-1991 ) . 
Insomma una  Grande  ingiustizia  e  pessima conduzione  delle  famiglie addottive    delel due  protagoniste  .   

  la  vicenda  dela madre  
da repubblica  del  6\2\2015

“Io e mia sorella  perdute e ritrovate dopo ventisei anni” La scoperta di Giulia, iniziata con un pezzo del 1989 di “Repubblica” “Adottate in Italia dal Brasile e separate, ora insieme per sempre”


Giulia e Maria Grazia,di nuovo insieme.

                           STEFANO COSTANTINI

ROMA. Eccola Giulia. L’appuntamento è in un bar del Portuense,a Roma. Fuori diluvia. Non ci conosciamo,ma le nostre vite si sonoincrociate il 10 settembre di  26 anni fa. Scrissi per Repubblica dell’adozione di due sorelline brasiliane. La madre naturale stava venendo in Italia per riportarle a casa, aveva denunciato che le erano state sottratte. Poi più nulla fino ai primi di gennaio
di quest’anno, quando sulla scrivania trovo l’appunto di una collega. «Ciao Stefano, ti sta cercando una signora, Giulia Aigotti. Ha lasciato il suo numero, dice che ti sei occupato di lei tanto tempo fa, ti ho stampato l’articolo. Lei è una delle bambine di cui parli. Accidenti che storia. Fammi sapere.Ila».
Era il 1989 e non ricordo di aver scritto quell’articolo. Chiamo, risponde Giulia. È nata a Bahia nel 1977 («o almeno così c’è scritto sui miei documenti»), e si chiamava Dilma. È stata adottata a Pinerolo, vicino a Torino, da una coppia di insegnanti che le hanno cambiato nome e destino. La madre naturale era una domestica di 46 anni.  ha vissuto  protetta, ha studiato pianoforte
IL GIORNALE DELL'EPOCA 
e preso una laurea in Scienze infermieristiche. Oggi lavora in un ospedale di Roma. Ha due figli e un marito militare. È serena,ma dentro ha una voragine lunga quasi trent’anni.
«Pronto? Sì, sono Giulia. Ho trovato in Rete il suo articolo e a quel punto ho capito che non potevo più far finta di niente. Sapevo di essere stata adottata, che ero nata in Brasile. Stop. All’epoca avevo dieci anni. Ignoravo la battaglia legale tentata da mia madre naturale, non sapevo che era venuta in Italia per riavermi.
Le impedirono di incontrarci. Ricordavo di essere stata in diversi orfanotrofi. E ricordavo di una sorellina che tenevo sempre per mano, che mi facevo picchiare
pur di proteggerla. Niente altro. Troppe domande fatte ai miei genitori adottivi sono rimaste senza risposta, fino a quando abbiamo smesso di parlarci, una quindicina di anni fa per delle mie scelte che non hanno condiviso. Ora so che mia sorella esiste. Se è viva,la voglio ritrovare. Mi aiuta?».
Bastano poche ore per rintracciarla. La sorella che si chiamava Debora ora è Maria Grazia Grasso e non si è mai spostata da Giugliano,Napoli. Risponde al telefono
quando Giulia chiama.Scopre così di avere una sorella.
«L’ho trovata, è lei - mi avverte Giulia in preda a una felicità ormai incontenibile - e sabato prossimo
(il 17 gennaio, ndr) ci vediamo.Mio marito è originario di Caserta, lì vive mia suocera, vicino a dove abita Maria Grazia».
Sono passate due settimane e con Giulia ci incontriamo nel bar.Riprende il filo. «Grazie a Repubblica e alla Rete è avvenuto un miracolo.
Sono frastornata e felice. Mia sorella ha saputo di essere stata adottata quando era già grande e per caso. Ha cercato tracce della nostra famiglia, ha trovato dei parenti con i quali siamo ora in contatto. C’è un cugino che vive negli Stati Uniti e un’altra sorella rimasta a Bahia, più grande di me di un anno. Ci siamo scritte, in inglese, perché noi il portoghese lo abbiamo dimenticato. Sappiamo di avere avuto due fratelli maschi, che sono morti, e un’altra sorella, che oggi  avrà 43 anni. Nostra madre è morta tre anni fa e il cugino americano ci ha fatto vedere una sua foto. Maria Grazia aveva dei ricordi confusi. Quando ci siamo incontrate ci siamo abbracciate e abbiamo pianto, poi avevamo bisogno di una conferma. E allora dal passato sono spuntati dei particolari,uno decisivo: le mattonelle gialle dell’ultimo orfanotrofio in cui siamo state insieme. Ci siamo messe a ridere, perché è bastato guardarci per capire che siamo sorelle. Altro che prova del dna, siamo identiche ».
«Anche i suoi genitori adottivi - prosegue Giulia - non le hanno mai detto di me e sono stati sempre molto vaghi, come se anche loro avessero qualcosa da nascondere.
Ho chiamato i miei genitori, loro non rispondono, hanno il filtro della segreteria telefonica. Ho lasciato un lungo messaggio con le novità, mi hanno risposto con un telegramma: “Stai attenta a chi incontri”. Ora nella mia vita è tornata Maria Grazia: non vogliamo più lasciarci. Lei si sente brasiliana, l’ha sempre avuta dentro questa passione e da quando conosce le sue origini ancora di più: pensi che insegna un ballo tradizionale. Lei vorrebbe partire subito per il Brasile. Io  ho un po’ paura, finora avevosempre evitato di conoscere le mie radici. Un anno fa mia nonna adottiva mi accennò la storia di una donna che era venuta dal Brasile a riprendermi. Io non le volli credere. Poi mia nonna è morta e mio marito che aveva intuito qualcosa ha fatto il resto. Quando un giorno sono tornata a casa mi ha detto: “Giulia, guarda su Internet cosa ho trovato ”. E mi ha lasciato da sola davanti allo schermo. Dovevo scegliere, ho esitato prima di spingere quel tasto. E alla fine ecco, ho letto il suo articolo e si è spalancato un baratro. Il viaggio nel mio passato èappena iniziato». Buon viaggio,Dilma



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