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07/01/17

retifica al precedente post : chi lo ha detto che lo splatter è solo .....

post in questione  

http://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2017/01/chi-lo-ha-detto-che-lo-spatter-e-solo.html


Ricevo   questo  comunicato   da parte degli autori  e  volentieri lo pubblico

Miky Roverselli
Miky Roverselli Grazie mille Giuseppe per lo spazio concessoci sul tuo blog! Mi fa estremo piacere che tu abbia apprezzato. :) in ogni caso preferiamo e preferiremo condividere la paternità dei nostri lavoretti, di modo che non ci sia alcun "autore principale" :) grazie ancora, un abbraccio
Samuele Innocenti
Samuele Innocenti Come se il mio socio avesse parlato per bocca mia,ma ti ringrazio di cuore per la pubblcita'e sono felice che si possa "interpretare"questo video in modi differenti..."capriccio",nel suo stesso titolo,puo'essere anche inteso come un sardonico ( seppur inquietante)modo per spiegare come spesso,purttoppo,basti uno sclero,un attimo di follia per ribaltere fatalmente la vita stessa(mi piacerebbe pensare che cio'che abbiam fatto sia surrealista,ma purtoppo non e'cosi e di episodi di violenza ne capitano anche di piu'brutali)

18/06/16

L'EQUIVOCO di © Daniela Tuscano da Il Tulipano - Il Web Magazine indipendente

Su una definizione, almeno, le testate occidentali concordano: Thomas Mair, l'assassino di Jo Cox, è un "pazzo", uno psicopatico, un asociale. Detto altrimenti: malgrado i legami ormai acclarati con gruppi neonazisti, pro-apartheid e anti-Ue, il cinquantenne che ha crivellato di pistolettate (tra cui una in faccia) la deputata laburista e poi, non sazio, ne ha smembrato il povero corpo con un numero imprecisato di fendenti, viene derubricato a episodio, inserito a forza nella categoria dei casi clinici e privato, diremmo denaturato, del suo brodo di coltura. Diversamente dagli Abballa, dagli Abdeslam, dai Mateen, solo per citare gli autori delle ultime stragi nazislamiste, Mair non rappresenta che sé stesso, la sua alienazione e la sua miseria. Questa la narrazione mediatica. Mair come Breivik, due fulminati. Fermi lì. Se non fosse per un trascurabile dettaglio: lo scempio operato dal primo e la mattanza del secondo nulla hanno da invidiare agli sgozzamenti e alle stragi di Daesh e relativi epigoni.
Eppure, li si valuta in modo assai diverso. Per la stessa logica che ha portato a sentirsi Charlie ma non Garissa, o la Siria, o l'Iraq. La Torre Eiffel ha indossato i colori del Belgio ma non del Pakistan. È la stessa logica che, nella sua illogicità, pretende pure d'aver ragione: i morti non sono tutti uguali. E lo proclama apertamente: quelli di Parigi o Bruxelles rappresentano le conquiste della democrazia, della libertà e della laicità; assurgono a simbolo, trascendono il loro corpo. Gli altri vi restano ancorati, nell'insensato disfacimento senza nome, nemmeno abitanti bensì indigeni - come s'indicavano un tempo i popoli colonizzati - di luoghi dove la guerra è pane quotidiano, fattore biologico. Insomma: vi sono abituati...
Mentre qui, nella culla della civiltà, scoppiano al massimo episodi di "follia". Così tutto s'accomoda, anzi, non c'è nulla di rotto. Si ragiona in termini di numeri e statistiche. Chi osi avanzare obiezioni viene immediatamente tacciato di disfattismo o - accusa ben più temibile - di "buonismo", che declinato altrimenti indica intelligenza col nemico. E i cattivisti, che in questo periodo vanno molto più di moda, stanno all'erta, pronti a sommergerti con sarcasmo belluino: "Se ti piacciono tanto, prova tu ad assaporare la Sharia o le dittature mediorientali! - (le medesime, accennato "en passant", con le quali i cattivisti di cui sopra stringono fruttuose alleanze e lauti affari) - Noi siamo l'Occidente, noi siamo l'Europa".
Già, ma quale Europa? Non quella di Jo Cox, che è poi l'unica per cui vale la pena di vivere e morire, l'unica per cui il sacrificio non sarebbe vano. L'Europa dell'umanesimo ricordata da papa Francesco e non quella delle banche e delle multinazionali, delle guerre e dello sfruttamento. L'Europa dei diritti, della laicità, delle libertà, certo! Ma per ognuno, sennò si chiamano privilegi. Ma senza disprezzare l'umanità altrui, sennò si chiama razzismo. L'Europa delle donne e delle minoranze, che dà un senso al nostro orgoglio, l'Europa che non cambieremmo per nulla al mondo - tantomeno per la Sharia. Ma è esattamente questa l'Europa ripudiata dall'europeo Mair. È esattamente questa l'Europa che l'europeo Mair ha inteso spegnere nel minuto e combattivo corpo di Jo Cox. È esattamente in spregio alle libertà e ai diritti che l'europeo Mair ha infierito sulle membra di Jo, con un accanimento pari solo al suo odio.
Ma non sono forse gli stessi obiettivi dei jihadisti? E quell'urlo farneticante, "Prima la Gran Bretagna", cos'ha di diverso dall'"Allahu Akbar" del terrorismo blasfemo (mutuato da quell'altra empietà, anch'essa europea. "Gott mit Uns")?
Ritenere quest'ultimo tara ereditaria d'una religione, d'una cultura, d'interi popoli, e il primo il mero frutto d'una mente insana, dimostra cecità etica oltre che intellettuale.
L'odio non è questione di numeri o di percentuali. Di qua poco, di là tanto. L'odio è sempre "troppo". Ed è estremamente razionale.
Il pensatore argentino Silo, nel lontano 1994, preconizzava: "Il pensiero perderà la sua capacità d'astrazione, che verrà rimpiazzata da una forma di funzionamento analitico passo dopo passo sempre più conforme al modello informatico. Si perderanno le nozioni di processo e di struttura, per cui la produzione intellettuale si ridurrà a semplici studi di linguistica e di analisi formale. [...] Ma proprio allora l'antica speranza di uniformare tutto nelle mani di un solo potere svanirà per sempre. In quella notte della ragione, in quella stanchezza della civiltà, avranno campo libero i fanatismi d'ogni genere, la negazione della vita, il culto del suicidio, il fondamentalismo nudo e crudo. [...] Risorgeranno i localismi e le lotte etniche, e i popoli dimenticati si riverseranno sui centri di decisione come un uragano...".
Il motivo per cui non si comprende, o si valuta superficialmente, l'uccisione di Jo Cox è precisamente questo. La tecnologia ha soppiantato il pensiero, ma i fanatici, orfani di pensiero, ragionano benissimo.
Quello di Cox non è però stato solo un assassinio politico, la distruzione d'una filosofia: è stato anche un femminicidio.
Cox sarebbe stata uccisa anche se uomo, certo; di fatto, però, si trattava d'una donna. Una donna simboleggiava il progresso, un uomo la reazione più feroce. Una si batteva per un'Europa umanista, uno l'ha atterrata; come quei mariti, fidanzati, amici che non sopportano la libertà delle loro compagne. È un delitto politico, ma anche sociale, antropologico. Incarnatosi in un incubo: quello dei muri, delle chiusure e delle separazioni. Del possesso. Dell'egoismo. L'incubo d'un piccolo austriaco vissuto un centinaio d'anni fa, pericope del patriarcato violento.
La cui "Bibbia" - non commentata e riedita nell'edizione del 1934 - è stata regalata dall'identico quotidiano che ieri ha pubblicato il titolo a tutti ormai noto. Operazione di marketing perfettamente riuscita: è sufficiente parlarne! Per chi ripone la propria divinità nel guadagno, poi, tutto rientra nella norma. E risulta oltremodo divertente dato che si tratta di soggetti particolarmente invisi a chi dirige quelle pagine.
Ci si è sdegnati per l'apertura, ma pochi, credo, hanno badato ai due articoli di taglio basso intitolati rispettivamente "La patria della minigonna mette il burqa alla bellezza" (riferito alla decisione del neosindaco musulmano di Londra d'intervenire sulle pubblicità sessiste) e "Ma quelle superdonne ci rovinano la giornata", a mo' di commento. Entrambi, uniti al servizio principale, la dicono lunga sulla visione delle donne - anzi, della donna - da parte del "Giornale": essenzialmente un oggetto decorativo per il sollazzo del maschio (chi non ricorda, del resto, le intemerate pro-Berlusconi?). Per "Il Giornale", la "donna" è sempre e comunque "donna": e non per esaltarne le peculiarità morali e intellettuali o la sua completezza di persona, ma al contrario per ricondurla nei ranghi: mai e poi mai avremmo letto, nemmeno per un avversario politico, "Tre colpi di pistola contro un uomo". Ma la donna, secondo "Il Giornale", è donna o meglio femmina, faccia la femmina, non s'immischi in politica - se poi milita nella sponda opposta, apriti cielo... - o nella letteratura, o nell'arte, sport, scienza. Suo scopo è compiacere l'uomo - quello e basta. Almeno in gioventù. Perché non va neppur dimenticato che lei è "a scadenza", il maschio no.
Naturalmente ora fioccheranno i distinguo, le irrisioni verso chi ha frainteso, quando come minimo quel titolo meriterebbe uno zero in italiano; ma un dieci in ambiguità: i protagonisti sono infatti divenuti i tre colpi di pistola, e parrebbero quasi i salvatori "contro una donna" che, fra l'altro, si opponeva alla Brexit (sostenuta con forza dal "Giornale").
Se poi si pensa che un titolo simile esce in un periodo squassato da un'ondata di femminicidi senza precedenti, una coltre di ghiaccio cala sul cuore.

                                        © Daniela Tuscano  da Il Tulipano - Il Web Magazine

13/06/16

FERRARA Picchiata e buttata a terra Passante interviene e evita altri guai . e da qui che dovrebbe iniziare la lotta contro il femminicidio



  Leggi anche  sullo stesso  argomento
http://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2016/06/le-storie-dei-figli-dele-vittime-dei.html








 


Picchiata e buttata a terra Passante evita altri guai
Le ha rubato anche le scarpe. L’episodio ieri pomeriggio in via Darsena, una 21enne finisce all’ospedale Il rapinatore messo in fuga da un uomo che gli ha urlato: non si menano le donne


FERRARA. Quelli che non si voltano dall’altra parte. È quanto successo anche ieri a Ferrara in via Darsena dove purtroppo si è registrato un altro episodio di aggressione verso una giovane donna, interrotto - e qui l’aspetto positivo di questa triste vicenda - dall’intervento di una persona estranea ai fatti che ha avuto la prontezza d’animo di reagire alla violenza e al sopruso, mettendo in fuga il rapinatore ed evitando che procurasse ulteriori danni alla ragazza che aveva aggredito per rubarle la borsa. Un plauso a Mirco Zanella, 38 anni, vigaranese. È lui stesso a raccontare il fatto, mentre fornisce spiegazioni e testimonianze ai carabinieri intervenuti su posto, allertati da una sua chiamata al 112.
«Stavo uscendo con l’auto dal parcheggio sotterraneo di Darsena City dopo aver fatto spesa all’Interspar - racconta Zanella - quando ho visto un uomo di colore che picchiava violentemente e trascinava a terra una ragazza anche lei dalla carnagione scura. Non sapevo se si trattava di una lite tra parenti o fidanzati, ma ugualmente ho avuto l’istinto di fermare la macchina, scendere di corsa e urlargli mentre mi avvicinavano: non si picchiano le donne».
Il provvidenziale arrivo del passante ha così messo in fuga il violento rapinatore, che ha smesso di infierire sulla ragazza ma si è allontanato scappando in direzione dei giardini di via Ticchioni con la borsa che le aveva sottratto.
«Era un uomo alto - dice - portava ciabatte infradito e pantaloni corti di colore verde - spiega ancora l’uomo ai carabinieri che mettono a verbale - è stato molto violento e appena mi ha visto è scappato via velocemente».
Seduta a terra, piangente, è rimasta lei, la vittima di questa nuova violenza sulle donne. È una ragazza nigeriana, di 21 anni, residente a Torino e che ieri si trovava a Ferrara perché doveva incontrarsi con un’amica che vive in città. Mentre l’aspettava si è imbattuto in questo rapinatore che l’ha vista sola e indifesa e ha approfittato per aggredirla e rapinarla. Parla a fatica l’italiano, riesce a scambiare informazioni necessarie in inglese. Ed è lì che ha raccontato il suo dramma, seduta piangente sul cordolo di un marciapiede, scalza, perché il bandito le ha rubato anche le scarpe.
Non ha più nulla perché le ha sottratto anche soldi e cellulare. Al personale del 118 intervenuto per medicarla, ha spiegato a cenni del dolore dappertutto, alla testa, dove ha preso dei pugni, alle gambe e alla braccia perché è stata strattonata e trascinata a terra, ha anche dei tagli alle caviglie provocati dall’asfalto. I sanitari hanno preferito portarla al pronto soccorso per una visita ulteriore.
Alle forze dell’ordine poi il compito di mettersi sulle tracce del bandito, in base ai dati forniti dal testimone, con Polizia e Guardia di Finanza che hanno aiutato i Carabinieri nelle indagini, alla ricerca anche di eventuali filmati registrati dalle telecamere di sorveglianza. Una nuova brutta pagina alla Gad.

  ha  ragione  ilfinale   del'articolo   <<   A bilancio comunque c’è la reazione alla violenza di un passante estraneo. Da qui bisogna ripartire. >>   e proprio   per  evitare  altri casi di femminicidio \  violenze  sulle donne   che  bisogna    fare  cosi  oltre  a fare , url dell'articolo ad  inizio post  , autocritica  e  guerriglia culturale    contro il  nostro modo  di considerare le  donne ovvero la nostra  cultura sessista  e maschilista  

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