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18/09/16

quando le offese ti rafforzano e non ti feriscono insomma ti scivolano via

in sottofondo Giorgio Gaber - Barbera e Champagne


DALLA NUOVA  SARDEGNA   FACEBOOK
Un giorno l'asino di un contadino cadde in un pozzo.  Non si era fatto male, ma non poteva più uscirne. L'asino continuò a ragliare sonoramente per ore, mentre il  proprietario pensava al da farsi. Finalmente il contadino prese una decisione crudele: concluse che l'asino era ormai molto vecchio e che non serviva più a nulla, che il pozzo era ormai secco e che in qualche modo bisognava chiuderlo.
Non valeva pertanto la pena di sforzarsi per tirare fuori l'animale dal pozzo.
Al contrario chiamò i suoi vicini perché lo aiutassero a seppellire vivo l'asino. Ognuno di loro prese un badile e cominciò a buttare palate di terra dentro al pozzo. L'asino non tardò a rendersi conto di quello che stavano facendo con lui e pianse disperatamente.
Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l'asino rimase quieto. Il contadino alla fine guardò verso il fondo del pozzo e rimase sorpreso da quello che vide.
Ad ogni palata di terra che gli cadeva addosso, l'asino se ne liberava, scrollandosela dalla groppa, facendola cadere e salendoci sopra. In questo modo, in poco tempo, tutti videro come l'asino riuscì ad
arrivare fino all'imboccatura del pozzo, oltrepassare il bordo e uscirne trottando. La vita andrà a buttarti addosso molta terra, ogni tipo di terra.  Principalmente se sarai dentro un pozzo. Il segreto per uscire dal pozzo consiste semplicemente nello scuotersi di dosso la terra che si riceve e nel salirci sopra.
Ricorda le cinque regole per essere felice:
1- Libera il tuo cuore dall'odio.
2- Libera la tua mente dalle preoccupazioni.
3- Semplifica la tua vita.
4- Da' di più e aspettati meno.
5- Ama di più e... accetta la terra che ti tirano addosso, poiché essa può costituire la soluzione e non il problema.


Ecco  perché quando il mio  vecchio  mio padre  ed  a volte  anche mia madre   (  a volte  a  torto  a volte  a ragione )  mi  dicono  che   sono un asino  o  un pezzo d'asino  non mi  offendo    e non  rispondo  ed  a  volte  non rispondo ed  non m'incazzo  .
A  chi , quando  su  fb   riportando questa  foto    con la scritta   auto ironica    A  volte  sono  un asino  , mi dicono    :  Quale dei due? Quello bianco o quello scuro ?   riporto  quello  scritto sopra 


26/11/12

cosa è la felicità ? e che rumore fa ?





Dalla  bacheca di Alessandra Vasa  

E crescendo impari che la felicità non e' quella delle grandi cose.
Non e' quella che si insegue a vent'anni, quando,
come gladiatori si combatte il mondo per uscirne vittoriosi...
La felicità non e' quella che affannosamente si insegue
credendo che l'amore sia tutto o niente,...
non e' quella delle emozioni forti che fanno il "botto"
e che esplodono fuori con tuoni spettacolari...,
la felicità non e' quella di grattacieli da scalare,
di sfide da vincere mettendosi continuamente alla prova.
Crescendo impari che la felicità e' fatta di cose piccole ma preziose....
...e impari che il profumo del caffé al mattino e' un piccolo rituale di felicità,
che bastano le note di una canzone, le sensazioni di un libro dai colori che scaldano il cuore,
che bastano gli aromi di una cucina, la poesia dei pittori della felicità,
che basta il muso del tuo gatto o del tuo cane per sentire una felicità lieve.
E impari che la felicità e' fatta di emozioni in punta di piedi,
di piccole esplosioni che in sordina allargano il cuore,
che le stelle ti possono commuovere e il sole far brillare gli occhi,
e impari che un campo di girasoli sa illuminarti il volto,
che il profumo della primavera ti sveglia dall'inverno,
e che sederti a leggere all'ombra di un albero rilassa e libera i pensieri.
E impari che l'amore e' fatto di sensazioni delicate, di piccole scintille allo stomaco,
di presenze vicine anche se lontane, e impari che il tempo si dilata e che quei 5 minuti sono preziosi
e lunghi più di tante ore,e impari che basta chiudere gli occhi, accendere i sensi, sfornellare in cucina,
leggere una poesia, scrivere su un libro o guardare una foto per annullare il tempo
e le distanze ed essere con chi ami.
E impari che sentire una voce al telefono, ricevere un messaggio inaspettato,
sono piccolo attimi felici.
E impari ad avere, nel cassetto e nel cuore, sogni piccoli ma preziosi.
E impari che tenere in braccio un bimbo e' una deliziosa felicità.
E impari che i regali più grandi sono quelli che parlano delle persone che ami...
E impari che c'e' felicità anche in quella urgenza di scrivere su un foglio i tuoi pensieri,
che c'e' qualcosa di amaramente felice anche nella malinconia.
E impari che nonostante le tue difese,
nonostante il tuo volere o il tuo destino,
in ogni gabbiano che vola c'e' nel cuore un piccolo-grande
Jonathan Livingston.
E impari quanto sia bella e grandiosa la semplicità.

24/07/12

basta devo smettere di vedere l'erba del vicino sempre più verde

 ho deciso d'estendere  dopo avwer  ascoltato queste parole

 

 di continuare   il mio viaggio interiore    a me  questo articolo  riportato  qui sotto  tratto  da   blog.donnamoderna.com/sessoeluna/2012  pur  continuando  a    vivere    cosi  


insomma a cercare una via di mezzo tra me stesso e gli altri \ il mondo che mi circonda



Il detto “L’erba del vicino è sempre più verde” ha del vero anche quando si parla di relazioni di coppia. Ci troviamo infatti spesso a pensare che quello che fanno o hanno le altre coppie sia sempre migliore. Oppure che le scelte che prendiamo come coppia siano sempre le peggiori, invece di tirare fuori il meglio dalle scelte fatte. Quante volte ci ritroviamo a stare fuori con gli amici più a lungo di quanto vorremmo solo perché pensiamo che una volta andati via accada qualcosa di straordinario che noi perderemmo. O ci ritroviamo a spendere interi pomeriggi controllando le e-mail, twitter o facebook per la disperata ricerca di vedere cosa succede dalle altre parti piuttosto che porre attenzione a quello che sta accadendo esattamente di fronte a noi. Potremmo chiamare questo senso di urgenza la sindrome dell’erba del vicino (S.E.V.).
Il pericolo più grande, nell’essere vittima della S.E.V., è che ruba tempoPiuttosto che fare attivamente qualcosa per rendere la nostra giornata interessante, spendiamo la maggior parte del tempo preoccupandoci di quello che non stiamo facendo. Ci sentiamo così terrorizzati di penderci qualcosa che accade altrove che alla fine ci perdiamo realmente quello che accade intorno a noi.
La paura di perdersi quello che accade è soprattutto una paura di esclusione sociale ed è più evidente e preponderante nell’adolescenza. In parte questa paura spiega anche il perché gli adolescenti si sentono così pressati dal tema della perdita della verginità.
Potremmo dire che chi soffre della S.E.V. appartiene alla categoria dei “massimizzatori”. Questi soggetti devono sempre vagliare tutte le alternative prima di prendere una decisione e pensare in quali altri modi le cose possano essere. Anche quando fanno una scelta, si preoccupano sempre di non aver fatto la scelta migliore possibile sentendosi poco soddisfatti delle proprie scelte e della propria vita. Tali atteggiamenti possono dunque essere deleteri per la qualità di vita del singolo e della coppia. Se da una parte possono in qualche modo spingere le persone ad essere ponte, efficaci e migliori, dall’altra le costringono ad una vita in rincorsa verso una perfezione che è impossibile raggiungere per l’essere umano. La pressione di “essere parte delle cose” diventa un dovere categorico che limita la scelta personale. Non si sceglie di fare le cose perché ci piacciono ma perché ci sentiamo obbligati. A livello di coppia può determinare attriti e insoddisfazioni che minano l’intimità e l’accordo tra i partner.
Come abbiamo visto in un recente post la felicità è composta da tante piccole cose presenti nella nostra vita. Se ci concentriamo solo sulle cose che non abbiamo ci perdiamo tutto il bello di quello che in realtà è già a nostra disposizione.
Se pensate di essere vittime della S.E.V. cercate di cambiare il vostro atteggiamento. Cercate di vivere di più nel momento presente, godendovi quello che state facendo nell’esatto momento in cui lo state vivendo. Bloccate il pensiero quando vedete che comincia a correre oltre e tenta di focalizzarsi su cosa fanno gli altri, invidiandoli e sognando di essere lì. Oppure verso cosa avreste potuto fare invece di fare quello che state facendo. Smettete di compararvi con gli altri mettendoli su un piedistallo, ritenendo le loro vite necessariamente più degne e belle delle vostre. Fermatevi e pensate “Ecco tutto quello che ho fatto”, “Guarda quello che ho realizzato, quello che ho raggiunto”. Potreste accorgervi che l’erba è sempre stata più verde dalla vostra parte.
                                          Dott.ssa Laura Nardecchia





Perchè ogni tanto , anche se non sempre riescono a metterlo in atto e hanno  (  nella maggior  parte  dei casi )    : << (.... )  l' ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto (  cit  di  .... è talmente scontato e  ovvio  visto che  l'ho più volte citata  sia   nel vecchio blog  che in questo . Comunque  chi  non la conoscesse  o   non lo riocorda   trova  qui  il  testo integrale  e di conseguenza  l'autore e qui  la storia sula canzone ormai entrata in quella della canzone italiana   )  , le religioni in questo caso quella cristiana 

                            L'erba del vicino è sempre più verde

L'erba del vicino è sempre più verde - NUOVI  ORIZZONTI
Chi non conosce il famoso detto: l'erba del vicino è sempre più verde? Spesso pensiamo così. Conosco persone che vivono così, considerando che quello che gli altri hanno o vivono sia migliore di quello che hanno e che vivono loro. Hai mai pensato che forse la tua erba intesa come casa, famiglia, lavoro, rapporti interpersonali non è così verde perchè in effetti tu non fai niente al riguardo? Quando vediamo che l'erba del nostro vicino è più verde della nostra significa che c'è chi la cura e apprezza quello che ha. Se tu passi tutto il tempo non apprezzando quello che hai, non curando quello che hai, invidierai sempre gli altri. Se per esempio in casa sei scontroso, arrogante, però agli altri regali sorrisi e cordialità, non stai curando quello che hai. Nella Bibbia c'è scritto che se non sei un buon cristiano nella tua casa, se non sai governare la tua casa, non potrai curare la chiesa. Smetti di guardare quello che hanno gli altri, comincia ad apprezzare il tuo e scoprirai di aver avuto, per tanto tempo, un tesoro a poca distanza da te. Quando avrai imparato a curare l'erba del tuo giardino con premura ed amore incondizionato, spirito di sacrificio e lealtà, allora sarai pronto a curare il giardino di Dio! 

14/01/12

come affrontare la crisi ed essere felici

Gli europei (  ed   tutti i paesi  del Nord   del  mondo  ) avevano perso  salvo alcune comunita  di persone   considerate matte   e\o stravanganti  come : 
                                                 il matto di  Francesco  Guccini 

                                                             un matto di de  andrè
                                                                       i matti di de gregori


il senso dell'essenziale  (  proprio come   questa  l'altra  canzone  de Modena  city Ramblers  )



, ma la crisi ce lo farà riscoprire. Peccato che ci sia bisogno di questo per ritrovare il gusto della semplicità ecco come  fanno  a vivere  conn 1000 € al mese

  da  http://www.presseurop.eu/it/

tendenze e costume  Spagna

Viva la vita low cost

9 gennaio 2012 El País Madrid



Un supermercato Dia a Valencia.
                                         Un supermercato Dia a Valencia.Polycart via Flickr CC
 
In tempi di crisi, quando si è costretti a sbarcare il lunario con 1.000 euro lordi al mese e non si vuole rinunciare del tutto al proprio stile di vita, ridurre le spese è una scelta obbligata. Una tendenza che sta stravolgendo le abitudini dei consumatori.  
Secondo le cifre del Sindicato de Técnicos del Ministerio de Hacienda (Gestha), in Spagna 17,1 milioni di persone guadagnano appena mille euro lordi al mese. Parliamo del 63 per cento della popolazione attiva. Con questa cifra arrivare alla fine del mese è una fatica degna di Ercole, e fare la spesa diventa un'avventura complessa. Oggi, per migliaia di spagnoli, acquistare un prodotto è un atto di rinuncia.
In questo scenario di sofferenze e privazioni, il fenomeno del low cost è in grande crescita e con ogni probabilità nell'immediato futuro è destinato a svilupparsi ulteriormente, occupando uno spazio sempre più rilevante nel tessuto sociale ed economico.
Ristoranti, viaggi, automobili, assicurazioni, elettronica, immobili, tempo libero, abbigliamento, alimentari: nulla sembra sfuggire al fascino del basso costo. Resta da capire se il fenomeno sopravviverà una volta superata la crisi. Si tratta di una strategia strutturale o congiunturale? In che modo cambierà l'atteggiamento del consumatore dopo la fine della crisi? Sarà più razionale e meno impulsivo? La ricerca del prezzo più basso è ormai diventata un nuovo stile di vita?
"Spendere molto denaro in maniera compulsiva è una patologia che incontriamo spesso, mentre al contrario il risparmio estremo non ha un'accezione clinica", spiega Guillermo Fouce, psicologo e professore dell'Università Carlos III di Madrid. Secondo Fouce, insomma, non esistono "malati di risparmio". Non è una precisazione irrilevante, perché se portati all'estremo tutti i comportamenti legati all'acquisto possono creare complicazioni.
Non c'è dubbio che il consumatore del dopo-crisi sarà molto diverso da quello attuale. Innanzitutto avrà imparato da questi tempi difficili. "Il consumatore sta scoprendo grazie al low cost che può acquistare prodotti simili a quelli a cui è abituato a prezzi di gran lunga inferiori", sottolinea Javier Vello, responsabile del settore distribuzione e consumo della società di consulenza PriceWaterhouseCoopers. In secondo luogo "dopo la crisi, il cliente farà più attenzione alle spese, e sarà più cosciente delle alternative a ciascun articolo".
L'attuale periodo di estrema difficoltà economica lascerà strascichi profondi, e con il tempo sarà sempre più difficile tracciare un profilo del consumatore. Questo aspetto influenzerà non poco le strategie commerciali delle aziende, e di conseguenza il concetto di occasioni di consumo diventerà dominante. Per esempio è probabile che individui con un certo potere d'acquisto sceglieranno il low cost per alcuni prodotti e privilegeranno le marche più costose per altri. Ma in ogni caso tutto ciò riguarda il futuro, e oggi il concetto di low cost spadroneggia nei settori più disparati.
"Il consumatore è passato da quella che chiamo una 'funzionalità superiore' a una 'funzionalità sufficiente', che è la più economica. In altre parole, perché acquistare un'automobile dotata di tutti gli optional quando in realtà non ne ho bisogno?", spiega Javier Rovira, professore della business school Esic.
Juan Carlos Esteban, un giovane disegnatore sposato con figli, è l'esempio di come lo stile di vita low cost si sia insinuato in gran parte del tessuto sociale spagnolo. La sua "strategia del risparmio" ha cominciato a prendere forma nel 2007, "quando le spese hanno iniziato a mangiarsi lo stipendio". Il piano di Esteban abbraccia le telecomunicazioni ("in poco tempo ho cambiato tre volte operatore di telefonia mobile, e oggi anziché 50 euro al mese ne spendo 18"), le assicurazioni ("per il mio monovolume ho stipulato una polizza con un franchising globale che mi permette di risparmiare 350 euro rispetto alla precedente") e l'alimentazione ("compro soprattutto prodotti sottomarca". In totale, oggi Esteban spende il 25 per cento in meno rispetto a prima.  
"L'essenza del low cost non si limita all'abbassamento dei prezzi in sé, ma comprende il taglio dei costi superflui per ottenere un prezzo inferiore", sottolinea Jorge Riopérez, responsabile de settore consumo e industria di Kpmg. "Oggi si fa molta confusione tra [prodotti] low cost  e low price. Naturalmente anche il low cost mira a ridurre i prezzi, ma in altri casi la concorrenza può portare a un taglio basato non sulla riduzione dei costi ma su un minore margine di profitto".

L'unione fa il risparmio

Il fenomeno del low cost testimonia una situazione di emergenza, ma paradossalmente anche la volontà di non rinunciare al proprio tenore di vita e di continuare a godere di prodotti accessori o addirittura di lusso. "Le famiglie sono

19/05/09

Nella città di Holden

E' nel tempo degli ideali andati a male. Nella città di Holden. Che si raschia il barile.E' durante la notte che si pensa al giorno. Ma quello che da lontano è un punto, da vicino può diventare qualsiasi enorme oggetto, dipende dalla distanza.O dal tempo trascorso. In questo caso.

Lei vede solo l'ombra, allungata dal lampione, di Betty Friedan. Così, però, i capelli son diventati serpenti. E le gambe, stuzzicadenti. E spine, le dita.

Le immagini deformate non piacciono a nessuno.

Eppure, forse per salvare la paura di cambiare, non alza gli occhi dall'asfalto per scoprire l'immagine reale di quella donna.

Le immagini deformate non piacciono a nessuno. Tanto meno a lei che è così affaccendata nello scegliere la posizione giusta per partire.

Non perde tempo quindi, deve pur sempre tornare a combattere la propria battaglia personale contro lei, che le somiglia. Contro loro, le altre migliaia di identità messe sotto chiave da scatole luminose. E esempi di finto orgoglio.

Anche se c'è un punto, lì. Non si vede bene da qui. Sa che non c'entra niente con tutto questo.

Sarà che non serve per superare Lui, sarà che non serve per essere importante per Lui, le farà perdere terreno nell'aggiudicarsi Lui. La lotta è dura ed estenuante, non può permettersi distrazioni. I punti meglio lasciarli al proprio posto.

Ci si accorge di essere morti solo dopo che gli altri scoprono il cadavere.

Ed è così che dal fondo, per la perdita del solito Lui qualsiasi, non può far altro che fissare il puntino, che più fissa e più si avvicina, e più si avvicina più lei si solleva.

Sa che non c'entra niente con tutto quello che è passato.

Sarà che non serve a superare nessuno. Sarà che serve per essere importante per se stessa.

E come quando si scopre che l'acqua non cade nel bicchiere perchè il bicchiere è al contrario, lei si accorge che non esiste nessuna sorta di competizione. Che avrebbe potuto saltare mille ostacoli immaginari senza muoversi di un millimetro.

E che un punto, visto da lontano, o visto nel passato, può diventare parte di se stessa o radice per un'identità.

13/03/09

Perchè siamo insoddisfatti?

perchè oggi come oggi le persone, pur avendo una grande disponibilità di beni materiali, si sentono insoddisfatte? Da cosa dipende secondo voi questa grande impressione di malessere, infelicità e solitudine che sembrano avere tutti?

Molti dicono che è perchè siamo viziati ma io non concordo. Cosa ci manca per essere felici?


 


Dì la tua su http://ilmondochevorrei.forumfree.net/?t=37167278

05/11/08

Hussein, da non credere!


Ho puntato la sveglia alle 5,30 e sono stato fortunato. Così ho visto in diretta Jesse Jackson ascoltare Obama in silenzio, immobile, mentre le lacrime gli rigavano il volto. E sul quel viso c'era Martin Luther King, Angela Davis, Nelson Mandela. Ho seguito il discorso di McCain, dignitoso e rispettoso della contesa. Laggiù quando si perde non si invocano i brogli. Poi Obama. Già. E così mentre in Italia si faranno classi separate per bianchi e diversi dal bianco, negli Usa eleggono presidente un uomo nato a Honolulu da padre Kenyota, vissuto da piccolo in Indonesia. Che di nome fa Barack Hussein! Insomma una svolta epocale. E siccome al di là dei massimi sistemi si vive anche di piccole soddisfazioni, stamattina davanti al caffè ho immaginato il cattivo risveglio di Borghezio, Boso, Calderoli, Castelli, Bossi e compagnia. Gentaglia che siamo riusciti a mandare al governo del nostro paese. E il prode Gasparri che non si è risparmiato la cialtronata giornaliera (Al Qaeda sarà contenta). E che dire di quel pirlone di ministro degli esteri che si è affrettato a dire che tra Obama e il suo capo ci sono molte similitudini. Certo, come tra la Gioconda e Cicciolina. Per compiacere il cavaliere c'è chi mangerebbe sterco e direbbe che sa di cacao. Non so se Obama cambierà il mondo. So però che non sarà più il mondo del gruppo di texani che stava attorno a Bush e che la maggioranza degli americani ha già consegnato alla storia definendoli "vecchi scemi bianchi". Barack Hussein. Che giorno quel 5 novembre 2008!




Raffaele Mangano



LE TRASFORMAZIONI DI PICTOR

LE TRASFORMAZIONI DI PICTOR 
(Pictor's Verwandlungen, H. Hesse, 1922)

Appena giunto in paradiso Pictor si trovò dinnanzi ad un albero che
era insieme uomo e donna. Pictor salutò l'albero con riverenza e
chiese: "Sei tu l'albero della vita?". Ma quando, invece dell'albero,
volle rispondergli il serpente, egli si voltò e andò oltre. Era
tutt'occhi, ogni cosa gli piaceva moltissimo. Sentiva chiaramente di
trovarsi nella patria e alla fonte della vita.

E di nuovo vide un albero, che era insieme sole e luna.

Pictor chiese: "Sei tu l'albero della vita?".

Il sole annuì e rise, la luna annui e sorrise. Fiori meravigliosi lo
guardavano, con una moltitudine di colori e di luminosi sorrisi, con
una moltitudine di occhi e di visi. Alcuni annuivano e ridevano,
altri annuivano e sorridevano, altri non annuivano e non sorridevano:
ebbri tacevano, in se stessi si perdevano, nel loro profumo si
fondevano. Un fiore cantò la canzone del lilla, un fiore cantò la
profonda ninna-nanna azzurra. Uno dei fiori aveva grandi occhi blu,
un altro gli ricordava il primo amore. Uno aveva il profumo del
giardino dell'infanzia, il suo dolce profumo risuonava come la voce
della mamma. Un altro, ridendo, allungò verso di lui la sua rossa
lingua curva. Egli vi lecco, aveva un sapore forte e selvaggio, come
di resina e di miele, ma anche come di un bacio di donna.

Tra tutti questi fiori stava Pictor, pieno di struggimento e di gioia
inquieta. II suo cuore, quasi fosse una campana, batteva forte,
batteva tanto; il suo desiderio ardeva verso l'ignoto, verso il
magicamente prefigurato.

Pictor scorse un uccello sull'erba posato e di luminosi colori
ammantato, di tutti i colori il bell'uccello sembrava dotato. Al
bell'uccello variopinto egli chiese: "Uccello, dove è dunque la
felicita?".

"La felicità?" disse il bell'uccello e rise con il suo becco
dorato, "la felicita, amico, è ovunque, sui monti e nelle valli, nei
fiori e nei cristalli".

Con queste parole l'uccello spensierato scosse le sue piume, allungò
il collo, agitò la coda, socchiuse gli occhi, rise un'ultima volta e
poi rimase seduto immobile, seduto fermo nell'erba, ed ecco:
l'uccello era diventato un fiore variopinto, le piume si erano
trasformate in foglie, le unghie in radici. Nella gloria dei colori,
nella danza e negli splendori, l'uccello si era fatto pianta. Pictor
vide questo con meraviglia.

E subito il fiore-uccello comincio a muovere le sue foglie e i suoi
pistilli, già era stanco del suo essere fiore, già non aveva più
radici, scuotendosi un po' si innalzò lentamente e fu una splendente
farfalla, che si cullò nell'aria, senza peso, tutta di luce soffusa,
splendente nel viso. Pictor spalancò gli occhi dalla meraviglia.

Ma la nuova farfalla, l'allegra variopinta farfalla-fiore-uccello, il
luminoso volto colorato volò intorno a Pictor stupefatto, luccicò al
sole, scese a terra lieve come un fiocco di neve, si sedette vicino
ai piedi di Pictor, respirò dolcemente, tremò un poco con le ali
splendenti, ed ecco, si trasformò in un cristallo colorato, da cui si
irraggiava una luce rossa. Stupendamente brillava tra erba e piante,
come rintocco di campana festante, la rossa pietra preziosa. Ma la
sua patria, la profondità della terra, sembrava chiamarla; subito
incominciò a rimpicciolirsi e minacciò di scomparire. Allora Pictor,
spinto da un anelito incontenibile, si protese verso la pietra che
stava svanendo e la tirò a se. Estasiato, immerse lo sguardo nella
sua luce magica, che sembrava irraggiargli nel cuore il presentimento
di una piena beatitudine.

All'improvviso, strisciando sul ramo di un albero disseccato, il
serpente gli sibilo nell'orecchio: "La pietra ti trasforma in quello
che vuoi. Presto, dille il tuo desiderio, prima che sia troppo
tardi!".

Pictor si spaventò e temette di vedere svanire la sua fortuna. Rapido
disse la parola e si trasformò in un albero. Giacché più di una volta
aveva desiderato essere albero, perché gli alberi gli apparivano cosi
pieni di pace, di forza e di dignità.

Pictor divenne albero. Penetrò con le radici nella terra, si allungò
verso l'alto, foglie e rami germogliarono dalle sue membra. Era molto
contento. Con fibre assetate succhiò nelle fresche profondità della
terra e con le foglie sventolò alto nell'azzurro. Insetti abitavano
nella sua scorza, ai suoi piedi abitavano il porcospino e il
coniglio, tra i suoi rami gli uccelli.

L'albero Pictor era felice e non contava gli anni che passavano.
Passarono molti anni prima che si accorgesse che la sua felicità non
era perfetta. Solo lentamente imparò a guardare con occhi d'albero.
Finalmente poté vedere, e divenne triste.

Vide infatti che intorno a lui nel paradiso gran parte degli esseri
si trasformava assai spesso, che tutto anzi scorreva in un flusso
incantato di perenni trasformazioni. Vide fiori diventare pietre
preziose o volarsene via come folgoranti colibrì. Vide accanto a se
più d'un albero scomparire all'improvviso: uno si era sciolto in
fonte, un altro era diventato coccodrillo, un altro ancora nuotava
fresco e contento, con grande godimento, come pesce allegro
guizzando, nuovi giochi in nuove forme inventando. Elefanti
prendevano la veste di rocce, giraffe la forma di fiori.

Lui invece, l'albero Pictor, rimaneva sempre lo stesso, non poteva
più trasformarsi. Dal momento in cui capì questo, la sua felicità se
ne svanì: cominciò ad invecchiare e assunse sempre più quell'aspetto
stanco, serio e afflitto, che si può osservare in molti vecchi
alberi. Lo si può vedere tutti i giorni anche nei cavalli, negli
uccelli, negli uomini e in tutti gli esseri: quando non possiedono il
dono della trasformazione, col tempo sprofondano nella tristezza e
nell'abbattimento, e perdono ogni bellezza.

Un bel giorno, una fanciulla dai capelli biondi e dalla veste azzurra
si perse in quella parte del paradiso. Cantando e ballando la bionda
fanciulla correva tra gli alberi e prima di allora non aveva mai
pensato di desiderare il dono della trasformazione.

Più di una scimmia sapiente sorrise al suo passaggio, più di un
cespuglio l'accarezzo lieve con le sue propaggini, più di un albero
fece cadere al suo passaggio un fiore, una noce, una mela, senza che
lei vi badasse.

Quando l'albero Pictor scorse la fanciulla, lo prese un grande
struggimento, un desiderio di felicità come non gli era ancora mai
accaduto. E allo stesso tempo si trovo preso in una profonda
meditazione, perché era come se il suo stesso sangue gli
gridasse: "Ritorna in te! Ricordati in questa ora di tutta la tua
vita, trovane il senso, altrimenti sarà troppo tardi e non ti sarà
più data alcuna felicità". Ed egli ubbidì. Rammemorò la sua origine,
i suoi anni di uomo, il suo cammino verso il paradiso, e in modo
particolare quell'istante prima che si facesse albero, quell'istante
meraviglioso in cui aveva avuto in mano quella pietra fatata.

Allora, quando ogni trasformazione gli era aperta, la vita in lui era
stata ardente come non mai! Si ricordo dell'uccello che allora aveva
riso e dell'albero con la luna e il sole; lo prese il sospetto che
allora avesse perso, avesse dimenticato qualcosa, e che il consiglio
del serpente non era stato buono.

La fanciulla udì un fruscio tra le foglie dell'albero Pictor, alzò lo
sguardo e sentì, con un improvviso dolore al cuore, nuovi pensieri,
nuovi desideri, nuovi sogni muoversi dentro di lei. Attratta dalla
forza sconosciuta si sedette sotto l'albero. Esso le appariva
solitario, solitario e triste, e in questo bello, commovente e nobile
nella sua muta tristezza; era incantata dalla canzone che sussurrava
lieve la sua chioma. Si appoggio al suo tronco ruvido, senti l'albero
rabbrividire profondamente, senti lo stesso brivido nel proprio
cuore. II suo cuore era stranamente dolente, nel cielo della sua
anima scorrevano nuvole, dai suoi occhi cadevano lentamente pesanti
lacrime. Cosa stava succedendo? Perché doveva soffrire cosi? Perché
il suo cuore voleva spaccare il petto e andare a fondersi con lui,
con esso, con il bel solitario?

L'albero tremò silenzioso fin nelle radici, tanto intensamente
raccoglieva in se ogni forza vitale, proteso verso la fanciulla, in
un ardente desiderio di unione. Ohimè, perché si era lasciato
raggirare dal serpente per essere confinato così, per sempre, solo in
un albero! Oh, come era stato cieco, come era stato stolto! Davvero
allora sapeva così poco, davvero era stato così lontano dal segreto
della vita? No, anche allora l'aveva oscuramente sentito e presagito -
ohimè! e con dolore e profonda comprensione pensò ora all'albero che
era fatto di uomo e di donna!

Venne volando un uccello, rosso e verde era l'uccello, ardito e
bello, mentre descriveva nel cielo un anello. La fanciulla lo vide
volare, vide cadere dal suo becco qualcosa che brillò rosso come
sangue, rosso come brace, e cadde tra le verdi piante, splendette di
tanta familiarità tra le verdi piante, il richiamo squillante della
sua rossa luce era tanto intenso, che la fanciulla si chinò e sollevo
quel rossore. Ed ecco che era un cristallo, un rubino, ed intorno ad
esso non vi può essere oscurità.

Non appena la fanciulla ebbe preso la pietra fatata nella sua mano
bianca, immediatamente si avverò il sogno che le aveva riempito il
cuore. La bella fu presa, svanì e divenne tutt'uno con l'albero, si
affacciò dal suo tronco come un robusto giovane ramo che rapido si
innalzò verso di lui.

Ora tutto era a posto, il mondo era in ordine, solo ora era stato
trovato il paradiso, Pictor non era più un vecchio albero intristito,
ora cantava forte Pictoria. Vittoria.

Era trasformato. E poiché questa volta aveva raggiunto la vera,
l'eterna trasformazione, perché da una meta era diventato un tutto,
da quell'istante poté continuare a trasformarsi, tanto quanto voleva.
Incessantemente il flusso fatato del divenire scorreva nelle sue
vene, perennemente partecipava della creazione risorgente ad ogni
ora.

Divenne capriolo, divenne pesce, divenne uomo e serpente, nuvola e
uccello. In ogni forma però era intero, era un "coppia", aveva in se
luna e sole, uomo e donna, scorreva come fiume gemello per le terre,
stava come stella doppia in cielo.

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