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22/03/17

La Tartaruga Rossa di Michael Dudok de Wit imperdibile e magica meteora cinematografica


Nei giorni scorsi  ho visto , non sapendo cosa sceglier e di vedere in streaming e credendo fosse un film vecchio e fuori circuito ,  questo film La Tartaruga Rossa, film d’animazione diretto da Michael Dudok de Wit .




una vera e propria pausa dal frenetico, materialistico realismo quotidiano. La Tartaruga Rossa, film d’animazione diretto da Michael Dudok de Wit, è una di quelle magiche meteore cinematografiche che interrompono il flusso di immagini piatte e insensate dell’oggi e di cui ilfattoquotidiano.it  vi presenta una clip in esclusiva.

video




Un naufrago su un’isola deserta, l’arrivo di una enorme tartaruga rossa, la vita che sembra finire ma subito ricomincia, la furia distruttiva della natura, la morte. Nessun dialogo, un continuo ininterrotto silenzio cadenzato da qualche grida. Tra la sabbia, la roccia, gli alberi e l’acqua di uno spurio atollo tropicale la storia dell’uomo si fonde con quella animale, cilindro produttivo dello Studio Ghibli a sostenerne l’assunto, poi lo svolgimento narrativo verso la conclusione riporta filosoficamente ad un escatologico pensiero occidentale. Ed è proprio in questo susseguirsi generazionale, nell'andamento atemporale del ciclo di vita, in un intimo senso di struggimento che Dudok de Wit colloca il centro del suo discorso drammaturgico: “Il film racconta la storia in modo lineare e circolare e utilizza il tempo per parlare dell’assenza di tempo, un po’ come la musica può mettere in rilievo il silenzio. È un film che racconta anche che la morte è una realtà. L’essere umano tende a contrastare la morte, ad averne paura, a lottare per scagionarla e si tratta di un atteggiamento molto sano e naturale. Eppure si può avere nello stesso momento una bellissima comprensione intuitiva del fatto che siamo pura vita e non abbiamo bisogno di opporci alla morte. Il film il film trasmette un po’ questo sentimento”. 
fatalistico, meraviglioso, emozionate, non ho mai visto un cartone animato di questa levatura.  Un po' di dialoghi non sarebbero guastati . 


26/12/15

La vendetta della befana sexy C'era una volta una piccola scuola dell'infanzia...



Lo che è tale favola  è vecchia , visto   che è  di quasi  3  anni fa  . Ma  cambiando i nomi il senso è lo stesso . Essa descrive benissimo di come lo spirito delle feste di natale si sia ormai sempre più snaturato . Ecco una fiaba   che  potete raccontare (  ovviamente   se  : 1)  non siete  politicamente   coretti , 2)   se  non siete del avete  il  tabu    che   non si si debba parlare  di politica  ai bambini  , 3)    vi definite erroneamente  apolitici    quando   l'essere  apolitico non esiste    perchè qualunque  cosa  fai   , dici , pensi , ecc   si fa  sempre politica  il che è diverso  da politika , 4)  se  vedete   ogni form,a di dissenso   ala cultura  imperante  come comunista  )   nei tempi morti  dell'abbuffata  del  6  gennaio  o  dei giorni  che precedono  











C'era una volta, in un piccolo villaggio sperduto nella campagna veneta, una piccola scuola dell'infanzia con bambini piccoli piccoli che giocavano lieti e spensierati tutto il giorno, giacchè non avevano ancora imparato a leggere.
Ma nella piccola scuola un giorno finì il carbone per il riscaldamento. 
L'inverno era molto rigido e la direttrice per riscaldare le stanze dovette bruciare la carta sulla quale i

bambini disegnavano e anche i loro giochi di legno.
I bambini diventarono molto tristi e tornavano a casa mosci e infreddoliti come tante piccole fiammiferaie.
Quando ormai nessuno sapeva più cosa fare accadde una cosa miracolosa. 
La situazione in cui versava la piccola scuola del villaggio venne portata all'attenzione dei notabili della città lontana dal sindaco, persona buona e timorata di dio. Così qualcuno, mosso a compassione, raccolse la richiesta di aiuto. La settimana successiva giunse infatti in paese un signore che arrestò la sua bella macchina lucida e nera a pochi passi dalla piccola scuola ghiacciata.“
Signora direttrice – disse, togliendosi l'elegante cilindro dalla testa – mi presento. Sono Giangiuseppe Ciccin l'amministratore delegato della Top-Burger e ho una proposta da farle. Provvederò io al carbone per il riscaldamento per tutto l'inverno ed anche alla fornitura di squisiti hamburger di manzo texano per la mensa per tutto l'anno. Alle famiglie di questi poveri bambini farò anche avere uno sconto del 50% sull'acquisto delle nostre specialità. Potrebbe gentilmente occuparsi lei di far recapitare i buoni ai genitori dei piccoli”?
 La direttrice, incredula, s'illuminò: “Ma.. ma... ma... certamente”, balbettò confusa. E, commossa, lo accompagnò alla porta inchinandosi ad ogni passo.
Così l'indomani i bambini poterono tornare ai loro giochi e ai loro disegni nelle stanze finalmente
riscaldate. La loro salute e carnagione, inoltre, migliorarono grazie alle proprietà nutrienti dei Top-Burger, che mangiavano quotidianamente a pranzo a scuola e, la sera, sempre più spesso, anche cenando con mamma e papà. Nei loro cappottini, con premura e disciplina, la direttrice aveva infatti inserito da subito i buoni sconto per le loro famiglie, le quali li aspettavano felici per utilizzarli quasi tutti i giorni.Ma una notizia un po' originale non ha bisogno di alcun giornale,
come una freccia dall'arco scocca, vola veloce di bocca in bocca.
Dopo pochi giorni un'altra lussuosa automobile si fermò davanti alla scuola del piccolo villaggio e da essa scese un altro signore distinto con gli occhiali d'oro.
“Permette, signora direttrice?”. Disse. “Mi chiamo Pierfilippo Tiepidelli, presidente della Tabarry's Company. Ho notato che in questo paese l'inverno è davvero gelido. Mi permetta di offrire a ciascuno di questi piccoli un berrettino verde imbottito in piuma di cinciallegra della Tundra, brevettato e prodotto della nostra azienda, e un paio di guantini coordinati. Soprattutto, se è così cortese da farli recapitare ai rispettivi domicili, vorrei omaggiare le famiglie con questi coupon per un'offerta straordinaria: un giubbotto iperisolante in microfibra di titanio espansa della Tabarry's scontato del 70%”.

La direttrice non sapeva più quale santo ringraziare. Senza voce per l'emozione ritirò i coupon, che inserì, assieme a quelli della Top-Burger, nella tasca dei consunti cappottini allineati agli appendiabiti da parete. 
Cappottini che, però, rapidamente sparirono.

Di lì a qualche giorno il piccolo Ernestino si presentò infatti con un fiammante giubbottino rosso con orlature cromate sul quale luccicava il logo Tabarry's. Gli altri lo guardarono stupefatti e andarono tutti, come obbligati da un magico ordine silenzioso, a toccare l'incredibile piumino. Il giorno dopo arrivarono targati Tabarry's anche Domitilla e Dimitri e, come avesse ceduto una diga, nell'arco di una settimana ogni bambino aveva il suo splendido capo invernale griffato, che, a causa di un'eccedenza di magazzino, poteva essere soltanto rosso.
Ma la vicenda non finì certo qui.
Dalla città, nelle settimane successive, giunsero uno alla volta altri magnanimi benefattori che fecero a gara per dimostrarsi migliori e più generosi degli altri. Chi produceva scarpe con le lucine intermittenti ai lati, chi commercializzava giochi elettronici taiwanesi, chi occhiali anti raggi Uva per grandi e piccini, chi city-bike con cambio automatico e Abs adatte
sia agli adulti sia ai bambini. 
Tutti portatori di proposte all'incirca simili e tutti accolti con identiche gratitudine e venerazione. Il piccolo villaggio, grazie a loro, si riempì presto di cittadini eleganti e ben nutriti, poco importa se con le carte di credito in rosso. All'uscita di scuola, nell'incerta luce del pomeriggio declinante, i bambini erano un unico sciame di folletti identicamente gioiosi e con i piedini lampeggianti. Si spostavano ormai fra casa e asilo con le tasche zeppe di buoni, coupon, tagliandi e biglietti magici di ogni genere, ma il loro peso era dolce.
Il diavolo però tende sempre dei trabocchetti e un giorno accadde l'imprevedibile: Euclide, bimbo neppure troppo sveglio, imparò a leggere. Leggi qui e leggi là, cominciò in breve a capire come va il mondo e un brutto lunedì si presentò perentorio alla direttrice dicendole: “Ma a me cosa mi dai se porto a casa tutta questa carta?”
La donna si spaventò e lì per lì non seppe rispondere. Il piccolo insistette: “O mi dai un euro ogni volta o i tagliandi li butto via”.
“Sshhh... per carità...” rispose allora la direttrice, terrorizzata, invitandolo a seguirla svelto in uno sgabuzzino. 
“Che non succeda giammai”, pensò, sudando freddo. “Se Ciccin, Tiepidelli e gli altri vengono a sapere che gettiamo i loro buoni succede una tragedia”. Quindi, messa alle corde dal piccolo birbante, nella penombra dello stanzino, a bassa voce rispose infine ad Euclide: “Va bene, va bene. Ma che resti fra me e te. Un euro ogni volta ma, mi raccomando, non dirlo a nessuno”
Non occorre precisare che il segreto durò pochissimo. Il bambino, iniziò ad arrivare a scuola con il doppio dei gormiti dei suoi compagni, i quali, sospettando qualcosa, cominciarono ad interrogarlo.
Con una fierezza trattenuta a stento, allora, Euclide si vantò della sua astuzia e d'incanto tutti si svegliarono.
Le menti dei bambini, insomma, maturarono insieme come angurie d'agosto: bloccarono all'istante la scuola e convocarono un'assemblea costringendo la direttrice a confessare l'accordo segreto con Euclide. Alla fine decisero unanimi: o toccava un euro a tutti quanti o i buoni sarebbero finiti dritti dritti nel fiume di fronte non appena terminate le lezioni.
La direttrice si disperò e, non potendo far fronte a quella richiesta di denaro del tutto simile ad un'estorsione, si risolse a telefonare a tutti i benefattori spiegando, affranta, l'accaduto. Ammise l'errore commesso – l'unica volta che in vita sua fece ammenda di un proprio sbaglio – e ricevette la sua bella lavata di capo.
Ma, stranamente, quasi nessuno si sorprese davvero. “In fin dei conti è giusto”, riconobbero
i nobili signori. “Se i bambini portano in giro messaggi che ci fruttano denari che c'è di strano se adesso chiedono la loro parte?”
Così mandarono un loro delegato al villaggio a contrattare con Euclide, nominato intanto per acclamazione rappresentante sindacale unico. 
La vertenza si concluse con la fissazione di una cifra di 0,85 euro netti per ogni invio di pacchetto di buoni sconto. Contratto biennale rinnovabile, con integrativo malattia per i bimbi che fossero rimasti assenti qualche giorno per influenza.
La macchina funzionò alla perfezione e con grande soddisfazione di tutti. Per la scuola, innanzitutto, che divenne sempre più ricca di servizi e nuovi iscritti, d'ufficio arruolati nell'organico degli spedizionieri.
Ma anche per le famiglie dei piccoli, che, compra oggi e compra domani, furono contente che pure i figli avessero cominciato a portare a casa qualcosa.
Era troppo bello per continuare. 
E infatti, una pomeriggio d'inverno, poco prima dell'Epifania, accadde un episodio terribile.
Un bambino di quella scuola, che passeggiava da solo vicino a casa, vide una signora anziana aggredita da uno sconosciuto che le strappò la borsetta, scaraventandola a terra, a pochi passi da lui. La poveretta, sconvolta, non riusciva a rialzarsi e si lamentava, probabilmente aveva una gamba spezzata.
“Bambino – disse, vendendolo – ti prego. Corri a casa dai tuoi genitori e chiedi loro che chiamino la polizia. Dì anche che ho bisogno di soccorso perché sono ferita”. Il piccolo ci pensò un attimo e rispose: “Si, va bene. Ma quanto mi dai ?” “Nulla, caro – replicò la vecchietta – non vedi che mi hanno rubato la borsetta?”
Il bambino rifletté.  Nella sua testolina concluse che l'affare non c'era. 
per la  gentile concessione  di
Loredana Sofia
Scelse dunque di proseguire come se niente fosse accaduto. La signora, però, in realtà era la Befana travestita da vecchietta. Tacque ma in cuor suo si arrabbiò come una biscia e giurò vendetta.
Quell'anno non portò dolci o carbone ad alcuno ma infilò nella calza un unico tragico dono per tutti.
Rimise Berlusconi a Palazzo Chigi, con una maggioranza parlamentare di pregiudicati e ruffiani tale da assicurargli una governabilità pressoché infinita. 
Lo spread impazzì, in pochi mesi Ciccin, Tiepidelli e gli altri fallirono.
Anche in paese chiusero in breve negozi e officine e ritornò ad esserci pianto e stridor di denti, che è il modo usato da Gesù per dire cazzi amari.
“Pezzenti e babbei, non vi meritate altro”, sibilò la Befana, diventata giovane, sexy e bellissima, rivolgendo un ultimo sprezzante sguardo al villaggio che si faceva sempre più piccolo mentre lei, cavalcando una scopa al titanio con Abs, volava via verso la luna 

01/03/15

Napoli la favola dela balenottera liberata









Napoli, il saluto della balena liberata Nel video girato con un cellulare, il cucciolo di balena spiaggiato a Torregaveta "saluta" la donna che l'ha salvato. Dopo essere stato spinto dall'imprenditrice Debora Di Meo verso un canale profondo circa due metri, il cetaceo si volta, torna in direzione della donna e si ferma qualche istante prima di prendere il largo. "L'ho interpretato come un ringraziamento" ha commentato la donna (a cura di Stella Cervasio e Anna Laura De Rosa)

16/12/14

favole da raccontare ai propri bambini o nipoti

musica  in sottofondo  


La  prima   è presa  da lla  bache  ca  di fb Gianluca Bottaro

Un commerciante aveva appeso un cartello sulla sua porta, "cuccioli di cane in vendita". Questo messaggio attraeva i bambini. Ben presto un ragazzino apparve e ...gli chiese: "A quanto li vendi i cuccioli?" Il proprietario rispose "tra 30 e 50 euro." Il ragazzino mise le mano in tasca e tirò fuori qualche moneta. "Ho solo 2,37 €, posso vederli ?"
Il proprietario sorrise e fischiò. Dalla cuccia apparve la sua cagna di nome Lady seguita dai suoi cinque piccoli cuccioli. Uno di loro era solo e molto indietro rispetto
agli altri. Immediatamente il ragazzo fu colpito da questo cagnolino che zoppicava vistosamente. Egli chiese all'uomo "cosa ha quel cane?" L'uomo spiegò che quando nacque il veterinario riscontrò che aveva un' articolazione rotta e che quindi avrebbe zoppicato per il resto della sua vita. Il ragazzino,

molto eccitato, replicò, "è lui il cagnolino che voglio comprare!"
L'uomo rispose: " Tu non puoi volerlo comprare... lui non potrà mai nè correre nè saltellare, ma se proprio lo vuoi te lo regalerò!"
Di rimando il bambino: "Io non voglio che tu me lo regali perchè lui ha lo stesso valore degli altri ed io voglio pagare per lui lo stesso prezzo. Adesso ti do 2,37 € e
poi 50 centesimi al mese finchè non te l'ho pagato tutto."
Il ragazzo si chinò e tirò su la gamba dei pantaloni, scoprendo un arto steccato con una bacchetta di metallo di spessore. Alzò lo sguardo verso l'uomo e disse: "beh, non posso correre così bene neanche io e il cagnolino ha bisogno di qualcuno che lo capisce."
L'uomo si morse il labbro inferiore. I suoi occhi si riempirono di lacrime, sorrise e disse: "Figlio mio, spero e prego che ognuno di questi piccoli cuccioli avranno un  proprietario come te."
(Autore sconosciuto, purtroppo)


Che la storia sia vera o no non importa l'importante è quello che ha trasmesso dentro di chi lo legge

Infatti    sempre  secondo   Gianluica 

Se questa meravigliosa storia apre gli occhi sul fatto che molte persone si sentono piccole e senza valore. Non credono di essere abbastanza valide e pensano che non sono brave persone. E nel caso anche tu la pensi così, allora ti prego di prendere a cuore questo:
Il valore di una persona non si misura da quanto perfetto tu sei, bensì da quanti cuori riesci a toccare e da quante persone fai sorridere o piangere perché nella vita,
non importa quello che sembri, o chi sei, ma il fatto che qualcuno ti apprezzi per quello che sei. Devi liberarti da tali pensieri : tali limiti esistono solo nella tua testa. Sappi che nessuno è perfetto e quindi vai a testa alta !
Tutti noi postiamo cose banali su Facebook senza pensarci. Ma quando si tratta di diffondere contributi per qualcosa di buono, allora molti esitano.
Se non condividete questa storia, non succederà nulla, tutto sarà come prima. Se lo fai, forse potrai ridare fiducia a chi oramai da tempo ha perso la fede in se stesso e contribuire a fargli ritrovare un pò di dignità.



la seconda  è una poesia  presa  da  http://www.scrivere.info/openThis.php?poesia=371033  di Anna  Maria  Chjerchi 



  

31/08/13

Come la propria permalosità "danneggia" anche chi non c'entra .

          .

Sule note   della belissima    , specie in questa  versione di Slash & Myles Kennedy ,  Sweet Child O' Mine


I  fatti che m'accingo a raccontare   sono veri   ma per  ovvi motivi (  di privacy  ,  di lavoro  , ecc  . Ma soprattutto per    il carattere  , della persona in questione da qui il titolo del post  )=   modificati e traformati  . Ed  ho  ricorso alla forma letteraria  . Ora  dopo questa premessa  andiamo al post









C'era una volta un negozio di fiori che faceva oltre le normali confezioni e boquet decide d'aggiungervi anche una corona per le lauree .Un giorno venne una ragazza che voleva un bouquet di fiori per la festa di laurea. Le commesse le proposero oltre il bouquet 
da Google

gli proposero anche una corona d'alloro.
da  yahoo.it

Essa  accetto'contenta  . Qualche giorno dopo il lieto evento ritorno in negozio per  ringraziare della bella figura fatta  con amici\che  e  familiari  , oltre che per  far vedere le foto  , portando  per  le gentilissime commesse   la sua bomboniera di laurea 
la  bomboniera  in questione  


Loro , non essendo le padroni del negozio e quindi decidere di lasciarla nel negozio ( il piano terra di un edificio degli anni 20\30 ristrutturato\ riadattato a negozio ) la portarono con il relativo incasso della giornata ai padroni che avrebbe deciso cosa farne se lasciarla in negozio o tenerla a casa o metterla in un angolo fra le tante carabattole o chi sa cos'altro . Sul fare dell'ora di cena , il figlio dei proprietari , tornato dalla passeggiata serale , vide sul tavolo di soggiorno tale oggetto . Ed ecco che chiese alla madre cosa fosse . La madre : << è una bomboniera 
di laurea che ci ha regalato una cliente >> . Il figlio chiese : << perchè allora e qui e non i negozio ? >> si vide rispondere : << perchè è una cosa pacchiana  per il negozio >> . La madre riprese a cucinare con la TV accesa . Il figlio se la prese e la mette , insieme ad altri oggetti di cui è appassionato \ collezionista sulle mensole della libreria della sua camera . 
Qualche temo dopo chiacchierando con le commesse , di cui una si occupava della pesca di beneficenza per la classe del **** della festa patronale della madonna di buon cammino ,di bomboniere e regali e altre cose di cattivo gusto\ kitsch di cui la gente si libera regalandole appunto a tali lotterie o " agli svuota solai " che si ritrovano fra le bancarelle dalla primavera all'autunno nelle feste e altre iniziative turistiche dei paesi ., gli capitò di parlare di quel regalo e  di  come  la madre   rispose  alle  sue  domande  del perchè  non la  si  metteva  in negozio  . Ed inconsciamente , senza accorgersi che dietro di lui era entrato come cliente  qualcuno\a ( familiare , parente , o amico\ca  conoscente ) del  regalo della  persona in questione  e delle discussioni     con relativo scambio di pareri per  lui  bello   per la madre   dozzinale  . Infatti la settimana dopo , una collega di lavoro , gli disse facendogli il pistolotto per le sue intemperanze verbali e la sua impulsività , che quella persona era andata a lamentarsi in giro contro i proprietari del negozio e indirettamente contro le commesse e che non ci sarebbe più tornata perchè eravamo statio cosi cafoni . Ma .......... 



A voi indovinare fra queste opzioni


24/04/13

LA CRISI SPIEGATA A MIO FIGLIO E AI BAMBINI


Da la pagina di facebook di Solo in Italia

Non riuscendo a spiegare a mia cuginetta di 3 grado ( nipote di un cugino in primo di mio padre ) la crisi economica ricorro a questa ( ovviamente modificandola come avviene , nelle catene di sant'Antonio , nei passaparola , nella cultura orale , ecc visto la sua età --- ha 7 anni --- troppo piccola per certe cose ) questa favola










LA CRISI SPIEGATA IN MODO SEMPLICE...
Helga è la proprietaria di un bar, di quelli dove si beve forte.


Rendendosi conto che quasi tutti i suoi clienti sono disoccupati e che quindi dovranno ridurre le consumazioni e frequentazioni, escogita un geniale piano di marketing, consentendo loro di bere subito e pagare in seguito. Segna quindi le bevute su un libro che diventa il libro dei crediti (cioè dei debiti dei clienti). 
La formula “bevi ora, paga dopo” è un successone: la voce si sparge, gli affari aumentano e il bar di Helga diventa il più importante della città. 
Lei ogni tanto rialza i prezzi delle bevande e naturalmente nessuno protesta, visto che nessuno paga: è un rialzo virtuale. Così il volume delle vendite aumenta ancora. 
La banca di Helga, rassicurata dal giro d’affari, le aumenta il fido. In fondo, dicono i risk manager, il fido è garantito da tutti i crediti che il bar vanta verso i clienti: il collaterale a garanzia. 
Intanto l’Ufficio Investimenti & Alchimie Finanziarie della banca ha una pensata geniale. Prendono i crediti del bar di Helga e li usano come garanzia per emettere un’obbligazione nuova fiammante e collocarla sui mercati internazionali: gli Sbornia Bond. 
I bond ottengono subito un rating di AA+ come quello della banca che li emette, e gli investitori non si accorgono che i titoli sono di fatto garantiti da debiti di ubriaconi disoccupati. Così, dato che rendono bene, tutti li comprano. 
Conseguentemente il prezzo sale, quindi arrivano anche i gestori dei Fondi pensione a comprare, attirati dall’irresistibile combinazione di un bond con alto rating, che rende tanto e il cui prezzo sale sempre. E i portafogli, in giro per il mondo, si riempiono di Sbornia Bond. 
Un giorno però, alla banca di Helga arriva un nuovo direttore che, visto che in giro c’è aria di crisi, tanto per non rischiare le riduce il fido e le chiede di rientrare per la parte in eccesso al nuovo limite. 
A questo punto Helga, per trovare i soldi, comincia a chiedere ai clienti di pagare i loro debiti. Il che è ovviamente impossibile essendo loro dei disoccupati che si sono anche bevuti tutti i risparmi. 
Helga non è quindi in grado di ripagare il fido e la banca le taglia i fondi. Il bar fallisce e tutti gli impiegati si trovano per strada. Il prezzo degli Sbornia Bond crolla del 90%. 
La banca che li ha emessi entra in crisi di liquidità e congela immediatamente l’attività: niente più prestiti alle aziende. L’attività economica locale si paralizza. Intanto i fornitori di Helga, che in virtù del suo successo, le avevano fornito gli alcolici con grandi dilazioni di pagamento, si ritrovano ora pieni di crediti inesigibili visto che lei non può più pagare. 
Purtroppo avevano anche investito negli Sbornia Bond, sui quali ora perdono il 90%. Il fornitore di birra inizia prima a licenziare e poi fallisce. Il fornitore di vino viene invece acquisito da un’azienda concorrente che chiude subito lo stabilimento locale, manda a casa gli impiegati e delocalizza a 6.000 chilometri di distanza. 
Per fortuna la banca viene invece salvata da un mega prestito governativo senza richiesta di garanzie e a tasso zero. Per reperire i fondi necessari il governo ha semplicemente tassato tutti quelli che non erano mai stati al bar di Helga perché astemi o troppo impegnati a lavorare. 
Bene, ora potete dilettarvi ad applicare la dinamica degli Sbornia Bond alle cronache di questi giorni, giusto per aver chiaro chi è ubriaco e chi sobrio

03/03/13

leggende urbane , morte , ed altre sciochezze


da   facebook Albero piegato dal vento, Yosemite National Park, California, c. 1940
Fotografia di Ansel Easton Adams (1902-1984)

Molti di voi  mi fanno i complimenti (  chi sinceri chi ruffiani )    e mi  vantano  per  le  storie  e  gli argomenti  che tratto nel blog o di conseguenza   , dove  ho configurato il mio  ( ma  anche  vostro    che mi leggetre  e che  ci scrivete  ) su  : 1)  facebook , twitter ,linkedin . 
Soggetto e sceneggiatura: Giovanni Di Gregorio
Disegni: Ugolino Cossu 
Copertina: Angelo Stano
Ma   a volte  la vita  è assurda  che spesso <<  le  spiegazioni  più assurde  sono anche le  più probabili  . D'altronde  è cosi   difficile   capire >> come giustamente  dice   Dylan Dog  in leggende  Urbane (  copertina  a destra  )   << cosa  esista  e cosa  no ... . >> A  vote  non mi ci raccapezzo , leggendo  storie  che  qui riporto  ,  neppure  io  che  possa succedere  cose  del genere  . Il fatto   che  certe cose  esistano o meno   non significa   che  possiamo  fare  come se  non esistessero . Noi  tutti   non siamo altro che lo specchio delle paure    e delle necessità  più  profonde  dell'uomo moderno  << Cosi come   >>   sempre  Dylan Dog  << in miti  antiche , le  favole , le tradizioni contemporanee  lo erano per i loro contemporanei . Viviamo  sulle vostre bocche  e nelle vostre orecchie   , nei libri  e  tra i canali televisivi [...] >>.L'umanità  ha  bisogno di racconti, e  farne  a meno  non  è semplice ed  quasi  utopistico,ecco perchè bufale  e catene  ( alcune simpatiche  , alcune noiose  e cattive perchè  come   nella  storia  di  Dylan  Dog    SPOILER   illudono i parenti  di un morto   SPOILER   ) , proprio come ha  bisogno di cibo e sentimenti .
Infatti  proprio mentre  scrivo questo  post  , mi è arrivata  una  email , vado  ad  aprirla  e  cosa  vi  trovo  la solita  catena  di  una vedeva  che  ha   ricevuto dal marito  una  reredità ,ma   lei  non ha  bisogno di tutti quei soldi e  vuole regalarteli  , ma  però per  poterli avere devi pagare  le spesse  bancarie   del conto  .Bah storia assurda    come se  non  fosse  sufficiente  la  dura  realtà  a rendere fole  questa  vita . Ma  << in fondo   la  vita  non è  altro   che una storia  senza  ne  capo  ne  coda   il cui finale  è  sempre   quello ed uguale per  tutti  
 Aveva  ragione Luigi Pirandello(1867-1936) le  assurdità della vita non hanno  bisogno di parer  verosimili  è perchè  sono vere  . 
Concludo  e  cosi rispondo  ad  un amico  che parafrasando una famosa  canzone   dei  Nomadi \ Guccini  si chiede  per la morte   di  un suo parente  : << vorrei sapere a che cosa è servito vivere,amare soffrire,spendere tutti i tuoi giorni passati se cosi presto sei dovuto partire (...)  >>


Caro   ***** . la  risposta  è  :1)   nel resto  nella  canzone in particolare   in questo verso  :<< voglio pero' ricortati com'eri  (....)  >>E poi tutti  presto o  tardi  dobbiamo purtroppo speriamo il più tardi possibile, morire  è destino  . Ma  solo le  storie  (  e  il ricordo delle  persone  care  e degli amici   o   dei nemici  )  non muoiono mai    quelle  vere , a volte   storie   speciali  per  gente  normale    storie normali per  gente  speciale per  parafrasare  un'altra  canzone   famosa    stavolta  De Andreiana  



 a volte    quelle finte  , assurde  e verosimili , quelle  tristi , allegre  ( come quella  che  ho riportato qui in un precedente post  )  non cesseranno d'essere  raccontate  o ( nel caso delle catene  e\o leggende  urbane-metropolitane  )  raccontante  nel  web e  tramite il vecchio metodo del passaparola  .  Le   ritroveremo  ancora  , leggermente  cambiate  o sempre  uguale  a se stesse  pronte , chi sa  a raccontarci nuove  emozioni  o incazzature   arrabbiature  e magari  ad  essere    messe  o  in musica  o  raccontate  come  ha  fatto  La  storia  di  Dylan Dog   citata  in questo  post  .  

27/07/12

vietato raccontare favole sui santi pena il boicottaggio delle rappresentazioni è successo a tempio pausania il 26\7\2012 padrre Paolo Contini attacca Maria antonietta Pirrigheddu e .l'associazione l'almunia

Posso  capire   che questa  storia    che sotto  riporto (  ricollegandomi   a quanto dicevo  nel  post  precedente  sulla memoria  )   possa  essere  considerata  dai  : 1) i  membri del clero , in questo  caso  il padre di un convento  e  chiesa  Francescana ., 2) dalla  gente  , soprattutto  i  credenti  del quartiere  , ma  la censura preventiva    o le lamentele  posteriori   non in privato  agli autori  ma pubblicamente   proprio non ci sto  .


Ma quello che  più  mi da  fastidio  non è  tanto la reazione prevedibile  di padre paolo  Contini visot  che non è  nuovo a  questo genere  di cose  basti vedere come  molti stiano abbandonando  la parrocchia  di san  giuseppe  ma del  quartiere  che anzichè ragionare  con la propria  testa  fa  proprio   come : <<.(...)  le pecorelle escon del chiuso \a una, a due, a tre, e l'altre stanno \timidette atterrando l'occhio e 'l muso;\e ciò che fa la prima, e l'altre fanno, \addossandosi a lei, s'ella s'arresta, \semplici e quete, e lo 'mperché non sanno;  (...)  >> (  In Dante Purgatorio · Canto III 81-84  )


Ad onor di verità l' articolo  della  cronaca  di tempio della nuova  sardegna d'oggi   andrebbe integrato con alcune precisazioni che, spero, il giornalista pubblichi successivamente, magari dando anche voce a Mari Pirrigheddu, direttamente chiamata in causa nella vicenda! Io ne cito solo un paio: 1) Lo spettacolo si è tenuto nella piazza di San Giuseppe, esattamente nel sagrato della chiesa!  anche  se  la luce  èstata presa   non dal campanile  , ma dai campetti  vicini   donati  dal comune alla parrocchia  2) Nonostante le preoccupazioni paventate dal parroco, e  il boicottaggio del  quartiere , per le  iniziative collaterali , i vecchi  giochi  , alcuni coraggiosi (  forse perchè  c'era   fra i partecipanti allo spettacolo  una  ragazza  del quartiere   ) della comunità della sua parrocchia ha riempito il sagrato  ed  un privato   del quartiere   che gli ha donato  la corrente     negatagli dal parroco ! Fino ad oggi la piazza con più spettatori!  

dalla  pagina  di facebook del'attrice  http://www.facebook.com/mari.pirrigheddu  meglio nota  agli utenti   più fedeli (  cioè  querlli\e che mi seguono fin dal vecchio blog  )  come    http//www.lunadivetro.it 




A grande richiesta pubblico la fola (antica e molto conosciuta) che ho raccontato  l'anno scorso in piazza, e che pare abbia offeso qualche rappresentante ecclesiastico. Il mio intento, con questa nota, non è quello di creare polemiche, ma di mostrare A TUTTI il contenuto delle storie oscene che narro. A proposito, anche questa me l'ha raccontata mia madre! 

SANTA PALONIA
Dicini chi la mamma di santu Petru no era unu stincu di santu... 
era divintata “santa” Palonia in onori di lu fiddolu, ma ancora cun chissu tittulu no nilli passàa mancu pa’ lu capu di curriggjssi calche diffettu. E siccomu era egoista, altezzosa, milchigna, invidiosa, pettegola e faulaggja puru, cand’era molta, maccari mamma di santu Petru, cill’aìani lampata illu Pulgatoriu – e proppiu pa’ trattalla bè.
Chì indrentu la femina no si piacìa, comu pudeti immaggjnà. No era abbittuata a mancalli li cumuditai, ma subbrattuttu patìa la mala cumpagnia. Da candu lu fiddolu era divintatu famosu, infatti, trattàa solu cun passoni altoloccati, e dispriziàa li poari e tutti chissi chi sigund’idda no erani a paru soiu. Illu Pulgatoriu, invecci, di ’jenti vinn’era di dugna galitai e idda, suddizzica com’era, no lu pudìa suppultà.

Li lamenti di santa Palonia s’intindìani da allonga, e da subbra santu petru cumincesi primma a infastidissi, dapoi a aenni la lastima. E dunca, no pudendinni più, dizzidisi di prisintassi a Nostru Signor pa’ dummandalli la grazia pa la mamma.
Gjesu Cristi, però no ni ’ulìa la ’ntesa: la cunniscìa bè, e gjà s’ammintàa tuttu lu chi aìa cumbinatu in vita. Li primma tempi chi iddu aìa cuminciato a iscì cun santu Petru, infatti, Palonia no era cuntenta pa’ nudda: dicìa chi Gjesu Cristu era un balduleri, senza alti e né palti, e chi lu fiddolu sarìa andatu a finì mali punendi ’nfattu a iddu. Ma santu Petru no la punìa menti.
No riscendi a sipparalli, cosa fesi Palonia, chi ni sapìa una più di lu diaulu? Invitesi a Gjesu Cristu a cinà, pripparesi un imbulicheddu cu indrentu una maìa (una fattura, mi’) e lu punisi sutt’a lu tappettu di la ’janna. Comu Gjesu Cristu arìa postu pedi in casa, sarìa filmatu fuculatu.
Ma Nostru Signori ni piddesi subbitu capu: «Pietro», disi a l’amicu, «questa è la prima volta che entro in casa tua: prendimi in braccio per varcare la soglia!»
Santu Petru mischinu ubbidisi, e la maìa falesi innant’a iddu.
Palonia no silla pudìa balìa. Primma di cumprì la cena, a l’affultu, ni tiresi chiddu imbulicheddu da sutt’a lu tappettu e lu punisi illu subbraluci di la ’janna. Chista’olta Gjesu Cristu no sill’arìa scampata.
Invecci nostru Signori, beddu pasigu, cand’era iscendi: «Pietro, per entrare mi hai portato tu; ma stavolta sarò io a portarti in braccio, per uscire da casa tua!». A santu Petru li parisi un onori mannu... e la moltimala turresi a falà innant’a iddu. Vi ’ulisi un beddu miraculu pa scuncià la maìa.
Dunca Gjesu Cristu no aìa nisciun contu di libbarà a Palonia da lu Pulgatoriu: sapìa chi primma d’iscinni arìa dutu fa abbedd’anni di pinitenzia – si mai ni sarìa isciuta. Ma santu Petru insistìa, e li pultàa tutti li rasgioni di lu mundu pa’ cunvincillu a bucanni la mamma da chissu locacciu primma di cumprì lu so’ tempu.
«Si no la ’oi fa pa’ idda, chi no silla mireta», li dicìa santu Petru, «falla alulmancu pal me e pa’ tutti li meriti ch’aggju autu in tarra, chi t’aggju aggjutatu di dugna manera...»
«Chici lachemu paldì ch’è meddu», li rispundìa Nostri Signori, «no m’araggj’a ammintà la ’olta di lu ’jaddu...»
«Lu ’jaddu? Chi gjaddu?»
«Cos’è, till’hai sminticata? “Prima che il gallo canti...”»
«Chissa è stata una disgrazia... Però è mamma mea ed eu no possu aè paci mancu illu Cielu, intindèndila lamintassi cussì., chi lu pinsamentu soiu minni boca tament’e che lu sonnu. Femu calche cosa, agattemuli un rimediu!»
«Mira chi tantu no selvi a nudda...» li dicìa Gjesu Cristu.
«Comu sarì a dì chi no selvi a nudda? Noni chi no è cussì!» lu cuntrariàa santu Petru. Insomma, tantu disi e tantu fesi chi a la fini Nostru Signori si pruesi a cuntintallu.
Ma siccomu era ’justu e no pudìa fa a ca fiddoli a ca fiddastri, li disi:
«Tò, pidda chista peddi d’agnoni, affaccati a lu Pulgatoriu e lampavvilla. Cantu pili ci ha, s’attacchia amini! E candu si so attaccati tutti li chi li resci, tiranni la peddi e alzannilli tutti a chici. Bè anda?»
Santu Petru, cuntentu che ciccipasca, accjappesi la peddi e currisi a la bucca di lu Pulgatoriu: «Curriti, mirè chi vi socu lampendi una peddi pa’ tiravvinni da undi seti!»
Insembi a Palonia n’accudisini umbè, e si desini a brincà pa’ attaccassi a li pili di l’agnoni. Ma santa Palonia cumincesi a gridi: «Cosa seti fendi? La peddi me’ fiddolu l’ha lampata pal me! Iscitivinni, la peddi è mea, mea solu!». E piddesi a dà a calci e a granfi e a uitati a tutti chiddi culcitti chi s’accustàani pa cilcà di salvassi pur’iddi.
«Detivi banda, chi chistu è locu meu!», gridàa Palonia, «soch’eu la mamma di santu Petru, e iddu è lu patronu di la ’janna di lu Cielu! Lachetimi passà ch’è vinutu a salvà a me, lasseti sta la me’ peddi!»
L’alti poaretti cilcàani di galdassi comu pudìani, ma Palonia parìa un dimoniu.
Da subbra, santu Petru cumincesi a paldì la pazenzia: «O ma’, steti bona, no la triuleti cussì la peddi...»
Palonia nemmancu lu ’ntindìa, tutta presa com’era a cilcà di lampacci l’alti distraziati chi vulìani punì infattu.
«Ma’, lachetili sta, bon fiddola...»
Ma Palonia no si pudìa barrà. Da chi sinni svilisi, santu Petru, attidiatu nieddu, scuzzulesi la peddi e tutti li chi v’erani attaccati ci falesini, cumpresa la mamma. Comu dici lu dittu? Pa’ un piccadori cent’e unu ni mori. Gjresi li spaddi e sinn’andesi, lachendisilla illu Pulgatoriu più disperata e a urruli di primma.
«Ettandu, comu se’ andatu?», lu dummandesi Nostru Signori candu lu ’idisi turrendi cu’ un palmu di muccichili.
Santu Petru nemmancu li rispundisi; ma la dì imparesi chi Iddu aìa rasgioni, a vulè lacà li cosi comu so, palchì da undi no v’è no vi pò iscì, e cun celti passoni no vi pò mancu Gjesu Cristu.


11/04/12

Sono Asino [ l'orgoglio d'essere asino ]




Asino in terracotta   trovato  a pasqua 2012
 in un ovetto  del commercio  equo - solidale 
Se prima m'offendevo ed a volte  mi adiravo ( in parte è ancora cosi perché me lo dicono \ mi chiamano,a  volte senza nessuna  ragione apparente poi i fatti gli smentiscono i matusa ed altri amici\che ) adesso   sia  dopo due   parabole   una cattolica  ( da  cui  ho imparato   anche se  non sempre     riesco ad  applicarlo alla mia  opera  d'arte   che  : <<  Quella degli asini é la fierezza degli umili, capaci di difendere con dignità la loro famiglia e la loro storia >>) ., un altra laica d'origine calabrese   che  ho trovato qui ( per  chi ha ed  usa  facebook ) oppure  qui da  cui  ho appreso la MORALE:  ed  è quella   che  applico di più  nella mia opera  d'arte  \  il mio modo d'agire Qualunque cosa si faccia ci sarà sempre qualcuno a cui non va bene ciò che si è fatto e spesso è una stessa persona a lamentarsi qualsiasi cosa si faccia nei suoi confronti o in generale
Ma  a confermare : 1)  l'accettazione   di   tale termine  a  cui si dà solo ed  esclusivamente  un termine  negativo    ., 2)  a  continuare  a tenere   fra  i tanti  " cingigli ( come li chiama la donna delLe pulizie  e mia madre un  giorno  posterò  delle foto  d'essi   )  della libreria .,   3  )   e  a  seguire   e cercare d'applicare  il metodo  assertivo    spiegato  nel libro toglimi quel piede per  favore  di Alessandra  Faiella   , è  stata la lettura di questa fiaba di Esopo suggeritami dal blog http://stefanover.blogspot.it/ ( più precisamente dal post riportato sotto ) di un commentatore del nostro blog .




Un giorno l'asino di un contadino cadde in un pozzo. Non si era fatto male, ma non poteva più uscirne. L'asino continuò a ragliare sonoramente per ore, mentre il proprietario pensava al da farsi.Finalmente il contadino prese una decisione, crudele: concluse che l'asino era ormai molto vecchio e che non serviva più a nulla, che il pozzo era ormai secco e che in qualche modo bisognava chiuderlo. Non valeva pertanto la pena di sforzarsi per tirare fuori l'animale dal pozzo.

 Al contrario chiamò i suoi vicini perché lo aiutassero a seppellire vivo l'asino.Ognuno di loro prese un badile e cominciò a buttare palate di terra dentro al pozzo. L'asino non tardò a rendersi conto di quello che stavano facendo con lui e pianse disperatamente. Poi, con gran sorpresa di tutti, dopo un certo numero di palate di terra, l'asino rimase quieto. Il contadino alla fine guardò verso il fondo del pozzo e rimase sorpreso da quello che vide.Ad ogni palata di terra che gli cadeva addosso, l'asino se ne liberava, scrollandosela dalla groppa, facendola cadere e salendoci sopra. In questo modo, in poco tempo, tutti videro come l'asino riuscì ad arrivare fino all'imboccatura del pozzo, oltrepassare il bordo e uscirne trottando.
Esopo

 con questo è tutto   bella  gente  .




P.s                                                                                                                                                               se  nel caso  vorreste raccontare fiabe  \ favole  ai  vostri  figli o nipoti  trovate  sotto    dei link  su  due favolisti del mondo antico   (  Esopo e  Fedro  ) ancora  oggi più attuali che  mai 

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