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28/01/14

la guerra vista dagli indiani . gli indiani raccontano la famosa battaglia di little bing

da  la   domenica   di repubblica del 26.1.2014

N,b 
Raccolti in A Lakota War Book
from The Little Bighorn 
(Peabody Museum Press) 
i disegni qui pubblicati
sono stati ritrovati nella tomba 
di un capo indiano sepolto
a Little Bighorn . 
E qui  gli ho   riportati tramite  il cattura immagine  \ Png      se  ai puristi non dovesse piacere come gli ho riportasti    può andare  all'articolo  originale dell'inserto 



Battaglie, libere cavalcate e battute di caccia. Riemergono dopo quasi un secolo di oblio  
le imprese dei nativi americani negli anni di Little Bighorn 
Stavolta non raccontate dalla propaganda dei film americani 
ma disegnate su taccuini rubati ai “visi pallidi” da guerrieri Sioux e Cheyenne

SIEGMUND GINZBERG

Il giornalista ci ricamò  una storia. Mischiò notizie  vere ad altre di sua invenzione. Scrisse che  l’album era stato rinvenuto  in una sepoltura indiana
a Little Bighorn, il sito della battaglia  in cui i Sioux avevano annientato Custer  e il suo Settimo Cavalleggeri. Ed era  vero. Che i disegni erano stati eseguiti sulle pagine di un libro mastro sottratto a un viaggiatore bianco ucciso su uno dei più famosi sentieri per il West, il Bozeman trail. Ed era vero. Che la serie di settantasette disegni rappresentava le
gesta, era l’autobiografia, di un capo di nome Mezza Luna. Era solo verosimile.
Ledger books vengono chiamati gli  album disegnati dagli “indiani” di metà Ottocento sulle pagine già  usate di quaderni e registri contabili (ledger appunto), o addirittura sui
fogli dei ruolini dell’esercito  Usa, spesso sovrapponendoli a quanto vi potesse  già essere scritto. Il “supporto” artistico era preda di guerra,  e ciò ne aumentava enormemente  il valore agli occhi dei possessori. 
Esattamente come per gli indiani delle  praterie i cavalli sottratti ai bianchi, o meglio ancora acquisiti in combattimento, valevano molto più di quelli domati da un branco selvaggio. Era una  questione di status, anzi di logo, di marca, verrebbe da dire. Al punto che, in  mancanza di prede con marchi autentici,i giovani guerrieri solevano dipingere il marchio “US Army” sui propri cavalli.
È il western per una volta raccontato dagli invasi (i nativi) e non dagli invasori (i coloni europei difesi dall’esercito),la guerra raccontata dagli sconfitti e non dai vincitori. Dipingere o farsi dipingere le proprie imprese di guerra e i propri fatti di coraggio, su quaderni e registri sottratti ai bianchi, non era  solo un must, lo status symbol per eccellenza. Era anche possesso  di un oggetto magico,propiziatorio.


Anche se a un certo punto  divenne scomodo, perché gli album  cominciarono a essere usati nei processi come prova di partecipazione a banda armata.
Tra i molti album del genere che si sono conservati,questo le cui immagini qui pubblichiamo è ancora più speciale.
Perché non è opera di un unico autore. È uno scambio di cortesie cerimoniali a più mani. Gli 
artisti, Sioux e Cheyenne, che raccontano le proprie imprese o quelle dei propri amici, in questa raccolta sono almeno sei. E uno di loro potrebbe essere niente meno che il leggendario capo guerriero Nuvola Rossa. Così almeno sostiene l’antropologo Castle McLaughlin  nel suo dotto commento alla riproduzione a stampa dell’album, col titolo A Lakota War Book from The Little Bighorn pubblicato dalla Peabody Museum Press e dalla Houghton Library dell’Università di Harvard che ne detiene l’originale. Il sottotitolo: The Pictographic“Autobiography of Half Moon”,si riferisce al titolo che alla raccolta era stato dato da un reporter del Chicago Tribune, inviato (oggi si direbbe embedded)
al seguito delle truppe dell’esercito impegnate contro le tribù di indiani, che l’aveva fatta rilegare elegantemente,aggiungendovi una sua introduzione in bella calligrafia. Phocion
Howard - questo lo pseudonimo con cui il giornalista firmava dal fronte - sosteneva di aver avuto i disegni da un sergente del Secondo Cavalleria, uno dei reparti arrivati sul campo della battaglia di Little Bighorn in soccorso di Custer quando ormai il generale e il suo reparto erano stati annientati, il 28 giugno 1876. Il quaderno da contabile a righine
con le pagine dipinte faceva parte del corredo funerario di un capo indiano,rimasto ucciso probabilmente in un altro scontro, di appena qualche giorno prima.
Era frequente che i soldati blu recuperassero come souvenir dai cadaveri e dai monumenti funerari degli indiani uccisi album di disegni tipo questo.
Talvolta venivano venduti ai turisti, altre volte considerati carta straccia con scarabocchi. Questo si salvò, anzi fu curato con un eccesso di attenzioni.
Howard lo fece smembrare e ricomporre in modo che sembrasse un’unica narrazione autobiografica.
E si inventò un personaggio  
inesistente. Per sbaglio, perché aveva equivocato come nome proprio un simbolo di mezza luna su uno dei dipinti. 
Oppure perché riteneva che potesse interessare maggiormente se rispondeva ai gusti di una narrazione all’europea.
Oppure forse perché sperava
che potesse riscuotere un successo di pubblico simile a quello di un’altra “biografia per immagini” che fece furore sulla stampa americana proprio nei giorni successivi allo shock per la fine di Custer e dei suoi soldati: quella di Toro Seduto. Era stato il New York Herald a
pubblicare il 9 luglio 1876, giusto pochi giorni dopo Little Bighorn, alcuni dei disegni di «fatti di sangue, crudeltà, ruberie, disumanità,barbarie» tratti dall'autobiografia disegnata di suo pugno del gran capo Sioux. Era un modo per incitare all’odio nei confronti dei “pellerossa” e a farla finita una volta per tutte con quei “selvaggi”, responsabili di tali atrocità. E in effetti l’essersi poi arreso,anzi integrato fino al punto di esibirsi nel circo
di Buffalo Bill, non aveva evitato al vecchio e moderato Toro Seduto di fare la fine di Osama bin Laden. Esattamente come finì ammazzato,quando si era già consegnato,l’irriducibile “testa calda” Cavalo Pazzo.Non a caso era stato lo stesso giornale a condurre una campagna contro la “politica di pace” di Washington nei confronti dei “ribelli”, denunciando —con l’aiuto di Custer, che quasi ci rimise la carriera per l’indiscrezione — lo scandalo di un traffico di licenze sulle riserve indiane in cui era implicato lo stesso fratello del presidente Grant.
L’album, il ledger book di Howard,aveva invece il difetto di evocare al pubblicopiù l’eroismo romantico dell’Ultimo mohicano di Fenimore Cooper che l’orrore per la barbarie del selvaggio.

Illustra le imprese compiute negli  anni delle “guerre di Nuvola Rossa”, nel  corso del decennio precedente i fatti di  Little Bighorn. Fatti militari, certo, ma  anche imprese di caccia, dove l’elemento  principale non è affatto la crudeltà  o la truculenza ma il coraggio. Scorre sangue, vengono uccisi soldati e ufficiali in divisa, anche civili e donne, e soprattutto altri indiani: le odiate guide  Shoshone che accompagnavano la cavalleria  Usa, o membri di tribù avversarie  dei Sioux. Ma l’accento è immancabilmente  sul coraggio, sul cavalcare in  mezzo a nugoli di frecce e proiettili, sul
rubare sotto il fuoco i cavalli e i muli dell’esercito, sull'aiutare i compagni che hanno perso la cavalcatura, sulla pratica del “contare i colpi” sul nemico, semplicemente toccandolo, mentre è ancora vivo o impugna un’arma, con la punta della lancia o dell’arco. Per questi cavalieri della prateria la guerra è un gioco, un rito, una questione di faccia e di onore, un po’ come i romanzi europei ci avevano fatto immaginare dovesse  esserlo per i cavalieri erranti del medioevo.  C’è anche una storia d’amore,
di rapimento della donzella da parte  dell’innamorato, ma solo in un disegno  su settantasette. Ma non è neppure solo un romanzo,  una graphic novel. Il curatore insiste
con dovizia di argomenti, attenzione meticolosa ai particolari (dalle armi al  vestiario, alle finiture dei cavalli e ai colori di guerra) a trattarlo come un eccezionale documento storico, legato a  fatti e protagonisti storici. Eppure nel  suo secolo ebbe notorietà brevissima. Passò di mano in mano prima di arrivare nel 1930 alla biblioteca dell’Università di Harvard. E lì fu dimenticato per  quasi un secolo. Malgrado l’America
avesse nel frattempo riscoperto una nostalgia struggente per la civiltà sottoposta a sterminio etnico dei suoi cavalieri della prateria.


                                L’alfabeto delle grandi pianure                                                               VITTORIO ZUCCONI                                              

In principio era l’immagine. Non erano la parola, il verbo, ma le immagini che accendevano l’universo materiale e spirituale dei popoli delle grandi pianure, che segnavano la loro identità di Piccole Lune, Grandi Alci, Cavalli Pazzi, Volpe Macchiata, che marcavano il tempo e il gelo degli inverni, che ricordavano ai bambini gli eventi straordinari, come “la notte in cui cadde il cielo”, quando centinaia di meteoriti illuminarono il buio della prateria nel 1870. E, naturalmente,le guerre.
Per la nazione che noi chiamiamo, da una storpiatura francofona, Sioux, per i Lakota, come loro si chiamano, per i loro alleati Cheyenne e Arapaho, il 25 giugno del 1876 fu una sequenza di immagini, da narrare per generazioni sulle pelli di bisonte e di daino e da leggere come ai nostri scolari si leggono le imprese di Giulio Cesare o le Guerre d’Indipendenza. Quando i primi distaccamenti del Settimo Cavalleria attaccarono il grande campo estivo nel territorio del Montana, scatenando due giorni di massacri per proteggere dallo sterminio i cinquemila fra bambini,vecchi e donne raccolti là, non c’erano storici con papiri e tavolette di cera per registrare l’ultima vittoria del popolo della prateria e lo sterminio della colonna del colonnello George Armstrong Custer. C’erano uomini, stranamente sempre e soltanto uomini, incaricati d’imprimersi nella memoria quello che avrebbero poi trascritto nei pittogrammi sulle pelli e sulla carta.L’alfabeto dei nativi del Nord America, che non avevano lingua scritta, era quello. In attesa di traslitterare nei caratteri latini degli invasori le loro parole, l’immagine era la storia, il video,la sequenza, a volte lineare, altre volte chiusa nei cerchi concentrici dei calendari, per dare il senso del tempo come nei tronchi d’albero. Segnalavano le rotte, i percorsi, le transumanze dei bisonti, graffiati in permanenza sulle rocce. Avvertivano dei pericoli, di possibili agguati dei “dragoni” in blu, dipinti su pelli fermate da sassi, che gli altri Lakota — ma non i bianchi — sapevano leggere e interpretare, misurando l’imminenza del rischio dalla freschezza delle pelli e dei segni. Non c’è neppure bisogno di essere un Lakota, un Oglala, un Cheyenne per capire la potenza immemore delle immagini. Sulle rive del contorto Little Bighorn, oltre le fila di lapidi bianche che segnalano le tombe dei 263 soldati condotti alla morte da Custer (ma non la sua, che è all'Accademia di West Point), c’è una fossa di terra, come una trincea improvvisata. Fu in quella buca, scavata nella terra soffice dell’estate, che il distaccamento di rinforzo del colonnello Reno, prudentemente rimasto indietro, resistette per due giorni alla furia degli indiani. Sui bordi della buca, nel lato rivolto verso il fiume del sangue, ancora oggi, un secolo e mezzo più tardi, si vedono bene le fossette scavate dai soldati per usarle come cavalletti naturali, per poggiare le loro carabine e mirare meglio, risparmiando le scarse munizioni. Neppure l’erba, che nel gelo del grande nord cresce avara, le ha nascoste. Guardandole, si sentono gli spari, le grida dei feriti,gli ordini, le urla terrorizzanti — e terrorizzate — dei guerrieri lanciati sulla collina. Perché avevano ragione loro, i figli delle grandi pianure. Sono le immagini che ci sanno parlare più forte delle parole.

31/03/13

viaggio nella frontiera puntata VIII la gara

 puntata  precedente


Dopo  esserci allenati duramente  , visto  che alla  gara  avrebbero partecipato  gli arcieri  più bravi arcieri della nazione indiana , arrivò il giorno  tanto atteso della gara  .
Jack riusci a tenere  testa  ai  migliori partecipanti  delle  varie tribù , tirando   fuori il meglio di se in particolare  nella prova  della  quadrupla  infilata  . Sbaragliava  avversari su avversari e  s'avvicinava sempre più alla  vittoria  arrivando ala frase  finale  .
Quando  nell'ultima  tornata   ,  un arciere ( non ricordo  la  tribù d'appartenenza  )  nella prova  del tiro  singolo lo raggiunse . S'arrivò   ad un risultato di parità  .
Ecco  che i due  concorrenti rimasti  in gara  si  contesero il premio  all'ultimo tiro . L'avversario di jack  stava  per  estrarre la freccia dalla sua  faretra  

quando   jack  s'accorse   che  uno scorpione    stava  per  mordere la   mano  del suo avverssario 

   estrasse    dal fodero  e  lancio'  rapidamente il  suo  coltello e   colpi'  , con un colpo magistrale degno di  un gugliermo tell , in pieno centro lo scorpione . Dopo lo  stupore  del pubblico  e  dei concorrenti , dovuto  alla rapidità e prontezza  di riflessi di jack  , alcuni appartenenti alla  tribù  del  suo aversario  , convinti ( forse non avevano  visto  lo scopione )  che  ciò  fosse  un
tentativo di voler  eliminare  o quanto  meno  far perdere il loro atleta  e  s'apprestavano  a linciare  jack . Se se non fosse intervenuto ,  con un fischio talmente  potente  che  fu  udito anche oltre  la  radura  della gara  , l'eremità* vento che fischia  stimato   come uomo  saggio e  di pace da  tutte le tribù presenti  alla  gara   , ci sarebbero  riusciti  .Tutti  rimasero  a bocca aperta ,  visto  il carattere   silenzio  e  poco loquace  di vento  che  fischia.   La  tribù di Cheyenne  , se  non ricordo   male  il nome  dell'avversartio di jack  , si fermo (  come tutto il pubblico  )  ad  ascoltare  , un rarissimo discorso    di vento che  fischia  che  nel  frattempo  dopo  aver  attirato l'attenzione  con il suo  fischio  stava per  prendere  la  parola  .  Si raschio  la  gola  ed  iniziò  quello che  fu , da quel  che  ricordo , l'ultimo  discorso  . Uno ( secondo  chi  aveva  avuto l'occasione  di averlo sentito parlare  ale altre rare  volte  )  dei più belli  . << La  partecipazione  e  l'accettazione  delle nostre regole  ,  ma  soprattutto  il suo gesto  lealtà  verso  un avversario in pericolo di vita  >> sollevando    in aria  po, perchè tutti\e  lo vedessero  , lo scorpione  trafitto    e  rivolgendo  per  un secondo  lo  sguardo  verso la  mano  salvata   dell'arciere   continuò  con voce  tuonante  <<   dimostra  come  i   visi pallidi   non solamente ostili e dalla lingua  biforcuta .






Il suo gesto   è segno  che uomo  bianco  ,  sia  una persona degna  , perchè in lui  ce'è la  volonmta  di   rispettare  il nostro   modello sociale e di vita quotidiana .  avesse in sé il senso della libertà, della gioia, del piacere di vivere la vita in tutti i suoi molteplici aspetti, rimanendo costantemente legato all’importantissimo equilibrio ed all’armonia esistente in tutto il creato. Valori  che >>   rivolto ad  alcuni membri  , ancora  dubbiosi  e  carichi  d'odio    verso  jack , e continuò <<   ormai stanno scomparendo o modificandosi anche  troppo >> Ora non ricordo il resto del discorso  purtroppo . Ma  ricordo è  una delle cose  più belle  , che ricordo del ultimo viaggio  nella  frontiera  ,benisimo cosa sucesse poi  .Ricordo  come  se fosse ora  , che  ci fu un applauso  generale ,  al  quale  s'unirono anche la  tribù in questione . Il  giudice  stava per  far  riprendere  la gara, quando il capo della  tribù
dell'arciere, lo zitti  si fece  avanti  e disse  di rinunciare  assegnando  cosi il  premio a Jack .Lo segui , andando  verso  jack, porgendoli il suo arco e la  sua faretra  ed  abbracciandolo .la  conclusione   di quella  giornata  mi riporto ala mente  queste Parole del Capo Indiano Noah Sealth*

 Sono un Pellerossa e non comprendo nulla 
Noi preferiamo il soave sussurro del vento sull'acqua 
rinfrescato dalla pioggia di mezzogiorno 
o profumato dall'aroma di pino 
Gli uomini bianchi comprano le nostre terre 
come si può comprare o vendere il firmamento? 
o il calore della terra?  
Se non siamo padroni della freschezza dell'aria, 
nè del rumore dell'acqua, 
voi come farete a comprarli? 
Ogni zolla di questo terreno è sacra alla mie genti 
L'acqua limpida che scorre nei fiumi e nei ruscelli  
è anche il sangue dei nostri antenati 
Se vi vendiamo le nostre terre, 
dovete ricordare che sono sacre, 
e che ogni riflesso, 
ogni gorgoglio dell'acqua del lago e dei ruscelli 
racconta la vita della nostra gente 
La voce dell'acqua è la voce del padre di mio padre 


Dopo di che   ci fu una  grande festa   nela quale la nostra  tibù d'adozione  e la  sua  fumarono  il calumet  della pace e divennero amiche



       N.B 
i  siti  con asterisco affianco  sono quelli  da cui  ho rielaborato   direttamente . Gli altri  mi sono servi per  trarre  news  o  foto  . Se il\i proprietario\propietari  si dovessero lamentare  per  violazione di copy  right   e  simili   me  lo facciano sapere  e  la  foto o  altro materiale sarà rimosso  








17/03/13

viaggio nella fontiera : puntata VII l'allenamento


Le cause del mio blocco e del mio sblocco letterario le ho spiegate in questo post precedente Quindi cari lettori\trici non mi sembra il caso d'aggiungere altro Andiamo allora direttamente a quella che sarà la penultima puntata del mio racconto o pseudo racconto secondo i miei detrattori .





Dopo  che Jack  inizio a stasre meglio ed  a  riprendersi  per le ottime cure    dategli dal medico della tribu' che  noi uomini bianchi  chiamiano  con l'epiteto negativo di  stregone, ci incamminammo  verso la vallata di **** .
da  una pagina della scheda   del fumetto  Magico vento
 http://www.sergiobonellieditore.it/auto/cpers_index?pers=magico


 Durante il tragitto decisi di mettere da parte la mia logorrea per lasciare riposare Jack , non completamente ristabilito anche se in grado di viaggiare . In mezzo al silenzio della natura , mi ritornarono alla mente le polemiche che circolavano nell'ambiente culturale " civilizzato " sulla medicina medicina de nativi e e se il loro uomo medicina dovesse essere chiamato stregone o sciamano Iniziai a ricordare un discorso fra me e un mio commilitone quando ancora ero soldato  Io sono per quest'ultimo termine .Infatti io considero il termine "Stregone" è un termine obsoleto che in passato era utilizzato per indicare l'operatore di medicina e di magia, preferisco chiarmarlo o medico meglio sciamano.In realtà l'iconografia dello stregone ha causato secoli di confusione, suggerendo all'osservatore occidentale una visione distorta di una figura determinante all'interno della struttura sociale delle comunità indigene.Infatti la parola "stregone" richiama alla mente un'immagine a volte grottesca, che possiede ben poche connessioni con la realtà dei fatti; quando ciò accade gli aspetti materiali vengono enfatizzati al punto da porre in rilievo solo le caratteristiche più spettacolari, generalmente segnalate dall'abbigliamento, dall'apparato rituale, dai gesti.Ciò è dovuto all'abitudine tipica dell'uomo occidentale di collegare ogni realtà a lui insolita con un mondo fantastico, privo di concreti legami con la storia; lo stregone quindi, così come appare nel nostro immaginario, è il prodotto di una lettura irrazionale e sconclusionata delle informazioni, spesso anch'esse frutto di un'interpretazione arbitraria dei dati, provenienti dai primi viaggiatori ed esploratori occidentali. Uomini animati dallo spirito di avventura, nuovi eroi impegnati a "scoprire" altri Eden tra i "selvaggi". L'idea occidentale di "stregone" corrisponde quindi in realtà alla figura più concreta dello sciamano: un personaggio carismatico e importantissimo, intorno al quale si sviluppa l'universo magico e spirituale di intere comunità.
da  google 
Non è facile dare una definizione scientifica e soprattutto definita  ed  organica di quello che  è lo sciamanismo, poiché all'interno di tale esperienza sono attive espressioni rituali e complessi simbolici molto articolati  che  variano da  tribu  a tribu  . Ma  poi  mi chiedo   che importanza  ha   se uno viene  curato  dala medicina  uffficiale  o  da  quella non ufficiale, l'importante  è che  stia bene e  guarisca
Ecco che  avevo  finita  questo mia  elucubrazione, che arrivammo  alla radura,  ,  aiutati jack  a  scedere  dalla lettiga
da  yahoo
cavallo  e  lo sdraiati su un telo  ed  montai il nostro tepee .E preparai  gli impacchi e le medicazioni prescritte   per  jack . Mentre la medicina  faceva   effetto   costrui  un farestra  ed  un arco  per me  , perchè la migliore  la  lezione  è quella    in cui  due pesone  (  maestro ed  allievo  )  fanno le  cose  insieme . La  mattina  seguente dopo che  ritornai   da  un'e splorazione dei dintorni per procacciarci del cibo  ne  non mangiare  solo  carne sotto sale , trovai jack già in piedi e di comune accordo , decidemmo d'iniziare le lezioni \ l'addestramento di un novizio in vista della gara .
da  google
Iniziai subito spiegando , a   J come  si costruisce un arco   e la scelta  adatta   perchè esso sia  flessibile \  elastico    e resistente  alla stesso tempo  Jack sbufo   un po'  ed   addirittura  m'anticipo   perchè in quel periodo  che abbiamno passato  fra   gli indiani  qualcosa   aveva imnparato  . Allora  decidemmo d'andare  oltre  ed  iniziare  ad  usare  l'arco . Gli inzi  non furono incorraggianti , ed io ero  un po' preoccupato  non tanto per me  ,  anche  se per  e lingue biforcute  era  abbastanza  grave ) ormai  giunto al capolinea    della vita  , ma Jack  ormai  come un figlio per  me    . Come    quel figlio che non potei abbracciare  ed  istruire  ala  vita    dato che la  mia compagna e  il mio  figlio morirono di stenti durante  la fuga  dell'enessimo massacro  e violenze   delle  giubbe azzurre del colonello Jhon Chivington*  ancora più  degli altri  perchè : I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte* e  quindi  alla  tribu   rimanevano solo vecchi  domnne  e bambini  )
estraspolazione dal 1  video  
   che  a s'affacciava  diventare  un uomo . Cosa  che  non  avvenne  con il mio... .  Ma   non si può vivere   sempre  di ricordi  .... andiamo avanti


 estrapolazione dal  2  video 

Visto che J era  ormai  guarito ed era  ritornato  in forma  quiasi perfetta  oltre  a  tirare  d'arco  e alle  tecniche del corpo a  corpo   e  l'uso del pungale,  gli insegnai   anche  a costruirne  uno , iniziando   dalla scelta  dei materiali  .
Inizialmente   sia per  i postumi  \  effetti collaterali  delle  erbe , fu meno reattivo del solito .



 Ma  poi  si riprese  e  inizio  a  fare  progressi   sempre  maggiori    grazie  al carattere tenace  e  alla  sua forza  di volonta ed  imparo e progredi alla  svelta  



  arrivando persino  a  superare  il maestro 
Arrivo  cosi il giorno della  gara 

* personaggio realmente esistito qui la sua biografia ed autore del massacroSand Creew da cui Fabrizio De André incise prendendo ispirazione da un detto sardo: "Chistu tucca punillu in cantzone", gli eventi memorabili vanno tramandati con canzoni, perché non se ne perda il ricordo, e proprio in disonore di Chivington scrisse la canzone Fiume Sand Creek.
* citazione  De Andreiana

  fonti d'ispirazione   e riadattamernto nonche   di news
  • IL 12° episodio   l'eredita  di Zodiacus  (  testo Bruno sarda -Disegni Massimo de  Vita  ., da  topolino n 1791  25  marzo 1990 )  tratto  dalla  sagas  di  Topolino    Alla  ricerca  della pietra  zodiacale     da  cui  ho preso  con  scansione   e  auto fotografando    gli ultimi  tre  disegni   


18/08/12

Montana, l' ultima guerra... degli indiani Piedi Neri contro le major del petrolio


a gli altri capi tribù    ascoltate  la  voce  di ancora resiste parafrasi del ritonello di questa  canzone





proprio  leggo l'articolo  di    repubblica  del 17\08\2012  che  trovate  sotto  oltre  a questa  foto che avevo come sfondo   in un vecchio desktop


mi  è  ritornata  in mente  questa  canzone




Ma  ora basta  girare  la  frittata  ed  andiamo all'articolo


Il Glacier National Park, ai confini tra il Montana e il Canada, era la terra dei «Blackfoot», gli indiani Piedi Neri, una delle più famose tribù di native americans. Regione di montagne scoscese, dozzine di laghi, centinaia di animali diversi e mille piante, dove gli eredi di quelli che erano considerati «i più grandi cavallerizzi dell' intera prateria» vivono ancora oggi, sfruttando come possono una delle più belle riserve indiane d' America. Una natura spettacolare, meta degli amanti del trekking che prenotano con mesi di anticipo gli chalet del primo Novecento.
 Terra di grande bellezza e ricco sottosuolo in cui, a mille e passa metri di profondità, si nascondono vene di petrolio. I leader della tribù hanno deciso che è il momento di sfruttare quella ricchezza, dando il via libera alle prime trivellazioni. Una decisione sofferta che ha spaccato i «Piedi Neri» in due fazioni opposte: i pragmatici, che vedono nel nuovo business un modo per assicurare un futuro più decente alle proprie famiglie, gli idealisti, scandalizzati da quei macchinari prontia violare una terra sacra dove vivono gli spiriti di guerrieri indomabili. Una piccola guerra scoppiata lo scorso aprile, quando un gruppo di membri della tribù diedero vita a un evento chiamato «la nostra terra, il nostro futuro», in cui Jack Gladstone, il più famoso cantautore dei Blackfoot lanciò «Fossil Fuel Sinner» (combustibile peccatore), diventato ben presto l' inno della protesta. Diatriba che il New York Times ha rilanciato come news nazionale. Due punti di vista opposti, ognuno con le proprie ragioni. Un boom del petrolio sarebbe una manna finanziaria per una tribù che, come tutti gli indiani d' America, soffre una secolare povertà ed è sempre alla disperata ricerca di NATIVI A destra, un indiano dei Piedi Neri. A sinistra, trivellazioni in Montana nuovi lavori. Gli oppositori, oltre alla violazione della terra sacra, sostengono invece che le trivellazioni rischiano di rovinare l' habitat, con gravi conseguenze sul turismo locale (fonte di guadagni per i membri della tribù). La terra dei piedi neri un tempo era grande come l' intero Montana (l' equivalente della Germania) ed oggi è ridotta a 6mila chilometri quadrati. Ci vivono in 10mila, eredi di quelli che un tempo erano cacciatori, predatori e guerrieri. Chi si oppone alle trivellazioni sottolinea come i Blackfoot siano, tra gli indiani d' America, una delle tribù che meglio si è adattata ai moderni Stati Uniti e che può continuare a vivere tranquillamente senza petrolio. Chi le vuole rinfaccia agli idealisti mancanza di coraggio e di senso della realtà: «per noi il petrolio può essere quello che per altri indiani sono stati i casinò». Sulle case da gioco è in atto un' altra battaglia intertribale, centinaia di miglia più a sud, nelle colline della Sierra Nevada in California. Lì gli indiani Maidu hanno finalmente ottenuto dal governo federale la possibilità di aprire un casinò fuori dalla riserva, ma la potente United Auburn Indian Community, (diverse tribù, compresi altri Maidu), proprietaria del resort «Thunder Valley» - hotel da 300 stanze, anfiteatro e campo da golf, decine di tavoli e 2700 slot machine - e un guadagno annuale di 30mila dollari per ogni membro della comunità si sta opponendo con tutte le forze. E il governatore della California, per ora, ha congelato il progetto.


                         ALBERTO FLORES D' ARCAIS NEW YORK.


      per chi volesse   sotto  trova  degli      approfondimenti    sui tale popolazione 

I Piedi Neri

A cura di Sergio Mura
Tra i moltissimi libri che vi proponiamo qui su Farwest.it, questo è uno di quelli imperdibili. Il suo valore supera largamente il ristretto ambito – i Piedi Neri – a cui è dedicato. In esso, infatti, nel descrivere in maniera impagabile la vita e la storia dei Black Feet, l’autore finisce per regalarci dettagli che valgono per quasi tutti i popoli delle grandi pianure del Nord America e di cui, in Italiano, è difficile trovare notizie parimenti preziose.
Il libro, dicevo, è dedicato ai Piedi Neri, un’autentica potenza militare delle pianure del nord-ovest americano ai tempi storici del bisonte e della sua cultura. Questo libro si rivela una vera e propria miniera di informazioni sulle grandi battaglie tribali tra i Piedi Neri e i loro vicini-nemici, gli Shoshoni, i Flathead e i Kutenai.
Attraverso una grande ricchezza di dettagli ed una prosa semplice (un grande merito va riconosciuto ai traduttori) riusciamo a conoscere moltissimo dei Piegan, dei Blood e dei Siksika, ossia le componenti della nazione dei Piedi Neri. Leggi il resto



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