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13/05/17

con droghe o senza droghe , con soldi e senza soldi ,senza o con tecnologie si è sempre viaggiato e sempre si viaggia e tutto viaggia

viaggiare  dentro di  se   senza droghe
viaggiare per  conoscere  

my play list
oltrealle  tre  canzoni   riportatenel ost   eccovene altre
VIAGGI E MIRAGGI - Francesco De Gregori
COMPAGNI DI VIAGGIO   "
21Beat - Il Viaggio 
IN VIAGGIO  CSI  
Fiorella Mannoia - In viaggio
Cesare Cremonini - Buon Viaggio 


Stamattina  Camminando  perr  andare    fare il mio cosueto turno di volontariato   alla bottega del commercio  equo   , sono capitato  davanti  all'agenzia  di viaggi  , e poi poco fa  cazzeggiando   viaggiando   virtualmdente    con il pc   e  vedendo   gli articoli  (  che  qui  sotto riprongo  )    mi è  venuto il mente  il post  d'oggi  .Infatti nonostante  non esista  angolo  del  mondo ormai   che non sia  consciuto  e d  esplorato  https://it.wikipedia.org/wiki/Esplorazioni_geografiche sia  che  si viaggi passivamente 
« Gli occidentali hanno curiosamente limitato la storia del mondo raggruppando il poco che sapevano sull'espansione della razza umana intorno ai popoli di Israele, Grecia e Roma. Così facendo hanno ignorato tutti quei viaggiatori ed esploratori che a bordo di navi hanno solcato i mari della Cina, l'oceano Indiano, l'oceano Pacifico e i mari artici, e che in carovane, hanno attraversato le immense distese dell'Asia. In verità la parte più cospicua del globo, con culture diverse da quelle degli antichi Greci e Romani è rimasta sconosciuta a coloro che hanno scritto del loro, piccolo, mondo con la convinzione di scrivere la storia e la geografia del mondo.  »
                          (   Henri Cordier 1849 – 1925  )
o attivamente si sente sempre il desiderio di viaggiare perchè

Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l’immaginazione. Tutto il resto è delusione e fatica. Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario. Ecco la sua forza. Va dalla vita alla morte. Uomini, bestie, città e cose, è tutto inventato. È un romanzo, nient’altro che una storia fittizia. Lo dice Littré, lui non sbaglia mai. E poi in ogni caso tutti possono fare altrettanto. Basta chiudere gli occhi. È dall’altra parte della vita.
[Louis-Ferdinand Céline ~ Viaggio al Termine della notte]



c'è chi lo  fa :
  • con la  fantasia o osservando la  natura  che viaggia  continuamente   





  •   viaggiando    a  ritroso  del  tempo  e  nel passato  come faccio  o  almeno ci provo   riportando  storie  e  ho  fatti curiosi 
si può fare   anche  senza    droghe  



o  questa




  •   fisicamente    o  cercando  di vedere  uno stesso posto  in prospettive  diverse  .

  esempio  

La metropolitana di New York: un viaggio nel viaggio

La metropolitana di New York è un vero viaggio nel viaggio, una sorpresa ogni giorno

da http://www.ioacquaesapone.it/articolo.php?id=2473 Ven 24 Feb 2017 | di Testo e foto di Roberto Gabriele | Mondo




Ogni viaggio ha un suo sguardo, un diverso punto di vista, un incontro inaspettato. Per questo amo preparare la valigia e andare a caccia di nuovi stupori davanti alle cose che vedo; nulla è mai ovvio né scontato, neanche le cose che già conosco o i luoghi che ho già visitato. Ogni volta è una scoperta, perché nel frattempo sono io che cambio.
La metropolitana di New York non fa eccezione: è un vero viaggio nel viaggio, una sorpresa, perché quasi sempre è nuova la gente che vi si incontra... Ho scritto ‘quasi’ perchè in realtà ci sono alcune figure che sembrano far parte da sempre di quelle gallerie e appartenere ai lunghi condotti che portano nelle viscere rocciose del sottosuolo di Manhattan, quasi fossero elementi di arredo progettati insieme alla stazione.
L’UOMO DI “METRO”
È il caso dell’uomo che distribuisce le copie gratuite di “Metro”, il free magazine che conosciamo anche in Italia: la sua vita professionale inizia al mattino alle 6 quando comincia ad urlare una specie di litania che dura fino alle 9, allorché le copie del giornale sono esaurite e lui sparisce insieme a loro, dileguandosi senza riapparire fino al mattino successivo, e così per anni, per sempre… Puoi ritornare e ritrovarlo lì: stazione 34 linea BDFM.
LA FAMIGLIA COUNTRY
Se ti trovi a frequentare la Grand Central Station, nei suoi infiniti corridoi sotterranei, esattamente dove c’è il passaggio comunicante con lo “Shuttle” per Times Square, lì trovi puntualmente la musica country suonata dalla classica famiglia allargata: tre fratelli, due di questi con relative mogli che suonano la chitarra, il basso e la batteria e cantano, vestiti con camicie a quadroni, gonne a fiori e ciabatte. Cantano la vita rurale della gente del Sud.
BONO VOX NELLA SUBWAY
Ma non ci sono solo gli habitué, nella Subway puoi trovare ogni genere di artisti di strada, alcuni di loro sono dei veri professionisti e hanno uno speciale patentino che li abilita ad esibirsi: li trovi sui treni, ma possono essere dovunque, puoi vederli in un posto e il giorno dopo sentirli cantare a Broadway. E può capitare anche di incontrare gli U2, come è successo qualche tempo fa e poi postato sui social!
BURATTINI E BALLERINI ACROBATI
Ti puoi imbattere, poi, in burattinai e suonatori di fisarmonica, in ballerini-acrobati, ma anche nel disperato di turno, quello che non sa cantare, né suonare, né ballare, quello che cerca di attirare l’attenzione, parlando di sua madre tossicodipendente e del padre ucciso.
5 MILIONI DI PERSONE AL GIORNO
E poi c’è la gente… migliaia di persone in ogni treno, 5 milioni e mezzo di persone al giorno e quasi due miliardi l’anno! C’è il mondo intorno a te. Ricordo le scene del film “Il cielo sopra Berlino” di Wim Wenders, in cui un angelo era in grado di ascoltare i pensieri delle persone sulla metropolitana e capirne le infinite storie di vita. Ecco, quando sono sulla metropolitana di New York le guardo e a volte le fotografo, ma sempre le ascolto, anche nei loro infiniti silenzi. I loro corpi parlano. Osservo la gente e ne immagino le storie, proprio come nel film. Le ragazze bellissime e alte le vedi dirigersi a Chelsea, dove ci sono le Agenzie di modelle. Le immagini andare a fare un casting: le vedi in metro e potresti magari ritrovarle in un manifesto pubblicitario al rientro in Italia…
TOP MANAGER ALLA MARATONA
Puoi vedere ovunque il classico top manager nel suo look, con una borsa nera per il computer o che indossa il cappotto con lo zaino sulle spalle: va al lavoro la mattina portandosi l’abbigliamento per allenarsi dopo l’ufficio. Finito l’orario di lavoro, indossa le scarpe e la tenuta da running, mette il cappotto e il resto nello zaino e torna a casa, facendo anche 15-20 chilometri di corsa, allenamento base per la preparazione della più classica delle Maratone, quella di New York!
I ‘COLORI’ NELLA METRO
La metropolitana a New York è anche multicolor: i diversi colori della pelle mi parlano della società cosmopolita newyorkese e che non ha paragoni in nessun’altra città del mondo in termine di numero di etnie.
DA MANHATTAN AL BRONX E RITORNO
Per allontanarmi da Manhattan, ombelico del mondo, prendo la linea 4 o la 5 e me ne vado nel Bronx, dove conosco qualche posticino poco turistico nel quale scoprire la faccia più vera della città. La via del ritorno sulla metropolitana ha il fascino di una scena che si ripete: io unico bianco circondato da un treno di blacks e qualche portoricano. Pochi orientali e quasi tutti neri. Si muovono a famiglie intere, mamme con due o tre figli oppure gruppi di amici adolescenti, ma sempre insieme. Ci trovi i rappers, quelli più distinti e le facce tipiche delle donne che vanno a fare le pulizie in qualche ufficio a Wall Street. La cosa più bella è osservare lo “sbiancamento” del colore medio della pelle dei passeggeri man mano che il treno si avvicina a Manhattan e poi a Downtown. I neri scendono e i bianchi salgono: quel treno unisce il quartiere più povero e quello più ricco della città, è un treno democratico, uguale per tutti, e che accompagna ciascuno nella propria vita.
VICINO ALL’INFERNO
L’aspetto che mi piace di più della metropolitana di NYC è il suo fascino decadente che non le vieta di essere efficientissima in tutto. Credo che sia la rete più fatiscente che io abbia mai visto in un Paese occidentale: è sporca, gli interni non sono minimamente curati e la manutenzione che viene fatta è solo tecnologica, senza nulla di estetico. Non è raro imbattersi in topi giganti anche in pieno centro, si trovano travi arrugginite e perdite di acqua provenienti non si sa da dove, cartacce e bicchieri di cartone, scatole di pizza e coperte puzzolenti abbandonate dagli stessi clochard per quanto erano inservibili. Qui si dimenticano i fasti e le decorazioni della metropolitana di Mosca, la modernità e l’arte di quella di Napoli, o la pulizia di quella di Berlino. Qui sei vicino all’inferno, anche per il caldo umido che provi tutto l’anno, per il rumore assordante dei treni e dei loro condizionatori. Eppure questa città, senza la sua fetida Subway non sarebbe così bella.
STAZIONI DI PERIFERIA
Adoro perdermi nelle stazioni di periferia, quelle più isolate, dove ti trovi da solo ad aspettare un treno o dove scendi e hai l’impressione di essere inseguito dai passi silenziosi di un serial killer. Sono quelle stazioni sopraelevate che trovi a Brooklyn, nel Queens o a Coney Island, dove ti rendi conto di essere nella Little Mosca e dove i negozi hanno le scritte in cirillico! Ne conosco di bellissime: stazioni che passano all’altezza delle basse case a due piani della infinita periferia di New York. Siamo ad un’ora di metropolitana da Manhattan e siamo ancora nella municipalità di New York. I due capolinea distano tra loro quasi tre ore di viaggio! Da queste stazioni puoi osservare i tetti delle case, viaggiando a circa 10 metri di altezza da terra, ma anche in lontananza tutto lo skyline di Manhattan e i suoi grattacieli che riempiono l’orizzonte. Una vista mozzafiato, uno degli scorci più belli che abbia mai visto della città…
LA LINEA 7
C’è una stazione della linea 7 nella quale potrei stare affacciato per ore alla piccola balaustra al termine del binario. Da quel punto mi accorgo di essere sopra la città, sotto di me c’è la strada che brulica di auto, camion e persone, e se alzo lo sguardo dritto davanti a me vedo arrivare i treni che arrancano sui binari in salita. Sullo sfondo di tutto questo, da lontano, posso osservare l’Empire State Building, il nuovissimo One World Trade Center e il traffico di treni e passeggeri che sfilano intorno a me.
LA LINEA A: VERSO L’OCEANO
E se prendi la linea A, quella blu, in direzione Far Rockaway e superi l’aeroporto JFK, dove decine di aerei riempiono il cielo con i loro boati, non fermarti e prosegui ancora, sei nel nulla, ti stai avvicinando al mare. Eccolo: ora ce l’hai davanti, sei sull’Oceano Atlantico! Intorno a te vedrai i surfisti affrontare le onde come se fossi in California. Qui non ci sono grattacieli, ma solo ville sul mare e un silenzio assordante rotto solo dal garrito dei gabbiani. Approfitta per fare una passeggiata e dimenticare il centro per qualche ora: qui c’è la quiete che non trovi a Manhattan, quando dopo questa gita ritornerai in mezzo alla gente sarà ancora più bello apprezzare il caos!
LA LINEA MARRONE AL TRAMONTO
E poi c’è il ponte di Williamsburg, percorrilo al tramonto sulla linea marrone JMZ, quando il sole tramonta. Affacciandoti sulla destra riuscirai a vedere il Manhattan Bridge e poi in fondo il Ponte di Brooklyn, con il sole che tramonta dietro ai grattacieli: questi sono i venti secondi più belli del viaggio, non puoi allungarli, non puoi ripeterli e non hai tempo neanche di fare una foto: dura un attimo, ti mozza il fiato, senti un groppo alla gola e in quel preciso momento ti rendi conto che sei davvero a New York!
25 LINEE, 472 STAZIONI

380 chilometri, 25 linee, 472 stazioni, sugli stessi binari puoi prendere i treni locali che fermano in tutte le stazioni, oppure gli Express che ne saltano tantissime e sono più veloci, ma se sbagli dovrai tornare indietro! Una jungla di binari, di gallerie, di collegamenti: puoi camminare a piedi per un chilometro solo per cambiare tra due linee che solo apparentemente si incrociano! Per orientarti devi sapere che le linee dentro Manhattan sono parallele tra loro e le stazioni hanno il numero della street che tagliano; troverai 4 stazioni con lo stesso numero, su strade diverse e lontane tra loro. Le direzioni da seguire sono sempre e solo due: Uptown and Bronx, oppure Queens o Downtown and Brooklyn.



Ma si può viaggiare , se  si  fa per  avventura  od in solitaria    anche senza tecnologia o con ilmminimo indispensabile per le emergenze come dimostra il finale di due : Basilicata coast to coast 2010 diretto da Rocco Papaleo. e Into the Wild - Nelle terre selvagge (Into the Wild) è un film del 2007 scritto e diretto da Sean Penn, basato sul libro di Jon Krakauer Nelle terre estreme,o per fornire prova documentaria come di mostra questa storia


Come in "Into the Wild", la straordinaria avventura di Eliott


L'incontro con il grizzly, la fame combattuta pescando e mangiando bacche. Il parigino Eliott Schonfeld si è misurato per 3 mesi nella selvaggia Alaska sulle orme di Christopher McCandless, il giovane americano raccontato dal film "Into the Wild" di Sean Penn. Alla stessa età del protagonista del film, Eliott ha viaggiato in solitaria per 1800 km in canoa e 900 a piedi. In questo video il racconto della sua straordinaria avventura (credit: Eliott Schonfeld https://www.facebook.com/eliottschonfeldaventurier/)
 oppure   lavora  e viagia  insieme  




Lavorare in paradiso: vita da nomadi digitali
Per svolgere il proprio mestiere hanno bisogno solo di un pc e di una veloce e potentissima connessione. Per concentrarsi, dei luoghi più incantevoli della Terra di Barbara Savodini


Si chiama home work, mentre coloro che lo praticano sono stati ribattezzati nomadi digitali e fanno tanta invidia agli impiegati tradizionali. Sì, perché per lavorare hanno bisogno solo del loro intelletto, di un pc e di una connessione e per concentrarsi prendono dimora nei più suggestivi scorci della terra, veri e propri paradisi terrestri, visitati da tutti gli altri comuni mortali magari una sola volta nella vita. Fino a qualche anno fa, questi eletti non erano che una manciata di persone in tutto il globo, ma la tecnologia ha velocemente trasformato il modo di concepire il lavoro e così, ora, sono le aziende ad andare a caccia di super cervelloni da spedire dove il clima è sempre mite, l’acqua cristallina e la brezza tiepida e delicata. E il vantaggio è duplice: le sedi centrali spendono la metà per vitto e alloggio (il costo medio mensile non supera mai le 500 euro), mentre i dipendenti rendono il doppio. 



LA RISCOSSA DELLE AGENZIE DI VIAGGIO
L’unico problema è che spesso questi paradisi terrestri, luoghi come la Thailandia, l’Indonesia, il Vietnam o la Giamaica, sono anche quelli in cui la connessione funziona peggio. Ecco che scendono in campo le agenzie: ai tempi delle vacanze low cost, in cui nessuno sembra più aver bisogno della figura dell’operatore di viaggio, c’è chi si reinventa e con questa tendenza ha scoperto un nuovo business. Per rendersi conto della diffusione del fenomeno, basta dare uno sguardo su internet alla quantità di agenzie che lavorano nel settore del nomadismo digitale: c’è Roam, per chi intende trasferire non un dipendente, ma un intero ufficio; Hacker Paradise, il cui nome è già di per sé emblematico; “Wi-fi tribe” che sembra essere il prediletto da chi, anziché concentrazione cerca ispirazione, con centinaia di pittori, artisti e scrittori che lo raggiungono ogni anno. E poi c'è anche nomadlist.com che ha classificato i luoghi belli del nostro pianeta, prendendo in esame cinque parametri: connessione, costo, sicurezza, divertimento e giudizio degli utenti.
conveniente, insomma, è inevitabile, ma in fondo, per chi vive sempre in vacanza, anche dilatare un po' l'orario di lavoro non è certo un problema! 
tori che lo raggiungono ogni anno. E poi c'è anche nomadlist.com che ha classificato i luoghi belli del nostro pianeta, prendendo in esame cinque parametri: connessione, costo, sicurezza, divertimento e giudizio degli utenti.
SVEGLIA PRESTO E TANTE PAUSE: ECCO LA GIORNATA TIPO
La giornata tipo di un nomade digitale? Sveglia presto, perché si sa, il mattino ha l’oro in bocca, un tuffo in piscina o nelle acque cristalline dell’isola, una colazione genuina e poi via a sfornare calcoli o deduzioni informatiche fino alla prima pausa; un pasto fresco all’ombra di una palma o una breve seduta di joga in una capanna, per poi tornare al pc fino alle 17. Proprio come in ufficio, insomma, ma alla fine dell’orario lavorativo ad attendere il lavoratore privato da ogni energia non è il traffico di Milano o il caos di Londra, ma sabbia bianca e natura incontaminata, così, all’indomani, il cervellone dell’azienda sarà più carico che mai. L’abbigliamento? Che dire, quando l’ufficio è dall’altra parte del mondo l’outfit passa in secondo piano e anche chi guadagna 4-5mila euro al mese può permettersi di recarsi alla sua postazione di lavoro in calzoncini e infradito. Anche la vita in paradiso, purtroppo, può avere qualche difetto e nel caso dei nomadi digitali il nemico numero uno è il fuso orario. Qualche in conveniente, insomma, è inevitabile, ma in fondo, per chi vive sempre in vacanza, anche dilatare un po' l'orario di lavoro non è certo un problema! 


Lo strano caso di “Refuga”

Ci sono poi anche aziende che mandano i dipendenti in questi paradisi terrestri non per sempre, ma soltanto per consentire loro di ritrovare se stessi, nuovi stimoli o complicità di gruppo. È questo il caso dell’agenzia “Refuga”, alla quale, tra gli altri, si sono già rivolti Apple e Facebook, i cui 500 impiegati dei settori più delicati hanno trovato la loro complicità scalando vette inarrivabili o attraversando l’India in bicicletta.





ce  chi o lo fa    da  sempre  attirandoti  pregiudizi e  generalizzazioni

Si puà anche   viaggiare  artificialmente con droghe  ed  alluccinogeni ma   lo sconsiglio  perchè   si rischia   la  morte   come di mostra questa  storia   meglio farlo  nei  modi sudetti  o  con la fantasia e  la letteratura   perchè  in viaggio   è libertà fuggire  ( come il film meditteraneo  )  evadere  o oltre  che in se  stessi nel proprio io    vedere le  righe precedenti  e  l'url  sopra 




04/08/15

Il bar nella cabina telefonica: ecco il coffee box più piccolo di Birmingham






Molto small, molto british. Parliamo del Jake's Coffee Box, il caffè più piccolo di Birmingham allestito in una delle tipiche cabine telefoniche rosse. "Volevo creare qualcosa di diverso rispetto ai soliti bar – ha spiegato il gestore Jake Hollier .All'inizio i passanti mi guardavano con sorpresa, ma, secondo me, l'idea di usare una delle cabine rosse per un mini-locale non è male. In fondo sono la nostra icona”. Oltre al caffè, il piccolo bar vende anche paste, salsicce e altri snack. Da consumare rigorosamente in piedi, of course.

12/10/14

la storia e' anche la gente non solo gli eventi [ perchè racconto storie ]

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Come  ho già detto  nel titolo  la  storia  è fatta  non solo di : date , eventi  , ideologie  \ pensieri  , ma  anche  dalla  gente  . Infatti :


 [--- ] La storia siamo noi, siamo noi che scriviamo le lettere, siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere. E poi la gente, (perchè è la gente che fa la storia) quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare. Quelli che hanno letto milioni di libri e quelli che non sanno nemmeno parlare, ed è per questo che la storia dà i brividi,
perchè nessuno la può fermare.[---] 
Ora  almeno all'inizio  credevo  bastasse  solo   questa  canzone  per spiegare\  rispondere alle  domande  che  mi vengono  , nonostante  le faq  ed i rispettivi aggiornamenti  (  a cui vi rimando  ) , continuamente  rivolte  . Ma  poi mi sono reso conto  che  è   da un bel  po'  a che non aggiorno  , dettagliatamente le  Faq . Ecco   che approfittando di questa  discussone    avvenuta nei commenti a  questo precedente  post  in cui riprendo la storia di un ragsazzo che entra ed esce dal carcere da 30 anni consecutivi o quasi  


 Alessio Meloni ha detto...
Che intervista inutile, chi ha scritto questo articolo il giorno dopo ha intervistato un missionario???!!!! Questo tizio arrestato 70 volte con quasi 30 anni di galera viene intervistato e gli dedicano una pagina nell'unione sarda. complimenti!!!!
05 ottobre 2014 01:40  

 Giuseppe Scano ha detto...
Caro Alessio Meloni perchè inutile ? ciascuno di noi nel bene e nel male ha una sua storia , bella o brutta che sia . Ed è giusto raccontarla . Ovviamente a 360 gradi , come mi sembra che sia stato fatto nell'articolo dell'unione . 
05 ottobre 2014 12:59  

di cui non ha  avuto repliche   . Evidentemente  o  non sa  cosa rispondere  o  gli va bene  la  mia risposta  .  

Ora   riporto   indirettamente  ( prendendole  dalla rete  )  o  direttamente  (  intervistando e facendo parlare  i protagonisti  come nel  caso  da  me  riportato precedentemente  di valentina loche  e  del suo blog http://millimetroemezzo.blogspot.it/ )    

PERCHÉ ORMAI SIAMO CIRCONDATI DA TUTTI I RACCONTIdi Giorgio Vasta 7 maggio 2013   da  www.minimaetmoralia.it/wp/recensione-immersi-nelle-storie-frank-rose/
[...] Immersi nelle storie. Il mestiere di raccontare nell’era di internet di Frank Rose (Codice Edizioni, traduzione di Antonello Guerrera) riflette su questo naturalissimo paradosso: com’è possibile che le storie – quelle che leggiamo, che guardiamo al cinema e in tv o che seguiamo (e contribuiamo a costruire) in rete – siano in grado di girare intorno alla nostra poltrona e collocarsi non solo alle nostre spalle ma tutt’intorno a noi?In effetti le storie non se ne stanno più al loro posto. Non le troviamo solo nei libri, sullo schermo, in un dvd o in un teatro. Non sono più oggetti che, consumati, riponiamo su uno scaffale, così come non sono più luoghi dai quali, conclusa la narrazione, possiamo andare via. In sostanza le storie non fanno più parte di un’esperienza separabile e perimetrabile. Come se dallo stato solido fossero passate prima a quello liquido, dilagando in ogni direzione, per divenire poi gassose, sostanze che un semplice respiro trasloca all’interno dei nostri corpi.Attraverso INCONTRI con registi (da James Cameron a David Lynch), creatori di serie tv (Damon Lindelof di Lost), ideatori e sviluppatori di videogame, Rose chiarisce un punto: se le storie sono ciò che ci nutre questo dipende dal fatto che tendiamo a leggere il mondo in relazione a un senso. Come in Cosmo di Gombrowicz, dove ogni fenomeno è percepito quale indizio di qualcos’altro, nel nostro quotidiano cerchiamo di non abbandonare nulla né al caso né al vuoto pretendendo invece che tutto ciò che c’è sia in grado di significare.[....]  È meglio spalancarsi all’ibridazione: scoprire che da sempre il legame tra realtà e finzione ha una natura meticcia. Ed è indispensabile ricordarsi che la ricostruzione del significato (o meglio la sua invenzione) procede per vie tortuose. Come il protagonista di Reality di Matteo Garrone anche noi penetriamo a forza nello spazio della finzione per contemplare sorridenti la stellata notturna del senso.


Ho fatto  mie  le tesi   di  Jack Zipes in  perchè abbiamo bisogno di storie. Ma  soprattutto perchè  << Miti, leggende, favole, filastrocche, ninnenanne, canzoni: sono tanti i modi di raccontare e di raccontarci. Il racconto accomuna tutti, piccoli e grandi, in ogni latitudine; si racconta sempre, a partire da quella che è stata la nostra giornata, riportando cosa ci è successo o qualcosa che si è visto o ascoltato.>>. Infatti i  ricordi  più beli che  ho di mio nonno  paterno  morto  che avevo appena  10 anni   sono  i suoi racconti   e e  sue  storie    alcuenvere  altre rimmaneggiate  come    quella  dello sceriffo di Bortigiadas. Ora  << Raccontare storie non è solo questione di parole, ma è anche mettere insieme immagini, musica, gesti, emozioni in una trama da cui viene fuori un tessuto che connette le persone tra loro e in cui ciascuno entra e trova il suo filo.>> sempre  secondo   www.multiversoweb.it/incontri/qui-capossela-2210/ <<  L’esperienza del racconto inizia da bambini, quando si entra in relazione con i tanti mondi della fantasia e dell’immaginazione. Spesso, gli artisti, alcuni più di altri, riescono a creare un contatto con il nostro immaginario attraverso le atmosfere e le vicende delle storie che raccontano. >>Tra questi artisti rientrano oltre A  Guccini  (   sia  dischi  che libri )  e  a  Luciano Ligabue  anche  <<  Vinicio Capossela che con il suo stile visionario e fiabesco, le sue ambientazioni ora malinconiche ora circensi, i suoi riferimenti alle più disparate storie popolari e intime è sicuramente uno dei più originali narratori del nostro tempo..  In un incontro con gli studenti universitari, Capossela ha ‘raccontato’ cosa sia per lui il racconto, come lui racconta e come si racconta in musica. >>  (  vedere  l'url  per  i  video  )  
 Come scelgo le  storie  ?  Semplice  non  ho  un criterio fisso o standard  , ma mi baso  sui sentimenti  e le  emozioni  che  esso mi danno  e  mi trasmettono  ,. Infatti posso essere  o  ai margini   dei media    e cioè usati come riempimento  televisivo o  cartaceo oppure  escluse  dai media  . Ed  a volte  e  il caso   recente  del blog  di valentina   ne  ho parlato precedentemente  qui  in questo post , quando  la storia  è incompleta(   leggi    articolo a pagamento  o tropo  breve  )  allora   faccio qualche intervista  . 
Ed  per  questo che mi sto appassionando   alla nuova collana della Bonelli intitolata  appunto le  storie  



24/05/13

Auguri Topolino: il numero tremila in edicola Il settimanale Topolino taglia il traguardo dei 3000 numeri




Il settimanale Topolino taglia il traguardo dei 3000 numeri e festeggia con un’edizione da collezione, in edicola dal 22 maggio. Un numero doppio, dalla foliazione extra, con una copertina ricca di effetti speciali disegnata da Andrea Freccero e 14 storie dei più popolari disegnatori e sceneggiatori Disney. Questo numero speciale è dedicato a tutti i personaggi della banda Disney .
Sono passati 64 anni dal primo numero di Topolino ( se si tiene il conto partendo dal II  dopo  guerra    e si escludono  )  Nello stesso anno in cui George Orwell pubblicava 1984 e veniva proclamata la nascita della Repubblica Popolare Cinese, nelle edicole italiane usciva il primo Topolino formato tascabile. Correva il 1949.  

Per ulteriori dettagli   storici  e  non 
http://it.wikipedia.org/wiki/Topolino_(libretto)





letto tutto d'un fiato  . Un buon segno  le   schede  di presentazione tra una storia  ed  un altra  che ha riportato alla memoria  vecchi personaggi  , relegati nelle edizioni dei classici e nel limbo dei  ricordi   dei più vecchi lettori  ( sottoscritto compreso ) . Speriamo che  dai prossimi numeri  ciu sia un recupero d'essi  nelle storie   della serie regolare  .  E  che sia  attualizzati . Sarebbe un  bel  modo per  uscire  dalla situazione altalenante in cui si trova il settimanale  topolino  . M'aspettavo   che  questo numero  , che raggiunge un traguardo notevole  insieme a  quello  che sarà raggiunto  fra  120  numeri  in cui si celebra' il  i 60 del fumetto , svelasse  o quanto  meno lii rivisitasse   visto   che in un mio post  su   http://www.papersera.net/cgi-bin/yabb/YaBB.cgi?num=1352832643/2#2  mi hanno detto che  sono stati  detti e ridetti  ,  "i misteri  "  dei personaggi  del  topo . Mi vengono  eccone alcuni che mi vengono alla mente    : 1)  come  mai  anagraficamente  vecchio e pluri centenario  paperone  è  giovane ., 2) quando  battista  e  miss paperet  furono assunti  ., 3) perchè la madre    ha abbandonato  qui , quo  ,  qua  .,  ecc . Ma  comunque  non mi lamento   è un  numero  stupendo  .Non so che altro dire lascio la parola  a http://antoniogenna.com/


La copertina

Disegnata da Andrea Freccero, e già disponibile da alcune settimane, presenta una importante  selezione dei personaggi Disney principali. Non tutti quelli che ci si aspetterebbe  ma una buona selezione. Assenti di lusso Rockerduck e Nonna Papera. Presenti a sorpresa Cip & Ciop, Reginella, Codino e Atomino tra gli altri. Nel suo blog, in risposta ad un commento di Raf, Andrea Freccero spiega perchè certe scelte e non altre.I colori della copertina sono di Mirka Andolfo e, anche se li ritengo personalmente un po’ carichi, sono comunque ottimi.

Le storie

Attenzione, alcuni commenti potrebbero contenere dei piccoli spoiler sulla storia. Leggete a vostro rischio e pericolo.
3000faraciLe quattrordici storie, il cui tema è stato proposto dalla redazione si aprono con una bella avventura  illustrata da Giorgio Cavazzano (per la prima volta al lavoro senza le chine) e colorata, da Mirka Andolfo, con un tratto leggerissimo decisamente indicata per le leggerissime matite dell’autore veneziano. La storia, scritta da Tito Faraci ci mostra un lato inedito e poetico di un Gambadilegno in piena forma e vero e pieno protagonista della vicenda. Segnaliamo alcune sottintese citazioni alla storia “Gambadilegno e la rapina da fumetto” scritta da Fausto Vitaliano e illustrata dallo stesso Cavazzano nel 2007.Topolino3000-Artibani

Si prosegue poi con la classica “caccia al tesoro” con la storia di Francesco Artibani e Corrado Mastantuono. “Zio Paperone e il tiranno dei mari” parte da un rimbecillimento di Pico De Paperis e ci porta alla ricerca del mitico Nautilus, “ non quello inventato dallo scrittore Jules Verne per il capitano Nemo.. quello vero” ci terrà a sottolineare Zio Paperone in una vignetta iniziale della storia.  I guai per Zio Paperone in questa avventura saranno tanti ma non mancherà di imparare una importante lezione di vita.Topolino e il sorprendente 3000” è l’avventura di Casty dedicata al personaggio di Topolino.
Topolino3000-Casty
 Si tratta di una bella storia fantascientifica di cui non vogliamo raccontarvi di più per non rovinarvi la sorpresa di leggere una storia che riesce a spiazzarti dall’inizio alla fine.Dopo l’avventura di Casty si prosegue con “Paperinik e la grande Caccia alla numero 3000” di Marco Bosco e Andrea Freccero. La storia ci propone Amelia alla dispserata ricerca di una monetina che Zio Paperone dà  a Paperino quale pagamento di una giornata di lavoro.I coniugi Turconi,Teresa Radice eStefano Turconi, approdano in quinta posizione. La loro “Qui, Quo, Qua e le prelibatezze a Km 3000 è forse la più poetica storia del numero. L’idea non è molto dissimile da Tip & Tap in: Operazione Tazza Rossa” con i nipotini separati tra di loro, ma si occupa di un altro tipo di commercio equosolidale: il commercio a chilometri zero. La coppia dimostra, una volta di più, che su Topolino si può parlare anche di argomenti non facilissimi per i lettori più giovani in modo facile, competente e non noioso.Si prosegue poi con le storie più brevi del numero 3000: “Tip & Tap e la combinazione fortunata” di Augusto Macchetto eLorenzo Pastrovicchio è una specie di storia gioco; mentre “Indiana Pipps e i 3000 anni incompiuti di Bruno SardaMassimo De Vita è una gag page allungata.
Topolino3000-ZicheL’ottava storia è interamente di Silvia Ziche. Il suo humor e il suo sarcasmo, quello che ben abbiamo imparato ad apprezzare con Lucrezia, è tutto riverso in queste tavole dal titolo “3000 metri sopra il cielo di Paperopoli“. La storia inizia quando, Brigitta viene spedita  nel cielo da un antifurto di Archimede ancora non tarato. Sarà l’occasione, questa, per Paperina e le amiche di vendicarsi di un Paperone sempre troppo arrogante. La storia, di venti tavole, ne ha una ventunesima in giro per la rete con un secondo finale. La pagina on line ha anche lo spazio per essere attaccata sul libretto.Nona posizione per “Archimede Edi e il cacciatore di passato” di Roberto Gagnor e Claudio Sciarrone con i colori di Elisa Braglia. Una storia fatta di emozioni e di tempo che passa, innovativa nel suo genere, con una tavola finale che 
Topolino3000-Radice
Topolino3000-Gagnor
racchiude l’essenza del mondo Disney. Una storia forse non troppo facile per i lettori più piccoli ma che emozionare più di un trentenne. Almeno con me è stato così.Gastone e la bolletta N. 3000” ci racconta le peripezie del fortunato cugino di Paperino quando, per un atto di buona volontà e affetto verso il cugino si troverà ad attraversare mezzo mondo, letteralmente, per andare a pagare una bolletta del cugino scalognato. Piacevole avventura di Carlo Panaro eMarco Gervasio con una fastidiosa sbavatura sul finale.Citiamo poi “Eta Beta l’uomo del 3000 diFabio Michelini e Francesco D’Ippolito che,a modo loro, raccontano curiosità e aneddoti sulla storia editoriale del Topolino libetto.

In dodicesima posizione troviamo Enrico Faccini e la sua “Banda Bassotti e la crociera del 3000 che risponde all’interrogativo: che 
Topolino3000-Faccini
fare se in città arrivano i 2996 cugini dei Bassotti e bisogna organizzare il ricevimento ricordandosi di come bene ci avevano trattato. Semplice. Affittare una nave e caricarli tutti a bordo… La storia è una classica avventura di Faccini molto comica e con alcune piccole citazioni da cartoni animati e da fumetti molto apprezzate dal sottoscritto. In particolare citiamo quella riportata qui a sinistra. Si tratta di un omaggio a Giorgio Pezzin, importante autore di Topolino che purtroppo non collabora più alla rivista da tempo e che, quindi, non ha partecipato, nemmeno con un #Tweet alla ricorrenza. La frase completa,  ”Tanto gli strumenti sono solo dipinti“, è stata utilizzata anche come titolo del volume
Topolino3000-Enna
 che il Papersera ha dedicato all’autore veneto. Ciccio e la partita numero 3000” di Riccardo Secchi e Alessandro Perina si merita la tredicesima posizione; mentre l’ultimo ad arrivare è “Paperino Paperotto e l’amico del 3000” di Bruno Enna e Roberta Migheli ci mostra Paperino Paperotto inventare una radio che parla con un amico del futuro. La storia si conclude con una sorpresa finale che stringe il cuore.

La parte redazionale

La parte redazionale propone, una pagina in cui si parla, suddivisi per gruppi di appartenenza (ad esempio “Papere”, “Investigatori” etc…), dei vari personaggi presenti a Paperopoli e Topolinia. Ad ogni articolo è collegata una storia sul tema.
Topolino3000-Asteriti
 Inoltre c’è un articolo introduttivo che riporta i risultati del sondaggio per capire in quale personaggio un lettore si indentifica. Scontatissimo (e anche un po’ deludente) il risultato. Spiazzante (ma neanche troppo data l’uscita del videogioco nel periodo in cui il sondaggio è stato laanciato)  la presenza di Oswald in decima posizione. Inoltre, in buona parte delle pagine delle storie a fumetti, in fondo, sono presenti dei tweet (veri o similari) con i commenti sulla ricorrenza da parte di personaggi pubblici (tipo Fiorello, Bollani e altri), dei redattori e da parte degli autori.Molti autori, infine, omaggiano Topolino con un disegno pubblicato troppo in piccolo per essere visto bene. Mi auguro che sul sito, dopo il restyling, vengano proposte le versioni ad alta risoluzione.

Conclusioni

Un buon numero 3000 che probabilmente avrebbe avuto bisogno di almeno 30 o 40 pagine in più per risultare veramente perfetto in ogni sua parte. Una media storie altissime, brevi comprese, illustrate e sceneggiate in modo impeccabile dagli autori chiamati a confrontarsi con un impegno così importante. Insomma, esperimento da ripetere, prima del 4000 che vent’anni son lunghi da passare ….Come forse avrete capito da sei mesi a questa parte noi Topolino lo trattiamo, lo seguiamo e lo amiamo non solo in occasione dell’eccezionalità che porta un evento come il numero 3000; ma lo seguiamo nella sua normale eccezionalità: leggiamo tutte le storie e spesso, troviamo delle piccole perle nel numero in cui meno ce lo aspettiamo; in quello a cui, vedendo le anticipazioni, non avremmo dato mezzo centesimo. E’ questa è la forza di Topolino, quello che più amiamo del libretto e quello che cerchiamo e cercheremo sempre di farvi apprezzare.Perchè Topolino non è Topolino solo in occasione del numero 3000 è Topolino sempre. E il 3001, siamo certi, speriamo   corsivo mio,  sarà ancora più interessante

Lo spazio Disney in Edicola tornerà regolarmente giovedì con alcune brevi curiosità sul numero in questione.


concludo  complimenti a tutti\e  gli autori   e continuate  cosi  











14/07/12

anzichè grandi viaggi faccio piccoli viaggi quotidiani

Volevo  scrivere questo post  tempo  ma  non trovavo l'incipit   e l'avevo accantonato ma  poi  sia   questa  canzone  





il  bel  tempo   ( anche  troppo  )   e  la  solitudine    estiva  (  i miei   amici hanno   dei lavori  principalmente  stivi    ceramista  , chittarrista  per  i villaggi turistici   , oltre i soliti impegni fasmiliari   sono sposati o   lo stanno per  essere  , il tempo di coglionare   è finito  )  .
Dopo   questo   sfogo  , eccovi il post vero e proprio  .
E'  già estate e tempo di partenze , per  chi può  , o per  chi  causa  crisi o causa lavoro (  come nel  nostro  caso si lavora principalmente  d'estate  , sono finiti i bei tempi  quando l'azienda  era  ancora piccola  e c'erano poche piante  )  . 
Molti mi chiedono come  .ecco  come faccio io  .

  •  mi sdraio  sul letto  o schiena permettendo  con gambe  incrociate  o  semplicemente seduto   , lo si può fare  dipende dall'allenamento  di ciascuno di  noi  o  in silenzio  o con rumori di fondo  , e inizio a pensare  a quello che farò  o avrei voluto fare  oppure  di ritornare  bambino ed immaginare  cosa  avrei fatto da grande  , ecc 
  • immagino d'essere altrove  
  • d'essere un protagonista  di qualche  film o romanzo  o  protagonista  di  fumetti   fantastico  
  • oppure  con la musica  ecco alcuni miei hit   














Si puo' sognare di palleggiare da Dio e di giocare a San Siro, ma poi bisogna riconoscere la vita reale.
Un altra cosa e' pianificare con la fantasia, e' lavorare con la fantasia. Ulteriori consigli da me usati quando iniziai a viaggiare li trovate qui e qui in questi tre url I II III
A chi mi dice che è impossibile e che sono utopista oppure  uno sfigato un perdente   rispondo cosin 




  con un'altro dei mie  hit  oppure   i miei consigli non dovessero funzionare vorrei suggerirvi , ovviamente non miei , dei metodi per viaggiare pur rimanendo nello stesso luogo ( città , paese , frazioni ) .


IL primo viene  dall'editoriale  di Valentina   de Poli   sull'ultimo numero del settimanale  topolino  



Cari amici di Topolino, 
questa settimana… si parte? Metto il punto di domanda perché vorrei augurare a tutti voi una vacanza infinita, un viaggio lunghissimo e avventuroso ma so che, mai come quest’anno, non tutti avranno la fortuna di fare lo zaino e partire. Però, sì, dai: si parte! Perché un viaggio può essere affrontato anche con la fantasia, grazie a una storia a fumetti o un sogno ad occhi aperti… Io vi aiuto “regalandovi” il mezzo di trasporto virtuale: potete scegliere tra l’auto di DoubleDuck o una delle “crazy cars” che trovate da pag. 74 di Topolino 2955.

Ma vi immaginate come deve essere un viaggio a bordo di una Tritauto? O di un veicolo con i tacchi di dodici centimetri? Non sono questi bellissimi spunti per cominciare una storia chilometrica che può trasformarsi nel vostro indimenticabile viaggio? Guardate, se non credete a me chiamo in causa qualcuno di più autorevole. Leggete qua cosa scriveva Fernando Pessoa, il grande poeta e scrittore portoghese: “Viaggiare? Per viaggiare basta esistere. Passo di giorno in giorno come di stazione in stazione, nel treno del mio corpo, o del mio destino, affacciato sulle strade e sulle piazze, sui gesti e sui volti, sempre uguali e sempre diversi come in fondo sono i paesaggi. Se immagino, vedo. Che altro faccio se viaggio? Soltanto l’estrema debolezza dell’immaginazione giustifica che ci si debba muovere per sentire…” . Buon viaggio a tutti, allora!


Il secondo   dal mio contatto di fb   http://www.facebook.com/chicca.signorinafantasia che mi ha suggerito    questo pezzo  di in Notte Infinita Romano Battaglia





E' inutile compiere lunghi viaggi, andare lontano a vedere le grandi montagne, i grandi fiumi, le grandi città del mondo, se non ci accorgiamo del filo d'erba bagnato di rugiada che cresce davanti alla porta di casa.

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