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27/02/17

chi siamo noi per decidere la vita o la morte nostra e per quella degli altri ? i casi di Dj fabo e di Matteo Matteo Nassigh

 musica   consigliata  \ in sottofondo   le due versioni  di  si dolce è il  tormento 

  • prima  l'opera di claudio monteverdi interpretata  da  Silvia Frigato soprano Marta Graziolino arpa Live - Teatro Bibiena, Mantova - Festival MiTo 2011
  • seconda  in chiave  jazz  di  Paolo Fresu & Uri Caine 

  e per   finire  la struggente  e toccante  lascia  che io pianga  - paolo fresu 

Premetto che il post  in questione  era stato  scritto  prima della morte  di Fabiano  Antoniani alias    Dj Fabo  quindi prendetela  per  quello   che è  .

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La  prima riposta   che mi  viene   alle domande  del titolo  è  che  Dio  ( altro  esponente  divino  delle diverse  confessioni religiose  )  ci  ha  dato  si  la vita  , ma  allo  stesso tempo  ci ha dato  il libero arbitrio e  quindi  la possibilità  di  decidere se  continuare  a vivere  nella sofferenza  o  chiudere  la vita   scegliere di morire  qualora   non ci sia  più niente  da  fare  e le cure  cosi come il  continuare  a vivere diventa   accanimento    .
Le  scelte  di Fabiano  che  ha scelto ed  è dovuto andare  in Svizzera  per  poter  esercitare  il  suo diritto a  morire  . 






come quella di Matteo Nassigh , che s'era appellato a DJ Fabo per ripensarci , 19 anni disabile gravissimo dalla nascita e che ha scelto di vivere nonostante tutto

Il blog di Matteo è «Pensieri di luce» (www.matteonassigh.com)

 Sono scelte  degne entrambe di rispetto perchè entrambe  derivano dalla libertà di scelta . Infatti la chiave del discorso e' proprio questa: avere la possibilità' di scegliere o  una o l'altra  alternativa  davanti a simili situazioni .Il cui   silenzio è l'unico commento possibile a vicende come questa. Rispettiamo la sofferenza inenarrabile che lo ha spinto a questa decisione ed  evitiamo   come   è stato  suggerito anche se  in maniera  un po' ipocrita  

                             FABO,CEI: RISPETTO  
                       SENZA STRUMENTALIZZARE
 "Rispettoso silenzio sul dramma vissuto da Dj Fabo e dalla sua famiglia, con l' auspicio che nessuno voglia strumenta-
 lizzare quanto accaduto". Così il giu rista Gambino, presidente di "Scienza e  Vita", il cartello promosso dalla Cei    che raccoglie le
associazioni cattoli che impegnate sul tema della vita.  
 La legge sul fine vita"non c'entra nulla,il testo non parla di suicidio assistito ma di eutanasia passiva".
In una  "disabilità gravissima", come per Fabo, "in Italia vige il principio di solidarietà,in Svizzera si privilegia l'auto determinazione".
fonte televideo rai 27\2\2017

 per paura che sull'onda emotiva della sua vicenda si arrivi ad una legge come in europa   .



di giudicare e di dire ha fatto bene o fatto male e stiamo Il silenzio è l'unico commento possibile a vicende come questa. Rispettiamo la sofferenza inenarrabile che lo ha spinto a questa decisione
Io , ed qui rispondo alla prima domanda posta dal titolo del post , qualora la situazione sia cosi grave e la mia sopravvivenza dipende da macchine  e le cure  dovessero essere  inutili e solo palliativi ed accanimento chiederei : tramite testamento biologico o tramite ( ovviamente concedendomi l possibilità di ripensarci ed visite psicologiche ) suicidio assistito . 
Per la seconda domanda lascerei sempre tramite testamento biologico scritto o video registrato la possibilità di decidere se farvi ricorso o meno .Rispettando in silenzio , come ho già detto prima , la sua scelta . 
E se ,come , mi fu chiesto tempo fa in una chat ,    : << fosse un tuo familiare o un carissimo amico >> ?
Cercherei di capire , senza  ovviamente  giudicare ed  imporre  la mia idea  , il perchè prende  tale decisione  . Gli spiegherei il mio punto  di vista  come  ha  fatto ( trovate   sopra l'url ) Matteo nella  lettera  a Fabiano . Se  poi  poi rimane  nella stessa idea  o  trovo il coraggio  come è avvenuto nel finale  di  due bellissimi film    su tale  argomento  mare  dentro  e Million Dollar Baby


non so  che altro dire  . vi lascio  con  gli occhi pieni di  lacrime 


zio è l'unico commento possibile a vicende come questa. Rispettiamo la sofferenza inenarrabile che lo ha spinto a questa decisione

07/01/17

amici , nemici , diffusori d'odio







(...) L'ideologia, l'ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è la passione, l'ossessione
della tua diversità
che al momento dove è andata non si sa
dove non si sa, dove non si sa.

(.....   Destra-Sinistra -  Giorgio Gaber )



 All'ideologia  o meglio le  sovrastrutture  (  vedere  canzone  spopra )   tipiche  degli  ultimi 2  
secoli   ed  in particolare  delll'ultimo  non si  sa  ancora  cosa   dopo   l'11  settembre   2001   che  cosa  si è sostituito    e questi sono  i  risultati

Iniziamo con una " non notizia " , relegata nei giornali locali o di nicchia per la stampa mainstream
La storia di un contadino coraggioso. Si chiama Cedrìc Herrou e col suo pulmino soccorre i migranti in fuga tra le montagne al confine tra Italia e Francia. Per lui prima udienza di un processo a suo carico che ha già diviso molte coscienze.
 Ci spiega tutto Lucia Ascionein questo video 


 Concordo quanto  dice  Benni in questa  discussione 

Iko Faggion
Iko Faggion Io abito in Italia a pochi km fa Breil,bambini non ce ne sono, donne neppure, a Ventimiglia sono soli omoni che che cercando di passare le frontiere illegalmente.Il tipo in questione non lo conosco, ma la valle roia ha una comunità anarchica stabile da anni, insomma ....io non sono vicino a questa persona....
Benni Alessandro Parlante
Benni Alessandro Parlante Il fatto che ci sia una comunità anarchica stabile da anni mi fa sentire ancora più vicino. Il fatto di attraversare le frontiere "illegalmente" diventa necessario quando esistino delle leggi che vietano di passarle ingiustamente.
Martina Boero
Martina Boero Perchè dovrebbe interessare a qualcuno quello che pensa uno che pubblica post di casapound?

qui sotto ulteriori link di giornali stranieri di nicchia italiani che si occupano della vicenda


 Infatti l'assenza di copertura dei grandi media italiani è indegna... se uno guarda alla foto dell'agence france press -la loro ansa- ripresa dal guardian con centinaia di persone che lo hanno accompagnato alla prima udienza, si chiede com'è possibile che non sia notizia

ed  ecco l'articolo   (   da  cui  ho preso oltre  che la  foto  , anche  gli url    sopra  riportati  )   di  https://www.facebook.com/marco.arturi.37

L'immagine può contenere: 1 persona, in piedi, barba, spazio all'aperto, natura e acqua
dalla  pagina  facebook  di    Marco Arturi
L'uomo che vedete nella fotoa  sinistra   sotto si chiama Cedric Herrou e vive a Breil sur Roya, un villaggio al confine con l'Italia, più precisamente con l'entroterra di Ventimiglia. E' un contadino ed è sotto processo per avere dato aiuto e ospitalità nei mesi scorsi ad alcune centinaia di profughi (molti dei quali bambini) costretti, visto l'ormai celebre blocco di Ventimiglia, a tentare clandestinamente il passaggio in cerca di una vita migliore. E' accusato di favoreggiamento e rischia cinque anni di carcere e una sanzione economica pesante. L'altro ieri di fronte a un giudice di Nizza ha rivendicato le proprie azioni affermando che è giusto trasgredire le leggi davanti alla disperazione e che continuerà perché "questo è il momento di alzarsi in piedi". La notizia, che ha cominciato a fare il giro di mezzo mondo (è comparsa anche sulle pagine del NYT) è ignorata dai media italiani per ragioni che sono davvero difficili da spiegare se non mettendo in dubbio la libertà, l'indipendenza e la buona fede della stampa in questo paese, forse condizionata o forse distratta da questioni come il maltempo, le stronzate di Saviano o le liti tra Pd e grillini. Sia come sia, pubblico queste righe per chiedervi di seguire e diffondere una vicenda esemplare in un momento nel quale i migranti vengono dipinti come un'emergenza nazionale e continentale con il chiaro fine di distogliere l'attenzione da altre questioni. Cedric Herrou non va lasciato solo, come non vanno lasciati soli i migranti che hanno l'unica colpa di essere nati dalla parte sbagliata del mondo: o stiamo con loro o stiamo con chi è impegnato a diffondere il terrore, l'egoismo e l'intolleranza. E allora sarà troppo comodo dire "non è colpa mia".

  questa  interessante  discussione     presente nei comenti  dell'aerticolo 


Angelo Buono
Angelo Buono I corsi e ricorsi storici esistono nella mente popolare ( il mondo è una ruota una volta se scendi poi si sale ) Si prevede Che quelli che oggi favoriscono l'invasione saranno in prima linea per cacciarli come e" sempre successo in passato ( in prima linea ci saranno il p.d. E chiesa cattolica)
Gabriel Alexander Maria Fumagalli
Gabriel Alexander Maria Fumagalli In teoria esiste il progresso...
Angelo Buono
Angelo Buono Il progresso va' a braccetto con la ricchezza, in Italia sta avvenendo un crollo verticale le utopie svaniranno quando i vecchi che mantengono i giovani non ci saranno più
 mi da  l'opportunita  d'introdurre  la seconda parte  del post  quella  dei  nemici .  da


Tina Galante
19 ore fa · 

NON CERCATE SEMPRE NEMICI

Possibile che un triste fatto di cronaca locale si trasformi, come sempre, in un atto di accusa verso gli altri?
Possibile che non siamo mai capaci di un mea culpa? Di guardarci allo specchio e di scoprire dietro questi eventi la nostra disumanità, la nostra mancanza di empatia per i deboli, per i poveri, per gli ultimi, per i problematici?
La morte del giovane senza tetto pone domande che non possono esaurirsi con la risposta: buttiamo giù il Mercatone, o è tutta colpa dell'Amministrazione, oppure l'Italia pensa solo agli stranieri.
Ci sono altre domande da porsi prima.
Qualcuno dei grandi critici che affollano la home di facebook ha mai fatto qualcosa di concreto per i clochard oltre a schifarli e a starne alla larga?
E guardate, io mi riferisco anche alle famiglie.
Sì, perché questa meravigliosa, INTOCCABILE istituzione che a parlarne male ti ardono viva in pubblica piazza, la FAMIGLIA, dove cazzo stava? Non conosco i dettagli, ma se io sapessi che mio fratello sta in mezzo alla strada al freddo e senza cibo, qualcosa farei... anche se si fosse macchiato dei crimini più indicibili del creato!
E gli stranieri? Che c'azzecca sempre la storia dell'aiuto ai migranti? MA IN CHE LINGUA VE LO DEVONO SPIEGARE ??? In che lingua? I Fondi che vengono istituiti per i profughi sono EUROPEI e hanno un'unica DESTINAZIONE d'USO, che è quella di essere utilizzati esclusivamente per accogliere i profughi, visto che il nostro territorio costituisce naturalmente il loro approdo.
E per finire, questo continuo lavarsi la coscienza e trovare il capro espiatoro per tutto il male.
Il cittadino DERESPONSABILIZZATO di tutto, che non conosce DOVERI ma solo DIRITTI. E che vuole soluzioni pronte ed infiocchettate senza doversi mai sforzare.
Pure la neve diventa un INFERNO, perché oramai nulla vi piace... non siete disposti a trovare la BELLEZZA in niente! Anzi, se qualcuno ve la fa notare date addosso... perché il sale, l'Amministrazione ve lo deve portare finanche sul pianerottolo... vi potreste far male a prendere una pala in mano.
La prossima volta che incontrate un "senza tetto", invece di girare la faccia schifati (e vi ho visto farlo, certo che vi ho visto farlo) RICORDATEVI di ANGELO e delle minchiate ipocrite che avete spammato sulle vostre bacheche!
Ah, ingozzatevi di dolci: VE LI MERITATE!!!

da  ciò  deriva   l'ennessima  campagna  d'odio  a  chi  fa qualcosa   che  a te  non grada e  chge   stavolta  invade anche  la sfera privata  e personale di una persona 

L'immagine può contenere: 1 persona, sMS


E’ bastato mettere alla figlia un nome esotico e anche molto poetico come Kelsey Amal (che significa “coraggiosa” e “speranza”) che contro Samantha Cristoforetti si è scatenata una campagna d’odio vergognosa. Un nome arabo? Scandaloso, c’è da abbattere uno degli orgogli italiani, colpita come astronauta e come donna. Non sanno, gli idioti, che il razzismo è ormai fuori della storia. Non sanno soprattutto, gli idioti, che vista dallo spazio, la Terra è una sola e piccolissima, e che da lassù siamo tutti delle briciole. Per loro non c’è coraggio né soprattutto speranza e che quando Kelsey Amal sarà grande gli “altri” saranno la maggioranza. Povero Darwin.

  concludo    con questa  frase  "Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me" (Kant)


01/03/15

La rabbia dei medici: “Fine vita, subito la legge lo Stato ci lascia soli”



Con questo questo dibattito nato su www.repubblica.it che trovate sotto intendo continuare il discorso intrapesnso anche se in maniera indiretta nei giorni precedenti ( qui su queste pagine  ) sulll'eutanasia \ dolce morte




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L’Ordine e le associazioni in campo dopo l’intervista a Repubblica sull’“eutanasia silenziosa” al Careggi. “Servono regole nuove”27 febbraio 2015



FIRENZE . Un dibattito mai sopito, che si riaccende con forza dopo l'intervista di Repubblica al caposala dell'ospedale fiorentino di Careggi: "Io, infermiere, vi racconto l'eutanasia silenziosa nei nostri ospedali". Nella testimonianza di Michele, i 30-40 casi l'anno in cui "un accordo di buon senso" tra medici e familiari dei malati terminali porta i primi a staccare la spina. Una scelta che li colloca un passo fuori la legge.
Per questo, oggi, i medici tornano a chiedere una legge che li tuteli. Non lo fanno tutti nello stesso modo. Anzi, il fronte è piuttosto sfaccettato. Il presidente della federazione nazionale degli Ordini, Amedeo Bianco, parla per esempio della necessità di una "cornice legislativa leggera che riguardi l'interpretazione delle scelte dei pazienti". Una norma, insomma, che guidi i professionisti verso quanto aveva disposto il paziente prima di non essere più in grado di esprimere la propria volontà. "Si parla anche di un "diritto mite" dice Bianco. "Il problema del fine vita è intimo, personale. Riguarda l'équipe medica-infermieristica e i familiari dei pazienti. La deontologia professionale, e la stessa esperienza, dicono che è consentito non proseguire i trattamenti da cui non ci si aspetta un ragionevole ritorno in termini di vita".
Molto più battagliero Mario Riccio dell'associazione Coscioni, il medico rianimatore che seguì Piergiorgio Welby. "La legge sul testamento ci vuole, il paziente deve dire cosa vuole e cosa non vuole gli venga fatto, indicare un decisore sostitutivo. Questo metterebbe i parenti e i medici al riparo da guai con la giustizia. E non è vero che tutti coloro ai quali si interrompono le cure sono destinati a morire in pochi giorni. Nei corridoi degli ospedali prendiamo in tre-quattro giorni decisioni che per Englaro hanno richiesto anni".
Su un fronte molto distante Massimo Antonelli, ordinario e primario al Gemelli di Roma e presidente della Società scientifica degli anestesisti. "Quanto raccontato dal caposala fiorenti no - spiega - non è eutanasia. Quest'ultima è l'azione del medico che uccide intenzionalmente una persona somministrando farmaci e assecondando le richieste del paziente: un procedimento attivo. Altra cosa è la desistenza terapeutica. Bisogna avere la capacità di comprendere quando le cure offerte al malato sono straordinarie o sproporzionate. Proseguendole si rischia l'accanimento terapeutico ". Il professore è membro del Cortile dei Gentili, un organismo della Chiesa aperto ai laici in cui si discute anche di temi bioetici. Il presidente è Giuliano Amato. "Lo dice anche il catechismo della Chiesa cattolica" aggiunge Antonelli: "In certi casi "non si vuole procurare la morte, si accetta di non impedirla". Visto questo e visto cosa dice il codice deontologico dei medici si può affermare che la legge sul testamento biologico potrebbe aiutare, ma non sarebbe fondamentale ".
Secondo Enrico Rossi, governatore della Toscana, la regione del Careggi, non c'è bisogno di alcuna legge sul fine vita. "Non contribuirebbe a migliorare la situazione. Tutto in queste vicende rinvia alla professionalità e all'eticità dei medici. Sono loro che nelle singole situazioni sanno capire quando scatta il mero accanimento terapeutico".




Per  evitare  cio io propongo  che  coloro desiderano  moriree  con dignita   e senza  accanimento terapeutico   possano fare o il  testamento  biologico o una (  anche se   penso meglio  nessuna legge  che  una legge pasticciata    se  nel caso    ci si dovesse arrivare    visti i  veti e pressioni  codelle autorità   ecclesiastiche  e    dei loro servi   falsi credenti per   di  più  )  buona legge     . Esso  può essere  o scritto   di proprio pugno o  con atto notarile  , video registrato  . Ma dev'essere   modificsato  \ revisionato più volte  , perchè magari una persona  può  specie se  giovane  cambiare  idea  , seguita  da  uno  psicologo \  psichiatra    che  ne accerti  se la pesona  che decie  d'intrapendere tale strada  è  lucido \a .  Solo   sugli adolescenti   non concordo  , salvo che   non siano  malati di   qualcosa  d'incurabile  . 










25/02/15

la morte dei vecchi



accusatemi pure d'essere un cinico e d'essere pro eutanesia viste , chi legge il mio blog e la mia bacheca dagli esordi o con attenzione a lo sa , posizioni su testamento biologico e fine vita . Ma la penso , anche per esperienza personale ( il ricovero per  frattura  di un braccio  di una mia prozia  di  70\80 anni ) come il post di questo sito http://nottidiguardia.it/.
 
 
Scritta da Goldencharlie su giugno 08, 2009
                        .                  
Pur essendo assolutamente contrario filosoficamente, umanamente ed eticamente alla pena di morte, ci sono altre morti che mi colpiscono e mi addolorano maggiormente.
Penso alla morte delle persone anziane. Come muoiono oggi i vecchi? Muoiono in OSPEDALE. Perché quando la nonna di 92 anni è un po’ pallida ed affaticata deve essere ricoverata. Una volta dentro poi, l’ospedale mette in atto ciecamente tutte le sue armi di tortura umanitaria. Iniziano i prelievi di sangue, le inevitabili fleboclisi, le radiografie.
“Come va la nonna, dottore?”. “E’ molto debole, è anemica!”.
Il giorno dopo della nonna ai nipoti già non gliene frega più niente!
“Come va l’anemia, dottore?”. “Che vi devo dire? Se non scopriamo la causa è difficile dire come potrà evolvere la situazione”.
“Ma voi cosa pensate?”. “Beh, potrebbe essere un’ ulcera o un tumore… dovremmo fare un’ endoscopia”. Io faccio il chirurgo e lavoro da venti anni in ospedale. Mi sono trovato moltissime volte in situazioni di questo tipo. Che senso ha sottoporre una vecchia di 92 anni ad una gastroscopia? Che mi frega sapere se ha l’ulcera o il cancro? Perché deve morire con una diagnosi precisa? Ed inevitabilmente la gastroscopia viene fatta perché i nipoti vogliono poter dire a se stessi e a chiunque chieda notizie, di aver fatto di tutto per la nonna.
Dopo la gastroscopia finalmente sappiamo che la vecchia ha solamente una piccola ulcera duodenale ed i familiari confessano che la settimana prima aveva mangiato fagioli con le cotiche e broccoli fritti, “…sa, è tanto golosa”.
A questo punto ormai l’ ospedale sta facendo la sua opera di devastazione. La vecchia perde il ritmo del giorno e della notte perché non è abituata a dormire in una camera con altre tre persone, non è abituata a vedere attorno a sé facce sempre diverse visto che ogni sei ore cambia il turno degli infermieri, non è abituata ad essere svegliata alle sei del mattino con una puntura sul sedere. Le notti diventano un incubo. La vecchietta che era entrata in ospedale soltanto un po’ pallida ed affaticata, rinvigorita dalle trasfusioni e rincoglionita dall’ambiente, la notte è sveglia come un cocainomane. Parla alla vicina di letto chiamandola col nome della figlia, si rifà il letto dodici volte, chiede di parlare col direttore dell’albergo, chiede un avvocato perché detenuta senza motivo.
All’inizio le compagne di stanza ridono, ma alla terza notte minacciano il medico di guardia “…o le fate qualcosa per calmarla o noi la ammazziamo!”. Comincia quindi la somministrazione dei sedativi e la nonna viene finalmente messa a dormire.
“Come va la nonna, dottore? La vediamo molto giù, dorme sempre”.
Tutto questo continua fino a quando una notte (chissà perché in ospedale i vecchi muoiono quasi sempre di notte) la nonna dorme senza la puntura di Talofen.
“Dottore, la vecchina del 12 non respira più”.
Inizia la scena finale di una triste commedia che si recita tutte le notti in tanti nostri ospedali: un medico spettinato e sbadigliante scrive in cartella la consueta litania “assenza di attività cardiaca e respiratoria spontanea, si constata il decesso”. La cartella clinica viene chiusa, gli esami del sangue però sono ottimi. L’ospedale ha fatto fino in fondo il suo dovere, la paziente è morta con ottimi valori di emocromo, azotemia ed elettroliti.
Cerco spesso di far capire ai familiari di questi poveri vecchi che il ricovero in ospedale non serve e anzi è spesso causa di disagio e dolore per il paziente, che non ha senso voler curare una persona che è solamente arrivata alla fine della vita. Vengo preso per cinico, per un medico che non vuole “curare” una persona solo perché è anziana. “E poi sa dottore, a casa abbiamo due bambini che fanno ancora le elementari non abbiamo piacere che vedano morire la nonna!”.
Ma perché? Perché i bambini possono vedere in tv ammazzamenti, stupri, “carrambe” e non possono vedere morire la nonna? Io penso che la nonna vorrebbe tanto starsene nel lettone di casa sua, senza aghi nelle vene, senza sedativi che le bombardano il cervello, e chiudere gli occhi portando con sé per l’ultimo viaggio una lacrima dei figli, un sorriso dei nipoti e non il fragore di una scorreggia della vicina di letto.
Regaliamo ai nostri vecchi un atto di amore, non cacciamoli di casa quando devono morire.
 
                                 Glodencharlie
  Articolo che fa riflettere… . Dovremmo riappropriarci della morte, ma fa paura e nessuno vuol sentirsi responsabile del non aver concesso qualche giorno in più ai propri cari, anche quando stanno veramente male.
Qui si entra in tema di fine vita, di accanimento diagnostico e terapeutico. E’ necessario un grande coraggio per lasciare la gente morire quando il loro momento è arrivato. E forse anche un grande altruismo..dovremmo pensare un pò meno ai nostri sensi di colpa e un pò di più agli altri.Ed  affrontare la   vita  senza  stupidi tabù  o  sensi di cola inutili  . accettando   che  anche la  vita può  finire da   un momento all'altro  . Ma  soprattutto  come   dice   uno dei  commenti all'articolo  

Carlo scrive:
10 giugno 2009 alle 15:07
Una risata con la figlia, uno strano sospiro e poi qualcuno o qualcosa (o tutte e due, chi lo sa) scrive la parola “fine” su quasi un secolo di vita con un ictus cerebrale fatale. In pochi attimi dobbiamo decidere se chiamare una autoambulanza, fare qualcosa, tentare l’impossibile …. Purtroppo il medico ci consiglia di apettare quella manciata di tempo di una vita che vita non è più. Con tanta paura di sbagliare accettiamo di lasciarla in casa vicino a noi, tre figli che stringendole le mani l’accompagneranno su un letto di parole, ricordi e sentimenti. Nessuno di noi saprà mai cosa lei possa aver provato o sentito; di sicuro, nel silenzio della sua camera, nella intimità del contatto con i figli si è chiusa degnamente e con rispetto una vita. Nulla di questo sarebbe stato possibile in una corsia di un ospedale…
Carlo  
Lo     che  e’difficilissimo essere costretti a scegliere dove un anziano  starà meglio quando lui stesso afferma di “non stare più bene da nessuna parte” e che le cose che vorrebbe fare non potrà mai più farle.
I sensi di colpa sono devastanti perchè non è tanto importante dove  finirà i suoi giorni, me è essere vicino a lui quando accadrà. Questa è una scommessa terribile! Allora non ci resta che difendere a tutti i costi la dignità di queste persone care sono ridotte a esseri deboli, defedati, emaciati in cui la vita non è che un sottile respiro superficiale in condizioni di riposo…
Quindi  credo   che  bisognerebbe riflettere in tal senso non solo per quanto riguarda le persone anziane, ma per noi tutti.
Quando l’intubazione e  l'alimentazione  (  vedi il caso di eluana  englaro , solo per  citare il più noto  )  non serve più, quando le flebo, i cateteri, i farmaci per pisciare, per nutrirsi, per controllare la frequenza cardiaca, per mantenere calmo il cervello…non sortiscono alcun effetto terapeutico. Quando la cura diventa una sorta di prigione da cui non si può scegliere di uscire…
Ci vuole tanto buon senso per cercare di arrivare a delle leggi – sicuramente difficili da redigere   soprattutto     quando   sisottoposti a pressioni     dei  gruppi  di potere  esterni , la  chiesa  o meglio le gerarchie  ecclesiastiche      in questo caso  – in materia. Ci vuole buon senso e coscienza. Così come bisognerebbe che chi presenta i disegni di legge, o chi evita anche solo di mettersi in discussione in nome di credi diversi, avesse a che fare per mesi con un famigliare in camera di rianimazione, totalmente non autosufficiente, che ti chiede, come ultimo atto d’amore da parte di chi lo ha sempre amato e protetto, di potersene andare in pace, senza essere torturato ulteriormente. Mio marito, per fortuna, si è spento da solo dopo due mesi di calvario…ma non potrei nemmeno immaginare come sarebbe stato doverne affrontare lo sguardo dopo mesi ed anni in una simile condizione…  <<  Ora lo piango, e mi manca tantissimo, ed ho il cuore distrutto, e avrei fatto di tutto per salvarlo, se questo avesse significato poterlo riportare a casa…riportare a casa. Ma almeno adesso sto male io, mentre lui non sente più dolore.  >>  (  da  un altro commengto delll'articolo ) . Lo so  che  è difficile   come  dice   

giovanna scrive:

3 agosto 2009 alle 16:04

ho letto solo ora…e sto vivendo la stessa situazione da lei descritta..mio nonno è in terapia intensiva da una settimana,completamente sedato e intubato,dicono per una polmonite e un accumulo di liquidi nei polmoni.
quando lo abbiamo portato in ospedale era in coma e i medici ci hanno detto che l’unica ,piccola possibilità di salvargli la vita fosse l’intubazione! qual è la cosa più giusta da fare in una situazione simile?! rimani pietrificato,devi decidere in un attimo,altrimenti è trp tardi,il destino di una persona a te cara,dalla quale,nonostante l’età e la consapevolezza che qsta è la vita,nn sei mai pronto a distaccartene.
Nn si tratta di accanimento o di nn rassegnazione,si tratta solo di fare tt il possibile,fino all’ultimo,per una persona a te cara e poi in una situazione improvvisa nn sempre,e nn tutti,riescono ad essere lucidi e calcolatori. Chi può stabilire cn certezza,che dopo la rianimazione una persona,per quanto anziana,nn possa riprendersi e vivere un altro mese,un altro anno o solo una settimana?!
per un attimo ci siamo illusi che tt poteva essere passato,mio nonno si era ripreso,ma solo per qualke giorno.ora da una settimana,tt i giorni,alla stessa ora,andiamo in ospedale,attendiamo in silenzio il nostro turno,speriamo in un lieve miglioramento che è destinato a rimanere un’utopia nn appena vediamo l’immagine sul monitor,da 5 giorni sempre la stessa,come un rituale.
Ora, con il senno del poi mi chiedo se all’inizio abbiamo preso la decisione giusta ma qlla decisione ,subito dopo la sua ripresa, ci ha permesso di dirgli, per l’ ultima volta, “ti vogliamo bene” e lui ha annuito.E credetemi per noi è già molto.

giovanna
 
 
Ma   chiediamoci su lui avrebbe deciso  nella sua  situazione ?  avrebbe voluto  l'accanimento  o   avrebbe voluto morire  subito ?    Concludo    con quest'altro comento  che credo descriva  benissimo tale situazione 




sorriso scrive:

20 aprile 2010 alle 15:52

…complesso, troppo, il tema della dignità della morte per cercare di spiegarlo o comprenderlo in poche parole…
Lasciatemi solo dire, senza voler in nessun modo giudicare o entrare in merito a scelte e situazione troppo personali, che forse nel nostro tempo manca la capacità di accettare la morte e l’impotenza che l’uomo e di conseguenza la medicina hanno di fronte ad alcune situazioni… Non credo che si debba sempre “fare qualcosa”, a volte il “fare” più grande è proprio il non fare medicalmente nulla, ma ascoltare, guardare, stare vicino a chi amiamo accompagnandolo alla fine del suo tempo con rispetto, senza “macchinose torture” e inutili sofferenze… Già, per questo ci vuole un gran coraggio, un immenso altruismo e una grande forza..e forse qualcuno che con altrettante qualità, che ci aiuti a sostenerla…
a voi  ogni ulteriore  commento  in merito  







03/02/15

Dagli archivi della Casa Bianca emerge un telegramma inviato dalla star di Hollywood alla coppia presidenziale. Ma i Regan dissero NO

  fno a che punto  l'amicizia può arrivare ?  , mi chiedo leggendo  questa  storia 

Dagli archivi della Casa Bianca emerge un telegramma inviato dalla star di Hollywood alla coppia presidenziale.

 
Rock Hudson (a sinistra) con Nancy e Ronald Reagan
1985: Rock Hudson sta per morire di Hiv e chiede aiuto al suo amico Ronald Reagan, presidente degli Stati Uniti. Vorrebbe partecipare a una cura sperimentale contro l'Aids, in Francia. La risposta della coppia presidenziale è netta: "No". Ora emerge un telegramma, rintracciato negli archivi della Casa Bianca, che riporta la disperata richiesta di aiuto, e sembra che sia stata proprio Nancy Reagan a decidere di non tendere la mano alla star di Hollywood. La scusa: non si possono chiedere raccomandazioni per i propri amici per qualcosa che non si può garantire a tutti gli americani. Dietro, invece, ci sarebbe l'imbarazzo per l'omosessualità dell'attore.

01/02/15

“Io, imprenditore, ecco come mi sono salvato dalle banche”la storisa di Giuseppe Alunni

Di solito per  non finire  vittima  delle  tasse  e   quind non avere debiti con le banche o fai del nero  \ piccola  evasione. Ma    chi  non volendo ,  - come  *****  falegname  \  artigiano del legno   del mio paese  ,   fare debiti con le banche  per  aprirsi  la sua attività, ha lavorato   per  conto d'altri  poi unavolta raggiunti i soldi necessari si è  apero la sua attivita  . Ma  volendo  fare titto in regola  ed  evitare  anche il più piccolo  nero   ha  finito  per  chiudere perchè  <<  non  volevo  ne  fare  debiti con le banche  per  l'attività  .,   gli ho  con lo stato  >> cioè  fatturava  tutto  fino all'ultimo centesimo  e  lo stato   come solito  più fatturi  più tase paghi  . Ma   c'è anche  chi  èriuscito  a salvarsi da questo circolo vizioso del   : consuma , produci , crepa


ed  è a  storia   che  d'oggi   presa, libri consigliati  compresi   da
http://www.ilcambiamento.it/moneta/

Ha scritto un libro e ha colto talmente tanto nel segno da trovarsi nella necessità di ristamparlo. Si intitola “Salvarsi dalle banche”, dunque non ci sono ambiguità nel messaggio. E ad essere emblematica è la sua storia, esperienza e disavventure dalle quali ha tratto quanto poi ha riportato sulla carta. “Voglio che tutti sappiano, solo così ci si libera dalla schiavitù” dice Giuseppe Alunni.

di Redazione - 30 Gennaio 2015

Lui, Giuseppe Alunni, ha 55 anni ed è ternano; alle spalle una famiglia di imprenditori, lui stesso impegnato nell’azienda di famiglia dal 1978, nel campo delle forniture industriali.
La sua “disavventura” con le banche comincia quando l’istituto di credito di riferimento gli dice che il fido è troppo alto e che i crediti non rientrano abbastanza velocemente. I costi per l’indebitamento sono sempre più alti per l’azienda, che comunque continua ad andare bene. Eppure la banca “succhia” linfa vitale. “All’epoca mi capitò di leggere la storia di una donna che aveva ottenuto dalle banche un risarcimento milionario per anatocismo e usura – spiega Alunni - Prendo contatto con un’associazione che segue queste problematiche e scopro un’Italia che si difende, imprenditori che non si rassegnano. Scopro che si occupano dei balzelli e delle truffe che si nascondono in tutte le forme tecniche che intratteniamo nei rapporti bancari: conti correnti, mutui, leasing, derivati, carte di credito, swap. Un’emorragia che dissangua imprese, famiglie e contribuenti. L’illecito nell’applicazione d’interessi e more coinvolge anche gli enti pubblici”. Forte di questa acquisita consapevolezza, Alunni non molla e comincia a giocare all’attacco anziché in difesa. Comincia a far presente alla banca che sa che nei loro mille calcoli complicati lui ha capito che qualcosa non va, che certi interessi possono essere riconducibili al reato di usura. E in questo è supportato da due avvocati con le spalle larghe.
“Sono entrato a conoscenza degli illeciti quando i conti hanno cominciato a non tornare. Avevo la consapevolezza che la mia azienda stava andando bene, eppure c’era qualcosa che non andava, la liquidità veniva deviata verso altre destinazioni, nella gestione finanziaria era l’inghippo. A quel punto ho agito con urgenza, ho tagliato i costi improduttivi, ho ridotto l’indebitamento e ho guardato i conti. Spesso i consulenti finanziari propongono polizze. Ma conviene invece farsi fare una perizia econometrica su conti e mutui, in modo da avere un’idea dei guai finanziari al netto di quanto sottratto con l’usura. Peraltro così diventi meno attaccabile da manovre di richieste di rientro e pressioni indebite. Quando ho fatto esaminare i miei rapporti mi si è aperto un mondo. Tre Leasing, quattro mutui, dodici rapporti tra conti correnti e anticipi fatture e ricevute bancarie: non ne ho trovato uno che non avesse qualche inghippo. Quindi bisogna liberarsi da questa schiavitù, altrimenti per l’azienda non esiste salvezza”.
Sembra quasi impossibile anche solo pensare che possano essere le banche stesse a macchiarsi del reato di usura, “invece è possibili” dice Alunni. “Per la nostra legislazione è ancora un reato grave e la lobby bancaria sta facendo pressione per derubricarlo. L’ultima vergogna da parte del governo è stato il tentativo di rendere legittimo il calcolo degli interessi sugli interessi, il cosiddetto anatocismo, in Italia vietato dal codice civile dal 1942”. Nomi Alunni non ne fa, se ne guarda bene. “Sto trattando con istituti bancari per rientrare di quanto mi hanno indebitamente portato via, quindi devo mantenere la riservatezza. Inoltre facendo nomi si rischiano querele per diffamazione. Mi sto accorgendo che gli istituti di credito non hanno alcun interesse a finire in tribunale e quindi molto spesso tutto si conclude per via transattiva o in mediazione”.
Alunni cita poi nel suo libro a quali “minacce ho dovuto far fronte – spiega - iscrizione a sofferenza, revoca dei fidi, scomunica a vita dal sistema bancario”. “Le banche praticano un commercio, sono negozi finanziari e sanno che un brutto accordo è meglio di una causa. Inoltre in giudizio possono emergere ulteriori elementi che possono aggravare la posizione della banca: nullità dei contratti, danni morali e da lucro cessante e danno esistenziale. Quindi se uno si mostra deciso e informato, quasi sempre trattano”.
“Bisogna innanzitutto munirsi di perizia econometrica, trovare un avvocato specializzato in materia, sempre guardandosi da soggetti che già fanno mercato, come procacciatori, venditori di perizie, imbonitori, profeti dell’antiusura, che fanno firmare contratti capestro ai malcapitati – prosegue Alunni - Poi occorre agire con prudenza prima sulle banche meno strategiche, poi sulle più importanti. E’ bene mostrarsi preparati, acquisire nozioni di base sulla normativa bancaria, non aver paura di parlare con funzionari e direttori. Quando la banca e i funzionari sanno di avere torto alzano la voce. State attenti alle provocazioni, esistono tecniche per far perdere la calma. Cercate di farla perdere a loro. Nel mio libro ho inserito suggerimenti specifici”.
Alunni mette anche in guardia dai “finti salvatori”.
“Purtroppo esistono loschi figuri che intercettano vittime di usura, le raggirano con false prospettive di recupero, chiedono somme assurde sul recuperato che garantiscono con illusorie assicurazioni. Salvo poi tirarsi indietro quando la persona, già vessata, è a corto di denaro per difendersi, avendo mal speso gli ultimi soldi per strumenti peritali poco solidi. Le esche sono spesso procacciatori poco seri, mezze figure, ex mediatori finanziari con pregressi non limpidi nel campo bancario. Detto ciò, onore a tecnici, legali, imprenditori ed associazioni che, spesso anche con grandi sacrifici e rischio personale, si dedicano disinteressatamente alla lotta a questo vergognoso fenomeno. La giurisprudenza cammina fortunatamente a grandi passi, le ultime sentenze favorevoli alle vittime costringono gli istituti di credito a risarcimenti che in un caso sono arrivati ad otto milioni di euro. Ed ancor più interessante è il recepimento in giudizio del risarcimento per danno esistenziale ad una vittima di usura bancaria, primo caso in Italia. Nel campo della contrattualistica poi, quando si chiedono alle banche i contratti di apertura di conto, si trovano spesso cose assurde: contratti stipulati con normative vecchie di oltre trenta anni, con nullità di tutti gli interessi pagati, clausole vessatorie, tassi non indicati, polizze non sottoscrivibili per scarsa propensione al rischio del sottoscrittore. Insomma, spesso la clausola interessi è nulla già per irregolarità contrattuale. Interessantissima poi la sentenza 350 del gennaio 2013, che rende nulla la clausola interessi su mutui e leasing qualora la somma di tasso e tasso di mora sia superiore al tasso soglia; strumento importante per le famiglie, che possono chiedere sul mutuo l’annullamento degli interessi pagati e di quelli futuri”.
Giuseppe ha fatto da apripista; chissà che non ci siano altri, esasperati e determinati, a provare a mettere in discussione il sistema!
Il libro, edito da Intermedia, è disponibile presso l’associazione ‘’Articolo 20’’per l’educazione finanziaria e la lotta all’usura bancaria, tel. 0744300160/305349, fax 0744303732. Oppure potete scrivere una mail a g.alunni@alunnibalilla.com se avete bisogno di chiedere aiuto.



31/01/15

Era il capo del Servizio centrale operativo della polizia nei giorni dell'irruzione alla Diaz. Sentenza a 3 anni e 8 mesi ma l'azienda di Stato l'ha chiamato a dirigere la sicurezza



Quasi quasi vado anch'io o a picchiare qualcuno o peggio a coprire con prove false ( ormai e assodato   come  e  successo vedi  vieo sotto    a  Genova  2001  )






 e magari mi promuovono in qualche ente statale o parastale . Queste  sono le uniche espressioni   che riesco a   dire   siu tale evento   preso   da  http://genova.repubblica.it/cronaca/2015/01/30/


 Finmeccanica affida una consulenza ad uno dei migliori amici ed ex colleghi del suo presidente. E fin qui potrebbe essere solo questione di stile. Che, l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro, il presidente della più potente e strategica azienda di stato, dia un lavoro al suo compagno d'armi di un tempo, l'ex capo dello Sco (Servizio centrale operativo) della polizia Gilberto Caldarozzi
appartiene al sistema Italia, quello in cui gli amici non si scordano.
Ma che lo Stato affidi una consulenza ad un pregiudicato, condannato a tre anni e 8 mesi di carcere (scontati zero) per falso (ovvero uno dei reati più odiosi se commessi da un pubblico ufficiale) sembra interessare solo a pochi. Caldarozzi infatti è uno dei funzionari di polizia condannato per la brutale e fallimentare operazione della scuola Diaz al G8 genovese del 2001. Se ne sono ricordati solo i parlamentari di Sel 
 "E' sbagliata la consulenza nel settore sicurezza del Gruppo Finmeccanica a Gilberto Caldarozzi, ex capo del Servizio centrale operativo, condannato e interdetto per cinque anni dai pubblici uffici dopo il processo sull'irruzione alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001". Sinistra Ecologia Libertà ha presentato un'interrogazione parlamentare (prima firmataria Donatella Duranti) per chiedere al governo di attivarsi affinché Finmeccanica annulli il contratto. "Non si può affidare un incarico in un settore così delicato come quello della sicurezza in Finmeccanica, a chi si è reso responsabile di una delle pagine più buie della storia della Repubblica: il G8 di Genova". Lo dichiarano il deputato di Sel Ciccio Ferrara, componente del Copasir, e la capogruppo di Sel in commissione Difesa, Donatella Duranti. Importante la denuncia di Sel anche se lo stesso partito è in attesa da due anni della risposta del ministro dell'Interno Angelino Alfano ad un'altra interrogazione riguardante cosa ha fatto il ministero dell'Interno in tema di sanzioni disciplinari nei confronti dei poliziotti condannati per la scuola Diaz. Difficile attendersi una levata di scudi da parte del Pd sulla questione Caldarozzi visto che lo stesso premier Matteo Renzi, in un'altra occasione, aveva liquidato le condanne della scuola Diaz in questo modo minimalista: "A distanza di anni devo prendere atto che funzionari che semplicemente firmarono verbali sono stati condannati alla interdizione dai pubblici uffici e si sono dovuto trovare altri lavori, mentre i loro capi no".



02/12/14

Riacquista la vista a 103 anni dopo un intervento a Oristano . ne vale la pena ?

 Leggendo la storia  che trovate  sotto mi chiedo , ma  che  se  ne  fa  , una che  è arrivata   già  malata   a  quell'età  della vita  , non è meglio  stare  come  si sta   ed  acettare  la situazione  di fatto , senza ricorrere  ad interventi  o meno  ?

unione sarda   Martedì 02 dicembre 2014 16:56


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La felicità dev'essere arrivata tutto d'un colpo, per la nonnina di 103 anni che dopo un delicato intervento è tornata a vedere i colori, i volti delle persone, i dettagli delle cose.
L'anziana signora ha infatti riacquistato la vista, persa molti anni fa, grazie a un delicatissimo intervento chirurgico eseguito ieri nel Reparto di Oculistica della Casa di Cura Madonna del Rimedio di Oristano. La paziente era cieca a causa di una cataratta inveterata totale complicata all'occhio sinistro e di un'atrofia del nervo ottico all'occhio destro.

video


L'equipe del dottor Giorgio Mattana ha utilizzato la tecnica di "facoemulsificazione", che ha permesso di eliminare la cataratta e contemporaneamente di impiantare una lentina intraoculare di ultima generazione e il successo dell'intervento, spiega la Casa di Cura, è stato reso possibile "anche dallo spirito collaborativo e motivato della paziente".



05/05/13

vivere o morire ? etaunasia legale o no ? il caso di piera franchini di 76 anni

videoio non saprei  cosa  scegliere   .  da  credente   che vede nella vita  un dono  mi chiedo  la  stessa   cosa    del  video  testamento Il video è stato curato da Giacomo Aldosson e Ruben Angiolosson e prodotto da Giulia Bruzzone con Studio12 e la regia di Anton Lucarelli e Federico Ventura) di   Piera Franchini,e dell'articolo   di   repubblica  3\5\2013
nel quale racconta la sua decisione di porre fine alla malattia scegliendo l’eutanasia, è molto toccante. Non c’è recitazione. Soltanto lei e la sua testimonianza, razionale eppure emozionante. Le parole trasmettono un desiderio intenso di vivere consapevolmente e coraggiosamente le ore che le restano. Chi dice che non c’è coraggio nel suicidio, prima dovrebbe avere la forza di confrontarsi con il racconto di Piera.
Soprattutto quando parla di «sofferenza fine a se stessa, che non giova a nessuno. A chi giova la sofferenza mia e di tanti altri? A che serve? Per quale motivo io devo soffrire fino a morire? Perché si soffre fino a che si muore! Chi può arrogarsi il diritto di dire e di fare questo? Se non io, io, io…».La domanda più intensa, forte, di Piera è «a chi giova la sofferenza?». Con questa dovremmo misurarci, per poter poi ragionare su accanimento terapeutico, testamento biologico, eutanasia legale…Una domanda che in teoria coinvolge ogni anno decine e decine di migliaia di persone, tutte quelle colpite da tumore senza speranza, senza possibilità di guarigione, eppure condannate a patire perché la legge, quando viene applicata, ti dà soltanto cure palliative, antidolorifici. E poi, quanto devono soffrire i parenti, gli amici della persona malata? E’ egoismo scegliere consapevolmente di porre fine alla malattia, oppure inchiodare i familiari ad un percorso di dolore estremo, profondo, psicologicamente distruttivo?Se ci fosse davvero il libero arbitrio, dovremmo essere messi tutti nella possibilità di scegliere come vivere. E come morire.

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