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21/02/17

Qualcuno ci renda l’anima. I limiti della sottocultura omosessuale Dialogo di Daniela Tuscano con Mattia Morretta autore di “Che colpa abbiamo noi” (2013)

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“Che colpa abbiamo noi – Limiti della sottocultura omosessuale” (Gruppo Editoriale Viator, Milano, 2013, pp.345) è il saggio con cui Mattia Morretta, psichiatra-psicoterapeuta e sessuologo, ha voluto stimolare il dibattito all’interno della comunità omosessuale, e non solo, perché oggi «la libertà concessa ai gay è fatta di un miscuglio di banalizzazione e riduzionismo: li si lascia essere quel che si è sempre pensato che fossero, a patto di farne una specie di video-gioco per il tempo libero, senza rilevanza per l’interesse generale». 
Daniela Tuscano, insegnante e scrittrice, ha voluto approfondire con l’autore alcuni dei temi, estremamente attuali, che attraversano le pagine del suo saggio. Ma lasciamo a loro la parola.
- Sin dalle prime pagine si capisce di avere a che fare con un testo di portata generale, che si rivolge in maniera più diretta agli omosessuali ma parla a tutti indistintamente, con l’ambizione di esporre un vero e proprio sistema di pensiero.
Ricordo di esser stato impressionato a vent’anni dalla lettura de Il pozzo della solitudine, un romanzo epocale del 1928 (pubblicato in Italia nel 1946) nel quale Marguerite Radclyffe Hall non si limitava a porre apertamente la società di fronte alla situazione dolorosa degli omosessuali, filtrata attraverso la vicenda della protagonista aristocratica e saffica, ma arrivava a indicare una strada di progresso tracciata da figure guida di omosessuali mentalmente e moralmente “sani”. 
Per l’autrice infatti gli studiosi non possono sapere tutta la verità, dato che conoscono soltanto i nevrastenici o i più provati dalla vita e non gli “invertiti normali”: “I dottori non possono sperare di rendere chiare agli altri le sofferenze di milioni di noi, solamente uno di noi lo potrebbe fare. 
Ci vorrà molto coraggio, ma si farà, poiché tutte le cose debbono tendere all’estremo bene, e nulla si perde e nulla si distrugge”. Orbene, omosessuali normali, tra i quali mi annovero, sono una costante nei secoli, prove viventi della naturalezza della propensione e del peso determinante della personalità in ogni condizione di svantaggio. Per inciso, in quanto psichiatra sono propenso a tutelare la salute, soprattutto mentale, perché “genio e sregolatezza” valgono in positivo solo per gli artisti.
- Denunci con forza, nel tuo testo, la mancanza di “voci autorevoli” al riguardo…
Nella mia tesi di laurea in medicina nei primi anni Ottanta parlavo già con chiarezza della necessità di approntare una operazione di rilevanza intellettuale e umana, l’ascesa ad un linguaggio capace di fondare soggetti omosessuali parlanti-da-sé in maniera qualificata, per scardinare l’assunto della incompatibilità tra ruolo di Autorità (con i suoi rapporti col Padre Simbolico) e l’omosessualità mancante per definizione dello statuto di Soggettività. Un prender la parola con autorevolezza e cognizione di causa puntando a farsi ascoltare, dimostrando competenza anche scientifica, tutt’altra cosa dalla testimonianza individuale o dei periti di parte con bandierina arcobaleno.
Ciò implica andare oltre la posizione di una minoranza che punta a raggiungere obiettivi categoriali per mirare a rivolgersi alla maggioranza coinvolgendola culturalmente, poiché è interesse di tutti saperne di più, comprendere meglio le problematiche rubricate alla voce “omosessualità” (comportamenti, orientamenti, identificazioni, identità).
- Eppure attualmente non mancano luoghi aggregativi e spazi di dibattito, dove sembra possa sorgere un fattivo confronto tra voci diverse. O dovremmo dire dissonanti?
Nell’Italia dei circoli socio-commerciali e dei partiti a favore manca una strategia politica nel senso migliore del termine, che agisca su più fronti e a vari livelli sul lungo periodo, mettendo in rete le risorse per produrre elaborazioni concettuali all’altezza della complessità attuale.
Il mio libro tenta di produrre e promuovere un sapere che interessi anche gli altri mostrando i punti di intersezione perché la sessualità è un continuum antropologico. In effetti, descrivendo in modo puntuale una condizione particolare si finisce per illuminare la fenomenologia umana, quindi aspetti generali ed universali nei quali tutti possono riconoscersi.
- Ti scagli anche contro l’enfasi data dalla società odierna sui “gusti” sessuali, a scapito della totalità della persona. In effetti scrivi che preferiresti il termine persona gay che non gay tout-court.
Se, come ha scritto John Boswell, gay indica un riconoscimento e omosessuale un destino, ho scelto sin da ragazzo e scelgo tuttora il secondo vocabolo, perché la libertà si coniuga solo col destino. La definizione che prediligo è “persona omosessuale”, laddove omosessuale è aggettivo qualificativo, qualifica e non specializzazione.
Se insisto sull’identità è per arrivare infine a prescinderne a ragion veduta, come cercare il senso della vita serve a poterne fare a meno.
Oggi trionfa l’incomunicabilità e la separazione per “gusti” è imposta agli uni e agli altri, ciascuno è confinato nel proprio mondo o ambiente, il che rende impossibile scambiare conoscenze e fare esperienza di normalità.
Per questo ho posto l’accento su una reciproca educazione civica, che va costruita nel corso di molteplici generazioni dedicando un pensiero al futuro. Per altro, la formula “simili con simili” vale prescindendo dall’inclinazione sessuale perché le principali affinità e attrazioni concernono le tipologie caratteriali e di personalità.
I gusti e le pratiche sessuali dividono, mentre le vicissitudini esistenziali ed affettive uniscono creando convergenze (per esempio, immedesimandosi nelle storie amorose e nel dolore esistenziale).
Ho voluto così fornire un’occasione di approfondimento per colleghi medici e psicologi (eterosessuali), i quali sono a digiuno da decenni riguardo alle difficoltà reali degli omosessuali e non hanno più incentivi ad occuparsi della specificità per apparente scomparsa del “problema”. L’omosessualità di fatto è conosciuta per sentito dire, persino dagli specialisti della psiche.
I riscontri più positivi li ho avuti a dire il vero dagli “altri”, da coloro che interagiscono o sono accanto a omobisessuali e vorrebbero capire di più. Fin dal secolo scorso auspico la costituzione di organismi formali di esperti omosessuali che possano fungere da interlocutori per Istituzioni ed Enti professionali.
Di recente si sono aperti spazi per contributi di terapeuti e intellettuali omosessuali, posti liberi che non si sa da chi far occupare perché sono in pochissimi a possedere un effettivo patrimonio conoscitivo sull’omosessualità.
- Nel libro non vengono risparmiate contestazioni a nessuno, etero e omosessuali, progressisti e conservatori, laici e cattolici, le posizioni fortemente critiche nei confronti dei “gay” non rischiano di prestarsi a manipolazioni o avvalorare pregiudizi negativi?
Nel preparare la presentazione del libro l’anno scorso avevo immaginato un cartello con la dicitura “Avvertenze per il lettore: Materiale per adulti, vietato ai minori”, aggiungendo una frase pronunciata da Oscar Wilde durante il primo processo: “Non mi interessa il parere delle persone comuni e non mi sento responsabile della loro ignoranza”. Sarcasmo a parte, quando si scrive per comunicare il proprio pensiero, non volendo compiacere nessuno, si finisce per dispiacere un po’ a tutti ed essere facilmente fraintesi.
Il mio è un saggio paradossale (contro l’opinione corrente), scritto da un uomo che ha inventato la sua strada e non ha per scopo la divulgazione o la comprensione a buon mercato, concepito lontano dall’attualità e dalla cronaca, se mai proiettato nel passato e nell’avvenire. Un voce levata nel deserto che chiama alla consapevolezza e, lungi dal dare la linea, invita a formare un pensiero autonomo sulla sessualità, decostruendo per poter (ri)costruire con cura.
Curioso che la moralizzazione sia invocata per tutto tranne che per il retro-mondo gay, quasi fosse il migliore possibile. I protagonisti del movimento gay operano un plateale boicottaggio di altre posizioni o visioni, infatti sul mio libro ha aleggiato un silenzio aggressivo, ben peggiore della critica, di solito assente a favore della polemica. C’è chi non intende, chi rifiuta per partito preso, chi si annoia per lo sforzo richiesto di seguire il ragionamento.
Leggendo con attenzione si capisce che non ho alcun pregiudizio, se mai miro a formulare un giudizio obiettivo sugli atti (non ciò che si è, bensì ciò che si fa). Il contenuto è indubbiamente uno schiaffo morale assestato con una lingua a tratti infuocata per attivare difese profonde, poiché per i diretti interessati si tratta di dare il meglio per proteggere l’identità e soprattutto la qualità della vita in quanto esseri umani e persone. Per un male secolare occorre una terapia radicale e non una blanda pozione ideologica con diritti civili inclusi.
Da qui il ricorso alla censura di certe condotte e al sentimento di colpa come mezzi per promuovere assunzione di responsabilità, perché criticare con passione è una forma di generosità.- Probabilmente sentir ancora parlare di colpa infastidisce, forse occorrerebbe ricorrere all’espressione “mancanza” o “peccato”, da molti però ormai confinate in ambiti strettamente religiosi. Credo però che, alla base di queste preventive auto-assoluzioni, che non risparmiano nessuno (né gay, né etero, né bisex ecc.), vi sia un totale cambiamento – o stravolgimento – antropologico, proprio delle società liquide di baumanniana memoria: in realtà, ciò che non si vuol fare è crescere e, quindi, assumersi precise responsabilità. In ogni scelta di vita.
Scegliendo il titolo "Che colpa abbiamo noi" avevo in mente una vignetta di Mafalda, il noto personaggio di Quino: “Che strano quando uno vede la gente al mare, sembra che nessuno abbia colpa di niente”. Tutti si auto-assolvono fingendo di non dover rispondere di nulla contando sulla connivenza o complicità altrui. Certo, non ignoro che la stragrande maggioranza di omosessuali agisce come i bambini che non hanno conosciuto l’affetto nell’ambito parentale e sociale, infatti chi è stato perennemente rimproverato e sotto giudizio resta insicuro e incapace di agire in maniera volontaria per il bene, facendo quello che è sbagliato pur desiderando comportarsi con correttezza.
La mia è un provocazione etica, un faticoso e fastidioso esame di coscienza nel quale si pongono domande stringenti e inevitabili (gli interrogativi giusti sono più importanti delle risposte). Del resto, fare la morale è far intendere significati e messaggi, la morale della favola è il succo del racconto, ciò che conta capire. Dice Milan Kundera in Amori ridicoli: “Se l’uomo fosse responsabile solo di ciò di cui è cosciente… L’uomo risponde della propria ignoranza”. Nel nostro caso, poi, le colpe dei padri ricadono sui figli: i nodi che non hanno affrontato gli antenati diventano eredità conflittuale e gravosa sui discendenti, in termini individuali e collettivi (come il debito pubblico). Offrendomi quale “padre” che giudica ho tentato di dare un’opportunità di maturazione ai più ricettivi, perché oggi più che mai è necessario diventare pienamente adulti e non contare su tutori esterni, genitori compresi.
- Nel tuo saggio colpisce che l’approccio serio e scientifico si accompagni a sorprendenti concessioni alla cultura popolare, tra le citazioni colte fanno capolino quelle tratte dalla musica leggera quasi senza discontinuità.
Per me il Privato è sempre stato Politico, posso affermare di aver praticato soprattutto la politica esistenziale, nelle e delle relazioni interpersonali, il civismo psicosessuale e amoroso.
Fin dai gruppi di autocoscienza degli anni Settanta, caratterizzati da una forte politicizzazione, ho avuto interesse per la quotidianità dei sentimenti e la dimensione ordinaria del vivere, nella quale la musica popolare svolge un ruolo importante, anzi è una sorta di cartina di tornasole dello spirito dei tempi.
Pur identificandomi come “intellettuale” percepivo le contraddizioni tra principi teorici o visione dall’alto e comportamenti concreti, in qualche modo tra il dover essere e l’essere. Infatti, avevo scelto la denominazione dissacratoria di “Collettivo Patty Pravo” per ciò che restava nel 1980 del serioso “Collettivo di liberazione sessuale”, dopo aver letto una frase di Nicoletta Strambelli che avevo fatta mia: organizzare una spedizione per esplorare il banale.
Del resto, la canzonetta è una forma di poesia in versione minore, alla portata di tutti, con corredo di autori, strofe, rime, parole accompagnate da melodie, un canone fin dall’antichità, e in italiano a differenza dell’inglese il testo conta molto.
- Un artista pop ha dichiarato: “Sono consapevole che la canzone è considerata la periferia dell’arte, eppure le canzoni hanno fatto l’amore, la rivoluzione…”. Più semplicemente, hanno svelato il sentire comune (e segreto) più di tante dotte trattazioni.
Al di là dello studio e della lettura, sovente ho trovato riscontro più immediato e veritiero nelle emozioni trasmesse da motivi “cantabili”, i cui testi sembravano poter corrispondere a mie personali esperienze e vissuti. Per questo Renato Zero, icona omosessuale che ha attraversato decenni determinanti per la trasformazione della provinciale società italiana, è stato un riferimento anche per me, a dispetto dei militanti che frequentavo e lo snobbavano o sprezzavano.
Più in generale potevo specchiarmi nel linguaggio e nelle maschere di alcuni personaggi, i quali fungevano da compagni di viaggio e talora indicavano una strada comune (voglio ricordare Giuni Russo e Ivan Cattaneo).
Esiste sempre una colonna sonora mentre viviamo e i giovani anelano a sogni, miti, eroi sul grande schermo del mondo. Nel capitolo dedicato alla gioventù omosessuale, in origine le frasi tratte da Figli della guerra erano seguite dalla seguente didascalia sul cantautore romano: “angelo custode per migliaia di giovani omosessuali nell’ultimo quarto del secolo scorso, una figura di artista popolare che non è stata sostituita e non ha avuto epigoni”.
- Gli attivisti gay saranno sicuramente balzati sulla sedia nel leggere il nome di Zero, e non di altri, in un saggio rigoroso e “militante” (nel senso migliore del termine) come il tuo.
Qui non è in gioco l’essere fan di un cantante, che può piacere, dispiacere, non piacere più, e meno ancora la valorizzazione dell’individuo in sé, le cui pecche e mancanze sono sotto gli occhi di tutti, bensì il significato di una ritualizzazione pubblica e l’incidenza sull’immaginario.
In questo senso negli anni scorsi Zero e Busi, in ambiti diversi, sono state le uniche figure dotate di spessore sociale che abbiano imposto a livello di massa un riconoscimento del valore intrinseco alla connotazione omosessuale, implicita o esplicita. I contenuti inconsci possiedono difatti una autonomia che consente la loro personificazione e incarnazione, in positivo e in negativo (dèi e demoni).
Quindi ho apprezzato la tua ultima pubblicazione dedicata a Zero ["Chiedi di lui" di Daniela Tuscano e Cristian Porcino, ed. Lulu, n.d.A.], nella quale viene delineata la parabola di una carriera artistica sullo sfondo del momento storico e le quinte dei fenomeni di psicologia collettiva, perché sul palco va in scena la drammatizzazione delle emozioni esistenziali. Non per nulla André Gide ne I sotterranei del Vaticano afferma che “l’arte del romanziere merita fede, mentre talvolta gli avvenimenti reali comportano diffidenza”.
- Le parole più dure le usi a proposito dell’Ambiente Gay, soprattutto i locali commerciali. Eppure secondo gli esponenti del Movimento sono gli unici contesti aggregativi connotati con chiarezza e quindi in grado di favorire identificazione, tanto da vedervi un mezzo di penetrazione sociale nel territorio, di cui si avverte la mancanza, per esempio, nel Sud, c’è chi si spinge a considerarli addirittura utili per la diffusione di informazioni sull’Hiv.
Ogni volta che sento parlare di comunità, stile di vita o scena gay in Italia, con tanto di colori, effetti speciali, sorrisi per i fotografi, penso ad una poesia di Umberto Saba: Quante rose a nascondere un abisso. Chi ha frequentato o frequenta gli esercizi commerciali per la categoria, concentrati in alcune grandi città e di due o tre tipologie al massimo (tutte variazioni sul tema dell’incontro sessuale), sa per esperienza diretta quanta solitudine, freddezza, simulazione, maleducazione vi alberghino, vere forche caudine del collettivismo impersonale che impongono il giogo della mortificazione alla naturale tensione a conoscersi e socializzare l’identità.
Dopo un breve periodo iniziale in cui hanno costituito una novità per il nostro Paese, che prevedeva solo boschetti, fiumi, vespasiani, hanno preso una direzione del tutto anomala che non giustifica l’appartenenza e l’approvazione sociopolitica considerata oramai “normale”; basterebbe valutare l’assenza di sviluppi positivi in termini di dinamica comunitaria per gli omosessuali e di riconoscimento da parte del resto della società (non fosse che per le quote pubblicitarie). L’auto-segregazione e l’isolamento sono addirittura peggiorati.
Solo la mancanza di alternative e la rassegnazione spingono a servirsene, possibilmente in dosi ridotte o per brevi periodi. Gulag e per giunta a pagamento da cui un numero crescente di persone ha cercato scampo con il fai da te della Rete Internet, finendo per lo più dalla padella nella brace. Amici, parenti, compagni di partito non possono neppure immaginare quale atmosfera si respiri in certi “postacci”, peggiori bar di Caracas senza alcun brivido fashion.
- Scrivi pure: “…tutto il gran darsi da fare dell’Arcigay non ha formato neanche nuove figure politicamente rilevanti e significative”. Un’accusa grave…
Nel sito web Omonomia avevo chiamato la sezione dedicata agli ambienti gay “Camere ardenti”, giocando sull’equivoco tra dark room e camera mortuaria, prime vittime il corpo e la sessualità.
La citazione di apertura, estrapolata ancora una volta da un brano di Zero ("Cercami"), calzava a pennello: “Così poco abili anche noi / a non dubitare mai / di una libertà indecente”. I gestori di club gay, sorta di protettorato politico tutto italiano, potranno avere un po’ più di credibilità quando dimostreranno di favorire occasioni di svago, convivialità e cultura, specie durante il giorno, e non solo notti brave, serate danzanti e mosca cieca. L’estone Emil Tode vent’anni fa in Terra di confine a proposito di quei posti commentava: “di tanto in tanto mi diverte osservare quella carne infelice che attende nei bar la sua redenzione” e concludeva con amarezza: “Tutt’intorno la carne è pronta… ma lo spirito non c’è da nessuna parte”.
Allontanarsi periodicamente da luoghi frequentati a lungo è un fattore di igiene fisica e mentale, visto che la consuetudine annulla l’obiettività. Inoltre, vi si apprende un modo innaturale e manipolatorio di vivere l’omosessualità che si imprime nelle emozioni e determina dipendenza. In particolare sono gli adolescenti e i giovani a subire il peggior trattamento, a vedersi trascurati e imboniti da chi si fa vanto di soddisfare le loro esigenze con appositi “servizi”. Sicché, legioni di ragazzi si ritrovano abbandonati a se stessi nella giungla delle Chatline, laureati honoris causa servi del Server, secondo la definizione di Busi.
- Ma le campagne di sensibilizzazione riguardo all’Aids che si attuerebbero nei locali?…
È una materia di cui mi occupo in concreto da trent’anni e preferisco soprassedere, perché certe affermazioni circa il ruolo dei locali nell’informazione sanitaria non meritano neppure di essere commentate. Basti dire che nella scorsa primavera ONG di settore e circuiti commerciali gay hanno pubblicizzato come grande novità un’iniziativa che proponeva una specie di fioretto per bambini: un mese intero di sesso sicuro, per poi andare a fare il test di controllo!! Sì, silenzio è sempre uguale a malattia e morte, ma non è più ammesso disturbare il clima apparente di festa e i manovratori della barchetta gay. Nonostante i dati epidemiologici parlino chiaro e un giro negli Ambulatori di venerologia e infettivologia raccontino una realtà di feriti e militi ignoti nella guerra continua del sesso a rischio. Pertanto, sugli impostori di turno non esito a puntare l’indice con i versi di Isaia: “Maledetto chi Bene il Male / e Male il Bene chiama / Chi la Tenebra sulla Luce / E sulla Luce la Tenebra” (5, 20).
- Il tuo atteggiamento politicamente scorretto appare più evidente sul tema delle unioni o matrimoni gay, benché la schiera dei favorevoli sembri compattarsi e apparirebbe logico far fronte comune.
Per gli omosessuali italiani sesso e coppia sono gli unici piatti nel menù privato e politico, vaghi accenni retorici alla solidarietà si odono talora nei gruppi d’ispirazione religiosa. Non si riesce a entrare nel merito dei bisogni affettivi e relazionali delle persone omosessuali, perché da anni è diventato obbligatorio condensare nell’unione a due il massimo delle aspirazioni individuali e della realizzazione di fronte alla collettività, un clamoroso malinteso concettuale e un premio di consolazione in termini sociologici.
Mi colpisce che pure i credenti riducano gli affetti fondamentali al matrimonio e al nucleo famigliare, identificando quali “strade dell’amore” solo quelle che vedono legati due individui, mentre sarebbe logico valorizzare senza riserve anzitutto l’amicizia e i legami interpersonale scevri di interessi di comodo o di potere.
Per mia fortuna appartengo ad una generazione che ha potuto contare sulla visione aerea di Michel Foucault: “L’omosessualità è un’occasione storica per riaprire virtualità relazionali e affettive, non tanto per le qualità intrinseche dell’omosessuale, ma perché la sua posizione, le linee diagonali che egli può tracciare nel tessuto sociale consentono a queste virtualità di venire alla luce”.
- Ma una proposta del genere oggi rischierebbe di venir equivocata, parrebbe ai più confermare la tanto vituperata “promiscuità” omosessuale. Tutto perché non si compie mai il passo successivo, non si volta mai pagina per leggere come si conclude il pensiero. D’altro lato, il matrimonio ti appare come una conquista ideologica più che come effettiva esigenza, o sbaglio?
I rapporti di coppia, monogamica, fissa, chiusa o aperta, e via dicendo ovvietà, non sono mai stati e non saranno mai esaustivi della potenzialità affettiva, non hanno alcuna esclusiva sui sentimenti e sovente hanno poco a che fare con l’amore, anche quello con la a minuscola. Un tempo era chiaro che il matrimonio fosse per interesse e convenienza, mentre per amare e desiderare il piacere si apriva il vasto campo delle interazioni non istituzionali.
Purtroppo, la democrazia sembra ridursi a scegliere tra opzioni preconfezionate, esprimendo pareri sui temi del giorno. Il politicamente corretto proclama dogmi che soffocano dubbi e interrogativi, rumori e chiasso prendono il posto dell’approfondimento, senza accorgersi che i concetti mistificati confondono e generano ulteriore pregiudizio, nonché reazioni opposte a quelle attese.
Soltanto i superficiali possono sostenere che la “famiglia” abbia o addirittura debba avere una natura puramente sentimentale, deducendone la validità universale a prescindere dal genere sessuale e da qualsivoglia finalità superiore. Al di là della seriosità ufficiale, si nota che il motivo “oggi si avvera il sogno e siamo sposi” è quasi argomento da cronaca rosa, con una evidente strizzatina d’occhi al femminile materno. Rammento una canzoncina popolare di tanti anni fa che rovesciava la medaglia: “La mia mamma vuol che sposi / ma sposarmi non mi va”.
In tale logica la coppia, il compagno e il matrimonio sono espressione non tanto di esigenze primarie, quanto del bisogno disperato di ottenere almeno la parvenza di rispettabilità tra gente per bene, in altri termini una forma di conformismo. Infatti la stessa pubblicità di parte chiede il diritto di sposarsi tra gay “per stare meglio”, il che sottintende a paragone del peggio in cui di norma si vive e ci si accoppia, perciò per migliorare lo status passando da poveri sessuali a quasi benestanti, in analogia con coloro che partono dal basso nella scala sociale e tentano di salire di qualche gradino.
Pasolini, descrivendo in Petrolio il modello di famiglia laica emancipata dalla Chiesa Cattolica degli anni Settanta, rilevava che l’unirsi in matrimonio aveva cambiato motivazione e scopo, poiché serviva “per raggiungere, ed esprimere socialmente, il benessere. Le sue osservazioni circa i giovani eterosessuali potrebbero essere applicate ai gay contemporanei: “L’ostentazione di tutti questi amori che legano le coppie – amori fatali e manifestamente carnali, come la permissività consente, anzi impone – rivela chiaramente che si tratta di rapporti profondamente insinceri” (Appunto 71 v).
C’è da chiedersi allora chi nel contesto omosessuale abbia a cuore il cuore dell’Uomo, la sua tensione ad affezionarsi al prossimo, alla fratellanza e all’immedesimazione volontaria, all’Amore che ha in se stesso il fine, non mira al possesso e va oltre la stessa corporeità, il voler bene in cui si effonde l’Anima?! Amare è un dono straordinario, tuttavia nessun essere andrebbe assolutizzato a scapito degli altri.
Scrive Wilde nella novella "L’Amico devoto": “L’amore sarà anche una cosa bellissima, ma l’amicizia è molto più preziosa”. Aggiungo io che l’amore può forse farci sentire più vivi, ma è l’amicizia a farci sentire umani.




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03/10/16

GAY: UN PAPA OSCILLANTE E LE NOSTRE CONTRADDIZIONI DI AURELIO MANCUSO

Bergoglio continua a stupire con le sue continue e perseveranti aperture rispetto alle persone gay e transessuali e i suoi feroci attacchi della misteriosa ideologia gender. Una sorta di schizofrenia pastorale che disorienta e interroga molti suoi sostenitori e detrattori. Nelle parole del vescovo di Roma è indubbio che vi sia una novità insita: i toni di accoglienza, quasi bonomia, nei confronti degli e delle omosessuali e delle e degli transessuali, non si erano mai ascoltate in duemila anni di storia. 

 
 

 

Una sincera presa d’atto di quanto dolore abbia provocato la Chiesa a milioni di persone durante la sua lunga storia, che però non può arrivare fino al chiedere perdono, come da tempo anche tanti vescovi sostengono inutilmente. Però il papa argentino si trova a fronteggiare (già quando era arcivescovo di Buenos Aires) una trasformazione antropologica dei legami familiari e dell’elaborazione sulle sessualità sconvolgente per la cattolicità, per cui non può che oscillare tra volontà di ascolto rispetto ai singoli e la crociata contro i matrimoni egualitari, le unioni omosessuali e le cosiddette “teorie gender”. Questo doppio binario (che rammenta un po’ la doppia morale) costringe il capo della chiesa cattolica, da una parte di superare il vecchio armamentario ideologico difeso dalla Curia negli ultimi quarant’anni di condanna tout court dell’omosessualità e degli omosessuali (seppur distinguendo tra peccatore e peccato) e dall’altra di non retrocedere sul piano formativo, istituzionale e morale rispetto all’unicità della famiglia eterosessuale e alla differenza tra i generi (che nelle interpretazioni più reazionarie) precipita fino al piano inclinato della disparità di diritti e ruoli tra l’uomo e la donna. La nuova frontiera per la gerarchia cattolica è, quindi, di difendere senza cedimenti l’indissolubilità del matrimonio (la filippica pronunciata in Caucaso sul divorzio è sintomatica) che non può che essere eterosessuale, “aperto” al concepimento, e così via. Bisogna esser sinceri: il matrimonio cattolico è in profondissima crisi, così come lo è quello laico. E’ una china discendente che inizia nell’Occidente dai primi anni ’60 e che non si è mai arrestata e, che oggi si amplia sempre più anche in porzioni del pianeta che a causa di dittature, guerre, teocrazie, hanno mantenuto saldo il concetto di unione religiosa o civile, con al centro la figura maschile (fino alla poligamia) e la minorità di quella femminile. Il nostalgismo bergogliano, è malinconico perché consapevole che si tratta per la chiesa di togliere con un cucchiaino l’acqua dell’oceano ribollente delle libertà e della consapevolezza individuale e collettiva, (specialmente delle donne), delle differenze e delle uguaglianze. Se il termine differenza non fa paura alla teologia moderna (sapienti teologhe fedeli al magistero ne discettano su tutti i media cattolici) è la sua congiunzione con l’uguaglianza che fa saltare il tappo e, introduce contraddizioni che lambiscono i capisaldi della dottrina, come quello del sacerdozio uni sessuale. Tutta questa libertà laica, che è persino timidamente approdata in Italia con l’approvazione della legge sulle unioni civili, non è scevra di contraddizioni e ha aperto interrogativi profondi anche nel campo libertario e progressista. Il matrimonio e le unioni sono scelte come atto supremo di suggello di un rapporto d’amore, come la costruzione di una vita in comune paritaria e per questo giustamente confliggente e faticosa. La fedeltà non è vista come un obbligo (seppur formalmente ancora imposto nel nostro paese, retaggio storico della minorità sociale e legale delle donne) e, i figli seppur desiderati, rientrano nel progetto complessivo della vita di coppia, non sono una priorità. Tutto questo determina una inevitabile temporaneità culturale dei legami matrimoniali. Francesco, non può certo recriminare sulla parità di genere, sulle conquiste di libertà delle donne (a parte divorzio e aborto), sulla loro autonomia lavorativa e sociale. La chiesa ha troppo da farsi perdonare, per cui la prende alla larga e imputa il rovinoso crollo del pilastro matrimoniale alla indistinzione sessuale (la famigerata teoria gender) che attenterebbe alle certezze virili dei maschi e alle “naturali” funzioni di cura delle donne. Alla testa di questa mostruosa infezione delle coscienze sarebbero i movimenti di liberazione omosessuali e le femministe con le loro riflessioni sul ruolo di genere, identità e orientamento sessuale. Ancora una volta devo dire che Francesco ha ragione: il matrimonio indissolubile, sacro vincolo davanti a un Dio giudicante e severo, o persino vergato da un più scafato funzionario dello stato civile, è messo in discussione da gay e donne. L’abbattimento del matrimonio patriarcale, lungi dall’essere una realtà nella maggioranza del pianeta (e già questa discussione è tutta costruita sui riferimenti occidentali), è però un fatto, proprio dove la chiesa cattolica dovrebbe avere più influenza e forza evangelica. L’inquietudine intuita nel Concilio Vaticano II di una modernità incombente cui non si poteva più rispondere con la retorica della tradizione, non ha aperto una stagione di discernimento tra ciò che di positivo portava la liberazione sessuale e politica delle donne e degli altri soggetti discriminati e, i rischi, questi sì da indagare, di una banalizzazione generale dei sentimenti e delle relazioni. Nel tempo che viviamo, abiti bianchi, sontuose cerimonie e solenni promesse, continuano a sopravvivere mentre la realtà dei fatti rende tutto questo sbilenco, scentrato e goffo. Più libertà senza responsabilità, più cultura e informazione senza razionalità, sostituiscono certamente le prigioni che (ahimè) la chiesa cattolica e le religioni in generale hanno costruito nei secoli, ma non hanno per ora attrezzato ad una visione autentica degli impegni familiari, che siano eterosessuali o omosessuali. Anche la proposizione di modelli sovrapponenti a quelli eterosessuali nella costruzione delle comunità d’amore gay, dovrebbe interrogare le menti più fertili, che almeno per ora, pongono l’accento sulla conquista di diritti e di un posto nella società pubblica. Comprensibile che la novità e un’era infinita di discriminazioni portino a una eccitazione collettiva, ma dovrà venire il tempo della introspezione (finalmente privata, individuale e di coppia) sulla spinta all’unione, che è attrazione e passione iniziale e, che per durare si trasforma. Al papa non possiamo chiedere ciò che anche per noi è ancora difficile accettare: che l’amore, per durare, va oltre il rivendicazionismo sociale e l’accettazione convenzionale degli altri; la relazione sentimentale che sia etero o sia gay non dura per imposizione, non ha speranza nella mitica della passionalità permanente. Per tornare alle parole di Bergoglio di questi giorni, è difficile per un cattolico adulto, (i non credenti sono per loro fortuna esentati da questo sforzo) intravedere per ora spazi di concreta interlocuzione, perché finché il piano di discussione sarà tra errante ed errore, non sarà possibile avvicinarsi a quella tavola imbandita. Capisco che molti miei fratelli omosessuali giudichino questo papa una speranza, ne enfatizzano i lati dialoganti e l’evidente cambiamento nel linguaggio, ma la sostanza respingente rimane: finché sei un omosessuale docile e disposto a farti perdonare sei accolto, ma da omosessuale consapevole che rivendica la sua completa dignità, anche dentro la chiesa, non puoi avere ancora cittadinanza. Sono certo che la chiesa sarà “costretta” a evolversi, ma non in questa mia breve esistenza terrena. Preferisco, per cui la testimonianza (anche dialogante, ma non omissiva) della mia autenticità.

Aurelio Mancuso - Equality Italia

Appello di 50 lesbiche contro l'utero in affitto: "No a mercificazione di donne e bambini"

 


Appello di 50 lesbiche contro l'utero in affitto: "No a mercificazione di donne e bambini"
Appello di 50 lesbiche contro l'utero in affitto: "No a mercificazione di donne e bambini"
Elton John con il marito David Furnish e il figlio 
È il primo documento delle donne omosessuali contro la gpa destinato a far discutere il mondo lgbt schierato a favore della maternità surrogata. I promotori: "Non è proibizionista, ma contrario agli scambi di denaro per comprare e vendere esseri umani". Laiche contrarie, cattoliche d'accordo

DA REPUBBLICA DEL

ROMA - Cinquanta lesbiche italiane hanno promosso un documento contro l'utero in affitto, la pratica seguita anche dal leader di Sel Nichi Vendola e dal suo compagno diventati genitori in Canada. Si tratta della prima durissima presa di posizione da parte di donne omosessuali destinata a fare discutere il mondo lgbt finora tutto schierato a favore della maternità surrogata. In questo caso, con le firmatarie dell'appello solidarizzano i cattolici (Paola Binetti, deputata di Area Popolare: "Molto coraggioso, ne condivido in grandissima parte i contenuti. Andare controcorrente è difficile, ma è il vero segno della libertà"). Ma prendono le distanze i laici (Micaela Ghisleni, filosofa bioeticista: "Non c'è sfruttamento, né commercio. E gli interessi dei bambini sono tutelati").

Le motivazioni dell'appello. In nome dell’autodeterminazione delle donne e dei diritti dei neonati, le cinquanta firmatarie dell'appello "rifiutano la mercificazione delle capacità riproduttive delle donne". "Rifiutano la mercificazione dei bambini". "Chiedono a tutti i Paesi di mantenere la norma di elementare buon senso per cui la madre legale è colei che ha partorito, e non la firmataria di un contratto, né l’origine dell’ovocita". "Chiedono a tutti i Paesi di rispettare le convenzioni internazionali per la protezione dei diritti umani e del bambino di cui sono firmatari e di opporsi fermamente a tutte le forme di legalizzazione della maternità surrogata sul piano nazionale e internazionale, abolendo le (poche) leggi che l’hanno introdotta".

IL TESTO DELL'APPELLO

Sostengono l’iniziativa Aurelio Mancuso, presidente Equality Italia, Gianpaolo Silvestri, fondatore di Arcigay, ex senatore dei Verdi,  e alcune femministe di fama internazionale come le attiviste femministe Silvia Federici, emerita presso l’Hofsra University di New York, Ariel Salleh, scrittrice, e Barbara Katz Rothman, autrice di studi sulla maternità.

"Questo - spiegano i promotori del documento - è un testo contro i regolamenti che introdurrebbero la 'gestazione per altri' (gpa), invocati da più parti specialmente nella sinistra. Non è un testo proibizionista, ma è contrario ai contratti e agli scambi di denaro per comprare e vendere esseri umani, che ora in Italia sono illegali perché il contratto non è valido (non per la proibizione della legge 40, è una questione di molto più lunga data).
Questa presa di posizione è necessaria, in un momento in cui l'intero movimento gay lesbico e trans sembra militare sotto le bandiere del presunto 'dono' dovuto alla grande generosità femminile, e avallare così il commercio di bambini".

"Un dono da 100mila euro". "È un tema su cui si discute da molto - spiega Daniela Danna, tra le promotrici dell'iniziativa - abbiamo cominciato a raccogliere firme prima dell'estate. Il dibattito italiano sta volgendo ai regolamenti come protezione dallo sfruttamento, ma questa è una illusione". "Chi sostiene la gpa parla di un dono da parte della donna 'portatrice della gravidanza'. Ma è un 'dono' che ha un costo in Canada e California fino a 100mila euro, 30-40mila se si contatta la donna direttamente senza intermediazioni".

Laiche contrarie. Non tutti sono d'accordo con il documento anti gpa sottoscritto dalle donne omosessuali. Per Micaela Ghisleni, filosofa bioeticista, esponente del mondo laico, ad esempio, "non c'è sfruttamento della donna, né commercio del corpo umano. Mentre gli interessi dei bambini sono tutelati". Ecco i tre punti di scontro tra le firmatarie dell'appello e i favorevoli all'utero in affitto.

La gpa è sfruttamento della donna? "Ci può essere sfruttamento - spiega Micaela Ghisleni - in contesti nei quali l'autodeterminazione della donna è messa a rischio da condizioni economiche disagiate e da subalternità culturale. Altro invece è applicare la gpa dove la donna resta al centro di sistemi di garanzie che escludono lo sfruttamento, tipo California e Canada. Là ci sono contratti, la donna non lo fa per bisogno ma per scelta come dono".

La gpa è commercio del corpo umano? "No - spiega la bioeticista Ghisleni - . Se ci riferiamo alla convenzione di Oviedo del Consiglio d'Europa sui diritti dell'uomo e la biomedicina, c'é differenza tra il principio di non commerciabilità del corpo umano o delle sue parti. E il diverso principio di indisponibilità del corpo umano che non esclude, ad esempio, pratiche solidali legate all'ambito semantico del dono. Si pensi alla donazione degli organi anche in vita".

La gpa va contro gli interessi dei minori? "Chi è il genitore - conclude Ghisleni - il biologico o l'intenzionale? La Corte Europea dei diritti dell'uomo, in due sentenze contro la Francia, ha ribadito che il genitore è quello intenzionale, che ha intenzione di crescerlo. La stessa Corte ha condannato l'Italia perché è stato sottratto un minore alla famiglia intenzionale con la quale si era instaurato un rapporto familiare ritenuto meritevole di tutela".

Gli studi scientifici. L'unico studio scientifico mai fatto (quello della ricercatrice inglese Susan Golombok), dimostra come le portatrici della gravidanza mantengano un legame sia con il genitore intenzionale, sia con i bambini. Non è sfruttamento, ma si tratta di relazioni nuove che si protraggono nel tempo.

Cattoliche d'accordo. D'accordo su quasi tutto il documento la deputata Paola Binetti, esponente del mondo cattolico. "Molte femministe francesi - ha dichiarato Binetti - si sono schierate da tempo contro la gpa e venerdì scorso il Consiglio d'Europa ha bocciato per la terza volta la mozione di Pietra De Sutter, ginecologa, omosessuale, sulla maternità surrogata. Aveva presentato la prima mozione sostenendo che fosse  un diritto. Nell'ultima versione la De Sutter pretendeva di far passare la mozione come donazione altruistica. Il CdE ha detto che non esiste donazione altruistica: è solo un bluff che attraverso presunti rimborsi spese maschera l'affitto dell'utero che resta comunque una forma di sfruttamento della donna". "Nessuna donna - ha aggiunto - cederebbe suo figlio dopo 9 mesi di gravidanza a degli estranei se non si trovasse in gravissime difficoltà. Le femministe: per esempio in Italia la Muraro, in Francia l'Agasinsky si sono schierate contro la maternità surrogata perché hanno anteposto i diritti dei bambini al proprio presunto diritto al bambino".
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I COMMENTI DEI LETTORI

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Ciao redbeppe
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162 commenti
7 giorni fa
ritamir
Brave. Non esistono "doni" di bambini. I bambini non sono oggetti e non si possono regalare nè comprare. Ovviamente nessuno crede alla generosità gratuita di una donna sana di mente, ma fa comodo fingere un bel sentimento: si è accettate e coccolate da chi ne vuole approfittare.
Il rimborso spese è una maschera per il pagamento e anche se la donna donatrice non è in miseria, è insito nella natura umana volere sempre di più. In realtà le donne che "donano" hanno grossi problemi (economici o psichici) mentre chi compra è solo egoista e infantile (lo voglio, lo voglio, lo voglio!) Spero che in Italia non sarà mai permesso un abominio simile.
6 giorni fa
Simonetta Benvenuti
Egoista come peraltro chi ricorre all'inseminazione artificiale....comunque ritornando alle 50 signore, è facile parlare quando loro possono averli naturalmente o con inseminazione!
6 giorni fa
Maria Anna Sartori
E' difficile parlare, in tempo di Relativismo Etico......
6 giorni fa
bullshit
Tra l'essere "in affitto" per oltre 9 mesi e l'esserlo per qualche ora c'è un abisso, a dire il vero.
Quanto all'argomentare sul fatto che le lesbiche non hanno bisogno di uteri in affitto, avendo, gratis, il loro, è un'argomentazione di bassa lega, anche se come scritto un 100 commenti fa, me l'aspettavo.
6 giorni fa
Luca Lega
Sono d accordo, finalmente delle laiche non integralisti che guardano alla tutela della donna e del bambino di fronte ad un abominio nato solo per l egoismo di ricchi ipocriti che lo definiscono amore. L amore più malato che esista
6 giorni fa
yoland
E' la solita propaganda integralista. Prima c'erano i presunti gay contro i matrimoni omosessuali e adesso abbiamo le presunte LGBT contro l'inseminazione artificiale. Avete stancato con il vostro odio. Lasciate esprire un gesto d'amore derivante dal desiderio di crescere un bambino.
6 giorni fa
Luca Lega
Lasciate voi un gestore amore lasciando al bambino la propria madre!!!
6 giorni fa
eldic
hai stancato tu con questo scambiare un essere umano con un bene di consumo da comprare al supermercato.
6 giorni fa
Giorgio Ferretti
Odio è una parola che può riempire la bocca, non la vita. Perché spararla fuori, quasi fossimo degli incivili?
6 giorni fa
stukass
Guardi, piu` leggo le risposte che voi date, piu` mi rendo conto che siete voi quelli intrisi di rabbia, altroche`!!
6 giorni fa
Johnny Saxon
E non si rende nemmeno conto che l'integralista è lei!
6 giorni fa
obbiettivo67
@Yoland  ..L'inseminazione artificiale è solo un puro atto di egoismo quelli che la fanno sono come quelli che si prenotano un cane di razza in un allevamento.  Un giorno vorranno anche un figlio alto, biondo e con gli occhi azzurri le ricorda qualcuno?
7 giorni fa
Claudio Bargna
I capricci degli "adulti" generano abomini.
7 giorni fa
aquilaofthenight
Nel momento in cui si firma il contratto in cui si menzionano cifre oltre le spese necessarie, scatta la prova che si tratta di mercificazione: io ti partorisco il bambino e tu mi dai dei soldi in cambio. Sarebbe già da discutere parecchio se fosse, per esempio, la gestante un parente di 1° grado e fatto gratis...  
6 giorni fa
yoland
La pensi come vuole, ma non imponga le sue idee morali agli altri.
6 giorni fa
denys02
 @elephantman,
il Sig. Lega si sarà anche espresso male grammaticamente, ma il senso è capibile e soprattutto INEQUIVOCABILMENTE esatto!! Oltre ogni ragionevole dubbio!!

6 giorni fa
wildket
Signor yoland qui non impone nulla a nessuno. Qui si discute, come è giusto che sia, se la pratica dell'utero in affitto sia accettabile o meno. Poi, salvo il rispetto della costituzione, le leggi si fanno a maggioranza e se la maggioranza ritiene sbagliato qualcosa la proibisce a tutti, se invece accade il contrario viene legalizzata: è la democrazia bellezza!
6 giorni fa
6speranza
Sì, tipo persone che giucano gli altri chiamandoli abomini.
6 giorni fa
Claudio Bargna
Io ho semplicemente detto che due ghei che sottraggono il figlio alla madre compiono un atto abominevole. Dimostrami il contrario, se sei capace, anziché alterare le mie parole per cercare di far leva sul solito vittimismo LGBT.
6 giorni fa
yoland
Nessuna istitutione sociale ha generato maggiori abomini della famiglia tradizionale. Altro che l'inseminazione artificiale.
6 giorni fa
Luca Lega
Cosa che stranamente tutte le persone normali desiderano, una bella famiglia tradizionale.
Lei ha che specie appartiene??
6 giorni fa
yoland
Gentile Sign. Lega grazie per averci dato un perfetto esempio di pensiero integralista. Il Medioevo e' finito da alcuni secoli.
6 giorni fa
elephantman
Signro Lega, la pensi come crede ma lasci in pace la lingua italiana. Di sicuro "Lei ha che specie appartiene" le meriterebbe la bocciatura in qualunque scuola elementare.
6 giorni fa
eldic
immagino tu ti riferisca alla tua...
6 giorni fa
Franco Potente
Yoland, per favore basta con questa storia di denigrare il medioevo. é vero il medioevo è finito da secoli e abbiamo sostituito Giotto e Simone Martini con Cattelan e Piero Manzoni. A lei il giudizio.
6 giorni fa
tempus091
Certo che devi avere seri problemi.
6 giorni fa
Maria Anna Sartori
Esiste per l'essere umano la liberta', non solo di essere famiglia   buona. ma anche di non essere. la Famiglia, non e' una istituzione sociale se non in seconda istanza. In Primis essa e'  fondazione antropologica. 
6 giorni fa
rama02
E' uno dei frutti malati di questa società globalizzata.
6 giorni fa
donbestioli
Bello, un bambino voluto ed amato non è mai un abominio! 
6 giorni fa
Gaddo Gerardo
i capricci degli adulti generano il vostro dio, in nome del quale scegliete "l'abominio" di turno da condannare.
7 giorni fa
tripaldid
Saranno subito messe al bando queste 50, dalle loro amiche intolleranti !
6 giorni fa
6speranza
Beh, sai, è abbastanza inutile per una coppia di lesbiche esprimersi sulla GPA dato che in famiglia hanno 2 uteri. Si dovrebbero esprimere di più gli etero sterili che a quanto pare in queste discussioni non entrano mai dato che è meglio nascondersi piuttosto che combattere contro i bigottoni .
7 giorni fa
vpesca
Fra qualche anno ci saranno bambini biondi e con gli occhi azzurri, da embrioni scelti al supermercato, dentro a provette che, per legge, dovranno obbligatoriamente, indicare sulla confezione il colore dei genitori, (ops, volevo dire dei donatori). Ecco in cosa hanno sbgliato i nazisti: non hanno previsto l'etichetta per i famosi e deprecati esperimenti del loro medico.
6 giorni fa
magsimo
guardi che in russia è già così, ci sono diversi centri che forniscono anche i documenti per portare il bambino in italia. Chiediamoci cosa succede ai bimbi che nascono con qualche caratteristica non conforme all'ordine del cliente. Che inferno che stiamo aprendo.
6 giorni fa
6speranza
Pensa che cosa brutta, la riproduzione della specie lasciata alle lesbiche che se lasciamo fare a voi etero l'Italia si riproduce solo grazie agli africani. W gli ariani!
6 giorni fa
yoland
La selezione eugenica ancora oggi piu' diffusa e' quella imposta dai benpensanti che impongono alle giovani donne con chi e quando sposarsi in nome dei loro presunti sani principi morali.
6 giorni fa
Francesco Galesso
Guardi che il padre genetico può anche non essere quello legale, e da studi recenti pare che ciò non sia un eccezione.
6 giorni fa
wildket
e allora perchè non aprirne un nuovo filone?
E come dire che siccome la fame ammazza milioni di persone all'anno, non mi venite a rompere le scatole se ne ammazzo 2 pure io
6 giorni fa
trishiapat
Sono inorridita; la bioeticista Ghisleni  paragona la donazione di un organo alla donazione di un essere umano.
6 giorni fa
alicenelpaesesenzame­raviglie
evidentemente i bambini sono visti come pezzi da attribuire, non come persone con desideri e diritti. Anche i bambini hanno dei diritti, no? O solo gli adulti ne hanno? Il diritto a diventare genitore? Non penso che questo sia un diritto. E' un desiderio. Bene, allora se c'è questo forte desiderio perché si ha bisogno di avere un figlio con il proprio gene (preferendolo all'adozione), ma evitando che la donna che lo porta in grembo abbia un legame biologico con il nascituro? Perché la negazione della maternità per chi lo porta in grembo? Questa esclusione della donna che concepisce la trovo veramente una delle forme più violente di mercificazione del corpo delle donne e dei bambini. L'anticamera perfetta per un nuovo mondo senza etica e rispetto per gli esseri umani. Ed è veramente sconcertante che il tutto venga presentato come un progresso. 
6 giorni fa
chinte5
Rimango dell'idea che la maternita' non è un diritto!
Se vuoi avere un bambino a cui riversare il tuo amore (e questo è nobile e sacrosanto) vai e adottane uno che non sta aspettando altro!!
Se ci deve essere un intervento legislativo deve essere in favore di che vuole adottare un figlio e non per favorire cialtroni alla Vendola che dopo anni di battaglie per le unioni civii molla tutto e mentre si vota va a comprarsi l'erede.
6 giorni fa
yoland
Rimanga della sua idea, ma non imponga le sue opinioni agli altri. Non tutti la pensiamo come lei.
6 giorni fa
chinte5
Cosa del mio commento  Le ha fatto pensare che io voglia imporre qualcosa a qualcuno?
Rivolga la sua sensibilita' verso le imposizioni considerando la situazione di chi per necessita' si vedra' portare via un figlio in vendita.

6 giorni fa
rama02
Un bambino non è sua proprietà, quindi se lei lo pensa , le si devono imporre le giuste opinioni,
6 giorni fa
wildket
Se lei vuole fare quel C+--O che le pare lo può fare, basta che riguardi lei soltanto. Nel momento in cui si parla di bambini si parla di persone che hanno dei diritti e che sono pure, questi diritti, preminenti rispetto a quelli degli adulti. Ragion per cui lo stato legifera e noi tutti ci si attiene alla legislazione vigente. Quindi nessuno impone nulla a nessun altro, se non rispettando le regole della democrazia; ma veso che forse questo punto non le è così chiaro.
6 giorni fa
Maria Anna Sartori
per suo natura il mezzo con cui stiamo comunicando  non e' impositivo con coercizione. Si intende dialogare  e cio' che e' stato scritto piu' sopra deve essere ben compreso in profondita'

6 giorni fa
Damiano Tancredi
Come sempre accade, più ricco sei, più diritti hai.
E comunque la popolazione mondiale deve diminuire (in modo non traumatico), altro che aumentare!
6 giorni fa
Maria Anna Sartori
La popolazione mondiale puo' anche aumentare. Keynes ha fatto il suo errore matematico-  perche' il progresso tecnologico aiutera' a far sopravvivere le nuove vite>
5 giorni fa
Geri Manganella-meduri
Ma certo, lo vada a dire a tutti gli scienziati che sostengono che l'antropocene, epoca dominata dall'attività umana, sta distruggendo il pianeta, ed agli conomisti che hanno calcolato che già alla metà dell'anno si sono consumate le risorse alimentari della raccolta annuale globale.
Che lei abbia le sue opinioni é sacrosanto, ma non scambi le sue speranzelle per verità sacrosante. Si informi.
6 giorni fa
centuri
Utero in affitto significa partorire un bambino e poi cederlo in cambio di denaro. Come potremmo definire chi fa queste cose?
6 giorni fa
memorespecuniae
Obiettivamente, una donna che fa un figlio per conto altrui, non sembra molto normale. Donare un figlio non è come donare un rene.
6 giorni fa
michiamonessuno
Non riesco ad immaginarmi la delusione che può provare un essere umano sapendo che in realtà sua madre è una sconosciuta che l'ha venduto per soldi
6 giorni fa
rama02
E che è stato comprato dai genitori adottivi.
6 giorni fa
giustina16
cosa intende per "comprato da genitori adottivi"?
6 giorni fa
Christian Mann
e nei casi dove  nessuno é "comprato"?
5 giorni fa
Geri Manganella-meduri
 I diritti dei bambini sono sacrosanti. Verissimo. Questo comprende anche i bimbi che emigrano dalla Siria, i figli dei Rom, quelli che non hanno da mangiare nel terzo mondo...o solo lo sparuto gruppo di bambini che (forse) sarà infelice perché nato da madre surrogata che lo ha "venduto"?
Mi sbalordisce la cecità, (o ipocrisia)  dei prodi difensori degli ipotetici bimbi a nascere da gravidanze eterologhe, di questi indefessi sostenitori dei diritti dei bambini, che pero' non intervengono, non protestano, non fanno un kzz insomma per difendere e soccorrere i bimbi VERI, infelici, che già esistono....

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