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02/10/16

La colonna Immonda di Matteo Tassinari

giovedì 22 settembre 2016

Prima dell'Aids

Matthew McConaughey nei panni di un malato
di Aids in "Dallas Buyers Club" del 2014
La       colonnaimmonda
        di Matteo Tassinari       
Che cosa direi a chi considera l'Aids una punizione divina? Niente, perché è già stato il suo cruccio. Dio l’ha punito infettandolo con un pensiero così malsano, impietoso e spietato, che non gli renderà facile la sua vita. Com'è immorale che nel 2015, quindi 20 anni da quando sono stati scoperti i primi farmaci utili ed efficaci, mentre ancora popoli interi sono decimati ogni giorno di Aids perché non hanno accesso ai medicinali anti retro virali e vivono in condizioni di assoluta indigenza ed estrema povertà ad ogni topo.
Puttanate dette con piglio da luminari, ascolti corsari, è morto Franco, riformulazioni maldestre, trasformazioni bigotte, farmaci che improvvisamente mancano e alle 3 di notte bisogna ricorrere alla Guardia Medica che non c'è mai perché è in giro per la notturna a mettere cerotti e bambagia. Poi leggi i soliti titoli, corsivi scritti da saccenti soloni che lasciano il vuoto di sempre coi loro punti di vista. Ed è una lotta quotidiana per chi è colpito da questa malattia. Le persone affette da Aids, però, hanno risvegliato l'amore più tenero e li affetti amplificano la loro presenza, in hi crede che abbiamo un'anima. In altri che magari lo avevano relegato al di fuori della propria vita, dimenticandolo.
 Circuiti         mentaliimpazziti 
La battezzarono da subito come la "Peste del Millennio entrante" e via di questo passo a scomodare passi biblici sull'Apocalisse o aforismi del solito dell'aforista (e basta) Oscar Wilde che ha proprio rotto con la "La Recherche" o il testo sul tempo perduto. Una genere letterario votato al disfacimento perverso che gode solo quando il dolore lo vivono è degli altri, i noir, i dark, gli pseudo nichilisti, si limitano a cercare di darla da intendere che soffrono molto anche loro questo mondo sporco, brutto e cattivo. In realtà stanno benissimo, anche se, nella loro visione distorta delle vicende, l'essere malato di Aids ha un suo fascino, sembrerebbe assurdo, ma è così, all'interno di un circuito mentale impazzito dove la sfiga trova, paradossalmente, il suo perché.
E' che gli piace offrire agli altri una figura di se sofferta, vissuta, controcorrente, i fascino del maledetto, come se questo illuminasse al neon la loro immagine di figuro maledetto o similari. Non è uno scherzetto per chi ci vive con queste paranoie per decenni, ma anche per pochi mesi. Notare la solidarietà a chi si offre perché ti ritiene diverso a causa dell'Aids, qualcuno che possa farti vibrare il senso della curiosità sadica, pervertita e spietata. Ma ognuno beve nel proprio bicchiere.

 Perenne  Penne in Pena
prive d'inchiostro
Giornalisti acritici, sena penna, privi di potere contraddittorio perché ignoranti della patologia medica, che dai primi anni dalla scoperta dell'Hiv grazie allo scienziato Luc Montagnier immunologo, biologo, virologo e professore all'Istituto Pasteur di Parigi. Siamo incrostati da quella visione manzoniana degli untori, una visione ingenua e carica di moralismo. Di ignoranza. Tutto quel mondo che può renderti la malattia più leggera o può caricarla di una sofferenza assurda e evitabile e forse per questo ancora più intollerabile.
Fate una prova con voi stessi: come reagireste se sapeste che il cuoco del vostro ristorante preferito ha l’Hiv? O la tipa che fa ginnastica proprio vicino a voi? O la maestra di vostro figlio? Poi, improvvisamente, salta fuori un film geniale, girato con autentica cognizione di causa, capace di toccare profondità umane oceaniche senza andare alla deriva del ridicolo pur affrontando il dramma anche con ironia e per quel che si può: “Dallas Buyers Club”, del regista Jean-Marc Vallée. Il film porta il pubblico al peggio della crisi dell'AIDS, dove la malattia era una condanna a morte, con terrore e ostilità. Il miglior movie del 2013.
Charlie Sheen, malato di Aids,
indossa una maglietta con scritto:
"Siate positivamente negativi"

117 minuti esplorativi di un periodo sconosciuto, capito troppo poco perché se ne ha paura e in pellicola rende il punto preciso di tutte le inquietudini che si viveva durante i primi anni '80. Lasso di tempo foriero di gag, diktat, dettami, comandi, direttive, norme, regole, diktat, delibere, polizia, 118, Pronto soccorso, flebo, prescrizioni mediche, direttive, disposizioni per una dura condizione non negoziabile, regolamenti draconiani, queste e altre sono le limitazioni che hanno vissuto in modo particolare i primi malati di Aids nel 1982. Prima lo chiamavano Htlv3, poi Htl e basta, fino a giungere al semplice Hiv di oggi, pensando che non riguardasse alla gente "normale". Mi dispiace, ma la realtà è assai diversa e infelicemente .
Jared Leto
In maniera più che pungente, direi in modo brutale, la gente leggeva di un nuovo virus che succhiava il sangue come un vampiro per infettarlo a vita: "La morte del secolo", "L'epidemia del Pianeta", "Pandemia totale". I giornali sguazzano nel fango come il Titanic prima di affondare, andando a nozze con la gente che non s'accorse di non sapere nulla, abbindolata dalla disinformazione dei media, anch'essi coinvolti nella disinformazione per interessi di bottega o per seguire la linea editoriale dettata dal direttore o chi per lui
Ma è pur vero che alcuni scienziati affermano che l'idrogeno, poiché sembra essere ovunque, è la sostanza basilare dell'universo. Non sono d'accordo. Io dico che c'è molta più stupidità che idrogeno e che quella è la vera sostanza costitutiva dell'universo. aforismi sciocco. Ma ad azzeccarci, alla fine, è la gagia, algida, diafana e brava attrice Tilda Swinton: "La stupidità è una sorta di cecità, di sconnessione dagli altri. E in quest'atmosfera la malvagità si radica". CENTRO! "Dallas Buyers Club" è un'agghiacciante vittoria della potenza imprevedibile dell'emarginato, anzi della disperazione del malato terminale.
Fatti da "froci"
Certe cose,
non si fanno
La gente parlava, e pensava, proprio in questi termini. "In fondo sono cose che a me non riguardano" e oggi ci ritroviamo con i reparti infettivi colmi di 70enni malati di Aids conclamato con moglie, nipotini e prole a carico che ti guardano con volto burbero e dubbioso, come se a loro l'Aids l'avessero preso giocando con le farfalle, perché non era vero, dicevano, che erano andati a puttane, non potevano dirlo per la moglie i parenti e amici.
Era uno spettacolo davvero pesante per le moglie, figlie, amici, ma vedere la faccia di quelle persone che pur di non dire ch'erano andate a puttane si arrampicavano sugli specchi dicendo improbabili giustificazioni a cui nessuno credeva. Nella loro immane tristezza e deprimente condizione, era penoso vedere il pesante silenzio di questi 60enni con l'Aids che cercavano di discolparsi in tutti i modi, rendendo ancora più scabroso e insidioso il loro status. 

Gente con non avrebbe mai pensato di ritrovarsi in quelle posizione. Micidiali i tentativi d'inventare incredibili falsità, pur di non ammettere d'aver avuto rapporti sessuali con una prostituta, o magari un trans, avrebbero giurato di aver visto un cavallo volare. Pantomine ardue e sgraziate che ad ogni parola in più, il "disonore" e il turbamento aumentavano senza misura e la verecondia, caratteristica di chi rifugge da ciò che offende il pudore.
Come quella ormai vecchia canzone di Fabrizio De André, quando un professore in età già avanzata di giorno punta il dito alla puttana denigrandola pubblicamente assieme agli amici come pubblica moglie, però sarà colei che la notte stessa stabilirà il prezzo alle sue voglie. Metafora per dire come sono poveri e umani i meccanismi che animano le anime. Comportamenti viscidi, inaccettabili, ma anche teneri, graziosi nella loro intima natura puttana, nel loro primo e intimo risveglio malato, trattandosi di un'amore fra gente che vive abbarbicata a flebili speranze e dolorose notizie che il tempo rende il tutto tortura! Sono gli anni dalle spalle larghe, quando nelle giacche i sarti mettevano cuscini per fare, appunto, le spalle larghe. Mai capita 'sta moda dall'aria nazista, sembrava il look della Gestapo. Sono i primi anni 80, quando le creste di gallo a Londra non si contavano tante erano durante i primi anni di Aids, quando si diceva che a prenderlo erano solo i "froci", persone che morivano molto lentamente e menavano una vita "perversa". 
Aspetto brutale, l'essere destinati alla deriva e all'impotenza combinata alla paura vera, scoprire, giorno dopo giorno che gli arti non rispondono più e capisci che qualche cosa di inaccettabile, diverso da tutto quello che avevi visto fino ad allora s'avvicina e s'inizia a contare tutto, senza drammi, ma succede. Così ci sarà l'ultima doccia, l'ultimo pranzo, l'ultimo sigaretta, l'ultima volta che vedi una persona e non lo dici ma lo sapete entrambi, l'ultima mail inviata, l'ultima cavalcata, l'ultimo vestito e così tutto diventa ultimo. L'Aids è la malattia del peccato, per la gente "comune". Non si riesce a capire, cazzo!, che come tutte le malattie anche l'Aids è un tempo per vivere. non un modo di morire. Provate voi a pensare, ad esempio, se un sieropositivo dicesse a qualcuno la propria condizione. Quello andrà col pensiero ad una trasgressione, ad una vita dubbia, ambigua o quanto meno equivoca e state certi che sarete depennati dalla sua agenda. Certo, perché esistono abitudini che è più onorevole trasgredire che seguire. Mentre puoi dire a tutti che hai messo su un By pass al cuore per riscuotere melensi rassicurazioni sul fatto e stucchevoli piagnistei svuotati di pietà. Poco male.
Ormai non   passa giorno che non si faccia dietrologia balorda su qualunque evento, dall’11 settembre all’Aids
Ed Harris nella versione   cinematografica del romanzo
di Michael Cunningham “Le ore”, diretto nel 2002 da Stephen Daldry
Superbo
 Strepitoso
Spettacolar e
Jared Leto
Leto, chiamato ad interpretare Rayon solo un mese prima dall'inizio delle riprese, si è calato in modo strepitoso nella parte di un transessuale indossando i vestiti del suo personaggio per tutto il periodo di registrazione, pause comprese, talvolta anche dopo il set ed i ciak, e a pisciare si metteva a sedere sulla ciambella.
“Se dovevo pisciare - spiega Leto - mi sedevo sul water come fanno le donne. Questo comportamento mentale rapportato a tutti i momenti della giornata, mi ha dato una certa sicurezza, visto che non avevo mai fatto  ruoli femminili. Cercavo di scovare il mio lato femminile e gonfiarlo fino all'esplosione. Vivevo da donna, in modo spropositato, proprio come fanno i transessuali, che amplificano i comportamenti femminei in modo eccessivo, volevo far luce soprattutto ai lati delle donne in contesti disperati”. Leto è Rayon, trans malato terminale di Hiv e volontario per testare nuovi farmaci e vedere gli eventuali effetti collaterali. Una cavia.
 "Sto da Dio sui tacchi!"
Copertina del film
Personaggio che ha richiesto una dieta che ha ridotto l'attore, già magro di suo, ben quindici chili in meno. "Rayon mi ha affascinato immediatamente. Ha cuore, testa (quando è lucida). E' divertente, educata, provocante. E poi… sto da Dio sui tacchi! Avevo un’idea precisa del ruolo. Un uomo che vuole vivere come donna, non una drag queen, non un cliché, ma una persona reale con sentimenti uguali. Ci sono dettagli che aiutano a farti sentire subito più donna. Un rossetto, il colore della parrucca o indossare calze in rayon coulisse con nappe. Depilato è davvero una strana sensazione quella delle gambe che si toccano, si sente tutto in maniera differente. Interpretare Rayon è stato un grande impegno emotivo, spirituale e fisico. Penso che un po’ di sofferenza non fa male e le cose grandi nascano dai grandi sacrifici” dice Leto, il miglior transessuale del cinema hollywoodiano. Niente a che vedere con Priscilla o la Regina del deserto, i cinefili o più semplicemente chi va spesso al cinema, ha capito.
 Anni'80:
case farmaceutiche
impazzite!
Jean-Marc Vallée è il regista della storia basata sulla vita di Ron Woodroof, un Matthew McConaughey a 59 chili. C'è da rimanere paralizzati dalla sua magica interpretazione di un elettricista texano che dopo aver fatto le analisi del sangue scopre la sua sieropositività a causa della sua vita sessuale promiscua e spensierata.
Il regista Jean-Marc Vallée
Regalandoci l'interpretazione della sua carriera, che non è caratterizzata solo da una trasformazione fisica sorprendente, ma da profonda compassione e coraggio. Il ritratto di un uomo che ha trovato un modo per aggrapparsi alla vita, costruito dal regista Jean-Marc Vallée, imprimendo una scenografia pulita ed essenziale che non indulge mai al patetico, rivelando con occhio felice l’ambientazione affidandosi agli attori nel far emergere le forti emozioni reali, infondendo al film un ottimo umorismo senza dimenticare mai che la posta in gioco è terribilmente seria. Siamo nei primi anni ‘80 e i medici non sanno che fare. Le case farmaceutiche, impazzite dal momento favorevole ai loro budget annuali, si sbizzarriscono e cercano in tutti i modi di proporre vecchi farmaci in disuso per deviarli nei protocolli della Farmacopea internazionale dei farmaci contro l’Aids.
"G razie all’ex Presidente degli Stati Uniti Ronald Reagan"
E’ le case farmaceutiche del settore ringraziarono Reagan per la veloce approvazione di un farmaco così moderno ed "efficace": L'Azt. E' stato un momento assurdo, sconosciuto, privo d'atti di pietà, cinismo pagato con la vita di migliaia di pazienti in cura con l'Azt che nessuno ha saputo, lo sanno solo chi ha avuto la sfiga di fottersi con un virus d'origini tropicali e dove i miliardi di dollari fioccavano come giuggiole. I fatturati dellaGlaxoSmithKline (casa Farmaceutica delle pillole) ringraziano pubblicamente per la carta bianca che le hanno  lasciato. Epperò davvero un peccato che l'Azt nel frattempo di prove abbia ammazzato, lo dicono le carte dei processi e scienziati e tutti i dottori impegnati nella vera lotta contro l'Aids, migliaia di persone per Leucemia e tumori non-Hodgkin e altri. pareva l''evento del secolo, come avessero trovato il vaccino. Per poi, dopo 11 anni, hanno detto: "E' un nucleosidico della timidina, proposto come antineoplastico, ma abbandonato perché poco maneggevole e troppo tossico".Grazie al ....o. Ma prima non lo sapevano?
Ci sono voluti 11 anni di assunzioni e migliaia di morti prima di capirlo! Azzardo un paragone visionario per non scrivere folle: se pensiamo al fascismo, altro virus assassino, è servito più tempo ad estirpare il seme del male, se poi consideriamo che non è ancora finita, allora siamo proprio di coccio! Andate a vedere a Premilcuore, città natìa di Benito Mussolini, quanta tour vanno ad omaggiare la cripta che è stata offerta a chi ha ucciso milioni di soldati. Chiedete in giro cosa pensano del Pelato bisex. Siamo ben lungi dall’aver sradicato definitivamente questo male supremo del nostro tempo. Le sue radici sono profonde e come un fiume carsico attraversano diverse sinapsi di cervelli bacati, probabilmente. Virus dal nome antisemitismo, razzismo, imperialismo, ordine e disciplina e il folle culto della razza pura, ariana. Voglio dire, non c’è solo l’Aids nella dimensione della banalità del male. Molte personaggi, in vita bestie, non mi riferisco solo a Mussolini, sia chiaro, oggi godono di una vita o una piazza dedicata ai loro maledetti comportamenti.
La mortalità feroce di  quegli anni
Riempire i reparti




 Ancora. Non si sa quasi nulla del virus, ne da dove arriva, come si è materializzato, perché tutto così in fretta, quali i controlli, alcune case farmaceutiche che improvvisamente salgono in borsa i titoli. Niente, non si sa nulla, ne della reazione istituzionale, ne delle sue origini, ne delle conseguenti "indagini" effettuate dalla CIA a suo tempo assieme all'OMS, Organizzazione Mondiale Sanità. Sempre a metà degli anni 80, l'Aids mise davvero in ginocchio ogni tentativo, anche momentaneo, per arginare almeno la mortalità feroce di quegli anni.
La sgradevole verità è che l'Aids, come sette secoli fa la peste e cinque le malattie infettive euroasiatiche che sconvolsero e quasi distrussero le popolazioni indigene d'America, è un frutto avvelenato della globalizzazione. I microbi non pagano dazio e non s'arrestano alle frontiere. Per questo tanta paranoia spesso in giustificata, altrimenti sarebbe l’ennesima epidemia africana all'insaputa di tutti per la mancanza d’informazioni utili, la superficialità epidermica del volgo penserà a fagocitare il resto.
C’è chi azzarda nell'articolare, con autorevole piglio e stile persuasivo, modo di fare fresco. In quel periodo, come sempre, molte case farmaceutiche avevano farmaci da smaltire in magazzino e persone molto potenti, non politici ma eminenze grigie che gravitano attorno alla Farmacopea come affare e business, incuranti della salute reale dei pazienti e delle loro reali reazioni ai farmaci da loro promossi in modo feroce e cinico. Sono stati capaci di creare una realtà operativa farmaceutica favorevole a nuovi investimenti a caso, affinché alcuni farmaci in disuso tornassero in pieno vigore per essere poi impiegati nella lotta contro l’aids. Fino al 1995 quando sono arrivati i primi medicinali un poco più efficaci e meno bla bla bla.
Capovolgiment
di       patologie
Come l’Azt, che per effetti collaterali ha ucciso migliaia di persone a causa di Leucemie varie provocate da quel farmaco ora vietato, ho perché ha provocato migliaia di tumori che sono costati molti morti. L’Azt  uscì come un anti tumorale negli anni ‘50. Reagan, preso dalla paranoia della situazione creatasi, disse subito “SIIII, datemi l’Azt”, spalancando le porte al “farmaco miracoloso”, rivelatosi poi un grande carnefice provocando migliaia di vittime. Prima ancora, chi conosce dall’inizio la questione potrà ricordarlo, c’erano stati altri medicinali, come la Sintomodulina o Tp1Serono ed un altro che ora non ricordo.
Il dilemma, infatti, è che siamo in un periodo che non c’erano cure autorizzate e la ricerca farmacologica era in alto mare così come la prognosi per Woodroof, quindi nel film, è di un mese di vita. Dopo lo spavento iniziale, l’elettricista texano affronta di petto la novità che lo trascina in un mare di guai impregnati di pregiudizi omofobi.
 Traffici        impropri
Decide di testare su di lui i farmaci sperimentali che gli davano in ospedale. Inizia così per l'uomo una spola tra Texas e Messico, un viaggio della speranza e disperazione per portare nei confini americani in qualsiasi metodo i farmaci furtivi frutto di traffici impropri, favori di infermieri, fino al Messico il traffico del mondo, dove trovi di tutto, da un polmone ad un AK-47 o Kalashnikov.
Woodroof comincerà ad essere un punto di riferimento preciso per chi non si fida dei presidi ospedalieri americani, e decide l'uso alternativo, con altri malati di aids, creando un club d'acquirenti con tanto di rata ogni mese, divenendo per numerosi terminali l'ultima illusione o possibilità. Il movie ha vinto sei Premi Oscar, tra cui miglior film e migliore attore protagonista e non protagonista assegnati a Matthew McConaughey e Jared Leto. I cambiamenti fisici dei due attori è formidabile. Per entrambi un notevole calo di peso, capaci di strepitose performance che gli sono valse un Golden Globe a testa.
 L’impronta commedy
Da notare, nonostante la drammaticità degli eventi narrati, la stupefacente narrazione della comedy che rende il disagio in modo più attenuato e forse realistico. Emergono eclatanti personaggi come il prete alla frontiera, oltre ad un McConaughey impagabile e che avrebbe meritato un Oscar per l'imprimatur e l'intensità che da al suo personaggio, una scossa di imprevedibile energia stupefacente, con quello sguardo al tempo stesso disperato e stimolante. Un film intenso, costellato da sofferenza, dolore e rabbia, morte e resurrezione. Una battaglia per il diritto alla vita che potrebbe toccare tutti. Il problema, se tale possa essere considerato, non è un film tragicamente vero e credibile. Ma va detto.
Senza fare quelli che hanno la puzza sotto al naso, va detta una cosa. Molto spesso, gli attori americani, quelli più illuminati intendiamoci, non Michael Douglas o Tom Cruise, riescono a imprimere grazie al loro potere contrattuale o al loro carisma, delle svolte importanti a progetti di film complicati e personaggi che da altre parti non nascono. Sarà paure di essere giudicati rozzi a cui piace il cinema di pancia, che rabbia, ma và detto che spesso il cinema americano riesce a creare meglio di tutti preziosi movie dalle profondità oceaniche.
Per evitare le multe del governo per i trafficanti di farmaci non approvati, Ron creò un centro per malati terminali di Aids o anche solo sieropositive, offrendo a loro l'accesso ai farmaci che il Sistema Sanitario americano vietava. Un privè del dolore, ma non solo, un luogo dove il passavoce regnò per anni allargandosi a livelli preoccupanti  per persone che non gli bastavano le risposte monche e tentativi fasulli che la medicina dell’epoca offriva. Mi riferisco in particolare modo al'assunzione di milioni di persone che per decenni hanno preso l'Azt, ora vietato perché ti toglieva parte dell'Aids, ma ti faceva morire di Leucemia. Quanti conoscenti sono al Camposanto a causa di questa pazzesca Metodica Sanitaria, come potremmo chiamarla altrimenti? 
Matthew McConaughey 
Il film da spunto anche per gli storici improvvisati al bisogno, ossia chi dice che l’Aids è una truffa, e l'Hiv non sarebbe responsabile della morte delle persone. Dio, quanto sono stupide queste persone, il fatto è che sono anche tante, alcune anche malate di Aids. Dico, lo vedi sul tuo corpo quel che succede, come cambia, che bisogno hai ancora di sindacare il dettaglio minuzioso teorico - solo teorico - un ragionamento bizzarro, ma soprattutto pericoloso, perché illude le persone. Le illude perché in soldoni, questi poveri sciocchi, in buona sostanza, affermano che l'Hiv è una palla, una bugia. Uno può pensare quello che vuole, ma non può discettare giudizi col taglio dell'accetta o con la punta del fioretto. Sono in tanti, decisi e battaglieri, convinti di aver ragione fino in fondo impossibile instaurare o impostare un dialogo. E' impossibile. Intanto loro sono negativi al virus, chi ce l’ha sa benissimo che l’Hiv è reale. Non so perché, ma il circuito culturale legato al pianta Aids è dei più cangianti e variopinti. Trovi di tutto. Tossici, ex tossici, prostitute, trans, gay, lesbiche, eterosessuali, fino a scoprire che è davvero trasversale questa infinitesimale cellula che per vederla si deve usare il microscopi di alt livello. I titoli inutili come: “l'Aids torna a fare paura” (perché, aveva smesso?) sono peggio dell'inutilità, ma entrano a far parte di chi non sa cosa dire, ma non vede l'ora di dirlo.   

 Il preservativo non
va messo in testa,
Presidente!
Oppure: “L'Aids schiaccia l'Africa. La nuova sfida del secolo”.La sciatteria con cui è stato trattato l'Aids è di dimensioni colossali. Ricordiamoci anche dei “bravi” politicanti come Valter Veltroni che andando in Africa scoprì i malati di Aids. Tornando a Roma, deciso, afferma agli organi di stampa tutti che quando finirà di fare politica sarebbe andato in Africa ad aiutare chi muore di Aids dicendo: “Prima regola, mettere a tutti il preservativo!”, che è un primo passo, ma il fatto è che lo dice da vent'anni. Onorevole Veltroni, il tempo passa veloce, e lei ha 67 anni. Quando pensa di andare in Africa ad aiutare i morenti d'Aids, come aveva detto di ritorno dal Continente nero? La vita prosegue, ed il "politicamente corretto" Valter se dimenticato tutto o forse sta meglio a Roma al fresco dell'aria temperata del Parlamento. Concludo scrivendo che questo episodio la dice lunga sul Pd.

Parevano galleggiare nell'aria come un manto marrone si stenderebbe sulla spiaggia, arenato come s’abbandona un cetaceo alla privazione d'aria nei polmoni per essersi spiaggiato

26/11/14

Quest’uomo, fotografando la moglie malata e morta di tumore a l seno , ha saputo mostrare il lato più vero dell’amore.




Non sapendo  se  è fra i post persi  nel trasdferimento  del blog  da  spinder  a  blogger  oppure  fra  quelli salvati  ,  la ripropongo  . Mi scuso se nel caso  fosse presente  fra i  post  salvati   con voi  lettori\trici 

  da   http://www.incredibilia.it/

Un altra  cosa  simile  è stata  fatta   da  donne  http://www.incredibilia.it/tutto-per-amore-vere-amiche/



Quando abbiamo visto queste foto che Angelo Merendino ha scattato alla moglie, Jennifer, mentre lottava contro il tumore al seno, abbiamo avvertito un tonfo al cuore, è stato come entrare nell’intimità delle loro vite private e vivere la loro battaglia. Questi scatti sembrano dare un volto umano al cancro e catturano le difficoltà, la paura e la sofferenza di quanti hanno vissuto una delle esperienze più devastati della vita stessa.
Angelo commenta: “Queste foto non ci definiscono, queste foto siamo noi.”




















































Siamo soliti pubblicare notizie e cose curiose che alimentano pensieri positivi e strappano un sorriso, ma siamo anche convinti che condividere esperienze così intese, seppure tristi, sia un modo per esprimere la nostra vicinanza a tutti coloro che lottano questa battaglia e un’esortazione ad apprezzare e rispettare di più le nostre vite.

Puoi saperne di più su Angelo e la sua storia attraverso il suo sito “La battaglia che non abbiamo scelto – La lotta di mia moglie contro il tumore al seno” (in inglese), QUI o sulla sua pagina Facebook o seguirlo su Twitter

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