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25/09/07

la legge sulla fecondazione assistita fa acqua da tutte le parti

Leggo  sui  giornali  locali ( la  nuova  , l'unione  e  il sardegna  -- nord  e sud  ---  ) e nqazionali  che  a Cagliari  è stato  accolto il ricorso di una microcitemica  rappresentata dall’avvocato Luigi Concas con la  motivazione  : << è giusto sapere se il bimbo nascerà talassemico,una procedura non prevista nella procreazione assistita. >> .  Infatti sull'articolo 13 della legge 40 del 2004. c'era  una  questione      di legittimità  che ne  ha poermesso  il  ricorso  dato  che  potrebbe essere leso il diritto alla salute della madre, sancito dalla Costituzione.
Cosa che  però non è sdtata  riconosciuta  nell'ottobre  del 2006  dalla  consulta  che  aveva  rigettato  il ricorso  ,ma la  questione   è stata portastya  avanti da  un tribunale  normale  dove  il l giudice Maria Grazia Cabitza andando  contro l’interpretazione finora corrente della controversa legge 40 ha riconosciuto il diritto della donna a sapere se il feto è malato .  ora  (  almeno per  il momento salvo colpi  di scena imprevvisti  ) l’Asl dovrà consentire l’esame  dato che Il giudice dice sì alla diagnosi preimpianto  sull'embrione   .
Tale  Sentenza del tribunale che  supera i divieti della legge sulla fecondazione  fa  gustizia  nei confronti di  tale  donna (  e quindi  di chi  deve andare all'estero )  
che  è   andata in Turchia per avere quanto le è stato negato in Italia  dalla  vergogna   e  poco dignitosa legge 
Cagliari  è l’unica città d’Italia  ( peccato che  tale  sentenza  non  costituisca  come nei dalll un porecedente  legislativo ) dove una donna può ottenere la diagnosi sull’embrione fecondato in vitro prima che questo venga impiantato nell’utero materno. E’ la conseguenza della sentenza del tribunale di Cagliari sull’istanza presentata da una donna (rappresentata dall’avvocato Luigi Concas). Il giudice Maria Grazia Cabitza ha riconosciuto il diritto della donna a sapere se il feto è malato, contro l’interpretazione finora corrente della controversa legge 40. La possibilità per ora riguarda soltanto le coppie infertili e non quelle fertili portatrici di talassemia. Ma la porta è stata aperta dalla sentenza di Cagliari che ricalca anche la richiesta del pubblico ministero Mario Marchetti : nelle motivazioni della sentenza si affaccia il principio dell’uguglianza fra le donne le quali, tutte, infertili e no, devono poter sapere se potranno avere un figlio sano. La considerazione non nasce da ispirazioni eugenetiche, bensì dal diritto alla salute fisica e mentale.
Per  ora  tale
possibilità riguarda soltanto le coppie infertili e non quelle fertili portatrici di talassemia. Ma  la porta è stata aperta dalla sentenza di Cagliari (che ricalca anche la richiesta del pubblico ministero Mario Marchetti): nelle motivazioni del dispositivo si affaccia un principio destinato a suggerire nuove azioni alle donne decise a difendersi da una legge molto discussa. E’ il principio dell’uguaglianza fra le donne le quali tutte, infertili e no, devono essere messe nelle condizioni di sapere se potranno avere un figlio sano. Per sgombrare il campo dagli equivoci: la considerazione non nasce da ispirazioni eugenetiche, bensì dal diritto alla salute fisica e mentale della donna ribadito dalla Corte Costituzionale e che deve prevalere sul diritto di colui che non è ancora persona, vale a dire il feto.
IL«condannato» Giovanni Monni direttore della diagnosi prenatale dell’ospedale Microcitemico plaude alla decisione del tribunale di Cagliari e si dice pronto a eseguire la sentenza. Il suo pensiero va alla donna che ha promosso l’azione legale: adesso è in attesa di un bambino (sano) perché in seguito alla polemica sollevata dal suo caso, attraverso un giornale nazionale è stata fatta una colletta e lei (disoccupata, il marito lavora saltuariamente) è potuta andare a Istanbul dove le hanno praticato la fecondazione assistita e quindi anche la diagnosi preimpianto laggiù consentita. Monni sta seguendo la gravidanza che è all’ottavo mese e ha già raccolto la volontà della futura mamma di dare un fratellino al nascituro: ora che sull’embrione congelato si può stabilire se è sano oppure no, la paziente intende dare corso a una nuova gestazione appena le sue condizioni lo consentiranno.
 La vicenda esplose due anni fa: la coppia infertile portatrice di talassemia aveva potuto accedere alla fecondazione assistita, ma la legge 40 secondo l’interpretazione data nelle linee guida dell’allora ministro Sirchia vietava la diagnosi preimpianto. Una contraddizione messa in luce con toni accesi dai ginecologi di tutta Italia, Monni in testa: «Perché la diagnosi prenatale si poteva e si può fare e quella preimpianto no? La signora l’aveva chiesta con forza perché voleva evitare che le accadesse quel che aveva dovuto soffrire in occasione di una precedente gravidanza conclusa con l’aborto terapeutico perché prostrata psicologicamente dall’idea di partorire un bambino malato di talassemia. Io - ricorda Monni - non le feci la diagnosi preimpianto perché rischiavo, tra le altre cose, la chiusura del reparto. L’embrione fu congelato». A Cagliari, di fatto, sono state cancellate le linee guida di Sirchia e c’è una tendenza nazionale a rivedere l’intera questione: Monni spiega che per le nuove linee guida si sta valutando se dare ai malati di Aids la possibilità di avere un figlio sano attraverso la diagnosi preimpianto. La legge 40 sulla fecondazione medica assistita, secondo i detrattori aveva molti difetti scaturiti dai compromessi politici che l’avevano generata. Per esempio: nonostante la decisione del tribunale di Cagliari, la diagnosi preimpianto può essere fatta solo sulle coppie che non possono avere figli per le vie naturali perché la fecondazione in vitro è concessa soltanto a queste. Una coppia portatrice di talassemia che sia fertile, secondo la legge 40 deve concepire un figlio e poi eventualmente abortirlo.
Vaste le reazioni alla sentenza del tribunale cagliaritano . La senatrice dell’Ulivo Vittoria Franco parte proprio dalle coppie fertili portatrici di malattie ereditario: «Mi impegno a presentare un disegno di legge nelle prossime settimane». Daniela Poretti di Rosa nel Pugno commenta: «Ora la responsabilità della politica è quella di modificare la legge 40 nella traccia segnata dal tribunale di Cagliari». Filomena Gallo e Rocco Berardo di Amica Cicogna Onlus e Associazione Coscioni chiedono al ministro Turco di cancellare le linee guida del predecessore Sirchia varate tre anni fa. Andrea Borini presidente di Cecos (che raduna tutti i centri italiani di fecondazione assistita) giudica «molto positiva» la sentenza di Cagliari e chiede che si stabilisca se la diagnosi preimpianto si possa fare solo su embrioni congelati. Unica nota negativa dall’Udc. La responsabile per la famiglia Luisa Capitanio Santolini definisce ideologica la sentenza e ribadisce che la diagnosi preimpianto è proibita dalla legge 40. Chissà se cambierà idea se farà quello annuncia: «...leggere il testo nella sua interezza ».
Speriamo  che  questa sentenza  permetta di mettere indiscussione la  porcata ( per  parafrasare un noto politico,se si può chiamare tale,del centro destra  )   di tale  legge  che  costringe  anche per " semplici  "  casi come  questo ad andare all'estero .

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