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22/07/15

fanno più notizia i crimini \ reati degli immigrati che i gesti " eroici " di buon senso che essi fanno . Moussa Un ambulante senegalese tra i primi soccorritori dei ragazzi travolti dal crollo del muraglione della Rotonda:

Lo so che secondo alcuni voi , potrà sembrare o una storia normale per gente speciale ( cit ) una storia buonista insomma un caso su mille . Ma : in tempi di generalizzazioni sempre più massicce , di equazioni del tipo clandestino = criminale , immigrati frega lavoro , ecc e nei media nazionali \ regionali e regionali e siti (pseudo ) internet vengono solo descritti , talora in prima pagina e con la nazionalità degli immigrati , azioni negative e non anche le cose buone , riportare tali notizie mi sembra più che giusto . Ma soprattutto ecco ( tratto da una discussione avvenuta sulla pagina fb della nuova sardegna ) perchè secondo me uno , che fa una cosa del genere , aldilà delle mitizzazioni e eroe per caso\(Hero)  film del 1992 diretto dal regista Stephen Frears.  ( trama e trailer ) . Infatti << In fondo siamo tutti eroi se sappiamo corrispondere alle difficoltà della vita come lo è Bernie ...a causa del suo coraggio "necessario" (necessario per stare al mondo) >> [ da film citato ]
orfani - ringo n 10  
costruzioni che ne fanno i media come  potete  vedere

***** (...) D' apprezzare il gesto civico del ragazzo, ma da qui ad essere addirittura un eroe.....
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Giuseppe Scano @***** perchè secondo te indipendentemente dalla nazionalità , uno che scava a mani nude , facendosi anche male , prima dell'arrivo dei soccorsi non è un eroe ? in una società d'indifferenti e menefreghisti un simile gesto io lo considero eroico


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Platamona, crolla il muro della Rotonda: due minorenni feriti gravemente tra i bagnanti 
Una decina di metri della pesante struttura che divide la spiaggia dalla strada è franata su un gruppo di persone che prendevano il sole. Cinque i feriti lievi. Sul posto polizia, carabinieri, vigili del fuoco, polizia municipale, capitaneria di porto e 118. I bagnanti che affollavano la spiaggia hanno aiutato i soccorritori scavando a mani nude tra le macerie



Tragedia sfiorata a Platamona, la Procura sequestra l'area del crollo

SASSARI. La Procura della Repubblica di Sassari ha aperto un'inchiesta sul crollo del muraglione della Rotonda di Platamona che ha causato il ferimento di sette giovani, due dei quali in gravi condizioni. Il magistrato che coordina le indagini,Emanuela Greco, si è recata sul luogo dell'incidente insieme ai tecnici dei vigili del fuoco, al dirigente della squadra mobile della questura di Sassari Bibiana Pala. La Rotonda è stata completamente interdetta al traffico per ragioni di sicurezza, delimitata anche una fascia di prevenzione sulla spiaggia per una decina di metri.(video Mauro Chessa)




Un ambulante senegalese tra i primi soccorritori dei ragazzi travolti dal crollo del muraglione della Rotonda: si è fatto male mentre scavava

La nuova   sardegna  22 luglio 2015


                                   Moussa, l'ambulante senegalese che ha partecipato ai soccorsi a Platamona

SASSARI. Nei primissimi attimi che hanno seguito il crollo del muro di contenimento della rotonda, a farla da padrone è stato il panico. Ha paralizzato la maggior parte dei bagnanti, sia quelli presenti in spiaggia sia quelli che percorrevano la passeggiata, rimasti increduli e terrorizzati di fronte all’accaduto. Non tutti. A prendere in mano la situazione ci ha pensato un gruppo di giovani senegalesi che si trovavano nelle vicinanze, subito seguiti da altri bagnanti sassaresi e non.


                                       soccorsi sul  lugo del crollo  

Quando si è accorto che un muro intero era cascato sopra a delle persone, Moussa ha mollato tutto e si è fiondato di corsa ai piedi della rotonda, quando la nube di detriti non era ancora calata. Ha intravisto i corpi dei ragazzi sotto le macerie e ha iniziato a scavare a mani nude consapevole che in certe situazioni non c’è un secondo da perdere. Si è orientato fra i blocchi di pietra ascoltando le grida dei sette giovani, cacciando via le pietre senza sosta e provando a fare leva con tutto quello che gli capitava in mano. A quel punto sotto il muraglione c’era già una discreta folla di persone, intente a liberare i ragazzi nel minor tempo possibile, fra le urla disperate di mamme e papà preoccupati per le sorti dei loro figli sommersi da pietre e detriti. Rimasto in mezzo alla calca e nella foga di liberare tutti i ragazzi, il giovane senegalese - come altri connazionali che fanno gli ambulanti - si è fatto male a una mano.
«Niente di grave – dice il giovane africano –, soltanto qualche graffio. L’importante è che i ragazzi siano tutti salvi; la mia mano guarirà, non è un problema». Insieme a Moussa, prontamente medicato dal personale del 118, si sono dati da fare anche Bayemor e Mbandahie, suoi amici e connazionali. Hanno visto la scena da lontano, si sono avvicinati e si sono messi a scavare con gli altri. Prima di parlare hanno voluto avere notizie sulla situazione dei ragazzi. Si sono piazzati davanti al gazebo del servizio balneare per disabili – utilizzato dai medici del 118 per visitare e imbragare i feriti prima del trasporto all’ospedale di Sassari – e hanno seguito una a una le partenze delle ambulanze. Bayemor ha concluso con un sorriso: «Io vivo da voi e con voi – spiega in un italiano incerto – e sono andato a scavare perché se c’è da dare una mano per me è normale: tutti dobbiamo aiutare quando succedono queste cose». Poi per correttezza rimarca: «Devo dire però che il mio amico Moussa è stato il più veloce fra tutti noi». (s.sant.)

05/02/14

onesta in tempo di crisi "un precario della tirrenia trova 26mila euro sulla nave e li restituisce senza pensarci un attimo



leggo  mi pare  sulla pagina  facebook  di repubblica  questa news  . Lo so che per  alcuni  non ha  niente  d'eccezionale  ma condividfo e mi sono chiesto  come  ( Paolo Nacchia )    : << Leggendo i commenti mi rendo conto che l' arte delle furberie è la piu' ammirata in assoluto, mentre l' onesta' è dei fessi. Questo è uno dei motivi per il quale abbiamo avuto i politici che abbiamo avuto negli ultimi 20 anni, e che a quanto pare ci meritiamo in pieno. >>  ed  è questo che mi ha spinto  a  riprenderla 

"Così ho trovato 26mila euro sulla nave e li ho restituiti senza pensarci un attimo"

Il precario della Tirrenia e il tesoretto dimenticato da una passeggera. "La signora, una imprenditrice cinese, mi ha dato 200 euro. Troppo pochi? Ma io non ci pensavo neanche, alla ricompensa..." Andrea Tarantino, palermitano di 49 anni, da 32 lavora come "piccolo di camera" sui traghetti dove rimette in ordine le cabine dei viaggiatori Andrea Tarantino  (  foto  a destra  ) , eroe per un giorno 

ROMA - Dentro quella borsetta vedeva quindici mesi del suo stipendio da «piccolo di camera», vedeva un
pezzo del mutuo che le banche non gli hanno mai dato, vedeva il premio aziendale che non ha mai ricevuto. Eppure Andrea Tarantino, una vita passata nel ventre dei traghetti Tirrenia a rassettare cabine, quei 26mila euro nemmeno li ha voluti toccare. «Mi facevano paura... e se poi servivano per pagare le cure di una bambina malata?». Il “piccolo di camera”, questa la sua qualifica a bordo, davanti al tesoretto non ha vacillato. L’ha restituito subito, rivelandosi per quello che è. Un gigante.
È una storia minuscola, questa, e dunque enorme. È accaduta ieri sulla “Vincenzo Florio”, nave della ex compagnia di bandiera, al momento dell’approdo nel porto di Napoli. Per Tarantino, 49 anni, una mattina come tante. Sveglia alle 5.45, un caffè veloce, poi giù nel corridoio di ferro: «Cinquanta cabine da riordinare, appena i passeggeri escono», racconta a Repubblica.
Toglie le lenzuola sporche, cambia le federe, mette le lenzuola pulite, passa il battitappeto. Sette minuti per i vani da due letti, dieci per quelli da quattro. Una routine lunga 32 anni. «Ho cominciato come “piccolo di camera” nel 1982, e quello sono rimasto». Mai una promozione vera, anche se ultimamente ha anche il ruolo di garzone. Mai la possibilità di un’assunzione a tempo indeterminato. Quando serve, lo chiamano. E lui sta 50 giorni in mare, lontano dalla sua Palermo, dalla moglie Maria, casalinga, da Roberta e Federica, le sue figlie di 21 e 14 anni, entrambe da mantenere a scuola. In tasca gli entrano tra i 1600 e i 1800 euro netti al mese, poi, una volta a terra, viene liquidato. In tutti i sensi. A volte è rimasto a casa due mesi. Non si lamenta, però. Va avanti con uno sti pendio che finisce sempre troppo presto, una mattina dopo l’altra, un porto dopo l’altro.
Poi un giorno capita che una signora cinese di mezza età dimentichi una borsa sotto il cuscino nella sua cabina. Dentro c’è un portafoglio con 26mila euro in tagli da 50, da 20, da 10. Solo quelli, nessun documento. E capita anche che sia proprio Andrea Tarantino a trovarli, ieri, mentre da solo cambiava le federe. Ora, nove persone su dieci, un pensiero ce lo fanno. Forse anche più di uno. Lui no. «Il cuore mi è diventato piccolo piccolo — dice — ho pensato che potevano servire per fare un’operazione a un bambino». Non ha dubbi. Parla con in mano quel cuore che gli si è ristretto alla vista di tanti soldi. «Rispetto la società, se trovo qualcosa la riconsegno sempre al commissario interno ». Come qualche anno fa, quando riportò un braccialetto d’oro trovato sotto un letto.
Così è stato anche questa volta. La signora cinese è tornata in cabina alla svelta una decina di minuti dopo essere sbarcata, intorno alle 7, ha ringraziato Andrea, se n’è andata lasciandogli in mano 200 euro. Non proprio uno slancio di generosità. «Ma io non ci pensavo nemmeno alla ricompensa». Poi è stato convocato con l’interfono dai direttori dell’azienda per i complimenti ufficiali. «Per festeggiare porto i pasticcini palermitani ai miei colleghi. Magari faccio un regalo a mia moglie». Si sono anche sentiti al telefono, con Maria. «Mi ha detto che ho fatto la cosa regolare.
Nella mia famiglia il dna è questo, siamo onesti, paghiamo tutto quello che dobbiamo pagare. Di altri pani non ne mangiamo...», dice. Per quegli altri pani, il furto, la furbata all’italiana, la bassezza, non hanno i denti adatti. Viene quasi voglia di non credergli, di pensare che ha riconsegnato il borsello solo per paura di essere scoperto e licenziato. Poi però ti parla così del suo lavoro: «Io li amo i traghetti, mio nonno era fuochista sulle “Nere”, come si chiamavano allora, negli anni Trenta. Mio padre, Francesco, faceva il panettiere a bordo. Mia moglie dice che ho sposato le navi. Quando non vedrò più il nome “Tirrenia” sullo scafo, morirò un po’ anch’io».
Intanto aspetta. L’assunzione, magari. «Così le banche si decidono a darmi quel mutuo, mi serve per comprare casa. Sono ancora in affitto». Una promozione, forse. «Non ci penso, io faccio il mio dovere, quando trovo un portafogli e anche quando non lo trovo. Mi preoccupo solo di non perdere il mio lavoro». Il “piccolo di camera” non ha fretta. Vive come i traghetti che ama, lentamente, adagio. Un porto dopo l’altro. E domani ci sono altre 50 cabine da pulire.

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