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02/01/16

La mia guida al natale e alle festività 2015\2016 [ come sopravvivere alle festività ] parte 2 III ° befana \ epifania FINE

sulle  note  del brano strumentale    festa  -  Giacomo  Spano   ecco  che  anche  per  quest'anno  l'ultima  puntata  della  guida  del 20126  su come sopravvivere al natale .
Nei link sotto     trovate   alcuni spunti    sull'epifania e  sulla befana



Veniamo  al ost  vero e proprio  .
Dopo l'ultimo dell'anno che
tra un anno passerà eccoci alla  befana  o meglio all'epifania    che 



« L'Epifania
tutte le feste le porta via

poi arriva san Benedetto

che ne riporta un bel sacchetto. »

Infatti il   giorno dell'Epifania ha nei secoli assunto la peculiarità di terminare il ciclo delle feste dell'anno liturgico, mentre il giorno dedicato a san Benedetto richiamava l'attenzione su quelle successive appartenenti al ciclo pasquale.
L'antichità del proverbio è attestata anche dal fatto che la festività di san Benedetto è stata spostata dal 21 marzo al 11 luglio, quindi dopo molto tempo dalla creazione del proverbio  . Oppure  
quest'altro  trovato online cercando qualcosa per questo post

« Befania
tutte le feste manda via

e santa Maria

tutte le ravvia. »

Puretroppo nolenti o dolenti  Dopo il 6 Gennaio si ri torna tutti (o quasi, visto che molti, come  il curatore   del sito http://www.bafan.it/featured/ecco-arriva-la-befana-tutte-le-feste-si-porta-via/  da  cui  come  mio  solito   ho deliberatamente  tratto      l'introduzione del ost  d'oggi  non hanno mai smesso) a lavoro, chi a scuola, chi in fabbrica e chi in ufficio,  o in cerca d'esso  , in attesa dei bagordi carnevaleschi !  e alla solita  routine   \  tram tram quotidiano ..... 
Un momento! Niente fretta! Manca ancora l’ultima delle magiche visite del triduo natalizio (Santa Lucia, Babbo Natale e .. ) : la Befana appunto !



Questa che viene è la sua notte, la notte in cui dolce o carbone, frutta e qualche dono  tecnologico  e  non dipende  da quanti  €  ci     sono rimasti verrà lasciato nelle calze appese ai camini ed alle finestre dai bambini  e  a  quelli cresciuti  :-)  !

da  https://www.facebook.com/befana.italiana1/



infatti  quanti pensieri   e  .....  pensano e  vedendo immagini  moderne   come  esempio queste  due  
   per  gentile  concessione di  Loredana Sofia







  da  https://www.facebook.com/befana6gennaio/?fref=photo
Infatti  l'epifania  o festa della  befana  , come potete vedere  anche  da  questi url   sotto riportati  





 ha diverse sfaccettature   :   religiose  ( pagane  e   cattoliche  ,  ancestrali   della tradizione contadina in alcune  zone d'italia   ) , laiche  ( bambini  e  adulti )  , politica    adiamo  ad  affrontarli singolarmente  

Religiose  

 fra  i siti  più dettagliati   ecco   cosa  dice  wikipedia  https://it.wikipedia.org/wiki/Befana
L'origine fu probabilmente connessa a un insieme di riti propiziatori pagani[5], risalenti al X-VI secolo a.C., in merito ai cicli stagionali legati all'agricoltura, ovvero relativi al raccolto dell'anno trascorso, ormai pronto per rinascere come anno nuovo, diffuso nell'Italia Centrale e meridionale, quindi successivamente in tutta la penisola, attraverso un antico Mitraismo e altri culti affini[6], legati all'inverno boreale.Gli antichi Romani ereditarono tali riti, associandoli quindi al calendario romano, e celebrando, appunto, l'interregno temporale tra la fine dell'anno solare, fondamentalmente il solstizio invernale e la ricorrenza del Sol Invictus[7]. La dodicesima notte dopo il solstizio invernale, si celebrava la morte e la rinascita della natura attraverso Madre Natura. I Romani credevano che in queste dodici notti (il cui numero avrebbe rappresentato sia i dodici mesi dell'innovativocalendario romano nel suo passaggio da prettamente lunare a lunisolare[8], ma probabilmente associati anche ad altri numeri e simboli mitologici[9]) delle figure femminili volassero sui campi coltivati, per propiziare la fertilità dei futuri raccolti[10], da cui il mito della figura "volante". Secondo alcuni, tale figura femminile fu dapprima identificata in Diana, la dea lunare non solo legata alla cacciagione, ma anche alla vegetazione, mentre secondo altri fu associata a una divinità minore chiamata Sàtia (dea della sazietà), oppure Abùndia (dea dell'abbondanza).Un'altra ipotesi collegherebbe la Befana con una antica festa romana, che si svolgeva sempre in inverno, in onore di Giano e Strenia (da cui deriva anche il termine "strenna") e durante la quale ci si scambiavano regali.La Befana si richiamerebbe anche ad alcune figure importate della stessa mitologia germanica, come ad esempio Holda e Berchta, sempre come una personificazione al femminile della stessa natura invernale.
Rappresentazione di tre befane, ognuna sulla propria scopa.
Già a partire dal IV secolo d.C., l'allora Chiesa di Roma cominciò a condannare tutti riti e le credenze pagane, definendole un frutto di influenze sataniche. Queste sovrapposizioni diedero origine a molte personificazioni, che sfociarono, a partire dal Basso Medioevo, nell'attuale figura, il cui aspetto, benché benevolo, fu chiaramente associato a quella di una strega: non a caso, fu rappresentata su una scopa volante, antico simbolo che, da rappresentazione della purificazione delle case (e delle anime), in previsione della rinascita della stagione, fu successivamente ritenuto strumento di stregoneria[11], anche se, nell'immaginario, la Befana cavalca la scopa al contrario, cioè tenendo le ramaglie davanti a sé.
L'aspetto da vecchia sarebbe anche una raffigurazione simbolica dell'anno vecchio: una volta davvero concluso, lo si può bruciare, così come accadeva in molti paesi europei, dove esisteva la tradizione di bruciare dei fantocci vestiti di abiti logori, all'inizio dell'anno (vedi, ad esempio, la Giubiana e il Panevin o Pignarûl, Casera, Seima o Brusa la vecia, il Falò del vecchione che si svolge a Bologna a capodanno così come lo "sparo del Pupo" a Gallipoli, oppure il rogo della Veggia Pasquetta che ogni anno il 6 gennaio apre il carnevale a Varallo in Piemonte). In molte parti d'Italia, l'uso di bruciare o di segare in pezzi di legno un fantoccio a forma di vecchia (in questo caso pieno di dolciumi), rientrava invece tra i riti di fine Quaresima. In quest'ottica, anche l'uso dei doni assumerebbe, nuovamente, un valore propiziatorio per l'anno nuovo. Secondo una versione "cristianizzata" di una leggenda risalente intorno al XII secolo, i Re Magi, diretti a Betlemme per portare i doni a Gesù Bambino, non riuscendo a trovare la strada, chiesero informazioni ad una signora anziana. Malgrado le loro insistenze, affinché li seguisse per far visita al piccolo, la donna non uscì di casa per accompagnarli. In seguito, pentitasi di non essere andata con loro, dopo aver preparato un cesto di dolci, uscì di casa e si mise a cercarli, senza riuscirci. Così si fermò ad ogni casa che trovava lungo il cammino, donando dolciumi ai bambini che incontrava, nella speranza che uno di essi fosse il piccolo Gesù. Da allora girerebbe per il mondo, facendo regali a tutti i bambini, per farsi perdonare.[12].I bambini usarono poi, mettere delle scarpe e/o delle calze fuori dall'uscio di casa, proprio perché sarebbero servite come ricambio durante il lungo errare della vecchietta; ma, se quest'ultima non ne avesse avuto bisogno, le avrebbe lasciate lì, riempite appunto di dolci.

Condannata quindi dalla Chiesa, l'antica figura pagana femminile fu accettata gradualmente nel Cattolicesimo, come una sorta di dualismo tra il bene e il male. Già nel periodo del teologo Epifanio di Salamina, la stessa ricorrenza dell'Epifania fu proposta alla data della dodicesima notte dopo il Natale, assorbendo così l'antica simbologia numerica pagana.
La Befana a Gubbio
Il carbone - o anche la cenere - da antico simbolo rituale dei falò, inizialmente veniva inserito nelle calze o nelle scarpe insieme ai dolci, in ricordo, appunto, del rinnovamento stagionale, ma anche dei fantocci bruciati. Nell'ottica morale cattolica dei secoli successivi, nella calze e nelle scarpe veniva inserito solo il carbone come punizione per i soli bambini che si erano comportati male durante l'anno precedente.                                           Il nome "befana" poi, inteso come il fantoccio femminile esposto la notte dell'Epifania, era già diffuso nel dialettale popolare del XIV secolo, specialmente in Toscana e nel Laziosettentrionale, quindi utilizzato per la prima volta in italiano da Francesco Berni nel 1535, quindi da Agnolo Firenzuola nel 1541.[13] Nel XVIII secolo una Istoria delle Befane fu scritta dall'erudito fiorentino Domenico Maria Manni. Nei secoli più recenti, innumerevoli e largamente diffuse sono le rappresentazioni italiane della Befana, spesso si tratta di un figurante che si cala dal campanile della piazza di un paese, oppure di vecchiettine travestite per distribuire dolci e doni ai bambini. Vi sono ancora taluni rari luoghi in cui è rimasto, nel linguaggio popolare, il termine Pefana come, per esempio, nel paese di Montignoso, nel resto della Provincia di Massa-Carrara, in quella della Spezia nonché in Garfagnana e Versilia, con tradizioni non in linea con le consuete celebrazioni dell'Epifania [14] 
[....  ]  e sempre dalla stesa fonte https://it.wikipedia.org/wiki/Epifania

Politica \ cuturale


il 6 gennaio è riconosciuto come festività anche agli effetti civili. salvo che nel periodo 1978 / 1985) forse perchè si evocava brutta ricordi . Infatti Nel 1928, il regime fascista introdusse la festività della Befana fascista, dove venivano distribuiti regali ai bambini delle classi meno abbienti. Dopo la caduta di Mussolini, la Befana fascista continuò ad essere celebrata nella sola Repubblica Sociale Italiana.Ma  forse  per una politica  di  austeritàche  cancello  molte feste religise , fino ad arrivare ad  un compromesso   del1985    che  ne ristabili alcune   :  1 -2 novmbre  ,  8 dicembre , 6  gennaio ,  più i santi patroni    dei singoli comuni  .

 Laica   \ La festa  dei bambini e   bambinoni 


  ecco alcune  consigli su calze  fai da  te    se  siete tradizionalisti   e  aderenti allo spirito natalizio  e  non solo  commerciale  come negli ultimi  40 anni lo è diventato . Infatti  al  tempo dei nostri bisnonni e  nonni  ( almeno  fino a  gli anni 70  \80 ) nelle case si aspettava la Befana appendendo al camino una calza di lana fatta a mano con i ferri dalle mamme o dalle nonne. Essi, da piccoli, credevano molto alla Befana; le scrivevano una lettera esprimendo i loro desideri che, per lo più, non venivano esauditi perché c'era molta povertà. Quando arrivavano i doni della Befana, tutti i bambini erano molto contenti perché era l'unica festa in cui ricevevano dolciumi.Nella calza i bambini trovavano poca roba: qualche mandarino, caramelle di orzo fatte in casa, castagne, noci e lupini; essi sapevano che dovevano essere buoni almeno due mesi prima della festività, altrimenti avrebbero ricevuto carbone, cenere, cipolla, aglio e carote.
Nella calza non si trovavano giocattoli, se non bamboline di stoffa cucite dalle mamme o dalle nonne. Non si preparavano piatti particolari in quel giorno, ma in alcune famiglie ci si riuniva per mangiare castagne, noci e frittelle. In occasione di questa festa, in alcuni paesi venivano dati dei buoni alle famiglie più bisognose per prendere le cose più necessarie, come pane, pasta, zucchero...


prese da 

Come fare una calza della Befana fai da te

Per chi vuole confezionare una maxi calza con le proprie mani, si scrive di seguito cosa occorre:
2 m di stoffa* (colore a scelta)
1 rocchetto di filo per cucire dello stesso colore della stoffa
1 m di stoffa per la banda superiore di un colore a scelta di 15 cm di larghezza
1 rocchetto di filo per cucire dello stesso colore della banda
1 m di nastro colorato
1 ago
1 pennarello
1 paio di forbici

* Oltre alla stoffa potete utilizzare il pannolenci o la iuta.
PROCEDIMENTO
Pieghiamo la stoffa a metà, in modo di avere un metro per lato;
disegniamo la sagoma della nostra calza con il pennarello considerando di farla più grossa di almeno un centimetro per le cuciture;
tagliamo la sagoma e cuciamo lungo il disegno ad una distanza di almeno 1 cm dal bordo (ricordarsi di non cucire la parte superiore);
rigiriamo la calza e cuciamo intorno al lato superiore la banda di stoffa che abbiamo comprato;
cuciamola 2 volte ad 1 cm dal bordo superiore e ad 1 cm dal bordo inferiore;
vedremo, così, di avere ottenuto 2 asole da cui, ora faremo passare il nastro colorato (servirà a chiudere la calza dopo averla riempita).

E ora ... la nostra calza per una Epifania perfetta è pronta!!!

   

 Sempre    con calza  fai da    te  http://www.amando.it/natale/befana-fai-da-te.html  oppure    sempre  dallo stesso sito   con   i calzini spaiati


Non buttate via i calzini spaiati o troppo piccoli dei vostri bimbi, ma realizzate in pochi minuti una calza della Befana fai da te



"La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte..."inizia così la famosa filastrocca sulla Befana. E se i bambini l'aspettano con impazienza perchè è l'ultima occasione per ricevere regali e caramelle, gli adulti sperano di avere i cioccolatini e i dolciumi che più amano.Se non avete ancora pensato a che calza della Befana far trovare alle persone care, ma volete lo stesso regalare qualcosa fatto da voi, non disperate: in pochi minuti e con materiale semplice potete sorprendere tutti!

Occorrente:
calzini spaiati
nastro adesivo colorato (washi tape)
una gruccia di plastica
mollettine di legno
nastrini
forbici

Per prima cosa, abbellite la gruccia con il nastro adesivo colorato. 




Io ho scelto le righe rosse e bianche perchè le trovo molto festose, ma potete scegliere qualsiasi fantasia vi piaccia.



Legate un nastrino di raso da una parte all'altra della gruccia, come un filo da stendere...

… sul quale attaccare i calzini appesi con delle mollette di legno.

Io ho scelto una gruccia piccola e i calzini da neonato e da bimbo, in modo da aver calze della befana poco capienti, ma voi potete scegliere le dimensioni dei calzini adatte ai regali che intendete metterci dentro.

Ora dovete solo riempire i calzini con tutti i dolcetti che volete.

La vostra calza della Befana è pronta per essere appesa e stupire i vostri bambini.


Di Alessandra Parlagreco, 06/01/2015 © Riproduzione Riservata




Dopo  che  la  calza \e sono pronti cosa mettere  ?    sia  che la  si faccia  per i bambinoni , partner  , genitori  (  ogni uno\a  un donodi  verso  http://www.amando.it/natale/cosa-mettere-calza-befana.html  )  potete  iniziare  con


Carbone dolce fatto in casa
Passiamo ora al carbone, siete ghiotti del dolce carbone e i vostri bimbi qualche marachella l’hanno combinata? Bene, provate a produrre da soli il carbone da inserire nella calza, sarà economico e sicuramente più salutare di quello trovato in commercio!
Ingredienti
Carbone dolce fatto in casa


1 kg di zucchero
300 grammi di acqua
colorante alimentare nero
1 albume di uovo
zucchero a velo

Preparazione
Fate bollire un kg di zucchero, in 300 grammi di acqua, aspettate che inizi a caramellizzarsi, inserite del colorante nero, aggiungete il bianco d’uovo e lo zucchero a velo, girare bene e spegnere il fuoco. Appena inizia a indurirsi rompere a blocchetti il composto.


poi  continuate  a vostro gusto  o  riempendola  con dolci  comprati  o avanzati   dalle feste  o  altro  


Per il partner  

 Per Lei  

No  il solito calzettone di lana antisesso !Credo che se trovasse calze come quelle che vi sto presentando, forse, forse le verrà di risistemarsi il look per il prossimo anno ed a quel punto il suo arrivo in orari notturni sarà già di per sè una dolce delizia!Calze autoreggenti, parigine, francesine, calze da burlesque, calze a rete, calze velate e sexy collant… non c’è che l’imbarazzo della scelta.

Music legs propone: Cuban Hell “Love me – Kiss me”
Unknown-1                            Unknown
o ancora Thigh Hi Nurse e French Maid.
4780(T747RBOW-PC080)aaa Calze_Cameriera_Sexy_05

Tra le proposte di Leg Avenue avrei scelto qualche campione spiritoso e bucolico ma il marchio ne produce anche di molto sexy!
LA6115_Calze_FIORE_ROSA_01LA6254_Calze_MARGHERITA_01

Meno romantiche e fantasiose ma indubbiamente in grado di far esplodere ardite fantasie, quelle fetish proposte da Lolitta e Saresia
warmUp                 4608_leggings-schwarz-a18035-1-aOK

e altra biancheria  sex  , vedere  post   sul natale  sexy  . Oppure  creme  , trucchi e  profumi 

Per   lui  scegliere cose che userà, quindi evitate boxer con i pupazzetti ed altri stili che possono apparire simpatici ma che non indosserebbe se dovesse andare in palestra o a giocare a calcetto con i

 
colleghi! Puntate sul classico slip o boxer, come quelli in vendita su Asos e Zalando. Il primo sito mette a disposizione slip Emporio Armani a 21,61€, mentre Zalando ha dei bellissimi boxer Benetton a 15€. Se il vostro lui lavora in ufficio, potete puntare anche su una bella cravatta, ma vale lo stesso discorso della biancheria: non esagerate con i colori e i disegni, difficilmente potrebbe indossarla! Se poi volete renderlo in vostro “befano” per un giorno, niente di meglio di un set di calze…in spugna! Il sito La Redoute ne vende 10 pezzi a 9,95€!





buona  epifania  a tutti\e

26/12/15

La vendetta della befana sexy C'era una volta una piccola scuola dell'infanzia...



Lo che è tale favola  è vecchia , visto   che è  di quasi  3  anni fa  . Ma  cambiando i nomi il senso è lo stesso . Essa descrive benissimo di come lo spirito delle feste di natale si sia ormai sempre più snaturato . Ecco una fiaba   che  potete raccontare (  ovviamente   se  : 1)  non siete  politicamente   coretti , 2)   se  non siete del avete  il  tabu    che   non si si debba parlare  di politica  ai bambini  , 3)    vi definite erroneamente  apolitici    quando   l'essere  apolitico non esiste    perchè qualunque  cosa  fai   , dici , pensi , ecc   si fa  sempre politica  il che è diverso  da politika , 4)  se  vedete   ogni form,a di dissenso   ala cultura  imperante  come comunista  )   nei tempi morti  dell'abbuffata  del  6  gennaio  o  dei giorni  che precedono  











C'era una volta, in un piccolo villaggio sperduto nella campagna veneta, una piccola scuola dell'infanzia con bambini piccoli piccoli che giocavano lieti e spensierati tutto il giorno, giacchè non avevano ancora imparato a leggere.
Ma nella piccola scuola un giorno finì il carbone per il riscaldamento. 
L'inverno era molto rigido e la direttrice per riscaldare le stanze dovette bruciare la carta sulla quale i

bambini disegnavano e anche i loro giochi di legno.
I bambini diventarono molto tristi e tornavano a casa mosci e infreddoliti come tante piccole fiammiferaie.
Quando ormai nessuno sapeva più cosa fare accadde una cosa miracolosa. 
La situazione in cui versava la piccola scuola del villaggio venne portata all'attenzione dei notabili della città lontana dal sindaco, persona buona e timorata di dio. Così qualcuno, mosso a compassione, raccolse la richiesta di aiuto. La settimana successiva giunse infatti in paese un signore che arrestò la sua bella macchina lucida e nera a pochi passi dalla piccola scuola ghiacciata.“
Signora direttrice – disse, togliendosi l'elegante cilindro dalla testa – mi presento. Sono Giangiuseppe Ciccin l'amministratore delegato della Top-Burger e ho una proposta da farle. Provvederò io al carbone per il riscaldamento per tutto l'inverno ed anche alla fornitura di squisiti hamburger di manzo texano per la mensa per tutto l'anno. Alle famiglie di questi poveri bambini farò anche avere uno sconto del 50% sull'acquisto delle nostre specialità. Potrebbe gentilmente occuparsi lei di far recapitare i buoni ai genitori dei piccoli”?
 La direttrice, incredula, s'illuminò: “Ma.. ma... ma... certamente”, balbettò confusa. E, commossa, lo accompagnò alla porta inchinandosi ad ogni passo.
Così l'indomani i bambini poterono tornare ai loro giochi e ai loro disegni nelle stanze finalmente
riscaldate. La loro salute e carnagione, inoltre, migliorarono grazie alle proprietà nutrienti dei Top-Burger, che mangiavano quotidianamente a pranzo a scuola e, la sera, sempre più spesso, anche cenando con mamma e papà. Nei loro cappottini, con premura e disciplina, la direttrice aveva infatti inserito da subito i buoni sconto per le loro famiglie, le quali li aspettavano felici per utilizzarli quasi tutti i giorni.Ma una notizia un po' originale non ha bisogno di alcun giornale,
come una freccia dall'arco scocca, vola veloce di bocca in bocca.
Dopo pochi giorni un'altra lussuosa automobile si fermò davanti alla scuola del piccolo villaggio e da essa scese un altro signore distinto con gli occhiali d'oro.
“Permette, signora direttrice?”. Disse. “Mi chiamo Pierfilippo Tiepidelli, presidente della Tabarry's Company. Ho notato che in questo paese l'inverno è davvero gelido. Mi permetta di offrire a ciascuno di questi piccoli un berrettino verde imbottito in piuma di cinciallegra della Tundra, brevettato e prodotto della nostra azienda, e un paio di guantini coordinati. Soprattutto, se è così cortese da farli recapitare ai rispettivi domicili, vorrei omaggiare le famiglie con questi coupon per un'offerta straordinaria: un giubbotto iperisolante in microfibra di titanio espansa della Tabarry's scontato del 70%”.

La direttrice non sapeva più quale santo ringraziare. Senza voce per l'emozione ritirò i coupon, che inserì, assieme a quelli della Top-Burger, nella tasca dei consunti cappottini allineati agli appendiabiti da parete. 
Cappottini che, però, rapidamente sparirono.

Di lì a qualche giorno il piccolo Ernestino si presentò infatti con un fiammante giubbottino rosso con orlature cromate sul quale luccicava il logo Tabarry's. Gli altri lo guardarono stupefatti e andarono tutti, come obbligati da un magico ordine silenzioso, a toccare l'incredibile piumino. Il giorno dopo arrivarono targati Tabarry's anche Domitilla e Dimitri e, come avesse ceduto una diga, nell'arco di una settimana ogni bambino aveva il suo splendido capo invernale griffato, che, a causa di un'eccedenza di magazzino, poteva essere soltanto rosso.
Ma la vicenda non finì certo qui.
Dalla città, nelle settimane successive, giunsero uno alla volta altri magnanimi benefattori che fecero a gara per dimostrarsi migliori e più generosi degli altri. Chi produceva scarpe con le lucine intermittenti ai lati, chi commercializzava giochi elettronici taiwanesi, chi occhiali anti raggi Uva per grandi e piccini, chi city-bike con cambio automatico e Abs adatte
sia agli adulti sia ai bambini. 
Tutti portatori di proposte all'incirca simili e tutti accolti con identiche gratitudine e venerazione. Il piccolo villaggio, grazie a loro, si riempì presto di cittadini eleganti e ben nutriti, poco importa se con le carte di credito in rosso. All'uscita di scuola, nell'incerta luce del pomeriggio declinante, i bambini erano un unico sciame di folletti identicamente gioiosi e con i piedini lampeggianti. Si spostavano ormai fra casa e asilo con le tasche zeppe di buoni, coupon, tagliandi e biglietti magici di ogni genere, ma il loro peso era dolce.
Il diavolo però tende sempre dei trabocchetti e un giorno accadde l'imprevedibile: Euclide, bimbo neppure troppo sveglio, imparò a leggere. Leggi qui e leggi là, cominciò in breve a capire come va il mondo e un brutto lunedì si presentò perentorio alla direttrice dicendole: “Ma a me cosa mi dai se porto a casa tutta questa carta?”
La donna si spaventò e lì per lì non seppe rispondere. Il piccolo insistette: “O mi dai un euro ogni volta o i tagliandi li butto via”.
“Sshhh... per carità...” rispose allora la direttrice, terrorizzata, invitandolo a seguirla svelto in uno sgabuzzino. 
“Che non succeda giammai”, pensò, sudando freddo. “Se Ciccin, Tiepidelli e gli altri vengono a sapere che gettiamo i loro buoni succede una tragedia”. Quindi, messa alle corde dal piccolo birbante, nella penombra dello stanzino, a bassa voce rispose infine ad Euclide: “Va bene, va bene. Ma che resti fra me e te. Un euro ogni volta ma, mi raccomando, non dirlo a nessuno”
Non occorre precisare che il segreto durò pochissimo. Il bambino, iniziò ad arrivare a scuola con il doppio dei gormiti dei suoi compagni, i quali, sospettando qualcosa, cominciarono ad interrogarlo.
Con una fierezza trattenuta a stento, allora, Euclide si vantò della sua astuzia e d'incanto tutti si svegliarono.
Le menti dei bambini, insomma, maturarono insieme come angurie d'agosto: bloccarono all'istante la scuola e convocarono un'assemblea costringendo la direttrice a confessare l'accordo segreto con Euclide. Alla fine decisero unanimi: o toccava un euro a tutti quanti o i buoni sarebbero finiti dritti dritti nel fiume di fronte non appena terminate le lezioni.
La direttrice si disperò e, non potendo far fronte a quella richiesta di denaro del tutto simile ad un'estorsione, si risolse a telefonare a tutti i benefattori spiegando, affranta, l'accaduto. Ammise l'errore commesso – l'unica volta che in vita sua fece ammenda di un proprio sbaglio – e ricevette la sua bella lavata di capo.
Ma, stranamente, quasi nessuno si sorprese davvero. “In fin dei conti è giusto”, riconobbero
i nobili signori. “Se i bambini portano in giro messaggi che ci fruttano denari che c'è di strano se adesso chiedono la loro parte?”
Così mandarono un loro delegato al villaggio a contrattare con Euclide, nominato intanto per acclamazione rappresentante sindacale unico. 
La vertenza si concluse con la fissazione di una cifra di 0,85 euro netti per ogni invio di pacchetto di buoni sconto. Contratto biennale rinnovabile, con integrativo malattia per i bimbi che fossero rimasti assenti qualche giorno per influenza.
La macchina funzionò alla perfezione e con grande soddisfazione di tutti. Per la scuola, innanzitutto, che divenne sempre più ricca di servizi e nuovi iscritti, d'ufficio arruolati nell'organico degli spedizionieri.
Ma anche per le famiglie dei piccoli, che, compra oggi e compra domani, furono contente che pure i figli avessero cominciato a portare a casa qualcosa.
Era troppo bello per continuare. 
E infatti, una pomeriggio d'inverno, poco prima dell'Epifania, accadde un episodio terribile.
Un bambino di quella scuola, che passeggiava da solo vicino a casa, vide una signora anziana aggredita da uno sconosciuto che le strappò la borsetta, scaraventandola a terra, a pochi passi da lui. La poveretta, sconvolta, non riusciva a rialzarsi e si lamentava, probabilmente aveva una gamba spezzata.
“Bambino – disse, vendendolo – ti prego. Corri a casa dai tuoi genitori e chiedi loro che chiamino la polizia. Dì anche che ho bisogno di soccorso perché sono ferita”. Il piccolo ci pensò un attimo e rispose: “Si, va bene. Ma quanto mi dai ?” “Nulla, caro – replicò la vecchietta – non vedi che mi hanno rubato la borsetta?”
Il bambino rifletté.  Nella sua testolina concluse che l'affare non c'era. 
per la  gentile concessione  di
Loredana Sofia
Scelse dunque di proseguire come se niente fosse accaduto. La signora, però, in realtà era la Befana travestita da vecchietta. Tacque ma in cuor suo si arrabbiò come una biscia e giurò vendetta.
Quell'anno non portò dolci o carbone ad alcuno ma infilò nella calza un unico tragico dono per tutti.
Rimise Berlusconi a Palazzo Chigi, con una maggioranza parlamentare di pregiudicati e ruffiani tale da assicurargli una governabilità pressoché infinita. 
Lo spread impazzì, in pochi mesi Ciccin, Tiepidelli e gli altri fallirono.
Anche in paese chiusero in breve negozi e officine e ritornò ad esserci pianto e stridor di denti, che è il modo usato da Gesù per dire cazzi amari.
“Pezzenti e babbei, non vi meritate altro”, sibilò la Befana, diventata giovane, sexy e bellissima, rivolgendo un ultimo sprezzante sguardo al villaggio che si faceva sempre più piccolo mentre lei, cavalcando una scopa al titanio con Abs, volava via verso la luna 

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