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20/11/12

ma è possibile che noi sardi e noi italiani ci facciamo fregare tutto ? «I francesi valorizzano il Cannonau, per noi è come se non esistesse»


 fonte unione sarda del 18\11\2012 

«I francesi valorizzano il Cannonau, per noi è come se non esistesse»
L’enologo Enzo Biondo chiama in causa il mondo vinicolo sardoIl vitigno tipico della Sardegna,in Francia conosciuto come Grenache,«viene valorizzato più dai transalpini che dai sardi».La denuncia è dell’enologo Enzo Biondo:«Ce lo teniamo caro,ma non lo sfruttiamo per niente »

Pur essendo un vitigno nato nell’Isola, sono i produttori d’Oltralpe a puntare sulla produzione del Cannonau,che loro chiamano Grenache.
Oggi è il vitigno più coltivato al mondo con 360 mila ettari: 80 mila sono in Francia e appena 7.500 in Sardegna . IL  vino rubato .«I francesi valorizzano il Cannonau,per noi è come se non esistesse»
L’enologo Enzo Biondo chiama in causa il mondo vinicolo sardo Interessati una ventina di comuni
La Marmilla rilancia la coltura dei mandorleti In Marmilla sono 850 gli ettari impiantati a mandorleti. Ma la metà è abbandonata. Il raccolto è poco remunerativo e la manodopera troppo costosa.Oltre alla
forte concorrenza del prodotto estero. Eppure proprio dalla Marmilla parte un progetto di rilancio del-
la mandorli coltura, che potrebbe diventare un modello in Sardegna. Un’iniziativa “dal basso”e pensata da un comitato di imprenditori agricoli e cittadini del territorio che ha fatto il suo esordio ieri nel museo de Sa Corona Arrubia con la presentazione del progetto “PrimaVera Marmilla”. «È necessa-
rio portare avanti con coraggio metodi di lavoro ed amministrazione nuovi per la zona», ha detto il presidente dell’assemblea dei sindaci del Consorzio Paolo Melis. E la novità sta proprio in “PrimaVera Marmilla”col rilancio della coltivazione del mandorlo nei paesi di Baressa, Baradili, Barumini,Tuili,Setzu,Genuri,Turri,Ussaramanna,Gesturi, Las Plassas, Villanovafranca,Villamar,Sini,Siddi,Lunamatrona,Villanovaforru, Collinas, Pauli Arbarei,Sanluri, Furtei e Segariu.
Un rilancio che supera i confini provinciali e mira a estendere la superficie di mandorleti sino a 2000 ettari. Il comitato ha le idee chiare. «È necessario sostituire la cultura del possesso egoistico dei beni con quella della gestione»,per il presidente Michele Lilliu, imprenditore di Ussaramanna. Con lui nella segreteria tecnica ci sono quattro rappresentanti delle imprese del territorio e Paolo Lecca,responsabile zonale dell’Agenzia Laore, che sostiene il progetto, che riguarda sia la produzione che la commercializzazione.

Tra gli scopi da raggiungere c’è il superamento del frazionamento dei terreni e la localizzazione in ogni Comune di almeno 40 ettari di mandorleti.E un laboratorio territoriale per la trasformazione della materia prima con gli scarti della lavorazione da utilizzare poi nell’industria dei mangimi.«Ora serve un’associazione di produttori per poter ricevere finanziamenti regionali ed europei», ha aggiunto Gianni Ibba,direttore del servizio multifunzionalità di Laore. “PrimaVera Marmilla”potrà essere
esteso anche ad altre colture.
Antonio Pintori «Il Cannonau? Lo valorizzano i francesi, non i sardi». Enzo Biondo ( foto a  destra  ), enologo-scrittore con oltre mezzo secolodi esperienza è furibondo.E chiama in causa l’intero  mondo vinicolo sardo: produttori, enologi, Università: «Il 24 gennaio si terrà a Perpignan il “Premier concours mondial du Grenache” ma non vi parteciperà neppure un Cannonau. Mi sto dando da fare per indurre qualche
produttore sardo a essere presente ma, come sempre,non sarà facile».
Biondo parla al “Forum Hispano-sardo sulla cultura del vino”che si chiuderà oggi [19.11.2012 ] a Cagliari (Villa Muscas).
Al Cannonau,che considera autoctono, cioè nato in Sardegna (per i francesi Grenache, per gli spagnoli Garnacia tinta),ha dedicato la professione, oltre a un recente libro di 533 pagine. Un monumento.Anche per questo,non sa darsi pace: «Perché è il vitigno più coltivato al mondo, 360 mila ettari, di cui 80 mila in Francia e appena 7500 in Sardegna. In Francia hanno perfino creato 20 cloni, che consentono di adattarlo a un’ampia varietà di microclimi e situazioni ampelografiche. Ne hanno fatto un vino venduto in tutto il mondo».
La situazione sembra invece molto diversa in Sardegna: «La regione in cui è nato il Cannonau non lo sfrutta per niente. In Italia poi, è come se non esistesse. Ce lo teniamo caro fra noi, ma non ne parliamo con gli altri».Sul perché di questo atteggiamento, commercialmente suicida, Biondo ha idee chiare,nate da una lunga esperienza professionale: «È un fatto caratteriale di noi sardi: siamo gelosi delle cose che abbiamo, le custodiamo in maniera maniacale. Qui ci sono gli spagnoli che sembrano molto aperti,
hanno una gran voglia di fare,di incontrare persone,di conoscere novità. Vogliono fare un progetto con noi,forse un vino da lanciare insieme. I nostri produttori,quando vanno alle fiere,neppure parlano fra loro».
Forse i sardi non sono esperti di promozione, soprattutto le vecchie generazioni di produttori: «Non
sappiamo fare marketing,non lo conosciamo e non lo vogliamo conoscere. Non sappiamo vendere il nostro prodotto.Abbiamo un caratteraccio».Insomma, partiamo con l’handicap. E ci piace piangerci addosso: «Non sappiamo valorizzare ciò che di bello e di buono abbiamo in Sardegna. Mentre i  Francesi e gli altri utilizzano i nostri vitigni per fare vini apprezzati in tutto il mondo. Esempio tipico il Muristellu: per i francesi è diventato alla moda, ne hanno 30 mila ettari,da noi ce ne sono forse 200
e sta pure scomparendo. È rimasto solo nella zona del Mandrolisai e dintorni».Però siamo  convintissimi che il Cannonau sia il vino migliore del mondo e debba piacere a tutti. Quando non
accade (e capita) è per motivi imperscrutabili.Siamo sicuri che sia sempre fatto bene? «Io chiamo in causa anche gli enologi sardi e l’Università. Perché non si fanno abbastanza studi. Oggi, ad esempio, si parla molto del Cagnulari, ma non esistono documenti scientifici su come coltivarlo e vinificare le
uve. Se vuoi sapere qualcosa sul Nebbiolo ci sono 2000 ricerche internazionali. Sulle nostre uve non abbiamo nulla.Non esistono studi sulla vinificazione del Cannonau, ecco perché io me la prendo con i nostri istituti pubblici, dove si fanno solo le ricerche che fanno fare  carriera».
                                                       Lucio Salis

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