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25/04/17

cosa è per me il 25 aprile


leggi    anche 



un avento ricco di emozioni difficile da descrivere . preferisco farlo con
L'amaca del 25 aprile 2017  Michele Serra e la vignetta  di Altan

Risultati immagini per cosa è il 25 aprile

GLI occhi di Irma Bandiera (Mimma) furono spenti dalle torture dei nazisti nell’agosto del 1944. La accecarono perché non voleva rivelare i nomi dei suoi compagni. Poi la uccisero e lasciarono il suo corpo in strada, perché la gente vedesse che fine fanno i partigiani. Aveva 29 anni: rispetto alla media dei partigiani italiani, nemmeno pochi.
Ora gli occhi di Irma brillano intatti, restituiti al suo volto di giovane donna, dipinti di fresco sul muro di una scuola della sua città, Bologna. Un grande murale colorato: bello, vivo, potente. Chi si trovasse oggi da quelle parti passi da via Turati 84, se ne ha il tempo, a salutare Irma. Anche in automobile, basta un attimo, basta uno sguardo di gratitudine e di amicizia. Ovunque voi siate cercate un piccolo segno, un piccolo posto dove celebrare i nostri liberi avi, morti ragazzi. Non è indispensabile — anche se è bello — sfilare in corteo. Nei cortei troppo spesso le beghe di cronaca rubano la scena alla ragione dei vincitori di allora, che fu una ragione larga, una ragione generosa. Per un momento di memoria vera bastano anche il fiore deposto, il gesto grato, lo scorcio di muro, la fotografia, il portone, la lapide, il cippo, la breve sosta silenziosa. Basta un minuto per sentire che oggi è il 25 Aprile.














muro, la fotografia, il portone, la lapide, il cippo, la breve sosta silenziosa. Basta un minuto per sentire che oggi è il 25 Aprile.

01/11/16

Sapienza perduta © Daniela Tuscano



Che fatica Sant'Ivo, per il suo autore ma anche per chi vi entra. È un ottovolante, un maroso, starei per dire un terremoto. Esito un attimo a scriverlo. Poi proseguo con decisione. 
Sant'Ivo è esattamente questo: interminato vortice, grido di marmo. Non vi entri, la penetri. E subito anneghi in tutto quel bianco, che non illumina ma acceca. Per capirlo, devi arrenderti. Dimenticare la razionalità. Assecondare quei flutti, le ingannevoli lesene, la preghiera inascoltata.
 Sei nel cuore di Francesco Borromini, nell'attimo precedente la sua disperazione, i tormenti d'elvetico smarrito nella Roma papale. Quando il cervello si svuota, e sei illuso di veder luci, voli d'angeli e spazi nimbici. 


Risposta logica non c'è. La vita è ricerca oscura, leopardiana. La sapienza, forse, risiede nella consapevolezza di questa fatica, d'un cammino apparentemente senza scopo, del cervello che all'improvviso parte, e non cogita più. Ma tu, sei. L'assioma cartesiano è un inganno. L'umanità non viene annullata. Anzi, in quel momento di sperdutezza, d'abbandono e bestemmia si erge più forte e prepotente che mai.
Ecco il messaggio di Sant'Ivo, chiesa eretta da un suicida, testamento eretico dell'uomo solo.
Ieri Sant'Ivo ha ondeggiato ancora. Lo spirito di Borromini è parso ridestarsi, terribile e vacuo come Efialte. Ma era brutalità, stupro. Sant'Ivo dal nome discreto, fiammingo, forense, ora è chiusa al pubblico. Le porte della conoscenza ci sono precluse. Non sarà che, nel frattempo, ne avevamo smarrite le chiavi?
Sant'Ivo velata agli occhi è l'estremo urlo. Una Commedia che si straccia, impedendoci di riflettere sulla vanitas. E ci accorgiamo, d'improvviso, che è troppo tardi, e non c'è più niente da fare.

© Daniela Tuscano

17/06/16

rispondo alle solite domande con questa canzone : d'amore e altre cose irreversibili dell'omonimo disco di Floriana Cangiani

ti potrebnbne interessare
 http://www.flo-official.com/ 



Ma  è possibile  che a  distanza  d'anni , 7\8  da  quando sono   qui su fb ,   che  il blog  è attivo ,  mi si chieda      ancora  di cosa  parla  e quali sono le  tematiche  che tratto  . Leggere    le faq o quando  meno  cercando  con i tag  cercare  le  parole  ; Faq  e  aggiornamento  faq   e leggere   i risultati. , non dico  tutti  , ma  almeno per  farsi una idea   è  cosi difficile  \  complicato  ? 
Ma  oggi   sarà l'effetto  di  questo disco  , il  primo    della  bravi.ssima e promettente   Floriana   Cangiani   in  arte  Flo     che  mi  fa  viaggiare  :  fra  sud   d'italia , andalusia  , paesi africani sul meditteraneo  ,.   che   mi rende  generoso  .  In  sintesi  , come   accenato  nel titolo di questo post  ,    ecco di cosa  di si parla  nel  blog








La  presentazione del cd  D’amore e di altre cose Irreversibili


  e  sotto la canzone  omonima



  Infatti   è un disco  molto bello ed  intenso  : <<   “Scrivo nelle lingue che conosco, ricordando i posti in cui ho vissuto, immaginando quelli in cui vorrei vivere, ispirandomi ai suoni di un grande sud immaginario, ma sempre attraverso i miei occhi e il mio sentire, augurando in ogni momento a me stessa che la canzone che ho scritto sia una partenza…”  >>  (   dal sito  ufficiale  della cantante )
La sua musica é l’ evocazione di un altrove, di un sud immenso ed immaginario; è la cronaca di città ed esistenze sospese nel tempo e nello spazio, in perfetto equilibrio tra pietà e disincanto. Il loro suono spregiudicato, ritmico e pulsante li ha condotti in tour in Italia e in Europa.
Dopo il suo esordio  , di cui  ho proposto qui  una   la canzone principale ,  del   2014  con Agualoca Records “D’amore e di altre cose irreversibili“: un’opera prima, successo di critica e pubblico ( http://www.bigtimeweb.it/news/93-flo/1845-flo–estratto-di-rassegna-stampa-del-disco-qdamore-e-di-altre-cose-irreversibiliq) in Italia e all’Estero.
Quest'anno  esce sempre con Agualoca Records “Il mese del rosario”: un disco,  che mi prometto di ascoltare   o regalare   ,  in cui  da  quello che  riporta  il suo  sito ufficile   trovate  sopra  all'inizio dell post  l'url   coesistono il calore dell’indulgenza, la rassicurante memoria delle storie raccontate e il gentile libertinaggio dell’animo umano.

02/01/16

Un Uomo Senza Braccia E L'amico Non Vedente Hanno Piantato Insieme Più Di 10 Mila Alberi ed altre storie



due storie curiose  che certamente  saranno  vecchie  ma  ed  alcuni portali \  siti magari  le  riciclano e  le riusano  , ma che  importanza  ha  alla   fine  ? .
 La prima di come l'unione di coloro che hanno un handicap possano creare un opera d'arte che è anche d'aiuto per i  normali " ( lo che non dovrei usare come mi suggerisce la lettura di -- regalatomi per natale -- del libro Mi girano le ruote di Angela Gambirasio , questo insulso termine e discriminatorio verso chi ha un handicap perchè fa delle distinzioni inappropriate fra chi è o lo è diventato dalla nascita e noi che non lo siamo , ma non ne trovo altri ed quindi che lo metto fra virgolette )


La storia di amicizia di Jia Haixia e Jia Wenqi ha davvero dell'incredibile. Hanno 53 anni, vivono in Cina e le loro vite si sono incrociate a causa delle disabilità che entrambi possiedono: Haixia è nato con una cataratta congenita che gli ha tolto la vista ad un occhio. La crudeltà della vita spesso non ha limiti, ed è rimasto completamente non vedente dopo aver subito un incidente sul lavoro all'altro occhio.Wenqi invece ha subito l'amputazione di entrambe le braccia a tre anni, in un tragico incidente.
Entrambi alla ricerca disperata di un lavoro a causa della loro situazione difficile, si sono incontrati nel 2000 e da quel giorno si aiutano a vicenda per esplorare il mondo.
La loro storia di amicizia incredibile non è tutta qui, perché i due hanno piantato oltre 10 mila alberi in dieci anni, in tutto il territorio cinese.


"Io sono le sue mani, lui è i miei occhi", afferma Haixia. "Siamo un'ottima squadra".

La coppia si incontrò nel 2001 quando entrambi erano alla ricerca disperata di un impiego, difficile da trovare a causa delle loro disabilità.
immagine: yzdsb.com

Non trovando un lavoro non si sono arresi e l'hanno inventato: hanno iniziato a piantare alberi.

Il loro non è solo un lavoro ma un impegno per la comunità: hanno affittato più di un ettaro di terreno e si sono messi al lavoro.

immagine: queqiaoba.com

Haixia e Wenqi si alzano ogni giorno alle 7 di mattina e iniziano ad interrare i fusti. Per arrivare al loro terreno devono attraversare un fiume. Wengi porta l'amico dall'altra parte, mentre lui lo guida con gli occhi.

immagine: epaper.yzdsb.com

Il guadagno non è grande, ma ormai sono spinti da un'idea molto più importante. Sono decisi a rimboscare la loro terra. Non potendo acquistare nuovi alberi, tagliano da quelli già grandi dei rami che poi interrano.

immagine: epaper.yzdsb.com

Quando bisogna arrampicarsi per tagliare i germogli, Wenqi dirige attentamente dal basso Haixia con i suoi occhi.


Il lavoro richiede molta fatica e pazienza perché i risultati non sono visibili nell'immediato. Ma veder crescere lentamente i piccoli alberi è già abbastanza per portare nelle loro menti un senso di pace.

"Ce la caviamo da soli", dice Wenqi. Nonostante il lavoro sia logorante, sono orgogliosi e felici della loro impresa.

immagine: epaper.yzdsb.com


Molte persone, dopo aver conosciuto la storia di Wenqi e Haixia hanno devoluto denaro ad un fondo creato per garantire ai due una casa e cibo. Sono stati raccolti anche dei soldi per poter operare Haixia, in modo da restituirgli parzialmente la vista. L'amicizia tra i due è meravigliosa così come la loro missione è senza dubbio esemplare. 



la seconda storia , sempre dallo stesso sito , riguarda   un   gatto  salvato  da  un cane durante  un alluvione  . Essa

21/10/15

Ulisse Bezzi: il contadino/fotografo Ravennate che a 90 anni conquista New York Da Matteo Rubboli - ott 17, 2015 su http://www.huffingtonpost.com e Miroslav Tichý artista fotografo e vagabondo








Ci sono favole che sembrano fatte apposta per essere lette. O essere scritte. Quella di Ulisse Bezzi è una di queste, e ci riporta in una realtà contadina che non esiste più, quella della Romagna degli anni ’50 e ’60. Il Bezzi (l’articolo determinativo prima del cognome in dialetto è obbligatorio) è un lavoratore agricolo come allora ce n’erano moltissimi, immerso nella nebbiosa campagna di San 
estratto dal video  documentario del 2006 di Alessio Fattori ed Enrico M. Belardi
riportato sotto  a  fine  post
Pietro in Vincoli, un paese fra Ravenna e Forlì dove l’evento più importante è la tombola di fine anno al Bar Sport. Dove lavorare d’estate sotto il sole significa essere costantemente immersi nel sudore, e dove d’inverno la neve colora la sconfinata pianura di un bianco pallido illuminato soltanto dai pochi raggi di sole che riescono a vincere la perenne cortina di nuvole e nebbia. Ma la straordinarietà, a volte, nasce proprio dove gli eventi della vita si ricordano in base ai decenni, tanto sono rari.Il Signor Bezzi ha una passione viscerale per la fotografia, in un periodo in cui per scattare delle foto bisognava comprare i rullini, e per vederle era necessario trasformare casa propria in un laboratorio di stampa. Le macchine fotografiche usate da Ulisse sono una Retinette Kodak 24X36 e una Rolleiflex 6X6, due pezzi che oggi affollano le bacheche degli appassionati di fotografia vintage. Alla fine delle lunghe giornate di lavoro o alla domenica passa parte del suo tempo ad immortalare quella realtà contadina in procinto di sparire, 


 quei volti di persone che ormai non esistono più, quelle rughe di fatica che oggi si vedono (quasi) soltanto sulle facce dei braccianti emigrati in Italia alla ricerca di fortuna. Ulisse documentava la campagna ma anche il porto di Ravenna, e realizza anche splendidi ritratti di vita dei propri conoscenti.





Gli amici lo convincono a spedire le immagini ad importanti rassegne nazionali ed internazionali, come quella di San Paolo nel quale risulta vincitore. Ha una carriera fotografica di un certo livello, ma come la sua ce ne sono molte, le sue fotografie rischiavano di finire dimenticate fra gli oceani del tempo e delle immagini. Poi, qualche settimana fa, alla soglia della rispettabile età di 90 anni, arriva la chiamata di Keith De Lellis, uno dei galleristi più famosi di New York e del mondo. L’imprenditore invita il fotografo/contadino a New York, ma Ulisse declina, pensa forse ad uno scherzo. Allora, con pervicacia, De Lellis si reca personalmente a San Pietro in Vincoli ed esamina le centinaia di scatti realizzati da Bezzi, acquistandone alcuni per una mostra sulle fotografie vintage in corso nella sua galleria in Madison Avenue.

Adesso, raggiunta la vera celebrità, c’è solo da sperare che quelle fotografie, conservate accuratamente in casa, trovino la via per essere ammirate dagli appassionati di tutto il mondo…

Sotto, un documentario del 2006 di Alessio Fattori ed Enrico M. Belardi :



Meglio tardi che mai !!!!!!!  queste  foto sarebbero  rimaste  nascoste     e difficilmente  se  non per    culo .. ehm  .... fortuna    sarebbero state riscoperte o  scoperte  dai più come  https://it.wikipedia.org/wiki/Vivian_Maier  di cui  ho  già  parlato qui    sul blog  da  qualche parte   e  per  cui vi rinvio   per chi volesse  saperne  di più   a  consultare  il link riportato  nelle  righe precedenti 









L'uomo che vedete nella foto in alto è Miroslav Tichý, nato il 20 novembre del 1926 a Kyjov ha studiato presso l'Accademia di Belle Arti di Praga. Durante il regime comunista era considerato un dissidente, dopo la fuga dalla polizia cecoslovacca iniziò a vivere come un vagabondo. Fu considerato folle e fino alla sua morte visse una vita di autosufficienza e di libertà dagli standard della società.
Tichý realizzò di nascosto dal 1960 al 1985 migliaia di foto di donne nella sua città natale di Kyjov, Repubblica Ceca, con macchine fotografiche costruite artigianalmente con tubi di cartone, lattine e altri materiali.



La maggior parte dei suoi soggetti non erano a conoscenza di essere fotografatipoiché non si rendevano conto che la parodia della macchina fotografica che portava con se era reale.


Le sue foto in soft-focus e gli scorci fugaci delle donne di Kyjov risultano oblique, macchiate e mal stampate; viziate dai limiti della sua attrezzatura primitiva e una serie di errori in fase di sviluppo deliberate voluti con lo scopo di aggiungere imperfezioni poetiche.
Dei suoi metodi Miroslav Tichý ha detto: "Prima di tutto è necessario avere una macchina fotografica scadente" e "Se vuoi essere famoso, è necessario fare qualcosa peggio di chiunque altro al mondo".
Le sue fotografie rimasero sconosciute fino al 2000, fino quando non venne scoperto da un critico d'arte, Harald Szeemann che gli organizzò una mostra alla Biennale di Arte Contemporanea di Siviglia nel 2004. Miroslav Tichý acquisì grande prestigio e le sue opere furono esposte a Madrid, Palma di Maiorca, Parigi e presso la prestigiosa galleria ICP di New York.
Morì il 12 aprile 2011 a Kyjov, Repubblica ceca.


Su youtube sono presenti due video degni di nota, il primo mostra le foto realizzate da Miroslav Tichý, mentre il secondo è un documentario in cui viene ripreso all'interno della sua abitazione e mentre è all'opera, purtroppo non è in italiano.

08/10/14

intervista a Valentina Loche che Ha deciso di raccontare i nove mesi di gravidanza in un blog






Incuriosito da questo breve ( almeno sula pagina facebook del giornale poi  sul cartaceo non  saprei  ) trafiletto dell'unione sarda 2 ottobre 2014





Valentina Loche vuole "condividere con il web questa esperienza in una sorta di diario in cui scrivo direttamente alla creatura che porto in grembo, e che io e mio marito chiamiamo millimetroemezzo". Da qui il nome del blog Millimetroemezzo.
foto presa dal blog di Valentina 

ho deciso che : essendo single ed essendo uomo e quindi poco adatto \ capace di descrivere l'emozioni e le sensazioni del lungo viaggio che è la gravidanza ormai giunta quasi al termine di  farlo raccontare tramite intervista  alla diretta interessata  ( chiedo scusa per il ritardo , visto che il  blog  è attivo  da  8 mesi  ma ho scoperto solo ora questo toccante e sensibili blog femminile ) tramite una intervista con la diretta interessata anche se mediata ( ma è comprensibile visto le difficoltà che hanno le donne in gravidanza ) dalla gentilissima e disponibile , che sentitamente ringrazio, Eleonora Casula (ww.webjournalist.eu la sua " madrina web " 



Come mai tale scelta di tenere <> ( tua breve dichiarazione all'unione sarda) ?
Il web è pieno di informazioni tecniche sulla gravidanza, di consigli su cosa è meglio fare o non fare. Li leggi ma poi ti accorgi che ogni gravidanza è soggettiva. Io nella mia soggettività ho deciso di raccontarla dal punto di vista emozionale ed educativo. Sono una fan dell’educazione alle emozioni, non ho saputo resistere!
Come hanno preso le tue due famiglie e il tuo lui questa tua decisione?
I nonni di Millimetroemezzo sono ben felici di leggere questo diario. Mio marito Gianni mi ha assecondato fin dalle prime righe e mi ha seguito in questa avventura in tutto e per tutto.
Una lineetta che ti cambia la vita
Poi a un certo punto una piccola lineetta cambia la tua vita, i tuoi progetti, la tua prospettiva, il tuo modo di vedere le cose.
Una lineetta che segna una probabile gravidanza, una nuova vita che cresce dentro di te.
Un lineetta che segna l'inizio della splendida danza della natura.
E allora capisci che la vita è davvero magica, che la natura è straordinaria e ha deciso di farti questo splendido regalo che è quello di dare la vita.
Fin dal primo momento vivi in una dimensione sognante, immagini questo piccolo esserino di un Millimetroemezzo che nasce e cresce dentro di te, un Millimetroemezzo che dipende esclusivamente da te, un Millimetroemezzo che ti emoziona al solo pensiero di stringerlo tra le tue braccia.
Piano piano scopri tutta la gioia che può dare questa piccola creatura anche al solo annuncio del suo arrivo. Ti sbizzarrisci sul come dirlo, all’inizio con un po’ di difficoltà nel trovare le parole giuste e poi con un semplice “sono in dolce attesa” con un bel sorriso che t’illumina il viso. Ti danno gli auguri, ti abbracciano, si prendono cura di te in un modo incredibile, ti viziano.
E nel frattempo il pancino cresce, lo ammiri con orgoglio e felicità e lo accarezzi giorno dopo giorno. Provi un turbinio di emozioni, gli ormoni diventano ballerini e inizi ad abituarti a questa nuova vita che presto arriverà.
E allora succede che hai voglia di raccontare ciò che hai dentro, ciò che provi, ciò che immagini. Sai che non tutti potrebbero capire, è un’esperienza unica. Però allo stesso tempo hai voglia di gridare al mondo la tua felicità e di raccontare questa splendida avventura che è la danza della natura.
Io l’ho fatto: http://millimetroemezzo.blogspot.it/
E ogni giorno danzo con felicità:-)
Come ci si sente ad essere arrivati alla fine del viaggio della maternità\gravidanza ed ad iniziare quello genitoriale?
E’ una sensazione sempre più strana. Il momento di diventare mamma ormai si avvicina e lo vivo con serenità e curiosità. Zero paura del parto e tanta voglia di vedere come sarà la creatura e di tenerla tra le braccia. Credo che sarà una sensazione unica.
Come mai il nome Millimetroemezzo?
Quando io e Gianni abbiamo scoperto di aspettare un bambino l’embrione misurava un millimetroemezzo (la natura è veramente fantastica!). Da lì Gianni ha iniziato a chiamarlo così, a me è piaciuto subito, ridevo ogni volta che lo nominavamo. Quindi il nome del blog mi è venuto spontaneo.
Dagli esami fatti è un lui o una lei? 
Ahi ahi ahi… quindi non hai letto il blog? Dai ti do’ un aiutino per trovare il post giusto http://goo.gl/Mu0v7r
Oppure avete deciso di non volerlo sapere fino all'ultimo e lasciare che sia la natura a fare il suo corso?
No no, lo volevamo sapere fin da subito, poi la natura fa comunque il suo corso.
Il tuo blog finirà con la nascita della tua creatura o continuerà anche dopo?
Continuerà anche dopo, ho ancora un sacco di cose da comunicare, insegnarle e trasmetterle.
Ora dopo le domande sul tuo blog vorrei chiederti e togliermi alcune curiosità che mi sono venute leggendo i tuoi post manifesto.
Si vede che sei una pro life ed antiabortista, confermi o smentisci? Se dovesse essere confermata la prima cosa ne pensi dell'aborto?
Io sono per la vita, ma sono anche per il non giudizio. Ciascuno decide per sé e per la creatura che porta in grembo. Non si può giudicare senza trovarsi nella stessa identica situazione in quel preciso momento della vita con lo stesso contorno e con le stesse relazioni. Puntare il dito è facilissimo, scegliere non lo è per niente e talvolta si sceglie anche con sofferenza. Nessuno può mai sapere cosa prova una donna dentro di sé, nessuno.
Che ne pensi di ciò?



Avere un figlio è una grossa responsabilità e credo che al giorno d’oggi si possa scegliere il momento giusto per averlo. Sta a noi adulti informare, comunicare e educare i bambini e i ragazzi affinché possano diventare genitori nel momento in cui sono in grado di ricoprire questo ruolo. Non giudico questi ragazzi, ne i loro genitori. In questa società siamo tutti responsabili di tutti.

19/07/14

Orfani 10 - "Cuori sull'abisso". i nodi vengono al pettine ? occhio SPOILLER

 ti potrebbero interessare    i miei precedenti articoli su  orfani  ( ho messo l'url   search  , perchè non avevo voglio di stare a copiare i  vari   indirizzi degli articoli  ) 


Si   è   ormai  arrivati  a - 2  numeri dalla  prima serie  di Orfani   un fumetto  in cui  :   Rimpianto. Solitudine. Rabbia. Morte. Sono i demoni con i quali i protagonisti  devono convivere e combattere. Una lotta interiore che non possono vincere, che li spinge al limite, al punto di non ritorno. Inquietudini che si riflettono nelle dinamiche interne di un gruppo in procinto di sgretolarsi. I rancori del passato e gli ideali del presente convergono in uno scontro fratricida che ottenebra il confine tra eroe ed antieroe. Era  da i tempi , almeno mi sembra  di  ricordare ,  di Mister No e  di Ken parker  che  non notavo   cose  simili
In pratica  confermo   quanto dico direttamente  ed  indirettamente    nei miei precedenti post  (  vedere url   sopra  )  su tale serie  
Di tale  serie  :  << Si è detto tutto e il contrario di tutto a proposito di Orfani, la serie di fantascienza Roberto Recchioni, ideata graficamente da Emiliano Mammucari e giunta a due numeri dal termine della prima stagione. Prodotta con il più alto budget mai stanziato per una serie a fumetti e realizzata interamente a colori, caso unico nella storia della casa editrice, la testata è pensata come prodotto non convenzionale per i canoni bonelliani ed ha come target di riferimento i teenagers ricorrendo ad una narrazione asciutta ed essenziale, resa ancor più sintetica dalla suddivisione di ogni albo in due linee temporali, passato e presente, costellate da masicce dosi di action ed efficaci colpi di scena.
della Bonelli scritta da   Recchioni, prolifico sceneggiatore romano, attualmente in forza alla Bonelli anche come direttore editoriale di Dylan Dog, ha sempre prediletto la forma al contenuto. Meglio ancora, affinando col tempo le sue qualità di metanarratore, ha fatto sì che la forma diventasse il contenuto stesso delle sue storie. I personaggi risultano quindi concettuali, con una caratterizzazione ridotta all'osso ma sempre ficcante e ragionata.
Mescolando suggestioni estetiche da svariate opere di fantascienza care allo sceneggiatore, siano esse letterarie, fumettistiche, cinematografiche o videoludiche, la concezione grafica di Mammucari, che ha fatto da guida a tutti i disegnatori della serie, è fortemente stilizzata mentre il colore funge da mezzo espressivo fornendo maggior profondità e coinvolgimento emotivo per il lettore.
Inizialmente la serie si è tirata addosso parecchie critiche per la raffigurazione stereotipata dei protagonisti e per una trama che sembrava fin troppo banale: soldati del futuro diretti su un pianeta alieno per sconfiggere gli ostili indigeni che hanno attaccato e distrutto quasi del tutto la Terra. Gli autori avevano però messo in guardia i lettori: niente è come sembra. Con le terribili verità rivelate nel giro di pochi numeri, infatti, è emersa la vera natura del racconto. Un’opera cinica, nichilista e anti epica che non lascia spazio alla speranza. >> (...... continua    qui  su  mangaforever.net     ) Ora  di  solito  , come  si  evidenzia  anche  dall'incipit iniziale   , in particolare  di questo numero  ,

IL  rimpianto 
La  solitudine
la rabbia 
la morte 
ogni giorno  guardiamo
in faccia i nostri demoni
e li combattiamo
Guerrieri in lotta  , 
sul ciglio dell'abisso
E'  quello che siamo

( incipit  Orfani N°10  ) 

se uno usa l'intuito \ sesto senso    a   pochi numeri dalla  fine si può  fare  un bilancio ed immaginarsi, salvo colpi  di scena   per  i motivi detti precedentemente, come andrà a  finire   . 
Ma anch'io  come Daniele Barbiero  in un commento  sulla  pagina facebook  ufficiale  di Orfani  << Aggiungo una cosa che c'entra relativamente: mi gingillo con l'idea che potreste fare QUATTRO stagioni, una per ogni archetipo narrativo / sezione del Viaggio dell'Eroe - Orfani, Vagabondi, Guerrieri e Martiri.
Ma in un certo senso, già la prima stagione copre tutto lo sviluppo dei personaggi attraverso i quattro archetipi, quindi non so come si potrebbe - con gli stessi personaggi - portare l'arco narrativo di ognuno ancora più in là.Ovviamente, non è detto che ritroviamo gli stessi personaggi nelle prossime stagioni   >>
 sempre  da www.fumettologica.it/galleria
Infatti   ha  ragione Il blog di Barbara Baraldi Scritture Barbariche    quando  dice  : <<   la sensazione di qualcosa che doveva arrivare ma che ancora si faceva attendere. Come una lunga serie di antipasti, come dei preliminari prolungati. Ma dovevo sapere che Recchioni conosce l’arte dei samurai e si muove come tale. Silenziosamente, con circospezione e seminando trappole sotto forma di indizi, ci ha portati al numero 7 di Orfani dove arrivi a fine volume ed ecco che compare in tutta la sua magnificenza, il castello di carte.
Un castello di carte affascinante e terribile, con tanto di ponte levatoio, e ora vuoi solo entrarci e scoprire cosa nasconde.(...)   Dentro ci trovi tutto quello che stavi cercando: il dilemma interiore dei protagonisti si trasforma in una scelta ineluttabile, c’è forte il tema dell’onore, e la differenza tra essere un soldato e un guerriero.E poi, qual è la cosa giusta da fare? Me lo sono chiesta insieme a Boyscout. L’eterno conflitto tra il bene e il male assume connotazioni nichiliste, perché il bene non esiste più; il bene era già stato annientato dal cataclisma che ha distrutto la terra. Qui la lotta è tra il male e un male peggiore, tra coscienza e volontà. Il tema del tradimento è insinuante e arrivata all’ultima pagina mi sono ritrovata nello stato d’animo di chi vorrebbe sapere, febbrilmente, cosa succederà dopo  >> http://scritturebarbariche.wordpress.com/2014/05/07/orfani-8-i-mastini-della-guerra/                                    
La copertina di questo numero, come le altre , ha creato in molti disorientamento ( ma s'intuiva , almeno per me , fin dalla prima copertina e forse anche dalla presentazione della serie che sarebbero successe cose del genere ) :


Infatti  le  cortine   di tale serie   oltre ad essere dei veri e propri capolavori   ed  una  sintesi  della storia in se  , lasciano  spazio :  alla fantasia , all'intuizione , insomma  alla libertà  di viaggiare     connla mente   e  fare  dei voli pindarici  .
 Mi spiace quasi che ci sia una seconda stagione (che probabilmente piglierò lo stesso almeno il primo numero per vedere com'è visto che il silenzio di Recchioni alle mie domande \ intervista mandatagli tempo fa non ha risposto , sopratutto la  3  domanda    ( vedere  sotto )     su   come convincerebbe   i lettori a comprarsi anche la 2 serie >>

Giuseppe Scano08/06/2014 9.10Giuseppe Scano
mi farebbe piacere intervistarti per il mio blog [ http://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com  ] in virtù della 2 serie di orfani . se ti va eccoti le domande  : 

1) soddisfati del successo clamoroso di orfani avvenuto senza dover ricorre ai trucchetti ( polemiche create ad hoc , comparsate in fiction tv , ecc ) di lady mafia ?       2) cosa distinguerà le altre 2 serie ( 3 se la 4 dovesse trovare conferma ) dalla prima serie ?                                                                                                                                     3 ) Se dovessi convincere qualcuno\a che decide dopo il primo numero della seconda serie a continuare fino alla fine del " progetto " della serie orfani ? 4) Per evitare che l'ottimo potenziale : disegni , sceneggiature , soggetti , ecc espresso da orfani  vada disperso o quanto meno rimanga inutilizzato dopo la fine della saga , che ne pensate di proporre ai vertici della Bonelli , immetterlo in Natan Never ?
perché una storia così si meriterebbe un finale potente ( come credo che  avverrà   visto il continui susseguirsi  ed  alternarsi colpi di scena   difficilmente  \ raramente  prevedibili  da  non esperti del genere  di fantascienza   )  e definitivo. Ma mi par di capire, dalle anticipazioni fin qui circolate e dello
svolgersi , il cosiddetto piano .B della dottoressa Juric ,che ci sarà qualche sorpresa che creerà un continuo fra la 1 e le altre due serie . erano anni che non leggevo cose cosi avvincenti . se il buon giorno si vede dal mattino . non vedo l'ora che arrivi il controllo completo di recchioni a Dylan Dog
Concludendo  un  numero  stupendo   sotto  tutti  gli aspetti ( copertina , disegni , storia , ecc  )   , anche  se  con qualche rammarico   dei fans    di  Sam  \   per  ......  meglio non spoiliare  troppo  Smiley  visto  che il n  10    è appena  uscito   nelle edicole ,  come  testimonia   questo post   sulla pagina Fb   della serie    .Nella spasmodica e  ansiosa   degli ultimi 2  episodi della  I  serie  ( trovate  a destra  una  foto   del retro copertina   fatta  con il mio  cellulare    del prossimo numero in uscita   ) e  il  primo  della   seconda e  poi  deciderò il da  farsi  visti i tempi in c'è scarsità  di  €  . Non so  più  altro di dire  se  non buona lettura

P.s ci  rivedremo alla  fine della  prima serie 

09/07/14

l'attrezzatura fotografica di Molhem Barakat dopo la sua morte.

 A mia nipote  (  e  ai figli \e  dei miei amici e conoscenti  ) acquisita  figlia  di mio cugino  ,   che a  6  anni  sa'  già come  fotografare  con il cellulare   dedico  questo   post  di  
https://www.facebook.com/CameraServiceItalia
perchè Purtroppo queste immagini raccontano del fatto che le fotografie non riportano solo felici emozioni.... Talvolta anche tristissime realtà di guerra, e nello specifico anche la fine di un grande narratore...
Questa è l'attrezzatura fotografica di Molhem Barakat dopo la sua morte.



A 17 anni il fotografo Molhem Barakat lavora come freelance per Reuters. Molhem è stato ucciso ad Aleppo, in Siria, mentre documentava la guerra civile tra le forze di ribellione ed i lealisti del governo il 20 dicembre 2013. Barakat è morto nell'ospedale Kindi, Aleppo. Egli documentava una guerra civile nella quale, propri per la mancanza di misure di sicurezza e protezione per i media, sono stati impiegati pochissimi reporter professionisti.

  fra i tanti commenti  che trovate  chi  ha  fb   qui   il più interessante   che poi   è la  summa  di come  dev'essere la fotografia  è  questo   di Yeshua Quitar  : << La fotografia è anche questo, anzi soprattutto questo e non foto ai gattini o alle modelle. Anche il più grande fotografo di tutti i tempi è morto così, sul campo. >>

08/06/14

chi lo ha detto che gli invalidi non posso creare ? senza mani e suona il pianoforte . la disabilità NON E' UN MONDO A PARTE, MA UNA PARTE DEL MONDO!.....



 datemi pure  della mammoletta   del piagnone , ecc  . Ma  falso o  vero che sia  questo video  , io  non riesco  a  non  piangere   e a  commuovermi   oltre  che  a  trovare   una motivazione  ad  andare  avanti  nella  vita.
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Infatti  : << Quando vediamo una difficoltà nella vita magari ci arrendiamo subito, non è il caso di questo ragazzo che nonostante la disabilità suona meravigliosamente il pianoforte! Grande!! >>(  dall'introduzione del  video  sopra  riportato di  www.situazionivirali.com )



Infatti  ancheconi piedi  si  può fare     la maggior  parte  delle    cose . video preso    da  facebook  

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18/02/14

anche il cibo ha dele storie da raccontarci ed una di queste è quella di Oscar Farinetti

vere  o false   che sia  le accuse   che gli vengono rivolte  da ilfattoquotidiano  o dal ilgiornale   ( vedere  qui)Egli a  differenza  di altri   imprenditori  pessimisti  o  arraffoni in fuga  dall'Italia  ha  avuto  coraggio   con  Eataly di investire in eccellenza .

da l'unione  sarda  Edizione di lunedì 17 febbraio 2014 - Politica Italiana (Pagina 8)
Giuseppe Deiana
Fino al 2003 vendeva frigoriferi, lavatrici e televisori. Poi ha ceduto la catena Unieuro (con lauta plusvalenza) alla britannica Dixons Retail e ha deciso di dare sfogo alle sue passioni: terra, vino, prodotti agroalimentari e tutto ciò che riguarda il made in Italy a tavola. Oscar Farinetti, 60 anni il prossimo 24 settembre, imprenditore di successo e
grande amico di Renzi (anche se ha rifiutato il ministero dell'Agricoltura), ha messo insieme un impero che conta dieci sedi tra Italia, Stati Uniti e Giappone e che nel 2017 potrebbe essere quotato in Borsa. L'obiettivo? «Raccontare ciò che mangiamo».
Il suo ultimo libro, “Storie di coraggio”, è dedicato al mondo del vino: è passione o business?
«Devono esserci entrambi. Il business non si può fare senza passione e senza emozione e allo stesso tempo, la passione da sola non va. In Italia abbiamo mille vitigni autoctoni, siamo il secondo produttore di vini al mondo, un mercato che vale 60 miliardi. La Francia ne fa 21, noi appena dieci con lo stesso numero di ettolitri».
Lei ha oggi otto cantine, tra cui quella storica di Fontanafredda, fondata da Vittorio Emanuele II.
«Sono stato fortunato nella mia vita, non avevo terreni in eredità e li ho acquistati. Ma suggerisco a tutti, anche i piccoli produttori, di ripartire dai terreni, magari da un ettaro di vigneto, sviluppandolo pian piano. Ci sono zone, come le Langhe, dove la terra è carissima, ma in tanti altri posti, compresa la Sardegna, non è così».
Perché raccontare il coraggio attraverso il vino?
«Ho usato la categoria del vino, potevo usarne molte altre, per raccontare che si può fare. Certo, c'è differenza tra Walter Massa, che è riuscito a sfondare in una povera zona del tortonese, partendo da un vitigno autoctono, e Piero Antinori, erede di 26 generazioni di produttori. Anche lui, però, ha mostrato coraggio. Si deve credere in quello che si fa e ho fiducia nei giovani. Può darsi che questo periodo di crisi faccia venire la voglia di tornare on land , alla terra madre».
Lei però non narra e basta, vende il cibo su larga scala.
«Niente si vende se non viene narrato, non ha valore aggiunto. E i francesi sono più bravi di noi. Pensi ad esempio allo champagne: non c'è ricorrenza nella quale non lo si evochi. Ecco, perché il prezzo medio è molto più alto dei nostri spumanti. Cerco di spiegare con Eataly che il nostro cibo non veniva narrato: non esiste solo la mela, ma 200 tipi e bisogna spiegare come è coltivata, come viene raccolta. Con il progetto “Vino libero” raccontiamo cosa c'è dietro il semplice bicchiere».
Quali prodotti sardi apprezza?
«Sui vini la Sardegna ha fatto progressi enormi. L'Isola ha la maggiore area coltivabile non utilizzata e quindi si può lavorare sui terreni e sui vitigni autoctoni. La Sardegna merita di essere narrata per i suoi vini, i formaggi e anche i salumi. Ho assaggiato alcuni prosciutti sardi e non hanno niente da invidiare alle eccellenze».
Quale prodotto sardo vorrebbe avere all'interno di Eataly?
«Vini ne abbiamo tanti, per esempio quelli di Gavino Sanna, che con Mesa ha fatto un grande investimento nell'Isola. Comunque possiamo migliorare. Abbiamo il pecorino che è una vera eccellenza. E la fregola è un piatto straordinario che si presta a essere cucinata in mille modi. Abbiamo iniziato a farla nei nostri ristoranti. A volte arriva un bel prosciutto sardo, ma dobbiamo dare un po' di più all'Isola. E poi c'è una tradizione enogastronomica d'eccellenza, a partire dal porceddu».
Piatti che suscitano emozioni?
«Direi proprio di sì. Ci sono perle rare che vanno raccontate. La vostra è una regione che “suona” bene nel mondo, è conosciuta e ha fama internazionale. Dovete partire da lì per sfruttare la maggiori potenzialità di espansione rispetto ad altre regioni coltivate più intensamente. È importante che non passi l'idea che nella vostra isola si possano coltivare i terreni per produrre biocarburanti».
Crede ci sia questo rischio?
«Ho paura di sì e credo debba partire da voi sardi un movimento culturale di riscossa, cercando un leader che porti sviluppo».
Un movimento che pensi locale e agisca globale, è il suo motto.
«Proprio così, è il contrario di quello che ci hanno insegnato nelle scuole di marketing: narrare la biodiversità ed essere padroni delle tradizioni locali, per poi venderle nel mondo».
Che scopo ha il suo elogio dell'imperfezione.
«È una forma di realismo: siamo imperfetti. Bisogna cercare di arrivare vicino alla perfezione, ma anche essere pronti a scendere a compromessi per fare. In Italia c'è una sproporzione enorme tra ciò che si dice e ciò che si fa. E se continuiamo ad agire come nell'ultimo ventennio, non combiniamo niente, invece bisogna accettare l'imperfezione e i compromessi».
È una condanna della vecchia classe politica?
«Esatto. Mi piace Renzi perché si pone degli obiettivi, non è polemico, gestisce la sproporzione tra il dire e il fare. E io sono per le persone che fanno, c'è gente che non combina niente da 30 e continua a stare in Parlamento».
È diventato grillino?
«La mia non è una visione grillina. C'è un confine: dopo la protesta, bisogna partire e fare le robe, accettare compromessi, mentre i grillini si fermano alla protesta. L'Italia oggi usa tanto tempo per lamentarsi e poco per costruire».
Però lei viene mal visto da una certa sinistra, per esempio perché non difende l'articolo 18.
«Questo è l'ultimo dei problemi, una cavolata. Bisogna cambiare un po' di cose e lo ha detto anche la sinistra. I posti di lavoro si ottengono con progetti e nuovi servizi, mica con l'articolo 18».
Ultima domanda: lei viene accusato da alcuni giornali di assumere precari, pagati 800 euro al mese.
«Guardi, quelli sono quotidiani scandalistici. Non è vero. Non ho mai querelato nessuno, vorrei continuare su questa linea, ma le ribadisco che non è vero e non rappresenta la stampa chi scrive falsità per vendere. Per cui a questo non rispondo».

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