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06/01/15

PORTOSCUSO: DA ''GLOBETROTTER'' AD ABUSIVO IN ''VILLA TUGURIO''

da  videolina del 4\1\2015 

Portoscuso un uomo di 64 anni vive da quasi tre anni in una sorta di tugurio in attesa di risposte dal comune per una casa dignitosa. Il servizio è di Luca Gentile. L intervistato è: PIERPAOLO SEDDA

video

22/09/13

Via da classe con autistico, Carrozza: "Non è la soluzione". Scoppia caso nel Napoletano

il razzismo   non  è  solo  contro  gli extra  comunitari   come i precedenti  casi 

di mostra   questo caso qui    sotto  . Appena  tornato  da una  gita  fuoriporta    con i miei apro  il portale  di tiscali.it  è leggo questa  news  


Via da classe con autistico, Carrozza: "Non è la soluzione". Scoppia caso nel Napoletano







Numerosi genitori degli alunni di una scuola elementare di Mugnano (Napoli) hanno trasferito i loro figli in altri istituti per la presenza di un bimbo autistico in classe. La dirigente dell'istituto 'Gennaro Sequino' si era opposta alla richiesta di trasferimento in altre sezioni e i genitori hanno reagito portando via i figli. Della vicenda riferisce Il Mattino. Al momento sono sei gli alunni, su un totale di 20, che hanno lasciato per non avere come compagno di banco il ragazzo.
Quel bimbo autistico in classe insieme con i loro figli non lo vogliono. Chiedono il cambio di sezione ma la preside si oppone. Allora ottengono il nulla osta per il trasferimento in un altro istituto. Accade a Mugnano (Napoli) dove già sei ragazzi su 20 della scuola elementare 'Sequino' sono andati via. La vicenda scatena polemiche mentre il direttore scolastico regionale acquisisce la relazione della dirigente dell'istituto e si dice pronto a inviare altri docenti di sostegno se servirà a riportare la situazione alla normalità. 
Il ministro Carrozza - E il ministro dell'istruzione si dice solidale con la famiglia dell'alunno e con il dirigente scolastico ''con il quale - precisa - ho un appuntamento telefonico domani per approfondimenti''. ''Vogliamo capire meglio quello che è accaduto - ha aggiunto - ma la soluzione non può essere quella di cambiare sezione perché c'è in classe uno studente disabile. Questi sono episodi spiacevoli sui quali servirebbe anche un serio dibattito pubblico perché certi comportamenti danneggiano gli italiani e la scuola tutta''.
Il bambino disabile al centro della vicenda ha sei anni - Con alcuni dei ragazzi che avrebbero dovuto frequentare la stessa classe aveva già condiviso gli anni della materna. Alcuni genitori chiedono alla dirigente, Maria Loreta Chieffo, di trasferire i loro figli in altre sezioni. Lei si oppone, non ne vede i motivi. I genitori non demordono, chiedono e ottengono - dalla stessa dirigente, che in questo caso non si può opporre - il nulla osta per andare via. Ci tengono a sottolineare che non si tratta di alcuna forma di discriminazione. Sono solo preoccupati, dicono, per le ripercussioni sotto il profilo didattico e la impossibilità di portare avanti alcuni programmi per effetto della presenza di uno studente con problemi. E c'è chi aggiunge le critiche, circolate via web, sono ingiustificate.
Il direttore scolastico regionale - Diego Bouchè, ha acquisito la relazione sulla vicenda preparata dalla preside. La linea è precisa: ''la scuola è integrazione, è vivere tutti insieme e bene ha fatto la dirigente scolastica a non acconsentire al trasferimento in altre sezioni degli alunni''. Dal punto di vista pratico si dice ''disponibile ad autorizzare altri docenti di sostegno se me ne verrà documentata la necessità, sempre nell'ottica di venire incontro alle esigenze della scuola''. In campo scende l'associazione 'Tutti a scuola', particolarmente battagliera sul fronte dell'integrazione dei disabili e che nei giorni scorsi ha sollecitato l'intervento delle istituzioni incontrando, in piazza Montecitorio, il presidente della Camera, Laura Boldrini. Il pensiero in questo momento è alla famiglia del ragazzo autistico che sta provando una ''grande sofferenza''.
L'appello - Ma Toni Nocchetti, promotore dell'associazione, si rivolge anche ai genitori degli alunni andati via. ''Non sanno di avere in classe qualcuno che è una risorsa per i loro ragazzi. Io, che non ho figli disabili, so quanto possano arricchirsi dal fatto di non essere soli''. Interrogativi anche sulla preparazione della scuola stessa di fronte a questi problemi: ''L'ingresso di quel ragazzo era stato preparato come sarebbe dovuto essere? Si è fatta una riunione per far incontrare i genitori e chiarire tutto?''.
22 settembre 2013



l'unico commento che mi viene in mente è questo , che ho scritto condividendo al news sulla mia bacheca di facebook : Ma che razza d'educazione dai a tuo figlio facendo tale imbeccillità ? almeno se non ne puoi fare a meno , inventa scuse meno banali e più plausibili . Oppure se hai ..... il coraggio la veriità . stronzo\i

24/02/13

una storia d'altri tempi prima del motore baby clochard, in fuga per vivere il loro amore


La  storia    che  vi apprestate  a leggere  , cari amici e comnpagnidiviaggio  è tratta  da la nuova sardegna online del 24\2\2013  mi fa    rivenire  alla mente  questa   canzone   di un poeta  italiano  tratta   da  uno dei suoi  dischi più  belli  Lindbergh (Lettere da sopra la pioggia) (1992), Epic/Sony Music Entertainment.







Ah, se potessi raccontare
tutto quello che vedo e sento
dall'orizzonte di questo cielo
che picchia giù nel mare
in questa notte cieca di luna
e te
se stai ad ascoltare.

Maria e Manuel, baby clochard in fuga per amore

La storia di due ragazzi del Nuorese di 18 e 26 anni che dormono per strada in Veneto: «Nessuno ci aiuta, i vigili ci hanno multato»



SASSARI. Cinque euro in tasca, due pezzi di pizza già digeriti nello stomaco, l’aria gelida che taglia la faccia. Alle 19 della sera, mentre piove a dirotto, Manuel e Maria stanno sotto i portici nel centro storico di Portogruaro: in piedi, perché se si sedessero potrebbero beccarsi un’altra multa, come un mese fa. Il pensiero corre già alla notte, bisogna trovare un posto dove dormire e non deve essere troppo freddo, perché le coperte nascoste sotto una siepe sono zuppe d’acqua.

La nuova vita di Manuel e Maria è iniziata cinque mesi fa, quando hanno lasciato la Sardegna. La loro è la storia di un amore giovane ma forte, un amore contrastato dalle famiglie: «I nostri genitori non vogliono che stiamo insieme. Per questo siamo stati obbligati ad andare via, non avevamo altra scelta», dice Manuel.Si sono conosciuti a Oliena, dove Maria viveva insieme al padre a casa della nonna. Era rientrata da poco dalla Toscana, dove stava con la mamma e il fratello più piccolo. Anche Manuel era tornato solo da qualche mese a Nuoro: sino ad allora aveva vissuto a Vicenza, con alcuni parenti della madre. A Nuoro Manuel aveva scelto la vita di campagna: pastore, ogni giorno sveglia all'alba  tanta fatica ma «più divertente che lavorare in città», nel negozio del padre. Quando hanno detto alle rispettive famiglie di essersi fidanzati, è iniziato il dramma. Vecchi rancori, storie di inimicizia che i due ragazzi neanche conoscono, ma sufficienti per fare dire al padre di Manuel: «Tu con quella non puoi stare». Stessa reazione a Oliena, a casa di Maria, dove pure i due hanno vissuto per qualche giorno. Ma il clima era terribile, e la decisione è stata quasi immediata: «Partiamo, andiamo lontano».Il primo a salire sulla nave è stato Manuel. Una settimana dopo Maria l’ha raggiunto in Toscana, vicino a Grosseto. E all’inizio le cose non andavano malissimo: «Facevo qualche lavoretto, manovale, lavapiatti o qualunque altra cosa – dice Manuel –, avevamo una stanza, almeno dormivano al caldo». Poi più nulla. A gennaio di nuovo in viaggio, verso il Nord. «A Portogruaro – racconta Maria – perché Manuel conosce la zona e ha già lavorato nelle località turistiche della costa». Ma ancora è presto, gli hotel sono chiusi, il turismo è ancora in letargo. A Portogruaro Manuel e Maria hanno incontrato un clima freddo, «quasi ostile, qui nessuno ci dà una mano, sembra che diamo fastidio anche se non facciamo nulla di male». Porte chiuse, nessun lavoro, neppure un sorriso di comprensione. E sono rarissimi i gesti di generosità «quando chiediamo qualcosa da mangiare o un aiuto per non dormire al freddo», dice Maria. Lei ha una caviglia dolorante e la bronchite cronica. Ha fame e freddo, ma guarda avanti. Indietro non si torna: la Sardegna è lontana, con le famiglie i contatti sono quasi inesistenti, «forse mio padre l’ho sentito 20 giorni fa, e mia madre non può aiutarci perché abita in una casa piccola e per noi non c’è spazio». Il presente è un’incertezza, «perché non sappiamo mai se troveremo qualcosa da mangiare e dormiamo per terra con gli occhi aperti». Il futuro è un’incognita che fa paura, anche se per stare bene basterebbe veramente pochissimo. Qualche soldo in tasca, un letto morbido e una minestra calda. Manuel e Maria alla vita non chiedono altro .Infatti sempre  secondo  il  giornale  

Sono giovani e si trovano già in mezzo a una strada. Dormono all'aperto, sotto la neve, rischiando di morire per assideramento, in questi giorni di freddo pungente. Infagottati nei loro sacchi a pelo, credevano di non dare fastidio a nessuno, invece sono stati multati per "occupazione di suolo pubblico”, e accompagnati al comando della polizia locale. Dovrebbero sborsare 240 euro, ma loro non hanno i soldi neppure per mangiare.Si chiamano Maria Puddu e Manuel Melis, hanno 18 e 26 anni. Sono sardi: lei è nata a Nuoro e le sue origini sono di Orgosolo, ma ha vissuto per molti anni in Toscana; Manuel è nato a Vicenza ma è nuorese. Sono arrivati a Portogruaro, al confine tra il Veneto e il Friuli, poco più di un mese fa. Nella cittadina di 25mila abitanti in provincia di Venezia, ai clochard non sono tanti abituati. Per questo Maria e Manuel vengono guardati con una certa curiosità. I due si difendono dal freddo con sciarpe, cappelli e maglioni pesanti. Chiedono un lavoro, qualsiasi lavoro, per trovare una sistemazione e andare avanti. La vita li ha sbattuti in mezzo a una strada. Per loro andare avanti non è facile, e ogni ora della notte e del giorno può riservare cattive sorprese. Possono permettersi di consumare un caffè al giorno: «Lo prendiamo lungo, così facciamo metà per uno – racconta Manuel Melis –, ci laviamo nei bagni dei bar. Prima va lei, poi vado io. Qualcuno ci regala dei biscotti per mangiare. Ma patiamo la fame». E devono fare i conti anche con l’indifferenza, la mancanza di sensibilità da parte delle persone alle quali, invano, hanno chiesto aiuto. «A volte ci trattano malissimo. Siamo andati alla Caritas, ma non abbiamo avuto risposte. Dal Comune ci hanno cacciato. Dormiamo in Galleria dei Portici (centro storico ndr) ma due persone ci hanno detto di recente che diamo fastidio e che lì non possiamo stare».Lì sono stati multati, per avere dormito per terra tra i portoni di due case. Il comandante della polizia locale Roberto Colussi dice che Maria e Manuel «non collaborano con noi e con la comunità, lasciano sporcizia e per questo gli agenti sono tenuti a intervenire». Ma fa discutere il provvedimento della multa nei confronti di due clochard, di due ragazzi in così evidente difficoltà: non hanno i soldi per un panino, impensabile che possano sborsare 240 euro per pagare la sanzione. Qualche giorno fa Maria e Manuel raccontano di essere stati cacciati dalla sala d’aspetto della stazione ferroviaria: «Volevamo dormire – racconta Maria – perché inciampando mi ero slogata una caviglia. Ma non c’è stato nulla da fare: ci hanno cacciato, abbiamo dovuto dormire all’aperto. Ma cosa abbiamo fatto di male? Vogliamo solo lavorare, per questo per siamo venuti qui e presto ci sposteremo verso le località turistiche, come Bibione e Lignano Sabbiadoro. Speriamo che lì non ci chiudiano le porte in faccia».


 rispondo in anticipo   a chi dice  : <<  gli stranieri e i rom anno tutto cio' che chiedono questi poveri ragazzi italiani sono costretti a vivere nell'indifferenza e per giunta anche multati  perchè dormivano in strada ma che cazzo di mentalità' ha quella gente ., Impensabile una cosa del genere, e questo e' solo un piccolo pezzo di una storia ancora piu' grande, della poverta' di migliaia di famiglie nell' indifferenza totale dello stato , che ormai e' solo uno specchietto per le allodole.,LO STATO PENSA AGLI ALTRI NON A NOI italiani RIFLETTETTE POVERI RAGAZZI., Lo Stato Italiano preferisce dare il benessere alle persone extracomunitarie, percarità anche loro nè avranno bisogno ma prima di loro c'è la popolazione Italiana....!!! ma dove stiamo andando a finire...??? Boh....forza ragazzi.....  ecc  >> 
  facendo mio  questo commento   trovato nell'articolo  della  nuova sardegna   : << Vorrei proprio sapere cosa c'entra esternare il proprio razzismo, italiani, rom, extracomunitari .... la miseria e povertà non ha alcuna nazionalità >> e  concludo riportando  i messaggio 
 alle  famiglie   dei diue  ragazzi di    


Per le famiglie di questi due ragazzi: perché non li aiutate? È così terribile che abbiano scelto di stare insieme? È sangue del vostro sangue e voi li lasciate a crepare di freddo. Mantieni l'odio che tanto l'occasione si presenta... è così vero?

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