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25/04/13

cadere non è poi cosi male


Molti mi dicono   leggendo il vecchio archivio  del blog  ( ex  cdv.splinder  per  chi  ancora non lo avesse capito  )  che parlo  di sconfitte  anziché  nascondermi  e  sotterrarmi  ,
Ma  io non ci sto a fare , almeno non sempre  ,   ciò  che  sembra normale  cioè a nascondere  le nostre  figure  \  figuracce o  le nostre sconfitte   perché più una cosa  la  tieni dentro  più  essa  ti amcera  e  più t'impedisce  d'andare  avanti . Dovremo ovviamente senza  darci addosso  portarle come una medaglia  ed essere  orgogliosi ( ovviamente  di quelle   che  non intacchino l'amor  proprio e la propria dignità )  . Infatti non c'è niente  di male  a cadere  o  come il titolo a  una mia vecchia (  chi segue  anche il mio  flicker  dovrebbe già  conoscere  )    foto  che trovate sotto  , mi piego ma non mi spezzo  



o  come altre  foto in particolare la prima  prese da    google  immagini cercando mi piego ma non mi spezzo  




Non c'è nulla  di male  a  cadere  (  specie  se  vuoi  fare  di testa  tua  cioè senza  seguire  quello che  ti dicono gli altri \e  ) l'importante  è sapersi rialzare   e  riprendere il cammino  . Ma  soprattutto  perché per  vincere  dobbiamo  imparare anche a perdere  e poi non perdere mai  significa non averci mai provato e io ci  ho nella maggior parte delle  volte  provato e  riprovato cadendo e rialzandomi  . 






Certo  <<   queste  sono soddisfazioni  . Ma  non posso  adagiarmi sugli allori >>  e  sempre  rendendo  spunto da  tale storia  sul  n  2996  lo trovate in edicola  di topolino  (  foto sopra  e  al lato  prese da  foto   www.topoinfo.org  )   concludo    chiedendovi quale  delle mie  figuracce  , posso  raccontarvi  le prossime volte  ?   potete farmelo sapere  all'email del  blog  o  contattandomi  su facebook o plusgoogle e  sarete ovviamente  nel limite  del possibile  accontentati 





13/01/13

elogio fragilità

Dopo aver letto l'introduzione dell'agenda del 2013 di giorni non violenti mi ritorna alla mente : questa citazione
« Il mare non fa mai doni, se non duri colpi, e, qualche volta, un'occasione di sentirsi forti. Ora io non so molto del mare, ma so che qui è così. E quanto importi nella vita, non già di esser forti, ma di sentirsi forti, di essersi misurati almeno una volta, di essersi trovati almeno una volta nella condizione umana più antica, soli davanti alla pietra cieca e sorda, senza altri aiuti che le proprie mani e la propria testa. »> ( racconto La carne dell'orso di Primo Levi, edito nella collana ET di Einaudi all'interno di Primo Levi - Tutti i racconti  ) 
Ma   a   spronarmi e  a bloccare questo mio  viaggio interiore  è  questo pezzo  jazz




 Nel mio rimettermi in discussione \  autocritica   ho   deciso di fare , come suggerisce  l'agenda   giorni non violenti 2013  , una  serie di post   sulla  fragilità e il suo aspetto positivo ( non solo quello negativo  vedi il caso  di  Carolina picchio , ne  ho  parlato qui su queste pagine   )  o meglio l'elogio d'essa  . Infatti è  già  dal riflusso degli anni  80  (  )  ed  ora sempre peggiore  ed  anche  economica  .
La  bibbia ( Samuele  1  17  38-39  )  ci  fa  capire  di come « La fragilità del cristallo non è una debolezza ma una raffinatezza... »(Carine Mc Candless ) e  di come essa  possa  avere un valore costruttivo  come   dice  anche questa  canzone  


 che  funge   insieme  al pezzo  di jazz   citato  nelle righe precedenti   e ad  : Amico fragile di Fabrizio  de  Andrè  e  The Ghost of Tom Joad di Bruce Springsteen ( qui una  traduzione  in italiano  ) da  colonna  sonora  del post  d'oggi  . Ora  la  fragilità    se aiutata ed allenata  .Infatti ciò può  essere   << un  invito ad alleggerirci   , ed a  ritrovare la  nostra fragilità  se vogliamo vincere le nostre  battaglie della  vita  >> .Essa può essere  anche un valore  inestimabile  e non una menomazione  .Infatti (  e qui mi ricollego  alla vicenda di Carolina P e  a  fatti del genere   )   è proprio  da essa  che   che  scaturisce   una forte dose  di sensibilità \ leggerezza . semplicità  , tenerezza     qualità sempre  più rare  in un mondo  pieno di merda  ... fango  ...  ma che vanno recuperate ed integrate  con la virtù  ( da non creare  situazioni  di disagio  )   se  vogliamo rendere  più  vivibile  la nostra  vita  e la  nostra opera  d'arte  . Ed anche quella  di chi ci  sta  accanto  . 
Inizio pubblicando  un articolo  non mio ma  che riguarda  questo  tema  


Elogio della fragilità

L'elogio della fragilità non significa l'elogio della sofferenza che fa parte della fragilità; ma l'elogio della fragilità vuole sottolineare, sia pure radicalizzando il mio discorso (ma se non si scende alla radice delle cose umane nulla, o quasi nulla, di esse si capisce), come nella fragilità, dimensione ineliminabile dalla vita, ci siano valori che danno un senso alla vita: alla vita di ciascuno di noi. L'essere consapevoli di questo, della fragilità come esperienza necessaria, significa accogliere, e rispettare, la fragilità degli altri; senza disconoscerla e senza ferirla. Ma significa anche che, nella fragilità, nella nostra e in quella degli altri, si abbia la percezione del valore della debolezza e della insicurezza che fanno parte della vita e che si contrappongono a ogni forma di onnipotenza e di violenza. Non è forse, questo, il pensiero di san Paolo quando, nella prima lettera ai Corinzi, dice che la debolezza è la nostra forza?
Aldo Bonomi-Eugenio Borgna, Elogio della depressione Einaudi



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