Visualizzazione post con etichetta economie lavoro. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta economie lavoro. Mostra tutti i post

25/03/12

la lotta imperterrita di monti all'articolo 18 nonostantre le critiche di confindustria


‎"Non credo che sia l’articolo 18 a bloccare lo sviluppo del Paese. Le urgenze sono altre".
(Giorgio Squinzi, presidente designato di Confindustria, Corriere della Sera 24 marzo 2012)





per i montiani se anche i sepolcri imbiancati vecchie mutande , ecc  di confindustria sono critici verso la riforma dell'articolo 18 perchè c.... monti continua imperterrito ? ma quali sono i gruppi di pressione a cui monti s'affida ? le risposte sono Blowin' in the wind per  parafrasare  un  vecchia canzone   qui il  testo http://www.riflessioni.it/testi_canzoni/bob_dylan.htm 

08/09/09

In mutande e in pantaloni



Due capi d'abbigliamento estremi. I primi ridotti all'osso, i secondi castigati per antonomasia (eppure, come scriviamo più sotto, qualche testa bacata è giunta a considerarli indecenti). I primi, non solo simbolici (alcuni disoccupati e precari della scuola hanno davvero protestato in questo modo); ma sicuramente anche segno d'una spoliazione, d'una perdita non solo del lavoro, ma della dignità. Ebbene in questi giorni, molti lavoratori, al Nord come al Sud, sono in mutande. Per lo più nel chiassoso silenzio dei media, in tutt'altre faccende affaccendati. "Devi attirare l'attenzione delle telecamere, altrimenti non esisti": frase che suona grottesca perché non esce dalla bocca di Fabrizio Corona, ma da uno degli operai della Esab di Mesero, alle porte di Milano, che da giorni, coi compagni, grida sui tetti - il Vangelo coglie sempre nel segno - la sua lotta e la sua resistenza ai licenziamenti. Il regime videocratico impone leggi ferree: tanto vale sfruttarle a proprio vantaggio, visto che le protezioni sociali si affievoliscono sempre più. Hanno creato anche un blog, Quelli del tetto. La rete sembra essere rimasta l'unica arma per far udire le voci libere e disperate.



Ieri è giunto un inquietante comunicato degli operai dell'Innse: "Stanno arrivando a diversi sostenitori della nostra lotta provvedimenti con multe da 2500 a 10.000 euro per il blocco della tangenziale avvenuto il giorno 2 agosto, il giorno in cui l'Innse era presidiata da più di 300 poliziotti", scrivono. "Lo riteniamo un colpo basso contro una mobilitazione che, sostenendo l'iniziativa diretta degli operai, ha portato al risultato che tutti conosciamo. Come insieme abbiamo resistito allo smantellamento della fabbrica, assieme reagiremo a questa azione intimidatoria". La notizia è circolata, ancora una volta, solo sul web. Leggendola, mi è tornata in mente un'antichissima canzone di Dalla, Le parole incrociate ("Chi era Bava il beccaio? Bombardava Milano"). Mi chiedo se davvero non siamo tornati al 1898, quando gli industriali si chiamavano ancora padroni e alle rimostranze dei lavoratori si rispondeva con le cannonate.


Voleva i pantaloni, hanno parafrasato in tanti. No, Lubna Ahmed Hussein voleva, e vuole, essere sé stessa. Anche lei, su altri fronti, a combattere una battaglia di libertà. Vinta. Non verrà frustata, non intende nemmeno pagare una multa. Simbolicamente, l'una e l'altra sarebbero la stessa cosa, una resa. E Lubna non vuole arrendersi. Anch'essa ha gridato sui tetti. I calzoni contrasterebbero la legge coranica? Non sta scritto da nessuna parte, naturalmente, poi si guarda la foto del "presidente" sudanese Omar al Bashir, quello delle stragi silenziate del Darfur, che solo due anni fa è stato ricevuto dalle alte cariche del nostro Paese e dal Papa, la si confronta con quella di Lubna, e non occorre aggiungere altro.


Da quelle parti c'è sempre stata, qui ha conosciuto un picco di recrudescenza: parlo della furia maschile [pochi giorni fa, in Sicilia, un branco di ragazzini ha brutalizzato una minorenne disabile, e contemporaneamente sono avvenute quattro stragi con vittime femminili all'interno di rispettabili famiglie, tutte compiute da uomini, n.d.A.]. E' sempre la stessa storia, il frutto venefico di un clima avvelenato, quindi non mi ripeterò. Per fortuna esistono altri uomini, che dietro i pantaloni hanno un cuore e un cervello, non solo un organo genitale. Ma rischiamo di perderli. Caspian Makan, fidanzato della celebre Neda Agha Soltan, si trova in carcere dal giugno scorso, come segnala Amnesty International, per aver gridato sui tetti il nome degli assassini della compagna. Una buona notizia, invece, arriva almeno per Sayed Parvez Kambaksh: è stato graziato ieri. Chissà se riuscirebbe a spiegarlo lui, al presidente golpista del Sudan e a tanti suoi zelanti correligionari, che nel Corano non c'è traccia di sottomissione delle donne. Per aver affermato questo, Sayed ha rischiato la pelle. Ma, in verità, non frega niente a nessuno. E uomini di questa sorta si trovano ormai nei luoghi più remoti e impensati. Quaggiù si soffre e si muore nel silenzio più sepolcrale.


Daniela Tuscano




29/11/06

Una lettera da dove


Qualche giorno fa, mentre facevamo una passeggiata in un bel bosco di querce della nostra placida Umbria, siamo scivolati ed abbiamo sbattuto violentemente la testa.Al nostro risveglio,abbiamo trovato il fumetto riprodotto in miniatura qui a fianco, e una letterina. Non sappiamo se è stato qualche folletto a lasciarci questo materiale,ma vorremmo condividerlo con i nostri compagni di strada e di viaggio. Eccolo qui:
"Cari esponenti del mondo politico,dell'imprenditoria, del sindacato, della società civile. Sono una persona di circa venticinque-trentaanni, cittadinanza italiana, vivo in Italia. Scrivo questa lettera, che non avrò mai il coraggio di inviare a nessuno, sia esso Direttore di giornale o telegiornale,parlamentare, sindacalista quant'altro, perché capisco che la questione che sottopongo non è di nessuna importanza e solo l'egoismo che mi contraddistingue mi porta a riversare la mia pochezza su questo foglio. Sono un lavoratore precario, cioè uno dei tanti fortunati che possono cambiare anche quattro cinque volte l’anno il loro posto di lavoro, se lo trovano, spaziando dalla pasticceria all’azienda tessile, dalla copisteria alla pizzeria. E’ bello, perché non mi annoio mai, non mi lego stabilmente ad un ambiente di lavoro, con il rischio di incontrare sempre le stesse facce, di frequentare lo stesso ambiente, stringere rapporti che dalla cortesia travalichino all’amicizia. Penso con sincera tristezza a quei poveracci che da trent’anni sono impiegati nello stesso posto, si costruiscono un mestiere, fanno carriera. Sì, perché questi poveri cristi sono a quel punto costretti a sposarsi, farsi una famiglia, fare dei figli, comprarsi una casa, un’automobile, insomma tutte quelle cose terribilmente noiose che a me, per fortuna, sono impedite.Penso all’orrore di avere davanti a me una stabilità, la possibilità di impostare la mia vita nel medio lungo termine, ho i brividi all’idea di andare a vivere con qualcun’altro, ipotizzare di allevare dei figli, progettare le vacanze, ecc…. No, per fortuna ci siete voi che pensate a me e al mio benessere, mi avete fatto crescere in un paese dove non ho quasi più diritti sul lavoro, devo chiedere sempre e sperare che ci sia qualcosa da fare. E mi avete regalato il paese con un numero smisurato di lavoratori non in regola (che spesso hanno anche la fortuna di crepare sul posto di lavoro, così non hanno il problema di come sopravvivere con quella pensione da fame che si ritroveranno da vecchi) con un volume di precariato degno dei paesi de terzo mondo, con salari e stipendi che crescono con la velocità delle lumache  mentre i prezzi volano a velocità supersonica. Insomma, non ho davvero nulla di che lamentarmi, ed hanno ragione quelli che sui giornali parlano male della mia generazione, una generazione di debosciati scansafatiche e senza la spina dorsale di assumersi le proprie responsabilità, tanto poi ci sono i genitori a sobbarcarseli che loro di casa non se ne vanno mai… Ecco, vengo al punto della mia assurda ed egoistica richiesta. Cari, carissimi esponenti della classe dirigente di questo straordinario paese di cielo di sole e di mare, vi chiedo di sospendere per un attimo le vostre difficili, faticose ed utilissime occupazioni per occuparvi di una mia richiesta. Potreste, cortesemente, eliminare gli ultimi difetti a questa mia vita perfetta, facendo sparire il mio papà e la mia mamma (che stanno per andare in pensione, diventando così dei pesi morti per la patria) e, contemporaneamente, evitando ai miei futuri datori di lavoro il fastidio di pagarmi lo stipendio, che  hanno già tanti guai, poveretti, tra l’aumento dello 0,1% del bollo sul loro mega SUV e la minaccia di dover (che scandalo!) addirittura mettersi a pagare anche loro le tasse.Scusatemi, davvero, se vi ho importunato. Una vostra, affezionatissima, persona nata in Italia di circa 25-30 anni”Vi abbiamo riportato integralmente il testo della lettera.Se il fumetto di fianco vi sembra poco leggibile, potete andare a leggerlo in formato maxi (se vi va) ciccando qui, però attenzione, questo link vi porterà ad un sito che non è CdV, ma è il nostro web comic . Se non vi va, quindi, non fatelo.


Buon tutto!

31/05/06

Senza titolo 1308


Nel mercato dell'oro sta avvenendo un fenomeno particolare: dopo dieci settimane di rialzi consecutivi, il biondo metallo ha infatti superato la soglia dei 730 dollari l'oncia, quota non più raggiunta dal gennaio 1980, quando lo choc petrolifero provocato dalla rivoluzione in Iran, portò l'inflazione americana al 12%.


Ma la differenza fondamentale rispetto al passato è che, globalmente, trascurando le vicende italiane ed europee, non ci troviamo in periodi di crisi finanziarie, in cui l'oro funge da bene rifugio. Anzi il PIL mondiale cresce del 5%.


Da cosa è causata l'impennata dei prezzi, comuni a tutte le materie prime, compreso il rame, tanto che in Inghilterra due penny ne valgono effettivamente tre ?


Impennata, che ad esempio a Roma, porta a far scomparire i tombini dalle strade e i cavi di alimentazione delle linee ferroviarie.


I motivi sono simili a quelli del petrolio:


1) I prezzi bassi dello scorso decennio, che hanno tolto la motivazione alle industrie del settore ad investire in infrastrutture, causando una serie di colli di bottiglia che si riflettono sul prezzo finale;


2) Il meccanismo perverso degli hedge found, che paradossalmente ha creato una condizione tale che il prezzo virtuale determina quello reale, invece del contrario


3) La maggior domanda dovuta all'aumento della produzione delle leghe specializzate, un esempio è quanto è successo con Airbus per il titanio, il moltiplicarsi dei ricchi in Brasile, India e Cina, con l'incremento della richiesta di gioielli per testimoniare lo status symbol, il deprezzamento del dollaro e la mancata fiducia nell'euro, che porta a ribilanciare le proprie riserve interne verso l'oro, come sta facendo Pechino


29/05/06

Eredità

Cosa abbiamo ereditato dal precedente governo…oltre agli insulti gratuiti gridati nelle piazze e dagli spalti di Montecitorio? E non parlo di noi del centrosinistra, ma di tutti…perché le conseguenze di una politica economica disastrosa si ripercuotono su tutto il Bel Paese!

 

L’agenzia di rating (valutazione finanziaria) Ficht ha posto l’Italia nella categoria “watch negative”, ad un passo dal declassamento. L’Italia avrà cinque mesi per evitarlo e per presentare dei provvedimenti credibili finalizzati al risanamento delle finanze pubbliche e alla tenuta della ripresa economica. Altrimenti rischieremmo un “dowgrading” anche da parte di altre agenzie del settore.

Andiamo con ordine. Chi è Ficht? È una delle tre agenzie mondiali di classificazione dei debiti. (Lo spiego soprattutto per Fini che non la conosce!) Dopo aver posto sotto osservazione i titoli di Stato italiano, l’agenzia ha redatto una relazione negativa, ponendo il nostro paese al pari degli inguaiatissimi Giappone e Portogallo. Fitch, per ora, ci assegna un «AA-»: scendere al grado «A» significherebbe per l’Italia avere lo stesso voto della Grecia e della Malesia!

 

Essere declassati avrebbe delle ripercussioni enormi sulla nostra economia in quanto si pagherebbero interessi più elevati sul debito pubblico, cioè sui titoli di stato italiani. Ma come si è arrivati a questo punto? Nessuna presa di posizione nei confronti del nuovo governo, assicura Brian Coulton, responsabile del credito della republic of italy di fitch, anche se l’incerta situazione politica attuale desta serie preoccupazioni. Gli indici più negativi sono tuttavia l'accumulo di cattive notizie da un anno a questa parte sul “continuo deterioramento dei conti pubblici” e la pesante eredità lasciata dal governo precedente! Poche parole per riassumere la situazione…disavanzo alto e debito altissimo; crescita bassa e competitività bassissima. Per usare un eufemismo… siamo nella merda fino al collo!

 

L’agenzia suggerisce “un aggiustamento di bilancio dell’ordine di 2-2,5 di prodotto lordo” che tradotto significa che urge una maxi manovra di 30-45 miliardi (spicciolo più, spicciolo meno!)…insomma, maggiori entrate e meno spese! Nel frattempo però Ficht ha messo sotto osservazione anche il debito di Poste Spa, della Cassa Depositi e Prestiti e di alcuni enti locali, come la Regione Lombardia e il Comune di Milano.

 

Quali le reazioni? Il ministro dell’Economia, Tommaso Padoa Schioppa ritiene che sia un segnale d’allarme da non trascurare e che i provvedimenti saranno presi dopo che sarà terminata la verifica sui conti pubblici. Stessa solfa per Prodi che è preoccupato e chiede tempo per poter sbrogliare la matassa. Ma i vertici della Banca centrale europea sollecitano interventi immediati: "L'Italia non perda tempo: serve subito una manovra correttiva di almeno 7 miliardi di euro, per rimettere in sesto i conti di quest'anno. È il segnale forte che tutti si aspettano". L’invito suona pressante, ma in realtà ci sono una serie di congiunture propizie che vanno sfruttate. Intanto la consapevolezza che i primi sei mesi di un nuovo governo sono determinanti perché imprimono una spinta notevole ai mercati. E non sarebbe male ottenere un po’ di fiducia sulla stabilità dei nostri conti, soprattutto in un momento in cui sono netti i segnali sui mercati europei. “Di questo clima anche l'Italia comincia a risentire positivamente. Fare adesso una manovra aggiuntiva, strutturale ma non anticiclica, sarebbe più sostenibile sul piano delle compatibilità macroeconomiche". 

 

E la destra allarmista? Griderà allo scandalo fino a non avere più fiato…c’è da scommetterci che alimenteranno le paure degli italiani, con l’evocazione di una maxi stangata!! Sarà il caso di ricordare loro che il 9 luglio 2004 il governo Berlusconi promosse una manovra bis da 7 miliardi di euro, con inasprimenti fiscali a tappeto per banche e assicurazioni, aumenti d'imposta sulle seconde case e sui mutui e rincari a raffica su sigarette e marche da bollo.


 La manovra bis rappresenta dunque il test che i mercati attendono per capire se convenga scommettere ancora sull'Italia. Non c’era altra strada allora, non c’è altra strada nemmeno oggi!

Senza titolo 1304



Uno dei problemi che prima o poi bisognerà affrontare è quando avverrà il picco del petrolio, ossia il momento dopo cui la sua produzione comincerà a declinare. Declino che più che una crisi energetica generale provocherà la penuria dei combustibili utilizzati per i trasporti, tranne che in Italia.



Conoscere approssimatamente quando avverrà il picco, permette di modulare le azioni per mitigarne gli effetti. Agire troppo tardi le rende inutili. Anticiparle eccessivamente, dato il costo sopportato  per tutto il tempo in cui non ce n'è bisogno, inciderebbe in modo marcato e negativo sullo sviluppo economico.



 In questo campo esiste un modello matematico che permette di eseguire delle previsioni, la cosiddetta curva di Hubbert, lo studioso utilizzandolo per la prima volta, riuscì a prevedere il raggiungimento del picco negli Stati Uniti all'inizio degli anni '70, come effettivamente avvenne.



Ora, perchè non utilizzare lo stesso modello su scala globale ? Per un semplice motivo: Hubbert aveva a disposizione dati di input consistenti. Noi allo stadio dell'arte non li abbiamo.



Ci sono idee chiare su queste variabili d'ingresso:



1) Riserve certe, quelle che potrebbero essere commercialmente prodotte dai giacimenti noti, con un margine, anche abbastanza ampio legato alla modifica delle tecnologie estrattive.



2) Riserve probabili, le quantità stimate con ragionevole probabilità  sulla base delle condizioni tecniche, economiche ed operative esistenti al momento in cui si dovrà prendere una decisione. Anche qui è un margine dovuto all'evoluzione tecnologica.



3) Riserve contingenti, i giacimenti scoperti, ma non sfruttati commercialmente a causa degli eccessivi costi che momentaneamente si dovrebbero affrontare



Ci sono idee confuse su:



4) Riserve possibili, quantità che si stima poter recuperare con probabilità molto inferiori rispetto alle probabili.



5) Riserve prevedibili, i giacimenti ancora non scoperti.



Ci sono idee molto vaghe su:



6) Riserve potenziali, le fonti di petrolio diverse dai classici giacimenti, come scisti e sabbie bituminose.



Di conseguenza c'è troppo rumore sui dati per azzardare previsioni attendibili. In più, vi è anche un altro fattore. Il calo del prezzo di petrolio avvenuto negli anni '90, ha portato ad investire poco nelle ricerche di nuovi giacimenti. Dato che nessuno dei vertici delle società petrolifere, cosa incredibile a dirsi, aveva previsto il boom della domanda di Cina e India, queste si sono concentrate più nell'ottimizzazione dei costi e nella reingegnerizzazione dei processi, che negli investimenti.



Di conseguenza,poche scoperte di nuove giacimenti, scandali come quello della Shell, che aveva gonfiato il valore delle riserve in effettivo suo possesso, per far ipotizzare maggiori attivi e rendere più appetibili ed il problema delle raffinerie, che incide sul prezzo finale della benzina.



In USA le raffinerie lavorano al 100% della loro capacità. Basta un guasto o la minaccia di un uragano a far schizzare il alto il prezzo della benzina al Nymex. In Europa, al 95%. Nei paesi dell'est, teoricamente al 60%, in realtà gli impianti, risalenti ai tempi del socialismo reale, sono certi catorci che difficilmente possono essere maggiormente utilizzati


06/01/06

Senza titolo 1075

McDonald's: chiude ad Altamura battuto da un panettiere (Liberation)

Radiocor - Milano, 03 gen - Il gigante americano McDonald's costretto a chiudere i battenti per la concorrenza 'leale' di un piccolo panettiere pugliese. Il fatto, ripreso e commentato in prima pagina dal quotidiano francese 'Liberation', e' avvenuto ad Altamura, in Puglia, dove il gigante della ristorazione e' sbarcato nel 2001 e dove ha abbandonato il campo di recente, smontando l'insegna della grande insegna 'M' di notte. L'apertura di McDonald's era stata vista come un segnale di modernita' dai 65mila abitanti di Altamura e i 550 metri quadrati era ben frequentati, finche' nella stessa piazza non ha aperto bottega il giovane panettiere Luca Digesu' senza alcuna intenzione bellicosa. Digesu' ha subito allineato i prezzi dei suoi prodotti a quelli applicati dal gigante degli hamburger, moltiplicando la composizione delle focaccine e insistendo sulla qualita' e la diversita' del prodotto. Nel giro di qualche settimana la 'corrente' dei clienti s'inverte a scapito di McDonald's che per tentare di recuperare le perdite moltiplica le sue promozioni, le feste per bambini, cambia direttore. Nulla da fare. Anzi, alcuni clienti di Digesu' acquistavano i prodotti dal fornaio e andavano a consumarli sui tavoli della catena americana, fino alla debacle totale di Mc Donald's costretta ad andarsene da un piccolo paese della Puglia e soprattutto ai prodotti di qualita' di un piccolo fornaio.

06/12/05

Senza titolo 1022



unico commento che mi sento di fare  suquello che stà  succedendo  in Val Susa  è  lasciato a questa  canzone  proveniente da una  musicassetta o  vinile  adesso non ricordo bene  con esattezza  dei miei  , trovata mentre rimettevamo  apposto  il  solaio  .essa s'intitola Questa democrazia  di  Mario Pogliotti ecco il testo 



Ammesso e non concesso
che l’italiano medio è un poco fesso
è democratico, ma è un gran pericolo
lasciar permettere troppe libertà.

Abbiam la libertà
di esporre i panni al vento
nell’ore consentite
dal regolamento
Abbiam la libertà
di attraversare i viali
fruendo delle strisce pedonali.
D’appenderci sui tram
al mancorrente
di scendere e salire
ripetutamente.
Di far firmare il padre
o chi ne fa le veci
ed innalzare al cielo
laudi e preci.

Eppoi la libertà,
dove la mettiamo
d'emettere un assegno,
di sporgere reclamo,
d'evadere le pratiche
emarginare i codici
estendere le analisi
estinguere i depositi?

Ammesso e non concesso
che l’italiano medio è un poco fesso
dovete credere è un gran pericolo
lasciar permettere troppe libertà.

La libertà di sesso
di mistificazione
d’accattonaggio
di supposizione.
La libertà di moto
e, questo ci conforta,
la libertà di palpo e manomorta.
La libertà di fumo
la libertà d'ingresso
quella d'affermare
«c'accà nisciuno è fesso!»
Di stendere verbali
spedire contrassegno,
la libertà di nuoto
e tiro a segno.
D’emettere cambiali
condurre cani sciolti
di tutelar minori capovolti.
Di battere primati
di catturare vermi
di far votare suore, frati e infermi.
Ammesso e non concesso
che l’italiano medio è un poco fesso
è democratico, ma è un gran pericolo
lasciar permettere troppe libertà.
E non abbiam parlato
di libertà di stampa
la carta ed i caratteri
nessun vi mette zampa.
E poi la libertà cosiddetta di pensiero:
poter pensare un gatto od un veliero!
La libertà di sogno: sognare donne nude
d'andare in aeroplano alle Bermude,
eppoi la libertà che a queste s'accompagna
è di salir lassù sulla montagna.
E là in questa Italia
che al rosso dei vulcani
accosta il verde degli ippocastani
e il magico candore delle sue nevi annali
che cosa ci consentono
le autorità centrali?
La libertà più bella
potete qui trovare
è quella di sciare
sciare sciare sciaaareee !!!






  meditate  gente meditate    





proprio mentre  finivo di ascoltare  questa canzone  e  di scrivere questo post   mi  è  venuta  in mente  una  domanda  con una domanda  ( sperando  che susciti  dibattito e discussioni )   ma  la democrazia  esiste  ?  significa  ancora qualcosa  ?  se esiste perchè  continuiamo ad andare a  votare  gente  che indipendentemente dallla parte\ideologia politica   permette tali cose e tali aberrazioni  .




      


 

P.s

 


per chi volesse approfondire   e   continui aggiornamenti dai media non ufficiali    su quello che  stà succedendo in val  di Susa    può andare  su e  http://italy.indymedia.org o http://www.informationguerrilla.org/ ;  il sito  del movimenti   conro al tav www.notav.it ed in particolare quello della zona di www.notavtorino.org oppure ancora e  fate circolare   l'inchiesta  di www.diario.it  ( qui e qui ) gli url  dell'inchiesta )  che  dimostra  l'inutilità  e i retroscena  dela tav come   quella che una  dele ditte  dei lavori appartiene  alla   famiglia , più precisamentre alla moglie  del ministro dei trasporti la notizia  è  confermata  anche da un sito "ufficiale"ovveroil sito  ufficiale della Rocksoil.spa cioè laditta inquestioneeccovi url leggere per  credere in quanto ma il nostro "Onorevole" nonche' Ministro della Repubblica non si e' nenche si è preoccupato di rimuovere le proprie "tracce" dal sito  in questione

04/11/05

Senza titolo 951


La Teoria dei Giochi permette di stimare gli scenari politici a breve termine, ma è inadeguata nel caso di orizzonti temporali più ampi.E' possibile quindi definire una metodologia di analisi che ne stimi l'evoluzione in periodi medio-lunghi ? A prima vista, la Politica può sembrare descrivibile tramite funzioni di tipo lineare, basate sul legame di causa, l’esigenze specifiche dell'elettorato, ed effetto, la soluzione che gli viene proposta dai chi detiene il potere. Eppure, riflettendoci a fondo, il modello più efficace può far riferimento al principio di retroazione ed alla cibernetica di Wiener.Un soggetto esegue un’azione. Questa modifica il contesto. Per adattarsi a tale cambiamento, il soggetto dovrà a sua volta modificare il suo comportamento. Ossia, adeguando il tutto al nostro contesto,qualsiasi richiesta dell'elettorato costringe i politici a dei cambiamenti; chi esegue la modifica più adeguata alle aspettative del cittadini instaura la relazione, guadagnandone fiducia e quindi voti. A loro volta le scelte compiute dal politico modificano dinamicamente l'opinione pubblica.Già così la situazione è più complicata; e linearizzazione delle funzioni decisionali è valita soltanto per un intervallo ristretto. Ma anche qui si ha un eccessiva semplificazione della Realtà; le decisioni del politico non influenzano soltanto l'elettore, ma anche i suoi alleati ed i suoi avversari e viceversa.Si avrà un network di sistemi retroattivi, l'uno influenzato dall'altro. Le modifiche ad un singolo feedback non saranno limitate alla coppia politico/elettore, ma si propagheranno a tutto il sistema. Alcune di queste si smorzeranno immediatamente, altre, che scherzando potremmo definire rivoluzioni, cambieranno lo stato della globalità.Per utilizzare un approccio tratto dalla Fisica, tale modello non genera nè un sistema stazionario, altrimenti saremmi rimasti allo stato di Natura, né completamente stocastico, il che equivarrebbe all'Anarchia,  ma un sistema dinamico non lineare, a regime caotico, descrivibile nello spazio delle fasi dal suo Attrattore Strano.Caratteristica principale dei sistemi dinamici in regime caotico è la presenza di dipendenza sensibile dalle condizioni iniziali: prese due condizioni iniziali arbitrariamente vicine fra loro, le traiettorie che da esse si sviluppano divergono ad un tasso esponenziale risultando in breve tempo totalmente incorrelate. Ciò significa che, volendo prevedere perfettamente la storia futura del sistema, è necessario conoscere con precisione infinita lo stato attuale del sistema e occorre disporre di uno strumento di calcolo dotato anch’esso di precisione infinita.Qualsiasi errore di approssimazione porterà a individuare una traiettoria del tutto diversa da quella vera, costringendo a inaccettabili errori di previsione. Parallelamente, una perturbazione arbitrariamente piccola delle condizioni iniziali può avere effetti determinanti sulla storia futura del sistema, dirottandolo su percorsi evolutivi totalmente nuovi e difformi.Di conseguenza, è impossibile compiere previsioni a lungo periodo in Politica. A latere, la stessa modellizzazione vale per il clima; tutte previsioni a due o tre secoli hanno la stessa attendibilità della lettura dei tarocchi.Di conseguenza, nelle piccole dinamiche di tipo caotico, decisioni apparentemente banali possono causare grandi effetti. All’interno della teoria del caos, tale fenomeno è chiamato estrema sensibilità alle condizioni iniziali o effetto farfalla. Ciò ha diverse conseguenze. La prima la spiegazione teorica del fenomeno della casualità degli eventi rivoluzionari. La seconda l’impossibilità di fare previsioni a lungo periodo nel marketing.  Inoltre decisioni che hanno portato a risultati ottimali nel passato non necessariamente porteranno a risultati positivi nel futuro; per questo in politica bisogna sempre reinventare le proprie strategiaFacciamo un altro piccolo salto concettuale: sostituiamo alla parola politico azienda, ad elettore cliente, alleato partner e  avversario concorrente.Gli stessi meccanismi che negano la previsione nella Politica, rendono impossibile la pianificazione in Economia, rendendo fallimentare, nei confronti del libero mercato, le ipotesi stataliste

10/10/05

Senza titolo 869

 dalla  nuova  del 10\10\2005


Con i laboratori di Guspini torno a casa e apro bottega






Li chiamano “Laboratori di transizione” e sono unici in Sardegna e in Italia. Un’esperienza analoga è stata attivata solo a Bologna e ha per nome “Le botteghe di transizione”. A Guspini questi “laboratori” sono una bella realtà produttiva partita due anni fa, bisognerebbe clonarla in tanti altri villaggi dell’isola dei nuraghi. Gli amministratori non si sono limitati a creare zone artigianali e industriali confidando poi nel “si arrangi chi può”. No, sono stati ostetrici di impresa, hanno consegnato chiavi in mano un locale di tot metri quadrati a chi era in grado di produrre. E poco importa che sforni mobili, coltelli o ripari la carrozzeria delle macchine. Può anche occuparsi di verde pubblico e privato ma anche di cablaggio multifilo e di automazione industriale. L’importante è accumulare fatturato, contribuire a mettere in moto la macchina lenta dell’economia. Meglio ancora se a far richiesta di questi laboratori sono emigrati di ritorno. Sì, perché a Guspini gli emigrati tornano a casa e si industriano mettendo su bottega. Non staranno vita natural durante in questa pianura dominata dalla collina di Urràdili, nella zona detta Cortes’e Muccu. Firmano un contratto di cinque anni, pagano l’affitto, poi dovranno lasciare il posto ad altri imprenditori. E se apriranno un negozio, un’officina all’interno del paese riavranno il 70% del canone versato nel quinquennio. Il sindaco, Francesco Marras, 45 anni, diploma di assistente sociale, emigrato tra l’Olanda e la Lombardia prima di vincere un concorso per vigile urbano a San Gavino, è soddisfatto di questa scelta: «L’amministrazione, da sempre, crede nella validità del creare posti di lavoro produttivi, il Comune deve sostenere e incoraggiare chi vuol fare impresa e anche la consegna di un locale attrezzato è utile. Chi più a lungo sta nei laboratori comunali più paga. Noi ci auguriamo che tra qualche anno ci siano nuovi arrivi, abbiamo già oggi alcune richieste. Anzi, ne siamo convinti: perché gli imprenditori che si sono insediati in questi laboratori, dopo il rodaggio e la messa a punto, sono decisi a transitare verso attività autonome». E per il futuro? «Abbiamno avviato un progetto per realizzare altri laboratori, ne faremo tredici, la richiesta c’è e noi dobbiamo assecondarla». I “Laboratori di transizione” sono nati con i fondi del primo Pip (Piano di insediamenti produttivi) decollato in Sardegna e sono rappresentati da un grande edificio a due piani nella zona di Cortes’e muccu, sulla strada verso San Nicolò d’Arcidano. All’interno diversi stand, uno per ogni azienda. C’è di tutto, a dimostrazione della versatilità di chi ha voglia e capacità di creare impresa. I fratelli Simone e Matteo Muscas, 33 anni il primo 28 il secondo, hanno un laboratorio di falegnameria e sono soddisfatti. «Il lavoro non manca, è importante essere professionali e puntuali nelle consegne». Simone ha lavorato in Piemonte e in Emilia dove si occupava di panfili e barche: «A Torino presso la Azimut, a Rimini presso il cantiere navale della Sagittarius off shore. Ero addetto alle rifiniture, ai trafori delle plancie. Qui ho imparato la precisione, la cura dei dettagli, è stata un’ottima scuola. Appena ho saputo di questi laboratori messi a disposizione dal Comune sono rientrato al volo». È emigrato di ritorno anche il fratello Matteo, andato a cercar reddito in Toscana, alberghi e trattorie, pulizia di camere e aiuto in cucina. Vicino ai Muscas falegnami c’è innovazione tecnologica con la”Elettrosolar System” di Marco Marongiu, 51 anni. Qui lavora la figlia Marcella, 22 anni, qualifica di operatrice elettronica conseguita all’Ipsia. «Papà era in cassa integrazione dopo aver lavorato per anni nella Sarda Telecomunicazioni, alla Sielte e alla Catel. Dopo il licenziamento è andato nella penisola dove fu impiegato in una ditta che costruiva impianti di fibra ottica. Questo laboratorio gli ha ridato fiducia e le commesse arrivano, c’è da sgomitare con la concorrenza ma siamo fiduciosi». Un’altra falegnameria, quella di Davide Porta, 35 anni. «Ho lavorato per vent’anni nella bottega di Gianni Lampis, poi presso la Iter di Giovanni Ruggeri che commercia in legnami. E adesso l’attività in proprio cogliendo al balzo questa occasione offerta dal Comune. Faccio ciò che i clienti chiedono: dalla camera da letto alle cucine, da qualunque tipo di mobile alle scale interne alle abitazioni». Nello stesso filone c’è “Ambiente Casa”, di Denise Fanari, 31 anni. Anche lei è un’emigrata di ritorno: «Ho lavorato per dieci anni in Emilia, a Sassuolo, nel polo della ceramica più intraprendente del mondo. Ero in un’azienda che commercializzava piastrelle in tutte le regioni italiane ma soprattutto verso il Regno Unito e la Francia. È stata un’esperienza importante, mi ha fatto crescere, ho visto l’organizzazione del lavoro su scala industriale e mi è stata molto utile per l’attività che ho avviato adesso. È molto importante che nei nostri paesi riprenda vigore l’artigianato perché è in grado di favorire animazione economica a tutti i livelli». Old e anche new economy. Anche se restiamo sempre nel lavoro manuale, artigianale, ma con una marcia in più, orientata verso i mercati nazionali ed esteri. Onorio Caponi ha 37 anni, a scuola si è fermato alla terza media ma ha frequentato un’ottima pratica aziendale: «Sono entrato nel 1990 in un’azienda di cablaggi, ho frequentato contemporaneamente alcuni corsi di specializzazione a Ivrea ed eccomi qui a Guspini, alla Procol Srl, l’amministratore delegato è Maurizio Ciardelli. Ci occupiamo di cablaggi multifilo». Dove e come vengono utilizzati? «Solo per fare alcuni esempi: per i flash delle macchine fotografiche, per macchine che producono filati, per i quadri elettrici, per le strutture dei bancomat, dei computer, dei telefonini». Altro laboratorio e altra attività tradizionale. Questa è una carrozzeria per veicoli industriali, si fanno riparazioni e sostituzione di vetri, «dai tir all’utilitaria, lavori anche a domicilio», spiega Anacleto Vacca, 36 anni. Lavorava in Corsica, soprattutto tra Aiaccio e Bastia, «ma finalmente sono potuto rientrare a Guspini, questa opportunità non poteva essere sprecata, mi trovo bene, mi auguro di restarci il minor tempo possibile per consentire ad altri di avviare la propria impresa». Un po’ di creatività ha fatto sorgere “Cart’Idea” bottega dove si fa produzione e vendita di scatole di cartone. Forse è l’aziendina più giovane, nata a maggio per iniziativa di Andrea Nicola Cappai, 33 anni. «Facevo un lavoro analogo da un mio zio, sul viale Monastir di Cagliari, sto cercando di acquisire nuovi clienti, il packaging è abbastanza richiesto, gli spazi ci sono, mi auguro di poter crescere per poter creare anche un solo posto di lavoro, ne sarei strafelice». Ed è decollata anche la “Comart” di Marino Pilloni, tecnico di contabilità aziendale. Un altro emigrato di ritorno è Roberto Sibiriu, 46 anni: «Ho collezionato vent’anni di lavoro in Lombardia, soprattutto nell’hinterland milanese. Ero assunto da una ditta specializzata in isolamenti termici e acustici, in coibentazioni. Ero partito nel 1977 e sono rientrato nel 1996. Per un po’ mi sono guardato attorno e adesso ho colto la palla al balzo facendo partire la IsolSib, che sta per isolamenti Sibiriu. Lavoro anche l’alluminio, il rame, ho già due collaboratori. Questo è un settore dove si può crescere anche all’interno di questa nuova Provincia ma senza disdegnare lavori dovunque mi vengano richiesti». Non poteva certo mancare una specialità, anzi un’eccellenza locale. Ed ecco il laboratorio della “Coltelleria artigianale Guspinese” che ha innovato in Sardegna in questo settore che arriva la lontano. I titolari sono due signori di 46 anni, Efisio Spiga e Pietro Cossu. Quest’ultimo commercializzava i coltelli made in Italy, a Scarperia presso Firenze e a Maniago in provincia di Pordenone. Si è chiesto perché mai doveva vendere solo i cortelli prodotti oltretirreno. «Così ho deciso di metter su la bottega per fare anche da noi una produzione di tipo artigianale ma in serie. Naturalmente facciamo anche i pezzi interamente a mano, ci muoviamo insomma in base alle richieste del mercato. La produzione media è di 35 pezzi al giorno, all’anno arriviamo a duemila, abbiamo punti di vendita a Santa Teresa di Gallura, ad Alghero, e poi vendiamo direttamente ai negozi, senza intemediari». Le cose vanno bene. Tanto che in questo laboratorio a lavorare sono già in tanti. C’è Maura Dessì, mamma di due figli, prima di indossare la tuta blu di questa bottega ha frequentato un corso comunale di coltelleria. Con lei ci sono Giancarlo Piccioni, 26 anni, diploma di ragioneria e il fratello Antonello, geometra. Giulio Fanari è l’artista che disegna le sculture sui manici o sulle lame, è uscito dal liceo artistico di Cagliari, ha seguito un corso di intaglio sul legno”. C’è dell’altro. Giuseppe Pilloni e Cristiano Bimbati gestiscono la “Umc” attivandosi nell’automazione industriale. C’è una cooperativa, la “Viviverde” nata nel 2002 con quindici soci ridotti ora a nove. Leader del gruppo è Renato Forte, 49 anni, ex cassintegrato dell’Enichem di Sarroch, ex emigrato in Lombardia tra Milano e Como dove ha vissuto dodici anni. «Anche qui nel campo del giardinaggio c’è tanto da fare, si tratta soprattutto di far capire che il decoro urbano è necessario quando il decoro della casa del singolo cittadino. Il lavoro non ci manca, speriamo di poter consolidare la nostra attività». Nella stessa zona di “Cortes’e muccu” c’è anche un imprenditore - Adis Scopel di 57 anni - che osa già per conto proprio con un suo laboratorio privato. È un mastro birraio giunto in Sardegna da Seren del Grappa in provincia di Belluno. Figlio di una famiglia contadina, diploma all’istituto professionale per birrai, ha lavorato prima alla Pedavena, poi è stato tre anni in Germania, a Monaco presso la Hoffbraeuhaus, alla Kronen di Leverkusen nella Renania settentrionale, poi a Francoforte alla Henninger. Nel 1973 lo adocchia l’Ichnusa che aveva già lasciato lo stabilimento cagliaritano di via Bacaredda per traferirsi a Macchiareddu. E qui Scopel passa dodici anni come responsabile della produzione. Fino a quando decide di mettersi in proprio. Prima a Capoterra, adesso a Guspini «dove l’acqua è più abbondante e qualitativamente superiore». In omaggio all’epopea mineraria ha creato la “Birra Montevecchio”, venduta solo in spina. «Uso l’acqua locale, il malto d’orzo che acquisto a Pomezia dal gruppo Peroni, il luppolo che mi arriva dalla Germania o dalla Cecoslovacchia e il lievito dalla Germania. A Capoterra facevo la birra Dolomiti, ora nel nome l’ho sardizzata, e le cose mi vanno bene, l’attività mi consente di vivere». La birra “Montevecchio” viene offerta anche ai visitatori delle miniere del bacino di Guspini-Arbus. A proporla ai turisti è Ivano Quartu, 46 anni, leader della cooperativa “Promoserapis”, ex emigrato che ora parla bene inglese, tedesco, fancese e spagnolo. Faceva la guida turistica anche a Londra, in Svizzera, ha lavorato alle Seychelles dell’Oceano Indiano per la società On Time, è stato anche a libro paga di Franco Rosso. Ed ora eccolo qui a sperare che il Parco geomineraio diventi una realtà. Questa zona dove oggi sorgono i “Laboratori di transizione” ha una sua storia. Risale ai primi anni dell’Ottocento quando la panura di “Urràdili” era una palude. Un prete progressista di Santulussurgiu, Giovanni Antonio Carta, dottore in Legge, fu prima arrestato e poi esiliato a Guspini perché ritenuto un sobillatore. Anche qui continuò la sua missione cristiana e laica: aiutare i poveri, far prosciugare la palude, realizzare canalizzazioni, si lavorava con i carri a buoi. Bonificata la zona il vicerè ne rivendicò i beni ma “Predi Carta” vinse la causa e i terreni restarono ai contadini che li avevano migliorati. Sono questi i terreni dove oggi sorgono i “Laboratori di transizione”. Con un pioniere: Predi Carta.

------------------




progetti della nuova task force del comune di Osilo  «Pronti a trasformare il paese»  «Edilizia, artigianato e turismo i nostri fiori all’occhiello»  
  
 L’idea è sicuramente ambiziosa ma si riassume in tre parole: trasformare il paese. Nasce da una presa di coscienza collettiva e carica d’allarme sulle condizioni attuali di Osilo lungo due versanti basilari: il fortissimo decremento di popolazione - da seimila a tremilacinquecento abitanti in pochi decenni - e la scarsa visibilità nel territorio. La voglia di “rivoluzione” è venuta a un gruppo di giovani soprattutto, di diversa appartenenza politica: la nuova maggioranza che da metà maggio governa il Comune va dai Ds a Forza Italia, fino ad An. Il sindaco - Nanni Manca - appartiene alla Margherita. «Il coinvolgimento del paese ci rincuora - dice -. Con le forze esterne tentiamo di fare grandi cose, senza di loro potremmo essere solo un’amministrazione mediocre. La collaborazione dei cittadini, nessuno escluso, è la base principale per ottenere buoni risultati». -Il primo obiettivo? «L’edilizia. Da decenni non si può costruire: fin dal 1967 sul nostro paese esiste il vincolo della Sovrintendenza. Sono passati quasi quarant’anni. Noi cercheremo di sbloccare questa situazion». -Ma come, se c’è ancora il vincolo?«Trovando spazi fuori dal centro storico, nelle zone di espansione contrassegnate burocraticamente con la lettera C.» -Che significa visibilità, per voi?«Tornare al centro dell’attenzione attraverso l’offerta turistica alternativa a quella del mare-spiaggia. Abbiamo un bel bacino di utenza che è la città di Sassari, la vicinanza al mare di Castelsardo, di Alghero e della costa di Valledoria. Ai turisti siamo in grado di offrire cultura, ambiente, paesaggio, castello, valle dei mulini, tradizioni equestri, costumi». -E anche formaggio di qualità. O sbaglio?«Noi abbiano ancora venticinquemila pecore. L’idea del formaggio a marchio dop (di origine protetta) era nata dieci anni fa. Nel 1998 avevamo stanziato dei soldi. Oggi abbiamo un consorzio con pochi produttori di cui il Comune è socio, però manca la promozione del nome di Osilo. Ci vogliono le vetrine commerciali. Vetrine di marketing. Oggi le chiamano alla francese, boutiques». -Un’altra delle perle di Osilo una volta si chiamava artigianato. Oro e pietre di pregio. Oggi?«Ancora, perché no? Abbiamo una fortuna, la presenza corposa di artisti in vari settori, dalla lavorazione del legno a quella dell’oro e delle pietre, fino alla pittura e alla creazione di coltelli antichi. Ottime manualità. Anche i nostri artigiani-artisti hanno bisogno di un supporto, ma il privato deve metterci del suo, non può aspettare solo il Comune». -Si parla tanto di turismo, però chi sale fin qui non trova neppure un albergo.Purtroppo è vero. La nostra idea forte è offrire una seppur minima capacità ricettiva. Per mangiare ci arrangiamo, per dormire ancora no. Lavoriamo per la prossima stagione: avremo una ventina di posti-letto come albergo diffuso. Offriremo pacchetti di due-tre giorni, comprenderanno un giro per le bellezze del paese e delle frazioni. Abbiamo acquisito delle case sotto il castello, arriveremo a cinquanta posti-letto». -Questo d’estate. E per l’inverno? Fa freddo, qui.«Pensiamo agli studenti universitari. A Sassari l’Ersu ha molte difficoltà e si rivolge ai paesi limitrofi. Noi abbiamo dato la disponibilità per i mesi invernali. D’estate nei vari pacchetti turistici metteremo questi alberghi». -Agriturismi?
«Ne abbiamo due, ma non dànno alloggio. Sono aziende agricole. I tempi debbono ancora maturare, forse. C’è, in verità, qualcuno che pensa ai bed and breakfast. Se lo fa uno e funziona, probabilmente gli altri seguono». -San Lorenzo, Santa Vittoria, le tanto decantate frazioni.  Quali sogni cullate?«Abbiamo bellezze che molti ci invidiano. Purtroppo alcune tra queste attrattive oggi sono impraticabili o invisitabili. Lo diciamo a malincuore, a partire dal castello, un bel pezzo di storia. La valle dei mulini è unica. Ma dalle domus de janas alle tombe dei giganti fino alle chiese campestri, si registra un abbandono completo. Con una sola eccezione: il restauro di un mulino a Santu Larentu. Lo ultimeremo entro l’anno. Dobbiamo partire da un minimo di fruibilità». -Come?«Creando un percorso unico che abbracci tutto o privilegiando gli itinerari tematici: archeologia, ambiente, mulini. Oggi il nostro castello è pieno di erbacce, il turista non trova nulla all’infuori del bellissimo panorama che si può godere dalla cima. Ma non siamo con le mani in mano: il nostro Comune partecipa ad un progetto europeo, Interreg 3 A, transfrontaliero, con la Corsica e la provincia di Livorno tramite la Comunità montana dell’Isola d’Elba. Con noi ci sono altri sette paesi: Codrongianos, Ossi, Putifìgari, Romana, Tissi, Uri e Usini». -Alla fine dell’Ottocento il poeta nuorese Sebastiano Satta cantava i cavalli di queste alture.«Da una quindicina d’anni la passione antica è tornata in auge. Anche troppo, dice qualcuno. Ma l’unico luogo in cui la si può coltivare è l’agriturismo di Antonello Ruiu. Però abbiamo un comitato tecnico equestre, se ne occupa l’assessore Salvatore Sechi: dobbiamo costruire una struttura per tutto l’anno». -Vi è stato difficile formare la lista? «No, a parte qualche momento di confronto. Ma non sulprogramma, su quello erano tutti d’accordo: gli ostacoli venivano dalle appartenenze politiche. Ma li abbiamo superati, siamo persone serie, ci conosciamo bene. All’esterno contiamo su gruppi di giovani che fanno un grande lavoro dal punto di vista sociale. Il nostro obiettivo è di dare risposte a questi ragazzi». -Con quale spirito un sindaco giovane come te affronta la “summa dementia” di occuparsi della cosa pubblica?«Uno spirito combattivo, fatto di grande volontà e di buona consapevolezza: questo lavoro duro farà bene al paese. Dobbiamo dare risposte ai nostri elettori. Siamo però convinti di una cosa: non c’è amministrazione comunale al mondo che possa fare bene senza l’aiuto determinante dei cittadini. In questi cinque mesi di governo quello che stiamo dando ce lo contraccambiano con gli interessi. Oltre centotrenta persone collaborano con noi ogni giorno, a costo zero, con invidiabile spirito di sacrificio. Sappiamo di non essere soli». Lo diceva già Aristotele, nella “Politica”: l’uomo solo o è un dio o è un animale selvatico.


-------------



 


«Un posto per il nostro pecorino nel paniere dell’Euromediterraneo» 
 


 
 OSILO. Nanni Manca ha 37 anni ed è sposato con una ragazza di Fonni, Graziella Piras, che gli ha dato due figli: Alessandro di due anni e mezzo e Marco di otto mesi. Fa una battuta: «Dobbiamo pur combattere il decremento demografico». Funzionario di un’azienda privata, non sa cosa sia il politichese: pane al pane, formaggio al formaggio. Nello specifico, è lecito modificare la forma dell’antico modo di dire, senza chiamare in causa il vino: la caseificazione è un antichissimo sapere osilese. Sapere unanimemente riconosciuto e oggi rinvigorito dalle possibilità di mercato. La più fresca tra le buone notizie viene da Bra, dalla mega fiera del formaggio che si è tenuta dal 16 al 19 settembre: «A Bra, con l’assessore all’agricoltura Pulinas, siamo andati per capire cosa potevamo portare a casa». Ma il viaggio in Piemonte aveva anche lo scopo di stare «vicini ai ragazzi del consorzio che forse negli ultimi anni erano stati trascurati e quindi hanno gradito molto la nostra presenza». L’altro aspetto fondamentale - per Nanni Manca - «è che abbiamo lavorato su tre fronti: il primo con Slow Food, il secondo con una rivista specializzata nel settore dei formaggi, Cheese Time, il terzo riguarda un inizio di rapporti con l’Ersat. C’era il capo, professor Benedetto Meloni». Di Slow Food esistono nove presidi in Sardegna, più uno o due in fase di costituzione. Ancora il sindaco: «Slow Food non ha una struttura che funziona, in Sardegna. I presidi si incontrano nelle fiere, pochissime volte all’anno, senza un coordinamento vero. Non c’è un’associazione che li tenga uniti almeno per promuoversi a livello di presidio. Come Slow Food, hanno fatto un bel lavoro in Veneto, dove un presidio si è fatto capogruppo, costituendo l’associazione regionale».Nanni Manca vorrebbe fare la stessa cosa in Sardegna? Risposta: «Noi ci siamo candidati a farci promotori di incontri preliminari per arrivare all’associazione regionale. Loro sono entusiasti perché finora non avevano grandi contatti con la nostra amministrazione comunale e quindi si lavorava con il consorzio ma solo per il tempo limitato e le possibilità ridotte che i nostri ragazzi avevano». Con la rivista Cheese Time, rivela il sindaco, «specializzata nel settore e curata da Stefano Mariotti, abbiamo iniziato un lavoro che si è concluso proprio pochi giorni fa in Sardegna. Mariotti è venuto ad Ollolai lo scorso fine settimana per il Fiore Sardo, in occasione di Cortes Apertas. Gli abbiamo chiesto di prolungare la sua visita di qualche giorno, ha fatto dei filmati e delle interviste ad Osilo con l’obbiettivo di farci aderire a una loro iniziativa: realizzare un dvd che dovrà essere oggetto promozionale e commerciale anche attraverso la catena di ristorazione. Mariotti scriverà su questa rivista, poi realizzerà i dvd, ce li darà e noi li promuoveremo». Capitolo Ersat. E’ sempre il sindaco a spiegare: «Con il professor Benedetto Meloni abbiamo iniziato un rapporto che fino a ieri non esisteva, parole sue. All’Ersat chiederemo l’assistenza tecnica per la valorizzazione del consorzio del formaggio pecorino. Abbiamo trovato un obbiettivo comune, per il quale ci siamo impegnati entrambi: inserire il pecorino di Osilo nel paniere dell’Euromediterraneo: una vetrina agroalimentare di tutte le regioni che si affacciano sul nostro grande mare». Quello di cui si ripete da sempre che separi il dire dal fare. E qui verrà il bello, ma il sindaco di Osilo è quel che ai tempi di Antonio Gramsci si sarebbe detto un ottimista della volontà

18/05/05

gomma da cancellare

Lucida provocazione de La Voce (articolo di Marzio Galeotti con validi commenti) sul tabù italiano della strada come bene pubblico privo di costi da condividere. Quanto dovremo aspettarlo, qui da noi, il politico coraggioso che instaurerà il primo pedaggio? In fondo all'articolo viene citato Elserino Piol. Io ebbi la ventura di leggere l'intervento su Affari & Finanza di cui alla nota. Purtroppo non sono riuscito a trovare un link. In sostanza Piol proponeva, con vasti dettagli progettuali, l'eTarga: un ID box wireless con Gps su ogni auto per monitorare la strada percorsa e ricavarne un'equa tassazione - da sostituire al bollo - basata su chilometri percorsi, fasce orarie e tipo di strade "consumate". Inoltre, è un progetto che può creare lavoro e ricchezza. Cito: "(...) il circuito virtuoso tecnologia-innovazione-crescita può essere stimolato da iniziative di carattere nazionale (definibili come "leading edge projects") attorno alle quali focalizzare (...) gli sforzi di ricercatori, imprese ed amministrazioni pubbliche". Il problema è il solito: non è fantascienza, perché la scienza è già pronta, ma fantapolitica.

04/04/05

Senza titolo 633


Il delirio dell'olio di colza



di Jacopo Fo



Cari lettori, vorrei porre la questione morale. Anzi la questione mentale.
In questi giorni ho sperimentato direttamente il livello di disturbo mentale di cui soffrono in primo luogo i mass media e in generale il popolo italico.
Scoppia il caso biodiesel, e, come per incanto, ricevo un mucchio di telefonate da parte di giornalisti che mi chiedono di parlare del nostro distributore di biodiesel. Il primo d'Italia.
E io mi diverto a rispondere: "Ma come non ha letto i nostri comunicati stampa? Non segue i nostri siti internet? Legge solo le agenzie di stampa autorizzate?"
Provo un certo gusto a dire: "Guardi, il distributore non l'abbiamo aperto in questi giorni ma cinque anni fa. E l'abbiamo chiuso piu' di due anni fa perche' il governo Berlusconi ha vietato il biodiesel. Abbiamo fatto proteste, raccolto firme..."
Ed ecco il cronista che non ci puo' credere: "Ma come l'hanno vietato? Hanno vietato il biodiesel?"
Non ne sanno niente.
"Si', siamo l'unico paese d'Europa. L'Unione Europea ha praticamente liberalizzato la vendita ma l'Italia ha chiesto di essere esclusa dal provvedimento. Poi il governo ha deciso di vietare la vendita al pubblico del pericoloso carburante.
Se va su www.cacaoonline.it trova tutta la storia dall'inizio..."
Praticamente c'e' da chiedersi a quanti sia arrivata notizia della nostra campagna sull'olio di colza... Proprio pochi...
Unica consolazione e' che ormai sono centinaia di migliaia gli italiani che non si fanno fregare e mettono olio di semi comprato nei supermercati Lidl a 0,65 euro il litro.
Tutti i discorsi sono serviti a poco e tuttavia, in barba a tutti i giornalisti audiolesi, a tutte le censure e i sabotaggi, le idee giuste sono andate avanti.
E crediamo che molti consumatori di olio di semi abbiano provato soddisfazione vedendo che oggi tutti si accorgono di quello che stanno facendo ormai da anni. Chissa' quanti sono stati derisi perche' mettevano l'olio nel serbatoio: "Vedrai che ti scoppia il motore!"
Adesso mi avvicinano al bar e mi chiedono: "Senti, ma e' vera questa storia che metti l'olio nel serbatoio?"
"Si', lo faccio da cinque anni e se tu facevi come me a questo punto avevi risparmiato i soldi per farti una vacanza alle Seychelles, ma e' meglio cosi', perche' sei sfigato dentro e sicuramente ti facevi la vacanza quando c'era lo Tzunami ed eri gia' morto."
Si', lo ammetto, ho un piacere rabbioso a far notare a questi disinformati per vocazione che la loro incapacita' di fare attenzione gli ha causato danni enormi.
Sono loro, la massa amorfa di quelli che non ascoltano, la zavorra dell'Italia.
Ed e' ora di dirlo che oggi la capacita' di agire seguendo schemi diversi e' lo spartiacque della qualita' della vita di tutti.
Chi ha ascoltato Beppe Grillo non si e' fatto fregare dalla Parmalat.
Chi ha ascoltato Cacao sul risparmio etico e il boicottaggio non ha comprato Enron e bond argentini.
Chi ha letto come funziona la ricerca sul tumore sa che, se si ammala, deve iscriversi a un protocollo di ricerca, ottenendo cosi' che il proprio tumore venga identificato. Se non ti iscrivi nei protocolli ti danno la cura standard. Se sei dentro ti danno la cura specifica per il tuo tumore. La differenza e' l'80% di sopravvivenza.
E se il tuo problema e' che ti hanno perduto i bagagli e stai bestemmiando in aeroporto, hai grande vantaggio se hai letto la sintesi delle istruzioni di una nota compagnia aerea ai caposcalo che abbiamo pubblicato due anni fa. Il caposcalo deve recarsi presso l'orda dei passeggeri imbestialiti. Ascoltare per cinque minuti in silenzio tutte le proteste e individuare cosi' i capopolo. Quindi proporre loro di appartarsi in un'altra stanza ("Cosi' parliamo meglio") e dare loro tutto quello che vogliono. Anche piu' del dovuto. E promettere che si fara' lo stesso con gli altri. Cosi' si liquidano i ribelli. E poi ai pecoroni non di dara' niente. Tanto non hanno i coglioni per fare qualche cosa. Sono gentucola che non si espone, non si sbatte, non partecipa. Peggio per loro!
C'e' chi va in vacanza in posti inquinati e affollati quanto una citta' e passa meta' della vacanza in coda e chi no. C'e' chi compra le camice da 100 euro al figlio e chi gli paga una vacanza a Londra per imparare l'inglese. C'e' chi gioca con i figli e chi gli compra solo videogames.
C'e' chi ingurgita sonniferi, tranquillanti, antidepressivi e chi cerca di farsi nuovi amici. C'e' chi continua a piangere per un lutto anche a dieci anni di distanza e chi cerca di rifarsi una vita. C'e' chi va per terra e non si rialza mai piu' e chi, con fatica, cerca di capire i propri errori. C'e' chi sbadiglia, si gratta, si stiracchia, scambia massaggi e chi non fa niente di tutto questo perche' e' sconveniente.
C'e' chi legge libri divertenti e guarda film comici e chi consuma solo prodotti violenti e terrificanti. C'e' chi coltiva hobby, impara cose nuove, sperimenta cibi sconosciuti, prova nuove posizioni. C'e' chi fa i conti con l'idea della morte e chi cerca di non pensarci.
C'e' chi ogni tanto ammette di sbagliare e chi non sbaglia mai.
C'e' chi ogni tanto cerca di non prendere le cose con pesantezza e chi passa la giornata a parlare male degli altri.
C'e' chi continua ad avvelenare i propri figli con la bistecchina agli ormoni, c'e' chi accetta di venire separato dal figlio subito dopo il parto. C'e' chi dorme insieme ai bambini piccoli e chi preferisce farli dormire da soli fin da neonati e poi si stupisce se piangono per tutta la notte.
C'e' chi allatta e chi no, anche se potrebbe.
C'e' chi fa l'amore tre volte la settimana e chi tre volte l'anno.
C'e' chi ogni tanto fa una passeggiata mano nella mano con qualcuno e chi ha deciso che non vuole piu' innamorarsi.
E c'e' chi, addirittura, accetta di vivere con una persona che non ama perche' "conviene".
C'e' chi ha ancora speranze e chi ha solo rancori.
C'e' chi sogna un mondo migliore e chi ha smesso di dormire per non avere incubi.
C'e' chi quando si ammala partecipa al processo di cura, si informa, cambia abitudini, sogna di guarire e chi aspetta passivamente le medicine del dottore (o l'infuso del mago). E' risaputo che chi partecipa emotivamente e intellettualmente alla cura, diventa soggetto del proprio mantenersi vivo, ha molte piu' probabilita' di guarire. Ma questo e' il meno, prima o poi dobbiamo morire tutti, ma chi vive passivamente non riesce a affrontare la morte in nessun modo che vada al di la' del terrore e della disperazione.
C'e' chi invece e' disposto a imparare che bisogna morire e magari, prima, prova a non sprecare l'esistenza.
C'e' chi vive a Milano e campa sei anni meno di chi vive a Macerata.
C'e' chi cerca buone notizie, c'e' chi gode con quelle cattive.
C'e' chi fa il corteo per la pace e poi si compra le Nike, spreca calore, acqua e energia elettrica, dice che il commercio equo e solidale e' radical-chic e beve solo Coca Cola.
C'e' chi fa volontariato, isola la propria casa termicamente e cerca di diminuire il proprio contributo alla guerra per il petrolio e chi va al bar a dire che lui a Berlusconi altro che un treppiede gli avrebbe tirato.
C'e' chi cambia la propria vita e chi aspetta che gliela cambi Prodi.

La follia del sistema danneggia la gente e solo chi usa il cervello evita parte dei danni.
Si tratta di un vero e proprio stile di vita.
Oggi, per la prima volta nella storia del mondo, il fattore culturale ha un peso pari ai mezzi economici nel determinare la qualita' della vita.
Non parlo qui delle persone che sono vicine alla soglia di poverta'. Parlo dei milioni di italiani che hanno un tetto sulla testa, due pasti al giorno, l'auto, la lavatrice, internet e il cellulare.
Se questa gente che ne ha la possibilita' iniziasse a ragionare ne avrebbe un grande vantaggio individuale e l'Italia rinascerebbe.
Possiamo dire che non e' colpa loro, poverini, non hanno avuto le occasioni per imparare a ragionare. E' vero, non si puo' fargliene una colpa. Se nascevo in una famiglia diversa neanche io avrei saputo certe cose. Non e' un merito saperle, e' un caso. E certamente chi ha la fortuna di aver capito certe idee ha il dovere di cercare di comunicarle a chi e' stato meno fortunato.
Pero' dobbiamo iniziare a dirlo. C'e' chi ha la fortuna di sapere e chi no.
E questo fa la differenza nella vita piu' di una laurea, piu' di uno zio alla Regione. Dobbiamo dirglielo che la tv mente e partecipare ai quiz e fare sesso con le veline e i velini non e' il massimo della vita.
Dobbiamo dirglielo che ci fa tristezza vederli sprecare la loro vita, crescere figli senza amore, avvelenarsi con grande dispendio di mezzi, scegliere sempre la cosa piu' precotta. Mangiare il doppio delle medicine prescritte dal medico. Maciullarsi con decine di esami clinici e di radiografie inutili. Comprare sempre tutto al massimo del suo prezzo perche' gli acquisti collettivi "fanno povero".
Dobbiamo dirglielo che la loro vita e' priva di fascino perche' non sono loro a viverla.
Dobbiamo raccontargli di quanto e' diverso quando inizi a fare scelte, a capire che, in qualche modo, puoi influire sul tuo destino.
Spiegargli che e' vero che e' piu' duro, rischioso, a volte deludente, ma che comunque, prendere in mano la propria esistenza rende la vita appassionante, colorata, degna di essere vissuta.
Dobbiamo fargli capire che esiste l'onore di aver vissuto, di aver lottato, di essersi applicati con passione a un mestiere (la professionalita'!!!) e averlo usato per costruire qualcosa.
Pero', perdonatemi, a volte, dopo anni che continui a ripetere ovunque (tv, radio, giornali, internet, libri) le stesse identiche cose e ti accorgi che davvero in pochissimi hanno capito, ti viene da urlare e da dire: ma cazzo, gente, aprite le orecchie. State vivendo come polli in batteria! Svegliatevi! Fate qualche cosa!
Convincetevi che esistete veramente.
E questa che state buttando nel cesso e' la vostra unica vita!

PS: Visto che fai parte dell'infima minoranza che arriva a leggere i miei articoli fino in fondo vorrei ricordarti che c'e' la petizione per Prodi sull'ambiente da firmare su www.politicando.altervista.org .



Fonte: www.alcatraz.it


31/01/05

Senza titolo 550

 WIDE-ANGLE: L'INCHIESTA AMERICANA SU BERLUSCONI

Un incredibile documentario-inchiesta prodotto da una rete televisiva americana su Berlusconi è oggi disponibile per tutti, tradotto, a questo indirizzo

http://www.controcorrente.info/Dossier/Berlusconieilsuopotere.htm

Chiunque può scaricare gratuitamente questo filmato (che in italia non sarebbe mai potuto andare in onda, e di cui infatti finora nessuno ha fatto parola), in cui si mettono in mostra i retroscena del suo potere e si sottolinea l'impossibilità, per uno che concentra nelle sue mani una quantità abnorme di interessi (economici, finanziari, televisivi, politici) di guidare un paese democratico. Un documentario utile soprattutto a chi sostiene che Berlusconi è vittima di una persecuzione, di un accanimento politico e giudiziario ordito dalla sinistra italiana. Ripetiamo: il filmato è stato prodotto e trasmesso negli Stati Uniti... che certo non sono mai stati un covo di comunisti. Buona visione.

http://www.controcorrente.info/Dossier/Berlusconieilsuopotere.htm 

08/01/05

Senza titolo 518

 

 «Negli anni del governo Berlusconi l’economia è cresciuta meno rispetto agli altri Paesi europei, le promesse non sono state mantenute, il debito è superiore al Pil, sono ripresi gli scandali finanziari».

Rapporto Wall Street Journal-Heritage Foundation

30/11/04

Senza titolo 417

Taglio Irpef, il 60 per cento degli italiani non vedrà un euro


Una prima verità. Una verità ufficiale e certificata dal governo. A rivelarla è la relazione tecnica che accompagna l’emendamento alla Finanziaria presentato al Senato. I numeri, dunque, numeri che anche Berlusconi e soci non possono nascondere.



Il taglio delle tasse riguarderà soltanto il 40,7 per cento dei contribuenti, in tutto 15,6 milioni di persone. Non pochi, certo, ma cosa dirà il restante 59,3 per cento, 22,7 milioni di persone che non vedranno un euro? E cosa diranno quei malcapitati 13mila che, invece di guadagnarci, dovranno pagare 50 euro in più all’anno? Difficile che la propaganda governativa li commuova.


Il risparmio medio di imposta pro-capite sarà di circa 369 euro, il che naturalmente vuol dire che sarà superiore a quella cifra per i pochi ricchi e inferiore per gli altri. Ovvero ampiamente riassorbito dai tagli ai servizi e dall’aumento delle altre imposte.


Fonte: www.unita.it

15/11/04

Senza titolo 392

Constatazione amichevole.


Ripetiamolo tutti insieme.


C O N S T A T A Z I O N E   A M I C H E V O L E.


Non fa ridere? Non porta sana allegria?


“Che fai stasera?”


“Mah…pensavo di uscire con gli amici, pizza, birra e qualche constatazione amichevole”.


In fondo il richiamo è quello.


Ci si ritrova e si passa una serata “constatando” che si è tra amici, in un clima quindi molto “amichevole”, si ride, si scherza, si parla, si balla, ci si diverte in una tranquilla serata.


E invece no. Constatazione amichevole ‘sti cazzi.


Per i profani o per chi non l’ha mai saputo questa constatazione amichevole, o detto anche modulo C.I.D. (secondo me “Coglioni In Diatriba”, ma ci sarà un’altra spiegazione per la sigla), è un foglio multicolore dove si mettono allegramente dati delle persone e delle vetture implicate in un qualsiasi tipo di sinistro, nel quale intervengono in successione le varie assicurazioni, rappresentate da avvoltoi che amano depredare i poveri malcapitati (o Coglioni In Diatriba, come volete).


In seguito vengono ripagati eventuali danni fisici o morali. I soldi chi li mette? Le assicurazioni! E da dove li prendono queste assicurazioni? Dai soldi che i contribuenti versano ogni santissimo anno che Dio mette in Terra per poter circolare con un veicolo autorizzato, motorizzato e legalizzato.


Ci ripenso. Mi viene da ridere, non ci posso fare niente.


Analizziamo un classico tamponamento.


Le due vetture, dopo l’incidente, accostano al lato della strada.


Scendono i passeggeri. Via con gli effetti speciali: il vento si alza, un lampo illumina la notte, la folla radunata comincia con i cori da stadio “alè, dacci dentro, alè…alè molto sangue alè”, alcuni lampioni emettono luce fioca a causa di improvvisi cali di tensione.


I passeggeri si guardano, si studiano come animali feroci. Poi parlano perché in fin dei conti siamo esseri umani con il dono della parola…in linea generale dico…poi ci sono le eccezioni.


Si accende una discussione. Le parole volano come petardi nella notte di San Silvestro, o come proiettili nelle giornate tipicamente solari della città di Falluja.


Non si è d’accordo. Qualcuno ha fatto una cazzata, ma magicamente non si sa chi. Altro che Houdini, altro che David Copperfield. Questo è un x-file.


Peccato che non arrivino Mulder e Scully a risolvere il caso.


Fermi tutti.


Tranquilli.


Si risolve.


Si risolve tutto con la constatazione amichevole.


Sì, perché esiste e bisogna utilizzarla come bravi cittadini che raccolgono le merde dei cani.


Sì, questo modulo viene estratto e già si sente la vena sul collo che comincia a pompare sangue.


Sei già incazzato come un bisonte in calore e vedi questo foglio.


Non si sa com’è uscito o chi l’ha estratto. Il foglio esiste. Appare.


Il primo pensiero che viene in mente è: “Questo qui non è un amico e non voglio constatare nulla, se non la sua faccia sul mio paraurti…o magari è meglio il cric?”.


Il secondo in sequenza è: “Meglio il cric”.


Il terzo è infine: “Ma chi cazzo ha messo un nome così idiota a un modulo da compilare?”.


Fermi tutti. Sulla prima pagina del certificato vi è scritto: “Calma. Siate cordiali. Non siate avventati. Siate bravi cittadini”.


Calma.


Giusto.


“Tranquillo bello, abbiamo fatto danni da 500 euro, ma stiamo calmi, sorridi alla vita e la vita ti sorride! Dai, constatiamo amichevolmente che non è successo nulla di serio! Ridiamo!”


Calma.


Sbagliato.


Nella mente viene trasmesso un gustoso film mentale.


Vedi te stesso che cominci a prendere a schiaffi l’ “amico”, per poi finirlo con il cric e infine prendere la constatazione amichevole, un accendino e dare fuoco al tutto. Semplicemente perché la carta prende fuoco bene e i vestiti dell’ “amico” meno. Il finale è squisito: l’ “amico” prende fuoco, cerca di scappare, tocca la macchina che prende fuoco, tutti prendono fuoco tranne te. Esplosioni immancabili che aumentano drasticamente l’entropia del pianeta e anche quella delle balle che ti girano ancora.


Che soddisfazione però.


Purtroppo no, bisogna compilare questo fantastico e mirabolante modulo dei bravi cittadini, che però la merda di cane in quel momento hanno voglia di raccoglierla solo per tirarla addosso. Così, con simpatia ed allegra goliardia, ben intesi!


In tutto questo bel discorso non possiamo dimenticarci delle automobili.


Certo, perché ora la sicurezza è d’obbligo.


Dei veri geni hanno inventato il modo di assicurare sicurezza e capitali.


Le macchine vengono ora costruite infatti che al minimo urto, partono in mille pezzi, si scheggiano, si crepano. Naturalmente per un minimo danno, bisogna cambiare tutto un pezzo.


Grande! Così siamo più sicuri perché questi materiali ci proteggono! Ottimo! Dobbiamo pagare 500 euro perché la crepa non fa chiudere bene la portiera e bisogna cambiare tutto!


Magari si inventeranno una cosa simile anche per la medicina ed il corpo umano.


“Dottore sto male…mi aiuti…credo di avere una colica renale…”


“Non si preoccupi, risolviamo tutto! Davvero, non ci pensi, adesso cambiamo tutti e due i reni! D’altra parte mica possiamo aggiustarne uno solo! Vanno in serie, sa? Purtroppo devo dirle che visto che fanno contatto con i polmoni, dovremo cambiare anche quelli, non può ritrovarsi assolutamente a non respirare più per un contatto della centralina! Per i soldi non si preoccupi…è coperto dall’assicurazione?”.


E di certo spunterà fuori anche qui una sorta di constatazione amichevole.


Sì, perché il mondo è bello e tutti ci vogliamo bene.


Constatiamo tutti insieme molto amichevolmente che la vita è bella.


È tutto il resto che è un’emerita stronzata.

Archivio blog

Si è verificato un errore nel gadget