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20/07/15

"Io, italiana povera, non penso che i migranti mi stiano togliendo il pane". E il post di Francescai acono 22 anni, diventa virale

potrebbe  interessartvi
http://www.wired.it/attualita/politica/2015/07/20/migranti-come-battere-storytelling-dellinvasione/
Lo so  che   con certe persone   è inutile



Ma    certe  storie  come quella  qui sotto  e questa qui  di cui  ho parlato in un post precedente  m'inducono  a  continuare  a  raccontare  e riporti  siffatti argomenti  . Perchè   la gente sta  iniziando a non poterne più  di bufale   e d'inciviltà  ma  sopratutto  contro  l'exenofobia  montante .

Ecco  la  coraggiosa ragazza   che  ha <<  a solo 22 anni, Francesca Iacono, ed è una ragazza come ce ne sono tante. Anche la sua storia, raccontata in un lungo sfogo su Facebook, non è poi così inusuale. Per questo, forse, il suo post ha ricevuto oltre 24 mila like ed è stato condiviso da oltre 9 mila persone. Perché Francesca racconta della sua vita "da povera", ma di una "povertà gestibile", come la chiama lei.>> Come potete  leggere  nel  suo stato d fb sotto  essa  << Racconta la trafila della richiesta di sussidi, di quella per un posto in una casa popolare, racconta del lavoro cercato e non travato, dell'adeguarsi a certe condizioni per poter avere di cosa vivere. E poi ancora della macchina di "quinta mano" e dei "libri in comodato d'uso".  >>  da http://www.huffingtonpost.it/ del 20\7\2015  .
Eppure, assicura Francesca, nonostante questo, mai che le sia venuto in mente di credere che i migranti le "stanno togliendo il pane di bocca, le popolazioni rom e sinti non hanno più diritti di me". 

Ragazza   coraggiosa  nonostante  gli  attacchi ignobili becero populisti come quello ( vedere sotto ) de il giornale ( montanelli si starà rivoltando nella tomba nel vedere com'è ridotto) e ho Ho cliccato e ho letto commenti di lettori di questa spazzatura di giornale che sono a dir poco raccapriccianti! Ma come si fa?? alcuni razionali ( anche se con lo stesso refrain ) altri rriferibli ed osceni





Comunque avete rotto il cazzo con la storia che "gli italiani c'hanno bisogno prima, gli zinghiri ricchi tutto pagato".
La mia famiglia è più povera della maggior parte di quelle dei miei contatti.
Niente di eclatante, una povertà normale e gestibile. 

Cioè, i miei genitori non me l'hanno mai fatta vivere come una condanna, una tragedia, ohmiodio pietà.

Una famiglia umile.

Che negli ultimi anni sudando l'anima è riuscita persino a costruirsi delle cosine carine.

Comunque conosco a memoria la tiritera: domanda per la casa popolare, esenzione dal ticket, "mamma guarda che ho beccato l'annuncio di un'assistenza per un allettato, un'ora il pomeriggio. Ti interessa?", linea 2 e linea 3, domanda regionale per il rimborso dell'affitto, corsi OSS offerti dalla regione, ma a Sassari? e la benzina chi se la può permettere?, ancora graduatoria per la case popolari, fila dai sociali, mamma d'estate che fa le scale per 2,50 € a inquilino nei palazzi residenziali, il padrone di casa che ti fa l'aumento a fantasia che tanto lo sa che i soldi per il trasloco non li hai, ogni anno si deve scegliere se lavorare la Vigilia di Natale o a Capodanno, che tutte e due raramente ce le possiamo permettere.
"Asco' ma quella casa è occupabile?"
La parola "usucapione" a casa mia suona più celestiale e irraggiungibile di tutte. Ed è una delle prime parole dei grandi che ho imparato, molto prima di aoristo.
L'assegno di disoccupazione a casa nostra è un lusso, che il lavoro te lo assicurano sempre il giusto per non pagartelo. 
Ma la graduatoria delle case popolari è uscita?
La macchina è di quinta mano e i libri li avevo in comodato per tutto il liceo.
Tutto questo preambolo per dire che: sì, sono un'italiana che vive da secoli al di sotto della soglia di povertà e no, i migranti non mi stanno togliendo il pane di bocca, le popolazioni rom e sinti non hanno più diritti di me. 
Non sono arrabbiata con i rifugiati né penso che le difficoltà della mia famiglia siano lontanamente paragonabili alle loro.
Siete voi che siete razzisti, credete ad ogni minchiata sparata dal primo Salvini di turno, siete di un'ignoranza e di una cecità crassa e per favore smettete di usare la povertà altrui per spargere odio mentre progettate le vacanze, STRONZI.
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Hai ben poco da imparare ...ma tanto da insegnarci!! Posso solo rubare e condividere  come ho fatto  qui  e  sulla mia  bacheca  di  fb  e  fncl   se  perderò ancora  contatti salviniani e siimli . Ma  certa  gente  vedi i commenti    vergognosi  a  questo  articolo


  da  http://www.ilgiornale.it/news/politica/

Lei, Francesca Iacono, 22enne di Padova, dice di essere povera. Lo ha scritto su Facebook, aggiungendo di non sentirsi scavalcata da rom e profughi: "I migranti non mi stanno togliendo il pane di bocca - scrive - le popolazioni rom e sinti non hanno più diritti di me".Opinione leggitima, ma che mette sotto lo zerbino le altrettanto legittime proteste degli italiani che non riescono ad ottenere il posto gratuito all'asilo perché nelle graduatorie vengono scavalcati in povertà da rom, profughi e immigrati. Non è una storiella raccontata dai razzisti, ma una verità in gran parte d'Italia. Perché avrebbe "rotto il cazzo" chi con dignità ha piazzato delle tende davanti ad un casale che l'Italia ha ristrutturato per poi donarlo all'accoglienza dei profughi e non a loro?Non è razzismo chiedere al governo di dare prima la casa a chi è cittadino in questo Stato e in questo Stato paga o ha pagato le tasse, quando aveva un lavoro.Nel post Francesca ha raccontato la sua esperienza di ragazza di Alghero in Sardegna, poi studentessa fuorisede a Padova. "Una famiglia umile, con una povertà normale e gestibile". Ticket gratuiti, la richiesta per la casa popolare, i "corsi Oss offerti dalla regione, ma a Sassari senza avere i soldi per la benzina per raggiungere il capoluogo". E poi ancora i lavori della madre a 2.50 euro l'ora, la macchina di quinta mano e i libri in comodato d'uso. Nulla da dire.Se Francesca non si sente scavalcata dagli immigrati, buon per lei. "Sono un'italiana che vive da secoli al di sotto della soglia di povertà - scrive su Facebook - e no, i migranti non mi stanno togliendo il pane di bocca". Frasi sufficienti per diventare in poco tempo l'idolo della sinistra che urla al razzismo degli altri e lo compie nei confronti degli italiani. Una sinistra che condivide il pensiero di chi chiama "stronzi" chi crede "alle minchiate di Salvini" e sulla sua pelle vive il disagio della povertà senza alcun aiuto dallo Stato. Ripeto, non è razzismo dire: "Prima gli italiani". È buonsenso. Sarebbe lodevole politica di uno Stato che prende le difese dei suoi cittadini e quando può accoglie gli altri.A Casale San Nicola non c'erano razzisti, non c'erano "stronzi". C'erano "profughi" anche lì: profughi a casa loro. Quattro milioni di italiani sotto la soglia di povertà sono un dato reale che un Paese non può non prendere in considerazione. Non basta elevare a eroina una di questi che dice di non sentirsi scavalcata dai profughi, dimenticando chi invece si sente scaricato dallo Stato in cui vive."Scusa Sara, sono di sinistra e pongo la solidarieta'al primo posto - scrive Efisio Loddo in risposta al post di Francesca - ma ho famiglia e so quanto costa garantire solo il pane giornaliero. Bene, non ho mai capito come fanno i rom a girare tutto il giorno con macchine e furgoni, avere sempre i denti in oro e accertati conti in banca a vari zeri". Poi conclude: "Non c'entra nulla il razzismo".Chissà se Francesca darà dello "stronzo" pure a lui.
è meglio perderla  che trovarla

09/03/14

( aggiornamento post ) Il racconto di una delle prime testimoni di giustizia al Carmine. «Io sono andata contro Cosa Nostra, ora mi sento felice» La vita di Piera Aiello , una donna antimafia

le mie  impressioni ed  il mio resoconto  su  il convegno

da  la nuova sardegna  del  9\3\2014  
Il racconto di una delle prime testimoni di giustizia al Carmine. «Io sono andata contro Cosa Nostra, ora mi sento felice» La vita di Piera, una donna antimafia
di Giuseppe Pulina 

TEMPIO “Una donna felice”, così Piera Aiello, una delle prime testimoni di giustizia della storia tutta italiana della lotta alla mafia, definisce se stessa. E lo fa, malgrado la non facile vita che le è toccato vivere, abbandonando la terra in cui è nata, la famiglia e gli affetti più stretti, lontana da tutto e da tutti con una bambina di tre anni da far crescere. Felice malgrado tutto e nonostante circostanze e fatti che avrebbero piegato la resistenza di tante altre comunissime persone. Così Piera Aiello è apparsa anche al pubblico che, al Teatro del Carmine, ha seguito l’incontro organizzato da Libera e Sardegna solidale, coordinato da Giampiero Farru, Maria Luisa Sari e Francesco Puliafito. Dopo i saluti di rito del sindaco Romeo Frediani e la presentazione del circolo locale di Libera da parte di Carlo Menicucci, intervistata da un gruppo di cinque studentesse delle scuole superiori cittadine, Piera Aiello è entrata nel merito di
Piera  Aiello  in una   trasmissione  televisiva
questioni, anche molto personali, che hanno fatto luce su diversi aspetti del sistema di vita legato alla mafia. Dalle sue parole si è capito che essere donna oggi e in determinati contesti sociali non è cosa indifferente. «Innamorata del figlio di un boss mafioso, cosa che ignoravo – ha dichiarato l’Aiello – ho scoperto di essere stata scelta come moglie del mio futuro marito proprio da mio suocero. Decisi di interrompere il legame, ma mi fu impossibile per le pressioni che ricevetti». Prima il suocero e poi il marito vennero uccisi dalla mafia. «Sola, senza un’amica del cuore, avevo soltanto i miei diari, su cui scrivevo tutto e in cui ho annotato dieci anni interi di storia della malavita». Diari i cui contenuti aveva ben memorizzato e che il giudice Borsellino, lo “zio Paolo”, come imparò a chiamarlo in seguito ad un affettuoso suggerimento dello stesso magistrato, seppe come usare in indagini che hanno messo a soqquadro l’organizzazione mafiosa. Alle studentesse che le hanno chiesto dei suoi rapporti con la cognata Rita Atria, Piera Aiello ha detto di essere stata fortunata ad averne fatto la conoscenza. «Rita, una piccola, grande donna, era più coraggiosa di me, perché lei, contrariamente a me, proveniva da una famiglia mafiosa che pure amava tantissimo. Separarsene fu per lei molto più doloroso. Anche se aveva solo 17 anni, le chiedevo consiglio. Quando posso, vado a Partanna per farle visita al cimitero». Tra le piccole, grandi battaglie di Piera Aiello, impegnata in questi giorni a far valere una legge che riconosca meglio la figura dei testimoni di giustizia da uno Stato che non sempre li tutela adeguatamente, c’è stata anche quella per la lapide da dedicare a Rita, un atto osteggiato a lungo dalla suocera. Vicina a don Luigi Ciotti e a Libera, Piera Aiello ha fatto sapere che l’ultima cooperativa giovanile che sta nascendo grazie alla legge 109 che autorizza la trasformazione delle proprietà sequestrate ai mafiosi in beni sociali si occuperà delle terre di Rita Atria. E questa è solo una delle tante, ma ancora insufficienti, misure che la miglior società civile del nostro Paese ha saputo ideare per colpire al cuore Cosa nostra.


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