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30/09/12

OLBIA. La denuncia di un omosessuale che martedì mattina è stato respinto al Centro trasfusionaleSei gay? Non puoi donare il sangue«Un'odiosa discriminazione: sono fedele e ho un compagno stabile»


sfoglio l'edizione  Gallurese  dell'unione  sarda  del  29\9\2012  è leggo  l'ennesimo caso   di  discriminazione   omofoba   verso un gay 





Succede in tanti ospedali italiani e anche a Olbia: essere omosessuali è considerato un comportamento a rischio e la donazione di sangue non viene accettata.

Omosessuale e quindi a rischio: la donazione di sangue è vietata per chi ha scelto come compagno di vita una persona dello stesso sesso. Lo ha scoperto Mario Angeletti, 50 anni, titolare di un centro massaggi, che martedì scorso è stato - sia pur cortesemente - rispedito a casa dal medico in servizio nel Centro trasfusionale dove si era recato per donare. Ha deciso di scrivere una lettera, firmata (e non è un dettaglio), al giornale per denunciare la discriminazione e accetta volentieri di rispondere alle domande. «Scriva pure il mio nome, convivo serenamente da trent'anni con la mia omosessualità».

Cosa è successo al Centro trasfusionale?
«Durante il colloquio preliminare mi è stato chiesto se avessi avuto comportamenti a rischio. Ho spiegato che convivo con il mio compagno da cinque mesi e che sono fedele. Quando ho parlato di compagno, hanno capito che ero omosessuale e mi è stato risposto che il mio rapporto era considerato a rischio e che sarei potuto tornare tra sei mesi».

Le hanno spiegato perchè?
«Pare che esistano protocolli che vietano le donazioni per chi abbia avuto relazioni affettive stabili da meno di quattro mesi o per chi abbia avuto rapporti definiti genericamente a rischio. Quindi è ovvio che c'è molta discrezionalità. La persona con cui ho parlato è stata molto cortese, probabilmente non si è voluta assumere la responsabilità, ma il problema è generale».

Lei ritiene di avere un comportamento sessuale a rischio?
«No. Non più di un eterosessuale. Sono fedele al mio compagno con il quale convivo da più di quattro mesi e l'ultima relazione prima di quella attuale l'ho avuta due anni fa. Quindi è ampiamente superato il range di sei mesi per il pericolo di incubazione di malattie sessualmente trasmissibili».

Era alla sua prima donazione?
«No, la seconda. La prima volta fu quando avevo vent'anni per mia madre che aveva subito un intervento chirurgico».

Perché ha deciso di donare il sangue?
«Un mio amico, recentemente, si è salvato dopo un grave incidente stradale grazie a tanta gente che ha donato. Era il mio modo per dire grazie».

Perchè ritiene di essere stato discriminato?
«L'unico motivo per cui la donazione è stata rifiutata è l'omosessualità. Se si fosse presentato un eterosessuale fidanzato da cinque mesi e fedele l'avrebbero fatto donare. In Italia purtroppo c'è questo pregiudizio nei confronti degli omosessuali che è duro da estirpare. Ci sono insospettabili mariti e mogli che tradiscono con grande facilità ma a loro nessuno impedisce di donare il sangue».


Lo so che non sto riportando niente  di nuovo perchè  queste  discriminazioni succedono  più spesso  di quanto s'immagini , ma  finché  gireremo la  faccia  dall'altra parte o applicheremo il  non sentire il  non vedere  esse  continueranno come prima più di prima  per parafrasare una famosa canzonee
E poi come   dice   giustamente  la  stessa  articolista  dell'unione  Caterina de  Roberto  (   derobertoc@unionesarda.it

Ma il rischio non si giudica dai gusti sessuali

È un caso che, ad ondate, provoca dibattiti molto accesi quello dei donatori di sangue omosessuali respinti in tanti ospedali italiani. La vicenda era anche finita in Parlamento. I protocolli in realtà parlano genericamente di comportamenti sessuali a rischio e chi li interpreta in maniera restrittiva (come ha fatto la Asl di Olbia) si appella alla statistica in base alla quale i rapporti omosessuali tra uomini sarebbero più rischiosi per le malattie sessualmente trasmissibili. Il principio di cautela è sacrosanto. Ma dentro la statistica ci sono le persone. I tanti uomini che hanno relazioni stabili, e una vita di coppia, con i loro compagni. E dall'altra parte tantissimi uomini e donne che, viceversa, hanno storie movimentate. Alla base c'è la sincerità e la correttezza di chi va a donare il sangue. Ma questa non si può stabilire dalle preferenze sotto le lenzuola.

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