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23/12/16

ecco perchè incentivare la donazione degli organi non importa se da una persona in vita che da cadavere .

 da  ex   trapiantato  (   parziale  perchè  il secondo occhio   può aspettare   non è urgente  come  è stato  l'altro )  di i cornea anche da 24 anni ( 25 a maggio prossimo ) dopo 16 anni di malattia alla vista .  Se  volete     che  la  racconti   fatemelo sapere  via  email  (    vi ripeto  l'indirizzo  redbeppe@gmail.com  ) 

Calangianus, 23 dicembre 2016



Sandro Manca racconta della sua esperienza da dializzato per 5 anni e la sua rinascita dopo il trapianto renale effettuato all'ospedale Brotzu di Cagliari lo scorso 3 gennaio 2016. Alla vigilia di questo primo anno della sua nuova vita, Sandro cerca di sensibilizzare alla donazione degli organi, la sola strada che permette di poter rinascere ed avere una vita normale. La sua esperienza è la migliore testimonianza di forza e di speranza per chi ancora affronta la dialisi e che magari non intravvede la stessa possibilità che lui ha avuto. Grazie Sandro per questa bella intervista. 
Antonio Masoni, galluranews  (  http://www.galluranews.org/ )  



Che  altro dire     oltre  la  bellissima  e toccante   testimonianza   di  Sandro  ?  .....     non abbiate paura  di  donare ,fregatevene    se la  vostra religione  \  fede  è  contraria ,  Dio   l'accetterà  e   ne  terrà conto   del bellissimo dono  che   farete   ., iscrivetevi  al registro donatori  ,  o lasciate  espresse  le   vostre  volontà di  donare . 


Conludo  segnalandovi    questo libro    autobiografico  su  tale  tematica  


Chiedo scusa (2010) è un romanzo scritto da Francesco Abate e Saverio Mastrofranco (pseudonimo di Valerio Mastandrea). Si tratta dell'autobiografica di Francesco Abate incentrata sul periodo immediatamente precedente e immediatamente successivo al suo trapianto di fegato.

Editore: Einaudi
Anno edizione: 2010
Pagine: 234 p. , Brossura
  • EAN: 9788806203696

Un estratto 



29/06/13

quando il lasciarsi morire o continuare a vivere con sofferenza è gioia . il caso di anziana di treviso che rinuncia al trapianto di rene e muore: "datelo a chi è più giovane di me"


 Da sedici lunghi anni era costretta a sottoporsi a dialisi tre volte alla settimana. Poi, dopo una lunga battaglia e dopo aver resistito così a lungo, era giunto il momento che tanto aspettava, quello del trapianto di rene. Rina Zanibellato, 79enne di Paderno in provincia di Treviso, ha però deciso di rinunciare: “No, datelo a chi è più giovane di me, io la mia vita l’ho fatta”, ha detto al marito, al figlio e ai parenti, lasciando tutti a bocca aperta. Un incredibile gesto di generosità e di sacrificio, fatto per permettere che a ricevere il rene della salvezza fosse un giovane, uno dei tanti ragazzi che aveva incontrato negli anni di dialisi.Alla proposta di sottoporsi al tanto atteso trapianto, quindi, la signora ha risposto di no e ha continuato, senza mai lamentarsi, con la dialisi che faceva ormai da oltre quindici anni. Ha continuato fino a ieri, quando si è spenta nel reparto di Nefrologia dell’ospedale Ca’ Foncello. Non è la prima volta che assistiamo a gesti straordinari come questo: nel gennaio di quest’anno era stato Walter Bevilacqua, pastore della Val d'Ossola di 68 anni, a morire dopo aver rinunciato al trapianto di rene.“Sono solo, non ho famiglia. Lascio il mio posto a chi ha più bisogno di me. A chi ha figli e ha più diritto di vivere", aveva confessato al parroco poco tempo prima. L’uomo è poi deceduto durante la dialisi a cui si sottoponeva ogni settimana all’ospedale San Biagio di Domodossola. "Era proprio come lo descrivono: altruista, semplice, un gran lavoratore. – ha raccontato una delle sorelle, Iside - Sapeva che un trapianto lo avrebbe aiutato a tirare avanti, ma si sentiva in un’età nella quale poteva farne a meno. E pensava che quel rene frutto di una donazione servisse più ad altri". Era stato il parroco del paese, don Fausto Frigerio, a conoscere le intenzioni di Walter Bevilacqua, il quale si era confidato con lui tempo prima: "Me l’aveva detto durante una chiacchierata. So che l’aveva confidato anche a un conoscente con cui si trovava in ospedale per le terapie”.
Di lui scrisse su L’Espresso anche Roberto Saviano: “Il suo gesto l'ho voluto leggere così: mentre tutti cercano di codificare il bene per il bambino, il bene per la famiglia, c'è stato un pastore che si è fatto da parte senza neanche sapere a chi andassero i reni che erano per lui. Si è fatto da parte e basta in nome della vita. Non la sua, quella di bambini che non conosce e non vedrà e che non sapranno mai chi ha permesso al loro padre o alla loro madre di vivere”.

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