Visualizzazione post con etichetta don milani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta don milani. Mostra tutti i post

12/09/08

Senza titolo 846

LA GELMINI PREPARA LA STRAGE DEI PRECARI DELLA SCUOLA

I precari della scuola sono i grandi assenti dal dibattito sulle riforme proposte dal ministro Gelmini: si parla di grembiuli, di voto in condotta, di maestro unico, ma nessuno sembra curarsi del taglio di 90.000 docenti e 47.000 ATA.
Il ministro si limita ad assicurare che i docenti di ruolo possono stare tranquilli e che i precari possono sempre essere riciclati nel turismo. La proposta è umiliante visto che si tratta di personale laureato, abilitato ed idoneo all'insegnamento e spesso in possesso di master e corsi di specializzazione; oltretutto non sembra che ci sia bisogno di 150.000 guide turistiche o addetti nei musei.
E' quindi evidente che la proposta della Gelmini sia in realtà una presa in giro per indorare la pillola alle decine di migliaia di persone che resteranno disoccupate dopo aver lavorato a tempo determinato, anche per 10 o 15 anni, con contratti annuali.
Le persone che perderanno il lavoro sono concentrate per la maggior parte al sud dove ci sono scarse possibilità di riciclarsi, per cui i provvedimenti del governo assumono i connotati di un’autentica macelleria sociale.
Da notare che i provvedimenti sulla scuola non hanno alcuna motivazione pedagogica, ma solo finanziaria: il governo deve risparmiare e quindi taglia selvaggiamente gli organici; come conseguenza saranno formate classi di 35, 40 persone, sparirà il tempo pieno alle elementari, migliaia di scuole dei piccoli comuni e delle zone a rischio chiuderanno, migliaia di studenti disabili non avranno più alcun aiuto.
Oltretutto il maestro unico deciso dal governo è una figura superata che non offre al bambino di oggi quella pluralità dei rapporti didattici ed educativi di cui ha bisogno, dati i numerosi stimoli a cui la società stessa lo sottopone.
Del resto se il ministro fosse veramente interessato alla qualità della scuola primaria, ritenuta tra le migliori del mondo da tutte le indagini statistiche, avrebbe avviato una sperimentazione con il maestro unico e messo a confronto i risultati con il modello attuale.
Ma il ministro Tremonti che, di fatto, ha commissariato il ministero dell'Istruzione, ha fretta di fare i risparmi per farsi bello con l'Europa, ed oltretutto c'è da capirlo: deve garantire i lauti stipendi di parlamentari, ministri, boiardi di Stato, consiglieri ed assessori regionali, provinciali, comunali, insomma tutta la pletora di politici che mangia dalla greppia statale.
Inoltre il governo deve sprecare molti soldi per finanziare Gheddafi, il corpo di spedizione in Afghanistan e l'Alitalia, quindi si rifà sui precari della scuola che quando va bene arrivano ad un massimo di 1200 euro mensili, che però in tanti casi servono a mantenere una famiglia.
Il ministro Gelmini ha affermato «preferisco essere impopolare che antipopolare». Quest'affermazione è molto grave.
I provvedimenti del ministro sono antipopolari: ledono il diritto all'istruzione, il diritto all'occupazione, smantellano la scuola, condannano le generazioni future e l'intero paese all'ignoranza e alla mancanza di competitività sul mercato.

Chiediamo a tutte le forze politiche, sindacali ed associative di aiutarci a fermare questo scellerato disegno.


FORUM PRECARISCUOLA ( http://precariscuola.135.it )

22/05/07

La marcia di Barbiana

                                          La marcia di Barbiana





Come ogni anno, ormai da qualche anno, anche ieri, 20 maggio 2007, da Vicchio (FI) è partita la marcia per Barbiana, la frazione resa famosa dal Priore, Don Lorenzo Milani, che lì aveva aperto una scuola per i più poveri e che morì proprio quaranta anni fa.
Recarsi a Barbiana vuol dire capire molte cose, che sfuggono alla lettura dei libri, sia quelli scritti da altri e che riguardano il coraggioso sacerdote di Barbiana, sia quelli scritti dallo stesso Don Lorenzo.
L'esperienza umana, cristiana e pedagogica del Priore ha notevoli sfaccettature, che di rado vengono colte tutte assieme e che non infrequentemente vengono utilizzate e strumentalizzate per giustificare posizioni che poco hanno a vedere con Don Lorenzo.
All' evento di ieri, qualcuno riluttante, qualcuno commosso, qualcuno compiaciuto... hanno partecipato pure gli alunni di Don Milani. Io ho avuto la fortuna di incontrarne alcuni. Nevio Santini, ad esempio, poco d'accordo con la marcia e forse anche con la strumentalizzazione che a volte si fa del pensiero del suo Maestro. Michele Gesualdi che con piglio compiaciuto ha spiegato ai ragazzi in visita, come loro costruirono i tavoli della scuola, il cannocchiale, le cartine geografiche...Ma l'incontro per me più emozionante è stato con Fiorella Tagliaferri. Lei non è stata un'alunna di Don Milani in senso tradizionale. Lei era una bambina ed il padre non la lasciava andare nella scuola, in cui si recava già il fratello Giancarlo. Allora il Priore, che non aveva altro modo per istruirla, la tratteneva un po' dopo la Messa domenicale per insegnarle qualche cosa. " Per me il Priore è stato più di un padre" dice Fiorella "qui  Don Lorenzo ci dava l'olio di fegato di merluzzo" prosegue ed indica il pergolato di fronte alla porta della scuola... Fiorella è una bella signora e racconta commossa di quando don Lorenzo li portò a Roma in visita da Giovanni XXIII e di come furono ospiti di Indro Montanelli; di quando andarono alla Camera dei deputati, di cosa facesse il Priore affinché potessero apprendere meglio le lingue.....
A Barbiana ho scoperto che don Lorenzo aveva fatto togliere il crocifisso dall'aula della scuola, per far andare lì anche i figli dei comunisti ( se c'era il crocifisso i genitori non li avrebbero mandati) e perché il suo insegnamento era slegato da qualsiasi credo religioso e politico. Don Milani credeva solo nella forza dell' istruzione per qualsiasi riscatto.
Credo anch'io che la diffusione dell' istruzione sia fondamentale per giungere a colmare il divario tra i ricchi ed i poveri.  Oramai a quaranta anni dalla morte del Priore di Barbiana mi pare importante che il messaggio milaniano sia raccolto e portato avanti anche a livello mondiale.


Le altre  foto della marcia di Barbiana: 



DON LORENZO MILANI E LA SCUOLA DELLE GRIGLIE

l 26 giugno del 1947 moriva il Priore di Barbiana, Don Lorenzo Milani. Pochi giorni prima era stata pubblicata "Lettera a una professoressa" il testo che il sacerdote aveva scritto coi ragazzi della sua scuola e che era destinato a scuotere le coscienze dal profondo e a rendere famoso il suo autore.




Il messaggio del Priore di Barbiana, che, in fondo,  non era che l' autentico messaggio cristiano, scandalizzò molti quando apparve e, per certi versi, continua a scandalizzare ancora, perché un messaggio quando è autentico è sempre scandaloso e scuote dal profondo, toccando e facendo vibrare corde nascoste. Scevro da pregiudizi, da imposizioni e da usanze, il sacerdote-maestro a Barbiana aveva osato  mirare alla parte buona  dell'uomo, che indubbiamente esiste, ponendosi come obiettivo quello di svilupparla, a dispetto dei poteri costituiti, che invece hanno avuto e, purtroppo sembra che abbiano ancora troppo spesso, tutto l'interesse a svilirla.



Don Milani è stato un innovatore, ma nello stesso è stato uno di quei personaggi fuori dal tempo, destinati  a dire cose sempre attuali. Non ci si può meravigliare, dunque, se il messaggio del  Priore di Barbiana colpisce  ancora oggi nel profondo. Tutto è cambiato nella società e nella scuola di oggi, rispetto a quarant'anni fa, eppure tutto è rimasto troppo uguale. Cambiare tutto per non cambiare niente, si diceva a Barbiana. Anche se molte cose di Don Milani sembra siano state raccolte e fatte proprie dalle istituzioni scolastiche, in effetti, ciò che era fondamentale nell'opera del sacerdote di Barbiana, è stato troppo spesso misconosciuto, e, anche quelle provocazioni che di Don Milani sembrano essere state raccolte, in effetti, sono state ingabbiate in contesti e in strutture che troppo spesso non lavorano per l'uomo e per la sua parte buona.



Non credo che sia ininfluente il fatto che nella scuola di Barbiana non ci fossero tante cose. Nella sede mancavano libri e lavagne, non c'erano banchi... e questo poteva essere dovuto all' assenza di risorse economiche, ma non c'erano neanche feste e domeniche, si era liberi anche da quelle regole laiche ed ecclesiastiche, che obbligherebbero a non lavorare nei giorni festivi. L'uomo autentico, quando è veramente se stesso non ha bisogno di vacanza, non fa festa, non abdica alla sua missione, trasforma le pause in respiro creativo e in otium.



Oggi, a quarant'anni dalla morte di Don Milani, se la scuola italiana è, da un lato, abbastanza attenta a considerare i livelli di partenza di ciascuno, di fatto  è, da un altro lato, ben lungi dall'essere la scuola di tutti e di ciascuno, e rischia fortemente di essere la scuola del niente. La scuola dei saperi, del POF, dei debiti e dei crediti, degli obiettivi traversali e disciplinari, delle verifiche formative e sommative....in Italia è oramai un'istituzione troppo rigida, che rischia di sacrificare l'originalità di ciascuno, la creatività, la fantasia....nello spreco delle energie migliori.  Una scuola che parla didattichese e scolastichese, che si preoccupa troppo delle apparenze per poter vendere ed avere  più utenza, è una scuola che ha abdicato al suo compito per sposare le leggi del mercato, e che tende, purtroppo, a far dimenticare l'incontro umano, mentre le cose che veramente servono, per vivere bene ed in modo costruttivo per se stessi e per gli altri nell'età contemporanea, chi può, chi è fortunato, le impara altrove. Dalla scuola della centralità dell'insegnante o del programma, stiamo passando alla scuola del didattichese, in cui i moduli, le unità, gli obiettivi scopiazzati la fanno da padrone, anche se, per fortuna, molti insegnanti, ancora, non hanno dimenticato di essere persone e di avere a che fare con delle persone e cercano, a volte strenuamente,  di difendersi, come possono, dall' invadenza di una certa pedagogia, da cui anche Don Milani, certamente, si sarebbe tenuto lontano. "Chi insegna pedagogia all'Università, i ragazzi non ha bisogno di guardarli. Li sa tutti a mente come noi si sa le tabelline" si diceva a Barbiana.  Oggi troppi mestieranti della scuola, che in contatto con gli alunni o non ci sono stati o ci sono stati troppo poco, sono al servizio di nuovi feudi economici, consapevolmente o no, e dirottano con troppa prepotenza nella scuola le loro teorie. Il rischio è che, queste teorie, poi, acquistino un'ingiusta centralità a scapito di altro, determinando l'impossibilità di un  autentico incontro, in un' istituzione in cui si è gli uni accanto agli altri, ma si è soli,  il maestro non sa niente del discepolo e il discepolo non sa niente del maestro,  il prof. A è completamente all'oscuro di ciò che capita al prof. B, pur condividendo lo stesso edificio. Se al centro di processi scolastici ci sono troppo i programmi, i moduli, le unità, gli obiettivi, il POF, i progetti scopiazzati, le griglie coi i loro altisonanti descrittori ed indicatori...si rischia di spendere le energie migliori per star dietro a queste cose, lavorando soprattutto per confezionare un prodotto da vendere, qualcosa di fumoso, utile per distrarre chi lo confeziona e chi lo acquista, ma del tutto inutile, mentre si resta chiusi ed imprigionati, ciascuno nei reticolati di pertinenza. Gli alunni incastrati nei loro studi, nelle loro verifiche, nella loro routine, che porta ad andare a scuola troppo per il voto e per  il diploma e troppo poco per imparare, dimenticano di pensare, a volte anche nella consapevolezza che la scuola è un parcheggio, che non dà ciò che serve, mentre nei feudi contemporanei si entra NON per merito, ma per altri requisiti meno nobili. I professori, dall' altro canto, sono, anche loro, irretiti dai moduli e dalle griglie, in una condizione che lascia sopravvire stancamente, dirottando le energie verso le scartoffie e spronando a mancare a quell'incontro umano,  punto di partenza per ogni promozione e  ogni crescita sociale. La scuola, in questo modo, come la società, rischia di trasformarsi in un luogo di chiacchiere, in una cattiva fucina, in cui una manovalanza burattina si muove, sta insieme e nel medesimo tempo costringe i suoi componenti ad essere soli, facendo il gioco di chi ha interesse a coltivare certe parcellizzazioni, che hanno la parvenza di comunità, che masticano a iosa termini quali "democrazia" e "libertà", in un controllo delle coscienze non avvertito, ma esistente e reale, mentre si passa il tempo a scannarsi, in una guerra tra poveri, su una griglia o su un indicatore,  su un voto o su un compito, per un diploma di poco valore. Quello della scuola è un meccanismo che rispecchia la società intera, in un contesto che spinge verso l'omologazione, verso un' uniformazione che certamente non è neutrale. L'uomo omologato, che ha perduto ogni originalità, che non pensa, è pronto per essere un consumatore e per fare il gioco dei gruppi economici, degli abitanti dei castelli del nuovo feudalesimo, che portano avanti la sperequazione tra i pochi privilegiati e i molti omologati e diseredati, i primi da illudere con parvenze di democrazia e libertà,  i secondi  sempre più poveri e disperati, in una società, in una scuola, che sono ben lontane dall'essere per tutti e per ciascuno.

Archivio blog

Si è verificato un errore nel gadget