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28/04/16

storie dal mondo della scuola burocrazia e repressione


la prima ci sarebbe da ridere invece si piange per indignarsi 

da http://tribunatreviso.gelocal.it/treviso/cronaca del 28.4.2016
«Scuola, a 60 anni la mia notte prima degli esami» Salvatore Cinquerui è il più anziano oggi al concorsone «Sono stanco di combattere contro i mulini a vento»
di Alessandra Vendrame


Gli esami non finiscono mai, nemmeno a 60 anni compiuti. La campanella del tanto atteso concorso della scuola per gli insegnanti indetto dal Miur suona questa mattina con le prime prove scritte al via. Sotto esame, tra le fila degli oltre 1500 docenti precari candidati della Marca, spunta un professore che quanto ad età anagrafica e curriculum non può certo dirsi matricola. Docente tecnico pratico di tecnologie meccaniche, laboratorio tecnologico e sistemi, in cattedra quest’anno all'Isis Verdi di Valdobbiadene, il professor Salvatore Cinquerui è il più anziano tra le fila di insegnanti sotto esame in arrivo da Treviso.
Stamattina è pronto a rimettersi in gioco nel concorsone che vale una vita di lavoro. Ormai nonno oltre che padre di quattro figli, partito dal suo paese Niscemi in provincia di Caltanissetta, è entrato in
classe la prima volta nel 2002. Abilitato nel 2014 dopo aver superato l'esame finale del Pas, (il Percorso abilitante speciale) all'Università di Padova, primo nella graduatoria della sua classe di concorso, torna oggi un'altra volta sotto la lente di una commissione d'esame. Stavolta per il posto di ruolo.
Professore, un'altra notte prima degli esami, perché?

«Mi trovo oggi a dover fare un concorso non per confermare una scelta lavorativa, come avviene di solito all'inizio di una carriera, ma per poter conservare il posto di lavoro. In tutti questi anni ho insegnato nelle province di Padova e Treviso. Ogni anno in una scuola diversa. Ho già superato l'esame di abilitazione con il Pas. E oggi, se voglio avere la cattedra di ruolo, il ministero mi chiede un'altra volta di tornare a fare un esame».
Se avesse detto no al concorso cosa sarebbe successo?
«La legge 107, la Buona scuola, dice che chi non supera il concorso resta in graduatoria a fare supplenze per altri tre anni. Se nell'arco di questi tre anni non passa di ruolo non potrà più insegnare. Si rischia di restare a piedi.A 60 anni si può pensare di rifarsi una vita ?».
Un concorso troppo difficile da digerire per i precari della scuola?

«Una sentenza della Corte europea dice chiaramente di assumere a tempo indeterminato quei docenti abilitati che hanno lavorato per almeno tre anni di seguito con contratti a tempo determinato. Se esistono dei diritti acquisiti per i parlamentari che reclamano le pensioni d'oro, perché i diritti degli insegnanti precari a servizio della scuola dello Stato non possono essere accolti? Non per questo ad oggi sono fioccati migliaia di ricorsi. Questo è il governo dei ricorsi. Ma non finisce qui. In Veneto nella mia classe di concorso ci sono 71 posti di ruolo disponibili. E i candidati sono 49. Serviva davvero un concorsone?».
Quando ha deciso di mollare tutto nella sua terra, la Sicilia, per diventare insegnante?
«Prima avevo una attività commerciale. Quando ho capito che i guadagni scendevano e le tasse invece aumentavano ho deciso di fare quello per cui avevo studiato. E ciò che il mio titolo di studio mi permetteva di fare. Non sono mancati i momenti difficili. Sei anni fa, all'indomani dei tagli introdotti dall'allora ministro Gelmini nell'orario di insegnamento della mia materia, mi sono trovato ad accettare una cattedra di due ore settimanali per 150 euro al mese».
E la sua famiglia è rimasta in Sicilia?

«Da precario non mi posso permettere di portarla qui con me. Ma ho fatto tutto quello che era necessario per sistemare i miei figli. Sono tutti laureati. Lo faccio per loro. Costi quel che costi».
Il sogno nel cassetto del professor Cinquerui?
«Stare vicino alla mia famiglia almeno prima di andare in pensione. Non ce la faccio più a lottare contro i mulini a vento. Non sono don Chisciotte».


la seconda è tratta da http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/ del 27.4 .2016
Essa non altro che la durissima repressione per quella che io considero una boiata proibizionista .Ok avranno anche violato la legge , ma la punizione non è educativa e proporzionata . Se proprio li doveva punire lo si doveva fare in un altro modo




Studenti tedeschi sorpresi con la marijuana: espulsi da scuola Minorenni in gita con la scuola, i vigili li hanno sorpresi con la droga all'ingresso della Cappella degli Scrovegni.

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PADOVA. Durante un controllo ai Giardini dell’Arena gli agenti della Polizia municipale hanno sorpreso, nei pressi dell’entrata della Cappella degli Scrovegni, tre ragazzi tedeschi in gita a Padova in possesso di marijuana. Accompagnati al Comando non sono però stati denunciati su disposizione del pubblico ministero minorile. L’insegnante che li accompagnava ha avvisato i rispettivi genitori e ha informato gli agenti che al loro rientro in Germania sarebbero stati espulsi dalla scuola e non ammessi all'esame finale di maturità. "Sono delle norme che dovremmo utilizzare anche in Italia – è stato il commento dell’assessore alla sicurezza Maurizio Saia – probabilmente questi ragazzi sapendo che nel nostro paese non vengono adottate misure particolarmente restrittive per il consumo di droga, avranno pensato di poter consumare liberamente. Ma hanno fatto male i conti, perché in Germania non funziona così". Subito dopo gli agenti si sono spostati in Piazza Mazzini dove hanno fermato per un controllo tre persone che bivaccavano sulle panchine: sono state identificate tramite documenti regolari e risultate tutte di nazionalità rumena. Nell’area Pp1 hanno invece sorpreso nove persone, tra i quali un nordafricano in possesso di una certa quantità di eroina. Nella giornata di ieri sono continuati anche i controlli sugli immobili e i terreni di proprietà comunale soggetti ad occupazione abusiva. Il primo intervento è stato fatto sul Ponte Unità d’Italia lato stazione autocorriere. E’ stata aperta la botola di ispezione del ponte stesso posta a circa due metri dal suolo e all’interno sono state rinvenute numerose coperte e altro materiale. L’area è stata quindi pulita e il Settore Manutenzioni ha provveduto all’applicazione sulla botola di un lucchetto di grosse dimensioni. Successivamente gli agenti si sono spostati sotto il cavalcavia Dalmazia, dopo che domenica scorsa erano stati trovati e denunciati per invasione di terreno otto nomadi. Qui c’era un tunisino già conosciuto alle forze dell’ordine. L’ultimo sopralluogo è stato fatto al Bocciodromo di via Bronzetti (area di proprietà comunale) dove sono stati trovati tre nordafricani che, assieme agli altri fermati nei controlli successivi, sono stati accompagnati negli uffici della Polizia Municipale, fotosegnalati e deferiti all’Autorità Giudiziaria

02/07/12

Ho 29 anni e sono docente all’Università storia di Valentina Cattivelli


Questa  foto  a  sopra   di un manifesto pubblicitario  , da me scattata  con il telefonino  , mentre   attendevo in lavanderia   di ritirare  una maglione   di mia madre  , sembra  confermare  la storia  che  riporto sotto tratta  dal corriere  della sera   online .
Questo dimostra  che   finalmente  c'è gente  che  sta smettendo di piangersi addosso  e  di parlare od imprecare  solo e  che  ora  di  


Ed  è questo  è il caso di questa storia   che vado a riportare  presa qualche  giorno fa  dal corriere della sera  online  


No, non è facile trovare lavoro in Italia. Lo abbiamo detto e ripetuto su questo blog. Così accade che qualcuno vada all’estero oppure accontoni un sogno o una passione per cercare un impiego. Ma tra migliaia di giovani (e meno giovani) in cerca di un futuro, c’è chi  con impegno ci è riuscita. Valentina Cattivelli, 29 anni, racconta la sua esperienza come docente all’Università di Parma e Verona.Sono una ragazza fortunata. In tanti modi. Ho 29 anni e sono docente universitaria da 3. A contratto, si intende, ma pur sempre docente, con la responsabilità di un corso o di una relazione di tesi.
valentina Cattivelli
Immagino che molti lettori potranno pensare che io sia la solita raccomandata, con un cognome importante a spianarle la strada. Non è così. La mia famiglia ed io siamo quelli che il Manzoni definirebbe “genti meccaniche di piccolo affare”. Mi sono impegnata molto presto. Dopo il diploma di ragioneria, mi sono iscritta ad Economia. Ne sono seguite una laurea specialistica, un master in marketing territoriale ed un dottorato di ricerca in economia regionale e rurale (Agrisystem) presso l’Università Cattolica di Piacenza. Durante gli anni di studio, ho sempre lavorato come impiegata presso la Provincia di Cremona. In questo modo mi sono pagata gli studi che, altrimenti, avrei dovuto abbandonare. Per orgoglio, per necessità, non ho mai voluto pesare sui miei genitori che già mi hanno dato tanto. Sono stati loro a trasmettermi la passione per lo studio e per il sapere e ad infondermi lo spirito di sacrificio e la voglia di fare. Sono stati loro i miei prof più importanti e dei loro insegnamenti faccio continuamente tesoro. Per questo, per la pazienza e l’affetto che ogni giorno mi riservano io sarò loro eternamente grata.L’esperienza che ti cambia la vita l’ho avuta nel 2008, come regalo per il mio 26esimo compleanno.L’università di Ferrara mi ha conferito un incarico di docente a contratto presso la facoltà di Architettura per il corso di Economia applicata avanzata: 100 ore di didattica frontale, oltre sei ore di treno ogni volta per recarmi in università. Una scelta di coraggio non da poco quella di affidare un corso così importante ad una ragazza di 26 anni. E’ stata l’esperienza lavorativa più intensa della mia vita. Il primo giorno poi è stato il più divertente: lo stupore dei miei studenti si leggeva nei loro volti, per alcuni di loro poi ero più vecchia di soli due anni, per altri addirittura una coetanea. I loro commenti, alla fine, sono stati positivi, gratificanti. Molti di loro mi rimproverano “di essere troppo buona”, altri di “metterci troppa passione”.Da qui la volontà di non “accontentarmi” di un lavoro pubblico, sicuro, nei termini e nelle mansioni, ma di tentare la più complicata strada accademica. Sempre con la valigia in mano, alla ricerca di un incarico. Certo il rapporto è di uno a quaranta (un incarico affidato, quaranta domande presentate), non ho “sponsor”, ma solo il mio cv a presentarmi. Certo, il lavoro in Provincia mi dà quella sicurezza economica che altrimenti non mi consentirebbe di rincorrere il sogno di diventare prof universitaria a tutti gli effetti. Ora sono docente presso le Università di Parma e di Verona. In ottobre sarò relatrice della “mia” prima tesi.Questo lavoro mi appassiona, è la cura migliore alla mia fame di sapere. Mi piace il rapporto con gli studenti: mi arricchisce, mi stimola a fare meglio. Cerco di dare loro un aiuto concreto alla costruzione della loro formazione e della loro futura carriera con consigli, incoraggiamenti, suggerimenti, oltre che con modelli o teorie economiche. Aver finito da poco gli studi è un grande vantaggio: li capisco, capisco le loro incertezze o esigenze e cerco di aiutarli.Oggi penso che sia stato il “sogno” il mio punto di forza, l’energia e la luce con le quali lo descrivevo durante i colloqui.Perché, in fondo, hanno ragione Antonacci: “la passione è la forza che lega le teste e a quei corpi noiosi dà spirito e luce” o un altro mio giovane collega prof D’Avenia “I sogni veri si costruiscono con gli ostacoli, altrimenti non si trasformano in progetti, ma restano sogni. La differenza fra un sogno e un progetto è proprio questa”. Il mio sogno è diventato progetto, spero che un giorno diventi quotidianità.

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