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31/08/09

Non si può sempre combattere in solitudine


Domani sarà un giorno caliente a Milano, e martedì rischia di esserlo ancor di più. Moltissimi precari della scuola, con alle spalle una lunga esperienza, rimarranno senza lavoro. A 40-45 anni d'età. Sappiamo bene cosa significhi.

Francesco Caruso, il 28 agosto scorso, ha diramato un comunicato stampa in cui c'informa che un gruppo di sette donne, "tutte docenti precarie con oltre 10 anni di insegnamento alle spalle, sono salite sul tetto del provveditorato agli studi di Benevento per iniziare un'occupazione ad oltranza per protesta contro i tagli della riforma Gelmini.'Contro il più grande licenziamento di massa. 20000 in Italia, 500 a Benevento. Vogliamo un futuro': così recita lo striscione calato dal tetto dell'edificio". Come gli operai dell'Innse, hanno deciso di resistere a oltranza fin quando non otterranno risposta (per contatti: 334 6976405 - Daniela Basile, una delle insegnanti del CIP sul tetto). E a proposito: anche gli operai della "Ercole Marelli", storica industria di Sesto San Giovanni, stanno resistendo coi denti contro i licenziamenti, e in fabbrica bivaccano anche la notte. Lo ignoravate? Non fatevene un cruccio. Non è tutta colpa vostra. Inutile attendersi simili notizie dai tg di Minzolini, o di Raidue, o di Retequattro e Studio Aperto (!), e potremmo continuare ad libitum. Nel regno dell'Egolatra non c'è spazio per queste vicende. Il prossimo bavaglio a Raitre, l'unica rete non allineata, metterà una pietra tombale sulla libera informazione in Italia. Rimane il web, certo: e per questo abbiamo scritto "non è tutta colpa vostra". Nel senso: un po' lo è. Perché gl'italiani sono pigri. Non approfondiscono. Il 75% dei nostri connazionali attinge informazione dalla tv - e l'Egolatra lo sa perfettamente. Invece dovrebbero darsi una mossa, leggere di più (almeno prima di tornare al rogo dei libri), cercare altrove, ecco. Prima che sia troppo tardi anche per noi (i tentativi di silenziare i blogger si sono moltiplicati con frequenza vertiginosa). Scrivo finché posso, tutto ciò che posso: perché, pur sommersi, siamo molti, e perché, a questi fratelli e sorelle, glielo devo: e non li abbandonerò. Non ci avrete.

"Da tutte le situazioni, l'uomo ha sempre saputo trovare una via d'uscita" (Silo)


17/11/08

scontata 30 anni di carcere e poi scoprono che è innocente

Spesso sui giornali  regionali  si leggono news   che    o non   vengono trattati dai media nazionali  ( o se   vengano trattat  lo è solo  in brevissimei trafiletti )   .   Ecco  una  dei  casi  più gravi   tratto  dalla  nuova sardegna del 16\11\2008


dall’inviato Piero Mannironi
Riconosciuto innocente dopo 30 anni di carcere
Il calvario dell’orunese Melchiorre Contena accusato del sequestro-omicidio Ostini
Assolto in primo e secondo grado fu condannato nel terzo processo disposto dalla Corte di Cassazione



*SIENA. **
L’inferno può essere fatto di sbarre che sembrano imprigionare perfino il cielo, di muri spessi e grigi e di cancelli di ferro che rinchiudono in uno spazio immobile e claustrofobico anche i sogni e il dolore. Ma l’inferno è soprattutto nella lucida consapevolezza di essere vittima del furto più atroce, quello della libertà. E di vivere l’interminabile divenire di giorni grigi, sempre uguali, al posto di qualcun altro. Questa è la storia del calvario di un uomo che ha vissuto trent’anni all’inferno prima di vedersi restituiti, in nome del popolo italiano, la dignità e l’onore. Ma è anche la storia di una donna, sua moglie, che gli ha sempre creduto e che ha combattuto con una forza sovrumana una battaglia che sembrava impossibile.
* Questa è la storia di Melchiorre Contena, pastore di Orune, e di sua moglie Miracolosa Goddi.
Il 18 luglio scorso la corte d’assise d’appello di Ancona ha messo fine a un incubo durato trent’anni, spazzando via l’accusa terribile di sequestro di persona e omicidio che aveva sprofondato Melchiorre Contena nel buio universo chiuso del carcere. E’ l’epilogo di una complicata e contradditoria storia giudiziaria che ha visto pronunciarsi per quattro volte i giudici di merito e per due quelli di legittimità. Senza contare due pronunce in risposta alla richiesta di revisione del processo. La sentenza finale, quella che stabilisce che Melchiorre Contena è innocente, arriva però quando l’orologio del tempo ha scandito anche l’ultimo giorno della pena.


*IL RAPIMENTO. * Tutto comincia alle 22,30 del 31 gennaio 1977. Marzio Ostini, imprenditore milanese di 38 anni, sposato e padre di un bambino di sei, torna nella sua villa “Le Querce”, nella tenuta di Armatello, a San Casciano Bagni, nel Senese. Con lui c’è il suo amministratore, Giuseppe Miscio. In casa lo attendono tre uomini armati e mascherati. Modi spicci, ruvidi, e poche parole in un inconfondibile accento sardo. Prima di andare via con l’imprenditore milanese dicono a Miscio: «Vogliamo cinque miliardi (poco meno di due milioni e mezzo di euro). E non avverta la polizia, altrimenti il riscatto raddoppia». Marzio Ostini svanisce nel buio insieme ai suoi carcerieri. Per lui comincia il tragico viaggio verso il nulla.
Il 4 febbraio il primo contatto telefonico con il padre di Marzio, il cavalier Carlo Ostini. E una nuova richiesta di riscatto: due miliardi di lire. Poi le lettere. In quella del 16 febbraio, la prova che l’ostaggio è vivo. I tempi del sequestro si bruciano con inconsueta rapidità e si raggiunge l’accordo per un riscatto di un miliardo e duecento milioni.
Il 20 febbraio il cavalier Ostini parte con una borsa piena di banconote da 50 e 100 mila lire. Ma l’appuntamento con i banditi non va in porto. Il contatto avviene il giorno dopo, alle 15,30, vicino al paese di San Quirico d’Orcia, nel Senese. Il patto è che l’ostaggio sarà liberato nelle 48 ore successive. Ma Marzio Ostini non tornerà mai a casa e il suo corpo non sarà mai ritrovato.
Le indagini si orientano subito verso gli ambienti dei pastori sardi. Inevitabile: la cadenza dei banditi era inconfondibile e poi quelli sono gli anni terribili nei quali l’Anonima sequestri ha esportato nelle dolci campagne toscane la sua feroce e cupa ossessione per il furto di uomini, seminando spore di paura. In quel clima sociale, il solo essere sardi sembra quasi essere una colpa.
Il 25 marzo del 1977, quella che risulterà la svolta nelle indagini: un giovane servo pastore di Fonni, Andrea Curreli, viene trovato in possesso di due targhe appartenenti a un’auto rubata alcuni mesi prima. Il suo comportamento alimenta molti sospetti nei carabinieri, che cominciano a pensare di avere messo le mani su uno dei componenti della banda che ha rapito Marzio Ostini.
A fine aprile, i giornali pubblicano un messaggio della famiglia del rapito che dice di essere disposta a pagare 300 milioni di lire a chiunque sia in grado di fornire informazioni utili alla liberazione di Marzio. Dopo qualche giorno, Curreli si presenta spontaneamente alla stazione dei carabinieri di Montefiascone e racconta di essere stato invitato, nell’ottobre del 1976, nel podere di Melchiorre Contena, a una riunione nella quale si era pianificato il sequestro di Carlo Ostini, il padre di Marzio. E fa i nomi di tutti i partecipanti a quel summit: Melchiorre, Bernardino e Battista Contena, Marco Montalto, Giacomino Baragliu e Pasquale Delogu. Di più: dice che successivamente Baragliu e Battista Contena, ubriachi, gli avrebbero confidato di aver ucciso Marzio Ostini.
I Contena, Baragliu, Delogu e Montalto finiscono in carcere e, poco dopo, vengono arrestati anche altri due sardi: Pietro Paolo De Murtas e Gianfranco Pirrone. Sconcertante il comportamento di Curreli che, con due lettere in due occasioni diverse, ritratta tutto, ma poi davanti al giudice istruttore reitera le accuse.
Non basta: le sue versioni altalenanti vengono smentite da molte verifiche degli investigatori ed emerge che Curreli in passato era stato servo-pastore dai Contena che poi lo avevano allontanato perché inaffidabile sul lavoro. E il giovane servo pastore non aveva mai nascosto il suo rancore per i tre fratelli di Orune.

*IL PENTITO. *Dopo qualche mese finisce in carcere anche il pastore di Paulilatino Antonio Soru, trovato con alcune banconote provenienti dal sequestro Ostini.
Andrea Curreli, dunque, è l’unico vero pilastro dell’accusa. Per dire la verità, si rivela subito un pilastro molto fragile. Tanto che, nel corso del processo, celebratosi davanti alla corte d’assise di Siena, la sua versione frana clamorosamente. La difesa porta in udienza l’impressionante curriculum del “super accusatore”: 35 denunce per falsa testimonianza, simulazione di reato e furto. Melchiorre Contena e gli altri imputati il primo marzo del 1979 vengono assolti.
La corte d’assise d’appello di Firenze, il 21 febbraio del 1980, arriva alle stesse conclusioni: Curreli, che si è addirittura autoaccusato dicendo di essere stato il vivandiere della banda, è inattendibile e l’assoluzione per Melchiorre Contena viene confermata.
Sembra tutto finito. E invece la Cassazione riapre i giochi: accogliendo il ricorso della procura generale, rinvia il processo alla corte d’assise d’appello di Bologna che, senza neppure riaprire l’istruttoria dibattimentale, ribalta le sentenze di Siena e Firenze. Per Melchiorre Contena la condanna è a trent’anni di carcere.
In estrema sintesi, i giudici di Bologna giudicano Curreli attendibile. Eppure sulla sua credibilità ha sempre avuto fortissimi dubbi perfino il suo avvocato, Fabio Dean, diventato famoso come difensore del sulfureo gran maestro della loggia massonica P2, Licio Gelli. Nel marzo del 1985, Dean spedisce una lettera in carcere a Contena. «Ho personalmente convincimento della vostra innocenza - scrive Dean -, maturata da impressioni derivate dal palese risentimento che Curreli manifestava apertamente nei vostri confronti». E ancora: «Mi riserbo di ribadire questa mia convinzione nelle sedi più opportune, sottolineando la natura assolutamente disinteressata di questo intervento che risolve solo un mio problema di coscienza».

*L’ALTRA INCHIESTA. *Curreli, uscito di galera subito dopo il processo, sarà assassinato poco tempo dopo alla periferia di Roma.
Ma il caso Ostini si evolve anche in un processo parallelo. Antonio Soru di Paulilatino, Pietrino Mongile di Ghilarza e Lussorio Salaris di Borore sono sospettati fin dall’inizio di essere coinvolti nel rapimento. Nel luglio del 1986, Salaris viene ucciso nel suo podere di San Donnino, al confine delle province di Perugia e Terni. In un macabro rituale, gli assassini gli mozzano le mani. Come dire: sei stato punito perché hai rubato. Per questo delitto, il 5 dicembre 1989, vengono condannati Soru e Mongile a 27 anni e sei mesi. Secondo la corte d’assise d’appello di Perugia, Salaris sarebbe stato punito perché avrebbe tenuto per sè parte del riscatto proveniente da un sequestro di persona compiuto dai tre e avrebbe poi cercato di “vendere” i suoi due complici ai carabinieri. Che si tratti del rapimento di Marzio Ostini è confermato dal procuratore generale di Perugia Di Marco nell’inaugurazione dell’anno giudiziario del 1988.
Conferme clamorose arrivano prima da Antonio Soru nel 1993 e poi da Mongile tre anni dopo. I due raccontano infatti che il sequestro era stato organizzato da loro e da Salaris e che quest’ultimo aveva ucciso l’ostaggio con un colpo di piccone in testa perché aveva paura di essere scoperto. Soru e Mongile dicono anche che loro non erano d’accordo sulla soppressione dell’ostaggio e che avevano eliminato Salaris perché questi si era tenuto parte del riscatto e li aveva poi traditi. Le loro confessioni sono suffragate da robusti riscontri.
Si arriva così a due sentenze radicalmente contradditorie, a due verità insanabilmente incongruenti. E’ quello che giuridicamente viene definito conflitto di giudicati. Eppure quella della revisione del processo per Melchiorre Contena è una strada ancora lunga. Infatti, sei anni fa la corte d’assise d’appello di Ancona dice no alla riapertura del processo. Ma nel maggio del 2004 la Cassazione interviene e trasmette gli atti del processo alla corte d’assise d’appello dell’Aquila che, nel luglio scorso, dice che Melchiorre Contena è innocente.

*«RISTORO MORALE». *L’avvocato romano Pasquale Bartolo, che ha difeso con passione il pastore orunese, è avaro di parole. Per lui l’importante è che sia stata restituita la dignità a Melchiorre Contena e alla sua famiglia: «Con un’epressione un po’ brutta dico che Contena e quella donna straordinaria che è sua moglie hanno diritto a un “ristoro morale”. Sulla vicenda giudiziaria non voglio fare commenti perché non è mio costume farli, anche se è impossibile non fare alcune valutazioni. La prima è che i sistemi giudiziari sono ragionevolmente garantisti quando si vive il processo in maniera diretta, mentre è molto facile sbagliare quando si giudica solo sulle carte. Devo anche riconoscere alla magistratura di essere capace di censurare i propri errori. E questo, fino a qualche anno fa, era impensabile».
Ora, anche per gli altri sette imputati, si apre la porta della riabilitazione. Dopo trenta lunghissimi anni.

31/05/07

Senza titolo 1867

concordo  con quanto dice  : uno dei  commenti nella pagina   di youtube   di cui riporto  sotto il titolo   : << dando un'occhiata ai siti dei tg rai e mediaset non trovo nulla in proposito... Mi convinco ogni giorno di più che l'informazione, quella vera, si trova solo in rete !! >> Non sono nè gay nè radicale: non ho l'onore di esserlo, parafrasando Chaplin... Questi episodi sono gravi,comunque la pensiamo. Sono un segnale di intolleranza e di repressione






"Le prove di come il regime di Putin continua a reprimere con ogni mezzo la libertà di espressione." Vi sono vicino...

01/05/07

Senza titolo 1796

 Ricevo questo comunicato dalla MailList  dell'associaizione  del comitato verità giustizia  per  genova



<<
[comitato_verita_giustizia_genova] G8: Prima condanna per le violenze delle forze dell´ordine
comitato_verita_giustizia_genova@yahoogroups.com

Ebbene sì.
I processi a Genova continuano e qualcuno si conclude, purtroppo ne parlano solo i quotidiani genovesi. Il resto dell’Italia, ignora. Tutti i media,compresi quelli “alternativi” tacciono. Il processo per il delitto di Cogne fa molta più audience dei processi di Genova che vedono coinvolte centinaia di persone ferite e torturate, durante la più grave sospensione dei diritti civili in un paese “democratico” dal dopoguerra, come denunciato da Amnesty International.
Forse qualcuno pensa ancora che ci sarà una commissione d’inchiesta per i fatti di Genova, ma chi la vuole davvero? A chi interessa far luce sui gravissimi fatti di quei giorni? Certamente non al governo Prodi, non alla maggioranza e tanto meno all’opposizione in Parlamento.
Enrica Bartesaghi
Presidente Comitato Verità e Giustizia per Genova

LA PRIMA condanna nei confronti del Ministero dell´Interno per le illecite e gratuite violenze dei suoi poliziotti è arrivata nei giorni scorsi, e cioè circa sei anni dopo la vergogna del G8 genovese. Ma le parole con cui il giudice istruttore Angela Latella ha motivato la sua decisione rinfrescano  la memoria. Ricordando a tutti che quelle cariche sanguinarie, quelle teste  rotte a manganellate, quei lacrimogeni sparati contro le persone inermi, non erano frutto dell´iniziativa isolata o dell´autonomo eccesso di qualche agente. Facevano invece parte di un più ampio disegno - così come le menzogne raccontate più tardi per coprire le nefandezze - , che rappresenta  una delle pagine più buie nella storia della Polizia di Stato.
Il tribunale del capoluogo ligure ha dato ragione a Marina Spaccini,pediatra cinquantenne di origine triestina, pacifista che per quattro anni ha lavorato in due ospedali missionari del Kenia. Alle due del pomeriggio del 20 luglio, era il 2001, venne pestata a sangue in via Assarotti.
Partecipava alla manifestazione della Rete Lilliput, era tra quelli che alzava in alto le mani dipinte di bianco urlando: "Non violenza!". Gli agenti e i loro capi avrebbero poi raccontato che stavano dando la caccia ad un gruppo di Black Bloc, che c´era una gran confusione e qualcuno tirava contro di loro le molotov, che non era possibile distinguere tra "buoni" e "cattivi": bugie smascherate nel corso del processo, come sottolineato dal giudice. I cattivi c´erano per davvero, ed erano i poliziotti che a bastonate aprirono una vasta ferita sulla fronte della pediatra triestina.
Dal momento che quegli agenti, come in buona parte degli episodi legati al vertice, non sono stati identificati, Angela Latella ha deciso di condannare il Ministero dell´Interno. La cifra che verrà pagata a Marina Spaccini non è certo clamorosa - cinquemila euro tra invalidità, danni morali ed  esistenziali - , ma il punto è evidentemente un altro.
«Se risulta chiaramente che la Spaccini sia stata oggetto di un atto di  violenza da parte di un appartenente alle forze di polizia - scrive il giudice - , non si può neppure porre in dubbio che non si sia trattato né di un´iniziativa isolata, di un qualche autonomo eccesso da parte di qualche agente, né di un fatale inconveniente durante una legittima operazione di polizia volta e riportare l´ordine pubblico gravemente messo in pericolo». Perché l´intervento della polizia non fu «legittimo», è ormai abbastanza chiaro. Lo hanno confermato i testimoni e in un certo senso gli stessi poliziotti e funzionari, con le loro contraddizioni: «Gli aggressori erano diverse decine; l´ordine era di caricarli, disperderli ed arrestarli», hanno detto, interrogati. Ma poi risulta che furono arrestati solo due ragazzi (non feriti), la cui posizione fu in seguito peraltro archiviata.
La pacifista era assistita dagli avvocati Alessandra Ballerini e Marco Vano. Il giudice ha sottolineato come fotografie e filmati portati in aula «siano stati illuminanti»: «Si vedono ammanettare persone vestite normalmente; più poliziotti colpire con i manganelli una persona a terra, inerme. La stessaSpaccini è una persona di cinquant´anni, di cui giustamente si sottolinea  l´aspetto mite». E poi, le testimonianze come quella di una signora settantenne che parla di una «manifestazione assolutamente pacifica e allegra» e di aver quindi visto agenti «bastonare ferocemente persone con le mani alzate ed inermi come lei». Marina Spaccini ha accolto il giudizio con  un sorriso: «Era semplicemente quello che attendevo da sei anni. Giustizia».

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Putroppo  la  forza  (   da intendersi in senso  spirituale )  cher  avevsa  come cantava Andrea sisti nella bellissima  " non ricordo più del mare  "


Il mio nome è la memoria
Di chi ascolta la coscienza
Destinato dalla storia
Ho capito in un momento
Che un pensiero può viaggiare
Anche se va controvento
Genova lo sai, tante vite in una storia
Perchè si lotta e muore tutti uniti per un credo e la memoria
Genova dicevo, non è un idea come un altra
Non è un idea come un altra



 si  è  usarita   e ha prevalso   l'oblio come prefigurava la stessa canzone 

E l'assenza del ricordo
Fa più male del dolore
Fa più male dentro me

Ecco perchè  ricordo  e non bisogna mai dimenticare . Ma soprattutto  per me, tale argomento  , E poi come  potete vedere  da questo documentario  su peppino impastato ( di cui potete sentire  anche la voce  originale  )  l'oblio  insieme al silenzio  uccide





sarà aggiunto nelle faq e quindi , non ci ritornerò più ed email simili saranno cancellate .Per me ricordare cose come queste ( che non ho per l'età vivere in prima persona ) serve per mantenermi vivo e non subire dal potere ( culturale , politico ) che usa il passato come arma per opprimerti approfittandosi della nostra ignoranza d'esso perchè :  siamo ignoranti perchè ignoriamo  per parafrasare il trio Aldo Giovanni Giacomo . E poi come dice la nostra cdv PensieriVaganti in un commento ( non ricordo quale  blog ) al mio post   sul  25 aprile  : << Se il mondo è uno solo non dovrebbero esserci parti in conflitto fra loro, si dovrebbe essere come rami dello stesso albero o tralci dello stesso tronco....dalla propria parte si dovrebbe lavorare per l'intero non contro un'altra parte, ma l'umanità è ben lontana ... allora forse ricordare conviene. >>







28/07/06

Senza titolo 1387

Come  ho affermato  nel precedente post   dopo aver  sbollito  la  rabbia per  la  sentenza  iniqua   e a  senso unico  hoi deciso  anche se come  giustamente dice ardovig in un commento 20:33, 27 luglio, 2006 sul mio blog  : << Non mi spreco a commentare... lo si sapeva fin dall'inizio >> ,


Ma dopo aver letto  quello  che scrive  oliviero beha sulla  sentenza   di calciopoli  (http://www.olivierobeha.it/art2707.htm) e questi  due  corsivi   di Maria Novella Oppo Nella  rubrica  fronte del video dell'unità il  primo del 27\07\06 intitolata  appunto   Tarallucci e vino ; << Ancora non era stata letta (in diretta!) tutta la sentenza sul calcio, che già su tutte le reti si parlava in simultanea di 'tarallucci e vino'. Questa odiosa metafora è una vera e propria spada di Damocle ideologica che incombe sul Paese. Di qualunque contenzioso si tratti, gli esperti cominciano fin dall'inizio a prevedere che, tanto, finirà a tarallucci e vino. E quando poi si arriva all'epilogo, gli stessi esperti si compiacciono di far notare in tv che, come da loro previsto, tutto è finito a tarallucci e vino. Per dire che da noi tutto si ricompone in una dimensione conviviale e bonacciona. Quando invece possiamo vedere ogni giorno che le cose non si risolvono mai e la gente si suicida (o viene suicidata) per coprire gli intrighi più oscuri. E l'immagine più adatta a rappresentare l'Italia, semmai, è l'aereo di Ustica, ricostruito come un puzzle cui manca sempre la tessera decisiva. Mentre i presunti bonaccioni (o Berlusconi?) sono in realtà gli efferati che riescono sempre a farla franca, dopo aver preso ben altro che tarallucci e vino.>>  il  secondo del 28\7\2006  intitolato Miracoli della tv <<La sentenza del calcio è un vero pozzo di San Patrizio: non si finisce mai di trovarci qualcosa dentro. Per esempio: si dice che, in fondo, il Milan è stato salvato per effetto del vittimismo minaccioso di Berlusconi. Fatto sta che la squadra è risultata coinvolta nel malaffare. Tant´è che lo scudetto è stato attribuito all´Inter, non senza malumore da parte degli stessi fans nerazzurri. Galliani poi ha subìto una, seppur mite, condanna e l´Uefa non ha dato affatto per scontato che la sua squadra potesse partecipare alla Champions League, dovendo dimostrare di essere «eticamente sana». E Galliani è stato il supplente di Berlusconi in campo calcistico, con relativo macroscopico conflitto di interessi. L´uomo, inteso sempre come Galliani, nasce come tecnico Fininvest, coinvolto col padrone editore in tutte le più controverse vicende oligopolistiche. Pelato come Bondi, ma meno esangue e querulo, è l´esempio vivente di come si possa apparire grandi e potenti, pur essendo l´ombra di un ometto ridicolo. Miracoli della tv. >> Pubblicato  il 28\7\2006 . Ho  deciso di commentare a freddo  questo evento; 1 )   pur entrando in  contaddizione  con quanto scrissi  commentando  l'euforia eccessiva  per  la vittoria delanostra nazionale al mondiale  2006 , ma  il calcio  quello giocato  ben inteso non quello  parlato nei  salotti  e nelle trasmissioni  tv  talvola eccessivamente  e in maniera fanatica  ,  mi  è sempre piaciuto fin da ragazzo  . 2) cercando d'essere il più obbiettivo possibile  visto che ero  anche se adesso di meno ćioè in crisi  Juventino  .
 La sentenza  è  a senso unico perchè punisce una sola  , colpevole per quanto   sia  ,  un aosla  squadra   , mentre  alle  altre  coinvolte  (  in misura  maggiore  o minore  , non lo sapremo mai  , almeno dal punto di vista giudiziario  visto  che orami il caso  è chiuso   e visto  che non ci sono  state  ammissioni  o confessioni da parte delle pesone coinvolte   )  e poi  come  giustamente dice The Economist del  27 luglio
: << L´indulto ridurrà le sentenze a chi è accusato di reati e non è stato ancora processato. Fra questi Berlusconi, rinviato a giudizio per evasione fiscale e falso in bilancio. E aiuterà chi è sotto processo per il crack della Parmalat. Da Calciopoli all´indulto gli italiani mostrano una capacità, apparentemente illimitata, di perdonarsi l´un l´altro  . >>






mmentare a freddo  questo evento; 1 )   pur entrando in  contaddizione  con quanto scrissi  commentando  l'euforia eccessiva  per  la vittoria delanostra nazionale al mondiale  2006 , ma  il calcio  quello giocato  ben inteso non quello  parlato nei  salotti  e nelle trasmissioni  tv  talvola eccessivamente  e in maniera fanatica  ,  mi  è sempre piaciuto fin da ragazzo  . 2) cercando d'essere il più obbiettivo possibile  visto che ero  anche se adesso di meno ćioè in crisi  Juventino  .
 La sentenza  è  a senso unico perchè punisce una sola  , colpevole per quanto   sia  ,  un aosla  squadra   , mentre  alle  altre  coinvolte  (  in misura  maggiore  o minore  , non lo sapremo mai  , almeno dal punto di vista giudiziario  visto  che orami il caso  è chiuso   e visto  che non ci sono  state  ammissioni  o confessioni da parte delle pesone coinvolte   )  e poi  come  giustamente dice The Economist del  27 luglio
: << L´indulto ridurrà le sentenze a chi è accusato di reati e non è stato ancora processato. Fra questi Berlusconi, rinviato a giudizio per evasione fiscale e falso in bilancio. E aiuterà chi è sotto processo per il crack della Parmalat. Da Calciopoli all´indulto gli italiani mostrano una capacità, apparentemente illimitata, di perdonarsi l´un l´altro  . >>



Credo che sia  tutto alla prossima

25/05/06

Mobbing e altro ancora...

Mi piaceva lavorare in piena salute, essere italiana tra persone umane e credere nella democrazia e nella civiltà: mi hanno rubato tutto.  Se volete capire di più potete visitare il mio sito internet:  http://www.mobbing-sisu.com dove ogni affermazione viene provata documentalmente e dove è pubblicata anche la sentenza di ottemperanza del T.A.R. per la Lombardia  che trovate  interamente  a  questo url qui     http://www.mobbing-sisu.com/cronaca_documentata.php
Mi hanno rubato i miei diritti e la possibilità di curarmi adeguatamente dai postumi della tubercolosi che mi è stata fatta contagiare nel posto di lavoro presso l'ospedale FATEBENEFRATELLI E OFTALMICO DI MILANO, dopo avermi privata da assistente amministrativo per tre anni di tutti i più elementari mezzi di protezione da contagio e infezione in ambiente contaminato.
Il servizio di pubblica utilità per me in tutti i sensi è stato la pubblica rovina della mia persona. Le conclusioni più terribili e devastanti sono avvenute durante il governo Berlusconi e anche la Regione Lombardia con il “Governatore”  Roberto Formigoni e l’Assessore alla Sanità Carlo Borsani (di Alleanza Nazionale) benché informati formalmente degli illeciti fatti di servizio, HANNO SEMPRE TACITAMENTE ACCETTATO TALI ILLEGALITA’.
Oltretutto mi vedo deridere e molestare con un Blog su Splinder  http://altro-che-sisu.splinder.com ( ora  cancellato , ma fino a  quando  'sti fettenti   continueranno  ? )  che è stato creato appositamente per questo. E’ vergognoso.  Sospetto siano i soggetti che hanno perso le elezioni e vomitano su di me la loro rabbia. Vedete se potete aiutarmi. Grazie.
Se vi è possibile per favore fate conoscere il mio caso e la Petizione. Cordiali saluti.  Gio

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