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31/01/17

La bufala di Libero sulle “museruole islamiche” Scrive in prima pagina di una nuova "trovata degli estremisti musulmani", ma è una storia completamente inventat

le fogne non finiscono mai di eruttare liquami e fare disinformazione la notizia che riporto sotto è l'ultimo di casi Va bene andare contro corrente ed esprimere un dubbio su una cosa perchè Persone che ancora si pongono domande e dubbi non accettando le verità precostituite sono quelli\e che rendono il pianeta più umano . Va bene anche dare una tua interpretazione su una cosa ma caspita farlo in modo corretto riportando come ha fatto blognews la versione ufficiale . Non unendola ai soliti luoghi comuni .


da http://www.blog-news.it/ che riprende il http://www.ilpost.it






Oggi il quotidiano Libero ha pubblicato [  lunedì  30 gennaio  2017  ] in prima pagina il richiamo a un articolo intitolato “L’evoluzione dell’Islam, dal burqa alla museruola”. L’articolo parla di un nuovo strumento che si starebbe diffondendo in alcuni paesi musulmani sunniti, e che servirebbe a impedire alle donne di parlare: una sorta di “museruola”, come la chiama il quotidiano. È una storia completamente inventata: quella fotografata non è una museruola, non è una nuova moda e non è usata in un paese sunnita, ma è un’antica tradizione tipica di una piccola popolazione che abita nel sud dell’Iran, un paese sciita, e ha tutt’altri origine e senso.



Il box in prima pagina rimanda a un articolo a pagina 4 scritto da Souad Sbai, ex parlamentare del Popolo della Libertà oggi iscritta alla Lega, dal titolo “L’Islam si evolve: dal burqa alla museruola”. Il sommario dice: “L’ultima trovata degli estremisti musulmani è un attrezzo in ottone per azzittire e umiliare le proprie donne, il tutto nel completo silenzio della stampa occidentale che preferisce continuare a straparlare di tolleranza”. Accanto ci sono altre fotografie con la descrizione:
Nelle immagini in alto due esempi su come togliere alle donne anche la voce e zittirle per sempre. Dopo il burqa, infatti, è arrivato il momento di mettere la museruola. Una “moda” che sta prendendo piede nei paesi dove dominano i fondamentalisti salafiti.
I salafiti sono una corrente dell’Islam sunnita particolarmente conservatrice e ortodossa. Sbai aveva già raccontato la stessa storia in un post su Facebook pochi giorni fa, in cui riprendeva una fotografia scattata da un’opinionista francese di solito molto critico con l’Islam.
Le fotografie usate da Libero, invece, sono state prese da un servizio del fotoreporter Eric Lafforgue in cui viene raccontata la tradizione del “boregheh”, una maschera utilizzata dai Bandari, una popolazione che vive nel sud dell’Iran. Le fotografie sono state scattate in alcuni villaggi rurali dell’isola di Qeshm, che si trova nello stretto di Hormuz. Il servizio è stato acquistato anche dal sito del Daily Mail, che a febbraio dell’anno scorso ha pubblicato il servizio riportando correttamente tutta la storia. I Bandari sono una piccola popolazione che parla un dialetto iraniano e ha tradizioni molto diverse dal resto del paese. Per esempio le donne utilizzano abiti molto colorati al posto del chador nero, e sul volto, al posto di un velo, indossano maschere di stoffa o di ottone, spesso molto decorate.
Le maschere non impediscono di parlare e sono utilizzate dagli abitanti dei villaggi sciiti, ma anche dai sunniti. In genere sono indossate solo dalle donne più anziane e, come tradizione, stanno oramai scomparendo. Versioni simili, con nomi diversi, sono utilizzate anche dall’altro lato del Golfo Persico, in Oman. In un altro servizio fotografico realizzato sui Bandari e pubblicato pochi giorni fa sul sito di BBC, il fotogiornalista Rodolfo Contreras, spiega che la tradizione dei “boregheh” è vecchia di secoli: «Nessuno ne conosce l’origine anche se alcuni sostengono che iniziò durante la dominazione portoghese, quando le donne cercavano di nascondersi agli schiavisti che andavano a caccia di donne di bell’aspetto». La maschera doveva servire a simulare la presenza dei baffi.

E  poi    dicono  non siamno  razzisti   .. bah 


20/08/16

disinformazioni e , razzismo e stupide censure facebookiane sul casio del burkini



prima ddel presidente dell'Unione comunità islamiche e imam di Firenze, Izzedin Elzir, la  foto  sempre  su fb   di sette suore, in tonaca e velo, che giocano sulla spiaggia  era  stata  pubblicata  da    https://www.facebook.com/giampietro.vecchiato  più precisamente  qui



ma  nessun media  ha  detto niente  e  facebook    aveva  censurato  \  sospeso  account  .  Non sarà un  altro caso  di razzismo  e  di islamfobia  ?oppure  semplice   disinformazione  ?

25/06/16

Disinformazione online: 'Imola oggi' e altri siti razzisti Da Vox News a Il Primato nazionale, sul web spopola l'odio anti-immigrato. Testate non giornalistiche xenofobe che esasperano i toni. E alimentano bufale.

lo so che tale articolo  è un poì  vecchiotto  ma  è  utile in quanto  molti suoi contatti (   a  volte , SIC , persone intelligenti  e  con buona  cultura   riportano tali news  )   . Ma  il fenomeno   della caduta nele bufale  \  panzane,  capita   a volte  anche il sottoscritto  anche se  si tiene alla larga da  tali siti . Ecco cvhe  gli  è  capitato di recente  (   vedere  qui    la  sua ultima gaffe   )  per  poi  accorgesene  subito  , come nel caso   prima  citato  ,  o  dopo un paio  ore  (  a  volte   Sic  anche  di  giorni  )   come quest'altro  caso  ,   portando alcuni  suoi contatti   a  cancellarlo \  rimuoverlo   senza pietà  .

Ma  ora basta parlare  di   me e delle   mie  gaffe  e  veniamo   all'articolo vero e proprio  


di Matteo Luca Andriola

La controinformazione è la diffusione di informazioni ritenute taciute o riportate parzialmente dagli organi di informazione ufficiali.
Poi però c'è la disinformazione: le notizie riportate sono false, fuorvianti, distorte, alterate e il fine è manipolare l’opinione pubblica su temi scottanti da affrontare con razionalità.
BUFALE SUI MIGRANTI. Quest’arma viene usata da personalità vicine alla destra populista, che diffondendo sui social network ‘bufale’ prese da siti incentrati sull’immigrazione, facilitando l’insofferenza verso queste categorie, siti che cercano notizie valide riscrivendole con un taglio populista, accompagnate da titoli ‘etnicizzati’ e immagini forti (spesso false).
XENOFOBI E DI DESTRA. Ci sono per esempio i noti Informare per Resistere, arrivato ad oltre 100 mila 'mi piace' su Facebook dopo una mutazione in senso complottista, xenofobo e omofobo e Catena Umana di Vincenzo Todaro, ex imprenditore edile di Parma non iscritto all’ordine dei giornalisti, il quale, dopo aver visto fallire la propria impresa per la crisi, ha iniziato ad attaccare rom, immigrati e omosessuali, definendosi però apartitico ma pubblicando nella pagina dei contatti un video del segretario del Msi Giorgio Almirante.
CRONACA TRUCULENTA. E anche Tutti i crimini degli immigrati, ‘padre’ di questi siti, che però non si definisce razzista: un minestrone di truculenti fatti di cronaca che rilancia notizie da altri giornali con protagonisti stranieri, immigrati, rom e sinti (ergo, anche cittadini italiani), aggiungendo titoli diversi da quelli originali.
Abbondano poi i 'qualunquisteggianti' (contro ‘la Casta’) e razzisti come Vox News, Imola Oggi e Il Primato nazionale, espressione di CasaPound, un mix di razzismo, omofobia e complottismo - che riesuma la sintassi dei Protocolli dei Savi di Sion -, riportando titoli e stralci da articoli riferiti a casi di cronaca ed emergenze.

Vox News, il blog spazzatura anti-accoglienza

  • Screenshot della homepage di Vox News.
Vox News (www.voxnews.info), segnalato come “sito-spazzatura”, è un caso interessante ed emblematico: il blog, anonimo, gestisce una pagina Facebook arrivata a 40 mila like, il cui taglio populista, xenofobo e anti-islamico è palese da subito, riportando notizie dai vari quotidiani, rilanciandole con titoli altisonanti.
PROFUGHI NEL MIRINO. A Firenze il Movimento di lotta per la casa occupa con delle famiglie miste uno stabile della Asl in via del Ponte di Mezzo? Lo sgombero avviene subito? Vox News il 26 giugno rilancia: «Firenze, Pd acquista palazzina da 4 milioni per ospitare 20 profughi».
L’occupazione è guidata «dai centri sociali camuffati da ‘movimento per i senzacasa (stranieri)’», ma lo sgombero avviene con solerzia perché «l’Asl e il Comune hanno deciso di dare ospitalità in questa lussuosa palazzina costata 4 milioni di euro a una ventina di clandestini appena sbarcati sulle coste della Sicilia».
«QUESTA È CASA NOSTRA». Su Ventimiglia il sito registra titoli pieni di disprezzo verso gli immigrati: 'Ventimiglia, come i sedicenti profughi hanno ridotto la stazione': «Questa è casa nostra. E stiamo permettendo a un’orda di clandestini di ridurla in una latrina, con la collaborazione di una setta di fanatici dell’accoglienza».
I “fanatici dell’accoglienza” avrebbero «allestito un internet point con computer: perché il computer è un diritto umano per chi fugge da guerre e persecuzioni» (Internet Point per i profughi di Ventimiglia, 19 giugno 2015).
«PER DIFENDERCI SERVONO MURI». E si parte coi luoghi comuni: gli immigrati portano epidemie ('Ventimiglia: epidemia sulla scogliera, africani pieni di macchie rosse', 17 giugno 2015) e ci ‘invadono’, e per difendersi bisogna riesumare i muri: la «civiltà cinese è sopravvissuta grazie alla muraglia. Israele ha azzerato gli attacchi suicidi palestinesi con il muro in Cisgiordania. I muri sono l’unica difesa della civiltà dalla barbarie». ('Boldrini insiste: «Nessuna invasione, solo 60 mila sbarchi in 5 mesi», 20 giugno 2015).
TRAGEDIE STRUMENTALIZZATE. Il sito strumentalizza ogni tragedia: il giovane capotreno di TreNord viene aggredito da delinquenti armati di machete?
Il personale ferroviario indice scioperi per protestare contro le condizioni non agevoli del lavoro e alcuni di loro, esasperati, sostengono di non voler più chiedere i biglietti?
Vox News parla di 'Effetto Machete: immigrati viaggiano gratis su treni' (14 giugno 2015): «Siamo arrivati a questo. I criminali stranieri hanno vinto. Questa è l’Italia di Renzi: gli italiani pagano, gli immigrati hanno tutto gratis».

Imola Oggi, il non-giornale che identifica l'Islam con l'Isis

  • La homepage del quotidiano ImolaOggi.
Imola Oggi si presenta come un quotidiano di centrodestra.
È così? La testata non risulta registrata, e l’ordine dei giornalisti dell’Emilia-Romagna conferma che il direttore responsabile, Armando Manocchia, non è né giornalista professionista né pubblicista (come previsto dalla legge), pur presentandosi come «il primo quotidiano telematico imolese dal 1997» (con sezioni di politica interna, estera, europea, cronaca nazionale, regionale, cittadina, economia, cultura, media e rubriche).
«SIAMO DISUBBIDIENTI». Anche nel sito è scritto: «Le pubblicazioni su Imolaoggi.it non hanno alcun carattere di periodicità».
Compare un link arancione con la dicitura «Siamo disubbidienti. Siamo all’opposizione. Diffondiamo ciò che altri non vogliono si sappia. SOSTIENICI!», per permettere ai lettori di fare donazioni con carta di credito direttamente al direttore (da effettuare con Visa, MasterCard, Carta prepagata PayPal, Discover, American Express e Carta Aura), nonostante i link pubblicitari.
UN PASSATO A DESTRA. Manocchia ha un passato a destra: candidato con “Io amo l'italia - Magdi Cristiano Allam”, è stato capogruppo leghista a Borgo Tossignano (Bo) e si è dimesso nel 2010 dopo una diffida dall’utilizzo del “simbolo della Lega Nord ed altresì, dal parlare e/o agire per conto del Movimento”.
Il taglio è di tipo razzista (alcuni titoli: 'Viminale, perse le tracce di oltre 50 mila immigrati', 14 giugno 2014; 'Alfano: non si possono affondare i barconi perché si inquina il mare', 18 maggio 2015; 'Grazie all’accordo Ue ci becchiamo 60 mila clandestini in più', 14 maggio 2015) e islamofobo, vicino a Oriana Fallaci - o meglio, ad Anders Breivik, lo stragista di Oslo -, identifica l’islam con l’Isis.
MUSULMANI=JIHADISTI. Ogni musulmano è uno jihadista: «Li chiamano fanatici, fondamentalisti, estremisti, integralisti, radicali, talebani, terroristi. Ma nessuno li chiama con il loro nome. Islamici. Musulmani. Islamici, ispirati da una False flag che chiamano ‘religione’ e per di più dicono: di ‘pace, amore e tolleranza’. In nome di questa sedicente ‘religione’, violentano, stuprano, sgozzano, tagliano teste. Uccidono in nome di un ‘dio’. Sgozzano in nome del corano. Tagliano le teste in nome di Maometto». ('Alfano va cacciato insieme a Renzi. Basta immigrazionismo!', 5 maggio 2015).

Festeggiata la svolta filo fascista del Carroccio

  • I relatori del convegno 'Verso una Lega Nazionale'.
L’allineamento alla svolta filo fascista del Carroccio è salutata positivamente: il 20 aprile 2015 viene pubblicizzato un convegno a Roma (il 21 Aprile 2015, il MMDCCLXVIII Natale di Roma) al Salone Margherita in via dei due Macelli, 75 dal tema Verso una “Lega Nazionale”, animato da Ugo Gaudenzi - ex leader dei ‘nazimaoisti’ di Lotta di Popolo e direttore di Rinascita, con Mario Borghezio (Lega Nord), Vittorio Feltri (Il Giornale), Giuseppe Valditara (giurista) e Mario Consoli (direttore della rivista nazista L’Uomo libero), con la conclusione di Matteo Salvini, Aymeric Chauprade, l’ospite d’onore, europarlamentare del Front national vicino al Cremlino (Convegno: Verso una “Lega Nazionale” - Roma, 21 Aprile 2015, 20 aprile 2015).
INTERVISTA AL FILO PUTIN. Inoltre si posta un’intervista al teorico neoeurasiatista Aleksandr Dugin - Intervista al Prof. Alexandr Dugin in esclusiva per Imola Oggi, 25 giugno - vicino a Putin e apostolo dell’Eurasia, un impero da Dublino a Vladivostok, rilasciata ad Alberto Micalizzi.
Chi è costui? Micalizzi, ex ricercatore di finanza aziendale all'università Bocconi (il “Madoff della Bocconi”) ed esperto di sovranità monetaria (autosospesosi nel 2011 e poi sospeso dall’università nel 2013), rinviato a giudizio il maggio del 2015.
L'ACCUSA DI TRUFFA. Il Sole 24 Ore scrive che è stato accusato di associazione per delinquere e truffa per aver promosso «due sodalizi criminosi dediti alla consumazione di un numero indeterminato di delitti di truffa in danno di investitori nazionali ed esteri, sottoscrittori di quote di fondi di investimento, e in danno di istituti di credito e di società finanziarie, attraverso la presentazione di falsa documentazione bancaria (fideiussioni bancarie e/o estratti conti)», truffando per diversi milioni di euro investitori come Ubi Banca e Simgest col primo sodalizio e col secondo, truffando per 100 milioni, anche la Banca Nomura, continua Il Sole, per un totale di quasi 700 milioni di euro.

Il Primato nazionale: retorica fascio-leghista contro l'invasione

  • Un articolo pubblicato sul sito web Il Primato nazionale.
La testata Il Primato nazionale (www.ilprimatonazionale.it) - che riprende quella di una rivista culturale pubblicata nel 1940-1943 e diretta dal ministro fascista Giuseppe Bottai, - pur presentandosi come «quotidiano online indipendente» è vicino a CasaPound.
CADENZA QUOTIDIANA. Dichiara di non essere una testata giornalistica «in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 2001», anche se il sito è aggiornato quotidianamente, supportando Sovranità, nata per aggregare i vari gruppi neo fascisti filo leghisti.
Diretto da Adriano Scianca, giornalista e responsabile culturale di Cpi, collaboratore a giornali come Il Secolo d'Italia, Libero, il Foglio, Cartha Minuta, Letteratura-Tradizione, Orion, Eurasia, Italicum, Occidentale e IntelligoNews.it, Il Primato nazionale - che come Imola Oggi chiede sostegno ai lettori attraverso delle donazioni tramite carta di credito – affronta l’immigrazione con la stessa retorica populista: essa non è un «esodo», ma una «invasione».
('“Invasione” o “esodo”? Sugli immigrati le parole non sono mai neutre', 15 giugno 2015).
«NEMICI DELLA STIRPE». Ergo, chi cerca di capire gli immigrati è nemico della “stirpe”!
Il Primato nazionale ha intervistato Franco Freda, editore neo nazista condannato per degli attentati sui treni nel 1969 nell'ambito della ‘strategia della tensione’ e per aver animato negli Anni 90 un sodalizio-movimento razzista, il Fronte nazionale e imputato per la strage di Piazza Fontana, che sostiene di provare «orrore nel vedere questa terra […], invasa e deturpata da sciami di estranei» ('Silenzio, parla Freda. E dice la sua su immigrazione, Europa e gender', 28 giugno 2015).
«COLONIALISMO RIVALUTATO». Molti immigrati vengono dall’Africa: perché non rivalutare il colonialismo che li avrebbe civilizzati («prima in Africa si stava divinamente»)?
Quindi, basta battersi il petto per lo schiavismo («la tratta degli schiavi cominciava sempre con la vendita ai mercanti arabi dei giovanotti in eccesso della tribù») pensando che “i negri” «siano tutti ‘profughi’, […] se sei un uomo in salute […] che scappa da un teatro di guerra non sei un profugo: sei un disertore, e come tale uno scarto di umanità»; se invece «provieni da zone relativamente pacifiche, sei semplicemente un clandestino, o come si dice adesso un ‘migrante economico’ e devi essere schedato e poi espulso».
('Basta sensi di colpa: l’Africa l’abbiamo aiutata fin troppo', 27 giugno 2015).

Il Piano Kalergi e i Protocolli 2.0: estrema destra cospirazionista

  • Manifesto per la presentazione del libro La verità sul Piano Kalergi. Europa, inganno, immigrazione.
Ogni evento storico è addebitato «a menti diaboliche organizzate (sette segrete massoniche, circoli finanziari, gruppi di rabbini in odore di miracoli e specialisti della Quabbalà e di altri testi esoterici ecc.) le quali agiscono nell’ombra», scrive Francesco Germinario in 'Estranei alla democrazia' (2001).
CONTRO GLI EBREI. Se ieri usava i Protocolli dei Savi di Sion contro gli ebrei, oggi il neo-cospirazionista usa il ‘piano Kalergi’, a cui sono stati dedicati due saggi - uno del 2005 di Gerd Honsik, condannato per razzismo e negazionismo in Austria nel 2010, l’altro, 'La verità sul Piano Kalergi. Europa, inganno, immigrazione (2015)', scritto dal giornalista Matteo Simonetti (che non collabora a testate skin, ma ad Area, al Secolo d’Italia, L'Indipendente, Liberal, Percorsi di cultura politica, La Destra e Il Borghese) edito dalle Edizioni Radiospada, casa editrice catto-integralista.
«GENOCIDIO PROGRAMMATO». Il ‘piano’, ideato dal conte Coudenhove-Kalergi, fondatore dell’Unione Paneuropea e dell’Unione Parlamentare Europea, nata per unire economicamente e politicamente l’Europa e autore di Paneuropa (1922), consiste nel ‘progetto’ attuato dalle élite mondialiste per «il genocidio programmato dei popoli europei» tramite l’immigrazione programmata e il melting-pot («L’uomo del futuro sarà di sangue misto. La razza futura eurasiatica-negroide, estremamente simile agli antichi egiziani, sostituirà la molteplicità dei popoli, con una molteplicità di personalità») per animare una classe umana “inferiore”, facilmente governabile e senza carattere subordinata alle nuove élite, dove dominano gli ebrei: «[…] il giudaismo è il seno dal quale sorge una nuova aristocrazia intellettuale europea, il nucleo attorno al quale si raggruppa l’aristocrazia dell’intelligenza […]».
SPOPOLA SUI SITI RAZZISTI. Tesi perfette per i siti citati: secondo Vox News «il piano Kalergi è gia visibile nella composizione etnica della capitale degli eurofanatici. La popolazione di religione islamica è al 30% del totale: più di 300 mila persone. […] L’integrazione è un disastro!»; per Imola Oggi «L’immigrazionismo è un crimine contro l’umanità […] una sostituzione etnica dei popoli europei, un meticciamento con allogeni africani. L’immigrazionismo che Noi combattiamo non è che una parte del diabolico Paneuropeismo di Kalergi che sta portando alla Terzomondializzazione l’Ialia [sic] e l’Europa».
Frasi, con quelle di Freda a Il Primato nazionale, che quadrano il cerchio sul razzismo che gira sui social network, dove le bufale da bar si sommano al complottismo e al neonazismo ideologico.

Tensioni cavalcate: eppure i crimini degli stranieri diminuiscono

  • Il logo dell'Unar, Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali.
Queste “testate online” sono senz’altro legate all’aumento della tensione ai danni degli immigrati cavalcata dai populismi.
Nel 2013 l’Unar (Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali) segnalava 1.142 casi di discriminazione nel Paese, col 34,2% delle segnalazioni proveniente dai mass media, rispetto al 19,6% del 2012.
PIÙ ITALIANI DENUNCIATI. Interessanti anche i dati sull’ordine pubblico: le denunce contro italiani sono passate da 467.345 nel 2004 a 642.992 nel 2012 (+37,6%), mentre quelle contro gli stranieri sono passate da 224.515 a 290.902 (+29,6%) nello stesso periodo.
Questo, anche se nello stesso periodo (2004-2012) i residenti italiani sono diminuiti, mentre gli stranieri, pur quasi raddoppiati (da 2.210.478 a 4.387.721), hanno visto diminuire la loro incidenza sul totale delle denunce.
È quindi falso il fatto che i reati vengono commessi per la maggior parte da stranieri.
PSICOSI FOMENTATA. Ma non è quello che viene presentato - oltre che dai siti aizzatori di odio ideologico - dai titoli dei giornali, che invece fomentano la psicosi del pericolo e alimentano risposte di chiusura.
E visto che molti usano il web per informarsi, i siti analizzati - sprovvisti di alcuna deontologia - non facilitano né l’integrazione né la tolleranza.

30/01/16

Casalecchio di Reno (BO ) No alla croce in cimitero. Offende gli islamici”. E’ bufera politica

Ecco un altro buonista d'accatto , di << questi burattini vogliono pubblicita' ormai e' quella la fissazione ! l >> ) da un commento  alla news in questione nella mia bacheca di fb . Logico che tale evento suscitasse le classiche reazioni identitarie estreme ( o identità chiuse come preferisco chiamarle io ) al limite della xenofobia e del razzismo del tipo : non ci si può aspettare altro se non la svendita delle nostre più profonde radici culturali . oppure 
(..) Come se a chi professa religioni diverse dal Cristianesimo possa dare fastidio una croce. Come se le altre nazioni si preoccupassero di togliere i loro simboli per non far sentire in imbarazzo i cristiani. L’Italia invece lo fa, dimenticandosi i valori e le tradizioni che l’hanno caratterizzata per secoli. Lo ha fatto in molte scuole (togliendo i crocifissi) e ora lo fa anche in quel luogo in cui i defunti riposano nel sonno eterno. Il tutto in nome di una laicità che si ostenta anche quando i cittadini pretendono il rispetto della loro religione. Non bastavano le statue oscurate insomma, ora si insiste anche in un cimitero privandolo del più potente simbolo di speranza espresso dalla civiltà dell’Occidente. Di certo sarà difficile chiamarlo camposanto. >>         da http://www.ilgiornaleditalia.org/news/politica/873884/Nemmeno-una-croce-su-cui-piangere.html
oltre la  consueta  disinformazione di siti di destra o centro destra che danno la colpa solo al sindaco perchè del Pd . L'unico articolo, che riporto sotto  ,  al momento abbastanza  
da http://www.news24italia.com/
obiettivo  anche   se  di un giornalismo approssimativo   (  di solito quelli  del quotidiano  sono molto precisi ) è ,  quello  di repubblica    edizione  Bologna  ma non trovo dettagli utili. del  tipo Chi ha deciso? quando? cosa ha deciso, esattamente? Hanno letto una qualche delibera (quale?) oppure stanno solo riportando quel che dice un tizio di ForzaItalia?



Niente croce all'entrata del cimitero, è polemica in provincia di Bologna  A Casalecchio il consiglio comunale a maggioranza Pd sceglie di non utilizzare il simbolo cristiano. E il centrodestra insorge



                                               Un cimitero   (foto d'archivio)





BOLOGNA - Niente croce all'ingresso del cimitero, e scoppia la polemica. Scontro a Casalecchio di Reno, città di 36 mila abitanti alle porte di Bologna, dopo la decisione del Consiglio comunale di non collocare il simbolo religioso all'entrata del cimitero cittadino. A partire all'attacco è in particolare il centrodestra, che attacca il sindaco Pd Massimo Bosso.
"Fa rabbia e tristezza la decisione del sindaco di vietare la croce - attacca in una nota Fabrizio Nofori, portavoce provinciale di Fratelli d'Italia-An -: da quando la croce è un'offesa per le altre religioni?". Ad ogni modo, prosegue, "si sa, per il Pd che copre le statue dei musei capitolini, senza che fosse nemmeno richiesto, per non offendere il presidente iraniano Rohani, non ci si può aspettare altro se non la svendita delle nostre più profonde radici culturali".
"Mi sembra eccessiva la polemica scaturita da quella che è un'espressione in piena libertà e autonomia del Consiglio
comunale. Tutti i consiglieri hanno votato secondo coscienza - la replica del sindaco Massimo Bosso - io mi sono astenuto dalla votazione, lasciando che ogni consigliere esprimesse la sua posizione e il suo voto e accettando la decisione che ne è conseguita. In Consiglio comunale ha pertanto prevalso una linea di pensiero più legata alla laicità che ritiene il Cimitero comunale un luogo pubblico, di tutti, a prescindere dalla confessione religiosa".
Quindi prendo per buono , l'articolo di repubblica , in quanto cercando sul motore di ricerrca del comune di Casalecchio non ho trovato niente , sicuramente ho cercato male io , o non le avranno emsse o le'avranno tolta . delle delibere e determinazioni del comune indicato non ho trovato nulla.delle delibere e determinazioni del comune indicato . L'uniche cose che posso dire sono 1) La Vera Laicità non è fare cosi questa è laicizzazione , se proprio voleva fare una politica d'integrazione delle diverse credenze e religioni avrebbe dovuto aprire un area del cimitero dedicata ai mussulmani . Sarebbe stata una scelta più saggia ed equilibrata 2) concordo quanto dice il commento a tale post sulla mia bacheca 

Vedo che iniziamo a focalizzare il fulcro del problema che non è certo la croce ma l'uso strumentale di essa; si è capito che a Rohani non fregava niente considerato che in Vaticano non hanno celato alcuna opera e che in quel luogo "infedele" c'è entrato; si è capito che i Presepi non sono il problema dei Fratelli Musulmani. Il problema è la scaltrezza di certi Amministratori che non se ne pongono nell'agitare il drappo rosso davanti al toro. Vi dò una dritta: i tori non temono il rosso (i recettori riconoscono solo due colori); i tori si spaventano dei movimenti che non comprendono e, vada detto: sono allevati specificamente per quello. Domanda: siete tori o toreri ? Un caro saluto ❤

3)  confermo  quanto ho detto nel post  precedente  sulla visita  del capo di stato Iraniano in  Italia  e  che  certe espressioni ed  gesti  di esagerato buonismo (  buonismo d'accatto ) o  politicamente corretto ,   a tutti  i costi , da qualunque parte politica \  culturale  provengano ,   sono una  


  e  mi  chiedo  ,anche se  poi la  risposta  , come sempre vola  nel vento  (  citazione  musicale \ letteraria  )    qualcosa del genere    a questo commento  lasciato  sula bacheca  di un mio contatto che  ha  condiviso il mio post  


Stefania Eusebi Paranoia pura!...basta!.Piuttosto mi chiedo : siamo tanto ignoranti noi che offendiamo con la nostra cultura o sono tanto suscettibili "gli altri" che vogliono integrarsi senza il rispetto reciproco delle diverse culture?!?


 con questo è tutto  alla   prossima 

20/01/14

“IENE” TENDENZA SCIACALLI - GLI SCIENZIATI CONTRO LA TRASMISSIONE DI ITALIA1: “LE IENE” HANNO GRAVI COLPE NELL’AVERE CONCORSO A COSTRUIRE, INSIEME A VANNONI, L’INGANNO STAMINA”




da  dagospia del 19\1\2014 



“Trasfigurati i fatti provati che condannavano il metodo. Interpretando al peggio la filosofia situazionista, che mescola finzione e realtà, sono state asserite circostanze insussistenti per manipolare le sofferenze di malati e parenti. In un paese civile, Parenti e chi per lui, sarebbero anch'essi chiamati a rispondere davanti a un giudice”…

Elena Cattaneo, Gilberto Corbellini e Michele De Luca per "la Stampa"

La libertà di stampa è un valore non negoziabile. Proprio per questo, cioè per proteggerla, chi ne abusa causando danni a persone, in un Paese che costituzionalmente rifiuta ogni ipotesi di autorizzazione o censura, di regola andrebbe responsabilizzato dalla legge. Anche l'indicatore della libertà di stampa ci vede in fondo alla graduatoria internazionale dei paesi civili. 
Un esempio eclatante di irresponsabilità nella pratica della libertà d'informazione, da cui sono venuti danni irreparabili a persone e alla sanità pubblica, è l'uso che della vicenda Stamina ha fatto nei mesi scorsi il


programma televisivo «Le Iene». Interpretando al peggio la filosofia situazionista, che mescola finzione e realtà, sono state asserite circostanze insussistenti per manipolare e spettacolarizzare le sofferenze di malati e parenti.Viceversa, i fatti provati che condannavano Stamina sono stati trasfigurati. Sono stati letteralmente ribaltati e proposti come una «dimostrazione» della «falsa propaganda del potere costituito» o di non meglio precisati «interessi di potenti multinazionali». In quanto tali, gli eroici giornalisti di «Le Iene» li contrastavano. E per farlo hanno condito il tutto con «impressioni» o «sensazioni» mosse dalle più viscerali e irrazionali emozioni. Si dovevano usare per far questo bambini malati? Si usavano. Tra le testimonianze pubblicate in questi giorni, che danno conto dell'incredibile calvario offerto da Stamina a famiglie disperate in cambio di numerose decine di migliaia di euro, non è insolito leggere espressioni come «Avevamo visto questo programma "Le Iene"...».
Sulla vicenda Stamina il Senato ha ora dato avvio ad un'indagine conoscitiva, per comprendere anche il ruolo di alcuni mezzi di informazione nella sua origine ed evoluzione. Nel frattempo, ora che sta franando il palcoscenico su cui si è recitata la tragicommedia dell'«inganno Stamina», giocata intorno all'illusione di uno pseudo-trattamento dai poteri taumaturgici, il direttore del programma «Le Iene» (Davide Parenti), cerca di smarcarsi e ripete un ritornello già ascoltato: «Abbiamo solo raccontato».
Aggiungendo che la trasmissione ha «reso testimonianza», che «basta guardare le cartelle cliniche» (quali?), «abbiamo avuto curiosità per un tipo di cure, ripeto compassionevoli, che mandavano segnali», etc. E, per eludere ogni responsabilità professionale, butta lì che loro sono «un varietà, ma un varietà anomalo».
A nostro avviso, «Le Iene» hanno gravi colpe nell'avere concorso a costruire, insieme a Vannoni, l'«inganno Stamina». Con una responsabilità morale forse equivalente a quella dello «stregone di Moncalieri» e con un impatto comunicativo sicuramente superiore a quello che «uno o più stregoni» avrebbero mai potuto avere.
Ma facciamo un passo indietro, un po' di storia per capire meglio e non lasciare dubbi, a nessuno. Già in passato, Parenti e la sua trasmissione avevano «giocato» ad alimentare false speranze presentando fenomenali «cure» a base di staminali proposte in paesi non proprio al centro della scienza e della medicina come: Thailandia o Cina. Coerentemente, nella vicenda Stamina, «Le Iene» non hanno esitato a schierarsi con Vannoni, facendo da cassa armonica alle menzogne e alle falsità. È stato dopo un loro servizio che Adriano Celentano ha scritto la lettera pubblicata dal Corriere della Sera in cui si chiedeva al ministro Balduzzi di consentire ad una bambina di continuare a ricevere il «trattamento Stamina». Da quel momento è stata un'escalation. 
«Le Iene» hanno cominciato a montare e trasmettere riprese di bambini gravemente malati, facendo percepire al pubblico che il trattamento Stamina producesse effettivi e «visibili» miglioramenti. A questa tesi, perseguita con instancabile accanimento, hanno a più riprese mortificato e umiliato, oltre che la verità e il legittimo bisogno di chiarezza delle famiglie, anche la reputazione di non poche brave persone, esperti e scienziati «macchiatisi del peccato» di denunciare subito, senza mezzi termini, l'odore di bruciato.
«Le Iene» hanno teso una trappola al professor Paolo Bianco, esperto italiano tra i più qualificati al mondo su staminali mesenchimali, provocandolo e montando un servizio per metterlo in cattiva luce. Con sapienti «taglia e cuci» hanno prodotto immagini distorte del serio lavoro svolto dai professionisti della Commissione incaricata dal ministro facendo ricorso a piene mani alla loro (solita) scenografica e stucchevole pseudo-ironia riservata (solitamente) ai peggiori e loschi figuri intervistati in loro passate trasmissioni. 
E ancora, hanno ingannato lo staff di Telethon, mostrando Vannoni, «che per caso passava di lì», dialogare con un addetto Telethon (non un incaricato competente di aspetti medici e scientifici), allo scopo di suffragare l'idea che Vannoni fosse «interlocutore abituale e accreditato» degli scienziati del campo e «frequentatore attendibile» dello storico e internazionalmente riconosciuto ente no-profit di ricerca. Eccetera.
L'elenco delle «furbate» sarebbe lungo come tutti i servizi mandati in onda. Tutto sempre allo scopo di «raccontare» quel che loro stessi andavano sceneggiando, con l'intento da un lato di spettacolarizzare le sofferenze dei malati, e dall'altro di alimentare un'idea falsata della controversia, dove Vannoni doveva apparire il benefattore contro cui si erano scatenati i poteri forti e cattivi, incarnati dagli scienziati, ovviamente sempre al soldo delle case farmaceutiche (sia chiaro, le stesse che producono i farmaci che spesso salvano la vita a noi e ai nostri figli). 
Di una serie di altri aspetti invece «Le Iene» si sono completamente disinteressate: 
1) dell'indagare e raccontare che fosse Vannoni a intrattenere accordi commerciali con un'impresa farmaceutica multinazionale (Medestea - che le cronache dicono sia stata censurata dall'antitrust decine di volte per pubblicità ingannevole - tanto per restare in tema di corretta informazione); 
2) del perché il proprietario di quella stessa multinazionale comparisse «improvvisamente» dietro le telecamere di «Le Iene» durante l'aggressione a Bianco (giusto quei secondi per permettergli di esprimere squallidi epiteti sottotitolati dal programma senza dire chi realmente fosse e quali fossero i suoi interessi ad esprimersi così); 
3) del dettagliare l'insussistenza del «metodo» come riportato nelle valutazioni dell'ufficio brevetti americano (diventate pubbliche solo perché Vannoni & Co. non riuscirono nell'intento di «nasconderle»); 
4) dello spiegare cosa significhi uno pseudo-metodo plagiato e falsato da artefatti sperimentali russi (come riportato da Nature); 
5) che il trattamento Stamina non avesse nemmeno i requisiti di legge per essere «compassionevole» (termine usato spesso e a sproposito nei loro servizi); 
6) che non vi fosse mai stata un'autorizzazione formale dell'Agenzia Italiana del Farmaco ad effettuare il trattamento presso gli Spedali Civili di Brescia (fatto mai smentito da Brescia), e che anzi, nel 2012, l'Agenzia avesse riscontrato illegalità su ogni fronte; 
7) del raccogliere e raccontare i motivi che hanno spinto gli specialisti scienziati e clinici del mondo, oltre a premi Nobel, ad evidenziare che «non c'è nessun metodo» e nessuna «cartella clinica» in cui fosse scritto che i pazienti erano migliorati; 
8) che in agosto Vannoni stesso avesse detto che la sperimentazione clinica del suo «metodo» era inutile e che per la variabilità della Sma - fino a quel momento malattia bandiera di Stamina e di «Le Iene» - tale malattia era da escludere dalla sperimentazione governativa in quanto sarebbe stato impossibile osservare benefici. 
Senza trascurare che dal sito del programma, che riporta il logo di Stamina, si dava accesso facilmente a informazioni utili a chi intendesse «rivolgersi a qualche giudice» (non a qualche medico!) per ottenere la prescrizione del trattamento Stamina. Ora, il contratto di convivenza sociale prevede che i danni fatti si paghino.
In un paese civile, Parenti e chi per lui, sarebbero anch'essi chiamati a rispondere davanti a un giudice e, probabilmente, nessuna testata che si riconosca nei più elementari principi della deontologia giornalistica darebbe più una riga da scrivere, un secondo di trasmissione, a chi si è comportato come abbiamo visto fare.
Perché alla base della deontologia vi è il dovere di ricercare l'oggettività nella ricostruzione dei fatti. Se poi si sale a livello europeo, le raccomandazioni etiche dicono che i giornalisti devono chiaramente e manifestamente «tenere distinti i fatti dalle opinioni». Nel caso Stamina i fatti venivano costruiti, nutriti dalla materia di opinioni insensate o manipolatorie. Questo evidenzia, a nostro parere, una chiara responsabilità diretta di chi ha agito così.
Fino a quando in Italia si potrà continuare a giocare sul fatto che in un «varietà anomalo» si possa fare anche pseudo-informazione senza avvisare lo spettatore che si tratta di puro spettacolo? Questa è diventata l'immagine dell'Italia all'estero: quella di un Paese dove negli ultimi decenni - a livello della comunicazione non solo mediatica, ma anche politica - è sempre più difficile distinguere tra le spettacolarizzazioni mistificatorie e la realtà. 
Noi pensiamo che l'Italia vera non sia questa. Vorremmo che anche le competenze e il senso di responsabilità che nel nostro Paese non mancano, venissero sempre mostrate e valorizzate. Ovviamente affidandole a quei mezzi di comunicazione capaci di cogliere, consapevolmente e ogni giorno, il significato civile e la responsabilità sociale del loro ruolo.

21/11/13

Tragedia Sardegna. Inammissibile dichiarazione di Lara Comi, Pdl: “I sardi sono morti perchè ignoranti”

speravo di tornare  alla normalità   è di parlare  d'altro  , senza  per  questo dimenticare :  i morti   tempiesi  ( e non  )
  sia  che  li conoscessi  o  meno  ,il fango  nelle pareti di casa  di  mio  zio  e  il   garage  allagato  .Maa   certe  cose   mi fanno incazzare  ed arrabbiare  non bastavano  i post   imbelli    di certi , una minoranza  per  fortuna  , continentali



adesso ci si  mettono  anche  i nostri politicanti  .  Non ho parole  lascio  che a parlare  sia    questo articolo  di http://www.zappadu.com/


Tragedia Sardegna. Inammissibile dichiarazione di Lara Comi, Pdl: “I sardi sono morti perchè ignoranti”







 Incredibile commento della deputata europea del PDL Lara Comi (  foto  a destra  )   sulla tragedia che ha colpito la Sardegna.
Le sue parole sono state riportate su Facebook dalla giornalista Selvaggia Lucarelli. Ecco il messaggio: “Io di fronte a certe tragedie mi chiedo come certa gente non abbia il pudore di tacere. Lara Comi stamattina ad Agorà è stata capace di scagliarsi contro il condono edilizio come se il suo partito ne fosse stato sempre il più fermo oppositore e vabbè. Ma la parte migliore è arrivata quando è arrivata a sostenere che la gente in Sardegna è morta perchè c’è anche una diffusa ignoranza sulle norme di sicurezza basilari in caso di alluvioni. “Ma come si fa a rifugiarsi in uno scantinato, è l’abc!”.
“Qualcuno spieghi alla Comi che la gente è mediamente più sveglia di lei, per cui no, non s’è rifugiata in uno scantinato. L’ha capito che era pioggia e non un bombardamento aereo. Il problema è che la famiglia di Arzachena (madre, padre e due figli) è morta nello scantinato perchè lo scantinato era la sua casa. Il problema è che un’anziana è morta nello scantinato perchè è scivolata e ha battuto la testa. Altre due anziane erano invalide e sono morte come topi, con l’acqua che saliva. Gli altri sono morti chi nei campi, chi in macchina, chi in strada travolto dalla piena come il padre e il suo bimbo.Prima di andare in tv a sparare minchiate, abbiate almeno l’umanità e la decenza di andare a informarvi per capire cosa è successo, come è morta la gente, perchè. Sono sedici persone, sedici storie, sedici vite, non sedici sprovveduti che non avevano il manuale di sopravvivenza sul comodino. Un po’ di rispetto, cazzo”.

  Quindi


Gentile Signora Comi, la prego di scusarmi se mi permetto di scriverle questa lettera, io che sono sarda e dunque ignorante.Vorrei farle sapere alcune cose, se lei che ha studiato alla Bocconi e dunque è colta, avrà la condiscendenza di leggermi fino in fondo.Vorrei dirle che la famiglia di brasiliani perduta tutta intera, madre padre e due figli, non si erano rifugiati nello scantinato per resistere alla pioggia assassina: loro in quel mini appartamento ci abitavano, ci vivevano. Io non so dove lei viva, signora Comi, certo non in un seminterrato visto che sta al Parlamento Europeo e dunque non ha bisogno di adattare una cantina ad abitazione. Vorrei farle sapere anche che il poliziotto morto ammazzato da un ponte che è crollato proprio mentre lui era in servizio e apriva la strada ad un’ambulanza che soccorreva dei feriti, nemmeno lui era un ignorante e non si era rifugiato da nessuna parte: era proprio in servizio, mi creda. Ma il ponte ha ceduto, signora Comi, e quel ponte doveva essere proprio malconcio, come quello su cui sono morti altri due “ignoranti” nel loro fuoristrada; malconcio come tanti altri che da anni attendono di essere risanati dopo le alluvioni passate, e di cui la Regione si è già dimenticata. La “nostra” Regione, signora, quella amministrata da un suo compagno di partito che ha ritenuto poco importante stanziare fondi ai Comuni sardi per opere di mitigazione del rischio da dissesto idrogeologico (che per le persone ignoranti come noi sardi significa “prevenzione”).Vorrei farle sapere che mamma e bimba morte in auto mentre tornavano a casa non si erano rifugiate in alcuno scantinato, e neppure quel padre che ha tentato inutilmente di sottrarre almeno il figlio dalla furia del fango, prima di cedere alla violenza che glielo ha strappato dal suo disperato abbraccio. E potrei continuare, signora Comi, magari potremmo sperare che chi ancora non è tornato perché l’acqua lo ha sorpreso mentre cercava di riportare a casa il bestiame (ma lei cosa ne sa, mi perdoni, di campagna di mucche di fango, di puzza di letame?) che possa ancora essere vivo, che possa tornare…Ma non voglio tediarla, a quest’ora lei già si starà domandando cosa vuole questa ignorantissima sarda che non sa che bisogna chiamarla onorevole, e continua a rivolgersi a lei col “signora”.Ma sa, signora: ciò che ha detto l’altra sera in tv non è proprio per nulla onorevole, e volevo farglielo sapere.E a dirla tutta, non è nemmeno molto da signora, deputata europea Lara Comi.
 da  la  bacheca  di facebook  dell'olbiese  Silvia  cera


 una tragedia  per  buona  parte imprevedibile nella  quantità  d'acqua    vedere   questo video    girato all'inizio del temporale , ma  non nelle  conseguenze vedere  url  sotto






infatti è vergognoso    che  la  città d'Olbia   escluso il centro storico come  dice  la  stessa Silvia Cera in questa  intervista  a servizio pubblico  del  21\11\2013
—-

si  sia allagata  ed  sorto quel  disastro che noi tutti  sappiamo in 10 \15 minuti

Ora  vado a nanna notte


13/11/13

la ferita ancora aperta di nassyria e le distorsioni dei media delle parole pronunciate alla Camera da Emanuela Corda, deputata sarda del M5S

Musica  in sottofondo e consigliata    e questa  http://www.youtube.com/watch?v=UF_LyEpcfKo
o  http://www.youtube.com/watch?v=Gc3A__oi3-0


http://ulisse-compagnidistrada.blogspot.com/2013/11/strage-di-nassyria-dieci-anni-dopo.html


  cosi rispondo a  coloro che mi dicono che  offendo le  vittime

L'intera classe politica dirigente, ieri, si è spesa nel ricordare l'episodio della strage  di  Nassyria   attribuendogli una valenza ad alto impatto retorico, definendo l'evento (parole del Presidente Napolitano) "un atto di grande viltà".
Non è così.
Non ci fu assolutamente niente di vile, secondo me  e secondo  il blogger http://sergiodicorimodiglianji.blogspot.com/
Infatti  L'uso del termine "vile" è fuorviante e come significante ha l'obiettivo di far pensare alle persone che i nostri carabinieri sono stati colpiti a tradimento. Il fine di questa manipolazione consiste nel far credere che la partecipazione degli italiani alla guerra in Iraq -così come quella di tutti gli altri- non aveva niente a che fare con il concetto di guerra, ma che era una missione di pace.
Era, invece, una guerra o lo è diventata, da subito.In guerra, i codici vengono alterati e sono diversi da quelli civili.La caratteristica della guerra consiste nel fatto che o uccidi uno sconosciuto oppure quello sconosciuto ucciderà te (un ricordo a Fabrizio De Andrè). Per salvare se stessi e i propri compagni, tutto è consentito, sia nella difesa che nell'attacco. E ci sono anche vittime civili, inevitabilmente. Ma ne restiamo sorpresi.


Una eletta nelle fila del movimento a cinque stelle, circoscrizione Sardegna, l'onorevole Emanuela Corda, si è alzata e ha fatto un intervento.
Le sue parole hanno provocato reazioni diverse e contrastanti.
Non entro nel merito ora   nel  merito  perchè  aspetto   di confrontare  la mia idea   con le  vostre dopo  ovviamente la visione    dei  due  video   (  quello  ufficiale  e  quello del media    )   . 
Ho  fatto   come propone  il  sito in questione     ho visualizzato sia  la  versione manipolata   dai media  sia  il discorso  integrale  che trovate qui sotto  inversione doppia  qual'ora   downloadhelper   facesse le bizze


video



 . Infatti  : <<  Sui social networks il suo intervento è stato presentato con ottiche diversissime. Qui di seguito quattro esempi dei link più diffusi in assoluto:


L'On.Emanuela Corda (M5S) giustifica l'attentatore kamikaze che uccise gli italiani a Nassirya
e poi
M5s: Emanuela Corda sui kamikaze: ferma condanna al fondamentalismo

In alcuni casi veniva presentato il video del suo intervento nel quale mancavano alcune frasi. In altri casi erano state aggiunte altre frasi.
Sui social networks, soprattutto su facebook che è la piattaforma più importante nel diffondere la chiacchiera del giorno di cui tutti parlano, quando si presenta un video con una scritta sopra, il più delle volte nessuno guarda il video ma si attiene alla didascalia che lo presenta.
Quindi, come si fa a sapere che cosa ha detto o non ha detto la Corda?
Ecco in che cosa consiste l'esercizio di cittadinanza attiva: si va a vedere su youtube la ripresa video del suo intervento, quella autentica, senza aggiunte e senza tagli. Si compie, quindi, un'azione (da cui l'aggettivazione "attiva") senza far caso alla didascalia, nè a quella che la esalta nè a quella che la contesta. Dopo averlo visto ci si pensa su. Magari, se è il caso, lo si rivede un'altra volta, lo si studia e si ottiene una idea, un giudizio, una opinione, che è frutto della riflessione della propria mente, quindi è originale. Quando si partecipa, poi, al dibattito, si porta avanti la propria argomentazione magari citando la frase al minuto 1,2 3 o 2,41 inserita nel suo contesto generale.Questo presuppone un meccanismo attivo.
Il vantaggio, nell'essere "cittadini attivi", consiste nel fatto che non si usano idee degli altri, oppure l'opinione di un passante che magari ha pigiato tre volte mi piace su dei nostri post e quindi abbiamo deciso, per puro narcisismo, di fidarci di lui o di lei.
Si usano le proprie idee, il proprio ragionamento.
Un cittadino attivo è una persona che cerca i dati oggettivi e si arroga il diritto di avere una opinione personale su quel fatto specifico.Tutto qui.>>
Poi, , possiamo scambiarci le nostre opinioni al riguardo: se il suo intervento è stato bello o brutto, in linea con il progetto M5s oppure no, a favore della verità o a favore della menzogna, ecc o  se  ha  offeso  i caduti  

18/07/12

precisazioni al post La casa? Ce la costruiamo da soli il primo borgo multietnico fai-da-te

Fra le  tante  email , a volte  capita  di ricevere ,  ed  è questo il caso,smentite  o meglio chiarimenti   non tuoi  , per  articoli  da te  citati (  qui  il post  in questione  )    .


da b.rinaldi@aliseicoop.it
a   redbeppe@gmail.com
Oggetto  commenti riguardo l'articolo Il primo borgo multietnico fai-da-te


Buongiorno,
chiedo di inserire nel suo blog le due smentite o meglio chiarimenti riguardo all'articolo di Repubblica che ha inserito nel suo blog.
Cordiali saluti
 
Benedetta Rinaldi 


Ebbene  questo è il caso . Ricevo e pubblico  . Ringraziando  la  Sign. Benedetta  Rinaldo per  gli ulteriori  chiarimenti e precisazioni  in merito   a benemerito  progetto  dell'auto costruzione 


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Inerente all’articolo apparso sul quotidiano Repubblica domenica 15 agosto firmato da Fabio Tonacci, ovvero quando le omissioni inducono all’errore.
Al lettore interessato l’articolo appare senza errori, dunque tutto vero quello che è stato scritto sull’impegno dei soci, sul sacrificio sopportato nei lunghi mesi di lavoro, sulla professionalità che cresceva assieme ai muri delle case e alla vera integrazione gomito a gomito sudando sulla stessa impalcatura, ma alle volte omettere delle verità  può essere più dannoso della bugia. Ciò che per un qualsiasi addetto ai lavori può essere una ovvietà non significa che lo sia per tutti. Ovvio e scontato  per un ingegnere, per un geometra, un architetto, un impresario edile che un cantiere debba avere una Direzione Lavori e una Direzione di Cantiere, che programmi le varie fasi lavorative, le squadre di lavoro, le forniture di materiale, nonché la logistica.  Quarantasei soci ogni fine settimana e cinque ditte esterne che contemporaneamente portano avanti differenti lavorazioni durante la settimana  è impensabile che possano operare senza una coordinazione puntuale  di una entità essenziale che comunemente viene indicata col nome “Direzione di Cantiere”. Al lettore interessato e perché no, invogliato all’autocostruzione può sembrare che si possano mettere assieme migliaia di metri cubi su due ettari di terreno magari in declivio con un semplice progetto su carta da parte di qualunque persona  motivata. Ecco che omettere diventa pericoloso poiché induce a pensare che per fare edilizia non occorre professionalità, organizzazione. Una seria impresa Edile strutturata e con maestranze preparate sa bene cosa significhi far partire e portare a compimento un’opera del genere. Qualcuno potrebbe essere indotto a pensare che chiunque possa fare buona edilizia semplicemente aggregando persone di buona volontà oppure, cosa ancora più grave, che le persone di buona volontà non abbiano prodotto una buona edilizia. Entrambe le deduzioni sarebbero comunque sbagliate. Quando omettere induce all’errore.

Arch. Eraldo Bordoni Direttore Lavori e Direttore di Cantiere autocostruzione S.Enea di Perugia
 17 luglio 2012
 



La casa? Ce la costruiamo da soli!

Per chi come me si occupa di autocostruzione è stato importante  che Fabio Tonacci scrivesse il pezzo apparso su Repubblica domenica 15 luglio. Tuttavia che sarebbe stato altrettanto importante se al di la del “colore”  del pezzo, avesse evidenziato alcuni importanti elementi della complessa operazione che è l’autocostruzione.
Un gruppo di persone non appoggiato istituzionalmente,non supportato da un organismo di mediazione,non professionalmente diretto,non andrebbe molto lontano anche con la migliore buona volontà. Lo sanno bene gli autocostruttori di Sant’Enea cui il pezzo si riferiva, ed i tanti nuclei familiari italiani e stranieri che hanno affrontato ed affrontano oggi (ad esempio a Villaricca e Piedimonte Matese in Campania)il lungo e complesso percorso della edificazione in autocostruzione.
Da questo la mia richiesta di approfondimento a Fabio Tonacci. Sarebbe infatti controproducente che passasse un messaggio troppo semplificatorio che inducesse a pensare che l’autocostruzione è l’antico “ fai da te” dei nostri nonni o il più attuale abusivismo e soprattutto che la si potesse intraprendere senza guida competente  e rispetto di regole e procedure.
E’ di fatto una tecnica edificatoria ancora poco utilizzata in Italia (la riduzione dei costi di costruzione che comporta, non piace a molti),che non si fonda soltanto sul pur essenziale lavoro manuale degli autocostruttori, ma che implica il coinvolgimento ed il supporto del territorio e delle sue istituzioni, il ricorso ad una équipe di professionisti con capacità specifiche di progettazione e direzione dei lavori,il ricorso ad un Organismo no profit  che,nella veste di mediatore attivo, coinvolga  nuclei familiari  a forte disagio abitativo e debole reddito, faciliti la costituzione della cooperativa edilizia,presti assistenza negli innumerevoli adempimenti amministrativi, contribuisca a definire l’ingegneria finanziaria necessaria e le relazioni con l’Istituto di credito e l’Organismo pubblico garante.
Perché dunque non dare una informazione più puntuale ed approfondita che potrebbe aiutare significativamente alla diffusione di una pratica edificatoria tanto utile per chi non ha accesso al mercato immobiliare, italiano o straniero che sia?
Contiamo su Fabio Tonacci  e su Repubblica! 

Carla Barbarella – Responsabile di Aliseicoop, Organismo di Intermediazione,
attivo in Campania nel Programma regionale di autocostruzione, Cantieri Aperti
promotore del Cantiere di Sant’Enea in Umbria.  

08/09/09

In mutande e in pantaloni



Due capi d'abbigliamento estremi. I primi ridotti all'osso, i secondi castigati per antonomasia (eppure, come scriviamo più sotto, qualche testa bacata è giunta a considerarli indecenti). I primi, non solo simbolici (alcuni disoccupati e precari della scuola hanno davvero protestato in questo modo); ma sicuramente anche segno d'una spoliazione, d'una perdita non solo del lavoro, ma della dignità. Ebbene in questi giorni, molti lavoratori, al Nord come al Sud, sono in mutande. Per lo più nel chiassoso silenzio dei media, in tutt'altre faccende affaccendati. "Devi attirare l'attenzione delle telecamere, altrimenti non esisti": frase che suona grottesca perché non esce dalla bocca di Fabrizio Corona, ma da uno degli operai della Esab di Mesero, alle porte di Milano, che da giorni, coi compagni, grida sui tetti - il Vangelo coglie sempre nel segno - la sua lotta e la sua resistenza ai licenziamenti. Il regime videocratico impone leggi ferree: tanto vale sfruttarle a proprio vantaggio, visto che le protezioni sociali si affievoliscono sempre più. Hanno creato anche un blog, Quelli del tetto. La rete sembra essere rimasta l'unica arma per far udire le voci libere e disperate.



Ieri è giunto un inquietante comunicato degli operai dell'Innse: "Stanno arrivando a diversi sostenitori della nostra lotta provvedimenti con multe da 2500 a 10.000 euro per il blocco della tangenziale avvenuto il giorno 2 agosto, il giorno in cui l'Innse era presidiata da più di 300 poliziotti", scrivono. "Lo riteniamo un colpo basso contro una mobilitazione che, sostenendo l'iniziativa diretta degli operai, ha portato al risultato che tutti conosciamo. Come insieme abbiamo resistito allo smantellamento della fabbrica, assieme reagiremo a questa azione intimidatoria". La notizia è circolata, ancora una volta, solo sul web. Leggendola, mi è tornata in mente un'antichissima canzone di Dalla, Le parole incrociate ("Chi era Bava il beccaio? Bombardava Milano"). Mi chiedo se davvero non siamo tornati al 1898, quando gli industriali si chiamavano ancora padroni e alle rimostranze dei lavoratori si rispondeva con le cannonate.


Voleva i pantaloni, hanno parafrasato in tanti. No, Lubna Ahmed Hussein voleva, e vuole, essere sé stessa. Anche lei, su altri fronti, a combattere una battaglia di libertà. Vinta. Non verrà frustata, non intende nemmeno pagare una multa. Simbolicamente, l'una e l'altra sarebbero la stessa cosa, una resa. E Lubna non vuole arrendersi. Anch'essa ha gridato sui tetti. I calzoni contrasterebbero la legge coranica? Non sta scritto da nessuna parte, naturalmente, poi si guarda la foto del "presidente" sudanese Omar al Bashir, quello delle stragi silenziate del Darfur, che solo due anni fa è stato ricevuto dalle alte cariche del nostro Paese e dal Papa, la si confronta con quella di Lubna, e non occorre aggiungere altro.


Da quelle parti c'è sempre stata, qui ha conosciuto un picco di recrudescenza: parlo della furia maschile [pochi giorni fa, in Sicilia, un branco di ragazzini ha brutalizzato una minorenne disabile, e contemporaneamente sono avvenute quattro stragi con vittime femminili all'interno di rispettabili famiglie, tutte compiute da uomini, n.d.A.]. E' sempre la stessa storia, il frutto venefico di un clima avvelenato, quindi non mi ripeterò. Per fortuna esistono altri uomini, che dietro i pantaloni hanno un cuore e un cervello, non solo un organo genitale. Ma rischiamo di perderli. Caspian Makan, fidanzato della celebre Neda Agha Soltan, si trova in carcere dal giugno scorso, come segnala Amnesty International, per aver gridato sui tetti il nome degli assassini della compagna. Una buona notizia, invece, arriva almeno per Sayed Parvez Kambaksh: è stato graziato ieri. Chissà se riuscirebbe a spiegarlo lui, al presidente golpista del Sudan e a tanti suoi zelanti correligionari, che nel Corano non c'è traccia di sottomissione delle donne. Per aver affermato questo, Sayed ha rischiato la pelle. Ma, in verità, non frega niente a nessuno. E uomini di questa sorta si trovano ormai nei luoghi più remoti e impensati. Quaggiù si soffre e si muore nel silenzio più sepolcrale.


Daniela Tuscano




11/06/09

Niente crisi per i mercanti di armi

Più 4% nel 2008, più 45% in dieci anni. Un commercio che vede anche l'Italia ai primi posti e a cui ogni cittadino contribuisce con 689 dollari l'anno La crisi economica vi ha colpito pesantemente? Entrate nel business che non conosce stallo: il commercio di armi. Come ogni anno da Stoccolma il Sipri, l'istituto internazionale di ricerca per la pace, la più autorevole fonte internazionale nel campo del monitoraggio sul sistema degli armamenti, ci offre una panoramica su un settore dell'economia internazionale tanto fiorente quanto poco vantato e pubblicizzato, almeno al di fuori delle riviste specializzate. Intanto il dato globale, che è eccellente: nel 2008 le spese militari nel mondo sono cresciute del 4%, raggiungendo 1.464 miliardi di dollari, ovvero oltre 900 miliardi di euro, pari al 2,4% del pil globale e a 217 dollari a persona. E anche se la crisi in realtà, ha un po' inciso anche sui profitti delle aziende che lavorano nel sttore della "difesa", resta la bella sicurezza di operare in un ramo dove nel medio periodo, dieci anni, l'aumento del volume d'affari è stato del 45%. Tanto più che, secondo il Sipri, dal 2002 il valore delle armi è cresciuto del 37%. Come per ogni altro settore industriale ci sono delle eccellenze e delle congiunture particolarmente favorevoli. Ad esempio: «Durante gli otto anni della presidenza di George W. Bush la spesa militare è aumentata a livelli che non si registravano dalla Seconda guerra mondiale: questo periodo ha dato continuità all'industria delle armi, che si era consolidata già nei primi anni Novanta». Gli Usa del resto primeggiano tanto come produttori - il 66% delle industrie di armamenti sono americane - quanto come consumatori, detenendo il primo posto al mondo per le spese militari con 607 miliardi di dollari nel 2008. L'Europa si deve accontentare del 31% della produzione e sente il fiato sul collo di new entry più recenti ma già agguerrite come Russia, Giappone, Israele e India. Fra i mercati emergenti più promettenti spicca la Cina che, sempre nell'anno passato, ha speso 85 miliardi di dollari per la difesa, in un'ascesa apparentemente inarrestabile: più194% nel periodo 1999-2008 . Seguita dalla Francia che, grandeur oblige, ne ha spesi 65 e dalla Russia che ha dedicato al settore 58 miliardi. L'Italia, con i suoi 40 miliardi, che comunque gravano su ogni cittadino italiano nella misura di 689 dollari annui pro capite data la relativa scarsità della popolazione, si colloca solo all'ottavo posto di questa speciale classifica e pesa appena per il 2,8% sulle spese mondiali per la difesa. Però, si sta impegnando per fare di più: il budget militare è aumentato dell’1,8% rispetto al 2007. Un cliente eccezionale - e seguendo le cronache non stupisce più di tanto - è l'Iraq, dove il budget militare è cresciuto del 133% rispetto al 2007. La "guerra al terrore", del resto, è un bel volano. Insieme, le guerre in Afghanistan e in Iraq sono costate agli Stati Uniti 903 miliardi di dollari. Non manca un grido d'allarme. Se, scoraggiate dalla crisi, le nazioni del mondo virassero durante l'anno in corso al pacifismo e riducessero le spese militari per risollevare i bilanci - così pare voglia fare l'Italia, imitata da Lituania, Serbia, Spagna, Svezia e Lettonia - le industrie che producono armi potrebbero affrontare un brusco calo della domanda. Ne resterebbe danneggiato anche il nostro Paese che detiene l'ottavo posto anche come produttore e che ha tra le compagnie di spicco Finmeccanica, al nono posto nella classifica ’Top 100’ dei produttori, con armi vendute per un totale di 9,8 miliardi di dollari e un profitto di 713 milioni di dollari. Ma consola a questo proposito sapere che Cina e Russia hanno triplicato le spese dal 1999 e Corea del Sud, Arabia Saudita e Stati Uniti hanno avuto un aumento del 50%. Segnali incoraggianti anche dall'America Latina dove le spese militari sono aumentate del 50% nell’ultimo decennio, «spinte dalla corsa intrapresa dal Brasile per ottenere lo status di potenza regionale e la scalata delle spese in Colombia legate al suo conflitto». Scriveva Marinetti: Noi vogliamo glorificare la guerra - sola igiene del mondo.


 

La Stampa.it

8 giugno 2009

02/06/09

Schivitù moderna



schiavi moderni
E’ alquanto difficile ammetterlo, ma la verità è che non vi sono grosse differenze tra lo sfruttamento della schiavitù che praticavano gli antichi Greci, o gli antichi Romani, rispetto a quella praticata dall’occidente moderno nei confronti dei paesi del terzo mondo, se non per il fatto che quest’ultima è stata opportunamente mascherata dalla ipocrisia dei nostri governanti.

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