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16/07/16

sciacallaggio ed ignoranza dei media sulla strage di nizza e sulla tragwedia ferroviaria in puglia

 in sottofondo  DADO Canta la notizia: "Ninna nanna... per Nizza"



la primna  è sulla  strage   di Nizza  http://www.alessandrocascio.com/?p=2841  condivisa    da pino scaccia

Attentato di Nizza – Il fake della bambola e del bambino

On 15/07/2016 by alecascio
Una bambina e il suo bambolotto? L’ennesimo caso di sciacallaggio mediatico.
Io questa bambola l’ho vista ieri notte durante la diretta. Il cameraman l’ha inquadrata da vicino, ma non c’era alcun corpo accanto ad essa. La bambola è stata presa dal fotografo e messa accanto a un corpo morto per scattare la foto simbolo della strage. I giornali l’hanno sbattuta in prima pagina, il fotografo l’ha venduta bene in barba a qualsiasi codice deontologico del giornalismo.
Miliardi di dollari in informazione in mezza giornata: a chi volete che freghi, quindi, dei morti?
Sotto vi ho fatto un’analisi dell’assurdità della foto.
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Per verificare dovete cercare le immagini in diretta di ieri, ore 2.00 circa, di sky Tg 24.
A.Cascio
La foto del bambolotto che cammina. Questo è uno dei video che ritraggono la bambola senza alcun corpo accanto.
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FATE GIRARE PER FAVORE, VERIFICATE E FARE GIRARE
L’autore della foto è Erik Gillard, almeno secondo Selvaggia Lucarelli, donna piena di tanta di quella retorica che ci si potrebbe scrivere un trattato. A me frega poco che il fotografo si chiami Gillard e che lei si senta la portatrice della verità in terra, io so cosa ho visto e ci sono i video a dimostrarlo. Lei saccente com’è non li guarderà, ma voi fatelo se ne trovate qualcuno.
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 la seconda    dalla  fogna    di libero  presa  da  un utente  della mia bacheca  facebook

Gisella Rossi Rossa con Carlo Romano e altre 22 persone.
9 h · 

La volgarità di «Libero» contro gli archeologi - di MARCELLO MADAU (il MANIFESTO)
La polemica. Il quotidiano si scaglia contro gli esperti del nostro patrimonio storico-artistico: la tragedia dei treni pugliesi, secondo Mario Giordano, è da attribuire alla tutela di "tre ciotole"
Un quotidiano che si autodefinisce Libero titola che la colpa della tragedia ferroviaria pugliese è degli archeologi. Come è noto, quando ci sono i morti arrivano sciacalli e avvoltoi. E i responsabili non sono mai da cercare nelle politiche degli ultimi decenni, nello sviluppo senza controlli. Sono da cercare nel lavoro: ieri i ferrovieri, oggi gli archeologi.
«Sono queste le pratiche dell’archeologia preventiva, adottate in tutti i Paesi civili, da anni vigenti nel nostro Paese e recentemente riviste nel nuovo Codice degli Appalti. Sono procedure che non bloccano i lavori ma anzi li facilitano, rendendo compatibili la conoscenza e la salvaguardia del patrimonio culturale e la realizzazione di importanti opere pubbliche», dicono gli archeologi in un a dura nota congiunta.
Non si tratta semplicemente dello squallore di un fogliaccio reazionario, che indica il nome di un collega: qualcuno da dare in pasto alla “ggente”. C’è l’irrisione dell’analisi specialistica, c’è ancora integro un reperto: la vena fascista del «culturame». Ma, soprattutto, vi è la rappresentazione rozza di una mentalità più ampia, che permane da anni e cerca di eludere la tutela del paesaggio.
Si costruiscono a questo scopo nuove leggi, spesso affrettate e impugnabili ma efficaci nel breve periodo, magari affidando archeologia o paesaggio alla Protezione Civile (come nel 2009 con la nomina di Bertolaso a commissario di Roma) per sottrarli al controllo pubblico e cercare di regalarne il controllo alla politica corruttibile; oppure li mette all’indice, come nelle linee di un presidente noto per il suo fastidio della tutela dei monumenti, prima nell’esperienza fiorentina, ora a Palazzo Chigi.
Si elude la salvaguardia del paesaggio con eccezioni, grandi opere, l’attacco alla norme urbanistiche, lo Sblocca Italia; si intacca quel patrimonio ancora difeso dall’articolo 9 di quella Costituzione che fra poco, con gravi cambiamenti, andrà sotto referendum.
Gli archeologi lavorano a quel patrimonio che tutti dicono essere una delle grandi risorse morali e materiali dell’Italia. Danno fastidio perché operano nel territorio. Formatisi con senso del patrimonio pubblico e dei beni comuni, in numero crescente lavoratori indipendenti che operano nei piani urbanistici, nella programmazione culturale, ai quali è affidata, come obbligo di legge, la valutazione archeologica preventiva delle opere pubbliche.
Ho l’impressione che ciò spieghi, assieme alla familiarità stretta con il concetto di “culturame”, il volgare attacco e ne costituisca la ragione profonda.
La cultura non si mangia e neppure si digerisce. Serve al massimo a trovare un capro espiatorio e pensare alle mani libere sul territorio, insomma, al servizio degli speculatori di ogni risma.
Ma non prendetevela solo con Libero e Mario Giordano. Essi sono gli esecutori di un piano che ci vuole riportare alle opere senza valutazione di impatto ambientale, che prosegue la deregulation berlusconiana (della quale il giornale era sostenitore), attraverso Monti e Letta sino all’attuale governo.
Non prendetevela con Libero e Mario Giordano, perché essi fanno parte della maggioranza al governo.


03/03/16

Treno 8017 Balvano 3 marzo 1944 72º anniversario del più grave disastro ferroviario italiano

in sottofondo
PIPPO POLLINA CANZONE QUARTA - ULTIMO VOLO
Renato Franchi - Cento passi

 ti potrebbe interessare  http://www.trenidicarta.it/treno8017/
 dall'amico http://leonardopisani.blogspot.it/2016/03/quel-spoon-river-lucano-balvano-3-marzo.html 

« Nessuna Spoon River dei poveri ha mai raccontato le loro storie. » 
Così scrisse  Antonio Manzo sul Mattino il 29 febbraio 2004 ricordando la più grande tragedia ferroviaria italiana.

Era la notte del 3 marzo 1944 quando il  treno merci speciale 8017 imboccò la galleria delle Armi tra  le stazioni di Balvano e di Bella-Muro Lucano, e si estende per 1.968,26 metri con una pendenza media del 12,8‰ (0,73° di inclinazione) e punte del 13‰. Il treno si fermò a 800 metri dall'ingresso, con i soli due ultimi vagoni fuori. Il treno era lungo, molto lungo ben 47 vagoni  perché già da Napoli salirono molti passeggeri “clandestini”; che aumentarono fino a Battipaglia: era povera gente stremata che voleva scappare dalla guerra verso i paesini montani della Lucania o della Calabria.
In quello Spoon River Lucano perirono un numero imprecisato di vittime; ma centinaia. Alcune fonti dicono più di 600; altre dai 500 in poi.

Curiosità: all’estero il luogo della tragedia fu definito dall’agenzia Reutes , dal Corriere della Sera,  La Stampa ed altri come una generica Italia Meridionale oppure Italia Invasa; erano tempi di guerra…

Ecco i dati delle vittime secondo diverse fonti:
402 persone, di cui 324 uomini e 78 donne sepolti nelle fosse comuni a Balvano
427 vittime secondo il processo.
500 vittime secondo i quotidiani La Stampa, Il Corriere della Sera e Il Giornale d'Italia
509 vittime, di cui 408 uomini e 101 donne secondo la lapide del cimitero di Balvano
509 vittime secondo il quotidiano La Gazzetta del Mezzogiorno
517 vittime totali secondo il bilancio ufficiale del verbale del Consiglio dei ministri.
549 vittime, di cui 472 uomini e 77 donne secondo il quindicinale potentino Il Gazzettino


 Una tragedia in parte annunciata perché in quel tratto  u mese prima nella tratta   tratta Baragiano - Tito, immediatamente successiva a quella della tragedia e con pendenze superiori al 22‰, un treno  militare statunitense ebbe  un incidente simile:  il personale era rimasto intossicato dai gas di scarico del carbone di scarsa qualità.  Quella fu la fine dei passeggeri della tragedia di Balvano: il treno aveva due locomotive in testa e non la disposizione usuale di una avanti e l’altra nel mezzo:. Nella galleria il convoglio iniziò a scivolare; ad arrancare e poi a fermarsi mentre quel tunnel divenne una camera a gas piena di  monossido di carbonio e acido carbonico, facendo presto perdere i sensi al personale di macchina. In poco tempo anche la maggioranza dei passeggeri, che in quel momento stava dormendo, venne asfissiata dai gas tossici .


Una tragedia dimenticata perché l’indagine della Commissione Parlamentare la considerò una tragedia accaduta per forze di causa maggiore; senza alcuna responsabilità umana. Il danno e anche la beffa perché quando sopravvissuti e familiari chiesero un risarcimento Le Ferrovie Italiane declinarono dato che la responsabilità principale era del Comando Militare Alleato; unica autorità a poter disporre della composizione del treno, e del suo tragitto e viaggio compreso anche un eventuale stop e poi non erano passeggeri ma clandestini; senza biglietto. Una menzogna scoperta dopo anni; molti avevano regolare biglietto.  La commissione parlamentare portò questa motivazione alla sciagura di Balvano:
« una combinazione di cause materiali, quali densa nebbia, foschia atmosferica, mancanza completa di vento, che non ha mantenuto la naturale ventilazione della galleria, rotaie umide, ecc., cause che malauguratamente si sono presentate tutte insieme e in rapida successione. Il treno si è fermato a causa del fatto che scivolava sulle rotaie e il personale delle macchine era stato sopraffatto dall'avvelenamento prodotto dal gas, prima che avesse potuto agire per condurre il treno fuori del tunnel. A causa della presenza dell'acido carbonico, straordinariamente velenoso, si è prodotta l'asfissia dei passeggeri clandestini. L'azione di questo gas è così rapida, che la tragedia è avvenuta prima che alcun soccorso dall'esterno potesse essere portato. »
Per spegnere sul nascere una vertenza che avrebbe potuto trascinarsi per anni, il Ministero del Tesoro sancì l'emissione di un risarcimento come se si trattasse di vittime di guerra (risarcimento che venne erogato dopo oltre 15 anni).

Su quella sciagura è stato scritto un ottimo libro dell’avvocato, storico e scrittore romano Gianluca Barneschi: “Balvano 1944” edizioni Mursia  e vincitore del premio speciale per la narrativa del “premio Basilicata 2005”.
Per approfondire si segnalo http://www.trenidicarta.it/treno8017/  un sito web straordinario per la ricchezza della documentazione, compreso foto storiche, giornali dell’epoca e testimonianze di sopravvissuti e di parenti.

Ora quelle vittime hanno il loro Spoon River







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