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21/05/17

meglio l'omofobia dichiarata o l'accettazione falsa del tipo Gay sì, ma non in casa mia ?

N.B
 chi mi accusa  d'essere omofobo    si legga  le faq  ed  i miei precedenti post  in cui  parlo  di tali argomenti  e  chi   vuole  capire   capisca   la mia  presa  di posizione    altrimenti  ...... si faccia  un clistere   al pepe   come suggeri.va  un  famoso saga di cartoni animati


Leggendo vaari  articoli silla  giornata  contro l'omofobia  e le diverse polemiche  pre  e  post  la  legge    sull'unioni civili   mi chiedo se  è meglio    l'omofobia  diretta   e schietta    che  è   sorta    con

"La discussione sulle unioni civili ha dato largo impulso all'omofobia istituzionale, cioè l'omofobia che viene raccontata e giustificata da persone che ricoprono incarichi istituzionali". A dirlo è Gabriele Piazzoni, segretario nazionale Arcigay, a margine di una conferenza per la giornata contro la discriminazione nei confronti degli omosessuali.


"La prima cosa che la politica italiana deve fare è riprendere la legge sull'omofobia, che è ferma in Senato da quasi quattro anni", ha aggiunto Pia Locatelli, presidente del comitato per i diritti umani alla Camera



oppure quella    del tipo

 <<  Gay sì, ma non in casa mia  la piaga dell'omofobia in Italia e nel mondo >>
L'immagine di un mondo frammentato, con un'Italia ancora intollerante verso la comunità LGBTI e all'oscuro dei propri diritti in tema di discriminazioni. È quanto emerge dal nuovo rapporto di ILGA, l'associazione internazionale che riunisce più di quattrocento gruppi queer in tutto il mondo >>

 DI GIULIA TORLONE

  da  http://espresso.repubblica.it/attualita/2017/05/11/news/gay-e-ok-ma-non-in-casa-mia-l-italia-l-europa-il-mondo-tra-discriminazione-e-inconsapevolezza-1.301338  da  consultare  qual'ora  non vedete  bene  i  grafici   specie qiueòlo finale

Gay sì, ma non in casa mia: la piaga dell'omofobia in Italia e nel mondo

Se i tuoi vicini di casa fossero omosessuali? E se tua figlia s'innamorasse della sua migliore amica? A che punto siamo, in Europa e nel mondo, nell'accettazione dell'amore e del desiderio tra persone dello stesso sesso ?
Il rapporto svolto da ILGA (The International Lesbian, Gay, Bisexual, Trans and Intersex Association), Riwi  e Logo ci mostra un campione significativo di come le società dei cinque continenti si rapportano al mondo LGBTI.
La lotta all’omofobia non si combatte solo a colpi di leggi dello Stato; la percezione e il conseguente atteggiamento che si ha nei confronti della minoranza arcobaleno è una questione culturale e di educazione alla diversità.
E sul tema delle discriminazione in base all'orientamento sessuale, l'immagine che l'ILGA ci restituisce non è delle migliori. Africa e Asia sono ancora lontane dall'accettazione di pari diritti e dignità dei cittadini omosessuali e l'Europa si presenta a più velocità, con l'Est ancora ancorato su posizioni omofobe e l'Italia che fatica a mettersi al passo con la media europea.
Il sondaggio ha visto protagoniste 96.331 persone intervistate in 54 Stati differenti, sparsi in tutto il globo, selezionati per la rappresentatività nel loro continente. La ricerca, pubblicata a ottobre 2016, si è sviluppata tra dicembre 2015 e gennaio dello scorso anno.

L’Africa, il continente più omofobo

Dati alla mano, il continente meno tollerante e quindi più discriminatorio nei confronti della comunità LGBTI resta l'Africa, complice anche una politica che fa della discriminazione e, in alcuni casi, della persecuzione degli omosessuali il proprio baluardo.
Alla domanda se conoscessero almeno una persona gay, lesbica o bisessuale solamente il 29 per cento ha risposto affermativamente. Sintomo di una costante paura della discriminazione, che fa sì che gli omosessuali spesso tengano nascosto il proprio orientamento sessuale.
Fa da eco anche l'Asia, dove la percentuale arriva solamente al 32 per cento, doppiata invece da America e Oceania dove si arriva ad un 61 per cento. L'Europa invece resta al 50, con sostanziali differenze tra un Paese e l'altro.
Gay è ok, ma non in casa mia

Stando a quanto riportato dal sondaggio, avere vicini di casa omosessuali non rappresenta un ostacolo nella maggior parte dei casi, con percentuali che certamente variano; diventa un problema quando c'è la possibilità che nostro figlio faccia coming out. In Italia infatti il 46 per cento degli intervistati dichiara che, alla notizia di avere un figlio innamorato di una persona dello stesso sesso ne sarebbe ‘abbastanza sconvolto’, a fronte di una media europea del 31 per cento.
E se un bimbo si vestisse come una bambina ed avesse atteggiamenti femminili? In Italia lo troverebbe accettabile il 37 per cento del campione intervistato, che diventa un 41 per cento se fosse una figlia a voler vestirsi da maschietto.





Ad un anno dall'approvazione della legge Cirinnà, da molti considerata una legge “monca” dopo lo stralcio della cosiddetta 'stepchild adoption' (l'adozione del figlio del partner), è indicativo come l'Italia sia ancora spaccata a metà.
Il 72 per cento degli intervistati in Italia dichiara che i cittadini LGBT dovrebbero godere degli stessi diritti dei cittadini eterosessuali, guadagnando un punto percentuale in più rispetto alla media europea. Quando però si tratta del matrimonio, che consentirebbe la vera uguaglianza tra le unioni eterosessuali e omosex, solo il 35 per cento si trova d'accordo. Un testa a testa con il sì, al di sotto della media del nostro continente e degli Stati Uniti, così come dell'Oceania.

Omosessualità e bullismo

Non stupisce il fatto che gran parte degli europei, e gli italiani in particolare, non vedano più l'omosessualità come un crimine da perseguire. Culturalmente distanti dall'Africa e l'Asia dove le percentuali che indicano l'essere gay come un'infrazione da punire diventano importanti, il mondo occidentale vede invece il bullismo come il vero problema.
Il 55 per cento degli italiani dichiara di percepire come un problema importante gli atti di violenza fisica e verbale verso gli appartenenti alla comunità LGBTI, distaccandosi dalla media europea di ben nove punti percentuali.
Questo dato è suscettibile a una doppia lettura: da un lato può farci ben sperare che il nostro Paese abbia intrapreso la strada della consapevolezza che la discriminazione c'è e va punita. Dall'altro canto una percentuale così alta rispetto alla media del nostro continente mette in luce che il bullismo verso gli omosessuali è ancora forte in Italia, complice anche la mancanza di una legge specifica che combatta la violenza con l'aggravante della discriminazione sull'orientamento sessuale.





Ci spetta un triste primato: alla domanda “ negli ultimi 12 mesi, sei stato discriminato in base al tuo orientamento sessuale?” ben il 6 per cento tra persone omosessuali e transessuali rispondono in maniera affermativa.
A fronte di un' Europa in cui solo il 2 per cento si sente discriminato per il suo orientamento sessuale, la cifra del nostro Paese appare enorme e ci fa guadagnare il fondo della classifica a pari merito con la Repubblica Slovacca.
La discriminazione subita dal mondo LGBTI si muove di pari passo alla mancanza di consapevolezza in materia di diritti.
Chi subisce violenza verbale o fisica in base al proprio orientamento sessuale non conosce quali siano i propri diritti per difendersi in merito. L'ennesimo posto basso della classifica che l'Italia guadagna, con un 58 per cento di concittadini che dichiarano di esserne all'oscuro.



Omosessualità tra lavoro e vita privata

Avere colleghi omosessuali non mette a proprio agio i nostri concittadini. Su una scala da 1 a 10, gli intervistati che si sentirebbero 'moderatamente a proprio agio' è il 69 per cento, mentre la media europea è al 72. La percentuale scende al 64 se l'ipotetico collega di lavoro fosse un o una transessuale.

Due uomini che si tengono per mano o che si baciano in pubblico desta ancora scandalo. In Europa il 49 per cento dichiara di sentirsi a proprio agio di fronte ad una coppia omosessuale maschile, in Italia la percentuale si riduce al 42, ponendoci nella parte bassa della classifica dei Paesi del vecchio continente.


In una scala da 1 a 10, quanto ti sentiresti a tuo agio di fronte ad una coppia di due uomini che mostrano il loro affetto in pubblico? (Totalmente a mio agio%) 



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secondo  me  meglio , la prima  perchè  sai  con chi hai a che  fare  .    concludo con queste parole  e  questa   due   canzoni  di  un poeta  ( anche se lui  ha sempre rifiutato  tale tgermine    ma    chi  esprime  tali concetti   attraverso l'arte lo è  ) 







 anche  se  come fa  notare  (   è vero  ho controllato  in rete  e  sui libri di filosofia  )     il  commento  a  questo articolo  : <<  Fabrizio  de  Andrè e  gli omosessuali >>  di http://www.gay.it/



deodatus19837 GIUGNO, 2012 ALLE 7:02 PM
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Spiace solo l’errore di citazione: nel Simposio, il discorso di Aristofane (riportato da Platone) parla degli omosessuali maschi come figli del Sole, delle omosessuali femmine come figlie della Terra e degli eterosessuali come figli della Luna.





08/03/17

8 marzo le donne migrati fuga dalla disperazione e riscatto , mi licenzi riapro con una cooperartiva e riassumo parte dei colleghi , non emigro ma lottto qui e lavoro qui


8 marzo, Emma Bonino e le donne migranti: fuga e riscatto

Agitu, Princess e Habiba sul palco insieme alla leader dei Radicali italiani a raccontare la potenza delle donne migranti che riescono a emergere. L'ex ministra: "Dobbiamo cambiare la Bossi-Fini per permettere alle irregolari di regolarizzarsi"di Andrea Scutellà




Emma Bonino e le donne migranti

ROMA. Agitu è fuggita da un regime che espropriava la terra ai pastori nomadi e ora produce un formaggio di capra biologico in Trentino. Princess è stata costretta a prostituirsi dai suoi connazionali trafficanti, si è ribellata e oggi aiuta le donne come lei a sottrarsi dal giogo dei “magnaccia”. Habiba è scappata dalla guerra ed è diventata mediatrice culturale per aiutare i rifugiati.


8 marzo, Emma Bonino: "Diamo voce alle donne migranti"
La leader dei Radicali italiani a margine della conferenza stampa "Donne anche noi. Storie di fuga e riscatto": "Bisogna cambiare la Bossi-Fini e permettere alle donne irregolari di regolarizzarsi" (di Andrea Scutellà).

"Molte irregolari non possono essere qui". Questa è la potenza delle donne migranti. I Radicali italiani ne hanno portate tre davanti alle telecamere e tutte hanno ripetuto senza sosta la storia della loro vita ad ogni giornalista che gliela chiedesse. Perché erano lì per testimoniare soprattutto per le sorelle assenti. «Tra le donne che ci sono oggi mancano le irregolari - spiega Emma Bonino, organizzatrice della giornata -, che se non superiamo la legge Bossi-Fini purtroppo non riusciremo mai a regolarizzare. E evidentemente mancano anche quelle chiuse nei Cie. Abbiamo chiesto se potessero essere qui, ma loro possono uscire solo per andare in tribunale o all'ospedale. Vogliamo lanciare un messaggio anche alle donne italiane: nella società del nostro paese ci sono protagonisti diversi, altri».



8 marzo, la storia di Agitu: fuggita dall'Etiopia, oggi allevatrice in Trentino
In Trentino si sente sicura: qui produce e vende formaggio caprino nella sua azienda "La capra felice", dopo aver recuperato dei terreni abbandonati. Fuggì dall'Etiopia perché era un'attivista contro l'espropriazione delle terre dei pastori nomadi da parte del governo (di Andrea Scutellà)

Alleva capre in Trentino, fuggì dall'Etiopia. Agitu Ideo Giudeta è arrivata per la prima volta in Italia a 18 anni con una borsa di studio. Si è innamorata del Trentino, in cui ha fatto l’università. «Io sono originaria dell’Etiopia - spiega -, sapete da quelle parti ci sono gli altopiani, qui in Trentino le montagne...». Dopo gli studi è tornata in Etiopia per occuparsi di agricoltura sostenibile. Voleva riportare le sue competenze in patria. Non ha potuto proprio tacere quando il governo ha cominciato ad espropiare le terre ai pastori nomadi e agli agricoltori per svenderle alle multinazionali. Ha manifestato con i suoi amici. Il governo ha risposto con il mitra. Allora è fuggita e si è ricordata del Trentino. «Ho avviato questo progetto di terreni abbandonati e delle razze rustiche locali e ho attivato la mia azienda agricola biologica che produce formaggi caprini. Chi vuole comprare i prodotti deve venire in Trentino, ho ricevuto richieste da fuori regione ma le ho rifiutate». L'azienda si chiama "La capra felice" . 


8 marzo, la storia di Princess: "In Italia per fare la cuoca, mi costrinsero a prostituirmi"
Oggi Princess Okokon con la onlus Piam di Asti aiuta le donne migranti a uscire dall'incubo della prostituzione forzata per debiti e lotta contro la tratta di esseri umani. Ma anche lei, all'inizio, fu comprata come una schiava e costretta a scendere in strada con l'inganno (di Andrea Scutellà)

Vittima della tratta, redime le prostitute forzate. Princess Okokon fa parte di una lunga schiera di donne nigeriane imbrogliate dai loro connazionali trafficanti. Le avevano promesso un posto da cuoca in Italia e invece si è ritrovata in strada, a Torino, con un debito di 45mila dollari sulle spalle, venduta per 13mila, a prostituirsi. Ha provato a fuggire, ma è stata picchiata a sanghe e ha passato una settimana in ospedale. Con l’aiuto della Caritas e di Alberto Mussino, che poi ha sposato, è riuscita a sottrarsi al giogo. Ma invece di fuggire oggi fronteggia i trafficanti ad Asti, con la Piam onlus che gestisce insieme al marito. Riceve ancora minacce, ma è riuscita a salvare molte altre donne costrette alla prostituzione. La sua associazione offre assistenza legale, sanitaria, corsi di formazione professionale e di lingua alle vittime della tratta.  Dalla Costa d'Avorio alla cucina. Habiba Ouattara è scappata dalla guerra in Costa d’Avorio. Ha percorso 600 chilometri a piedi prima di arrivare in Ghana. Ha preso un biglietto aereo con documenti falsi da Accra a Roma. Il Centro Astalli l’ha curata, gli ha insegnato la lingua e le ha permesso di fare un master in mediazione culturale all’università “Roma tre”. Oggi insieme ad altri stranieri provenienti da mezzo mondo gestisce Makì , un progetto di cucina attivo a Roma, che fa sperimentare sapori provenienti dai quattro angoli della terra persino agli italiani: il popolo più conservatore a tavola. Un giorno cucina un afgano, un giorno un turco, un giorno un ivoriano. E gli italiani ascoltano i racconti dei rifugiati, a cui non mancano di certo gli argomenti. 

l'altra storia  è questa  presa   http://iltirreno.gelocal.it/grosseto/cronaca/  del 06 marzo 2017




Il supermercato li "liquida" e loro aprono un discount

Castiglione della Pescaia, la proprietà di Eurospin rompe il rapporto con i gestori del negozio. I due creano una cooperativa, avviano un’altra impresa e riprendono a lavoro a otto personedi Enrico Giovannelli

06 marzo 2017




                  Foto di gruppo nel nuovo discount a Castiglione della Pescaia
CASTIGLIONE DELLA PESCAIA. 
Come un’araba fenice. In concomitanza della festa della donna, mercoledì 8 marzo, aprirà un nuovo hard discount, il Dpiù, a Castiglione.
Una nuova attività che sorge in tempi di crisi con la creazione di posti di lavoro. E una storia particolare se si pensa a quello che era successo pochi mesi fa, poco prima di Natale.
La proprietà del supermercato Eurospin aveva deciso di chiudere anzitempo il rapporto con chi gestiva il negozio da oltre dieci anni: Antonio Mazzini e Fabrizio Micheli. E non senza polemiche e discussioni, per una risoluzione che aveva spiazzato e reso increduli gli stessi gestori per le modalità e la velocità delle decisioni.
Una situazione, quella del mancato rinnovo dell’accordo per la conduzione del supermercato, che portò anche al licenziamento di molti dipendenti (alcuni sono stati confermati, altri hanno trovato altre sistemazioni), in carico alla Mazzini e Micheli, che non furono poi riassunti dalla nuova gestione subentrante dell’Eurospin che beffardamente, dopo poche ore dall’uscita di scena del vecchio gruppo, si preoccupò con un cartello affisso all’ingresso di cercare “nuovo personale” .
Proprio Antonio Mazzini dichiarò che avrebbe fatto di tutto per aiutare i “suoi ragazzi”, e la promessa è stata mantenuta in pieno. In pochi mesi è nata l’idea di riaprire un nuovo hard discount, tra l’altro dove c’era stata la prima sede dell’Eurospin, sempre gestita da Mazzini e Micheli, praticamente dalla parte opposta della strada provinciale del Padule, nei locali dove c’era il negozio di mobili della famiglia Baggiani. In linea d’aria qualche decina di metri in tutto.
Un nuovo inizio per Mazzini e Micheli, come l’araba fenice che risorge dalle ceneri. E a poche ore dall’apertura, tutti i dipendenti sono impegnatissimi nel sistemare gli scaffali e riordinare, mentre le ditte installano frigo e banconi per essere operativi per la data d’apertura.
Mazzini, a nome di tutti, racconta quello che è successo negli ultimi mesi, quasi commuovendosi: «Passata e sbollita la delusione per quel che era accaduto, ci siamo voluti subito rimettere in gioco e abbiamo trovato l’accordo con la società Dpiù, che ha la sede a Verona, nella stessa zona dove insiste l’Eurospin. Stavolta però abbiamo costituito una cooperativa con i ragazzi: l’idea è che il gruppo cresca, e che un domani possa prendere in mano il negozio direttamente. Avere più responsabilità insomma. Io e mio cognato (Fabrizio Micheli, ndc) in questa fase gestiamo la nuova apertura, poi più avanti vedremo il da farsi. Quello che però conta davvero è aver dato la possibilità a tutti i nostri ragazzi e ragazze, otto persone compresi noi due, di continuare a lavorare. Non abbiamo abbandonato nessuno, e anche chi non è con noi ha trovato un altro impiego. Credetemi, una grande soddisfazione». E l’hard discount Dpiù ricalca in pieno il classico supermercato a basso costo, dove si può trovare di tutto dal barattolo con i legumi alla lavatrice (alcune sono state addirittura vendute prima dell’apertura).
Antonio Mazzini precisa però alcuni aspetti: «Oltre ai vari prodotti in generale, sia al banco della gastronomia che per quello della frutta, l’idea è di avere un rapporto diretto con chi produce, per una vendita a chilometro zero puntando sulla qualità del nostro territorio». Nel ringraziare tanti castiglionesi che in questi mesi si sono interessati alla vicenda aspettando la nuova apertura, Mazzini confida un piccolo aneddoto sullo statuto che è stato siglato dalla nascente cooperativa: «Abbiamo voluto inserire una clausola particolare quando si creeranno le condizioni per nuove assunzioni: la priorità sarà data sempre a una persona nata, cresciuta e residente a Castiglione». Magari in ricordo del sostegno ricevuto dal paese.



altre storie

La storia di Alessio


Alessio, 19 anni: "Vivo da pastore e sono felice"Alessio Marocco abita a Bozzano (una piccola frazione del Comune di Massarosa). Quando aveva 17 anni ha lasciato gli studi e ha comprato le sue prime dieci pecore. Ecco la sua storia (Video di Cesare Bonifazi Martinozzi)- L'ARTICOLO: La storia di Alessio

La storia di Lorenzo


Calzolaio per amore: Lorenzo apre una bottega a 23 anniLorenzo Lari, 23 anni di Viareggio, una volta conclusi gli studi di geometra ha deciso di scommettere sulla passione della famiglia: le scarpe, la pelle. E così ha aperto un negozio di calzolaio. Ecco la sua storia (video di Cesare Martinozzi Bonifazi) - L'ARTICOLO




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24/01/15

È nuorese la “rossa” della Fp Cgil che sfida il ministro su Twitter Il segretario nazionale Rossana dettori interviene sul riordino degli enti locali


da   http://lanuovasardegna.gelocal.it/regione/2015/01/23  

È nuorese la “rossa” della Fp Cgil che sfida il ministro su Twitter Il segretario nazionale Rossana dettori interviene sul riordino degli enti locali 


SASSARI. «Ma pensate che sia normale, mentre la gente fa un sit-in sotto Montecitorio su dissesto economico e servizi non più erogabili, che il ministro cinguetti che ci sono 1000 posti disponibili per la mobilità degli statali? Io penso di no, ma per sapere che succede è meglio procurarsi uno smartphone».
Non è certo una che si tira indietro Rossana Dettori, nuorese purosangue, emigrata a Roma per frequentare il convitto dell’Umberto I: «L’unico dove mi prendevano senza essere battezzata». E dove, dopo ha fatto l’infermiera professionale («la mia vera e unica passione») e ha iniziato il suo lavoro sindacale come delegata.
Una strada che l’ha portata lontana: nel 1994 è segretaria della Funzione pubblica Cgil di Roma Nord, nel 2003 diventa segretaria nazionale. Il 17 aprile 2010 diventa segretaria generale della categoria. «E quindi a quel tweet non potevo davvero non rispondere – scherza – come non posso non rispondere alle preoccupazioni della mia Sardegna, che ho sempre nel cuore, augurandole che il tempo che ha in più le serva a non combinare il pasticcio che stanno facendo a livello nazionale».
«Il problema – attacca Rossana Dettori – è che qui regna il caos. Il riordino territoriale poteva essere il banco di prova del Governo innovatore. Invece si sta rivelando il suo più clamoroso fallimento. C’è buio totale sul riordino delle funzioni, ma in compenso si vedono benissimo i tagli alle risorse (3 miliardi da qui al 2017), il caos per i 56mila lavoratori allo sbando e il divieto di prorogare i 2.500 contratti precari. Comunque le si vorrà chiamare le Province saranno scatole vuote, prive di risorse economiche e professionali. Non c’è nessuna garanzia per le professionalità in servizio di trovare una nuova collocazione che le valorizzi». «Sia chiaro – continua il segretario generale della Fp Cgil – noi non siamo assolutamente contrari né a un riordino né a una razionalizzazione delle spese. Ma bisogna cercare di tagliare dove c’è lo spreco, i doppioni, i poltronifici, le partecipate con più membri del cda che dipendenti. Se però tu fai fuori la ditta di manutenzione che mi cambia le lampadine nelle scuole, o tiene in ordine i termosifoni, e quando la lampadina si fulmina nessuno va più a cambiarla, allora non stai tagliando sprechi, stai tagliando diritti dei cittadini».
«Ci sono funzioni – spiega – che, soprattutto in Regioni come la Sardegna, vanno ripartite con enorme attenzione. Mettendole al riparo da un neo centralismo che mi auguro che non sia diventato il verbo imperante anche a Cagliari come lo è diventato a Roma. Centralizzare quasi sempre finisce per voler dire non fare, o fare peggio e a costi più alti. Strade, scuole, rifiuti, ci sono temi che invece vanno gestiti al giusto livello. E dalle giuste professionalità che non vanno mortificate».
«Parliamoci chiaro – continua Rossana Dettori – qui il problema non è il riordino degli enti locali, servito in un micidiale combinato disposto con la riorganizzazione della pubblica amministrazione, qui il problema è un disegno che va avanti da tempo. E che hanno portato avanti governi, almeno sulla carta, di colori diversi. Si tratta di un attacco continuo e violentissimo al lavoro pubblico in genere. E l’obiettivo finale di questo scriteriato attacco è il restringimento dell’ambito di intervento del pubblico per lasciare via libera al privato. La gente è arrivata a un tale punto di straniamento che considera il pubblico fannullone pur stimando dipendenti con cui ha a che fare ogni giorno, o che magari ha anche in famiglia. È una manovra. E, se serve, per fermarla, mi metto pure a twittare». 
                                          (g.bua)






08/01/13

Speriamo che il caso di Carolina P serva a qualcosa

  (....) Per  quanto voi  vi crediate   assolti  
  siete per  lo stesso coinvolti (...)  
(  Nella mia ora  di libertà   fabrizio de Andrè  ) 

Inizialmente  volevo ,  ,mai poi   non m'andava  d'aggiungere ovvietà   ad ovvietà , scrivere sui twitter  qualcosa  o  commentare  sul  famosa  tread   dedicato  a  Carolina  . Ma poi  ho deciso  di  parlare  di lei   ma  in un  altro modo    e  il titolo del blog  lo conferma  .  Infatti    ad  uccidere   quanto meno creare  problemi  ai ragazzi   vittime di bullismo   (  che sta  continuamente  aumentando  ,  se  addirittura  il settimanale  topolino  di solito poco   esplicito e diretto ma , negli ultimi   tempi   sta   cambiando qualcosa e sta  ritornando alle origini,a pubblicare  temi politici*\ attuali  ,  sta   facendo delle storie  dedicate  a tale tema  come  questa      de n°2981 di cui  trovate    la  foto  sotto   in edicola  questa settimana  )


foto  prese  da https://www.facebook.com/Topolino?ref=ts&fref=ts

non sono   tanto i  bulli --  con questo  non intendo   nè  giustificarli nè  elogiarli - che    sono  sempre  esisti e  tutti\e   forse  per  coprire le  nostre fragilità   o  essere al centro dell'attenzione  lo siamo  per  un periodo  stati  ( sottoscritto compreso  )  , ma  con chi deve  vigilare  ed educare  ( Insegnanti e  Genitori  )  .Infatti  :


  da i commenti  all'articolo  su tale fatto  di  http://www.huffingtonpost.it/

Concludo  il post  con   : 1) un VFNCL   a  tutti\e  quelle  firme  editoriali e non che   danno   la  colpa  alla società ( dimenticando  che la  società  siamo  noi tutti\e ) o  si mettono a fare crociate    contro le  nuove  tecnologie  , dimenticando  o   facendo  di  non  sapere   che  la  tecnologia in realtà  sono neutre  e  l'uso deleterio che  se  ne  fa  e che ne  fanno i  giovani dell'età  di  Carolina o di Matteo (  un' altra  vittima  c che  ha  dovuto cambiare  scuole  per  bullismo   uno dei pochi  che  ha  avuto insieme ai genitori di denunciare  e cambiare  scuola   qui  ulteriori news   in particolare    con  ancora  uno spirito critico   in formazione     non guidati \  aiutati   da genitori  \  educatori  .  2)   suggerisco  agli educatori  d'oratorio  e  scout    di   togliere   la  dictura  dal regolamento  vietato parlare di politica  ( perchè anche prendere posizione    contro qualcosa  \ qualcuno è politico* al di là dell ideologie ) , di addottare e fare pressione alla loro scuole come hanno fatto altre scuole questo libro Per questo mi chiamo Giovanni è un libro di Luigi Garlando edito dalla Fabbri e uscito nel 2004 ed eventualmente ( forse più agile per i ragazzi ) l'adattamento a fumetti pubblicato Nel novembre del 2008 per la Rizzoli a cura di Claudio Stassi autore della sceneggiatura e dei disegni   (  qui  maggior  news   e   foto a  destra   e sotto un corto  ispirato ad esso   )



in cui   un  ragazzo  rompe  il  muro di silenzio    e si ribella  ai bulli  ed  a prepotenti usando l'arma  della legalità   Perchè :  come  dice  http://www.informagiovani-italia.com in questo articolo << ( ..)  Il bullismo si evolve con l'età, cambia forma, ed in età adulta lo ritroveremo in tante, troppe prevaricazioni sociali, lavorative e familiari. >>  si rischia  che  essi finiscano   per  diventare manovalanza  per le mafie  , se non mafiosi  o criminali  loro stessi  .    proprio mentre    finisco di scrivere  queste righe   iniziano a sentirsi le note  (  tratte dall'album\ cofanetto  Fabrizio de Andrè  i  concerti  )  di Amico  fragile  (  testo e  video  )  dedicato a   tutte le  Caroline  e i Matteo  vittime di bullismo 

*  da  non confondere  con Politiki  \  politika   che  +quella  delle ideologie \  sovrastrutture   culturali   e delle istituzioni

04/10/12

l'ipocrisia demografica e il lamentarsi perchè gli extracomunitari o i nuovi italiani fanno più figli di noi

Donne ancora discriminate sul lavoro
"Mi sposo" e il contratto viene stracciato

Donne ancora discriminate sul lavoro "Mi sposo" e il contratto viene stracciatoUNA DONNA A LAVORO - FOTO SIMBOLOgge della Sardegna
Compensi meno equi, carriere interrotte, contratti non rinnovati all'annuncio 'mi sposo'. Ma anche ricatti e molestie sessuali. E' la denuncia della consigliera di Parità della Sardegna: "Nel mercato del lavoro pubblico e privato, perdurano disuguaglianze tra uomini e donne".

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