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12/04/17

storie normali per gente speciale ., storie speciali per gente normali . dedicato a tutti i malpancisti e ai destrosi che vedono solo un latro dell'immigrazione e della povertà

Anche se    per  quanto riguarda la prima  storia    viene  considerata  " buonista " ed  ipocrita   isa  in maniera  civile   ed  educata    o altre  in maniera  al limite  del nazionalismo   più  becero vicino al becero   razzismo  e  populismo   come potete  vedere  dai commenti  all'indirizzo internet del  video   sotto riportato





I migranti che puliscono le strade di Roma: "Lo facciamo per dire grazie"
Sempre più spesso per le vie di Roma si incontrano ragazzi stranieri intenti a pulire le strade armati di scopa e paletta, in cambio chiedono un contributo volontario. Ci hanno raccontato perché.

    

  la  seconda  storia     avviene



Nell'antico complesso ospedaliero del San Gallicano, che ospita il centro "Genti di Pace" della Comunità di Sant'Egidio, è entrato in funzione un servizio di lavanderia offerto gratuitamente alle persone senza fissa dimora. Nei locali adibiti al servizio, che sarà aperto quattro giorni a settimana, si trovano sei lavatrici e sei asciugatrici, con ferri da stiro, sapone e ammorbidente e proprio i volontari della comunità di Sant'Egidio si occuperanno di gestire la lavanderia. "Chi è venuto qui ha detto di sentire profumo di casa. In fondo è quello che noi vogliamo offrire, essere accoglienti come in una casa" spiega Massimiliano Signifredi della comunità di Sant'Egidio


11/03/16

perchè non parlo qui o su fb del delitto Delitto Varani,

Musica  pere  sdrammatizzare  :




a tutti quelli\e che mi chiedono :_<< nulla sull'omicidio di Roma ? >> oltre a non essere tanto per i casi di cronaca nera , anche s e a volte ne ho parlato o lasciassero che ne scrivesse . E poi ne hanno già parlato e se ne continua a parlare nei media e la rete .Infatti
Luca Varani
Tv, siti web, giornali, quando si ritrovano tra le mani un caso di omicidio ricco di particolari morbosi, si sa, ci vanno a nozze . È quello che sta succedendo in questi giorni con la storia del giovane Luca Varani ucciso da Marco Prato e Manuel Foffo, rei confessi. C’è tutto: alcol, droga, sesso, bagordi, festini, inspiegabile crudeltà , omosessualità , ecc . Per questo i media non smettono di parlarne e  chi sa  fino  a   quando continueranno   nonostante gli assassini siano già stati arrestati e
fondamentalmente non ci sia alcun mistero da risolvere. C’è però tanto squallore, tanto sbigottimento davanti a una vicenda del genere, tanti dettagli schifosamente morbosi che “fanno audience” e vengono spolpati fino all'osso dai giornalisti  e  non .
È così dovuto intervenire  (  cosa   che  di solito  non  fa  con il normale  sciacallaggio  , forse perchè  n è una persona   VIP  o vicino a tale mondo  )    il Garante della Privacy che, con una nota, invita i media alla sobrietà. Ecco il testo:

“In riferimento all'omicidio di Luca Varani, si è riscontrato nelle cronache giornalistiche di questi giorni un eccesso di particolari riguardanti la vita sessuale e familiare dei soggetti coinvolti (compreso il rapporto di filiazione della vittima), che colpisce nei propri sentimenti e affetti le rispettive famiglie.
Il Garante per la protezione dei dati personali rivolge un appello a tutti i media affinché, nell'esercizio del legittimo diritto di cronaca riguardo ad un fatto di sicuro interesse pubblico, mantengano sobrietà, responsabilità e sensibilità ed evitino accanimenti informativi sul caso, astenendosi dal riportare dettagli eccessivi e limitandosi a profili di stretta essenzialità”

Ora  mi  chiedo e   chiedo a quelle persone     che mi  chiedono come mai non ne parlo   :  ma  che senso ha stare ancora a parlare di queste due "persone" ,ancora  ( non è il mio caso ) a giustificarle perché'sotto effetto di cocaina e alcol,ancora a scrivere le loro inutili dichiarazioni per salvarsi il culo farsi dare il minimo della pena .

La vittima, Luca Varani, e Marco Prato, uno dei due killer


Infatti Il problema e'che sono persone malvagie, indipendentemente dalla loro sessualità , come tante .Ricordarsi i particolari della serata fa intendere la consapevolezza delle azioni compiute . Anche Mario Alessi ha ucciso un bambino senza droga e senza alcol ..........!
Concludo Concordando con quanto dice Sara Caruana snei commenti nella pagina fb del quotidiano l'unione sarda tutto ciò è assurdo... Pensare che dei bravi ragazzi possano nascondere tante depravazioni, quali alcool...droghe e atteggiamenti omosessuali...senza che nessuno si accorga di nulla...famiglia...ragazze...amici.
Datemi pure del moralista , dell'auto censore tanto non me ne può fregare de meno . Se non ne parlo non è , come potrebbe ipotizzare qualcuno , che voglia fare come il fascismo che vietava di parlare sui giornali di fatti di cronaca nera , ma il fatto è che spesso i casi di cronaca vengono trattati come se fossero fiction da gente che non ha alcuna cognizione di cosa sia un processo penale. E per colpa di questo modo di operare ci vanno di mezzo tutti: professionisti, imputati, indagati e persone offese e loro familiari . Se si osservasse in modo corretto e si ascoltassero davvero i vari interventi si coglierebbe immediatamente la differenza tra chi svolge la professione di criminologo ed avvocato e chi invece si improvvisa per apparire in TV e internet . << Il problema principale è >> come giustamente dice Pierluigi Antonio nei commenti a questo post sulla pagina facebook di logichecriminali << che la causa dell'invasione delle trasmissioni che trattano casi di cronaca è soprattutto pecuniario, i responsabili dei palinsesti non fanno altro che sfruttare la morbosa brama di sapere dello spettatore (che non è la stessa cosa della fame di conoscenza) e volente o nolente tutti gli attori chiamati a partecipare non sono altro che ingranaggi per far aumentare lo share e gli introiti a vari livelli. Do ragione a Flaminia, un buon professionista deve studiare i fatti dal punto di vista oggettivo perché la verità è li e non nei giudizi di pancia che il popolo della tv è abituato a dare.>>

Ma  sopratutto     rispondo a


Esteban Laquidara Omissione mediatica per nascondere un omicidio di una coppia omosessuale?
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Giuseppe Scano per niente perchè non c'è niente d'aggiungere alla crudeltà di tali individui . non m'importa se siano omo o etero . sempre bestie sono
Mi piace · Rispondi · Adesso


Non so più che altro dire e mi fermo qui lasciandovi a questa canzone della mia infanzia ( anche se sono del 1976 ) : Vengo anch'io. No, tu no (1967) di F. Fiorentini - D. Fo - E. Jannacci

06/01/16

"Meglio morta che senza dignità": giornalista siriana ( Ruqia Hassan ) uccisa dall'Isis

Ascoltando la versione di Dignity ( bob dylan ) rifatta da De gregori leggo questa triste notizia che cade a pennello con tale canzone

L'UnioneSarda.it » Cronaca » "Meglio morta che senza dignità": giornalista siriana uccisa dall'Isis
CRONACA » SIRIA





                                                     Ruqia Hassan




"Se mi prenderanno, mi taglieranno la testa, ma meglio una testa tagliata con dignità che vivere con umiliazione".
Scriveva così la giornalista e attivista Ruqia Hassan, prima che il sedicente Stato islamico (Is) la uccidesse. Abu Muhammed, fondatore della rete di attivisti Raqqa viene massacrata nel silenzio, ha raccontato che più volte, prima di morire, la giovane aveva parlato di minacce ricevute dai jihadisti.
La giornalista, di origini curde, era nata nel 1985 nei pressi di Kobane e avava studiato filosofia ad Aleppo. Era ormai l'unica donna reporter indipendente a Raqqa, la capitale siriana del califfato dell'Is. Fino all'ultimo ha sfidato i jihadisti con denunce e cronache piene di ironia, che pubblicava sul Web.
Poi è stata scoperta e arrestata, lo scorso agosto. Infine è stata giustiziata, come hanno annunciato gli attivisti dell'organizzazione Syria Direct.
Ruqia, che a volte scriveva con lo pseudonimo di Nisan Ibrahim, sarebbe stata uccisa diverso tempo fa, forse già a settembre, ma solo nei giorni scorsi l'Is avrebbe confermato la sua uccisione alla famiglia, affermando che si trattava di una "spia". Il quotidiano britannico 'The Independent' pubblica l'ultimo post su Facebook della giovane reporter, risalente a luglio. Sulla stretta dell'Is contro Internet, Ruqia scriveva: "Forza, tagliateci Internet, i nostri piccioni viaggiatori non se ne lamenteranno". (Hay-Rzz/Adnkronos)

23/09/15

meglio morire di fame o vendere anche la propria dignità \ amor proprio per un lavoro ?Si sbottona: assunta. L’imbarazzante provino della conduttrice di Tg: “Mondo competitivo”



“Ho chiesto prima ai miei genitori cosa ne pensassero, e quando ho scoperto che mi sostenevano nella mia decisione, non è stato un problema per me di propormi in questo modo”. E’ la spiegazione che un’aspirante presentatrice ha dato del provino sostenuto per condurre il notiziario del canale all-news albanese ‘Zjarr‘. La donna si è presentata con la camicia completamente sbottonata, e ha ottenuto il posto. “Molti erano d’accordo sul fatto che lo stile della sua presentazione era un po’ imbarazzante, ma – ha detto un portavoce del canale ha dichiarato – ci stiamo lavorando e ad essere sinceri non sembra stia facendo male, visti i dati di ascolto”. Candida, la neo-assunta ha messo a tacere tutte le malelingue: “E’ stato un modo di mettermi in mostra in un settore competitivo”

31/07/14

BIGLIETTI PER VEDERE DAL VIVO IL PARTO DELLA EX STAR DEL GRANDE FRATELLO. 12MILA EURO: TUTTI VENDUTI [ pornografia dei sentimenti II ]

musica  consigliata  \  colonna  sonora
mi vendo  - Renato zero

N.b 
Poichè   in alcune email private   sono stato accusato di nerdismo  , di maleducazione ,  di amncanza  di rispetto , di  mancanza  di tatto  perchè  non ho messo due  righe d'avvertimento  in alcuni account  \ pagine di facebook  o  su  googleplus    e molti l'hanno scambiata per  pornografia  tout  Court  , ecc 
Provo a  spiegare  con queste due  storie  riportate sotto cosa intendo per pornografia dei sentimenti  di   cui parlavo   nel mio precedente  post  : " quanto piace la pornografia dei sentimenti " e  la differenza  tra pornografia   vera  e  propria         (   quella  di cui sono stato accusato )   e quella  dei sentimenti  (   termine usato da il filosofo Galimberti )  termini     il cui confine  è labilissimo se  si  analizzano i diue  termini  (  vedere  collegamenti  ipertestuiali )  . 

Entrambe le  storie    \  articoli sono tratti   dal sito  www.leggo.it


La prima  e questa  nuova tendenza esibizionistica cioè   La nuova frontiera del selfie  ( ne  avevo parlato  sempre qui  sul  blog  in :  " era prevvedibile visto l'uso dei selfie che si sarebbe arrivati prima o poi a Un concorso fotografico denominato <>." ) -- come  l'ha  chiamata il messaggero  --  si chiama "Underboob". E si fa ancora più hot. 
Stavolta il décolleté femminile sbuca dalla maglietta. Sui social network, l'Underboob fa tendenza

da la  galleria  fotografica  di  http://societa.panorama.it/life/Underboob-la-nuova-frontiera-del-selfie-arriva-dagli-Usa


l'altra  è  la  vicenda    di  Josie Cunningam    

 da http://www.leggo.it/SPETTACOLI/TELEVISIONE/ Mercoledì 30 Luglio 2014

Avrebbe voluto abortire per partecipare al Grande fratello, edizione inglese, poi il web l'ha convinta a desistere ed ha portato avanti la gravidanza. Adesso Josie Cunningam ne ha inventata un'altra per fare soldi.
Come riferisce il Daily Mail [  da  cui  ho tratto foto  e video sopra  ]  ha messo in vendita





a 12.500 euro cinque posti per assistere dal vivo al parto che avverrà nella sua casa a ottobre. E il particolare incredibile è che li ha venduti tutti nel giro di 14 minuti.
Due degli ospiti potranno anche fare riprese video e foto del parto che avverrà dinanzi ai loro occhi.

27/05/14

lezione di dignità e umiltà Milionaria fa la spazzina per insegnare ai figli il valore dei soldi

anche   per  me  ,  che   essendo una generazione di mezzo  , non ho conosciuto  direttamente  ma  solo indirettamente  (  racconti  e scritti storici e politici  )    del lavoro della terra ( contadini e  pastori  ) e delle fabbriche  , questa  è  una lezione di vita

video

21/01/14

aiuto reciproco e solidarietà fra gli ultimi Sassari, mendicante “adotta” l’amico malato

 da  la nuova   edizione sassari del 20\1\2014  

Sassari, mendicante “adotta” l’amico malato

Roberto è stato operato alla bocca dopo un tumore e non può più chiedere l’elemosina. Mirko, nonostante le difficoltà e due figli da mantenere, tende la mano anche per lui
di Daniela Scano



SASSARI. Quando è arrivato in Italia in cerca di lavoro, vent’anni fa, Slawomir Jacek Sieminiec ha capito che con quel nome impronunciabile non avrebbe mai fatto fortuna. Così ha deciso che si sarebbe fatto chiamare Roberto, ma la sorte con lui è stata avara lo stesso. L’unico che ancora continua a chiamarlo con il suo vero nome è Mirko, un connazionale polacco conosciuto nel 2002 e che che dal 2011 divide con lui il lavoro, quando c’è, e il marciapiede quando la crisi toglie anche quelle poche giornate in nero.
Oltre l’elemosina, Mirko e Roberto non hanno mai chiesto niente a nessuno. Ora però Roberto è molto malato e Mirko chiede per lui: «Qualcuno lo aiuti, non voglio che muoia». Nell’attesa se lo è portato nella sua
baracca e gli ha ceduto il letto dei suoi figli di quattro e due anni, che si sono gioiosamente trasferiti nel letto dei genitori. Tutti i giorni Mirko si alza all’alba e va a faticare per tutti e quattro: tende la mano al semaforo di piazza Santa Maria, quando gli capita accetta qualche lavoretto. Lui dice che è il contrario: «Lavoro tutte le volte che posso e se non ce la faccio chiedo l’elemosina». «Manovale, bracciante agricolo – elenca con orgoglio –, ma sono stato anche guardia giurata. Abitavamo ad Alghero, stavamo bene, poi è arrivata la crisi e ho perso tutto». Se prima si preoccupava di mettere insieme il pranzo con la cena, oggi Mirko deve organizzare numerosi pasti in più. Roberto, al quale a causa di un tumore quattro mesi fa è stato asportato un pezzo di mandibola e un frammento di lingua, deve alimentarsi con piccoli pasti, ma frequenti.
Questa è la storia di un appello e di una grande amicizia germogliata tra gli “ultimi”. Un fiore prezioso, però non raro nel mondo degli invisibili. Mirko e Roberto non li conosce nessuno e tuttavia sono volti noti in città. Non c’è automobilista che non sia passato loro accanto al semaforo. In tanti, distrattamente e senza guardarli in faccia, avranno allungato la mano per dare l’elemosina, facendo attenzione a non abbassare troppo il finestrino. Ora si sa che da quattro mesi quegli spiccioli alimentano, goccia dopo goccia, l’oceano di umanità che Mirko e sua moglie sono riusciti a creare pur di aiutare il loro amico malato a tenersi a galla. «Quando gli hanno diagnosticato una grave forma di diabete e il cancro alla bocca – racconta Mirko –, ad agosto Roberto mi ha detto che non si sarebbe fatto operare. Pensava non ne valesse la pena e, a soli 49 anni, di essere arrivato alla fine. Ci ho messo tanto a convincerlo che la vita ha sempre un senso. A settembre si è fatto ricoverare». Da quando è uscito dall’ospedale, Roberto è un altro uomo: non può più fare sforzi, ha perso decine di chili. «Mia moglie ed io facciamo quel che possiamo per aiutarlo – continua Mirko –, ma non è facile». Roberto-Slawomir si è rivolto ai Servizi sociali ma ancora non ha ottenuto risposta. Mostra la cartella degli appuntamenti che gli hanno consegnato il 25 settembre, dicendogli: «La chiameremo noi». In alto c’è il suo cognome, subito sotto quello dell’assistente sociale che dovrebbe occuparsi del suo caso, e poi più niente. Il foglio delle convocazioni è rimasto in bianco. Mirko non lo trova giusto ed è per questo che per la prima volta da quando è arrivato in Italia, quattordici anni fa, solleva il velo sulla sua esistenza fatta di miseria e di fatica. E dice: «Non chiedo niente per me, non l’ho mai fatto, e continuerò comunque a occuparmi di Slawomir. Tuttavia non posso evitare di pensare che cosa sarebbe accaduto al mio amico se non avesse potuto contare sul sostegno mio e della mia famiglia».
Forse oggi qualcuno risponderà all’appello di Mirko. Per trovarlo basta andare sul suo posto di “lavoro”, in piazza Santa Maria, e per una volta guardare quel mendicante negli occhi. Slawomir Jacek Sieminiec lo ha fatto tanti anni fa e ha visto un uomo. Lui, che pensava di essere solo al mondo, ha scoperto che l’amicizia attecchisce ovunque. E dà sempre buoni frutti.

05/01/14

morti di fame o scrocconi ? o declino-dell'occidente-deficienti-seminudi-in-fila-per-vestirsi-a-torino-e-roma/

  Leggendo  l'articolo  http://voxnews.info  che    riporto  qui sotto  mi  ritornano  in mente   questi versi danteschi   (   Divina  Commedia   canto  III  purgatorio  versi  79-93  )    di lontana memoria  


                                         da  http://www.edicolaweb.net/nonsoloufo/pur03.htm

 ancora attuali   e mi chiedo   come  la  mia  utente  facebookiana;    Eva Darklady  <&lt Ma che fine ha fatto la dignità!!!!???? Come ci siamo ridottiiiii!!!! Poveri noi...... Si poveri di cervello e di valori...... L'unico rimasto..... Il Dio denaro!!!!! >>  


  ora  l'articolo in questione  



Deficienti: dal latino deficiens , participio presente di deficĕre ossia “mancare”. E a loro mancano i vestiti. Oltre alla dignità.Sbarca anche in Italia l’idiota – ma riuscita, visto che ne parliamo anche noi – idea pubblicitaria di una marca spagnola di abbigliamento. Presentarsi seminudi nei loro negozi per vestirsi gratis.L’idea non poteva che venire dalla Spagna, che in questi anni è stata il centro del relativismo etico, con il suo zapaterismo morale ed economico che ha visto le bolle gemelle (immobiliare ed etica) nutrirsi a vicenda fino alla catastrofe economica.Certo, siamo in Italia, quindi non c’è stato l’assalto e i disordini che si sono visti in questi periodi nei regni del consumismo multietnico americano e inglese, ma è comunque un segno di decadenza. E non è ‘moralismo’: c’è un momento in cui essere seminudi è giusto, e altri no. Farlo per qualche vestito è ridicolo. Chi lo fa, è ridicolo. Si è quasi perso il senso della propria dignità.














25/11/12

Tony Marino ha suonato negli alberghi di lusso “Vida loca”d’un sassofonista d’hotel


Incollato al suo sax  negli hotel extra lusso di mezzo mondo,Tony Marino ha incrociato grandi 

e grandissimi dello spettacolo. Da Buenos Aires a Porto Cervo, dalla Costa d’Avorio a Città del Messico,è stato un collezionista d’avventure e di donne (intese come inevitabile appendice dei recital). Oggi, a ottant’anni compiuti, abita a Olbia e continua a suonare: «Sanno dove sto di casa, io non  vado a bussare». Ricordi  travolgenti dalle serate in Costa Smeralda, compresa la scoperta dei rubinetti d’oro a bordo di uno yacht.
Grandi feste private,mance stratosferiche e mai una storia che sia andata oltre  la fine della notte.

Se li è visti sfilare tutti sotto gli occhi, i  colleghi ricchi e famosi: Gilbert Becaud, Ray Charles,Ella Fitzgerald.E la volta di Zsa Zsa Gabor ? Indimenticabile, quella.
Il direttore d’albergo l’aveva chiamato: vieni a suonare in camera mia.Mai e poi mai si sarebbe aspettato di trovarsela lì,sotto ospitalissime lenzuola.
La vita di cantante d’hotel è una cavalcata infinita, soprattutto se la vivi com’è capitato a lui: vent’anni di Costa Smeralda, Africa, Sudamerica, Roma, Milano e perfino la Scandinavia «dove le ragazze ci assediavano nei camerini».E che soddisfazione nel dire agli amici americani che no, non poteva sostituire Fausto Papetti a New York «perché mi era nata una figlia e dovevo tornare a Olbia».
Ottant’anni compiuti, Tony Marino confessa senza presunzione che il mondo ha ancora bisogno della sua musica.
Difatti mica è andato in pensione.Anche se non è più come una volta: la sua categoria,che conta anche qualche celebre e irresistibile ascesa in politica,è stata più o meno spazzata via dai deejay. Prima
era un’altra cosa: mentre i signori cenavano,Tony e la sua band (ma lui la chiama orchestra) allietavano la serata con brani di blues e musica leggera.Era la fase 1,riscaldamento.Poi toccava alla star della serata, quella per cui la gente aveva pagato un occhio della testa, e finalmente gli sparring partners potevano andare a mangiare un boccone, rilassarsi.«Certo,noi non eravamo musicisti di pri-
ma fila, però ci rispettavano». E se proprio vogliamo dirla tutta, è successo più  di una volta che  quando attaccava Don’t cry for me Argentina tra il pubblico scivolasse una lacrima sul viso.
Quinta elementare conquistata mentre era in Marina, Tony Marino è l’esatto opposto dello spaccone da balera.
Schivo, telegrafico nelle risposte, svelerebbe giusto un bignamino della sua  vita. Fortuna che a fargli da spalla c’è Vittoria, la compagna. Che una sera di  ventun anni fa l’ha invitato a ballare. E
da allora, in un certo senso, non hanno   mai smesso.
Abitano a Olbia in un appartamentino dove il sax continua a farsi sentire e intanto aspettano
che qualcuno venga a proporre una serata.
Piccolo,asciutto come un bronzetto, capelli grigi abbondanti,pettinatissimi salvo qualche ricciolo sulle orecchie,Tony -pantaloni di velluto beige e camicia abbinata - ha un’aria distinta,protosardo di
campagna: fierezza a vista (ma senza ostentazione), sguardo lungo per decodificare ciò che sta pensando chi lo ascolta.Ha al suo attivo due album e un cd ultra personalizzato, venduto in un centi-
naio di copie a Mr Grossman, manager yankee della Coca Cola che era rimasto incantato ad ascoltarlo e glielo aveva commissionato.
Autodidatta, passaggio rapido in una banda cittadina, qualche anno da emigrato a Torino e infine la silenziosa consacrazione di quello che Francesco De Gregori avrebbe definito un pianista di piano bar. Lui ha preferito il sassofono e al piano bar gli alberghi delle grandi catene internazionali, dove il gentile pubblico partecipa, danza, viene a stringerti calorosamente la mano e qualche volta tenta di portarti in camera. Effetti collaterali di un’esistenza divisa tra champagne e prove generali di paradiso in terra.
Quando  ha  esordito?
«A una festa di Carnevale.Avevo quindici anni e mi dividevo fra sax e clarinetto».
Fischi?
«Mai, lo giuro».
Tentazioni?
«Molte. Quarant’anni fa,in Svezia,a fine recital avevamo le ragazze in fila ad  aspettarci».
Com’è  la  vita  di  un  sassofonista  nomade?
«La mia è stata bellissima. Perché ho bisogno di suonare davanti al pubblico.Il sax non è un  antidoto,semmai un compagno. Suono ogni giorno, tre, quattro,cinque ore.Mi è capitato di farlo ininterrottamente dalle 21 alle 6,quando i night erano night».
Che  vuol  dire?
«Quando a Roma o a Milano vedevi attori come Vittorio Gassman,donne famose. O come l’avvocato di Torino».
Quello  con  la  A maiuscola?
« Agnelli no,non l’ho mai incontrato. Un altro, ricchissimo. Veniva ogni sera,scendeva i quattro gradini che portavano nel buio della sala e noi dell’orchestra,per salutarlo, facevamo sempre lo stesso brano. Stava ore e ore circondato da entraineuse che erano le più belle d’Italia.A un certo punto, quando le bottiglie di champagne erano ammonticchiate sotto il tavolo, andava via e tornava all’alba.
Non s’è mai dimenticato di dare la mancia all'orchestra».
Sulle  navi  da  crociera  come  andava?
«Me le hanno proposte ma non ci ho mai messo piede.In giro per il mondo tra gli alberghi guadagnavo di più.Sa quanto prende un musicista in navigazione? Novanta euro a giornata. Eppoi, non sono tenuti in grande considerazione».
In  gioventù  Silvio  Berlusconi  ha  fatto questo  lavoro.
«Lo so, ma sempre e solo sulle navi.Significa che come musicista non valeva granché.Il mercato ha regole precise».
Ha  mai  scritto  musica?
«Giusto una volta una canzoncina che nemmeno ricordo più».
L’errore  che  non  dimentica?
«Non aver studiato, non aver frequentato il Conservatorio. Anche se poi può servire a poco, nel senso che se sei una scamorza non c’è Conservatorio che tenga».
A  proposito:  una  scamorza?
«Adriano Celentano. Per me non vale nulla».
Si  rende  conto?
«Perfettamente ma non vale nulla lo stesso».
Com’è  il  tran  tran  d’albergo?
«Buono, a patto che riesca a farti mettere sul contratto che consumerai i pasti coi dirigenti e non alla mensa del personale. Il pollo m’ha fatto uscire pazzo».
Il  pollo?
«Stavo in Costa d’Avorio, un Intercontinental extralusso: pollo a pranzo, pollo a cena.Ho resistito,resistito e poi non ci ho visto più: ne ho lanciato uno contro il soffitto (ho ritrovato la macchia sei mesi dopo) e ho minacciato lo chef.Alla fine ho risolto tutto con una canzone».
Per  chi?
«Per lo chef. Lo faceva impazzire Finché la barca va di Orietta Berti e io gliela facevo ogni sera.Da quel giorno il mio menu è diventato un altro. Mai più visto pollo».
Non  ci  si  annoia  a  fare  tutti  i  giorni  le stesse  cose?
«In un hotel dove passa solo bella gente? No. A parte il fatto che a me basta suonare per stare bene, il nostro lavoro in fondo era quello di vivere di feste.Questo ci toccava: a me e ai miei quattro orchestrali.Nel senso che io ero il capo e li stipendiavo».
Risse?
«Peggio, il terremoto.A Città del Messico.A un tratto il parquet inizia a cigolare e ad aprirsi.Il pubblico,che c’aveva fatto l’abitudine, continuava a ballare.Siamo fuggiti mentre l’altra orchestra continuava imperterrita a suonare».
Scazzottate?
«In un cinque stelle?, quando mai. Gli alberghi dove stavo io erano molto ben frequentati».
Ubriachi,  magari  molesti?
«Neppure. Se ci sono stati non me nesono accorto. Li portavano via con la massima discrezione, la clientela di certi hotel è sensibile a questi problemi».
Droga?
«Un sacco. Tra gli orchestrali, tra il pubblico. C’era di tutto, ma in prevalenza cocaina».
E  lei?
«Ho provato una volta uno spinello.L’ho fumato tutto: beh,niente.Avrei dovuto sentirmi strano e invece m’ha fatto l’effetto di un bicchier d’acqua».
Donne?
«Moltissime,impossibile contarle.Non facevo differenze: bianche, nere, rosse.Gialle no,cinesi non ne ho mai incontrato. Non faticavo per conquistarle,nessuno faticava: erano facili».
Chi  cominciava?
«Loro, noi mai.Bastava un certo sguardo, poi si avvicinavano e ti mettevano  in mano un bigliettino col numero della loro camera. Niente fidanzamenti,niente storie lunghe: una botta e arrivederci».
Ha  mai  detto  no?
«Mi sarei sentito un cretino. Quando sei giovane te ne freghi. Finire a letto faceva parte della serata.Tutto qui, senza strascichi. Ho  conosciuto donne bellissime».
Uomini?
«Anche.A Milano stavo nella pensione di una sarda e per andare nella mia stanza dovevo attraversare quella di un signore che non conoscevo, buongiorno e buonasera. Una notte, al rientro dal night, mi blocca e mi fa: ma lo sa che certi uomini possono essere meglio di una donna? Ho tirato dritto e sono andato a dormire. Gli uomini, quand’ero militare, li passavo a un mio amico».
Come,  li  passavo?
«Alla Spezia ci aspettavano in porto.Ce n’era una legione. Io li giravo a un amico, che ci andava per soldi».
Le  hanno  mai  proposto  un  doppio  lavoro  clandestino?
«Di che genere?»
Portare  una  valigia  da  un  aeroporto  al l’altro,  per  esempio.
«Non è mai accaduto e comunque avrei rifiutato.Non avevo bisogno di soldi, allora. Guadagnavo bene. A Città del Messico ero ospite fisso in una trasmissione televisiva del sabato sera».
E  allora?
«A presentarla c’era una cantante tipo la nostra Mina. Io eseguivo brani italiani,in sovra impressione il mio nome e,alle spalle, un fondale con la Fontana di Trevi.Ricordo che dopo quindici mesi di
questa vita, ho portato a casa quindici milioni di lire. Parlo degli anni ’70».


Ad integrare la memoria di Tony pensa Vittoria.E mentre lui si assenta un attimo per fare la foto di rito, dice che ormai è troppo tardi.«Ottant’anni sono oggettivamente molti».Altrimenti si sarebbe potuto tentare «il grande salto e andar via da qui». Laureata in psicologia, decisamente più giovane del suo compagno,spiega il ritmo lento della vita in un piccolo centro dopo la lunga e felice sta-
gione del lusso.Non parla di ristrettezze ma si  intuisce che da un po’ di tempo a questa parte la
musica non è più la stessa.

Regali?
«Quelli degli arabi in Costa Smeralda,dove ho fatto serate a partire dal 1972. Pitrizza, Cala di Volpe,Romazzino...posti così.Gli arabi,che vanno matti per Celentano e Toto Cutugno,erano capaci di ringraziarti a fine recital mettendoti in mano tremila dollari in contanti.Come loro ci sono sta-
ti solo i russi».
Gli  altri,  no?
«Taccagni.Tutti,senza distinzioni. Appartenevano a un mondo dove all’orchestra si deve giusto un applauso e niente di più.Mi ricordo quella volta di Kashoggi...».
Una  cascata  di  dollari?
«Certo, ma c’era qualcosa di più. Il signor Kashoggi ci aveva chiamato sulla sua barca. Barca, poi: un panfilo lungo come una motonave. Il mio batterista,che nella vita normale faceva l’idraulico,torna dal bagno e quasi non riusciva a parlare: Tony, va’ a vedere, questo c’ha i rubinetti d’oro. Era vero».
E  voi?
«Rispondo con un dettaglio della mia carriera: per quattro anni ho fatto il piastrellista a  Torino,quand’ero ragazzo.Ha  idea di quale effetto faccia un rubinetto  d’oro?»
Dovesse  fare  un  bilancio?
«Della mia vita, dei miei ottant’anni? Mi è andata extralusso. Forse avrei dovuto essere più previdente,mettere da parte qualcosa. Ma che ci posso fare? Un  sassofonista non è un amministratore
delegato».
Il  risultato  è  che  lei  lavora  ancora. «Ho una pensione di 360 euro al mese.Ancora adesso  esco,vado a sentire se c’è qualcuno che suona. L’ultima serata,per dire, me l’hanno chiesta manco una
settimana fa.Sto a casa,suono il mio sax e aspetto, non busso alla porta di nessuno.Se vogliono Tony Marino sanno dove  abito».




16/07/12

azienda in crisi ma pacifista Italia, azienda in crisi rifiuta committenza militare per coerenza etica

da  La Repubblica 15   07  2012 

IL RIFIUTO di collaborare alla fabbricazione di siluri lo hanno deciso insieme, l'imprenditore in crisi e i suoi dipendenti cassintegrati. Si sono riuniti nella sede della piccola Morellato Termotecnica a San Giuliano Terme (Pisa), hanno discusso a lungo, si sono divisi. E poi hanno deciso di dire no. AMAGGIORANZA hanno deliberato di non accettare la commessa della Waas (Whitehead Alenia Sistemi Subacquei), gruppo Finmeccanica, che offriva alla piccola impresa artigiana toscana di realizzare un impianto per refrigerare la grande vasca dove testare i siluri militari.
Un lavoro da 30.000 euro, ossigeno ad azienda e lavoratori in difficoltà, ma il «no pacifista» alla fornitura ha un costo sociale che i lavoratori accettano di pagarea testa alta. «Ho 39 anni, moglie, un mutuo sulla testa, peròa 18 anni ho fatto obiezione di coscienza al servizio militare e figuriamoci se vent'anni dopo mi metto a contribuire alla costruzione di strumenti bellici», dice per esempio uno dei cassintegrati in riduzione di orario, Stefano Mammini, schierato accanto al suo datore di lavoro, Valerio Morellato, nel votare contro la commessa. «Troveremo altre strade per uscire dalla crisi, devono esserci altre strade» aggiunge. La Morellato Termotecnica - che si occupa di idraulica, climatizzazione e, da fine anni Ottanta, ha precorso l'impiantistica solare - è una storica azienda artigiana del Pisano, fondata nel 1965. Valerio Morellato (  foto a destra  ), laureato in ingegneria 
dell'automazione all'università di Pisa e già borsista del Cnr, 32 anni, padre di una bambina di 22 mesi, ne ha ereditato la guida dal babbo, un anno fa, ma già nel 2004 aveva fondato la Morellato Energia Etica e Ambiente, che si occupa si installazione di pannelli fotovoltaici e nella ragione sociale indica i valori che ispirano l'imprenditore. Che naviga col vento in poppa fino al 2010, quando fatturati e occupazione delle sue imprese artigiane raggiungono il top superando i due milioni di giro d'affari e i venti addetti. Poi, però, arriva la crisi e gli ultimi due conti energia del governo spezzano le gambe all'industria del fotovoltaico, dimezzando il fatturato delle ditte di Morellato e costringendolo a "tagliare" personale e ad attuare la cassa integrazione con riduzione di orario.È in questo contesto che l'imprenditore riceve l'invito di Waas a fare un'offerta per fornire l'impianto di refrigerazione della vasca. Una proposta che pone il giovane ingegnere di fronte al dilemma: tenere fede ai propri principi, o pensare agli operai cassintegrati e alle loro famiglie? «In realtà - spiega Morellato - grazie a un nostro ingegnere, Valentina Bonetti, solo dopo un sopralluogo nella località in provincia di Massa dove il serbatoio verrà istallato ci siamo resi conto che avremmo realizzato un impianto al servizio della fabbricazione di siluri». E allora Morellato riunisce i lavoratori in assemblea. Ma non tutti la pensano come lui.
«Sono di un'altra generazione - spiega l'installatore Flavio Battistini - ho 50 anni, moglie e due figli a carico: a me hanno insegnato a pensare prima di ogni altra cosa a lavorare e a portare i soldi a casa, ma sono democratico, rispetto le maggioranza e il coraggio di Morellato». Perché la maggioranza, in azienda, decide di rifiutare la commessa. C'è anche il sostegno di Officina e Distretto di economia solidale AltroTirreno, rete di imprese etiche e solidali che è in espansione nel Pisano e a cui Morellato aderisce. «Quando ancora ero studente - spiega l'imprenditore - ho scoperto che il consumo etico e sostenibile può influenzare le scelte delle multinazionali, e ora, da imprenditore, penso di dover fare molto di più per dare un piccolo contributo a cambiare le cose nel mondo».
Così Morellato ha fatto partire la mail del gran rifiuto, diretta a un dirigente di Waas. «Le scrivo per comunicarle una decisione che è maturata in questi giorni all'interno dell'azienda Morellato - vi si legge - La richiesta che ci avete rivolto ha dato vita a un complesso e sentito confronto tra noi, particolarmente difficile in questo periodo di crisi economica diffusa. Alla fine abbiamo deciso che non presenteremo la nostra offerta per l'impianto da installare. Siamo consapevoli che il nostro contributo alla realizzazione della struttura militare sarebbe stato marginale e certamente ci sarà un'altra azienda che ci sostituirà, ma non ce la sentiamo di mettere le nostre competenze al servizio di un'opera che potrà sviluppare tecnologia bellica


L’etica sembra ancora il motore che muove le decisioni di qualcuno, anche in tempi di crisi. L’azienda Morellato Termotecnica di Ghezzano, provincia di Pisa, ha rifiutato una commessa da parte della WAAS, Whitehead Alenia Sistemi Subacquei, un’azienda del gruppo Finmeccanica che è leader a livello mondiale nel settore dei Sistemi Subacquei a scopo bellico. 

KAZUHIRO NOGI/AFP/GettyImagesLa WAAS, infatti, aveva fatto una richiesta di preventivo al giovane ingegnere Valerio Morellato, fondatore e direttore di due piccole aziende che si occupano di energie rinnovabili e climatizzazione. Quest’ultimo, però, ha rifiutato la commessa per motivi etici, scrivendo: “Consapevoli che il nostro contributo alla realizzazione della struttura militare sarebbe stato marginale e certamente ci sarà un’altra azienda che ci sostituirà, non ce la sentiamo di mettere le nostre competenze al servizio di un’opera che potrà sviluppare tecnologia bellica”. 
Una decisione non facile, dal momento che l’importo perso si aggira intorno ai 30 mila euro, e dal momento che la crisi economica ha colpito duramente anche le due aziende di Morellato, costringendo alcuni dipendenti a ricorrere anche alla cassa integrazione. Eppure, dopo una discussione interna, come previsto dal patto per il Distretto di Economia Solidale di Pisa a cui l’azienda aderisce, e una esterna, con l’Officina dell’Economia Solidale di Pisa (associazione che sostiene la cooperazione tra imprese economiche eticamente orientate), il giovane ingegnere ha deciso di tirarsi indietro.
Un rifiuto che, afferma lo stesso Morellato, molti dei suoi dipendenti non prenderanno bene, poiché in Italia “bisogna lavorare ancora molto perché persone e aziende non rimangano più compressi tra necessità e coerenza”.


07/07/12

care donne la lotta per la vostra dignità non è ancora finita , adesso c'è quella contro le pubblicità idiote e sessiste





da www.facebook.com/pages/La-Striscia-Rossa/367330504884



"In occidente per un dentifricio si utilizza un nudo femminile, nei Paesi islamici si svilisce la donna mantenendola ai margini della società. La strada per la parità è ancora lunga."(Shirin Ebadi Nobel per la Pace) . che  fine hanno fatto il movimento ( se non ora quando  , il corpo delle donne  )   invece dei soliti  bla  bla  bla   , scendete in piazza o  boicottate  o fate mail bombing  alle  ditte   che  fanno  tali pubblicità idiote . Altrimenti  vuol dire  che volete rimanere schiave  proprio come suggerisce  il  libro  Cinquanta sfumature di grigio di E.L. James  (  foto a destra  tratta  da panorama  della scorsa settimana  )    che  ha venduto 20 milioni di copie in 10 settimane e in Italia è già in testa alle classifiche di vendita: 100mila copie nei primi 10 giorni dopo l'uscita del 6 giugno.  qui da panorama online una interessante intervista   all'autrice Quindi svegliatevi perchè la vostra libertà anzi dignità è sempre più compromessa e riprendetela  come suggeriva 40 anni fa  Guccini





03/06/12

dalle strelle alle stalle Declino d'un grande sogno pop, la strada dal successo all'inferno Luigi fregapane




leggo  su l'unione sarda 316\2012 la storia toccante di Luigi Fregapane ( qui news su di lui http://giannipiludu.blogspot.it/2005/12/luigi-fregapane.html)  

 i media e i grandi cantanti ( forse perchè ancora non si è ucciso o fatto gesti eclatanti  ) non lo cagano minimamente   e pensano solo ad  apparire    anzichè 

Ma lui  tenacemente  resiste .Ma  ora lasciamo parlare  l'articolo in questione 

Declino d'un grande sogno pop, la strada dal successo all'inferno

di GIORGIO PISANO ( pisano@unionesarda.it  ) 
Ha disperatamente bisogno dell'aiuto di uno di quelli a cui non troppi anni fa dava del tu. Luigi Fregapane, detto Luis, faceva parte di un gruppo musicale che gli ha fatto sentire l'irresistibile fruscìo del danaro e il profumo della gloria pop: le ragazzine che assediano l'albergo dove dormi, la sicurezza che ti scorta fino al palco per evitare che ti divorino d'amore. Il gruppo si chiamava I nuovi angeli e cantava brani di assoluta inconsistenza ma di strepitoso successo. L'Italia nazionalpopolare, avrebbe detto Pippo Baudo, rispondeva entusiasta battendo le mani a tempo quando intonavano pezzi come Donna Felicità oSingapore .
In un lampo ricchezza e notorietà si sono fatte cenere. Da Torino, dov'è nato, Luis si è rifugiato prima a Finale Ligure e poi in un paesino minuscolo della Sardegna centrale, Baradili: 94 abitanti, lui compreso. Alle spalle ci sono due figli, vita piena e fumata. Abita in una casetta di nemmeno sessanta metri quadri con Franco, vecchio amico del padre, quattro interventi neurochirurgici già subìti e un quarto in programma.
Strana coppia. Finché la malattia non ha fatto invasione di campo, vivevano di seratine, feste di matrimonio. Campavano, insomma. Ora c'è molta malinconia nelle due stanzette (una è uno studiolo di registrazione) che dividono insieme a Perla, il cane, e Trottola, il gatto. Cento foto e articoli di giornale tappezzano le pareti per ricordare un passato magico che è volato via in un soffio. Luis lo tiene presente soprattutto a se stesso con un taglio di capelli (corvini) che rimandano ai Beatles. In aggiunta, c'è sovrabbondanza di bracciali su polsi magrissimi, anelli, orecchino e una catenina appesa a un corpo asciutto e maturo. Sorriso buono e piccoli vezzi da star: «Quanti anni ho? Diciamo più di cinquanta».
Franco invece ne ha 73. Aveva una famiglia, l'ha lasciata in Liguria per stare accanto a un ragazzo che aveva ospitato a lungo nella sua casa prima del trasferimento in Sardegna. Quel che gli preme, adesso, è stare attaccato a un'esistenza che non ha più nemmeno la consolazione «d'un lavoro o d'una specie di lavoro, come suonare le tastiere».
Il paese, che li ha visti arrivare quando Luis aveva ancora una certa popolarità, non li ha giudicati: agli artisti sono riconosciute molte attenuanti, altrimenti che artisti sarebbero? Accoglienza calda e amichevole, rimasta intatta.
Le cose però sono andate di male in peggio, a vuoto il tentativo di cercare il rilancio con una band isolana, rari i contatti col vecchio ambiente. Nel frattempo sono anche cresciuti i debiti, le incursioni fiscali, l'artiglio delle finanziarie, la spesa sempre più robusta per visite mediche ed esami. Come uscirne? Facile: basta preparare le musiche di un nuovo album, affidarsi a un buon paroliere locale e lanciare un messaggio ai big della musica leggera italiana. «Mi basterebbe che eseguissero un brano, soltanto uno e noi torneremmo a stare a galla».
A lavoro concluso, Luis ha scritto a Vasco, Jovanotti, Mannoia, Dolcenera e altri. Lettere sintetiche e chiare: Sos. Risposta? Neanche una. I compagni di ieri sono diventati fantasmi.
Quando è cominciato il declino?
«Dopo I nuovi angeli , ho avuto una stagione a Canale 5 e poi, pian piano, più nulla. Doveva essere scritto in cielo: mia madre mi ha partorito in una chiesa dedicata agli esorcismi, Sant'Alfonso. Mia sorella gemella è morta quasi subito; io, che pesavo sette etti, ce l'ho fatta».
Vuol dire che il passaggio dalle stelle alle stalle era scontato?
«Dalla vita ho sempre preso quello che mi ha dato. Sono figlio di un maresciallo di Polizia che la mattina, appena sveglio, ascoltava i discorsi di Mussolini e poi andava a combattere contro le Brigate Rosse nella Torino feroce di quel periodo. Dico questo perché non avevo messo in conto né trionfi né depositi stellari in banca».
Non si è saputo amministrare?
«Durante la carriera ho messo da parte trecento milioni di lire. Li ho spesi quasi tutti sperando inutilmente di far guarire mia madre dal cancro. Le sconfitte non mi hanno mai buttato giù ma quella di sei anni fa è stata pesantissima».
Cos'è accaduto?
«Franco s'è ammalato. Dicevano che era diabete. Era anche diabete. Quando è entrato in coma tumorale, hanno cominciato a capire. L'avevo portato a Cagliari, ospedale san Giovanni di Dio, per farlo vedere. Dieci ore d'attesa, niente: torni domani».
Poi?
«Il giorno dopo stessa storia: oggi non ce la facciamo, ripassi. Il fatto che venissimo da Baradili li lasciava supremamente indifferenti. Il terzo giorno le ore d'attesa sono diventate diciassette, e ho perso il controllo dei nervi. Ho gridato, insultato un infermiere, preteso che lo visitassero».
Perché non avrebbero dovuto?
«Avevo i capelli lunghi, un'aria trasandata, qualche filo di trucco. Capito perché ci snobbavano?».
Continuava a vivere pensando d'essere sul palco?
«Nemmeno un po'. Questo è il mio modo di essere. Ho una storia pesante, io».
Cioè?
«Coi Nuovi angeli ho cantato a Mosca davanti a centomila persone, termometro a meno 20. Il momento più emozionante della mia carriera è stato l'incontro con Fausto Leali, grande artista e grande persona. Ho scritto una canzone per lui».
Devastante l'impatto con la ricchezza?
«Sì perché ti avvicina a gente molto più ricca di te. Passavo l'estate a Porto Ercole, villa e spiaggia privata. Mi sono tolto lo sfizio di andare in Francia per una passeggiata, per sei mesi sono stato a Parigi in una suite dello Sheraton. Frequentavo locali dove incontravo Frank Sinatra, Liza Minnelli, Paul Newman».
E magari serviva un aiutino per mantenere alta l'ispirazione.
«Mi bastava mezzo spinello per schizzare di testa. Sono creativo, ci vuol niente per accendermi. Cocaina? Qualche tiro l'ho fatto ma non m'è venuta la passione, colpa della fase down».
Troppo deprimente?
«Sono rimasto deluso. Che senso aveva prendere una sostanza che ti faceva volare ma subito dopo ti schiantava a terra senza pietà? Allora avevo molti sogni e molte speranze. Forse ero progressista ma non sapevo di esserlo. D'altra parte la vera differenza tra destra e sinistra non sono mai riuscito a coglierla».
Quanto è riuscito a guadagnare?
«E chi lo sa? Ho incassato dalla Siae anche venti milioni in una botta sola».
Oggi?
«Campo ancora di musica, nel senso che compongo per qualche artista locale, il lavoro è pochino. Riesco a mettermi in tasca cinquecento euro al mese, non tutti i mesi però. In più, dormo due ore per notte e assisto Franco, che ha bisogno costantemente di aiuto. Fortuna che la casa, poco più di un nido, è nostra. Ma c'è tutto il resto».
Debiti?
«Mi hanno concesso ventimila euro per un progetto de minimis e subito dopo ne hanno preteso settemila di tasse. Franco ha la pensione e l'indennità di accompagnamento. Non solo, la Regione mi riconosce anche un'ottantina di euro al mese perché sono il suo badante».
E allora?
«Sei anni fa, quando è cominciato tutto, abbiamo bussato alle porte di tre finanziarie. Sapete quanto costa una risonanza magnetica? Trecento euro. Ne abbiamo fatto a volontà. Ma non mi lamento, non frughiamo nei cassonetti per vivere».
Ve la cavate, comunque.
«Per forza. Facciamo vita ritirata, Franco si stanca in fretta. Io lavoro a tempo pieno per lui. Il mio ritmo è il suo. Ho preso la patente quando s'è ammalato, a me non interessava averla».
A quanto ammonta il vostro debito?
«Trentamila euro. Sono sicuro che se un artista nazionale cantasse una mia canzone avrei risolto tutto».
Perché ha scelto di fuggire in Sardegna?
«Stavamo a Finale Ligure, badavamo a un oliveto di oltre 430 piante. Una sera vediamo in tivù un reportage da Baradili, uno dei più piccoli Comuni d'Italia. Una meraviglia. Ci guardiamo e in un attimo abbiamo deciso. Franco dice che è il richiamo delle radici».
Perché?
«Lui di cognome fa Meloni ed è nato a San Gavino. Io sono di Torino ma mia madre era del Nuorese. Sarà stato questo che ci ha fatto scegliere la Sardegna?».
Quando vi siete trasferiti?
«Undici anni fa. Allora Baradili aveva centoventi abitanti. Appena arrivato, mi hanno fatto qualche intervista e questo ci ha aiutato molto».
In che senso?
«La popolazione ci ha guardato subito con simpatia. Potevamo apparire bizzarri ma io avevo un volto conosciuto, quindi nessuno ci ha dato noia. Baradili è un luogo meraviglioso, fatto di gente speciale».
D'accordo, ma per campare?
«Fino a quando non c'è stata la malattia, bastava poco. Per suonare a una festa di matrimonio ci davano anche settecento euro. Metti che in un mese riuscissimo a farne due ed eravamo a cavallo. Qui non serve moltissimo per vivere».
Tutto finito?
«Inevitabile. Ho anche pochissimo tempo per comporre. Affitto il mio studiolo di registrazione, vendo qualcuna delle mie chitarre».
Come nasce l'idea di proporre a un big di cantare nel vostro album?
«Nasce dalla disperazione e dall'amicizia con un paroliere cagliaritano, Roberto Pinna. I testi sono impegnati, legati al sociale: non c'interessava la rima cuore-amore. Uno dei brani ( Nei tuoi occhi c'è la strada ), secondo noi, potrebbe essere tagliato su misura per Jovanotti».
Gliel'avete chiesto?
«Abbiamo lanciato un appello su Facebook e su Twitter per sapere se qualcuno ci stava, insomma se l'idea poteva interessare. Poi, nella fase due abbiamo inviato una mail e il brano in questione a una serie di big, compreso Luciano Ligabue».
Risposte?
«Silenzio. L'unico che ha avuto la bontà di risponderci è stato Red Ronnie. Ha promesso di invitarci in una trasmissione che conduce non so dove».
E gli altri, nessun contatto?
«Sento ogni tanto il cantante dei Nuovi angeli , Pasquale Canzi. Ma sta peggio di noi, ha beccato una serie di tramvate dalla vita».
Abitasse a Roma, sarebbe lo stesso?
«Nel segmento-nostalgia, i gruppi possono vivere per quattro mesi. Dopo le comparsate con vecchie canzoni in tivù, accettano compensi veramente minimi per continuare a stare sulla piazza. Non ne vale la pena».
Da Baradili però tutto diventa più difficile.
«Può darsi ma qui resto. Non mi sento un fallito, amo la vita e sono pronto a combattere. Nessuno risponde alla mia mail? Pazienza, cercherò un'altra via. Di sicuro non alzo bandiera bianca. In fondo sono un privilegiato».
Privilegiato?
«Ho avuto la grande fortuna di vivere una vita magica, anni irripetibili. Sono fiero di quello che ho fatto, perfino dei miei errori. Scappare a Cagliari o a Milano non servirebbe: per sfondare devi avere un padrino e io non ce l'ho. Eppoi c'è anche un'altra ragione».
Quale?
«Al di là del fatto che non potremmo permetterci di vivere in una città, qui ci sentiamo protetti. E questo è qualcosa che non ha prezzo».
Obiettivo, dunque, aspettare?
«Esatto. E intanto cercare sei-settemila euro per portare Franco in Svizzera: per la sua malattia, faringioma cerebrale, ci sono i chirurghi migliori. Serve un quarto intervento e non intendiamo rinunciarci».

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