Visualizzazione post con etichetta dico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta dico. Mostra tutti i post

20/05/07

GionaBlog









GionaBlog

La balena ?










domenica, maggio 20

 




Il Popolo che c'è
[Per ricevere la Newsletter via email iscriviti a Giona]



Family Day


Allora, il popolo della famiglia c’è. C’è anche il popolo cristiano. Non è possibile che tanta gente frequenti le Chiese di domenica, le invada al colmo per le prime comunioni dei ragazzi o per il funerale di una giovane mamma, e poi tutti insieme spariscano di colpo risucchiati dalle invettive dei presentatori televisivi o dai proclami degli imbonitori politici. C’è tanta gente che non solo crede alla famiglia, ma vive la splendida gioia dell’amore tra marito e moglie e figli. I genitori con bambini che hanno avuto l’ardire di viaggiar di notte o di prima mattina per andare a occupare tutti gli spazi di piazza San Giovanni a Roma, non erano controllati dai politici né si sono lasciati manovrare da giornali e tv.


E’ un livello interessantissimo della questione: il popolo cristiano si presenta vivo non soltanto nelle assemblee liturgiche, nei convegni ecclesiali dei rappresentanti degli organismi pastorali, nei grandi raduni dei giovani cattolici, nei santuari famosi  e nelle processioni del patrono o nelle devozioni popolari; il grande raduno a Roma di sabato 12 maggio ha mostrato che questo popolo sa esprimersi anche in manifestazioni pubbliche, presentandosi nella bellezza della vita e nei problemi, nei bisogni, nelle richieste. C’è dunque il popolo cristiano - e con esso altra gente che cristiana non è - e vive di lavoro, di famiglia, di gioie e dolori, di figli che crescono e portano soddisfazione e fatiche.


E’ dunque possibile non sottostare al ricatto dei politici che ci vogliono necessariamente di destra o di sinistra. E’ possibile raccontare anche in piazza che le esigenze primarie delle persone non sono quelle di rincorrere improbabili matrimoni contro natura, o di aggiustare i diritti di chi ha già tutti gli strumenti per garantirsi qualsiasi tipo di unione, ma le esigenze primarie sono quelle di dare la possibilità a un ragazzo e una ragazza che vogliono sposarsi, di avere una casa e un lavoro che glielo permettano; a un marito e a una moglie, di mantenere due figli o quattro o sei o quanti gli aggrada; di sperare in un futuro nonostante i malanni della salute o l’incombere dell’età anziana.


Io non so da chi sia partita l’idea del family day. Se è partita dai vescovi, è un ulteriore segno che ci si può fidare dei nostri pastori non solo come maestri di fede ma anche come guide del popolo di Dio; se è partita da laici cristiani, significa che spunta un laicato capace di andare oltre le scelte di sagrestia. Comunque, è un buon segnale. Quando noi preti diremo dal pulpito che la fede si gioca nella vita e porta conseguenze in famiglia e nella società, non avremo davanti soltanto le belle testimonianze delle famigliole che ci vivono accanto, ma l’esempio clamoroso di un popolo cristiano che c’è e che vuole vivere. Amen.


Don Angelo Busetto.


dal blog: giona.splinder.com





01/05/07

Senza titolo 1797


Il mondo nuovo
             
                  
Family Day - 12 maggio - Roma, P.zza San GiovanniL'Arcivescovo Bagnasco, il 30 marzo,parlando all'incontro degli operatori della Comunicazione Sociale della Diocesi di Genova, ha sottolineato le contraddizioni di un'etica basata su criteri soggettivi (come l'opinione pubblica o le scelte personali) invece che oggettivi. Se dovessero valere i criteri soggettivi perchè - ha chiesto - «dire di no all'incesto o al partito dei pedofili in Olanda se ci sono due libertà che si incontrano ?».Bagnasco ha contestato che «la libertà di ciascuno, come autodeterminazione, come scelta» possa costituire il criterio del bene e del male, e motivato la sua posizione facendo osservare come l'applicazione di tale criterio porterebbe a giustificare rapporti pedofili e incestuosi purchè fra persone consenzienti. Da qui a paragonare i DICO alla pedofilia ce ne corre . A questa conclusione, che a noi sembra così chiara, non sono giunti alcuni giornali - Repubblica ha titolato Bagnasco: "No ai Dico come alla pedofilia" - ed i benpensanti: la Pollastrini ha parlato di espressioni "che finiscono col ferire la dignita' delle persone e della loro vita", Pecoraro Scanio ha condannato "il paragone tra le convivenze e la pedofilia o l'incesto". Quindi, invece che confutare - è legittimo - le ragioni dell'Arcivescovo opponendogli le proprie, si è preferito condannarle come antiliberali, discriminatorie e poco caritatevoli.
Una volta sbattuto il mostro in prima pagina, non sono mancati - come sempre succede in questi casi - gli zelanti esecutori. Nel mese di aprile si è avuta una serie impressionante di minacce a Bagnasco [su Google News potete trovarne il repertorio completo in circa 20 pagine (al momento), l'ultima venerdì scorso con il recapito di una busta con proiettile, tanto che nel corso del mese, il 23 aprile, è stata pure tenuta una manifestazione di appoggio all'Arcivescovo, cui hanno partecipato in 7-800 secondo una prima stima della polizia riportata dal Corriere della Sera, invece 700 secondo la Repubblica (di solito, nel caso di manifestazioni "politicamente corrette" il rapporto con le stime della polizia è di almeno due a uno), migliaia secondo 'Il Tempo'.                  Anche la UE si è mossa con una Risoluzione, per condannare non le minacce a Bagnasco ma «i commenti discriminatori formulati da dirigenti politici e religiosi nei confronti degli omosessuali» (in una prima versione la condanna era per aver «comparato un progetto di legge che conferisce una serie limitata di diritti alle coppie omosessuali a una licenza a commettere atti di incesto di pedofilia»). Firmatari della Risoluzione sono stati - riferisce Il Manifesto - Vittorio Agnoletto, il compagno di partito Giusto Catania e Monica Frassoni dei Verdi.
Nel suo discorso (quindi in tempi non sospetti, prima che partissero minacce ed intimidazioni) Bagnasco aveva affermato che: «[...] quando viene a cadere un criterio oggettivo per giudicare il bene e il male, il vero e il falso, ma l'unico criterio o il criterio dominante è il criterio dell'opinione generale, o dell'opinione pubblica, o delle maggioranze vestite di democrazia - ma che possono diventare ampiamente e gravemente antidemocratiche, o meglio violente - allora è difficile dire dei no, è difficile porre dei paletti in ordine al bene». C'è da pensarci su.

dal sito :
http://tinyurl.com/2e8avbhttp://tinyurl.com/2e8avb

30/04/07

“Family Day”

“Bloggers uniti in difesa dei diritti delle minoranze
e della laicità dello Stato”.

Accendi, con una candela, la speranza di veder
riconosciuti i diritti di tutte le famiglie,
di tutte le forme di amore.



Sabato 12 maggio parte del mondo cattolico si riunirà a Roma per il “Family Day”. Una manifestazione, nata chiaramente come risposta alla proposta governativa dei Dico, che vuole promuovere un unico modello di famiglia: quello descritto nel manifesto della CEI.


Il “Family Day” è figlio dei “Non possumus”, di una concezione atavica di famiglia che non comprende le famiglie di fatto, e cioè le coppie  non coniugate che convivono stabilmente, con o senza prole, od anche i nuclei familiari composti da coppie omosessuali o costituiti dal singolo genitore e dai figli riconosciuti.


Noi crediamo che anche a queste altre famiglie vadano riconosciuti i diritti già acquisiti nella stragrande maggioranza dei paesi europei, nel rispetto soprattutto del sentimento che caratterizza più di tutti queste unioni: e cioè l’amore.


Per questo lanciamo, con la forza del dialogo e del “Possumus", il “Families Night”.


La notte che precede il 12 maggio, l’11 maggio alle ore 21,30, accendiamo una candela nelle finestre delle nostre case, accendiamo la speranza dei diritti per tutte le famiglie, illuminiamo la notte dall’oscurantismo di chi si ostina a non volere considerare uguali tutte le forme di amore.






Prime Adesioni
Franco Grillini, Ivan Scalfarotto, Aurelio MancusoPennarossa, Vanni Piccolo, Andrea Benedino, Paola Concia, Sciltian Gastaldi, ElfoBruno,
Simone Silvi, Francesco Costa, Tisbe, Fiaschi, Davide Martini, Titollo, Macondo83, Labattitura, Moltitudini, La Trudy, Barbara, Roja30cr, Marta Meo, QualcosadiRiformista, Andreas Martini, Joiyce, Andrew, Rosalbas, Samantha, Billo, VareseQueer, troublemaker78, wittyboy, Masumi86, Sergio Rovasio, Spartacus Quirinus, Ofidius, arte82misia,  ...



Per la riuscita dell'iniziativa, vi chiediamo di pubblicizzare l'iniziativa nei vostri blog con dei post dedicati.
Sono altresì a disposizione un bannerino (il codice è nella colonna a destra) e presto metteremo a disposizione un volantino, che potrete utilizzare per coinvolgere i condomini della vostra abitazione.


Inviateci, nei giorni successivi il "Families Night",  le foto delle facciate dei vostri palazzi, illuminati dalle candele, in seguito verranno pubblicate su questo blog come memoria dell'iniziativa.


Lasciate la vostra adesione nei commenti in fondo al blog.
Per contattare gli autori dell'iniziativa scrivi a "Families Night"


 

30/03/07

Senza titolo 1726

Durante una pausa  dallo studio   per  l'esame  di letteraturas italiana II , ho  esplorato il blog dell'utente  donnaprassede78  che aveva  visualizzato  il  mio profilo  .
In esso  ho trovato, oltre notevolissime  concordanze  con il mio spirito ribelle  e libertario , un ottimo video ( che trovate  sotto )  -- ancora oggi, nonostante  risalga al 1965,attuale in  tempi  come questi le cui ingerenze  interne ed esterne , sempre esistite nel nostro paese dall'unità, sono  notevoli più che mai in  cui  un  grande  della Letteratura  Italiana 
( ancora attuale  nonostante sia morto 32  anni fa ) Pier Paolo Pasolini, mettendo  da parte   ogni pregiudizio  ideologico   intervista  Ungaretti  un  altro grande  della letteratura  italiana del secolo scorso . Inoltre  le parole  introduttive al documentario  sono  ancora  valide   : << Appurato  che  gli Italiani , di fronte  a  delle domande  generali  oppongono  una serie   e un po'  di balordi   NO COMMENT  . ( ...) >>  infatti esistono  al 90%  certi tabù  o  altarini  in detterminati  argomenti   come  questo qui  dell'omosessualità
 


Concludo  con  "Andrea"   del grande   Fabrizio De André 

Andrea s'è perso, s'è perso e non sa tornare.
Andrea aveva un amore, riccioli neri,
Andrea aveva un dolore, riccioli neri...
(...)
Occhi di bosco, contadino del regno, profilo francese;
occhi di bosco, soldato del regno, profilo francese.
E Andrea l'ha perso, ha perso l'Amore,
la perla più rara ;
e Andrea ha in bocca un dolore, la perla più scura... ".



una delle più poetiche evocazioni dell'amore fra uomini apparse finora. Secondo  uno studio   fatto  fino  al 1986  di  Giovanni dall'orto   delle  canzoni italiane   : <<  Le parole sono maliziosamente ambigue, di modo che molti non si sono mai accorti del vero tema della canzone: l'amore di Andrea per un ragazzo morto nel corso della Prima guerra mondiale.>> La  cui   registrazione che potete trovarla nel cd " ed avevamo gli occhi troppo belli " del 2001   ( foto della copertina  al centro )
edito da A una  rivista Anarchica per  maggiori dettagli in merito  se nel caso  volete saperne di più acquistarlo  andate qui



 



Nota di G. Dall'Orto del 2003: Curiosamente, il tema omosessuale di questo testo mi è stato spesso negato dalle persone - specie omosessuali - a cui ne ho parlato negli anni; eppure è stato confermato esplicitamente dallo stesso De André, che così la presentò in occasione di un concerto nell'estate 1992: "Questa canzone la dedichiamo a quelli che Platone chiamava, in modo addirittura poetico, 'figli della Luna': quelle persone che noi continuiamo a chiamare 'gay', oppure, con una strana forma di compiacimento, 'diversi', se non addirittura 'culi'. Ecco... mi fa piacere cantare questa canzone, che peraltro è stata scritta per loro una dozzina di anni fa, così a luci accese, anche a dimostrare che oggi, almeno in Europa, si può essere semplicemente se stessi senza bisogno di vergognarsene " >>    di cui trovate qui l'articolo integrale  e qui una seconda parte  di tale  studio ed analisi




P.s
ogni riferimento  alla situazione  italiana  attuale  è puramente casuale  ed  involontario

29/03/07

Finalmente la nota pastorale della Cei sulla legalizzazione delle unioni di fatto (dico)

La nota della CEI: tutta “secundum scripturas”



Sandro Magister autore del blog




Dopo una vigilia un po’ confusa, scompigliata anche dall’inopinato “motu proprio” del cardinale Tarcisio Bertone (vedi il post precedente), mercoledì 28 marzo il consiglio permanente della conferenza episcopale italiana ha finalmente prodotto la superannunciata nota su famiglia e unioni di fatto.



Eccola integrale qui sotto. Chi si aspettava sorprese non ve ne trova. Il testo ricalca pari pari le precedenti autorevoli “scritture” di Joseph Ratzinger papa e cardinale. Ai “cattolici che operano in ambito politico” non intima obbedienza. Chiede coerenza.



*
Nota del Consiglio Episcopale Permanente a riguardo della famiglia fondata sul matrimonio e di iniziative legislative in materia di unioni di fatto



L’ampio dibattito che si è aperto intorno ai temi fondamentali della vita e della famiglia ci chiama in causa come custodi di una verità e di una sapienza che traggono la loro origine dal Vangelo e che continuano a produrre frutti preziosi di amore, di fedeltà e di servizio agli altri, come testimoniano ogni giorno tante famiglie. Ci sentiamo responsabili di illuminare la coscienza dei credenti, perché trovino il modo migliore di incarnare la visione cristiana dell’uomo e della società nell’impegno quotidiano, personale e sociale, e di offrire ragioni valide e condivisibili da tutti a vantaggio del bene comune.



La Chiesa da sempre ha a cuore la famiglia e la sostiene con le sue cure e da sempre chiede che il legislatore la promuova e la difenda. Per questo, la presentazione di alcuni disegni di legge che intendono legalizzare le unioni di fatto ancora una volta è stata oggetto di riflessione nel corso dei nostri lavori, raccogliendo la voce di numerosi Vescovi che si sono già pubblicamente espressi in proposito. È compito infatti del Consiglio Episcopale Permanente “approvare dichiarazioni o documenti concernenti problemi di speciale rilievo per la Chiesa o per la società in Italia, che meritano un’autorevole considerazione e valutazione anche per favorire l’azione convergente dei Vescovi” (Statuto C.E.I., art. 23, b).



Non abbiamo interessi politici da affermare; solo sentiamo il dovere di dare il nostro contributo al bene comune, sollecitati oltretutto dalle richieste di tanti cittadini che si rivolgono a noi. Siamo convinti, insieme con moltissimi altri, anche non credenti, del valore rappresentato dalla famiglia per la crescita delle persone e della società intera. Ogni persona, prima di altre esperienze, è figlio, e ogni figlio proviene da una coppia formata da un uomo e una donna. Poter avere la sicurezza dell’affetto dei genitori, essere introdotti da loro nel mondo complesso della società, è un patrimonio incalcolabile di sicurezza e di fiducia nella vita. E questo patrimonio è garantito dalla famiglia fondata sul matrimonio, proprio per l’impegno che essa porta con sé: impegno di fedeltà stabile tra i coniugi e impegno di amore ed educazione dei figli.



Anche per la società l’esistenza della famiglia è una risorsa insostituibile, tutelata dalla stessa Costituzione italiana (cfr artt. 29 e 31). Anzitutto per il bene della procreazione dei figli: solo la famiglia aperta alla vita può essere considerata vera cellula della società perché garantisce la continuità e la cura delle generazioni. È quindi interesse della società e dello Stato che la famiglia sia solida e cresca nel modo più equilibrato possibile.



A partire da queste considerazioni, riteniamo la legalizzazione delle unioni di fatto inaccettabile sul piano di principio, pericolosa sul piano sociale ed educativo. Quale che sia l’intenzione di chi propone questa scelta, l’effetto sarebbe inevitabilmente deleterio per la famiglia. Si toglierebbe, infatti, al patto matrimoniale la sua unicità, che sola giustifica i diritti che sono propri dei coniugi e che appartengono soltanto a loro. Del resto, la storia insegna che ogni legge crea mentalità e costume.



Un problema ancor più grave sarebbe rappresentato dalla legalizzazione delle unioni di persone dello stesso sesso, perché, in questo caso, si negherebbe la differenza sessuale, che è insuperabile.



Queste riflessioni non pregiudicano il riconoscimento della dignità di ogni persona; a tutti confermiamo il nostro rispetto e la nostra sollecitudine pastorale. Vogliamo però ricordare che il diritto non esiste allo scopo di dare forma giuridica a qualsiasi tipo di convivenza o di fornire riconoscimenti ideologici: ha invece il fine di garantire risposte pubbliche a esigenze sociali che vanno al di là della dimensione privata dell’esistenza.



Siamo consapevoli che ci sono situazioni concrete nelle quali possono essere utili garanzie e tutele giuridiche per la persona che convive. A questa attenzione non siamo per principio contrari. Siamo però convinti che questo obiettivo sia perseguibile nell’ambito dei diritti individuali, senza ipotizzare una nuova figura giuridica che sarebbe alternativa al matrimonio e alla famiglia e produrrebbe più guasti di quelli che vorrebbe sanare.



Una parola impegnativa ci sentiamo di rivolgere specialmente ai cattolici che operano in ambito politico. Lo facciamo con l’insegnamento del Papa nella sua recente Esortazione apostolica post-sinodale Sacramentum Caritatis: “i politici e i legislatori cattolici, consapevoli della loro grave responsabilità sociale, devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana”, tra i quali rientra “la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna” (n. 83). “I Vescovi – continua il Santo Padre – sono tenuti a richiamare costantemente tali valori; ciò fa parte della loro responsabilità nei confronti del gregge loro affidato” (ivi). Sarebbe quindi incoerente quel cristiano che sostenesse la legalizzazione delle unioni di fatto.



In particolare ricordiamo l’affermazione precisa della Congregazione per la Dottrina della Fede, secondo cui, nel caso di “un progetto di legge favorevole al riconoscimento legale delle unioni omosessuali, il parlamentare cattolico ha il dovere morale di esprimere chiaramente e pubblicamente il suo disaccordo e votare contro il progetto di legge” (Considerazioni della Congregazione per la Dottrina della Fede circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali, 3 giugno 2003, n. 10).



Il fedele cristiano è tenuto a formare la propria coscienza confrontandosi seriamente con l’insegnamento del Magistero e pertanto non “può appellarsi al principio del pluralismo e dell’autonomia dei laici in politica, favorendo soluzioni che compromettano o che attenuino la salvaguardia delle esigenze etiche fondamentali per il bene comune della società” (Nota dottrinale della Congregazione per la Dottrina della Fede circa alcune questioni riguardanti l’impegno e il comportamento dei cattolici nella vita politica, 24 novembre 2002, n. 5).



Comprendiamo la fatica e le tensioni sperimentate dai cattolici impegnati in politica in un contesto culturale come quello attuale, nel quale la visione autenticamente umana della persona è contestata in modo radicale. Ma è anche per questo che i cristiani sono chiamati a impegnarsi in politica.



Affidiamo queste riflessioni alla coscienza di tutti e in particolare a quanti hanno la responsabilità di fare le leggi, affinché si interroghino sulle scelte coerenti da compiere e sulle conseguenze future delle loro decisioni. Questa Nota rientra nella sollecitudine pastorale che l’intera comunità cristiana è chiamata quotidianamente ad esprimere verso le persone e le famiglie e che nasce dall’amore di Cristo per tutti i nostri fratelli in umanità.



Roma, 28 marzo 2007




dal blog di Sandro Magister  http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/

25/03/07

Senza titolo 1716

Se Martini tifa per i Dico e «scomunica» Ratzinger


 




di Alessandro Maggiolini * - lunedì 19 marzo 2007, 07:00

Nei giorni scorsi il Cardinal Carlo Maria Martini, in pellegrinaggio a Gerusalemme con mille e trecento fedeli di Milano, ha giudicato «inopportune» le parole del Papa sui conviventi che, senza il Sacramento del matrimonio, si considerano sposati. A essere sbrigativi, si potrebbe affermare che Benedetto XVI ha tolto di mezzo uno dei sette Sacramenti: il matrimonio appunto. Il Papa continua ad attestargli la sua stima citandolo nei discorsi e ricevendolo mediamente due volte l’anno. Non solo: Martini si rivolge ai credenti milanesi - gli altri possono considerarsi esonerati - «perché io parli chiaro sino alla fine». Una frase, questa, che può essere ridetta tale e quale da Papa Ratzinger con la propria autorità suprema sulla Chiesa. A nome di Gesù Cristo.
Non è qui toccato il problema della scomunica, come è, per esempio nel caso dell’aborto. Non si può, tuttavia, negare che la struttura sociale ed ecclesiale dei Dico intende attribuire diritti pubblici senza riconoscere i doveri corrispondenti. Il ricevere l’Eucarestia in dissonanza con la gerarchia ecclesiale in questioni gravi, se non determinanti, espone al chiaro pericolo di profanazione del corpo e del sangue di Cristo resi presenti sull’altare durante la messa. È ciò che in un passato nemmeno troppo lontano si chiamava sacrilegio ed era catalogato tra i peccati più gravi.
Un Cardinale - un altro più piccolo sembra valere meno - viene rivestito della porpora e della berretta rossa a significare la disponibilità all’obbedienza al Papa fino alla prontezza a dare la vita. Rosso sangue. A questo punto sembra passamaneria il discutere della diversità tra peccato grave e peccato lieve. Quando si tocca l’autorevolezza del Santo Padre, si lede il cuore della Chiesa di cui il Romano Pontefice è responsabile sommo in dipendenza dal Signore Gesù. La gente semplice, i fedeli che recitano le orazioni del mattino e della sera, partecipano alla messa di precetto, ricevono la Comunione almeno a Pasqua e lavorano otto ore al giorno senza compulsare libri di teologia alti così, sanno che quanto è superiore l’autorità ecclesiale a cui si disobbedisce, tanto più grave è la colpa che si commette. E d’istinto sanno che 
i cardinali sono da considerare uniti al Papa nel comando e nell’obbligo dell’obbedienza.
E allora, perché mai un cardinale tra i più alti della Chiesa si sente in diritto di passar sopra le indicazioni almeno disciplinari del Papa? I fedeli che dovrebbero seguire questo credente vestito di rosso possono impunemente staccarsi dalle indicazioni del loro vescovo, sia pure ex? Con quale coerenza si può leggere Paolo che invita all’unità della fede e dei sacramenti e non soltanto nella disciplina canonica? Che significato può avere il ripetere le frasi quasi ossessive di San Giovanni che esortano all’unità della Chiesa?
C’è qualcuno che non ricorda la stazione della Via Crucis nella quale il cardinal Ratzinger esortava a ripulire la Chiesa quasi fosse diventata una stalla lercia? Aveva torto?


*Vescovo emerito di Como


 


dal sito http://www.ilgiornale.it

Archivio blog

Si è verificato un errore nel gadget