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12/09/16

chi lo dice che stare soli sia triste e da infelici .il caso di Io sono Fabio. Il racconto in bianco e nero di Stefano Pia


in un mondo ipertecnologico c'è chi trova la felicità nelle piccole cose . Ora direte lo si fa per moda e non perché lo si sente realmente , e che ha farlo sono i soliti figli di papa e radical chic e falsi alternativi . Vero in molti casi purtroppo .Pochi  ed  questo mi sembra  uno d'essi . proprio come  diceva  un famoso cantautore  \  poeta



C'è raccontato tramite reportage fotografico del  fotografo   Stefano pia   ( qui il suo  sito http://www.stefanopia.eu e sotto al centro  una  foto  da me  scattata    )



Ciò trova  conferma  Dal ascolto , qui preso per meta e non tutto per motivi di copy right e per il fatto che avevo poca batteria ma soprattutto volevo lasciare un po' di suspense , qui  io  video   della  mia  diretta  facebook   fatta    durante la sua presentazione all'associazione la Sardegna vista da vicino .


Articolo  tratto  da  http://www.themammothreflex.com/



Io sono Fabio. Il racconto in bianco e nero di Stefano Pia
By The Mammoth's Reflex -
Nov 10, 2015



Un sabato mattina di circa due anni fa, passeggiando come faccio spesso lungo le strade del mio paese, Mogoro, con la macchina fotografica in cerca di qualche “istante” da poter fotografare ho notato quello che poi sarebbe diventato uno dei miei soggetti preferiti, Fabio. Un capello in testa, sigaretta in bocca, capelli e barba lunghi e spalle appoggiate ad un muro ad osservare la poca gente che gli passava accanto. Non lo faccio spesso ma un giorno senza indugi mi sono avvicinato chiedendogli se potevo fargli alcuni scatti. Lui rispose senza batter ciglio “perché no” ed ho capito subito che il soggetto sarebbe stato molto interessante da raccontare con la fotografia.



E’ così che è nato il progetto ‘Io sono Fabio‘ di Stefano Pia che abbiamo selezionato, tra gli altri, su myphotoportal.com.

Un progetto dedicato a Fabio, “un combattente del quotidiano, alle prese con le sue tasche vuote e con il gelido sistema dell’uomo contemporaneo” che “grazie al suo ingegno ed al rapporto stretto con la natura riesce a trovare sempre scampo, arrangiandosi con ciò che gli offre la terra ed il mare“.







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Da quel giorno, racconta Stefano, “piano piano sono riuscito ad instaurare con lui un buon rapporto di amicizia: sono entrato a casa sua, l’ho seguito nei suoi lavori, siamo andati al mare insieme e abbiamo bevuto tante birre al bar riuscendo così a creare un racconto abbastanza definito della sua persona”.















“Fabio è fuori dagli schemi, non ha telefono né mezzo di trasporto, né lavoro né compagna ma è felice, questa è la cosa che mi ha colpito molto. Come mai, oggi che abbiamo quasi tutto, almeno materialistamente parlando tante persone non sono felici? I nostri genitori non ci hanno fatto mancare niente ma alla fine … sotto sotto manca qualcosa? Così con curiosità, seguendo Fabio ho scoperto come vive e dove trova la sua serenità che sta unicamente nelle cose semplici come scambiare due battute tra amici, farsi una passeggiata in campagna e rientrare con un fascio di legna per riscaldarsi la sera, oppure raccogliere un po’ di frutta selvatica e godersi la giornata, sia che faccia caldo o freddo, rimanendo sé stesso in tutto ed in ogni circostanza. Forse la sua vita è in controtendenza in maniera esagerata ma spero che questo racconto con le sue immagini riesca a far riflettere facendo dare meno peso ai beni materiali ed affidarsi un po’ di più alla bellezza genuina delle cose semplici che possiamo trovare solo dentro di noi e non seguendo falsi miti o le mode dettate da altre menti“.








a voi  ogni giudizio  i merito



08/08/16

La bigiotteria di Nancy di matteo tassinari

in sotto  fondo 



Nancy vista da Gustav Klimt
 Tempo  fa     Nancy
era senza          compagnia
      Dicevamo...

        di Matteo Tassinari
che era libera e nessuno era sincero, come non l'avremmo mai corteggiata nel Palazzo del Mistero, avremmo, forse, fatto finta di non conoscerla. Nancy, oltre ad essere perduta, è la traduzione aderente all'originale di una canzone di Leonard Cohen, maestro di ritratti femminili di grande profondità, intitolata "Seems So Long Ago". De André quasi la ricostruisce e fa conoscere in Italia "Nancy", compresa nell'album "Songs from a room" datato 1969. Ma si sa, non si può ascoltare una canzone di Cohen se fuori scoppia il sole
Cohen stesso, in più di una occasione, ha commentato la canzone sia presentandola durante i concerti, sia parlandone in alcune interviste, dicendo che forse Nancy era uno dei suoi brani a cui era più vicino, in quanto conosceva molto bene Nancy. Molti avevano ipotizzato che Nancy in realtà fosse Marilyn Monroe, ma l'artista canadese ha sempre ribadito che si trattava di una Nancy "reale", una ragazza di 21 anni, di Montreal, che si suicidò perché le tolsero il bambino senza motivo, un anima profondamente infelice, ma anche avvolgente di grazia nel Palazzo di Giustizia, nel Palazzo del Mistero, tanto un bacio legale non potrà mai valere un bacio rubato.

Il Palazzo del Mistero

Si chiuse nel bagno della casa del padre e si sparò alla testa col fucile da caccia del fratello. Nancy nacque nel 1943 e morì nel 1965 a 21 anni. Da adolescente manifestò problemi psichici e rimase sotto cure per molti anni e rinchiusa in svariati manicomi. Una delle confessioni più intime e personali che De André rubò a Leonard Cohen e abbia messo in canzone un capolavoro del Cavaliere errante canadese.

De Andrè era un vampiro sempre pronto a succhiare l'anima ai suoi collaboratori, i suoi personaggi inventati, musicisti, giornalisti e tutto il mondo che l'amava e lo circondava. Figlio d'una cultura francese e trobadorica, era aggressivo per quanto remissivo, ma comunque sempre generoso nell'ascolto e nell'aiutare anime come Princesa, il travestito che Faber ha pagato l'operazione perché la sua aspirazione era avvicinarsi il più possibile all'idea di donna che viveva con grande dolenza, spasimo, afflizione e passione.

Un corpo chiuso in un mondo che non gli apparteneva. Da queste presupposti nasce un numero di disagi incalcolabile, una complessità cospicua di privazioni, incognite, dubbi. Ma Pincesa voleva dimenticare interamente quella parte maschile di se che non accetta e rifiuta. Una gabbia che corrisponde al proprio corpo. Certo, talvolta era faticoso andarci d'accordo, ma semplicissimo da amare. Sono passati trent'anni circa e il tempo ha affievolito la memoria, ma una traversia così influente è impossibile da obliare.

Sappiamo che invece lei era mezza pazza, proprio per questo volevano stare con lei. 
Nancy è un simbolo di abbandono mascherato da un'apparente emancipazione di costumi, poteva darti quel che volevi. Un pò di tempo fa Nancy era senzacompagnia all'ultimo spettacolo e aveva disinvolto la sua autonomia fra fiale e silicone per aumentare le curve del seno, del sedere, e tutto il corpo fimno all'operazione definitiva, come un punto d'approdo.
Donna affranta, usata, sventurata e poi abbandonata alle sue ombre oppressive centinaia di volte. Una donna afflitta nel cuore abbandonato in diversiMotelLacrime certe, sicure, precise e preziose come il supplizio fino al spasimo. Basta essere poco più sensibili di un paracarro per capire l'esistenza di Nancy donna maltrattata. Alla gente non piacciono i soggetti "ambigui" come Nancy, troppo difficili da catalogare, salvo poi andare verso le 23 per pagare una parcella di euro sul ciglio di una strada per sbottonarsi i pantaloni, Nancy era illimitatamente gentile e generosa: "Sono contenta che sei venuto, sono conteeenta che sei venuto".
Spirito         libero
Nel 1961, appena diciottenne, già viveva per conto suo, lontana da casa. Faceva la guida turistica a Kingston e usciva con i ragazzi del Royal Military College. Nel dicembre del 1963 incontrò un ragazzo di nome Mike, dopo pochi mesi rimane incinta e sola. Iniziò un calvario di quelli a cui era abituata, ma forse questa volta era più autorevole e dominante nel suo spirito rispetto altre crisi. Ma questa ottusa situazione la distrusse fino ad essere ancora rinchiusa in manicomio. 
Le convenzioni sociali vigenti allora nell'ambito di una famiglia importante che comprendeva membri del parlamento e giudici della Corte Suprema, obbligarono Nancy (mai sposata) a “dare il bambino in adozione” in quanto a loro avviso non era adatta come madre, inadatta alla sua crescita. Per Nancy fu un autentico ed ennesimo dramma. Per questo cadde di nuovo in una derpressione profonda. Anni di scosse di elettroshock che lambirono nuovamente i suoi nervi, la sua mente. le sua ossa, i suoi nervi e chissà che altro. Eravamo distratti e contenti, lei dormiva con tutti e portava calze verdi e un cappello viola, questo lo ricordo.
  Pochi mesi          dopo la 
     nascita
del figlio, in un momento di disperata depressione si uccise, secondo il nipote Tim, con la pistola del fratello. Tim è anche entrato in contatto con Leonard Cohen, che gli ha risposto con un commento: "Era la sua bellezza e coraggio che trasparivano. E un po' di tempo fa, col telefono rotto cercò dal terzo piano cercò la sua, serenità...molti hanno usato il suo corpo molti hanno pettinato i suoi capelli e nel vuoto della notte quando hai freddo e sei perduto.
Molte ragazze a quel tempo cercavano di ribellarsi contro le dure limitazioni della famiglia e della società, e non tutte le sfide finivano così tristemente". Ma Nancy era senza compagnia all'ultimo spettacolo con la sua bigiotteria e mi chiedo a chi regali i tuoi pensieri? Nancy ad ascoltarti è sempre pronta anche se sapeva che alla fine si sarebbe chiuso con una scopata.
 Leonard Cohen Montreal 1982
La Vita
promi scua



Cohen non era un amico intimo di Nancy, anche se l'aveva incontrata molte volte tramite amici in comune. Quando De André presenta questa canzone che narrava di una prostituta e artista di varietà, incapace di adeguarsi ai codici già designati e disegnati da altri e anche per lei, e lei, ciò, non l'accettava. Brevi o più distesi nella riflessione e nell'impostazione, coriandoli di diario ripercoronno lo spettacolo sanguinante dell'emarginazione non cercata che "ti sottrae al potere e t'avvicina al puto di vista di Dio", scavando nelle guerra, si muovono tra politica, calcio e sociologia della violenza e il rapporto trai sessi.
Si capisce però che era accusata dalla legge di promiscuità e la morale della gente ne era turbata. L'accusavano di prostituzione, con l'aggravante "giovanile". Non era molto importante, per Nancy, quello che diceva la gente di lei, pur essendo morta a soli 21 anni buttandosi dalla finestra del terzo piano, pur vivendo gli orizzonti del candore, come un esito senza sorte e tanta morte nel cuore. Ma la fonte inesauribile di cultura, un patrimonio di conoscenze "esperenziali" di De André non è una fornitrice di brillanti filosofici o erudizioni a se stanti, bensì una polla che irrora e fa sbocciare altri impulsi emozionali e generi di poesia in musica davvero mirabili.
Alcol e amicizia e la puttana, la sua volontà precisa di rimanere distaccata dalle sfumature di ferro sociali, ma vivere in un solo modo: il suo. Una ragazza che condivideva il proprio dolore, il proprio disarmante pianto dorato e le calze verdi che indossava da sempre. Solo un po' di tempo fa, col telefono rotto in una camera d'albergo, cercò dal terzo piano la sua serenità. E nel vuoto della notte quando hai freddo e sei perduto, è ancora Nancy che ti dice: "Amore, sono contenta... che sei venuto".
Isolamento sociale
E' altrettanto chiaro che la sua condotta di ragazza giovanissima che viveva da sola soprattutto a quei tempi, era considerata donna trasgressiva, o più comunemente di facili costumi, quando, nei primi anni sessanta la donna era relegata a precise funzioni cucina e figliolanza. Decise di schierarsi col Movimento libertario, che si batteva per l'indipendenza della donna. Ma in questo caso direi che è importante notare come Cohen si sia superato nella sua capacità di tracciare volti femminili abbaglianti e affaticati, indebolita e spossata, snervata e sfiancato fino allo sfibramento stremato e abbattuto. Molti uomini le hanno toccato il corpo con la mente e pettinato  capelli. In questo caso, a mio avviso, supera l'altro personaggio femminile ben più famoso Suzanne.
Suzanne










 

Una clausura fredda
e non richiesta, ma inflitta
Nancy è ancora più commovente, struggente della celebre Suzanne. Diventa un simbolo dell'isolamento collettivo a causa di stili di vita che non rientrano nelle sue abitudini che necessariamente cozzano contro norme giuridiche, statuti, elenchi, principi, schemi, metodi classici di vita mascherata, come un carnevale senza coriandoli, un'apparente libertà di costumi, ma assolutamente ingannatrice, una libertà sottomessa e ipocrita da chi non è abituato alle aperture dell'anima e abbandonare uno stile di vita che provoca solo isolamento, distacco e segregazione mentale. Una clausura violenta e fredda non richiesta, ma inflitta.
I sensi di     colpa
di De       Andrè
DAndré, durante i concerti, spendeva molto volentieri tempo e parole per spiegare la valenza della canzone di una potenza indescrivibile, anche per ripararsi dall'angoscia di una storia troppo pesante da pensare e raccontare per la sua infinita umanità strozzata e l'atroce ed efferato finale della storia, se posso, animalesca. De André disse che in certi casi si vergognava d'essere uomo orripilante, senza cuore, sensazioni che si provano solo quando si è smesso di aspettare certi destini perché troppo brigosi, da qui quella staffilata: "Dicevamo che era libera e nessuno era sincero non l'avremmo corteggiata mai, nel Palazzo del mistero". Di Nancy emerge un profilo di una donna che priva di ogni forma pregiudiziale, viveva una vita da lei voluta e non imposta da qualcuno, per questo motivo ad appena venti anni scappò dalla propria famiglia, troppo oppressiva per una donna che cercava qualcosa di più rispetto alla maggioranza.
Automaticamente diventi minoranza e questo è marchio infamante che ti porti dietro per tutta la vita, seppur breve, è come un tatuaggio che sempre t'ammonisce che esiste sempre una morale, ma non s'è mai conosciuta. Perché molti hanno usato il suo corpo, molti hanno pettinato i suoi capelli, molti le hanno chiesto il suo caldo, senza vergogna lei non s'è mai negata a nessuno, quasi fosse una vocazione la soddisfazione altrui in questo modo.
Ecco,
nell'immediatezza del parlato quando Faber introduceva Nancy ai suoi concerti, come per afferrare uno scudo e chiedere scusa a Nancy, anche se non l'ha mai conosciuta, ma la sua storia lo faceva sentire in colpa. Del resto lo sappiamo che De André soffriva sulla sua pelle problemi altrui: "Questa canzone si chiama Nancy - diceva tutte le volte prima di cantarla e con grande rispetto per le parole espresse - ed è la storia di una prostituta, e non perché per sua vocazione avesse piacere a dare questa propria parte anatomica in cambio di denaro. Ma una donna indipendente che vuole rendersi autosufficiente spesso si trova costretta a cercare mestieri poco dignitosi per la morale del tempo e anche di oggi".
Femminista ante litteram
Nancy è stata costretta ad essere, suo malgrado, una femminista ante litteram, una donna che ha cercato di crearsi il proprio spazio di potere personale, privato ed esclusivamente suo. La propria possibilità di vivere al di fuori di quello che era un tentativo, da parte dell'autorità, in questo caso fallocratica, di cercare di farla vivere sotto di sé, sotto il suo comando sotto il suo imperio, anzi sotto il suo "cazzio imperio"!!!.
Che poi si tratti di un padre, di un promesso fidanzato che di solito rimane promesso, questo non vuol dire niente. E’ inquietante l’immagine metaforica di Leonard Cohen quando parla del misterioso Palazzo del Mistero, cioè un'immensa casa di appuntamenti. Così va intesa. E un po' di tempo fa col telefono rotto cercò dal terzo piano la sua serenità dopo l'ultimo spettacolo con le sue collane ancora addosso. E nel vuoto della notte quando hai freddo e sei perduto, sai che Nancy è sempre pronta ad aspettarti. 

"S'innamorò di tutti,
non proprio di qualcuno"
con un sottile velo di rimorso da parte di uno dei suoi amanti, moltissimi, ma solo per mezz'ora ognuno. La si prefigura in un bordello, il padre con problemi giudiziari ("sotto processo", "innocente" per De André, comunque in tribunale).
Agli uomini amanti occasionali, fa comodo immaginarla come una donna libera che si innamora facilmente di tutti ("dormiva con tutti", "s'innamorò di tutti, non proprio di qualcuno"), salvo poi rendersi conto che: "era libera, ma nessuno era sincero", lasciandola sola con la sua bigiotteria nel camerino dell'ultimo spettacolo. L'ultima strofa è un incontro con Nancy ed i suoi assilli mentali, probabilmente con un po' di senso di colpa da parte di tutti coloro che l'avevano "usata" voledole anche bene, alcuni, ma molto pochi. Pochi hanno "pettinato i suoi capelli" e "toccato il suo corpo con la mente" con un eccesso d'estrema leggerezza. A per

19/06/16

Si ammalò poco prima della diffusione del vaccino. Dopo la morte la sorpresa: la scienziata Elena Cattaneo, senatrice a vita, nominata erede

Ecco un esempio  in cui  la solitudine non è  separazione dal mondo:ma partecipazione  in  esso  .  Peril  protagonosta della storia  che leggerete  nele righe seguenti   la  solitudine  e  la relativa morte  è stata la conclusione nobile di un'esistenza.  Una testionianza  che  conferma  quando diceva  un  poeta    cantautore    questa  canzone  



  e in questo discorso 




Non riuscendo  piàù a scrivere di tale vicenda  , senza  farmi venire le lacrime a  gli  occhi  , copio ed  incollo  l'articolo di repubblica  di oggi 19\6\2016
 "Lascio tutto alla ricerca". La generosità di Franco che ha lottato contro la polio
Si ammalò poco prima della diffusione del vaccino. Dopo la morte la sorpresa: la scienziata Elena Cattaneo, senatrice a vita, nominata erede

                                
Tutto vero. Quell'ignoto signore di Molinella, pianura bolognese, morto il 21 maggio scorso dopo avere convissuto per 64 anni con la malattia, nato nel 1952, lo stesso anno in cui Jonas Salk e Albert Sabin iniziavano a gareggiare per il vaccino che avrebbe sradicato la poliomielite dal mondo, arrivato troppo tardi per liberarne lui, ha affidato personalmente a lei, le ha versato nelle mani, il patrimonio d'una vita, denaro, titoli, alcuni immobili, per un valore di più di un milione di euro, e lo ha fatto
senza porre condizioni oltre la sua fiducia assoluta in una scienziata mai vista di persona. "Avrei voluto parlargli, conoscerlo, capire da lui perché quella scelta, perché proprio io...", commenta lei ancora interdetta, "ma forse le cose che danno più soddisfazione nella vita sono quelle che fai per gli altri senza che loro lo sappiano".
Di Franco Fiorini sanno poco anche a Molinella, che pure è una cittadina di poche migliaia di anime, immersa nel Novecento di Bertolucci (ricordi di paludi e di mondine, qui c'è ancora il Psdi). Da quindici anni, lasciato il posto di direttore amministrativo di un'azienda edile, viveva segregato nella sua villetta bianca, moderna, a due piani, vicina al centro del paese: rare uscite, vita minimale, poche spese, non aveva neppure una sedia a rotelle, nel suo studio di mobili sobri e solidi s'aggirava a bordo di una sedia da regista alle cui gambe il padre aveva applicato quattro rotelle.
 "La sua è stata una vita di affetti, i genitori lo hanno accudito, protetto, magari un po' chiuso in una campana di vetro..." racconta di lui l'avvocato bolognese Paolo Ghedini, una relazione di lavoro diventata amicizia, "il padre lo portava tutti i giorni a lezione, e poi al lavoro, issandolo con le sue braccia, finché ha potuto". Dopo la morte dei genitori, solo l'aiuto di una badante. "Discutevamo di politica, di libri, neppure a me aveva detto nulla della sua idea", racconta Ghedini. Gli aveva semplicemente affidato, poco prima di morire, la busta chiusa con il testamento, l'ultimo di una serie, senza dirgli nulla del contenuto. "Non parlava mai della sua malattia, non ha mai imprecato contro il destino che lo ha fatto nascere qualche anno troppo presto. Era una persona serena". Ma in quella solitudine da eremita possedeva una finestra sul mondo. Un computer, Internet. "Sempre informatissimo". Dobbiamo immaginarcelo così, il volto illuminato dalla luce azzurrina dello schermo, mentre cerca notizie su quella malattia così feroce, poi debellata dalle vaccinazioni di massa degli anni Sessanta, la malattia di cui è stato, per una congiura implacabile della cronologia, per una manciata di anni, uno degli ultimi bersagli; e sulle altre afflizioni degli uomini, e su chi le combatte in nome della vita. Così deve avere incontrato il nome di Elena Cattaneo, così deve essersi convinto, leggendo, studiando, che fosse lei la persona giusta. Così deve avere preso la sua solitaria decisione. Capita a chi ha sofferto di donare i propri averi a chi combatte il suo nemico invisibile. "Ma Franco", osserva la scienziata, ormai per lei è Franco, l'amico sconosciuto, "non ha legato il suo lascito alla sua malattia. Il suo gesto non sembra una rivincita, né un risarcimento simbolico... Immagino un uomo che riconosce nella sofferenza degli altri il suo stesso bisogno e pensa che nel mondo ci sia necessità di più studio, di più sapere". La senatrice fa una pausa, e una cosa non riesce a non dirla: "Ha ragionato come spesso la politica non sa fare. Ha scommesso sulla libertà e sulla responsabilità della ricerca scientifica". Ma donare a una persona fisica e non a un'istituzione, non suona sfiducia? "Ma io sono le istituzioni, università, parlamento, sono quanto di più pubblico ci sia...". Presto parlerà di lui proprio nell'aula del Senato, "voglio che la sua storia sia un esempio". Cosa accadrà dopo, è presto per dirlo. Martedì la senatrice Cattaneo sarà a Molinella per accettare formalmente il lascito, ma saranno da avviare stime e inventari, e da attendersi (succede spesso in questi casi) l'impugnazione del testamento da parte dei parenti. Per la beneficiaria poi non sarà facile gestire un lascito che sul piano legale entra nel suo patrimonio personale. "Da cui dovrò immediatamente separarlo", annuncia, "voglio che tutto sia pubblico e trasparente". Su quel "destini come meglio crede" ci sarà da ragionare, "chiederò consigli, magari borse di studio, una fondazione, sarebbe bello trasformare in luogo d'incontro la casa dove viveva Franco". Per ora resta una punta di rimpianto, "se mi avesse chiamato, fatto capire meglio...", ma anche l'ammirazione, "la solitudine non è sempre separazione dal mondo: Franco ha partecipato al nostro mondo illuminandolo. Per lui è stata la conclusione nobile di un'esistenza. Per me sarà un secondo incarico a vita".



10/02/15

Marmilla: insulti contro Bocca di Rosa "Svergognata, lascia stare chi è sposato" Il commento di Celestino Tabasso

ogni tanto tra un'infinità di notizie infauste, di corrotti e corruttori, di evasori fiscali,di truffatori,di ladri,rapinatori,incendiari, vandali,  gossip  vario  ,etc.etc., una divertente,simpatica notizia non guasta.Evidentemente le signore di quel paese hanno più timore di perdere l'osso che della crisi economica,giusto per stare in tema. 
Il twma  non è  una novita  visto  che De Andre' davanti a storie  come questa  che   mi accingo  a riportare   diceva 

....si sa che la gente da buoni consigli sentendosi come gesu' nel tempio
si sa' che la gente da buoni consigli se non puo' piu' dare il cattivo esempio ....
e quelle andarono dal commissario e dissero senza parafrasare quella schifosa ha gia' troppi clienti piu' di un consorzio alimentare.....
Ma     dimostra  come , nonostante i cmbiamenti  epocali  rispetto   a  60  fa  , desta  scandalo  quando  si scopromo gli altarini .


Il corvo veste panni femminili in un paese della Marmilla. Destinataria di una lettera al veleno una donna del paese accusata di sedurre gli uomini sposati del paese. Una riedizione, in salsa sarda, della celebre storia di Bocca di Rosa raccontata da Fabrizio De André nell'omonima canzone.
Una lettera anonima, concentrato di insulti finiti nelle cassette della posta di un paio di centri della Marmilla. Nel mirino una giovane donna, che avrebbe attentato alle virtù degli uomini della zona. Nomi e cognomi, veleno sparso in una comunità che rivive la storia di Bocca di Rosa, la mitica canzone di De André.
Purtroppo   Per conoscere la storia in maniera integrale e i contenuti della lettera  bisogna leggere   l'articolo completo di Giulio Zasso sull'Unione Sarda in edicola.  Medno amle  che  il commento   di  Ceslestino tabasso    è disponibile nella versione free


Ecco i suggerimenti di Celestino Tabasso per disarmare la mano del Corvo del paese della Marmilla.


La storia di una famiglia uccisa con l'arsenico non piacerebbe a nessuno. La storia di un uomo decapitato con uno spadone medievale non ci divertirebbe.
Perché per quanto siano tecniche di omicidio antiche e antiquate, tutti resteremmo impressionati soprattutto dal risultato finale. Cioè la morte.
E allora non è davvero il caso di sprecare nemmeno un sorrisetto per quanto è vintage, per quanto è roba da modernariato questo delitto contro la personalità consumato attraverso una lettera anonima e non, come i tempi suggerirebbero, tramite un social network o attraverso un sito internet. Certo, l'idea di distruggere a mano una reputazione, facendo all'imbrunire il giro delle cassette postali, ha un certo sapore anni Cinquanta. Ma il punto non è questo.
Questo aspetto sarà casomai più utile alle indagini, che difficilmente si indirizzeranno su un nativo digitale, un giovanotto o una giovanotta sotto i 35 anni, di quelli che per decidere come vestirsi controllano un sito di previsioni meteo anziché dare un'occhiata alla finestra e controllare se il cielo promette bene.
Ma da un punto sostanziale tutto questo conta poco, tutto questo è solo dettaglio narrativo. Quindi non scomodiamo De André, non rispolveriamo i cantori della eterna provincia italiana come Piero Chiara o l'ingiustamente dimenticato Gino Pugnetti.
Su questo genere di storie ha già detto tutto - e lo ha fatto una volta per tutte - Agatha Christie, quando delitto dopo delitto ha spiegato che il Male può annidarsi in tutta la sua potenza anche nel più piccolo dei villaggi.
Quella lettera insultante, diffamatoria nel senso più pieno e offensivo, è l'innesco di un rogo, sul quale adesso arde una persona messa lì a bruciare per vendetta, per astio, forse per noia o frustrazione. Ma perché qualcosa o qualcuno bruci non basta il combustibile, serve il comburente. Esattamente come per scaldare un camino non basta la legna, ma occorre anche l'ossigeno che alimenta la fiamma. E il comburente in questo caso è la comunità, il paese, la cittadinanza.
Senza la cassa di risonanza delle chiacchiere da bar, delle telefonate, delle allusioni e degli ammiccamenti la fiamma non divampa e sul rogo nessuno può bruciare. Per questo oggi tutti i compaesani del Corvo sono chiamati a scegliere da che parte stare, sono chiamati - più o meno consapevolmente - a decidere se far scoppiettare e divampare quel rogo o buttarci sopra una secchiata di civile, gelida indifferenza. È difficile resistere alla tentazione del chiacchiericcio, è difficile sottrarsi al gusto pettegolo del "tutta la città ne parla". Eppure questa strada impervia è l'unica che porta lontano dal linciaggio, dal sacrificio umano.
In molti centri della nostra provincia ci sono storie infamanti e stuzzicanti, irresistibili racconti da dopocena che circolano di casa in casa, di generazione in generazione. C'è tanta gente che ne ha ridacchiato e c'è qualcuno che ci ha sofferto molto, ritrovandosi dal giorno alla notte sotto un cono di luce cruda e ingiusta.
Rifiutare questo piacere volgare, ignorare la maldicenza e imporsi di non farle cassa di risonanza è l'unico modo per essere comunità e non provincia.
Chi non ci riuscirà, chi non saprà privarsi di questa voluttà da gossip tribale farà da comburente, sarà ossigeno per il rogo acceso una notte d'inverno da una mano vigliacca. E allora De André potrà tornare utile. Non quello di Bocca di Rosa, che con questa storia non c'entra poi tanto, ma quello della Canzone del Maggio: "Per quanto voi vi crediate assolti / siete per sempre coinvolti".



Quindi Care mogli,compagne  , fidanzate l prendetevela con i vostri mariti ( oltre  che  con voi  stesse  )  se vi cornificano..se non rifiutano le avance  e  vanno a  cercare  altrove quell che non riescono  a trovare nel letto familiare . IL  il problema   , non   solo  questa donna che non fate altro che giudicare in maniera impropria !!!

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