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01/03/17

non c'è più il sacrificio e la gavetta voglio tutti arrivare in alto . il caso di Andrea Zanovello ha 33 anni,laureato chiede di lavorare in poste ma non vuole iniziare come portalettere

Questa vicenda mi ricorda come anche nella generazione dei miei e nella mia e di mio fratello era ancora diffuso come testimonia questo famosa sigla di un film e poi serial tv da non confondere con talent show Amici di Maria de Filippi



   quello spirito di sacrificio  e  d'iniziare  dal basso   \  dalla gavetta  senza  lamentarsi  che  ora      si sta  (  se  non lo si  è  già  perso  )  come  potete  notare  da  questa  vicenda   riportata   sotto

leggi anche
 http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2017/02/26/news/ha-una-laurea-e-un-master-vuole-fare-il-postino-1.14943885






Invia un curriculum a Posteitaliane, lo chiamano come portalettere. L'amarezza del laureatoAndrea Zanovello ha 33 anni, due lauree e un master. Manda il curriculum a Posteitaliane che lo richiama chiedendo se è in grado di guidare uno scooter. Sfoga la sua amarezza su Facebook. L’azienda: «Si comincia sempre dal basso»





sempre  dalla  stessa   fonte  del  1\3\2017

PADOVA. Laureato in Economia e commercio con tanto di master e le Poste gli propongono di fare il portalettere. La storia di Andrea Zanovello, 33 anni, ha aperto uno squarcio nel mondo del lavoro di oggi. Il suo caso ha infiammato il dibattito tra chi un lavoro lo cerca e tra chi sta facendo di tutto per non perderlo. Decine e decine i messaggi di solidarietà che lo 
invitano a non mollare e a proseguire nella ricerca  Certo quella del web non è mai una voce unica. Gli schieramenti sono molteplici. «Hanno chiamato anche me, e hanno chiesto la stessa cosa» dice Paolo Graziani. «Ho due lauree col massimo dei voti. Non mi sono stupito: avevo inviato io il cv, quindi è normale che mi abbiano chiamato». «L’importante che ruoli dirigenziali li diano ai parenti o amici del politico di turno» sottolinea Claudio Contin. «Vedi il fratello di Alfano, sempre alle Poste, non mi sembra che abbia fatto la gavetta, come si suol dire, quando è stato assunto». Tema ripreso anche da Antonella Cavalli: «Anche il fratello di Alfano è partito dallo scooter? Così... tanto per sapere».




Ma c’è anche chi la pensa come Alberto Nalotto: «Ora perché uno ha una laurea e dei master pretende già di avere una scrivania, ufficio e stipendio da 2000 euro. Ecco perché tanti giovani certi lavori non li fanno».




Posteitaliane, dal canto suo, entra nel merito della vicenda con un comunicato ufficiale: «Con riguardo al caso del signor Zanovello, dal file estrapolato dal data base risulta che il curriculum non era stato probabilmente da lui stesso aggiornato risultando inserita la sola indicazione del titolo di studio di diploma di scuola superiore». Circostanza che viene smentita dal diretto interessato in modo molto semplice, mostrando le schermate del portale così come le aveva compilate. Nel profilo di Andrea Zanovello compaiono sia la laurea in Economia e Commercio (con specializzazione) che il master in business&administration. 
«Non voglio fare braccio di ferro con nessuno, il mio unico obiettivo è quello di trovare un lavoro dopo tanti anni di studio e di sacrifici» si affretta a spiegare Zanovello, che aveva affidato alla sua pagina Facebook lo sfogo dopo la proposta ricevuta. «Ci tengo solo che sia chiaro che io avevo compilato quella sezione del sito di Posteitaliane nel modo corretto».


28/01/17

Voci dal silenzio. Un documentario sugli eremiti d’Italia in crowdfunding






Voci dal silenzio
vocidalsilenziodoc

Cari amici, la campagna di crowdfunding terminerà tra 4 giorni, resta dunque poco tempo per sostenere il progetto prenotandone in anticipo la visione su https://www.produzionidalbasso.com/project/voci-dal-silenzio/
Vogliamo ringraziare tutti coloro che hanno apprezzato l'iniziativa accompagnandoci in questa avventura. Il budget raccolto in questa prima fase ha coperto le spese vive necessarie ad avviare il progetto, compresi i costi relativi al viaggio. Ci saranno ancora passaggi importanti da dover affrontare, ma la bellezza di certi incontri, delle immagini e dei contenuti raccolti ci da molta fiducia. Approfittiamo infine di questo spazio per ringraziare Stefano Signori, Michele Cumo - Massaggi Professionali, Barbara Esposito, Maurizio Vezzoli Photography, Davide Della Penna, Serena Frailis, Fabio Romantini, Aurelio Manzoni, Manuel Prighel, Tommaso Goisis, Giuseppe Savino, Pasquale Verdicchio, Stefano Dell'Orto, Alexander Mutschechner, Viviana Bassan, Maria Giulia Terenzi - arte e restauro di suoli e territori, Giuseppe Gavazza e Mario Nava, per il sostegno dato al nostro lavoro.


Lo   so che   non sono più in tempo   per   poter  contribuire    a tale iniziativa lontana   dalla mediocrità   e  che  rispecchia  la  bellezza  ai  margini  e   ha  un notevole valore antropologico e culturale   di  un mondo  che resiste    alla  mediocrità della  vita    e    che     sembrava   scomparso \1 estinto con l'illuminismo   e le rivoluzioni culturali    del  XIX e XX  secolo  ma  come  unfenomeno  carsico  riemerge   e ritorna  . Quindi  è  un piacere   segnalare e parlare ( anzi in realtà lascio che a parlare sia l'articolo e il video o riportato sotto ) di tale iniziativa



VOCI DAL SILENZIO

Un documentario sugli eremiti d’Italia

UN VIAGGIO, DAL NORD AL SUD DELL’ITALIA,
PER RACCOGLIERE LE TESTIMONIANZE DI CHI,
ATTRAVERSO UNO SLANCIO INTIMO E SOLITARIO,
HA INTRAPRESO UN AUTENTICO PERCORSO DI RICERCA


SOSTIENI IL PROGETTO
VAI SU "PARTECIPA" E SCOPRI LE DIVERSE RICOMPENSE PREVISTE PER OGNI TIPO DI CONTRIBUTO

INTRO

Ogni eremita è un mondo a sé. C’è chi ispirato da una fede cristiana, musulmana o buddista, chi dagli insegnamenti delle sacre scritture, dei maestri, dei profeti, chi invece da valori laici. C’è ancora, tra loro, chi ha cercato di elevarsi e chi invece ha scavato nelle profondità dell’animo e della psiche. Abisso e vetta, a nostro avviso, delimitano l’ambito di un’investigazione infinita poiché rivolta a una meta che appare irraggiungibile: l’ascesi. Eppure la scelta del vivere in solitudine resta, agli occhi dei più, una decisione enigmatica e controversa, se non incomprensibile. Da qui l’idea di sviluppare un’opera visiva che possa diventare un ponte e condurre lo spettatore dal mormorio mondano a quel silenzio a noi ignoto, intriso di spiritualità, di cui è pervasa la vita ascetica.




IL DOCUMENTARIO

Viaggeremo per vie solitarie, spesso inospitali, in eremi distanti dalle voci del mondo, all’interno di luoghi caratterizzati dal silenzio e dal raccoglimento. Riprenderemo il rapporto con la solitudine, il silenzio, i riti quotidiani, la preghiera, le esperienze estatiche. Ci immergeremo all’interno delle singole storie, raccontandone il passato, la vocazione, i conflitti e le battaglie. Tutto ciò con l’obiettivo di partecipare a un dialogo tra le varie tradizioni, poiché l’eremita, nella sua ricerca sempre autentica e originale, è per noi esempio d’unione e fusione delle diverse esperienze religiose. Il documentario ritrova così il suo vero “oggetto di ricerca” nella mistica, intesa come dialogo diretto tra uomo e Dio, una comunicazione altra, non verbale, non razionalizzabile , cuore unico e pulsante di ogni tradizione, philosophia perennis.




COME NASCE IL PROGETTO

Il progetto nasce dall’incontro con Federico Tisa, fotografo torinese che nella primavera del 2014 decise di attraversare l’Italia a piedi, zaino in spalla e macchina fotografica, con l’intento di creare una relazione intima con gli eremiti. Una scelta dettata da una duplice motivazione: lasciarsi alle spalle il brusio urbano per riscoprire una dimensione contemplativa e documentare fotograficamente una storia che pochi conoscono. Ne è nato un reportage marcatamente espressivo e intenso: Visita Interiora Terrae




“Nutrivo il desiderio di comprendere, e realizzare, che un modo di vivere più semplice e più puro è possibile. Così, per esplorare autenticamente la dimensione umana e il suo rapporto con ciò che la circonda, ho affrontato questo viaggio a piedi, poiché solo a piedi e con i propri mezzi ritengo possibile integrarsi pienamente con la natura stessa di questo percorso. Camminando s’intuisce il peso reale del proprio corpo sulla terra, i limiti e le necessità concrete, non quelle imposte dall’esterno. Dormire, mangiare, respirare a pieni polmoni, affrontare ciò che è sempre stato umano e che ora trascuriamo. E, cosa per me più importante, porre lo sguardo verso un orizzonte lontano, dove la vista si perde e lo stare al mondo acquista un nuovo significato”.
Federico Tisa



Così, in uno spirito di piena collaborazione con Federico, abbiamo preso spunto da questa sua avventura per sviluppare un progetto documentaristico che ne ampli e completi la ricerca.
Questo progetto ha per noi un carattere fortemente simbolico, ritorniamo infatti a ciò che diede l’avvio alla nostra carriera documentaristica. Era il 2010 e a bordo di un camper sgangherato degli anni 80 attraversammo anche noi l’Italia. Incontrammo monaci, eremiti, alchimisti, sciamani. Privi dell’esperienza acquisita nel tempo e attenti più alle necessità di riscoprire noi stessi nella relazione con l’altro, non abbiamo mai orchestrato quelle riprese all’interno di un’opera. Eppure quel viaggio ha sancito l’amore per la ricerca documentaristica. Oggi, a distanza di 6 anni, crediamo sia giunto il momento di ritornare su quei primi passi e concludere un ciclo.





L’EREMITAGGIO

L’eremita è una figura onnipresente nella storia dell’umanità. In ogni secolo ci sono stati uomini che hanno intrapreso una via solitaria all’interno dell’esperienza spirituale. Hanno messo in pratica gli insegnamenti dei testi sacri, hanno seguito i passi dei profeti o la spinta di una voce interiore, attraversando il deserto, il pellegrinaggio, l’isolamento e mirando alla coincidenza di teoria e pratica religiosa, di mondo terreno e ultraterreno.
Attraverso il loro cammino si vivifica e attualizza la relazione tra Dio e l’uomo, dialogo in cui si sviluppa la ricerca umana dell’identità.
Immerso negli eventi mondani dell’ambiente sociale che lo circonda, ogni uomo deve e vuole sforzarsi di ritrovare se stesso, di scavare nella propria anima per comprendere la sua vera identità e la sua origine al di là dei lavori imposti, di ciò che la società gli ha richiesto e delle grandi opere che può realizzare. Ma nessuna scalata, nessun panorama – per quanto vasto – sulla bellezza straniante di questo mondo, potranno restituirgli il senso della sua vera casa, i confini infiniti e misteriosi dell’io che anima il suo corpo.




NOTE DI REGIA

All’inizio di questo film c’è solo l’indicazione di una direzione, di un orizzonte, di un'inclinazione. Perché filmare è, prima di ogni altra cosa, intessere una relazione. Nessuna sceneggiatura dunque. In questo caso si tratta di raccontare ciò che è invisibile, impalpabile. La cinepresa si adatta a quello che accade nel momento, col fine di coglierne la verità che si manifesta nel suo movimento, eludendo le false evidenze, immergendosi nelle sfumature meno appariscenti. Il reportage seguirà il ritmo del viaggio, quello esistenziale prima di tutto. Viaggio di ricerca di sé, di scoperta e conquista dell’universo interiore. Alla successione di testimonianze delle figure incontrate farà da eco il lucido travaglio dei viaggiatori, immersi all’interno di un appassionato viaggio on the road a bordo di un vecchio camper.
La regia orchestrerà il tutto in un’unica esperienza corale restituendo allo spettatore il senso dell’erranza, della ricerca, del raccoglimento. Le immagini si accompagneranno ai racconti degli eremiti, alle riflessioni degli autori, alle voci della natura, ai silenzi. Le riprese poetiche, puramente musicali, che si riempiono di gesti e di attimi, avranno il fine di riaffermare le forme del nostro immaginario.
Ciò che mostreremo sarà sempre il frutto di un atto condiviso, di una piena adesione al progetto da parte degli eremiti che incontreremo. Alcuni li conosciamo già e sappiamo che sposeranno le nostre finalità. Altri hanno creato un rapporto di fiducia con Federico e sarà lui a introdurci nel loro paesaggio emotivo. Altri ancora saranno invece nuovi incontri, perché i viaggi lenti nascondono la sorprendente capacità di aprire sempre scenari nuovi e inaspettati.




CHI SIAMO

I REGISTI

Alessandro Seidita - Joshua Wahlen

Nati entrambi a Palermo, si laureano con il massimo dei voti. A. Seidita in Filosofia della Conoscenza e della Comunicazione, discutendo una tesi sulle tecniche di trasformazione dell’Io nel percorso psicanalitico, J. Wahlen al D.A.M.S trattando una tesi sui linguaggi multimediali. Nel 2008 si trasferiscono a Torino. A. Seidita prosegue gli studi in ambito antropologico. J. Wahlen si specializza in tecniche audiovisive al V.R.M.M.P.

Nel 2009 vincono il premio Mind the Difference con l’Approsimatio in Tempora, video sperimentale sul disagio psichico. Nel 2010 ottengono il primo premio al XXVIII VideoCinema&Scuola con Non Tentarmi, video intervista finalista in numerosi festival nazionali. Lo stesso anno intraprendono un viaggio on the road, alla ricerca delle nuove forme di spiritualità. Nel 2013 rientrano in Sicilia. Qui firmeranno due documentari che raccontano la condizione attuale dell’Isola, Viaggio a Sud (2014) - che indaga il complesso rapporto che gli abitanti dei piccoli centri rurali tessono con la memoria - e Corrispondenze (2016), poema visivo nato dalla collaborazione con i detenuti della Casa di Reclusione di Noto.



IL FOTOGRAFO

Federico Tisa

Nato nel 1982 a Torino, dove tuttora vive. Frequenta la Facoltà di Architettura del Politecnico di Torino. Comincia a occuparsi di fotografia nel 2009, dopo un diploma conseguito presso l’Accademia di Fotografia F.A. di Torino, collaborando con diverse web magazines e riviste che trattano di musica. Nel 2013 in seguito ad un master in fotogiornalismo seguito presso Obiettivo ReporterM.A.F. a Milano, decide che il fotogiornalismo è il modo migliore per comunicare con e del mondo esterno. Dal 2014 è membro della Eikòn, associazione che si occupa di fotogiornalismo.



PERCHE’ SOSTENERE IL PROGETTO

La comunicazione pervade oggi ogni singolo istante del vivere, fluendo nella mente, nell’occhio e nell’orecchio come una selva di stimoli d’intensità inumana. Una colata di contenuti marcatamente ipocriti, superficiali, accattivanti, pubblicitari. In un tale contesto, l’eco di alcune domande - “Dove sono?”, “Dove sono diretto?” - viene svuotato di senso concreto, quando lontanamente udibile. Da qui l’importanza di un cinema che prenda volutamente le distanze dal chiacchiericcio contemporaneo e rieduchi all’ascolto, al confronto, a una presa di coscienza personale e soggettiva. Con Voci dal Silenzio vorremmo dare un contributo in tal senso. E vorremmo farlo a partire da ciò che si pone come antitesi della distrazione e del rumore: il silenzio e la contemplazione. Sotto questa particolare gradazione, ancor più che le parole, le scelte attuate dagli eremiti possono diventare un monito per lo spettatore, stimolo concreto per tornare a dirigere il proprio tempo verso panorami più vasti, riscoprire il piacere della concentrazione e tornare a dare un giusto peso agli ostacoli e alle effimere conquiste del quotidiano. Dall’incontro con queste figure potremmo, forse, trarre l’impulso a riequilibrare il nostro stare al mondo, dando a esso un significato personale, profondo e spirituale.

Per realizzare tutto ciò è indispensabile il tuo contributo. Ci permetterebbe anche di:

- coprire le prime spese di produzione necessarie ad avviare il documentario
- emanciparci da quei sistemi produttivi che tendono a privilegiare tematiche che abbiano maggiore potenziale economico e mediatico
- attuare una ricerca libera e non condizionata da committenze che richiedono, sovente, linguaggi codificati, stereotipati, semplicistici, televisivi
- abbandonare l’idea di un cinema come puro intrattenimento a favore di una ricerca tesa ad esplorare nuovi e sinceri orizzonti espressivi.





SOSTIENI IL PROGETTO



VOCI DAL SILENZIO

UN PROGETTO DI: Uroboro Project

UNA PRODUZIONE: Joshua Wahlen e Alessandro Seidita

IN COPRODUZIONE CON: Arte Senza Fine

IN COLLABORAZIONE CON: Federico Tisa

DOCUMENTARIO: 52 min. c.a.

FORMATO: Full Hd

LINGUA: Italiano

REGIA e MONTAGGIO: J. Wahlen e A. Seidita

PROGETTO FOTOGRAFICO: Visita Interiora Terrea di F. Tisa


Le fotografie qui mostrate fanno parte del reportage fotografico di Federico Tisa. Per saperne di più visate la sua pagina personale www.federicotisa.com o dell'Associazione Eikon, di cui è membro attivo www.eikonassociazione.com

  da
http://www.farecultura.net/wordpress/arte-cultura/cinema-teatro/2568/voci-dal-silenzio-un-documentario-sugli-eremiti-ditalia/







Un viaggio, dal nord al sud dell’Italia, per raccogliere le testimonianze di chi ha intrapreso una ricerca intima e solitaria

Ogni eremita è un mondo a sé. C’è chi è mosso da una fede cristiana, musulmana o buddista, chi dagli insegnamenti delle sacre scritture, dei maestri, dei profeti, chi invece da valori laici. C’è ancora, tra loro, chi ha cercato di elevarsi e chi invece ha scavato nelle profondità dell’animo e della psiche. Abisso e vetta, a nostro avviso, delimitano l’ambito di un’investigazione infinità poiché rivolta a una meta che appare irraggiungibile: l’ascesi. Eppure la scelta del vivere in solitudine resta, agli occhi dei più, una decisione enigmatica e controversa, se non incomprensibile. Da qui l’idea di sviluppare un’opera visiva che possa diventare un ponte e condurre lo spettatore dal mormorio mondano a quel silenzio a noi ignoto, intriso di spiritualità, di cui è pervasa la vita ascetica.Rosalba – Val di Susa

Viaggeremo per vie solitarie, spesso inospitali, in eremi distanti dalle voci del mondo, all’interno di luoghi caratterizzati dal silenzio e dal raccoglimento. Riprenderemo il rapporto con la solitudine, il silenzio, i riti quotidiani, la preghiera, le esperienze estatiche. Ci immergeremo all’interno delle singole storie, raccontandone il passato, la vocazione, i conflitti e le battaglie. Tutto ciò con l’obiettivo di partecipare a un dialogo tra le varie tradizioni, poiché l’eremita, nella sua ricerca sempre autentica e originale, è per noi esempio d’unione e fusione delle diverse esperienze religiose. Il documentario ritrova così il suo vero “oggetto di ricerca” nella mistica, intesa come dialogo diretto tra uomo e Dio, una comunicazione altra, non verbale, non razionalizzabile , cuore unico e pulsante di ogni tradizione, philosophia perennis.
Paola – Piemonte

Il progetto nasce dall’incontro con Federico Tisa, fotografo torinese che nell’autunno del 2013 decise di attraversare l’Italia a piedi, zaino in spalla e macchina fotografica, con l’intento di creare una relazione intima con gli eremiti. Ne è nato un reportage marcatamente espressivo e intenso: Vita Interiora Terrae Abbiamo così preso spunto da questa sua avventura per sviluppare un progetto documentaristico che ne ampli la ricerca.
Questo progetto ha per noi un carattere fortemente simbolico, ritorniamo infatti a ciò che diede l’avvio alla nostra carriera documentaristica. Era il 2010 e a bordo di un camper sgangherato degli anni 80 attraversammo anche noi l’Italia. Incontrammo monaci, eremiti, alchimisti, sciamani. Privi dell’esperienza acquisita nel tempo e attenti più alle necessità di riscoprire noi stessi nella relazione con l’altro, non abbiamo mai orchestrato quelle riprese all’interno di un’opera. Eppure quel viaggio ha sancito l’amore per la ricerca documentaristica.
Oggi, a distanza di 6 anni, crediamo sia giunto il momento di ritornare sui quei primi passi e concludere un ciclo.Padre Isacco – Liguria

L’eremita è una figura onnipresente nella storia dell’umanità. In ogni secolo ci sono stati uomini che hanno intrapreso una via solitaria all’interno dell’esperienza spirituale. Hanno messo in pratica gli insegnamenti dei testi sacri, hanno seguito i passi dei profeti o la spinta di una voce interiore, attraversando il deserto, il pellegrinaggio, l’isolamento e mirando alla coincidenza di teoria e pratica religiosa, di mondo terreno e ultraterreno. Attraverso il loro cammino si vivifica e attualizza la relazione tra Dio e l’uomo, dialogo in cui si sviluppa la ricerca umana dell’identità. Immerso negli eventi mondani dell’ambiente sociale che lo circonda, ogni uomo deve e vuole sforzarsi di ritrovare se stesso, di scavare nella propria anima per comprendere la sua vera identità e la sua origine al di là dei lavori imposti, di ciò che la società gli ha richiesto e delle grandi opere che può realizzare. Ma nessuna scalata, nessun panorama – per quanto vasto – sulla bellezza straniante di questo mondo, potranno restituirgli il senso della sua vera casa, i confini infiniti e misteriosi dell’io che anima il suo corpo.Eremo- Piemonte

La comunicazione pervade oggi ogni singolo istante del vivere, fluendo nella mente, nell’occhio e nell’orecchio come una selva di stimoli d’intensità inumana. Una colata di contenuti marcatamente ipocriti, superficiali, accattivanti, pubblicitari. In un tale contesto, l’eco di alcune domande – “Dove sono?”, “Dove sono diretto?” – viene svuotato di senso concreto, quando lontanamente udibile. Da qui l’importanza di un cinema che prenda volutamente le distanze dal chiacchiericcio contemporaneo e rieduchi all’ascolto, al confronto, a una presa di coscienza personale e soggettiva. Con Voci dal Silenzio vorremmo dare un contributo in tal senso. E vorremmo farlo a partire da ciò che si pone come antitesi della distrazione e del rumore: il silenzio e la contemplazione. Sotto questa particolare gradazione, ancor più che le parole, le scelte attuate dagli eremiti possono diventare un monito per lo spettatore, stimolo concreto per tornare a dirigere il proprio tempo verso panorami più vasti, riscoprire il piacere della concentrazione e tornare a dare un giusto peso agli ostacoli e alle effimere conquiste del quotidiano. Dall’incontro con queste figure potremmo, forse, trarre l’impulso a riequilibrare il nostro stare al mondo, dando a esso un significato personale, profondo e spirituale.VIDEO – Estratto dall’intervista a Giancarlo Bruni
(Clicca sull’immagine per aprire il video)

All’inizio di questo film c’è solo l’indicazione di una direzione, di un orizzonte, di un inclinazione. Perché filmare è, prima di ogni altra cosa, intessere una relazione. Nessuna sceneggiatura dunque. In questo caso si tratta di raccontare ciò che è invisibile, impalpabile. La cinepresa si adatta a quello che accade nel momento, col fine di coglierne la verità che si manifesta nel suo movimento, eludendo le false evidenze, immergendosi nelle sfumature meno appariscenti. Il reportage seguirà il ritmo del viaggio, quello esistenziale prima di tutto. Viaggio di ricerca di sé, di scoperta e conquista dell’universo interiore. Alla successione di testimonianze delle figure incontrate farà da eco il lucido travaglio dei viaggiatori, immersi all’interno di un appassionato viaggio on the road a bordo di un vecchio camper.VIDEO – Estratto dell’intervista a fra Cristiano
(clicca sull’immagine per aprire il video)

La regia orchestrerà il tutto in un’unica esperienza corale restituendo allo spettatore il senso dell’erranza, della ricerca, del raccoglimento. Le immagini si accompagneranno ai racconti degli eremiti, alle riflessioni degli autori, alle voci della natura, ai silenzi. Le riprese poetiche, puramente musicali, che si riempiono di gesti e di attimi, avranno il fine di riaffermare le forme del nostro immaginario.
Ciò che mostreremo sarà sempre il frutto di un atto condiviso, di una piena adesione al progetto da parte degli eremiti che incontreremo. Alcuni li conosciamo già e sappiamo che sposeranno le nostre finalità. Altri hanno creato un rapporto di fiducia con Federico e sarà lui a introdurci nel loro paesaggio emotivo. Altri ancora saranno invece nuovi incontri, perché i viaggi lenti nascondono la sorprendente capacità di aprire sempre scenari nuovi e inaspettati.

Testo redatto e immagini e video forniti dagli autori Joshua Wahlen e Alessandro Seidita 


12/02/15

Da povero immigrato a Miliardario: la storia di Andrew Carnegie

cazzeggiando  su   oknews  ho trovato questa storia   riporta  da   http://www.economia-italia.com/  che dimostra   e  smonta  un mio pregiudizio (  dovuto anche ad esperienze personali    sul lavoro  nei  giardoni   )     che i ricchi  siano   solo spocchiosi  e   tirchi  .



Come diventare ricco, la storia di Andrew Carnegie
 Posted on 11 feb 2015



Non esiste una vera e propria formula che ci spiega come diventare ricco.
Una delle cose che possiamo fare però, è quella di prendere ispirazione ed esempio da persone che nella vita hanno avuto successo - anzi - un enorme successo, come nel caso del signor Andrew Carnegie. Sebbene Mr. Carnegie sia morto ormai nel 1919, la sua leggenda di uno degli uomini più ricchi del mondo dura ancora oggi, sia nelle sue opere filantropiche ( regalò il 90% dei propri beni in beneficenza) sia perché uno dei personaggi della Disney di più grande successo, é ispirato proprio a Lui.
Come avrete notato, quando si parla di tanto denaro, Noi usiamo la figura di Paperon De Paperoni, il papero miliardario di Paperopoli; un taccagno col fiuto degli affari, ma che ha un cuore grandissimo.
Andrew Carnegie era proprio così: un uomo pieno di talento, di intuizioni, un taccagno a suo modo che però si dimostrò uno dei filantropi più generosi del mondo, vediamo insieme la sua storia, non molto famosa in Italia Andrew Carnegie nasce nel 1835 in Scozia (Gran Bretagna) ma nel 1848 la sua famiglia di umili origini, si trasferisce nel nuovo mondo, in Pennsylvania. I suoi,nonostante le precarie condizioni economiche hanno sempre spronato a studiare e conoscere.A 13 anni inizia con il suo primo lavoro: in un'industria tessile fa il bobbin boy, il ragazzo-bobina, cioè quei ragazzini che portavano le bobine di cotone alle donne che erano nelle macchine per fare la maglia, il tutto 12 ore al giorno per 6 giorni alla settimana, la sua paga iniziale è di 1,20 $ a settimana (!).Nel 1850, Andrew Carnegie diventa un fattorino telegrafista presso l'Ufficio di Pittsburgh della Ohio Telegraph Company, a 2,50 dollari a settimana,  grazie alla raccomandazione di suo zio.
IL suo nuovo lavoro gli da molti vantaggi, tra cui l'ingresso gratuito al teatro locale. Questo gli fece
Andrew Carnegie, ispirò il personaggio di Walt Disney, Paperon 'de Paperoni
apprezzare le opere di Shakespeare. Era un gran lavoratore e si memorizzava tutte le posizioni delle imprese di Pittsburgh e i volti degli uomini importanti. Fece molte conoscenze in questo moto; ha anche molta attenzione al suo lavoro, e rapidamente impara a distinguere dai diversi suoni, i segnali telegrafici in arrivo prodotti. Sviluppa la capacità di tradurre i segnali del telegrafo ad orecchio, senza utilizzare la carta,  e in un anno viene promosso ad operatore telegrafico.IL suo nuovo lavoro gli da molti vantaggi, tra cui l'ingresso gratuito al teatro locale. Questo gli fece apprezzare le opere di Shakespeare. Era un gran lavoratore e si memorizzava tutte le posizioni delle imprese di Pittsburgh e i volti degli uomini importanti. Fece molte conoscenze in questo moto; ha anche molta attenzione al suo lavoro, e rapidamente impara a distinguere dai diversi suoni, i segnali telegrafici in arrivo prodotti. Sviluppa la capacità di tradurre i segnali del telegrafo ad orecchio, senza utilizzare la carta,  e in un anno viene promosso ad operatore telegraficoL'educazione e la passione per la lettura di Carnegie è anche grazie al colonnello James Anderson, che ha aperto la sua biblioteca personale di 400 volumi per i ragazzi che lavoravano ogni Sabato sera. Carnegie era un mutuatario coerente e un "self made man" sia nella sua lo sviluppo economico e il suo sviluppo intellettuale e culturale. La sua capacità, la sua disponibilità per il duro lavoro, la sua perseveranza e la sua prontezza , presto lo portarono a sfruttare alcune opportunità che la vita gli offrì.A partire dal 1853, Thomas A. Scott della Pennsylvania Railroad Company , prendencome impiegato Carnegie (come segretario e operatore del telegrafo) con uno stipendio di $ 4.00 per settimana. A 18 anni, il giovane Carnegie, iniziò una rapida avanzata attraverso questa importante società, diventando il sovrintendente della divisione Pittsburgh. Il suo lavoro alla Pennsylvania Railroad Company , sarebbe stato di vitale importanza per il suo successo in seguito. Le ferrovie sono state le prime grandi imprese in America, e la Pennsylvania è stata una delle più grandi di tutte. Carnegie ha imparato molto sulla gestione e il controllo dei costi nel corso di questi anni,  dal suo capo  Scott, in particolare.Nel 1855 il primo investimento fu di 500 dollari ( che furono garantiti dalla madre con un ipoteca sulla casa di 700 dollari), un investimento sicuro consigliato dallo stesso capo della Pennsylvania Railroad che gli consegnò di comprarci azioni di un'azienda legata proprio alla Railroad Company, con la quale doveva 
Come diventare ricco Andrew Carnegie
Andrew Carnegie
fare sostanziosi affari nel futuro prossimo. Ovviamente l'investimento andò a buon frutto e furono questi i primi soldi veri guadagnati da Carnegie.Economia di guerra: poco prima della guerra di secessione Carnegie fiutò un grande affare e investì in quella che oggi potremmo chiamare una start-up, l'azienda americana che inventò la carrozza letto di prima classe, ovviamente anche questo fu un grande successo come investimento, poi arrivò la guerra di seccessione e Carnegie fu fatto direttore della Pennsylvania Railroad Company perché il precedente direttore e suo amico venne fatto capo dei trasporti militari dell'Unione. Carnegie stesso si preoccupò del rifornimento truppe tramite treni e dell'informazione tramite telegrafo, e fu in prima persona nei luoghi delle battaglie per  poter far funzionare questi decisivi servizi. Fu in questo periodo che sia l'industria ferroviaria che l'industria del telegrafo ebbero un'enorme espansione, questa 'economia di guerra' che moltiplica il fatturato delle grande industrie fu poi la base di tutta l'economia americana dalla guerra di secessione ad oggi, che si sta decidendo di invadere o meno l'ISIS: la guerra porta denaro, é un affare che fa andare avanti l'economia.Investimenti nel petrolio: Carnegie nel 1864 investe 40.000 $ in una fattoria che estrae petrolio, questa azienda nel giro di 1 anno offre dividenti per oltre 1 milioni di dollari; una vera e propria gallina dalle uova d'oro.Gli utili che Carnegie li rinveste sull'industria dell'acciaio. Grazie alla guerra Pittsburg diventa uno dei più importanti centri per l'industria dell'acciaio in america e Carnegie pian piano reinveste i suoi guadagni proprio in questa industria. A Carnegie bastano 50 mila dollari l'anno per vivere e reinvestire ( cifra astronomica, per quel tempo) , lui dice, il resto vorrebbe darlo in beneficenza, questo lo asserisce proprio in questi anni, quando inizia a costruire il proprio impero economico.

carnegie steel company
La Carnegie Steel Company a Pittsburg
 
Carnegie ha fatto la sua fortuna nel settore siderurgico, che controlla i maggiori interventi di ferro integrato e acciaio, sempre di proprietà di un privato negli Stati Uniti. Una delle sue due grandi innovazioni era nella produzione di massa a basso costo ed efficiente per la produzione di acciaio, adattando il processo Bessemer sempre pe produrre  acciaio. Sir Henry Bessemer aveva inventato il forno che ha permesso l'alto contenuto di carbonio di ghisa da bruciare via, in modo controllato e rapido. Il prezzo dell'acciaio è sceso come conseguenza diretta, e l'acciaio Bessemer è stato rapidamente adottato per le linee ferroviarie e le travi di edifici e ponti. La seconda era nella sua integrazione verticale di tutti i fornitori di materie prime. Alla fine del 1880, la Carnegie Steel Company, (1892 - 1952) era il più grande produttore di ghisa, rotaie d'acciaio, e coke nel mondo, con una capacità di produrre circa 2.000 tonnellate di metallo maiale al giorno. Nel 1888, Carnegie ha acquistato la rivale Homestead Steel Works, che comprendeva un vasto impianto servito da giacimenti di carbone e di ferro tributari, una 425 miglia (685 km) lungo ferroviaria, e una linea di navi a vapore sul lago; nel 1892, fu teatro di un drammatico sciopero che sfociò in una carneficina.. Carnegie ha messo insieme i suoi beni e dei suoi collaboratori nel 1892, con il lancio della Carnegie Steel Company.Nel 1901, Carnegie era di 66 anni stava considerando il pensionamento. Ha riformato le sue imprese in società per azioni , come la preparazione a questo fine carriera. All'epoca, J.P. Morgan , era un banchiere, forse il più importante d'America e aveva già notato come le industrie di Carnegie erano proficue. J.P Morgan, immaginava un settore siderurgico integrato che avrebbe tagliato i costi, prezzi più bassi per i consumatori, di produrre in quantità maggiore e aumentare i salari ai lavoratori. A tal fine, aveva bisogno di comprare Carnegie e molti altri grandi produttori e di integrarli in un'unica società, eliminando duplicazioni e sprechi. Ha concluso i negoziati il 2 marzo 1901, e ha costituito la United States Steel Corporation ( ancora attiva , un vero e proprio colosso mondiale dell'acciaio che ancora oggi si comporta in modo predatorio nei mercati , come é accaduto recentemente in Canada, dove ha comprato l'industria locale per non farla produrre, il Governo del Canada ha un'azione legale ancora aperta contro la USSC) . E 'stata la prima azienda al mondo con una capitalizzazione di mercato di oltre $ 1 miliardo. La trattativa commerciale, segretamente negoziato da Charles M. Schwab (nessuna parentela con Charles R. Schwab), è stata la più grande acquisizione industriale nella storia degli Stati Uniti fino ad oggi. Le partecipazioni sono state incorporate nella United States Steel Corporation, un trust organizzata da Morgan, e Carnegie ritirato dagli affari. Le sue imprese siderurgiche sono stati acquistate ad una cifra pari a 12 volte il loro valore retributivo annuale, cioé 480,000,000 dollari  (pari nel 2015,a  13,6 miliardi dollari), che all'epoca era la più grande operazione commerciale mai fatta.
come diventare ricchi filantropi
Carnegie Hall, il più famoso dei progetti filantropici culturali di Carnegie

Carnegie, il grande filantropo: dal 1901 al 1919, anno della sua morte Andrew Carnegie, spese il proprio tempo in operazioni filantropiche, diventando uno dei più grandi filantropi della storia. Aprì scuole, teatri, università, librerie. Bisogna considerare che, come accennato sopra, Carnegie non era una persona che amava eccessivi lussi personali, come diceva lui con 'appena' 50 mila dollari all'anno Lui riusciva a vivere più che bene, quello che eccedeva dai suoi guadagni gli piaceva spenderli in opere filantropiche. Lui stesso da ragazzino, quando guadagnava pochissimo , fu aiutato da persone facoltose che gli permisero di andare , quando non lavorava, in biblioteca e leggere libri gratis. L'amore per la cultura , che gli permise in seguito di essere ammirato e di fare conoscenze nelle 'alte sfere', nonostante non avesse mai realmente studiato in una scuola o in una università, lo portarono alla consapevolezza che anche altre persone potevano fare come Lui, di diventare un giorno un self made man.Carnegie politico: Carnegie non si interessò mai attivamente e in prima persona alla politica, fu però sempre molto contrario all'Imperialismo Americano e si oppose quando l'America invase le Filippine. Carnegie, forse fino da allora intuiva che le conquiste portano con sé non solo benefici economici, ma enormi sprechi di danaro pubblico e sofferenze nelle popolazioni locali.

Uomini Ricchi:

11/12/12

l'altro volto delle donne . la storia di Simona Non mostra curve mozzafiato, sono donne coraggiose

La prima  storia   è  quella  di una donna che rimasta vedova  ha  scelto  di continuare  a fare il mestiere     del marito  ovvero i pastore  
 foto Elisabetta Loi
idem precedente 

                                  
Non rinuncia al fard e al filo di mascara ma Simona Mighela, rimasta vedova troppo in fretta e con una bimba di un anno e mezzo da crescere, sa che essere donna non è solo seduzione e vanità. Il 
tailleur e i tacchi a spillo li ha relegati al passato. Faceva l'agente di commercio. Da quando è rimasta 
sola si è rimboccata le maniche e ha preso il mano l'azienda che il marito, stroncato da un infarto nel 2003, le ha lasciato. Ogni giorno, ai piedi del Gennargentu, anche tra il rigore e il gelo, accudisce le sue mucche.

 fonte  (  foto comprese  )  unione sarda  online  dicembre 2012



La  seconda  storia  invece  è  di una  giornalista  antimafia   che   come  Saviano le  minacce    dal clan camorristico  dei Casalesi  ma  differenza  di quest'ultimo lei non solo ne  ha  scritto come lui  ma  ha mostrato grande coraggio per aver reagito alle minacce del cognato del boss Nicola Panaro, numero tre della cosca dei casalesi di Casal di Principe, denunciandolo alla magistratura 

                                          
da www.senzamemoria.it/     Posted by mario on dic 10, 2012 in Uomini di Stato, Varie 

Non solo Saviano, la Storia di Marilena Natale giornalista.

Laura Eduati


C’è una foto che senza didascalia potrebbe semplicemente raffigurare una donna felice, sdraiata sulla poltrona reclinabile in un salottino Ikea. Quella, però, non è una stanza qualunque. È il covo di Michele Zagaria, superlatitante del clan dei Casalesi arrestato il 7 dicembre del 2011 a Casapesenna, uno dei tanti luoghi infelici della criminalità casertana. E la donna è una cronista di mafia con l’animo di ferro e la penna inflessibile, che dopo l’arresto è voluta entrare nel covo, voleva vedere gli oggetti del mafioso, il pouf, il tavolino. E infine quella poltrona comoda. Una sfida: ora mi ci siedo io.
Nonostante il savianesimo italiano, Marilena Natale non la conosce nessuno. O, meglio, le cronache nazionali non si sono mai occupate di questa giornalista minacciata dagli esponenti della criminalità organizzata e dai politici collusi, che poi spesso le due categorie si confondono. Scrive per la Gazzetta di Caserta, piccola testata mai citata nelle rassegne stampa, alla quale per rappresaglia molti imprenditori negano la pubblicità per poterla prosciugare economicamente, e magari chiudere. Eppure resiste. “Negli ultimi 30 anni siamo stati abbandonati dallo Stato. No, non intendo la politica. Qui non esiste destra né sinistra. Qui valgono le parole di Nicola Schiavone, il figlio di Sandokan, che in una intercettazione ambientale parlava delle nuove elezioni a Casal di Principe e diceva: “Lasciate che dicano quello che vogliono, tanto poi comandiamo noi”. Comandano loro. E Natale è diventata, nelle sue parole, “un intermediario tra la gente comune e la polizia”: la sua casella mail è ormai un ufficio denunce, una richiesta di aiuto, una buca delle lettere dove i cittadini scrivono quello che sanno, danno informazioni, sollecitano inchieste, lamentano soprusi e illegalità. Lei, 40 anni e due figli, vaglia gli elementi e poi scrive. E manda in malora interi consigli comunali. È accaduto anche nel 2010 quando Angelo Ferraro, parente di camorristi, venne nominato assessore ai beni confiscati a Casal di Principe. Un nuovo schiaffo alla legalità. E allora Natale, donna fumantina, aveva preso in mano carta e penna e aveva scritto una lettera a Giorgio Napolitano chiedendo come fosse possibile che nessuno si accorgesse di cosa stesse accadendo, ancora una volta, nel Casertano. Napolitano rispose, il neosindaco si dimise, e dopo qualche mese il consiglio comunale venne nuovamente sciolto per infiltrazioni mafiose.
Si capisce quanto i Casalesi abbiano voglia di sbarazzarsi di Marilena, e non è soltanto un’impressione: nelle inchieste della magistratura sono emersi spezzoni di conversazioni tra capibastone che stavano organizzando una agguato alla giornalista. “Una volta mi rivolse la parola il cognato di Nicola Panaro, un affiliato. Mi disse: ti dovrei ammazzare. E allora risposi: se mi vuoi ammazzare fai presto perché io ti denuncio. Non sapeva che stavo registrando, lo denunciai e fu condannato”. Ha rifiutato la scorta, Marilena, perché non vuole subire restrizioni nella sua professione. “Se vivessi circondata di agenti non potrei parlare con le persone e nessuno si fiderebbe di me. Dovrei comunicare alle forze dell’ordine i miei spostamenti, raramente mi ricordo di farlo”. Di questi pericoli e della professione di cronista in terra mafiosa, Natale ha parlato la scorsa settimana a Montecitorio in una conferenza dedicata alle giornaliste minacciate di morte. Accanto a lei sedevano la 22 enne Ester Castano, reporter di Magenta (Milano) che ha subito intimidazioni da parte del sindacoAlfredo Celeste, arrestato lo scorso 10 ottobre; Marilù Mastrogiovanni, direttrice del sito pugliese il tacco d’Italia, finita nel mirino della sacra corona unita per le sue inchieste; eLuisa Betty, giornalista de il manifesto specializzata in campagne e articoli contro la violenza sulle donne e per 
questo ha subito cyber stalking e ingiurie. Le loro storie, come quelle dei molti giornalisti che in Italia rimangono vittime di minacce, o peggio, sono tutte raccolte nel sito Ossigeno per l’informazione   [ più precisamente  in questo articolo  da  cui  è tratta la foto  a destra   ] . Marilena dice che vivere così, sempre sul filo, ormai è normale. Non ammette nemmeno di avere paura: “non sento timore, io realizzo che per il mio mestiere potrei finire male, ma allora penso a Don Peppino Diana che fu ammazzato in chiesa a Casal di Principe nel 1994, il suo sangue ha fatto nascere una coscienza civile molto forte. Se mi uccidessero, sai che casino verrebbe fuori?”. E allora viene facile pensare a Roberto Saviano, e appena ode il suo nome Marilena si rabbuia e lascia che io scriva sul taccuino soltanto questo:
“La camorra non si sconfigge scrivendo libri. Di cronisti come me e pieno, qui. Non sono l’unica e per favore ricordalo. A me non interessano gli scoop, non mi interessano i racconti. Io voglio stare sul territorio e registrare quello che accade giorno dopo giorno. Niente altro, nessuna gloria, solo il mio lavoro”. Il suo lavoro è inscindibile da quello delle forze dell’ordine, con le quali comunica costantemente. Non è possibile contare tutte le volte che pronuncia la parola “polizia”: “Dicevo prima dello Stato, ecco lo stato sono loro. Non c’è altro. Qui le piccole illegalità sono diventate grandi illegalità, la camorra si è fatta politica e molti hanno smesso di pagare persino l’acqua e l’assicurazione della macchina. Non vogliamo che il ministro dell’interno si ricordi soltanto di noi quando accadono cose plateali, come quella volta che Maroni scese perché a Castelvolturno erano stati ammazzati sei africani. Non s’era mica accorto che Setola stava ammazzando gente da settimane? E poi, se mi dici che gli africani si ribellarono e allora fu una cosa sensazionale ti posso dare ragione. Anche a Rosarno furono i braccianti neri a prendersela con la mafia e sai perché? Perché hanno più dignità”.

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