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04/08/16

STORIA DI URBANA UMANITÀ

tra le tanti storie  di  solitudine degli anziani , questa  , a differenza d'altre   si è conclusa bene  .

Jole e Michele, 89 anni lei, 94 lui, sono sposati da settant'anni. Una storia di solitudine che da silenzio si è trasformata in pianto e alla fine in urla di disperazione. I vicini hanno chiamato il 113, pensando a una lite in famiglia o all'irruzione di un ladro. Niente di tutto questo. Gli agenti hanno trovato Jole e Michele. E hanno cucinato per loro
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
‪#‎ROMA‬: STORIA DI URBANA UMANITÀ

È un’estate afosa quella romana. Jole è a casa. Come tutte le sere. Ormai da troppo tempo.
Al Tg scorrono distrattamente le notizie. Attentati, bimbi maltrattati in un asilo… Jole si chiede il perché di tanta cattiveria…
Ma la tv le fa compagnia…
Ancora una sera solitaria da passare con Michele.
Si, perché Michele, 94 anni, è il suo uomo da quasi settanta.
Lei, che di primavere ne ha 89, ne avrebbe di ricordi da raccontare!
A chi poi? È tanto che nessuno passa a salutarli…
Non è sempre facile la vita.
Specie quando la città si svuota ed i vicini sono via in vacanza.
A volte la solitudine si scioglie in pianto.
A volte è come un temporale estivo. Arriva all'improvviso e ti travolge.
Jole e Michele si amano. Ma quando la solitudine è un peso sul cuore, può accadere che perdano la speranza.
Può accadere, come questa volta, che urlino così forte la loro disperazione che, alla fine, qualcuno chiami la Polizia di Stato.
Non c’è un reato. Jole e Michele non sono vittime di truffe come spesso accade agli anziani e nessun ladro è entrato in casa. Non c’è nessuno da salvare.
Questa volta, per i ragazzi delle Volanti c’è un compito più arduo da svolgere.
Ci sono due anime sole da rassicurare.
Una volta dentro l’appartamento, tutto racconta di quella lunga vita insieme.
Ma parla anche di quella desolazione per la quale gli agenti sono lì.
Un misero raspo, da cui pendono avvizziti tre acini d’uva, sul tavolo della cucina, racconta di un digiuno che dura già da troppo tempo.
I poliziotti sono pervasi dalla tenerezza.
Capiscono che questa volta è diverso.
Non ci sono moduli da compilare. Questa sera i codici non servono.
Serve essere uomini.
Essere veri.
E mentre attendono l’ambulanza per verificare che i coniugi stiano bene, capiscono che solo un po’ di calore umano potrà ridare tranquillità a Jole e Michele.
Chiedono il permesso di accedere alla dispensa.
Improvvisano una cenetta. Un piatto di pasta con burro e formaggio. Niente di particolare. Ma con un ingrediente prezioso: c’è, dentro, tutta la loro umanità.
Andrea ai fornelli e Alessandro, Ernesto e Mirko ad intrattenere i due nuovi amici.
Questa sera si cena in famiglia!
Anche questo è #essercisempre e si trova ogni volta che qualcuno ci chiede aiuto.

17/04/16

una scuola senza più legge e queste stalle senza più gregge senza più padri da ricordare e senza figli da rispettare. nella scuola media di Legnano arrvano gli Ispettori del provveditorato


  queta  canzone  



   dovrebbe    costituire   costituisce  già   da sola    la  risposta  alle  accuse    alcune  in maniera  democratica   e    civile   altre   ed  in particolare     questa

(  ..... )


Gianmaria Bellu Fara
Gianmaria Bellu Fara Scusa, ma quando fai uscite del genere non sai proprio di cosa stai parlando. Puttanate te ne ho visto scrivere tante in questi anni, ma oggi ti sei proprio superato. Documentati prima e soprattutto vergogna
Gianluca Turchetta
Gianluca Turchetta We e cotanta virilità? Sarai mica il preside milanese? Ne ?
Giuseppe ha critica !
No comment, fake profile
Giuseppe Scano
Giuseppe Scano
Gianmaria Bellu Fara
Secondo te un prof o un dirigente scolastico che , almeno alle news che si hanno disposizione, non rimprovera gli altri alunni per tale comportamento o non tenta nessuna mediazione per evitare ai genitori della ragazza anche la beffa della penale all'agenzia di viaggio , ti sembrano puttanate ? Per me no indica un situazione culturale e sociale sempre più allo sbando . come evidenziato dai commenti di Tina Galante e Romina Fiore . E poi di cosa dovrei vergognarmi ? Ho sbagliato a non mettere un punto di domanda finale che ha fatto fraintendere tutto il discorso . io intendevo dire ( basandomi -- ed qui riconosco il mio errore -- solo su un articolo e senza sentire l'altra campana ) ma come nessun insegnante o preside che non abbia preso posizione magari annullando la vita davanti ad un simile gesto egoistico e settario del resto della classe verso un compagno più debole ? .
grazie cmq della bella prova di democrazia che mi hai detto rimuovendomi dai contatti.
che   mi vengono rivolte     a questa  mia  precedentge  provocazione  \  critica   per   questa  vicenda  di cui  ho già  preceden te partlato  . 

11/01/16

GRAZIE FABER, NON SOLO PER LE CANZONI...

Silvia Zani
19 h ·

ato dalla famiglia del cantautore genovese ad Emergency a poco meno di due anni dalla sua scomparsa. Venne messa all’asta e dopo alcuni giorni, l’asta aveva raggiunto la cifra di sei milioni di lire quando in Via del Campo successe qualcosa di incredibile; Gianni Tassio, il titolare di uno storico negozio di musica, divenne il “capitano coraggioso” di una cordata di commercianti (e delle ragazze) della celebre strada cantata da Faber. Vi fu una mobilitazione di tutta la città per acquistare la chitarra così che rimanesse a Genova, il bussolotto di Emergency, nel negozio di Via del Campo continua a riempirsi, spiccioli, banconote, un simbolo dell’amore dei Genovesi per Fabrizio e così vincono e il ricavato di quell’asta va ad Emergency per la costruzione dell’ospedale pediatrico di Goderich in Sierra Leone, dove una corsia si chiama proprio VIA DEL CAMPO.
Loretta ha poco più di 20 anni e ha 2 figli. Al mondo non ha nessun altro. Ha incontrato 2 uomini solo per il tempo di avere i 2 figli. La sua famiglia di provenienza è distrutta. Tutti bruciati vivi dentro la casa in un villaggio del nord. Sopravvive comprando arachidi che cuoce e rivende.
Nel villaggio si dice che faccia innamorare gli uomini per chiedere loro dei soldi. Adesso Loretta lavora per Emergency.
Le abbiamo raccontato del perché la corsia femminile sia dedicata a “Via del Campo”, una via di Genova. Le abbiamo spiegato il senso di quella canzone che recita nell’ultimo verso “DAI DIAMANTI NON NASCE NIENTE, DAL LETAME NASCONO I FIORI”, le abbiamo raccontato del suo autore Fabrizio De Andrè e di come la sua chitarra sia stata venduta all’asta per raccogliere fondi per la corsia di questo ospedale.
Loretta spolvera la targa due volte al giorno, appena arrivata e subito prima di andare via.

04/10/14

il giorno di dolore che ciascuno ha . credere o non credere alle coincidenze

Ogni volta    che  trovo una canzone  o  un film per  descrivere  certe situazioni come quella  che trovate  sotto  mi pongo la  stessa  domanda del titolo  .

L'origine  di questa  mia  elucubrazione inutile  è  il  collegare  a questa  triste vicenda   dell'amica    facebookiana  


Oggi mio figlio ha compiuto trent'anni. Da qualche anno, undici per l'esattezza, questa data mi riporta alla mente dei ricordi che non riesco a scacciare. Era il 2003, appunto, e io stavo distesa sul letto dell'ospedale in procinto di iniziare il quarto ciclo della chemio. Era la prima parte, durava circa tre ore, ma quella mattina le mie vene avevano deciso di non collaborare. Le infermiere si alternavano, finalmente una di loro ha l'idea giusta: usare un ago sottile. Bene, si va, durerà il doppio del tempo ma si va. Pensavo a mio figlio, era il suo primo giorno all'università, che emozione! I due letti a fianco al mio vengono occupati da diverse persone, tutte con trattamenti di breve durata. Finalmente due visi conosciuti: una è una suorina, molto anziana, magrissima, benvoluta in tutto il reparto. L'altra è una mia ex collega, da tempo in pensione, che da qualche anno esercitava la funzione di Giudice di Pace. Che chiacchierata, il tempo era volato. La suora era stata la prima a morire, poi se n'era andata anche la mia collega. Il secondo ricordo è di un altro 2 ottobre, 2007. Ancora in ospedale, questa volta per la visita di controllo. Mi sento chiamare. Era un alunno di alcuni anni prima, con sua madre. Povera donna, speravo si trattasse di lei, ma il ragazzo aveva quello sguardo da animale braccato che avevo imparato a riconoscere. "Professoressa, mi sono guastato". "Mi sono guastata anch'io, ma qui ci rimettono a posto". Era un ragazzo allegro, niente feeling con l'inglese, ma bastava un'espressione del suo viso mobilissimo per farmi ridere. Andato via anche lui, poco più di due mesi dopo, qualche giorno prima di Natale. Chi mi conosce da più tempo lo sa: a lungo ho rifiutato l'idea di essere sopravvissuta alle tante persone care che ho visto andar via in questi anni e solo da poco sto imparando a perdonarmi. Scusate lo sfogo, vi voglio bene 

con

 questa  canzone  che poi  è anche  la  colonna sonora  del post  


e  con questo libro  






16/11/13

ricordi di persone scomparse in un giorno di pioggia

Musica  consigliata  ed  in sottofondo Modena City Ramblers - In un giorno di pioggia


  a  chi leggendo questo post    mi dirà che parlo di cose  tristi  rispondo  come ha  risposto   questa persona  all'interno della discussione   da  cui  ho tratto questo post  di  Ivan Il Terribile  eccetto  l  foto   della  finestra  della mia  camera ( le  altre due le  trovate   qui sul  mio facebook  )   fatta poco fa con il mio samsung GT -S6500il testo



Roberto Ladu la pioggia rende più malinconici...ci son quelle giornate che è bello ricordare anche le cose che ci fanno male...35 minuti fa · Non mi piace più · 2



Quando ti ho visto la prima volta, tutto tirato, dietro il bancone di quella discoteca paesana, mi sei stato subito antipatico. Sorridente e un pò convinto. Capelli scolpiti e un sorriso che non risparmiavi.
Poi nasce l'amicizia. Una strana tra ragazzi di età molto diversa, eravamo quasi fratello grande e tu quello
piccolo. Tu che riscuotevi grandi successi con le donne ma non ti concedevi facilmente. Mi chiedevo perché non le amassi tutte, quelle donne che ti facevano sguardi languidi e proposte per me insperate. Invece tu avevi un cuore grande come una casa, volevi una ragazza con cui avere una storia d'amore nonostante tutto. Avevi paura di innamorati. Ti davo qualche consiglio ma sapevi cavartela benissimo.
Arrivò l'amore, l'estate, ci si vedeva meno ma ero felice di riabbracciarti quando ci incontravamo. Poi l'estate è finita. E pure tu te ne sei andato.
Lavoravi e un maledetto giorno ti ha visto cadere sotto quella trave di ferro. Ti sei rialzato, come sempre, tranquillizzando tutti.
E così sei morto, un arresto cardiaco dopo l'altro.
Ti potevi salvare hanno detto.
Pioveva quei giorni.
Quando inizia la pioggia mi manchi più del solito.



facebook smiley sad mi  ha fatto   ritornare  alla mente  ,  un mio  amico  \  conoscente  morto   in un cantiere  non ricordo se   cadendo  da  un ponteggio  o  un ponteggio  gli  è caduto  sopra  .  Ma   poi sempre  all'interno della discussione da  cui ho preso  il testo   ho appreso  e  ricordato che  :   non solo  la persona scomparsa
aveva 24\25 anni , ma che Fu travolto da un elemento di prefabbricato metallico :-(  \  facebook smiley sad 

01/11/13

Un pezzo della nostra storia Una strada al professore Luongo, la strana Cassandra con i palloncini Indimenticabile volto di una città che non c’è più. I figli, ammoniva, hanno troppi soldi in tasca!

  Grazie  tina galante https://www.facebook.com/tina.galante e https://www.facebook.com/dr.antfus  per  avermi  fatto apprendere da  http://www.orticalab.it/  questa news  


Un pezzo della nostra storia
Una strada al professore Luongo, la strana Cassandra con i palloncini
Indimenticabile volto di una città che non c’è più. I figli, ammoniva, hanno troppi soldi in tasca!




Staglianò - Nigro
Mercoledì, 17 Ottobre 2012

Avellino è una piccola città, con i suoi pregi e i suoi difetti. Qualcuno non vede l’ora di fuggirne via, qualche altro, invece, non saprebbe farne a meno. Ed è giusto che sia così. Quello su cui, però, tutti devono per forza di cose concordare è che ha una sua storia, fatta di eventi, tradizioni, cultura e, soprattutto, uomini.
Uomini come l’indimenticato, almeno per quelli che hanno più di vent’anni, professore Giovanni Luongo.
Sì, proprio quel dolce anziano che se ne andava in giro esponendo cartelli e regalando palloncini colorati ai bambini. Un’ “attività” portata avanti per circa trent’anni in ogni parte d’Italia e iniziata, come lo stesso Luongo ebbe a dire nel corso di una memorabile intervista con Ottavio Giordano, lanciando il messaggio «Il peccato chi lo fa lo paga, prima qua poi là». Sempre in quella intervista il vecchio professore di liceo non nascose il desiderio di vedere, un giorno, una strada cittadina intestata a lui.
Tutti noi lo ricordiamo per il celeberrimo «E’ colpa tua, i figli hanno troppi soldi in tasca!». Un vero e proprio appello che il professore rivolgeva ai genitori affinché si ponesse un freno alla degenerazione dei costumi che avrebbe portato, prima o poi, ad un punto di non ritorno. In tanti ridevano con aria di sufficienza, in pochi riflettevano sul vero senso di quelle parole. Parole profetiche di una strana Cassandra.
Luongo morì nel 2007 a Prato, dove s’era trasferito per stare insieme alla sorella.
Da allora in molti lo hanno ricordato. Sul sito avellinesi.it ci sono anche alcune sue fotografie dalle quali abbiamo attinto quella che proponiamo. Qualcuno, poi, ha lanciato una petizione per intitolargli una strada, così come desiderava, e la proposta, in pochissimi giorni, raccolse l’adesione di oltre mille cittadini. Ma, come tante altre cose ad oggi nulla s’è mosso.
A noi, passeggiando per le vie di Avellino, e notando quanto sia pesante l’assenza di persone come lui, di quei palloncini colorati, del rumore del suo fischietto che attirava l’attenzione dei bambini, è venuto in mente che, forse, soddisfare il desiderio di un giusto può rappresentare un segnale importante per una città sempre più vittima della violenza e della mancanza di cultura. Perché il professore Luongo, per quanto bizzarro, era innanzitutto un uomo di cultura.
E allora abbiamo deciso di unirci a quanti ci hanno già provato in passato dando eco e nuovo slancio a quella proposta. Basterebbe davvero poco, anche un vicoletto di periferia, per onorare "l’uomo dei palloncini".

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