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19/07/17

Non fecero curare la figlia malata di leucemia: «Processate i genitori»

E' vero anch'io  sono   per le cure  alternative  , ma  fin quando    esse  non sono scientificamente   provate  allora    acetto la medicina  ufficiale  .  E cosi avrei fatto al loro posto . Un'altra  soluizione  sarebbe  stata ,  ed  è  la  più comprensibile  ed  accettabile  ,  quella di proporgli   (  cosa  che mi sembra      non sia stata  fatta  )   le due  scelte e poi assecondare  le    sue scelte , non  imporgli solo una pseudo teoria . Quindi  mi chedo   se  se tua figlia\o    ti  chiede d'essere gettata dalla finestra cosa fai la getti o tenti farle cambiare idea ?

Ecco  per  chi  avesse  perso " le  puntate  precedenti  "   della storia    un  sunto




Padova. Non fecero curare la figlia poi morta di leucemia, accusati di omicidio colposoEleonora è morta di leucemia lo scorso 29 agosto. Aveva 18 anni. I genitori, Lino Bottaro e Rita Benini, seguaci del metodo Hamer, sono ora accusati di omicidio colposo per non aver curato la figlia, con l'aggravante della previsione dell'evento (a cura di Cinzia Lucchelli) 

da  http://mattinopadova.gelocal.it/padova/cronaca/2017/07/19/


Non fecero curare la figlia malata di leucemia: «Processate i genitori»
Eleonora Bottaro, morì a 18 anni: mamma e papà che rifiutarono la chemio indagati per omicidio. «Ho fatto solo la volontà di mia figlia». Il giudice decide il prossimo 10 ottobre
                                                       di Carlo Bellotto

PADOVA. «Ho fatto la volontà di mia figlia». Si ferma a questo commento Lino Bottaro, il fotografo di Bagnoli di Sopra all’indomani della richiesta di rinvio a giudizio per lui e per sua moglie, Rita Benini con l’accusa di omicidio colposo con l’aggravante della previsione dell’evento. Ossia la morte della loro figlia Eleonora, studentessa di 18 anni, morta il 29 agosto scorso per una leucemia non curata con il metodo tradizionale.



 Non fecero curare la figlia poi morta di leucemia, accusati di omicidio colposoEleonora è morta di leucemia lo scorso 29 agosto. Aveva 18 anni. I genitori, Lino Bottaro e Rita Benini, seguaci del metodo Hamer, sono ora accusati di omicidio colposo per non aver curato la figlia, con l'aggravante della previsione dell'evento
Il procuratore aggiunto Valeria Sanzari punta il dito contro i genitori della ragazza per averle impedito di sottoporsi alla chemioterapia, puntando su metodi alternativi di cura: «Creando in loro figlia, una falsa rappresentazione della realtà, sul fatto che la chemioterapia sarebbe stata inutile e dannosa, nonostante tutti i medici interpellati gli avessero riferito che la ragazza sarebbe andata incontro a morte certa senza cicli di cura convenzionale».
Il magistrato chiede il processo, scrivendo che la ragazza veniva sottoposta a cure di vitamina C, rifiutando ogni altra terapia. I genitori facevano affidamento alla cura di Hamer. Ora deciderà il gip Mariella Fino il prossimo 10 ottobre se mandare a processo i genitori per omicidio colposo. Dalle indagini della procura, nonostante i primi sintomi della malattia comparsero nel dicembre 2015, la prima visita medica venne effettuata solo a febbraio del 2016. In questo periodo le uniche cure furono cortisone e agopuntura. Per la famiglia e il loro difensore la ragazza scelse di sua spontanea volontà di rifiutare la chemio e quello che si vuole ora è solo un processo politico.
A suo tempo, il Tribunale dei Minori aveva agito togliendo ai familiari la patria potestà e affidando la giovane a un tutore, il professore di Medicina legale Paolo Benciolini. Dopo il decesso della ragazza, il professor Giuseppe Basso, direttore dell’Oncoematologia Pediatrica si era espresso così: «La chemioterapia aveva un'altissima probabilità di salvare la vita a Eleonora. Era una leucemia da trattare, con possibilità di guarire. All’esordio della malattia Eleonora presentava un buon numero di globuli bianchi e la sua risposta al cortisone era ottima. Aveva davanti a sé due anni di terapia, un periodo sicuramente importante, il nostro centro ha alle spalle almeno un migliaio di pazienti guariti». Ma la leucemia linfoblastica acuta non le ha lasciato scampo. Per la procura ci fu «Il pervicace rifiuto della chemioterapia proposta dall'ospedale di Schiavonia e dall'Oncoematologia pediatrica e il trasferimento nella struttura sanitaria svizzera, dove Eleonora era considerata in grado di esprimere una valida volontà terapeutica (anche a 17 anni)».


30/12/13

Sanluri: Alessandro Coni esporta l’esperienza in tutta Italia In un libro il percorso di un gruppo di dodici giovani pazienti «Meno farmaci e più trekking, questa è la mia cura»

di Paolo Pillonca 

USSASSAI «Veniamo dal Nord-est, il tour ci ha portato da Bologna a Parma, Bergamo, Trento, Padova, Oderzo, Treviso e la Slovenia. Abbiamo presentato il libro 'Non ci scusiamo per il disturbo', esperienza importante da narrare, può essere di aiuto a chi sta male». Alessandro Coni è tornato con i dodici pazienti del dipartimento di salute mentale (dipendenze) dell'Asl 6 di Sanluri. «Chi soffre di un disturbo psichiatrico vive una dimensione diversa, la comunità crea un confronto. Questo nostro cammino è diventato un movimento: il nostro libro ha già venduto duemila copie».I ragazzi hanno dimostrato che anche le persone più fragili possono dare risposte interessanti. «Sono coscienti della loro condizione e fiduciosi in una possibilità di vita con un suo senso preciso», spiega lo psichiatra che guida una terapia alternativa di ordine naturale: la montagna al posto dei farmaci. 

«Del resto la normalità non è il non soffrire, al contrario. La condizione che accomuna le patologie gravi è un profondo isolamento. Riuscire ad avere relazioni serie con le persone significa uscire da quella condizione patologica per aprirsi a un pubblico vasto come quello dei media». La conseguenza logica, secondo il dottor Coni, è elementare: «Se l'isolamento è una malattia, un'apertura come questa rappresenta l'esatto contrario. I ragazzi diventano protagonisti
Alessandro Coni 
si riprendono i loro diritti, gli spazi che avevano perduto, ottenendo nella comunità un'importanza che prima non avevano. Nella loro povertà sono persone felici. La storia è bella perché è riuscita: c'è stato un gruppo di persone che ha creduto in questo successo. Il sogno si è realizzato, chi aveva perso la speranza l'ha riacquistata. Con un percorso di questo tipo ci sono possibilità di cambiamento per tutti». Che significa? «In ruoli diversi, si cambia: medici, pazienti, assistenti, volontari. Anche tra i ragazzi – spiega Coni – nessuno è più quello che era all'inizio. Chi ha scritto il libro fa parte di un gruppo che ha deciso di intraprendere un cammino di comunità terapeutica solidale: dandosi una mano si può stare molto meglio. Tutte queste persone hanno storie diverse, la maggioranza vive nella casa d'origine, qualcuno in case-famiglia. Ognuno fa parte di progetti paralleli ma diversi, fra i quali il trekking». Nell'Asl di Sanluri ci sono progetti diversi. Uno di questi è la scuola di follia. Ancora il dottor Coni: «I ragazzi andranno nelle scuole a raccontare la loro storia. Un progetto più ampio coinvolgerà per quattro-cinque giorni centinaia di persone che verranno da fuori l'estate prossima a confrontarsi sul campo con noi sull'efficacia del trekking. Sulla via del progetto dell'anno scorso, la montagna come terapia: per tre giorni da diverse città italiane abbiamo fatto un convegno. Perché la montagna può curare? La rivista del Cai (Club Alpino Italiano) ci ha dedicato due pagine. La montagna non è solo per gli eroi degli ottomila metri ma anche delle persone fragili che ne traggono beneficio».In molte città italiane diversi colleghi di Coni portano avanti questa terapia. «Ma bisogna creare una squadra – avverte lo psichiatra – la squadra rappresenta la nostra forza. Alla fine dell'esperienza ci si dispone a cerchio e ci si confronta al termine della giornata. Quest'anno, per quattro giorni 150-200 pazienti saranno qui a fare la nostra esperienza». «Siamo stati in Nepal e in Corsica, abbiamo prodotto un documentario e un libro», racconta Coni. "C'è molta simpatia intorno a noi, non per niente ci hanno accolto in Italia, non per niente verranno da noi. La cosa bella è che questo punto di riferimento si trova in Sardegna, e per di più in pianura. Ma noi ci sentiamo comunque montanari. Non è facile da spiegare ma la sostanza è questa: la terapia non la fa il medico ma l'anima della montagna, il medico partecipa soltanto». Come spiegare l’innovazione? Che vuol dire trekking come 'farmaco' fondamentale? «Premessa: il trekking non esclude gli psicofarmaci, ma li riduce considerevolmente», risponde Alessandro Coni  sempre  sulla  nuova  sardegna  del  30\12\23013  . «Se la malattia è solitudine il recupero consiste nel mettere i ragazzi in relazione con gli altri. Qui il rapporto è con i medici e gli infermieri ma soprattutto con la natura e con la montagna». Come procede il dosaggio dei farmaci nella contingenza del quotidiano? «I ragazzi che partecipano a lungo al trekking sono persone che prendono una quantità molto bassa di farmaci – dice il medico – i prodotti chimici in misura massiccia cancellano i sintomi ma anche la persone, però possono essere utilizzati per ridurre l'ansia, in questo modo aprono una porta per fare altro». Il dottor Coni allarga il discorso. «Chi finanzia le Università è portatore di interessi molto forti che si fondano sul dio denaro, come dice Papa Francesco. Il trekking come terapia alternativa, al contrario, è portatore dell'interesse nettamente più vero e fondamentale: la salute dei pazienti, non delle case farmaceutiche». I dodici ragazzi -Ketty Aru, Enrico Buesca, Giancarlo Fonnesu, Giovanni Maresu, Massimiliano Mocci, Corrado Pinna, Efisio Porta, Giacomo Porta, Simone Porta, Alessio Ortu, Massimiliano Saiu e Marco Francesco Simbula- nell'epigrafe del libro hanno scritto fra l'altro: «I sogni sono la forza della vita umana. Spesso i nostri sogni sono più grandi di noi e allora ci appaiono come irraggiungibili. Spesso arriviamo ad abbandonare i nostri sogni, perdendo così la voglia di vivere. Possiamo però, nella nostra solitudine, accorgerci della solitudine degli altri, avvicinarci e sentirci meno soli. I nostri sogni allora non sembreranno così irraggiungibili, così grandi: possiamo essere grandi davanti ai nostri sogni. I sogni diventano allora obiettivi: obiettivi in cui credere, obiettivi da raggiungere. Possiamo vivere non per dei semplici sogni ma per obiettivi concreti da raggiungere, possiamo credere nei nostri obiettivi, possiamo vivere». Si va avanti. Spiega ulteriormente Alessandro Coni: «Il nostro è un progetto sempre in fieri, il gruppo dei pazienti che ha iniziato sette anni fa ormai ha finito il percorso, tutti si sono reinseriti e d'ora in avanti parteciperanno ai nostri incontri come accompagnatori». Questa è una forma di terapia progettata per pazienti con patologie gravi. «Una terapia eroica, con il coraggio giusto per combattere i fantasmi», incalza Alessandro Coni. «A un certo punto i pazienti arrivano a una condizione nella quale possono affrontare la vita, iniziando dalla loro riacquisita umanità. Non sarebbero arrivati a questo punto se non avessero fatto ciò che hanno fatto. Dal mondo della follia è arrivato un contributo di crescita. Tutti siamo nella stessa barca, o affondiamo o ci salviamo tutti. Quando la follia è stata esclusa sono successe cose terribili: i folli sono stati massacrati o messi nei manicomi. L'omicidio può essere anche quello sociale. O farmacologico, qualche volta». Tace, a questo punto, il dottor Coni. È emozionato, comprensibilmente: ora sa che per i suoi ragazzi è scoccata l'ora giusta per smettere di piangere soli nel buio.

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