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12/08/16

Con lo chef Bottura il Parmigiano Reggiano servito ai poveri di Rio ., Irma testa prima pugile italiana a salire sul ring delle Olimpiadi . Anna Korakaki festeggia con i rifugiati e non con la crema dello sport

Irma Testa, la prima pugile italiana a salire sul ring delle Olimpiadi - via La Città di Salerno http://bit.ly/2aRjr9J


Con lo chef Bottura il Parmigiano Reggiano servito ai poveri di Rio

Il cuoco stellato tramite “Food for Soul” e Gastromotiva ha aperto “RefettoRio”, dove serve pasti gratuiti ai più bisognosi durante le Olimpiadi e le Paralimpiadi recuperando le eccedenze prodotte dal villaggio olimpico



REGGIO EMILIA. Dopo il buon esito dell'esperienza vissuta all'Expo di Milano con il Refettorio Ambrosiano (un teatro alla periferia di Milano trasformato in mensa per i poveri), il Consorzio del Parmigiano Reggiano sosterrà il nuovo progetto solidaristico e culturale che lo chef Massimo Bottura (titolare di quell’“Osteria Francescana” definito il miglior ristorante del mondo) realizzerà a Rio in occasione delle imminenti Olimpiadi.


Grazie alla collaborazione tra “Food for Soul” (l'Associazione non-profit fondata dallo stesso Bottura per incoraggiare comunità e persone a combattere lo spreco alimentare) e Gastromotiva (organizzazione non-profit nata dallo chef David Hertz per promuovere integrazione sociale attraverso il cibo), il 9 agosto, infatti, ha aperto i battenti il “RefettoRio”, struttura nella quale saranno serviti pasti gratuiti ai più bisognosi durante l'intero periodo delle Olimpiadi e della Paralimpiadi, recuperando ed utilizzando le eccedenze prodotte dal villaggio olimpico.


«Sosteniamo questa iniziativa con una specifica donazione - sottolinea il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Alessandro Bezzi - perché condividiamo i valori etici e culturali che stanno alla base del progetto e ci auguriamo che si possa ripetere la positiva esperienza vissuta in occasione di Expo con il Refettorio Ambrosiano, che è ancora attivo per 5 giorni a settimana e, grazie alla Caritas, serve pasti ai senzatetto. La forte connotazione solidaristica e la prossimità ai più bisognosi - spiega Bezzi - è la prima ragione della nostra adesione alle proposte di “Food for Soul” e al “RefettoRio” che sarà aperto in Rua da Lapa 108 a Rio, ma ad essa si unisce il valore di un’esperienza finalizzata a educare ad evitare gli sprechi, al rispetto profondo del cibo, della natura, dell'ambiente in cui si generano le risorse fondamentali per l'uomo e a mantenere sempre un rapporto
da  FAO Newsroom @FAOnews
sostenibile fra produzione e territorio».
L’esperienza va quindi ben oltre il semplice marketing, vista la finalità sociale, ritenuto un valore per i produttori del re dei formaggi.
«Un insieme di valori - aggiunge Bezzi - che connotano da oltre 900 anni il lavoro dei nostri produttori e la loro cultura, che si traduce in un prodotto straordinario che sarà sempre presente sulle tavole del “RefettoRio”. A preparare i pasti a Rio, così come era accaduto a Milano, saranno alcuni dei più grandi chef del mondo (furono 65 in occasione di Expo), coinvolti da Massimo Bottura in un progetto che promuove la dignità umana opponendosi anche allo spreco alimentare».
















da 
LEI E' LA MIA PREFERITA
Lei è la mia preferita, si chiama Anna Korakaki, ha vent'anni ed è greca.
In queste Olimpiadi ha vinto l'oro, poi ha preso un aereo ed è... tornata a casa. Anna non ha sfruttato gli ingressi gratuiti alle gare, non ha goduto del villaggio olimpico che di notte si trasforma in una festa, Anna non è andata alle feste per vip a Rio de Janeiro. Tutte cose legittime, tra l'altro, e sicuramente divertenti.
Anna ha deciso di volare in Grecia, a Drama, il paese in cui è nata, subito dopo la sua gara, per festeggiare l'oro insieme ai rifugiati della penisola.
Perché è divertente ridere fino ad avere il mal di pancia, ubriacarsi fino a decidere di ballare sul cubo, mangiare la pizza, fare l'amore e il lavoro che si ama. Però c'è anche chi sente la necessità, ma soprattutto il gusto, di sfruttare gli spazi della propria visibilità e del proprio lavoro per dare respiro agli ultimi della Terra. Raccontando le loro storie e facendosene così anche un po' carico.
Lei è la mia preferita, si chiama Anna Korakaki e ha capito che la vittoria più bella è quella condivisa.

25/06/15

Kepurp, arriva la variante napoletana del kebab: il polpo diventa street food made in Napoli

    canzoni suggerite

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Questa news dimostra di come l'identità pura o chiusa sia impossibile in culo ai cultori dell'identità' chiusa . L'unica strada come ho già detto nel post precedente ( vedere l'url sopra ) ed un antidoto al razzismo ed xenofobia e nazionalismi easperati dall'identità chiusa . Ma anche al buonismo d'accatto che annulla   \  cancella le  differenze e le diversità creando omologazione o pensiero unico  .  Infatti Napoli ( ma  potrebbe   essere  anche qualunque  altra  parte della nostra penisola  visto    l'altro grado   di  contaminazione  etnica  e  culturale   che   avuto la nostra  storia )     conserva sempre l'identità culturale per questo resta buon esempio di interazione multiculturale. Nello scambio le radici, nella memoria le tradizioni...



da  http://www.vesuviolive.it/ del 22 giugno 2015


Kepurp

Ciro Salatiello, cuoco ufficiale del Napoli Calcio, nel suo ultimo libro di ricette, dal titolo “In cucina con Ciro Salatiello, dalla prima colazione al dessert”, per Edizioni Pironti, presenta un piatto del tutto innovativo, il Kepurp. Si tratta di un kebab di polipo, da cui appunto il nome, visto che in dialetto napoletano viene chiamato “purp”.Una ricetta molto semplice e diffusa in quanto non è altro che insalata di polpo pressata ed in forma cilindrica ma molto originale, soprattutto nel nome!Salatiello, durante la presentazione del libro ha deliziato i propri invitati con il kepurp, ideale come antipasto o per un aperitivo di mare, riscontrando, ovviamente, un notevole successo!



Cercando ulteriori news su tale cosa ho trovato questo articolo de il fatto quotidiano del 25\6\20015

Non più il solito Kebab turco. Da oggi si potrà degustare il kepurp, ovvero un rotolo di polpo (Foto). La ricetta è di Ciro Salatiello, il cuoco ufficiale del Napoli Calcio. Lo street food diventa simbolo di contaminazione tra culture gastronomiche diverse e si arricchisce di questa ‘variante di mare’.
La ricetta del Kepurp si può trovare nel libro dello chef partenopeo “In cucina con Ciro Salatiello, dalla prima colazione al dessert”. Ma come si prepara la pietanza? Basta fare la classica insalata di polpo condita con insalata e limone, per poi servirla nella forma cilindrica tipica del Kebab.

10/02/15

Home-Restaurant mania: cosa sono, come aprirne uno in casa, dove trovarne

da http://www.eticamente.net

home-restaurant

Gli Home-Restaurant, ristoranti da aprire in casa propria

Aprire un ristorante in casa si può? A quanto pare sì.
In tempi di crisi come questi, dove si da’ spazio alla fantasia per arrotondare i propri guadagni e arrivare a fine mese, ecco che sta prendendo sempre più piede un tipo di attività che conta di diventare un vero e proprio business.
Si chiamano Home-Restaurant e sono dei veri e propri ristoranti che ognuno può aprire in casa propria.
Qualcosa di diverso dai Guerrilla Restaurant, dei “ristoranti-evento” clandestini che generalmente trovano ospitalità in strutture di ripiego e con una durata limitata.
In questo caso, invece, gli Home-Restaurant sono dei ristoranti gestiti in casa dai proprietari e aperti ad amici ed estranei.
Un’occasione unica e imperdibile per tutti quei turisti desiderosi di scoprire dal vivo gusti e abitudini delle città che li ospitano: con gli Home-Restaurant, infatti, la cucina non è semplicemente casareccia, ma “casalinga”.
Ovviamente gli ospiti contribuiscono alla spesa, ma con una soluzione del genere il cliente non solo risparmia in denaro, rispetto ad una comune trattoria, ma ha anche la possibilità di godere di un ottimo clima familiare.

Come aprire un Home-Restaurant, quali regole seguire ed eventuali spese

home-restaurantDa un punto di vista burocratico, se tutto si svolge all’interno delle quattro mura domestiche, non si richiedono grandi spese. E’ infatti possibile svolgere attività lavorativa occasionale, senza partita Iva, fino ad un massimo lordo di 5.000 euro annui, soglia di esenzione dall’obbligo contributivo. E non c’è la necessità di fare una dichiarazione (articolo 1 comma 100 della Legge Finanziaria 2008 n.244, che regola il lavoro domestico).
Sul reddito generato, non superiore ai 30.000 euro annui, è previsto il regime agevolato dei minimi.
Non serve autorizzazione sanitaria, anche se è preferibile munirsi di un attestato sulla sicurezza alimentare.
Insomma, non si tratta di una vera e propria attività commerciale in senso stretto, ma può servire a racimolare dei guadagni che arrotondano i propri stipendi.
Servono dunque un po’ di spazio in casa e la passione per la cucina, la vera protagonista.
Non solo: tra gli “ingredienti” è richiesta anche una buona dose di ospitalità, per far sentire l’ospite a proprio agio e fargli respirare un clima familiare, e per fargli conoscere le curiosità del luogo visitato e, perchè no, dei piatti appena serviti a tavola.
Si tratta di un fenomeno ormai in espansione, ma in Italia e nel resto d’Europa è già affermato da tempo.
Sul web esistono molte piattaforme dedicate all’Home-Restaurant: attraverso social network o siti pre-costituiti si effettua la prenotazione e si contribuisce alla spesa. E il gioco è fatto.

Qualche esempio italiano di Home-Restaurant

home-restaurant-michele-e-danielaROMA. Michele è un giornalista. Daniela è una imprenditrice nel settore turistico. Entrambi sono nati, vissuti e cresciuti a Roma. In comune, oltre a due figli , hanno una grande passione per la cucina. Lui si esalta quando si trova davanti ad un barbeque rovente. Daniela invece è bravissima quando si tratta di preparare i piatti della tradizione italiana e romana.
Amano organizzare cene e pranzi per amici e conoscenti e siccome il loro appartamento ha un ampio terrazzo, una bellissima veranda e un salone molto accogliente hanno deciso di aprire le porte di casa loro a tutti con il sogno di condivere momenti di spensieratezza uniti alla buona cucina. di fatto, organizzato un “HomeRestaurant” ovvero un ristorate dentro casa. L’atmosfera, la cucina, i prezzi e i ritmi sono familiari, lontani anni luce da un ristorante tradizionale.
I turisti apprezzano l’HomeRestaurant di Michele e Daniela perchè si immergono nei ritmi, nelle usanze e nella cultura romana, i romani tornano a trovarli perchè trovano un ambiente familiare, dove tutto è slow e preparato con amore. Tutti trovano due ingredienti di difficile reperibilità: l’amore per le proprie tradizioni e la passione che mettono ai fornelli.
L’Home-Restaurant di Michele e Daniela si trova in Via Messina 31, una traversa di via Nomentana, a 50 metri da Porta Pia. Potete chiamarli al numero 3388526556, inviare un sms al numero 3289551503 o contattarli su Facebook. Disponibile, inoltre, anche un sito web con tutte le informazioni utili.
elle-cuisineCOMO. I padroni di casa, in questo caso, sono Luca ed Elle, due appassionati di cucina. Tra le loro specialità: cucina Thai, dai ravioli ripieni di gamberi al riso fritto, pollo avvolto in foglie di pandan, fish soup, insalata di papaya, melone intagliato e quant’altro.
Tutte le informazioni utili potete trovarle sulla loro pagina Facebook e consultando il loro sito web con le principali pietanze.
MILANO. Melissa e Lele aprono le porte nel proprio Ma’ Hidden Kitcken Supper Club (max 10 persone).
Spesso ai fornelli c’è lo chef Andrea Sposini che organizza per gli ospiti anche market tour e lezioni di cucina.
Il menù cambia di sera in sera e in base a quello anche il contributo richiesto per la spesa in forma di donazione.
Il piatto forte di Melissa (che adora fare la pasta in casa) sono le tagliatelle al cacao con crema di blue cheese e pinoli tostati oppure i ravioli all’ “anormal” con ripieno di melanzane.
Fra i piatti in menù, però, ci sono anche filetto di maiale bardato al vino rosso, spinaci e peperoni al forno, miniburger di trota con asparagi e pomodoro fritto, mousse di fondente al tabacco toscano Kentucky, e quant’altro.
Tutte le informazioni utili potete trovarle sulla loro pagina Facebook e consultando il loro sito web.

Community e piattaforme social legate al mondo degli Home-Restaurant

Esistono poi delle piattaforme volte a promuovere cene, eventi e ristoranti locali. Ve ne segnaliamo qualcuna:
home-restaurant2
• Ceneromane: www.ceneromane.com. Per prenotare una serata alternativa fra le mura domestiche della capitale romana.
• Gnammo: gnammo.com. Per scoprire gli Home-Restaurant d’Italia, ma anche ristoranti, eventi, cene, menu a buffet e quant’altr0.
• Home Food: www.homefood.it. Le “Cesarine” d’Italia vi aprono la loro casa, per offrirvi piatti tipici, ingredienti genuini, ospitalità autentica. Potete scegliere tra i percorsi gastronomici in calendario o richiedere la disponibilità in una data a vostra scelta, per gustare il vero cibo tradizionale italiano.
• SoulFood: www.thesoulfood.it. Un progetto multidisciplinare, nato da un’idea di Don Pasta e realizzato insieme a Terreni Fertili, attorno alle dimensioni ambientali, sociali e culturali del cibo.
• New Gusto: newgusto.com. Una piattaforma che si rivolge soprattutto ai turisti per favorire scambi culturali attraverso il cibo.             

Daniela Bella                                                                                      


06/05/12

PIATTI POVERI O VEGETARIANI O, SE VOLETE, ANCHE VEGANI: I "FUSCIUTI" O "SCAPPATI"



SOLO VERDURE E CONDIMENTI.
IL RICORDO DELLA CARNE O DEL PESCE PER I POVERI DI UNA VOLTA, LUSSO CHE SI POTEVANO PERMETTERE SOLO NEI PRANZI DELLE GRANDI FESTE.

E' risaputo che alla base di ogni scelta ci sono sempre motivazioni personali e oggettive molto valide e profonde. Normalmente i fattori determinanti sono di natura economica, culturale, ambientale, sociale e territoriale. Favoriscono o condizionano notevolmente le nostre scelte di vita. Nell'alimentazione, molto spesso, tali scelte sono fatte combinando i vari fattori fra loro secondo il gusto e la propria personalità. Predominanti e più frequenti sono quelli economici, e di ordine medico a cui si aggiungono quelli culturali (essere vegetariani o vegani) e religiosi. 
La fame però è sempre stato il primo flagello dell'umanità.
In questo frammento del film "Miseria e Nobiltà", ma è implicito dire che come esempio non è unico, la fame è la vera protagonista.
Lo sappiamo , anche gli italiani hanno sopportato la fame, ma hanno sempre escogitato rimedi per affievolirla.
In tutte le famiglie le graduatorie dei beni e dei bisogni, le classiche dell' economia politica, erano, e lo sono ancora,la pista per la antica danza della sopravvivenza: quadrare il bilancio familiare.
Adam Smith era sconosciuto alle nostre mamme o nonne e alle donne dei secoli passati, ma tutte erano abili economiste.
Vigeva l'ARTE DELL'ARRANGIARSI basata sul principio che "L'APPETITO AGUZZA L'INGEGNO" per "spendere poco e non scontentare nessuno".
Si è talmente consolidato tale modo di risparmiare che la cucina povera non è passata mai di moda.
La coltura scientifica ci è venuta in aiuto, e sapere che troppe proteine di origine animale sono dannosissime, ha dato anche una mano a riequilibrare il bilancio, la salute e l'ambiente.

Considerando che il gradimento dei cibi è anche legato a fattori emozionali affettivi, cioè ai luoghi e ai momenti importanti della nostra vita, sono stati esaltati odori e spezie caratterizzanti le rinomate pietanze. 
Infatti, tutti abbiamo un odore un sapore che ci guida nelle scelte e ci conduce ai momenti vissuti piacevolmente. Li ritroviamo nella memoria tra i nostri ricordi, insieme alle sensazioni che ormai sono indelebili dentro di noi. Proust ce lo insegna.
Quindi i"fusciuti" o "scappati" presenti nella cucina di tutta la Penisola con i loro odori o sapori sembrano essere delle vere e proprie "madeleine" che ricordavano le golosità e l'opulenza della festa alle generazioni passate e magari anche a noi, luoghi o persone.
Se non possiamo permetterci l'alimento base, ci possiamo accontentare dei condimenti e delle spezie che caratterizzano il piatto. Questo è il principio base dei "fusciuti".
Vi assicuro sono vere pietanze d'eccellenza, molto gustose, facili da preparare ed economiche al massimo!
Tutti piatti presenti in tutte le tradizioni culinarie italiane, semplicissimi e tutti con l'aggettivo scappato o fuggito. A scappare è sempre la carne, il pesce o meglio ancora il baccalà.

Vi do i link dove potrete trovare alcune delle ricette più facili, non vi risparmierò qualche suggerimento, o variante.


Qui c'è la ricetta de "lu pecurieddu scappatu" come si può facilmente capire "l'agnello scappato" in cui della originale pietanza sono rimaste le patate con tutti gli altri ingredienti.Vi consiglio di usare le patate novelle e le cipolle novelle bianche e schiacciate, affettatele molto fini. Aggiungete anche una spolveratina leggera di timo o origano. Se potete, e se volete, procuratevi dell'ottimo formaggio pecorino, grattugiatelo e mescolatelo con la mollica di pane; è proprio quello che darà carattere al piatto. Per i vegani, se eliminate il formaggio abbondate in briciole di pane tostato con l'origano o il timo, sarà anche molto buono.

Questa è la versione vegana, è un po' diversa dalla nostra ricetta povera, ma potrete provarla, sembra molto appetitosa. In questo link ci sono due ricette, quella de "l'agnello scappato", è tipicamente vegana; l'altra è molto tradizionale.





RAGU' SCAPPATO O FINTO RAGU' trovate la ricetta del ragù di magro:altra ricetta tradizionale povera. E' IL SUGO DIETETICO RACCOMANDATO NELLE DIETE PERCHE' PRIVO DI PURINE.
Qui nella ricetto ci mette il dado da brodo che io non metto perchè mi sembra inutile. Non arricchisce molto, ma se volete potete sempre provare , no?

26/05/08

origine di uno stereotipo sulle donne e i fornelli

N.b
prima  d'iniziare  il post  d'oggi ci tengo a precisare che  il titolo del post  d'oggi  è un satirico  ed ironico ed intende prendersi gioco  dei luoghi comunai  e degli stereotipi  culturali e sociali ormai jurassici  ma che ancora resistono. Questa precisazione  è dovuta  al  fatto  che ogni volta  che faccio un titolo ironico o una  battuta  la maggior parte della gente ( salvo pochi   )  compresi  a volte  i genitori e miei amici più cari  ,  mi  prendono sul  serio, dimenticando  o non sapendo o per  causa loro o causa del sistema scolastico che   la  cultura  e la letteratura italiana  è [ era ]   ricchissima d'ironia  e di satira   .

Dopo questa precisazione ( spero di non doverci più ritornare  )  veniamo al post  in questione

Come tutti i mestieri di successo anche quello di chef è declinato al maschile. L’Italia non fa eccezione ma può vantare la pattuglia di cuoche pluri stellate più folta d’Europa. Ora due libri raccontano le storie di volontà e sacrificio
di chi è riuscita a rompere con la catena di montaggio alimentare casalinga
e a tradurre il suo talento in piatti griffati

dall'ultimo inserto la domenica del quotidiano  repubblica

LICIA GRANELLO
«Quando la gastronomia sarà una religione, con il suo calendario, i suoi santi e i suoi confessori le sue vergini e i suoi martiri, la Mère Fillioux sarà canonizzata e diventerà una delle patrone della cucina francese». Scriveva così, adorante e mistico, monsieur Curnonsky — alias Maurice-Edmond Sailland — principe dei gastronomi francesi negli anni Trenta. Oggetto di tanta devozione, Francoise Fayolle sposata Filloux, una de “Le Mères”, le Madri della cucina francese, piccolo gruppo di indomabili donne dei fornelli che a cavallo tra le due guerre riscattarono generazioni di cuoche silenziose e dimenticate, conquistando il Gotha dell’haute cuisine internazionale a colpi di Tre Stelle Michelin. Solo pochi mesi fa, Anne Sophie Pic è riuscita a rinverdirne i fasti, conquistando la terza stella e il titolo di migliore chef di Francia.
Due libri e un pranzo di piazza celebrano in questi giorni gli splendori dell’alta cucina al femminile, movimento a lungo trascurato e misconosciuto in nome di una superiorità maschile tradotta in premi, stelle e classifiche gourmand. Da una parte, Le cuoche che avrei voluto diventare, (Roberta Corradin
Enaudi
all’altra Eugénie Brazier e le altre, di Alessandra Meldolesi 
Le Lettere.
In entrambi i casi, scrittrici-gourmand e cuoche provette pronte a riannodare il filo con le radici del proprio savoir-faire: ovvero dire,fare, raccontare cucina e dintorni. «Gli uomini sono dei geni, ma noi siamo la storia», ama ricordare
Nadia Santini, chef tristellata da una dozzina d’anni, considerata la più grande cuoca italiana. Non è la sola, se è vero che, unico caso al mondo, la guida Michelin attribuisce il massimo dei giudizi possibili a ben tre donne dello stesso Paese (Annie Feolde, pur nata in Costa Azzurra, vive a Firenze da oltre trent’anni). A loro, vanno aggiunte altre tre super-cuoche con due stelle Michelin: come dire che in nessun altro posto la cucina femminile viene riconosciuta, apprezzata, amata come da noi.
Eppure, quando si parla di cucina d’autore, facce, nomi e indirizzi sono tutti declinati al maschile. «Questione di fatica, di orari, di sacrifici», sostengono i critici gastronomici (uomini), svelando solo una parte di verità. Perché le donne cucinano da sempre, coniugando come possono il meglio e il peggio della quotidianità alimentare, dalla necessità di variare i menù ai pochi soldi con cui realizzarli, accontentando bimbi svogliati e adolescenti a dieta, mariti ipertesi e anziani diabetici. Così, nella maggior parte dei casi, le donne lasciano il palcoscenico all’artista di turno, ritagliandosi ruoli esterni al cono di luce della celebrità, diventando sous-chef,executive, capi brigata. In quanto alle nostre Magnifiche Sei Pluristellate, le loro storie sono storie di straordinaria volontà: spose con mariti eredi di trattorie e locali, supportate da suocere disposte a passare i loro saperi, assemblando amore, passione lavorativa e vita famigliare.
Ma le più giovani non ci stanno. Rivendicano una professionalità svincolata dal passaporto matrimoniale. Vogliono essere cuoche come sarebbero medici, insegnanti, avvocate, artigiane. Se nonavete tempo e modo di fermarvi in uno dei tanti indirizzi di alta cucina femmina sparsi per l’Italia, regalatevi una sera a teatro a Bologna. A luglio, dopo uno degli appuntamenti che fanno ricco il cartellone dell’Arena del Sole, potrete godervi una meravigliosa cena nel chiostro annesso, curata dagli chef stellati dell’Emilia Romagna.Scoprirete il talento di Aurora Mazzucchelli, stella Michelin a Sasso Marconi: giovane, sveglia, bravissima. Perfino senza avere un marito accanto.


TRE STELLE MICHELIN (Italia)


Annie Feolde
ENOTECA PINCHIORRI
Via Ghibellina 87
Tel. 055-242757
Firenze




Nadia Santini
DAL PESCATORE
Località Runate
Tel. 0376-723001
Canneto sull’Oglio (Mantova)







per le altre protagoniste andate su repubblica e alla pag 15 e 16 del pdf troverete le altre foto

origine dello stereotipo le donne devono riomanere a casa a cucinare

Come tutti i mestieri di successo anche quello di chef è declinatoal maschile. L’Italia non fa eccezione ma può vantare la pattuglia di cuoche pluristellate
più folta d’Europa. Ora due libri raccontano le storie di volontà e sacrificio
di chi è riuscita a rompere con la catena di montaggio alimentare casalinga
e a tradurre il suo talento in piatti griffati

dall'ultimo inserto la domenica di repubblica

LICIA GRANELLO
«Quando la gastronomia sarà una religione, con il suo calendario, i suoi santi e i suoi confessori le sue vergini e i suoi martiri, la Mère Fillioux sarà canonizzata e diventerà una delle patrone della cucina francese». Scriveva così, adorante e mistico, monsieur Curnonsky — alias Maurice-Edmond Sailland — principe dei gastronomi francesi negli anni Trenta. Oggetto di tanta devozione, Francoise Fayolle sposata Filloux, una de “Le Mères”, le Madri della cucina francese, piccolo gruppo di indomabili donne dei fornelli che a cavallo tra le due guerre riscattarono generazioni di cuoche silenziose e dimenticate, conquistando il Gotha dell’haute cuisine internazionale a colpi di Tre Stelle Michelin. Solo pochi mesi fa, Anne Sophie Pic è riuscita a rinverdirne i fasti, conquistando la terza stella e il titolo di migliore chef di Francia.
Due libri e un pranzo di piazza celebrano in questi giorni gli splendori dell’alta cucina al femminile, movimento a lungo trascurato e misconosciuto in nome di una superiorità maschile tradotta in premi, stelle e classifiche gourmand. Da una parte, Le cuoche che avrei voluto diventare, di Roberta Corradin (Einaudi); dall’altra Eugénie Brazier e le altre, scritto da Alessandra Meldolesi per Le Lettere. In
entrambi i casi, scrittrici-gourmand e cuoche provette pronte a riannodare il filo con le radici del proprio savoir-faire: ovvero dire,fare, raccontare cucina e dintorni. «Gli uomini sono dei geni, ma noi siamo la storia», ama ricordare
Nadia Santini, chef tristellata da una dozzina d’anni, considerata la più grande cuoca italiana. Non è la sola, se è vero che, unico caso al mondo, la guida Michelin attribuisce il massimo dei giudizi possibilia ben tre donne dello stesso Paese (Annie Feolde, pur nata in CostaAzzurra, vive a Firenze da oltre trent’anni). A loro, vanno aggiunte altre tre super-cuoche con due stelle Michelin: come dire che in nessun altro posto la cucina femminile viene riconosciuta, apprezzata, amata come da noi.
Eppure, quando si parla di cucina d’autore, facce, nomi e indirizzi sono tutti declinati al maschile. «Questione di fatica, di orari, di sacrifici», sostengono i critici gastronomici (uomini), svelando solo una parte di verità. Perché le donne cucinano da sempre, coniugando come possono il meglio e il peggio della quotidianità alimentare, dalla necessità di variare i menù ai pochi soldi con cui realizzarli, accontentando bimbi svogliati e adolescenti a dieta, mariti ipertesi e anziani diabetici. Così, nella maggior parte dei casi, le donne lasciano il palcoscenico all’artista di turno, ritagliandosi ruoli esterni al cono di luce della celebrità, diventando sous-chef,executive, capi brigata. In quanto alle nostre Magnifiche Sei Pluristellate, le loro storie sono storie di straordinaria volontà: spose con mariti eredi di trattorie e locali, supportate da suocere disposte a passare i loro saperi, assemblando amore, passione lavorativa e vita famigliare.
Ma le più giovani non ci stanno. Rivendicano una professionalità svincolata dal passaporto matrimoniale. Vogliono essere cuoche come sarebbero medici, insegnanti, avvocate, artigiane. Se nonavete tempo e modo di fermarvi in uno dei tanti indirizzi di alta cucina femmina sparsi per l’Italia, regalatevi una sera a teatro a Bologna. A luglio, dopo uno degli appuntamenti che fanno ricco il cartellone dell’Arena del Sole, potrete godervi una meravigliosa cena nel chiostro annesso, curata dagli chef stellati dell’Emilia Romagna.Scoprirete il talento di Aurora Mazzucchelli, stella Michelin a Sasso Marconi: giovane, sveglia, bravissima. Perfino senza avere un marito accanto.

TRE STELLE MICHELIN (Italia)

Nadia Santini
DAL PESCATORE
Località Runate
Tel. 0376-723001
Canneto sull’Oglio (Mantova)







Annie Feolde
ENOTECA PINCHIORRI
Via Ghibellina 87
Tel. 055-242757
Firenze





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