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22/04/13

A 17 anni ferisce il padre per una ricarica telefonica Ghilarza. L’uomo ha negato 10 euro alla figlia, all’ennesimo rifiuto lei ha cercato di colpirlo con un coltello di cucina, ferendolo a una mano

lo so che   quello che riporto sotto  è un semplice fatto di cronaca , ma dimostra come le nuove tecnologie e la crisi sia anche sociale e non solo economica . Parlo per esperienza personale , anche se non sono mai arrivato a situazioni del genere , rubacchiavo in famiglia fino ai 22\3 anni . E quindi capisco io disagio dell'adolescente e l'impotenza della famiglia incapace di fare un grande gesto cioè quello di :spaccargli il telefono davanti agli occhi ! o quanto meno educarla ad il risparmio ed ad un uso critico e ragionato del mezzo di comunicazione ovvero il cellulare


 unione sarda  22\4\2013
di Elia Sanna
GHILARZA                                                                                                                         Il padre le avrebbe rifiutato i soldi per una ricarica del cellulare e lei ha tentato di accoltellarlo. L’uomo è rimasto ferito ad una mano mentre cercava di evitare i fendenti della figlia. La ragazza, una minorenne, di 17 anni, è stata trasferita in una casa protetta in attesa delle decisioni del giudice del tribunale per i minori di Cagliari. L’uomo è stato invece medicato e dimesso dall’ospedale Delogu, con una prognosi di pochi giorni di cure. Il grave episodio si è verificato sabato pomeriggio in una casa del centro storico. Secondo quanto è stato accertato dai carabinieri della Compagnia di Ghilarza, coordinati dal capitano Alfonso Musumeci, una telefonata al centralino della caserma, che annunciava un tentato omicidio, ha fatto scattare l’immediato intervento di una delle pattuglie in servizio.Quando i militari sono riusciti ad entrare nella abitazione hanno trovato l’uomo ferito e la ragazza con il coltello ancora tra le mani: entrambi erano sporchi di sangue, chiaro segno della colluttazione che, solo per la tempestiva reazione del genitore, non è finita in tragedia. L’uomo ferito dalla lama del coltello alla mano destra con la quale ha bloccato l’arma, è stato accompagnato al pronto soccorso dell’ospedale di Ghilarza. La ragazza è stata invece trasferita in caserma per gli accertamenti di legge.Le dichiarazioni rilasciate a verbale ai militari da parte del padre e della figlia hanno permesso successivamente di ricostruire il gravissimo episodio. La minorenne avrebbe sollecitato più volte il padre perchè pretendeva 10 euro per poter ricaricare il proprio cellulare. All’ennesimo rifiuto la ragazza ha reagito violentemente e dopo aver impugnato un coltello da cucina ha minacciato il genitore. Sono stati momenti concitati quando la ragazza – sempre secondo la ricostruzione fatta dai carabinieri – avrebbe tentato più volte di colpirlo. Il padre per evitare la lama si è ferito più volte alla mano destra.Al termine degli accertamenti i carabinieri hanno denunciato la minorenne per lesioni e minacce aggravate ed è stata temporaneamente trasferita in una casa protetta.



 


24/07/09

Incendi in Sardegna

L'argomento del post d'oggi avrebbe dovuto essere un altro , ma lo riproporrò prossiamente , ma le news sui fuochi ( sotto il  telegiornale sardo di videolina  d'ieri ) 





e gli incubi notturni che ne sono derivati mi hanno riportato alla mente quello ( di curraggia nella mia cittadina ) e a quell'anno che fu da quel poco che ricordo ( elicotteri e aerei quotidiani ) terribile per tutta la sardegna  come dimostra  il video soto riportato 
IMMMAGINI CRUDE ED AD ALTO IMPATTO EMOTIVO




si tratta del trailler \ promo del documentario CURRAGGIA una ferita ancora aperta di Gianluca medas presentato a tempio 28\7\2007 da L'ASS.FOR. ONLUS (Associa
zione dei Forestali della Sardegna http://www.28luglio.eu da cui  è tratta la locandoina qui a sinistra   ) che organizza l'attività del progetto INTERREG III C OCR Incendi sottoprogetto "Sensibilizzazione degli scolari e del grande pubblico",la Prima giornata europea di sensibilizzazione contro gli incendi boschivi. dagli incendi d'ieri sembra che la lezione del 1983 non sia servita a niente . Pproprio ora  iniziano  a  sgorgare le  lacrime  agli occhi  ripensando  a  quei giorni di lutto e dolore soprattuto per delle morti i che , qesto da quello che mi hanno raccontato la gente vedendo il pericolo e i blocchi stradali si sono voluti a tutti i costi avvicinaare chi in buona fede per aiutate chi per per curiosare .., se  il comune  allora  come oggi  pulissse bene  ( invece di limitarsi solo alla zona del monumento  \  cippo  dedicatoaai caduti  )   tutta la panoramica e  la  gente  la smetta  di fare l'indiferrenziata  a c...o  e  i vigili controllino meglio e multino   gettando  plastica   e  carta  e altre materie  pericolose in tale  luogo  . Infatti   ricordo   e ho sentito raccontare da suspertiti  e feriti   \ mutilati  che  l'aria   era irrespirabile perchè  il fuoco  brucio tali materie  , e  che  non si riusci ad  individuare  e  a  soccorrere in tempo le persone  per ui sudetti motivi   . Ricordo  ancora  ( nonostante  avessi  7 anni  all'epoca  , ma certi ricordi rimanggono indelebili  )  :   ciò che vidi   durante  la veglia   a tappe    lungo al panoramica  4 \7 giorni dopo  sul luogo  dell'incedio .,  la nostra   attività quasi interamente distrutta , e senza fondi regionali ( risarcirono solo chi aveva perduto bestiame e non serre ) dovemmo rincominciare da capo ., le  lacrime  e la tristezza dei miei  .,  Le ferite sui corpi  sdei sopravvisuti (  vedere  l'url    della trasmissione di videolina  )  che  vedo   ogni volta   che l'incontro in paese  . .,  gli alberi piantati dale scuoel    verso  ottobre \ novembre    doi quell'anno per  ricordare i amrtiri    e  che ogni  goiornoi   mi ritrovo  quando    vado a correre \  cammianre lungo la panoramica   il racconto  su  tale evento di Simone Olla   che riporto  sotto ( ringrazio  antonella Mu  mia amica  di fb   per  avermelo fatto  riscoprire  ) ., E i ricordi indiretti citati prima  .
 concludo questo post  dedicandolo  a morti   di currraggia  28 luglio 1983 eccone la  storia   dell'evento  tratta     dal sito  più volte  citato  oggi

E' già da diversi giorni che il furore del fuoco sospinto dal maestrale imperversa in varie località della Gallura (Viddalba, Aggius, Trinità d'Agutlu, Aglientu, Luogosanto, Bortigiadas) attaccando la collina di Curraggia a Tempio Pausania. Il bilancio è catastrofico, muoiono: Salvatore Pala, 40 anni, maresciallo del Corpo Forestale; Diego Falchi, 43 anni, maresciallo del Corpo Forestale, Mario Ghisu, 35 anni, operaio forestale; Tonino Manconi, 50 anni ex segretario comunale di Aggius e Bortigiadas; Tonuccio Fara, 36 anni, muratore; Claudio Migali, 37 anni, vigile urbano; Luigi Maisto;24 anni, operaio tessile; Sebastiano Visicale, 32 anni, impiegato; Silvestro Manconi, 44 anni, muratore. Il bilancio finale è disastroso: sugli oltre 18.000 ettari di territorio incenerito si raccoglieranno le salme di 9 uomini, e tra i quindici feriti iniziali che si recheranno in ospedale, 5 di questi riporteranno gravissime ustioni, amputazioni in parti del corpo e traumi psicologici difficilmente riassorbibili. Tra gli eroi di Curraggia ci sono anche loro: AZARA ANTONIO; BISSON VANNI; FORTELEONI ANTONELLO; MARCHESI MARIO; SOTGIU GIUSEPPE.

 per approffondire
IMMMAGINI, PAROLE   CRUDE \ DOIRETTE  ED AD ALTO IMPATTO EMOTIVO

la celebrazione del 2007
 
http://www.28luglio.eu/Menu.php?menu=4322

il  racconto   di Simone Olla

Curraggia 1983
Scritto da Simone Olla
sabato 09 dicembre 2006

Brucia dentro perché è una colpa. Brucia se te ne accorgi, se ricordi il fuoco quando era bianco non ancora imbevuto di sangue. La notte, fuori, porta i segni della morte. Il vento racconta ciò che tutti hanno visto, anche lui complice del massacro. A me invece il compito di scrivere, a me che non ho visto, codardo, chiuso in questa stanza lontana dalle fiamme.
Hanno bussato forte che sentissi le loro grida. Le scale a quattro a quattro per arrivare in fretta sul portone che domina la valle.
«Aiuto, acqua, il fuoco. Aiuto.»
E io chiuso, accovacciato sul letto, le lenzuola fino al collo. La porta suona il grido disperato di chi vede la morte in faccia e le braccia sudano fango mentre si distendono per chiedere aiuto. Morte calda che fa cenere alta e fumo per lacrime che non vogliono cadere. Tossire e bussare a tutte le porte e correre, correre, mentre la pioggia di cenere volteggia nel cielo strisciato di scuro. Bruciano i rami secchi, le foglie cadute, il giallo sparso e i campi incolti che nessuno più degna di attenzione. Non c’è scampo per le vigne grondanti grappoli pieni. Non c’è scampo per lecci e querceti e carrubi che strepitano al suono di ghiande scoppiettanti, ma non è un suono di festa. Brucia la macchia bassa, il mirto e il lentisco e il corbezzolo. Su zinnibiri guarda i secoli che l’hanno attraversato. Il fuoco pieno di sangue galoppa su questa valle aiutato dal vento. Raggiunge gli ovili, e le bestie ingannate non hanno scampo. I pastori si bruciano le mani, hanno frasche sottili irrise dal gigante imbizzarrito.
«Aiuto, acqua, il fuoco. Aiuto.»
I visi rossi di calore tornano a bussare, agitoriu. E le grida disumane banchettano nella fortezza che mi chiudo attorno, alta sopra Curraggia che muore. Scappate! Queste sono fiamme che non perdonano i distratti. Le sirene non bastano, non possono, come un elastico indietreggiano dopo aver liberato acqua che non bagna. Il fuoco vince e galoppa e cinge d’assedio le case. Lecca i muri bianchi con il nero di un pittore crudele.
«Aiuto, acqua, il fuoco. Aiuto.»
Scappate, non è tempo di eroi, gli ultimi sono stati inghiotti, travolti dal destriero infuocato. Nemmeno domani si accorgeranno di voi. Nemmeno domani i giornali canteranno il vostro nome, forse un fiore in questo deserto di cenere. Entrate nelle case, ognuno nella propria, e ricordate quando il fuoco era bianco e non bruciava, quando l’acqua alimentava le sue lingue senza spegnerlo. Entrate nelle case e chiudete le imposte così che non si vedano sui vetri le impronte delle mani bruciate

  alla prossima  con un più allegro

05/04/09

Il 5 aprile anche Retescuole sarà in Piazza Scala



Per noi che facciamo scuola è più facile. La storia e la memoria ci sono compagne; sono arnesi del mestiere.


Conosciamo le persone che l'hanno fatta questa nostra Repubblica, gli uomini e le donne che ce l'hanno lasciata come un´eredità preziosa, sacrificando molto della propria vita negli anni belli della loro gioventù, perché allora quel che contava era fare in modo che l'incubo del fascismo e del nazismo, del razzismo e della violenza contro i deboli non pesasse sul futuro di chi sarebbe venuto dopo.



Per noi e più facile perché il nostro mestiere è educare alla cittadinanza nella scuola della Repubblica e sappiamo che la libertà di pensiero sancita dalla Costituzione trova il suo fermo limite quando sconfina nella proposta di violenza, nel vilipendio e nell'offesa contro altri esseri umani.



Per questo non comprendiamo come il Comune di Milano potrà consentire l´incontro previsto il 5 Aprile nella nostra città di formazioni neonaziste, negazioniste, xenofobe, omofobe e razziste provenienti da tutta l´Europa.



Non sappiamo a cosa stesse pensando il nostro sindaco quel 25aprile del 2006 mentre spingeva la carrozzella del "papà partigiano", ma vorremmo che almeno per mandato istituzionale, se la coerenza le difetta, si facesse oggi interprete, non certo del desiderio di una "parte", ma dei principi fondanti del nostro paese.


In ogni caso domenica 5 aprile saremo davanti a palazzo Marino. Ci saremo per senso di responsabilità , ci saremo pacificamente perché siamo cittadini e cittadine di un comune medaglia d'oro della Resistenza, perché come diceva Primo Levi «Tutti coloro che dimenticano il loro passato, sono condannati a riviverlo».


E invitiamo tutti e tutte voi a fare altrettanto.




Quelli e quelle di Retescuole

12/03/09

In memoriam

Non so come si chiamasse. Il suo nome, forse, era "Lavoratore". O, semmai, ex-lavoratore. Il quarantenne bressese che s'è tolto la vita due giorni fa, dopo esser stato licenziato, ora è una sorta di Milite ignoto. Un ribelle senza causa. Strana cosa il suicidio. Disprezzo, atto di superbia, si sentenzia. Ma ne siamo così certi? Non lo era nemmeno il nostro padre Dante, che pose come guardiano del Purgatorio - la porta aurorale verso l'eterna Vita - il pagano Catone. Sottilissimo, e gracile, è il filo che separa l'orgoglio dal sacrificio.

"Lavoratore" se n'è andato con un secco e definitivo diniego, perché consapevole che il mondo non l'avrebbe mai accettato nella sua integrità d'uomo. Lo voleva numero, macchina, accessorio, merce deperibile.




E, infatti, s'era ritrovato come un sacco vuoto in mezzo a una strada, percosso dalle mareggiate d'una ventosa Quaresima. Aveva vissuto, fino a quel momento? O era stato soltanto costretto a esistere?

Non è stato forse, il suo, il gesto estremo, l'unico paradossalmente, atrocemente possibile, per ritrovarsi unico e irripetuto? Per riacciuffare quella dignità che gli avevano strappato dal bavero l'ultimo giorno che entrava in ufficio?

Un sacrificio, abbiamo scritto. Una sorda e implorante protesta, pure. O non, piuttosto, un assassinio, persino più vile poiché commissionato da quella che, con incauta sventatezza, ci ostiniamo a chiamare società?


Daniela Tuscano

17/02/09

Senza titolo 1276

Prato - I medici pratesi si incontreranno per discutere dell'emergenza clandestini. Giovedì 19 Febbraio presso la  sede dell'Ordine dei Medici  di Prato in Via del Porcellatico 27,  alle ore 2,1 ci sarà un incontro con il Presiente dell'Ordine , Dott. Luigi Biancalani per un confronto sulle disposizioni inerenti la denuncia dei clandestini che accedono alle strutture sanitarie,disposizioni incluse nel recente pacchetto sicurezza.

06/02/09

Senza titolo 1233

FIRENZE - C'E' DEL BUONO IN STENTERELLO" è il titolo dello spettacolo che avrà luogo dal 11 al 15 febbraio presso Palagio di Parte Guelfa del salone Brunelleschi di Firenze. Regia di Alessandro Riccio, curatore del Mese Mediceo. Attori: Silvia Paoli, Lavinia Carrisi, Nicanor Cancellieri, Giuseppe Marchese, Roberto Andrioli e Alessandro Riccio nel ruolo di Stenterello. Tra i tanti personaggi fiorentini di cui nessuno si ricorda più c'è anche Stenterello. Eppure e' stato protagonista delle scene fiorentine per più di un secolo. Per non dimenticare questo tassello di fiorentinità è stato ideato lo spettacolo teatrale "C'è Del Buono in Stenterello" che ripercorre in maniera esilarante ed irresistibile le vicende che hanno portato alla creazione della buffissima maschera fiorentina.Per informazioni e prenotazioni: Info@tedavi98.it,   055/6720205   ,   320/9378077   ,www.tedavi98.it/stenterello.htm


Romilda Marzari


14/12/08

Senza titolo 1097

Prato- Uno spettacolo sul diritto al gioco dei bambini è stato messo in scena presso le scuole elementari "Filzi". "La rivolta dei giocattoli" è il titolo dello spettacolo messo in scena daglin alunni delle classi IV e V, sotto l'attenta regia delle maestre e dei maestri. La sceneggiatura parla di un gruppo di giocattoli che non vogliono più essere comprati dai bambini ricchi e viziati, i quali li usano un giorno e poi li buttano via. Un gruppo di bambini poveri si avvicina al negozio ed incontra Babbo Natale e la Befana che gli danno tanti giochi.  Gli attori in erba, tra l'altro, hanno parlato non solo di diritto al gioco ma anche di diritto allo studio. Che permette loro di avere una vita migliore.


Romilda Marzari

09/11/08

Senza titolo 1020

Anche se con ritardo pubblico quanto mi ha inviato l'amico Piero Canistracci. Fare la mamma e la maetsra porta via molto tempo.


Romilda


Cronaca Regionale
Rifiuti, l’Assessorato regionale all’Industria blocca la realizzazione di un inceneritore nel catanese
il 01 ottobre 2008
L'assessorato regionale all'Industria ha bloccato la realizzazione di una centrale termoelettrica a biomasse a Biancavilla, in provincia di Catania. Lo rende noto l'assessore comunale alla Pubblica Istruzione del comune etneo, Piero Cannistraci del Pdci, sostenendo che "quello che si voleva realizzare era in realtà un inceneritore".
Secondo Cannistraci per "alimentare quella che in realtà una centrale non era, sarebbe stata necessaria una quantità incalcolabile di tonnellate di legname. Avremmo dovuto - prosegue - disboscare l'Etna e forse sarebbe bastato per alimentarla soltanto per un breve periodo". Secondo l’assessore “con la scusa delle biomasse si ottengono i certificati verdi che consentono di attingere ai finanziamenti Cp6, quelli cioè previsti per l'energia alternativa che tale non sarebbe stata in quanto poi in effetti si trattava di un inceneritore che sarebbe stato realizzato a spese della comunità".
http://www.siciliainformazioni.com/giornale/cronacaregionale/30301/rifiuti-lassessorato-regionale-allindustria-blocca-realizzazione-inceneritore-catanese.htm

saluti piero

Senza titolo 1019


  • Gli Incotnri del comitato cittadino di Prato

  •  

  • Martedi 11 Novembre ore 21


Giovani e Famiglia
centro sociale via Tintori
 

  • Lunedi 17 Novembre ore 21:00


Circoscrizione Centro-ASM (su raccolta differenziata)
Cebtro sociale via Tintori
 

  • Giovedi 20 novembre ore 21:15


Municipio Verde
Teatro La Baracca- Casale
 

  • Martedi 25 ore 21


Associazione per la sinistra
centro sociale via Tintori
 

  • Curia


sabato mattina (da calenderizzare)
 

  • Nuovo PSI


Data e Luogo da definirsi.
 
Spero di non essermi dimenticata niente.
Ciao a tutti, Sara
 
 

02/10/08

Il poeta e il presidente - Vendola a Cormano commenta i "Promessi Sposi"

Dopo Lella Costa è toccato a un altro illustre ospite presentare il suo percorso umano e artistico a fianco di Alessandro Manzoni: stiamo parlando di Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia e fra i protagonisti dell'Ottobre Manzoniano, quest'anno dedicato al tema della giustizia.




Nella suggestiva cornice del sagrato di Villa Manzoni, di fronte alla chiesa secentesca, un pubblico numeroso ha sfidato i primi freddi e riscaldato, coi suoi convinti applausi, la rievocazione di Vendola. Il quale, da poeta prima che da politico, e da politico perché poeta, ha saputo irretirlo con la pastosità viscerale della sua sofferta parola. Vendola è uomo di carne e d'istinto, di sole e immediatezza, all'apparenza così distante dalle brume intellettuali del grande lombardo. E invece a lui così sorprendentemente vicino, nel senso della civitas, del cuore della polis che è poi l'umanità intera. Occorre rispolverare - ha introdotto Giorgio Cremagnani di "Diario", cui spettava il compito di moderare l'incontro - Manzoni dalla fissità del monumento, dalla noia dell'obbligo scolastico, dalla cattiva e didascalica lettura che ha scandito, inesorabile, la nostra vita tra i banchi. Ma mentre Cremagnani puntava a cercare legami tra Manzoni e la più immediata attualità, Vendola ha saputo affrontare il discorso con un respiro più ampio; da artista, appunto, e non da uomo delle istituzioni.


I ricordi di Vendola, in fondo, sono i nostri, e certo i miei, che appartengo più o meno alla sua stessa generazione. Sono i ricordi dello sceneggiato di Sandro Bolchi, quando la tv e l'inchiostro si richiamavano reciprocamente: "I mezzi di comunicazione servivano per l'incivilimento del Paese e non erano vettori dell'attuale pornografia unificata", ha esordito Vendola rammentando, inoltre, come a casa sua la lotta alla povertà passava anche dalla lotta contro l'analfabetismo: "Mio padre mi obbligava a imparare Il Cinque Maggio a memoria. Perché povertà non significa solo 'non possedere denaro', ma non aver padronanza della parola". Concetto, quest'ultimo, già caro a don Milani, secondo cui la vera differenza tra un povero e un ricco è che il ricco conosce mille parole, il povero cento.


La lingua è stato quindi il punto di partenza della riflessione vendoliana: quella lingua che può anche raggelarsi e ammutire, quando appunto viene codificata in schemi rigidi come il Manzoni scolastico, per poi essere riagganciata e quasi conquistata, come in un corteggiamento, nella libertà della passione solitaria, nel piacere del libro riscoperto quasi fugacemente.



La lingua è un segno che codifica una società: e anche la giustizia passa dalla lingua. La giustizia inizia dal piano culturale: "Manzoni ha inventato una lingua nuova, dedicando il suo romanzo alle 'genti meccaniche' fino allora ignorate. Non si è occupato di grandi imprese, nobili e cavalieri, che certo sono presenti nel suo romanzo, ma non ne sono mai i veri protagonisti. No, i protagonisti sono due persone comuni, due persone come tante e come tutti". E anche oggi, ha proseguito Vendola, i problemi dei "tanti" sono usciti dal cono di luce dei media: oggi conta il denaro, il possesso, l'apparenza, anche nella politica in senso stretto.

Non solo: si assiste al ritorno d'una semplificazione che, a differenza della semplicità, è intrisa d'un manicheismo gretto e, poiché mitico, estremamente pernicioso. Manzoni è stato esattamente il contrario: cattolico e illuminista, senza escludere né l'uno né l'altro, ed equilibrandone le componenti. Ci sembra che Vendola abbia voluto sottolineare soprattutto l'importanza tra due diverse verità: quella della fede e quella della ragione, entrambe giuste ed entrambe esplicitatesi su piani asimmetrici, ma complementari: "Manzoni condivide i tormenti e le inquietudini d'un credente serio, con le geometrie e i limiti della ragione". Mentre oggi si torna alla distinzione insanabile tra laici e cattolici, Manzoni ha dimostrato il valore del "relativismo", inteso come ricerca, complicazione, approssimazione.


"Una parola, approssimazione, cui sono molto legato - ha confidato il presidente pugliese - perché significa guardare alla propria verità relativa, ma che si avvicina al prossimo, si 'fa' prossimo". Si potrebbe aggiungere che l'approssimazione ci spinge e ci obbliga alla ricerca, alla vicinanza, ma non all'indistinzione del pensiero unico, malattia della parola prima che del pensiero: "Politica, filosofia e cultura dovrebbero ridare dignità e giustizia alle parole. Altrimenti diventiamo schiavi del presente e il futuro altro non è che la reiterazione della Babele in cui viviamo". I "cattivi", nei Promessi Sposi, hanno sempre spazi di redenzione a portata di mano e i "buoni" incontrano inciampi e difficoltà. Non esiste alcuna separazione netta tra "amico" e "nemico". Anche per ragioni nobilissime - ha ricordato Vendola - la cultura del "nemico" porta ai lager, ai gulag e alle distruzioni. Manzoni, per Vendola, è lo scienziato delle sfumature e la lingua lo attesta. La lingua non nasce insomma per partenogenesi ma dentro la fangosità della vicenda storica: e anche la fede è un cammino illuminato dall'evidenza della ragione.


Parola e giustizia: due termini che s'intrecciano, si rincorrono, non vivono l'uno senza l'altro: e, se la giustizia attuale non ha compiuto molta strada, non è soltanto per colpa degli emuli di Azzeccagarbugli che oggi siedono in Parlamento, e coi quali il paragone pare a Vendola fin troppo scontato. "Azzeccagarbugli o, meglio, la degenerazione da lui rappresentata ci dimostra che giustizia è innanzitutto sentimento. Quando si separa la giustizia dal sentimento, quando la si degrada a mera amministrazione, il meccanismo si corrompe e salta. Non è possibile una giustizia eguale per cittadini diseguali. Ancora oggi è così, malgrado lo Stato di diritto. Se non puoi permetterti l'avvocato di grido, la giustizia per te sarà sempre e solo arbitrio". L'ingiustizia in Manzoni si palesa nella scommessa di due volgari prepotenti, di poter razziare qualunque "cosa" (donna compresa) al povero, considerato di razza inferiore e pura entità numerica. Ma don Rodrigo, il mafioso del suo tempo, trova un decisivo complice nel "buon senso comune" incarnato da don Abbondio: "L'omertà e la vigliaccheria, la cecità di fronte alle violenze: atteggiamenti morali diffusissimi in Italia. Don Rodrigo è 'invincibile' non per merito di qualche insondabile fatalità, ma per l'acquiescenza e il silenzio dei numerosi don Abbondio. Gli stessi che, oggi, rendono 'invincibili' Titò Riina con la loro reticenza e complicità istituzionale".


La strage di Castel Volturno , fatta passare dai mezzi di comunicazione come un regolamento di conti fra bande criminali, è particolarmente indicativa: dopo l'arresto dei capi, il controllo della zone è passato in mano a "sei cocainomani pazzi che hanno voluto far intendere ai nigeriani, aspiranti spacciatori, che non potevano 'alzare la testa'". Ma nell'eccidio sono morti un bianco e sei neri, nessuno dei quali nigeriano: "Si trattava di manovali, non di spacciatori. Ma la camorra ha voluto lanciare un segnale a loro attraverso il sacrificio di persone qualunque. La vita d'un nero, per loro, non conta nulla e nulla conta da che parte arrivi. Quei sette disgraziati potevano giungere da chissà dove. Era il messaggio che doveva passare, alimentato dal clima d'odio che oggi circonda gli immigrati e che i camorristi hanno saputo, come al solito, interpretare benissimo". Perché attualmente - ha puntualizzato Vendola - si può affermare ciò che un tempo era vietato: l'uccisione di Abdoul Guiebre lo dimostra alla perfezione. Oggi ci si dichiara francamente razzisti, certo per motivi sempre molto comprensibili, perché le ragioni per ammazzare l'altro, se si perde il senso della sua appartenenza umana, risultano tutte quante validissime. Il Male può diventare radicale se circondato da banalità, come ricordava Hannah Arendt riguardo al processo a Eichmann: "Non ci trovavamo di fronte a un pazzo criminale, non a un esaltato di qualsivoglia stramba ideologia, ma a una persona normale che da perfetto funzionario muoveva la macchina dello sterminio, dopo aver accettato l'idea che quelli che sgozzava non appartenevano al genere umano, ma erano oggetti, pezzi di ricambio o da buttare a seconda delle proprie esigenze". Vendola non ha tralasciato di ricordare che furono i capitalisti, e non quattro fanatici, i veri finanziatori di Hitler: "L'industria capitalistica dei Krupp - nome tornato tristemente alla ribalta di questi tempi - aveva bisogno di dentiere, di capelli per sostituire la seta, di lavoro forzato per ottenere manodopera a bassissimo costo. Hitler gliel'ha servita su un piatto d'argento".


Giustizia ingiusta è, senza dubbio, anche e soprattutto la Colonna Infame: "La peste, come l'Aids oggi, evocava qualcosa di terribile. Sembrava provenire dal diavolo. A Milano, di fronte al flagello, i poteri costituiti non sapevano come agire". La peste ha prodotto quindi una tensione all'anarchia, una perdita di controllo sociale, un cuneo contro l'autorità: "Si è pertanto cercato il capro espiatorio, l'untore, sottoposto al procedimento della prova attraverso la tortura". Di fronte alle proteste per l'inumanità della pena, si replicava che, in tempi calamitosi, non si poteva andare tanto per il sottile: "Sono le stesse parole pronunciate dagli aguzzini di Guantanamo per giustificare le violenze inferte ai prigionieri". Il capro espiatorio ha dunque una funzione sociale: ripristina l'ordine, ridona autorità al potere, riconferisce forza a chi l'ha sempre posseduta.


Da', anche, appagamento alla sete di vendetta collettiva. Renzo scambiato per untore, Renzo arrestato da un capitano di "giustizia" che pure ha compreso la sua innocenza, ma che vuol sacrificarlo sul trono della sete di rivalsa, incarna l'ambiguità e la pericolosità d'una giustizia "amministrata in nome del popolo" (massima coniata dalla Lega, già presente nei tribunali nazisti) quando questo "popolo" è trasformato in "massa" dal pensiero unico e semplificatore: "E' la stessa 'giustizia' che muove le azioni di Pilato nell'ultimo libro di Gustavo Zagrebelsky, Il Carnefice, processo a Gesù. Pilato ha paura di usare il potere di cui pure dispone, quando si accorge della folla bramosa di sangue". La giustizia, invece, deve stare "in testa al popolo" e prescinderlo: "Ma poi, chi è il popolo così spesso evocato? E' massa; perché il 'popolo' ricorre sempre nelle parole dei populisti e dei dittatori. Quando la volontà popolare non sottostà al primato della legge, si uccidono le persone e torna il dominio belluino".



H. Daumier, Nous voulons Barabbas (Ecce homo), 1850.




Per avvalorare il suo pensiero, Vendola ha passato in rassegna episodi contemporanei dimenticati quando non ignorati dai media, come il massacro perpetrato in un Paese violentemente antisemita come la Polonia nel 1946: molti ebrei, reduci da Auschwitz, vennero uccisi perché rapidamente si era sparsa la voce che "stavano rubando i bambini". Gli stessi rom e sinti, che noi chiamiamo zingari, hanno subito una sorte molto simile: "Non essendo ebrei ma nomadi sfuggivano al controllo sociale, e lombrosianamente considerati 'geneticamente criminali'. Per questo si riteneva necessario, e comunque non colpevole, il poter sottrarre loro i figli, un delitto di cui noi oggi incolpiamo proprio loro".


Ma l'"affondo" è stato riservato alla cultura dell'individualismo: "Oggi siamo educati a essere individui, non comunità. Ciò che conta è essere proprietari, per valere noi stessi. E, se non lo siamo, ci sfoghiamo con qualcuno più povero di noi, che potrebbe 'insidiare' il nostro possesso. Vent'anni di tv consumistica hanno insegnato che esistiamo perché abbiamo bisogno di merce, e solo la merce ci dà una ragione di vita". Un processo di disumanizzazione dal quale il corpo e l'anima a un certo punto vorrebbero uscire, senza però averne più i mezzi: il valore, la parola sono andati perduti. "Ecco spiegato il successo della cocaina, un tempo privilegio delle classi agiate, oggi alla portata di tutti, e non a caso: è una droga 'individuale', che tende a 'rinchiudere' ciascuno nel proprio singolo delirio, lo fa entrare da solo nel suo illusorio castello di emozioni forti". Quelle distorsioni che in natura si chiamavano semplicemente sentimenti, e di cui adesso si anela un surrogato letale.


Ma quello che più ha affascinato Vendola, in questa sua appassionante rilettura del capolavoro manzoniano, è la ricerca, il cammino. "La parola Provvidenza associata a Dio è quella che meno condivido della poetica manzoniana, a meno di non intendere la Provvidenza come il volto dell'altro (e dell'Altro)". Quell'altro che, per il silenzio talora inspiegabile di Dio stesso, siamo costretti a ricercare sempre: ognuno è solo nella morte, ma ognuno è affratellato in questa esperienza. Il silenzio ci spinge alla relazione, al riflesso, allo specchio, al ritrovamento di occhi e parole, all'arcano dei segni, alle "tracce" disperse da raccogliere con pazienza nell'immenso affresco della storia umana.



30/08/08

Una vita non secondaria

Oggi alle 11, nella parrocchia di San Carlo "gremita come il Paradiso" - secondo le parole del concelebrante, don Bruno - Bresso ha dato l'addio terreno a Barbara , rapita alla vita a soli 17 anni. La morte l'ha attesa, o meglio hanno sbalzato anche lei, la morte, in una "strada secondaria" secondo certi giornali, vale a dire via Aldo Villa (partigiano comunista, fucilato nel '45, la cui nipote - cattolica - vive ancora lì vicino). Secondario perché anonimo, eppur prezioso nel suo sacrificio, secondaria la via, ma per me è la prima, trattandosi di casa. Ci abitano i miei genitori. Barbara era una ragazza come tante, piccolina la definivano per via del fisico esile. Durante il funerale, adolescenti dallo sguardo smarrito che si rendono conto che la vita non è un gioco e può finire senza nemmeno capir perché; ma anche moltissime famiglie e conoscenti. Presente anche il cappellano del carcere di San Vittore, dove è rinchiuso Stefano, lo sciagurato responsabile della morte violenta di Barbara.

Io non la conoscevo, ma l'associo a quelle morti premature, sia pur con modalità ed età differenti, che hanno travolto i miei amici: Roberto, Gina, Luz, S. Angeli caduti, non per una decisione del destino, ma per la sbadataggine di chi ormai considera l'umanità un gioco, o un gesto incurante. Non scomodiamo Dio, anch'egli disarmato di fronte alla nostra abbandonata stupidità.


Pensando a Barbara mi è venuta in mente Sei volata via, la canzone che Jovanotti scrisse per Ron e che a me ha sempre ricordato la rosea nostalgia della Casa dei doganieri. Uno struggimento montaliano. Era proprio per lei, una premonizione: Piccolina. La vita di tutti è piccola, è una celia, una carezza. Ne abbiamo lasciato per strada il vaporoso sapore.






Sei volata via (Piccolina)




Passavamo dei giorni io e te

da soli in una stanza

sopra un letto di briciole e caffè

davanti a una finestra


Stretti mentre fuori piove… innamorati

di tutto e di tutta l' allegria che ci siamo lasciati


Sorrido ogni volta che tu stai

passando nei miei gesti

il modo in cui cucino e lavo biancherie

Le dritte che mi desti


Un gatto mi passa accanto

Forse sei tu

Lo seguo sparisce per le scale…

lo cerco e non c’è più


Piccolina, ti dicevo, bambolina mia

Quando ho aperto le mie mani per guardarti

Sei volata via…


Certe sere rifaccio quella via con tutti quei tornanti

Da là in cima si vede casa tua

Coi lampadari spenti


Un gatto mi passa accanto

Forse sei tu

Lo seguo sparisce per le scale…lo cerco e non c’è più


Piccolina, ti dicevo, bambolina mia

Quando ho aperto le mie mani per guardarti

Sei volata via …


Un giorno, ma chissà quando

Ti rivedrò

Col naso ti sposterò i capelli

E dopo non lo so


Piccolina, ti dicevo, bambolina mia

Quando ho aperto le mani per guardarti

Sei volata via












02/07/08

MILANO CITTÀ APERTA LIBERA E ACCOGLIENTE

SABATO 5 LUGLIO - DALLE 15:00 ALLE 19:00
in largo Cairoli, a Milano

Siamo donne e uomini, cittadini italiani e cittadini stranieri che hanno deciso di essere in piazza insieme per offrire alla nostra città una occasione di festa, di riflessione e di conoscenza reciproca.


Con tante voci vogliamo rompere il silenzio pesante che da troppo tempo incombe a Milano su episodi drammatici che per decisioni del Governo ricadono su individui e comunità che nelle nostre città hanno radicato le loro speranze di una vita migliore.


Retate sui mezzi pubblici, ronde notturne, espulsione dagli alloggi, campagne contro le moschee, sgomberi violenti, schedature etniche di Rom e Sinti: sono solo alcuni esempi di un crescendo impressionante che vede misure legislative e scelte governative che vogliono l'esercito nelle strade, la reclusione nei Cpt fino a 18 mesi e la criminalizzazione degli irregolari.


Eppure nella nostra città la società multietnica è ormai una realtà: italiani o stranieri, cristiani, musulmani o non credenti, viviamo tutti qui, frequentiamo le stesse scuole, lavoriamo fianco a fianco e facciamo tutti la stessa fatica per tirare a fine mese.


Siamo consapevoli che Milano, come molte altre città, è attraversata da manifestazioni sempre più evidenti di disgregazione sociale che colpiscono soprattutto i quartieri periferici, ma proprio perché viviamo in questa città e ne conosciamo i problemi, siamo convinti che per farvi fronte, legalità e sicurezza non possono essere interpretate solo come controllo e repressione.


La sicurezza va intesa come un sistema di garanzie per difendere i diritti umani: il diritto alla salute, all'educazione, al lavoro, alla casa, alla libertà di espressione.


La sfida è mettere in campo politiche urbane, abitative, sociali, culturali in grado di produrre solidarietà, partecipazione e rispetto dei diritti, attraverso percorsi democratici e condivisi.


Ci sono molti amministratori, forze politiche e mezzi di comunicazione che oggi continuano a seminare ostilità e conflitti, indicando negli stranieri e nei poveri il capro espiatorio per tutti i problemi sociali, economici e urbani che determinano la condizione precaria di ognuno di noi, gettando un'ombra inquietante sul presente e sul futuro della nostra comunità.


Una società che imbocca la strada della xenofobia e del razzismo diventerà sempre più insicura e invivibile, perché la sicurezza non può nascere dall'emarginazione, ma dall'accoglienza e dal riconoscimento dei diritti di tutti sulla base di valori irrinunciabili:


- i principi di uguaglianza, di rispetto delle diversità e di giustizia sociale, presenti nella Costituzione italiana, devono vivere concretamente nelle politiche e nelle azioni amministrative.
- non si possono imporre regole speciali che violino il principio dell'uguaglianza dei cittadini di fronte alle leggi.


È necessario che si levino mille e mille voci per chiedere:
- abolizione della legge Bossi - Fini perché costringe alla clandestinità
- regolarizzazione di tutti coloro che lavorano e vivono in Italia
- tempi certi e rapidi per il rilascio dei documenti senza tassazione e con trasferimento delle competenze agli enti locali
- introduzione di una legge organica per i richiedenti asilo politico e umanitario
- superamento di forme abitative ghettizzanti e su base etnica (i cosiddetti "campi nomadi"), garanzia di condizioni abitative dignitose e non discriminanti.
- no al pacchetto sicurezza
- no al reato di immigrazione clandestina
- chiusura dei CPT no alla schedatura etnica
per questi motivi vi invitiamo ad essere presenti

SABATO 5 LUGLIO - DALLE 15:00 ALLE 19:00
in largo Cairoli, a Milano
durante il pomeriggio sono previsti interventi e spettacoli
di Djiana Pavlovic, Mohamed Ba, Tommaso Vitale

promuovono: Arci, Camera del lavoro di Milano, Centro delle Culture, ass. Dimensioni diverse, ass. Punto Rosso, SdL Intercategoriale, Mosaico interculturale, ASMP, ass. Arci Todo Cambia, ass. Arci Zagridi, Comitato "Movimento Pais", Federación ecuatoriana de asociaciones, Rete di scuole senza permesso, Circolo Arci "Blob"

partecipano inoltre: Partito Umanista; Associazione 3 febbraio; Ernesto Rossi (pres. ass. Aven Amenza); Sinistra critica, Luciano Mulbahuer (Consigliere regionale Lombardia, Prc); AceaOnlus; Massimo De Giuli; Federazione milanese PRC; CRIC; Ass. Altropallone Ads Onlus; Vittorio Agnoletto (europarlamentare); Sinistra democratica per il socialismo europeo (zona 8); Ass. per una Libera Università delle Donne; ACCESSO Coop.sociale; Alessandro Rizzo (Capo lista Uniti con Dario Fo consiglio zona 4 Milano); Comitato No Expo; Arci Corvetto; Sinistra Zona 4; Alfredo Di Sirio, portavoce Movimento studentesco di Bergamo; Casa della Sinistra


adesioni: retemigrantemilano@gmail.com



20/06/08

12enne rom aggredita a Milano




E’ accaduto ieri mattina, 17 giugno, alle 8 a Milano. La famiglia Covaciu, romena di etnia Rom, già oggetto di continue peregrinazioni per l’Italia a seguito di vessazioni, minacce e sgomberi, stava uscendo dalla tenda in cui da diversi giorni si era stabilita, in un microinsediamento nella zona di Gianbellino, quando è stata brutalmente aggredita da due italiani di età compresa fra i 35 e i 40 anni. Rebecca, 12 anni, nota per essersi aggiudicata in Italia il Premio Unicef – Caffè Shakerato 2008 per le sue doti artistiche applicate all'intercultura, e il fratellino Ioni, 14 anni, sono stati prima spintonati e poi picchiati. I genitori, uno dei quali è Stelian Covaciu, pastore della Chiesa Pentecostale, che assieme al fratello maggiore di Rebecca erano accorsi per difendere i figli, sono stati ricoperti di insulti razzisti, minacciati, indotti a lasciare immediatamente l’Italia e subito dopo percossi. I Covaciu a quel punto sono fuggiti verso la stazione di San Cristoforo, in piazza Tirana, e accorgendosi di essere ancora seguiti hanno chiesto aiuto ai passanti. Nessuno è intervenuto. Mentre la famiglia si stava avviando verso il parco antistante la stazione, la signora Covaciu, cardiopatica, è stata colta da un malore. Stellian Covaciu ha a quel punto contattato telefonicamente Roberto Malini del Gruppo EveryOne, che ha dato l’allarme facendo inviare sul posto una volante della Squadra Mobile di Milano e un’ambulanza. All’arrivo della Polizia, gli aggressori si sono dileguati. Prima ancora dell'aggressione, l’Unicef aveva manifestato indignazione per la vicenda della piccola Rebecca, simbolo di un'infanzia senza diritti. Il Gruppo EveryOne era in procinto di organizzare un ritorno della famiglia in Romania per sottrarla all'ostilità che colpisce i Rom a Milano. “Questa nuova violenza contro le famiglie Rom è spaventosa e deve sollevare la protesta della società civile” commentano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Quello che è avvenuto a Rebecca e alla sua famiglia è sintomatico del clima, ormai fuori controllo nel nostro Paese, di odio e intolleranza nei confronti del popolo Rom. Purtroppo non si tratta affatto di un caso isolato, ma dell’ennesimo gravissimo episodio di violenza, ai danni di una famiglia innocente, che rimarrà impunito e annuncia tempi davvero oscuri per l’Italia.” Il Gruppo EveryOne ha recentemente denunciato l'aggressione a Rimini, avvenuta nell'indifferenza generale, di una ragazzina Rom incinta, presa a calci da un italiano mentre chiedeva l’elemosina. A Pesaro, qualche giorno fa, Thoma, il membro più anziano della locale comunità Rom, sofferente di un handicap a una gamba e cardiopatico, è stato colpito al capo e umiliato in pieno centro storico. Nella stessa città, i parroci hanno recentemente vietato ai Rom di chiedere l'elemosina davanti alle chiese. Nei giorni precedenti all'aggressione della famiglia Covaciu, EveryOne ha ricevuto segnalazioni di numerosi episodi di violenza da parte di italiani nei confronti di persone di etnia Rom, soprattutto dei più deboli: bambini e donne. “L'attuale clima di discriminazione generale e l'atteggiamento ostile delle autorità,” continuano Malini, Pegoraro e Picciau “fanno sì che le persone aggredite non trovino più il coraggio di denunciare i loro aggressori. Inoltre, dichiarazioni come quelle del ministro dell’Interno Roberto Maroni, che predica la tolleranza zero contro i Rom, la loro schedatura con foto segnaletiche e addirittura il prelievo del DNA, lo sgombero indiscriminato e senza alternative di campi di fortuna e insediamenti regolari, la sottrazione dei bambini Rom alle famiglie senza mezzi di sostentamento – proclami che sconcerterebbero qualunque esponente democratico di un Paese civile –, finiscono per fomentare violenze e soprusi ai danni dei più indifesi". Assieme a EveryOne, anche Santino Spinelli, dell’Associazione Thèm Romano onlus, e il gruppo “Caffè Shakerato” di Genova, organizzazione per l'intercultura e il rispetto dei diritti dei bambini, esprimono la più viva preoccupazione per l’episodio, effetto ancora una volta dell’odio razziale che imperversa in Italia. “E’ necessaria una condanna unanime del mondo politico italiano e delle Istituzioni europee” concludono i leader del Gruppo “e sono ormai indispensabili provvedimenti seri contro chi viola i diritti umani e si fa portatore di violenze e discriminazioni di matrice xenofoba e razzista”.



Per ulteriori informazioni: Gruppo EveryOne
Tel:  334-8429527 331-3585406                                                www.everyonegroup.com
info@everyonegroup.com

16/06/08

"orfeo9 " per sempre . intervista con Fabio Sanna



 

Fabio Sanna , il 26 giugno prossimo tu e la tua compagnia teatrale, Le Strane Felci , vi esibirete a Roma, alla Stazione Birra , per un Tributo a Orfeo 9 [cfr. la locandina a lato]. Prima di presentare il lavoro, vuoi raccontarci qualcosa di te? 


- Non sto mai fermo: sono cantante, musicista, attore, imitatore, grafico, web designer ... e, per completare il tutto, mi onoro di esser stato prima allievo e poi braccio destro del M° Nora Orlandi. Eclettiche le mie esperienze musicali: Battisti, Beatles, Renato Zero, Wilson Pickett, il rock progressive (soprattutto italiano), l'hard rock (Kiss, Black Sabbath, Deep Purple) e molti altri.
- E la Compagnia? Avete un repertorio particolare?

- La Compagnia esiste dal dicembre 2005, ma si tentò di portare in scena Orfeo già nel 2002. La maggior parte dei componenti della Compagnia ha progetti paralleli ma al momento ci stiamo dedicando esclusivamente a questo, che necessita di molte risorse tecniche.








Fabio Sanna (a sinistra) con Fabio Privitera, nei ruoli del Venditore di Felicità e di Orfeo.


 





 



- La prima opera rock della storia, ancor prima del leggendario Tommy degli Who...
- Eh sì. Lo spettacolo originale andò in scena nel gennaio 1970, quindi venne interamente composto l'anno precedente. Seguì poi il film e il disco. Tito Schipa jr. , autore e protagonista [assieme a Renato Zero, Loredana Berté, Tullio De Piscopo, Edoardo Nevola, Santino Rocchetti, Bill Conti, Ronnie Jones e tanti altri, n.d.A.] si è dimostrato un precursore: certe idee, suoni ed esperimenti, soprattutto in Italia, non esistevano. Il suo è stato un rischio, una sfida.
-Ma cosa s'intende, in realtà, col termine "opera rock"? Quali le differenze col musical ?
Innanzitutto la struttura è prettamente operistica, con riprese, temi, leit motiv. Nel caso di  Orfeo 9 , Tre note , Il tema dell'alba , Il tema d'amore . Poi, come nell'opera, il dialogo è - per la maggior parte - cantato: raramente vi si incontrano parti recitate. Io considero opere rock solo Jesus Christ Superstar , Tommy e appunto Orfeo 9 , ma è anche grazie agli altri lavori che il pubblico sta tornando ad interessarsi del teatro musicale. che ogni tanto tornano o vengono "citati" in altre canzoni. 







- Ecco, il pubblico. Orfeo riscuote successo tra i giovani?      Urca! Il 99% delle persone che ho contattato in questi anni non conosceva l'opera, ma l'hanno adorata immediatamente. Esistono "orfeomani" in tutta Italia ed anche all'estero. Da quel che so se ne trovano molti a Torino, Napoli, ovviamente Roma... Un disco che a distanza di 35 anni è ancora in catalogo e continua a vendere nonostate la censura che ha dovuto subire è un vero e proprio cult! Quanto a noi lo abbiamo arrangiato per formazione rock con l'esperienza e la conoscenza che in trentotto anni i musicisti hanno dato e recepito. Per il resto Orfeo 9 è senza tempo, strutturalmente abbiamo dovuto cambiare poco o nulla, certo abbiamo evitato alcune ingenuità della versione teatrale e la "maestosità" della versione disco film... ecco... siamo l'esatta via di mezzo tra la versione teatrale e il disco! Che modesti, eh? [risate] .


- Un'opera senza tempo. Di qui la tua passione?

- La passione nasce dal fatto che Orfeo 9 è meraviglioso! Mio fratello portò a casa il disco, dove partecipavan o alcuni amici  Piper. Beh, all'inizio quella copertina con gli occhi dipinti e l' Ouverture così drammatica, da film dell'orrore, mi terrorizzava (avevo otto anni), ma un paio d'anni dopo lo trasmisero in tv in seconda serata, sul secondo canale. Mi incuriosì, andai a ripescare il disco e piano piano me ne innamorai. Poi lo persi di vista. Negli anni trovai, grazie ad amici zerofolli, qualche spezzone del film qui e là ed infine, nel '99, uscì la versione su cd. Lo ascoltai quasi maniacalmente sino a che non decisi di riportarlo in scena.


- Schipa vi conosce?                                                                    - Collaboro con lui dal 2001 e ci scambiamo informazioni informatico-musicali: dove io sono quello bravo con il computer e lui quello bravo con la musica, ma da un po' di tempo in qua ci stiamo scambiando i ruoli. Tito è notevolmente migliorato in informatica e io riesco a eseguire il giro di DO con la chitarra più velocemente. Incontro ancora qualche difficoltà coi barré.
 - Cosa pensa del vostro lavoro?
- Ne sa poco o nulla: questo è il mio progetto e voglio che resti tale. Se Tito vorrà riproporre il suo Orfeo 9 lo farà quando, come, dove e con chi lo riterrà opportuno. Noi non possiamo che ringraziarlo eternamente per il permesso accordatoci.

  - Hai citato più volte Renato Zero, che nel film ricopriva l'importante ruolo del Venditore di felicità, antagonista di Orfeo-Schipa...A dire il vero volevo il ruolo della Chiromante, è una delle canzoni più belle, ma non me l'hanno permesso i ragazzi della Compagnia. Ho sempre preferito ruoli da antagonista o da villain (come si dice negli StatiUniti) e una parte così non poteva che essere mia, oltretutto il mio tipo di voce potente mal si adattava ad altri ruoli come quello di Orfeo (che è giovane) o del Vivandiere, dove è richiesto un registro da tenore leggero. Poi, ammettiamolo, è un ruolo magnifico che mi permette di giocare con trucchi, maschere, ecc.; non può essere altrimenti per uno cresciuto con i Kiss e Renato: è colpa loro! È sempre affascinante interpretare il male.












 





Nella copertina di Orfeo 9 del 1979 comparivano il nome e l'immagine di Renato Zero, precedentemente censurati












- So che hai informato Renato dell'allestimento, che l'hai trovato educato e gentile, ma hai avuto una sensazione di sostanziale disinteresse da parte sua..
Beh, che un artista del calibro di Renato non si preoccupi dell'allestimento di un'opera da parte di una Compagnia piccola come la nostra, fa parte del gioco. Tra la fine degli anni Sessanta e l'inizio dei Settanta frequentava il Piper con i miei fratelli maggiori, e qualche volta è venuto a casa nostra.


- Due ultime domande: che tipo di locale è la Stazione Birra?




- Bello, spazioso, con dell'ottima birra [risate] , un eccellente impianto e un direttore artistico ( Dante Colavecchi ) che, per amore della musica, di Orfeo 9 (ma anche perché gli sistemo il computer...), ha accettato la nostra scommessa.



- E se un giovane d'oggi volesse intraprendere la carriera di attore/cantante/showman?...




- Il giovane in questione, oltre alla voglia, dovrebbe possedere doti quali l'impegno, lo studio, la dedizione e, soprattutto, l'umiltà. Solo così si creano le "possibilità" per affermarsi, nel lavoro come nella vita.

















12/06/08

Malati di Cuore

...e così, mi hanno rubato anche la nascita. E, con essa, l'innocenza.





I pediatri degli anni Sessanta-Settanta raccomandavano alle future mamme di partorire in strutture mediche. Non voglio fare dietrologia, probabilmente erano mossi da scrupoli seri. Fino alla decade precedente l'Italia era ancora, sotto molti aspetti, un Paese arretrato e le morti di parto non così infrequenti

Quest'operazione di "pedagogia di massa" non appariva quindi peregrina: e del resto la stragrande maggioranza dei miei coetanei del Centro e del Sud (ma anche dell'area non milanese) continuava a veder la luce in casa.


I miei genitori, onesti operai animati dal proposito - il proposito pugnace e ingenuo di chi ha conosciuto le privazioni - di accogliere nel migliore dei modi quella che sarebbe stata la loro unica figlia, incuranti dei sacrifici economici, accettarono il consiglio di rivolgersi a una delle cliniche più lussuose e accreditate, situata nel centro di Milano: la Santa Rita, naturalmente.


Mi hanno raccontato che, quel giorno, pioveva. Anche questo molto naturale, eravamo in ottobre e le stagioni non ancora così sballate.

Insomma quella fu la mia primissima "casa": tra i motteggi bonari di qualche amico più grande, secondo cui io appartenevo alla generazione dei "bambini da batteria" o dei "nati in cattività". Ma ci si affeziona anche alle proprie "prigioni", specie se dorate. E poi quella santa, la mia protettrice: avrei saputo molti anni dopo che era una malmaritata, molto sofferente: pure la spina in fronte, le aveva regalato Gesù. Un segno premonitore? Chissà. Malgrado ciò la chiamavano la "santa degli impossibili", era legata ai fiori, alla dolcezza, alla tenerezza. Alla maternità. Alla cura degli altri.     Ma adesso, su questi fragili ricordi qualcuno vi ha apportato uno sfregio. Che non è una spina redentrice, ma un chiodo purulento. Non che mi stupisca eccessivamente: da quel piovoso ottobre di 43 anni fa, ho saggiato diverse cose nella vita, e più volte ho sfiorato l'assoluta non-curanza dei degeneri figli d'Ippocrate. Sicuro, non sono tutti uguali, non facciamo d'ogni erba un fascio, stiamo attenti al qualunquismo, ecc. ecc. Vero, vero, ma adesso non riesco a ragionare diversamente. Volgarità chiama volgarità e, se devo dirla tutta, ringrazio Iddio di non aver mai avuto davvero bisogno di loro. Ma un giorno dovrà pur accadere; e confesso di pensare con terrore a quel giorno. Non sono né ricca né potente: cosa ne sarà di me ?

Alcuni amici mi hanno informata che, da almeno tre anni, il Comitato dell'Elefante denunciava certe malefatte, ovviamente inascoltato. Ora che è scoppiato lo scandalo - fra l'altro, solo grazie a quelle intercettazioni telefoniche contro le quali il governo sta scatenando una guerra senza esclusione di colpi - se ne parlerà per qualche giorno, si fingerà indignazione, poi si tenterà, già si sta tentando, di circoscrivere l'episodio alla sola clinica che mi vide nascere, quindi... non mi stupirei se si passasse a un'opera di denigrazione delle titolari dell'inchiesta, le pm Tiziana Siciliano e Grazia Pradella. I nostri esimi statisti, lo sappiamo, non sono teneri coi giudici "persecutori". E tutto tornerà alla normalità. Come prima, peggio di prima.


Forse sbaglio. Forse sono troppo pessimista e, se le accuse verranno provate, i colpevoli puniti in modo esemplare. Ma cambierebbe poi molto ? Amputare un ramo (mai verbo si è rivelato più calzante) non basta per salvare l'albero. E l'albero è il sistema. Ci ripetiamo? Può darsi. Ma anche "loro" ci ammanniscono, da secoli, la medesima sbobba sulla magnificenza del privato (dimenticando che è participio passato di "privare", cioè "togliere"). Tuttavia non mi soffermerei troppo su questo aspetto. In certe strutture pubbliche avviene lo stesso. Punterei piuttosto il dito sul Signor Mercato, a sentir "loro" l'unico, vero garante di prosperità, civiltà, amore & pace.

Cosa c'entra il Mercato?, chiederete voi. C'entra, c'entra.

Lo dimostra l'amabile conversazione del principale accusato. Il quale, sentendosi il fiato sul collo, sembra abbia scritto un sms di questo tenore: "Ormai non dormo più. Sono disperato. Tra le cartelle chissà quante saranno pompate e mi arresteranno come truffatore. L' Arsenio Lupin della kirurgia". Con la "k". Come usa tra adolescenti.

Un truffatore. Ecco come temeva di essere considerato il primario di un'illustre clinica. Senza nemmeno rendersi conto che "pompare" cartelle cliniche per asportare tumori inesistenti o mutilare organi sani in vista di un ragguardevole rimborso non si chiama truffa, ma crimine. Un crimine contro l'umanità.

Ma è proprio questo il punto: l'umanità. E per chi possiede una mentalità da "Mercato", l'umanità non esiste. Anzi è inconcepibile e persino fastidiosa. L'uomo, quell'integrità inscindibile di cui parla Moni Ovadia, per il Mercato è un alieno. Si tratta semmai d'un ammasso di cellule, un'accozzaglia di fegati milze polmoni cuori seni tibie, da commerciare o di cui sbarazzarsi come qualsiasi altra merce fruttuosa o avariata. L'eventuale errore è solo di procedura. Non sorprende pertanto, in quest'ottica, il delitto derubricato a truffa. Il massimo della sciagura, per l'affarista, non è infatti il primo, ma che l'investimento gli vada male.
Lui si è paragonato ad Arsenio Lupin. Il ladro gentiluomo, come forse questi signori non sono tanto. Restiamo sempre in una logica strettamente mercantile. I giornali, invece, hanno scomodato Mengele.







Ma il Mercato ci "pareggia" tutti, o meglio, ci livella. Non è certo democratico. E' massificatore. C'è la massa che prospera, e la massa che subisce la prosperità altrui. Homo homini lupus. E il Mercato che oggettivizza la salute dei corpi, è lo stesso che produce l'ennesima strage sul lavoro (ormai un necrologio quotidiano), o che manda a ramengo l'istruzione e i servizi al cittadino: anche in tal caso è una questione di costi, speculazioni, ricavi, prodotti. Di conseguenza non c'è spazio nemmeno per i Lupin del bisturi, non luogo per vellicare narcissicamente il proprio ego, sia pur perverso.

E nessuno che si sia ricordato dell'unico, vero accostamento possibile: quello col Guido Tersilli immortalato da Alberto Sordi in due famosissimi e profetici film [nelle foto, le locandine]. Tersilli non è un raffinato e amabile truffatore (ci risiamo) come Lupin, né un genio del Male Assoluto come Mengele: a loro modo, due eccezionalità. No. Tersilli è solo un banale, piccolo uomo qualunque, dall'intelligenza mediocre, sballottato fra la sua stessa piccineria e l'avidità altrui. Uno come tanti. Uno che prima commercia, poi fa affari, nella più piatta e prevedibile logica di Mercato. Questa brada normalità, così grettamente terra-terra, non piace né ai vanitosi rampanti, né ai titolisti in cerca di effettacci thrilling.                                                                                                    


                                     Daniela Tuscano





08/06/08

De André, l'anima salvaa Bresso il 8.6.2008




Questa sera alle 21, al Centro Civico Sandro Pertini di Bresso (Milano), andrà in scena Una goccia di splendore, tributo al grande Fabrizio De André. Ripropongo qui sotto il ricordo che scrissi il giorno della sua scomparsa, consapevole che uno come lui, di là da ogni retorica, ci accompagnerà lieve e silente per tutto il migrare dei giorni.



Fabrizio De André ci ha lasciati con una sensazione di  levità, di dolcezza, di gentilezza. Di famiglia. Perché Fabrizio era la famiglia.

La sua certamente, innanzi tutto. Così presente, e nello stesso tempo così discreta. Così, direi, patriarcale. Con Fabrizio De André non occorrevano molte parole, bastava uno sguardo, un sorriso, un cenno. Il resto era tutto lì, nella secolare saggezza genovese, nei labirinti di una città arcana, obliqua, imprendibile, nel sontuoso (e talora scostante) scarlatto dei palazzi patrizi come nei recessi dei carruggi. Era lì che il giovane Fabrizio fuggiva, o forse si rifugiava, per cogliere il senso vero della vita. E lo trovava fra le pieghe graziose di una ragazzina di strada, nell’allegria insensata di una pazza, nel sorriso storto di un mendicante. Gente nuda. E la gente nuda, si sa, non ha confini né nazione, è apolide per sua natura. Perché è universale, umanità nella sua scaturigine, primavera di creazione. Dappertutto sempre uguale, dappertutto diversa, respinta come diversa. Quanto doveva sembrare limitante, a De André, la gente “perbene”. Poco interessante. Inutile. Di loro non c’era nulla da dire perché nulla manifestavano. Erano, al più, voci, o meglio, dicerie. Suoni senza eco inghiottiti dal vento salmastro. A De André, invece, interessavano i corpi, e il suo compito era quello di tradurre in musica – la più ineffabile delle arti – il linguaggio inarticolato ma vivo di quella gente nuda.
Non casualmente uno dei suoi capolavori (e il disco da me preferito) era La buona novella. Il paesaggio immoto e senza tempo della Palestina non poteva costituire sfondo migliore per dipingere la sua umanità nuda, scarnificata come il Forese dantesco.



“Non voglio pensarti figlio di Dio, ma figlio degli uomini, fratello anche mio”, è il verso che conclude il suo lavoro. Un incontro che, in apparenza, non avviene. De André, alla fine del viaggio, non incontra Cristo. Ma gli basta Gesù: “Non voglio pensarti figlio di Dio”, perché non sei, non ti voglio lontano da questa umanità nuda. Non sei che l’umanità vera, perfetta perché dolente, ingenua, maltrattata, umiliata, sciocca. Sciocca e ingenua come solo i profeti, e i bambini, sanno essere.
Cosa importa se l’uomo Gesù ha sbagliato? Ciò che conta è che ci sia stato, qui, su questa terra. E che questa terra lo abbia partorito, questo è già, comunque, motivo di speranza, ed è uno sguardo sull’infinito, consapevole o meno che sia.

Tanto più inconsapevole quanto più vero. L’unica certezza, per De André, era la vita stessa, il respiro, il soffio. In questa sua attenzione, in questo profondo rispetto per l’individuo terreno si trovano i germi della spiritualità. Attraverso i “suoi” poveri, il borghese De André ha compiuto un cammino a ritroso alle origini di sé. Si è denudato con loro. Sapeva ascoltare, De André. Ecco perché i suoi dischi uscivano con parsimonia, quella parsimonia ligure che sembra scontrosità ed è invece solo meditazione. Fabrizio era così profondamente genovese, ma anche tanto saggiamente zen. Così sensualmente persiano. Così stupito e fiducioso come un bimbo.

Ci ha lasciati con un disco, Anime salve. Ancora una volta gli amatissimi “poveri”, tra cui spicca la transessuale Princesa. Ancora una volta, dantesco. Il cammino di De André si è concluso perché, come Dante, ha avuto il privilegio di percorrere da vivo non l’Inferno, che per Fabrizio non esiste, ma quel Purgatorio che, nella sua intimità, è il regno della speranza, di quelle anime elette (“O ben finiti, spiriti già eletti”, Purg. III) in attesa del definitivo ritorno a casa.
Ecco perché De André era famiglia. Perché è stato veramente il padre (soprattutto), il fratello, l’amico, l’amante di tutti e di ognuno. E a tutti e a ognuno si è donato con la sua nudità di uomo e di poeta.


Fabrizio De André era il cantore del già e non ancora, l’unico modo di assaporare l’eternità concesso a noi mortali. L’amore, invece, è inesprimibile. Fabrizio non aveva più bisogno di sperare. La speranza termina quando sopraggiunge l’amore. E l’amore non ha più bisogno di parole né di musica, perché basta a sé stesso.



                        Daniela Tuscano

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