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26/09/16

je suis Nahed Hattar scrittore giordano ucciso per una vignetta satirica contro lo stato islamico . precisazioni Rubino Blu,

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 perchè  non userò più  il termine Isis  come tag  ma  il termine Daesh 

Precisazioni  all'articolo  sul corriere della sera  del   26\9\20017

di Rubino  Blu
Punto primo: la vignetta PUBBLICATA dallo scrittore Nahed Hattar 






(recava una firma diversa dalla sua) NON era contro l'Islam ma CONTRO DAESH. Chi confonde i due termini lo fa per ignoranza e/o malizia. I cristiani si offenderebbero forse per un disegno anti-Inquisizione? No di certo!

Punto secondo: in Occidente il nome di Hattar era sconosciuto. Lo scopriamo ora, quand'è finita. Accade spesso. Tanti, troppi sono gli spiriti liberi, uomini e donne, lasciati soli, occultati dal tritacarne del pregiudizio e dell'oppressione.
Punto terzo: di formazione cristiana, Hattar era laico. Leggiamo delle sue simpatie per Assad. Ma leggiamo, soprattutto, ciò che conta leggere: si trattava d'un artista, d'un intellettuale. Contro di lui era già in corso un processo..
Punto quarto: riteniamo, dal poco che abbiamo saputo di lui, che Hattar fosse un uomo libero. NON in quanto ateo. Ma perché lucido. Vuoto, cioè senza precomprensioni. Hattar, insomma, "sapeva" perché intellettuale, scrittore ecc. ecc. Il suo ateismo, nella contingenza, gli è servito per denunciare i veri miscredenti: quelli di Daesh. Pubblicando la fatale vignetta, Hattar non ha colpito l'Islam ma l'ha semmai DIFESO dall'usurpazione jihadista. Egli ha voluto smascherare cosa nascondono le guerresante, i paradisi deliranti, i suicidi/omicidi a causa della "fede" ecc.: una volgare, rozza, nichilista pretesa di possesso, bramosia di beni materiali, violenza ed empieta'.
Punto quinto: Hattar quindi andava protetto (e, adesso, onorato) per i motivi suesposti e NON perché fosse "anti-islamico" - NON lo era - come s'arrabatta a scribacchiare qualche reporter occidentale dell'ultima ora.
Punto sesto: ma il problema, a quanto pare, affligge solo noi e pochi altri. Tutti sono stati Charlie, nessuno è né sarà mai Hattar. I motivi, inutile negarlo, risiedono nella sua arabitudine e probabilmente nel suo cristianesimo (aveva da tempo abbandonato la fede, ma per saperlo bisogna andare oltre i titoli: gli internauti, di norma, non lo fanno e, per i razionalisti-illuminati da boudoir, tutto quanto ricordi il cristianesimo è da cancellare, esecrare o, alla meno peggio, allontanare con indifferenza).
Così ci saranno altri Hattar, altri innocenti sacrificati, altre gerarchie delle morti, altre incomprensioni, altre ingiustizie, altro sangue, altro insopportabile obbrobrio.

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