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31/01/16

Chiude la libreria che rifiutò di vendere il libro di Schettino

apprendo  da   tramite la pagina facebook    di  La cronaca  italiana  \  geolocal     che
Chiude la libreria che rifiutò di vendere il libro di Schettino


‪#‎Livorno‬. Chiude la libreria che rifiutò di vendere il libro di Schettino. il negozio di via Marradi chiude i battenti e i proprietari affiggono alle vetrine i ringraziamenti ai propri clienti
di Maria Giorgia Corolini




La libreria Marradi

LIVORNO. A farla salire alla ribalta delle cronache nazionali, passando da piccola libreria di provincia a conduzione familiare a simbolo del riscatto di migliaia e migliaia di cittadini nei confronti di un sistema che manda i disonesti in cattedra all'università e gli permette di pubblicare libri e promuoverli nei salotti tv, era stato un semplicissimo cartello scritto a mano: “In questa libreria non vediamo il libro di Francesco Schettino”.
Chissà se la bella e sorridente venticinquenne Cristiana Ricci, all'epoca titolare della libreria Marradi, avrebbe potuto immaginare tutto il clamore che seguì all'articolo del nostro giornale, e che in pochi giorni la fece rimbalzare, insieme al cartello bianco e al suo negozio, su tutte le testate nazionali, senza distinzione di sorta. Per giorni non si parlò d'altro e non vi fu un solo livornese che non prese parte alla diatriba che vide opporsi sostenitori della libertà di espressione del codardo comandante a sostenitori della giovane libraia ribelle, che insieme alla sua famiglia e ai suoi libri entrò di diritto nel cuore di tutti. Ecco perché, a un anno di distanza, saranno in tanti a dispiacersi della chiusura della libreria Marradi: a dare l'annuncio gli stessi proprietari, che nella giornata di giovedì 28 gennaio hanno affisso alle vetrine due cartelli scritti a mano con cui avvertire e ringraziare tutti i clienti, uno ad uno, nome per nome.“Non chiudiamo per problemi economici, anche se la crisi non scherza: mia figlia Cristiana ha avuto un'occasione di lavoro irrinunciabile e per mio marito, che nella scorsa primavera si è intestato il negozio, gestirlo da solo è diventato difficile. Avremmo bisogno di una commessa, ma assumere una persona, ad oggi, è davvero impossibile” spiega la professoressa Maria Rosaria Sponzilli, che tra una lezione e uno scrutinio ha aiutato in questi mesi il marito Giovanni Ricci nell'attività commerciale
Avevo bisogno di un po' di indipendenza e col nuovo lavoro ho trovato una mia strada- spiega Cristiana, che non nasconde il dispiacere- questi 5 anni mi hanno davvero arricchito, è stata un'esperienza bellissima che porterò sempre con me”. Alla Libreria Marradi, infatti, non si vendevano soltanto libri: come raccontano gli stessi proprietari, il negozio era diventato un luogo d'incontro e di amicizia, di scambio e di confidenza. Ecco perché la notizia è rimbalzata in fretta e ha colto molti di sorpresa, anche tra i clienti più affezionati: non appena hanno saputo che la loro libreria preferita stava per chiudere i battenti, in molti si sono precipitati a comprare qualcosa, o anche solo a salutare.

Commossi i tre proprietari, che ai clienti e al quartiere hanno dedicato questa bella lettera: “Grazie a tutte e tutti, agli amici, ai conoscenti e ai clienti che sono diventati amici. Grazie a chi è entrato nella nostra libreria anche solo una volta. Con voi abbiamo parlato, riflettuto, criticato, abbiamo raccolto le vostre confidenze e voi le nostre. Ci siamo confrontati sulle letture e sugli autori scambiandoci e condividendo emozioni. Alcune volte, durante gli ordini scolastici, vi siete arrabbiati ma altre divertiti a provare con noi i nuovi giochi di legno, chi a lanciare freccette o a fare una partita a calcetto. Vi è dispiaciuto quando la “bimba” è andata a lavorare altrove ma avete apprezzato l'operato del “libraio spettinato” e aspettato i consigli dalla prof. Abbiamo scoperto persone meravigliose per le quali anche il solo fare una fotocopia era l'occasione per fermarsi e parlare della loro e della nostra vita e mostrarci il loro affetto. Nonostante tutto ciò è arrivato per noi il momento di chiudere, ora siamo tanto più ricchi certo non economicamente...ma nel nostro cuore! Grazie. E continuate a leggere!”.
cco perché, a un anno di distanza, saranno in tanti a dispiacersi della chiusura della libreria Marradi: a dare l'annuncio gli stessi proprietari, che nella giornata di giovedì 28 gennaio hanno affisso alle vetrine due cartelli scritti a mano con cui avvertire e ringraziare tutti i clienti, uno ad uno, nome per nome.

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Non chiudiamo per problemi economici, anche se la crisi non scherza: mia figlia Cristiana ha avuto un'occasione di lavoro irrinunciabile e per mio marito, che nella scorsa primavera si è intestato il negozio, gestirlo da solo è diventato difficile. Avremmo bisogno di una commessa, ma assumere una persona, ad oggi, è davvero impossibile” spiega la professoressa Maria Rosaria Sponzilli, che tra una lezione e uno scrutinio ha aiutato in questi mesi il marito Giovanni Ricci nell'attività commerciale.“Avevo bisogno di un po' di indipendenza e col nuovo lavoro ho trovato una mia strada- spiega Cristiana, che non nasconde il dispiacere- questi 5 anni mi hanno davvero arricchito, è stata un'esperienza bellissima che porterò sempre con me”. Alla Libreria Marradi, infatti, non si vendevano soltanto libri: come raccontano gli stessi proprietari, il negozio era diventato un luogo d'incontro e di amicizia, di scambio e di confidenza. Ecco perché la notizia è rimbalzata in fretta e ha colto molti di sorpresa, anche tra i clienti più affezionati: non appena hanno saputo che la loro libreria preferita stava per chiudere i battenti, in molti si sono precipitati a comprare qualcosa, o anche solo a salutare.
La libreria Marradi chiude e ringrazia i clienti
Il titolare Giovanni Ricci: "E' un dispiacere chiudere, ma mia figlia ha trovato un altro lavoro e da solo non ce la faccio". Quando Cristiana rifiutò di vendere il libro di Schettino (video Dario Marzi)
La libraia di Livorno: ''Volevo solo che non mi chiedessero il libro di Schettino''
Cristiana Ricci è la titolare della libreria Marradi di Livorno. Ha affisso un foglio con scritto ''In questa libreria non vendiamo il libro di Schettino''. La foto del cartello ha spopolato su Facebook, raccogliendo tantissima approvazione e qualche commento critico di chi le dice di averlo fatto solo per pubblicità. ''Il mio unico intento era mettere in chiaro che io quel libro non lo vendo, per rispetto delle vittime. Sono contenta che in tanti la pensino come me''. Video Daniele Marzi / Giulia Mancini




Ora  è un grande dispiacere apprendere la notizia che un'altra attività , specie   culturale  ,ci lascia . Ma



Aldo Lazzaretti
Speriamo che la nostra libraia abbia fatto tesoro della brutta esperienza di rifiutare, anzi peggio, censurare le richieste dei lettori. Un editore, un imprenditore non possono credere alla "balla" dei costi di una commessa che avrebbe potuto con un po' formazione e di passione rilevare la libreria. Spero nuovamente in un escamotage pubblicitario per mantenere ancora in piedi una libreria per Livorno. Suvvia livornesi che avete figli in cerca di una professione, guardate le statistiche delle vendite librarie, i libri tornano a tirare forte ed il 2016 sarà un anno fantastico. Forza livornesi una nuova vitalità, "libreria editrice" come lo era Belforte. Andrà bene, parola di editore!

30/05/15

anche con la crisi resiste la solidarietà i valori della solidarietà. la storia di Alfredo Fiorentino aveva aperto l'attività sette mesi fa. Costetto a chiudere per la crisi e debiti con lo stato ha deciso di dare un pasto agli indigenti


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da  http://bari.repubblica.it/cronaca/ del 30\5\2015

Lecce, il panettiere costretto a chiudere per la crisi regala pane e focacce in piazza

Alfredo Fiorentino aveva aperto l'attività sette mesi fa. Costetto a chiudere dopo aver lanciato appelli alle istituzioni, ha deciso di dare un pasto agli indigenti
di CHIARA SPAGNOLO

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Alfredo Fiorentino ha provato ad avviare un'attività tutta sua. Sognava di fare il panettiere, ma la crisi lo ha stritolato e ora del suo sogno restano solo 25mila euro di debiti e l'insegna Baudaffi, che ha esposto in piazza Mazzini per gridare a una Lecce gremita di turisti la sua rabbia. Accanto a lui gli amici a cui ha teso la mano nell'ultimo mese: tante persone in difficoltà per le quali ha sfornato gratuitamente pane, focacce, pucce pur sapendo di essere ormai prossimo alla chiusura.
La storia di Alfredo - 32 anni e un passato di cuoco in ristoranti e stabilimenti balneari - è emblematica di un momento storico difficile, in cui il coraggio di mettersi in proprio non basta. La panetteria in via Liguria, alle spalle del tribunale, l'ha aperta sette mesi fa grazie a un finanziamento da 10mila euro, appena sufficiente per prendere in affitto un locale e iniziare a pagare a rate l'attrezzatura. All'inizio c'era tanta voglia di fare, energia nell'alzare la serranda quando era ancora buio, nell'impastare e sfornare. Poi, con il passare dei mesi, la realtà si è palesata: gli affari non sono andati bene e per continuare a pagare i fornitori il giovane si è indebitato con gli amici e con le banche, finché ogni porta gli è stata chiusa in faccia.


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Giovedì le attrezzature sono state portate via dal locale - "ho sprecato tutti i soldi che avevo già versato" - e lunedì 1° giugno le chiavi saranno restituite al proprietario. La protesta in piazza Mazzini è più che altro simbolica: "Vorrei sollecitare l'attenzione dell'opinione pubblica sulle difficoltà che incontra chi, come me, non ha le spalle coperte e vorrebbe farcela solo con la forza del lavoro". A sostenerlo tanti amici, persone indigenti, alle quali ha dato buste di pane da portare a casa quando non avevano i soldi per comprarlo e sfamare i loro figli. Tutti gli vogliono bene e lo stimano per quello che.. ha fatto. Nessuno di loro, però, può aiutarlo e Alfredo lo sa.
Il suo rimpianto è di non avercela fatta, nonostante gli sforzi. E di non poter coronare il suo sogno d'amore, a causa della mancanza di un minimo stipendio che gli consenta di mantenere una famiglia: "Anche la mia fidanzata non lavora. Sposarsi è impossibile, così come pensare di mettere al mondo un figlio, anche se è la cosa che vorrei di più al mondo".

 ma   fino a  quando  visto  l'aumento   dei  commenti xenofobici  \  razzisti ,   bufale  prese sul serio  e rilancie  come verità assolute  ,  propaganda malpancista  , destra  che  usa   i crimini degli immigrati   come news  principali  .
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15/07/14

scontrino e fattura sono uguali o differenti ?



eri vado a ritirare , la  ricarica  della mia stampante  ,  ed il  negoziante mi chiede  con fattura  (  38  € )  o senza  fattura  ( 30 €  )   . Io inconsciamente     rispondo senza  fattura  . 
Poi  però  uscendo   leggo  un cartello  appeso    su banco :  <<  senza  fattura \  scontrino  , la merce   non si cambia  >> .  Allora  per  paura  che  non possa  cambiare   la ricarica  e  per  un eventuale (? )  controllo   della finanza ,  ho chiesto  lo scontrino  .  Allora   lui  ,  ma  allora  devo  farti   38  . Io avevo  i  soldi  contati   .  e  non ho insistito  , perchè credevo che   scontrino  e  fattura  fossero due  cose  differenti  . Invee  come   mi  ha detto poi  lui    sono  la stessa  cosa   perchè  sempre  il 22 %  d'iva  c'è 

15/09/13

ma quale ripresa se Sono sempre più numerosi i panifici e i negozi che offrono l'opportunità di acquistare il pane "duro" cioè del giorno prima

non ricordo se dalla nuova sardegna o l'unione sarda di qualche girno fa ho letto e da qui il titolo sarcastico questa news

 

Oristano, il pane è del giorno prima
Costa la metà e la crisi spinge l'acquisto

 


Acquistare il pane vecchio a metà prezzo. Sono sempre più numerosi i panifici e i negozi che offrono l'opportunità di acquistare il pane "duro"
In Francia circa un anno fa è stato aperto un negozio specializzato in panini avanzati. A Oristano la richiesta è crescente. I costi variano, ma mediamente dai 3 euro per il pane fresco si scende a 1 euro e 50 per focacce, coccoi e rosette rimaste invendute. E anche nei panifici le rimanenze sono in aumento. A bussare nei panifici sono soprattutto persone anziane, ma non mancano i giovani. Arrivano anche dai paesi vicini.

17/11/12

crisi e sprechi

 da uno scazzo di una mia amica  sulla  sua bacheca  di facebook
Non c'è lavoro, la gente non sa come arrivare a fine mese...mamme disperate perché "mandare un figlio a scuola oggi costa troppo"...però i soldi per piscina-palestra-zumba-sabato notte a cena fuori-scarpe all'ultima moda-parrucchiera Aaaaalmeno due volte al mese-cellulare super fassssshion....quelli si che ci sono....e cosa fai...te ne privi?...Che paese stupido è questo... Questo film aveva  ragione 



Infatti  :  1 )   Le guerre non le fanno solo i fabbricanti d'armi o i commessi viaggiatori che le vendono,ma anche le persone come voi,le famiglie come voi che vogliono vogliono vogliono...e non si accontentano mai.Le ville,le macchine,le moto,le feste,il cavallo,gli anellini,i braccialetti,le pellicce e tutti i cazzi che ve ce fregano costano molto.Per procurarseli qualcuno bisogna depredare.Ecco perchè si fanno le guerre. >>  ( dal discorso soprta riportato   del  film  "Finchè c'è guerra c'è speranza" )., 2) Una  favola   dei CHEROKEE  una  delle tante tribu   popolo nativo americano del Nord America  tratta insime  al  foto  che  trovate  sotto   da  http://blog.libero.it/cochise/7814999.html   dell'utente  http://spazio.libero.it/frank.dakota/




Nonno, perchè gli uomini combattono?"
Il vecchio, gli occhi rivolti al sole calante, al giorno che stava perdendo la sua battaglia con la notte, parlò con voce calma.
" Ogni uomo, prima o poi, è chiamato a farlo. Per ogni uomo c'è sempre una battaglia che aspetta di essere combattuta, da vincere o da perdere. Perchè lo scontro più feroce è quello che avviene fra i due lupi."

" Quali lupi, nonno?"
" Quelli che ogni uomo porta dentro di sé."
Il bambino nn riusciva a capire. Attese che il nonno rompesse l'attimo di silenzio che aveva lasciato cadere fra loro, forse per accendere la sua curiosità. Infine, il vecchio che aveva dentro di sé la saggezza del tempo riprese con il suo tono calmo.
" Ci sono due lupi in ognuno di noi. Uno è cattivo e vive di odio, gelosia, invidia, risentimento, falso orgoglio, bugie, egoismo."
Il vecchio fece di nuovo una pausa, questa volta per dargli modo di capire quello che aveva appena detto.
" E l'altro?"
" L'altro è il lupo buono. Vive di pace, amore, speranza, generosità, compassione, umiltà e fede."
Il bambino rimase a pensare un istante a quello che il nonno gli aveva appena raccontato. Poi diede voce alla sua curiosità ed al suo pensiero.
" E quale lupo vince?"
Il vecchio Cherokee si girò a guardarlo e rispose con occhi puliti.
" Quello che nutri di più."

18/09/12

Sinnai, non ha soldi per pagare la pizza Salda il debito lavando piatti e posate



dal'unione  sarda  online del 18\9\2012  una   Storia vera o meno, fa notare come senza i soldi non siamo nessuno. e inoltre per le leggi vigenti non puoi far lavorare chi ti pare per ripagare il debito in una mezz'oretta o poco più di lavoro. accordo tra gentiluomini! senza il denaro siamo ancora noi stessi! noi siamo noi, il denaro è solo uno strumento e allo stato attuale veniamo usati dallo strumento!
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Ecco la storia

Al momento di pagare il conto si è scoperto senza soldi. Così ha saldato il debito con la pizzeria in cui aveva consumato la cena lavando i piatti.
La vicenda ha avuto come teatro la pizzeria 'Birillo' di via Giardini, a Sinnai. Era sabato. Un giovane cliente si alza dal tavolo dopo aver consumato la pizza. Fruga nelle sue tasche ma non trova i 7 euro e 50 necessari per saldare il conto. Il titolare (Massimiliano Rubiu), con l'intento di scherzare, ha ribattuto: "Lava i piatti". L'imbarazzato avventore ha raccolto immediatamente la provocazione: grembiule ben stretto alla vita, ha ripagato il suo debito con venti minuti di lavoro tra stoviglie e detersivi. Vicenda chiusa ma con un pesante strascico su Facebook in cui si è scatenato l'implacabile tam tam di 'condivisioni'. "Non sono un morto di fame - ha commentato il giovane di fronte all'ilarità virtuale - avevo solo dimenticato i soldi a casa".

16/07/12

La casa? Ce la costruiamo da soli il primo borgo multietnico fai-da-te

In tempo  di crisi  bisogna  anche sapersi arrangiare   ecco cosa sta  succedendo dopo  Cagliari (  ne  ho parlato  precedentemente  qui  in questo  post  )   a Perugia    la  gente  sta iniziando ad  arrangiarsi da  sola  . Sarà la riscossa \  ripresa  del settore  edilizio ? o  una nuovo modo di concepirlo    ?



repubblica 15 luglio 2012 pagina 19 sez. CRONACA


PERUGIA - Quel chiodo d' acciaio non entrava. «Picchiavo col martello da ore e piangevo per il nervoso - ricorda lei - io lavoro in un supermercato, che ne sapevo che era così difficile bucare un muro di cemento armato? Lì pensai davvero che non ce l' avremmo mai fatta». Oggi Maria Stella Djinan, ivoriana, madre di 2 figli, racconta la fatica col sorriso, davanti alla villetta che si è costruita da sola. Nel quartiere delle 46 case fai-da-te, a Sant' Enea
preda dalla rete 
a due passi da Perugia. La più grande esperienza di autocostruzione realizzata in Italia. Autogestita e multietnica. Sant' Enea è un borghetto nella campagna perugina. Vigneti e olivi, cicale e anziani che prendono il fresco seduti sulle panchine. Le case degli autocostruttori sorgono su un declivio panoramico, inaugurate il 30 giugno scorso. E mica parliamo di catapecchie. Sono fabbricati di qualità, con certificazione energetica e antisismica, con pannelli solari. Costati 144 mila euro ciascuno (1000 euro al mq), il 40 per cento in meno rispetto al prezzo di mercato per questa zona. «Vede quel tetto di legno? L' ho fatto io con queste mani, lavorando tutti i sabati e le domeniche degli ultimi quattro anni - racconta con orgoglio Walter Cappuzzello, siciliano di 37 anni, amministratore di una società di import/export durante la settimana e manovale nel weekend, nonché presidente della cooperativa Tutti per uno - e anche le mura, i solai, i pavimenti li abbiamo fatti noi. Solo per il progetto esecutivo, le fondamenta, gli impianti, le fognature e le certificazioni ci siamo appoggiati a professionisti». 


preda dalla rete
Villette a schiera di 113 mq ciascuna, dotate di cantine da 35 mq e piccolo giardino, che al primo impatto ricordano la città perfetta e finta del film The Truman Show. Ma qui il sogno è reale e abbatte le frontiere. Ci vivono 46 famiglie, 180 persone, per metà stranieri arrivati dalla Costa D' Avorio, dal Congo, dall' Albania, dal Brasile, dal Perù. O dalla Colombia, come Alberto Sanchez, 53 anni, cinque figli e mani dure che stringono come pinze di ghisa. «Beh, io sono metalmeccanico - ridacchia - sono abituato ai lavori manuali. Per questo ero il saldatore e il falegname della cooperativa». Alberto ha passato sul cantiere tutti i weekend e le ferie degli ultimi anni, sotto il sole o con la neve, a volte portando i figli, a volte anche per non pensare alla cassa integrazione. «Senza questo progetto - spiega - non avrei mai potuto permettermi una villetta così. Con un budget di 150 mila euro avrei trovato solo case vecchie o da ristrutturare». Il progetto, quindi. Nel 2007 sono stati selezionati i soci della cooperativa, per metà italiani, per metà stranieri, con un reddito massimo di 30 mila euro e del tempo libero. Per statuto, ognuno doveva garantire al mese almeno 58 ore di lavoro gratuito in cantiere. C' è chi ne ha fatte anche ottanta. La Banca Etica, grazie al sostegno del Comune di Perugia che ha concesso il terreno a un prezzo ridotto, ha acceso il mutuo per coprire i costi di costruzione, ritardando la prima rata alla fine dei lavori. Tra i soci ci sono carabinieri, professori precari, commessi di negozio, impiegati comunali. Tutti sono stati assicurati e hanno seguito corsi di formazione sulla sicurezza. E poi, a ottobre del 2008, dopo la posa delle fondamenta, hanno preso guanti e caschetto e si sono inventati un lavoro che non era il loro. «L' inizio è stato difficile - ricorda Donatella, due figli, un marito e un lavoro come macchinista alla Perugina - ci è capitato addirittura di fare una stanza senza la porta. Ho fatto i salti mortali per badare ai miei figli, lavorare alla Perugina e passare le ore qui a metter su i mattoni come gli uomini. Alla fine li ho pure costretti a non dire sconcezze in cantiere!». E l' integrazione riesce meglio se si ha un obiettivo comune. «Queste persone sono una grande famiglia - osserva Valeria Cardinali, assessore all' Urbanistica del Comune di Perugia - non hanno litigato nemmeno al momento dell' assegnazione delle abitazioni. Le diffidenze iniziali tra le varie etnie sono svanite lavorando gomito a gomito. Nessuno si è infortunato. È stata un' esperienza dura, ma gratificante». Quanto piantare un chiodo d' acciaio in un muro di cemento.DAL NOSTRO INVIATO FABIO TONACCI               

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01/04/12

“Qui in Sardegna anche il suicidio è un lusso




Arrivi a Portovesme per l’incontro di ascolto de il Fatto Quotidiano nel Sulcis e lo capisci fin dal primo intervento che aria tira, quando Giuliano Marongiu ci dice: “Voi oggi, giustamente, titolate sull’operaio che si è dato fuoco per i debiti. Se qui non è ancora accaduto è perché qui la gente non ha più nemmeno i soldi per i cerini”. Benvenuti nel Sulcis Iglesiente, benvenuti nella provincia più povera d’Italia. Benvenuti Sulcis in fundo, come abbiamo scritto sul nostro giornale due anni fa. Qui, dove un tempo c’erano le miniere, è arrivata l’industrializzazione all’italiana, quella parastatale che ti dava lo stipendio e un po’ ti avvelenava. Ma che fino a dieci anni fa garantiva lavoro. Poi le aziende sono passate prima nelle mani di privati predoni, poi in quelle delle grandi multinazionali mordi e fuggi. Qui c’è l’Alcoa, con la proprietà americana in fuga per i costi dell’energia. Qui c’è l’Eurallumina con i russi. Silvio Berlusconi disse: “Le multinazionali sono in crisi? Che problema c’è? Chiamo io l’amico Putin!”. Non si sono più visti né sentiti, né lui, né Vlad. E due anni fa era stato deciso che quelle aziende avrebbero chiuso. Se l’Alcoa è ancora aperta (con la bozza di un contratto ponte che le regala ancora mesi di vita) è perché gli operai sono andati a battere i loro caschetti bianchi davanti a tutti i Palazzi del potere.

La delegazione del Fatto è composta dal direttore Antonio Padellaro, da Giorgio Meletti, da chi scrive, dal nostro “ambasciatore” in terra sarda, Elias Vacca, e dall’organizzatore della serata, Alberto Cacciarru. Ma siamo venuti soprattutto per ascoltare. E Giuliano spiega molto bene: “Parlano di alternative all’industria. Dal 1993 quando hanno chiuso le miniere qui di alternative non ne abbiamo vista nemmeno una. Ci parlano di turismo, ma qui i territori sono stati devastati”. Parla Rino Barca, segretario della Cisl, rivolgendosi agli operai: “Battere i caschetti è anche un simbolo: spiega a tutti che qui la gente vuole solo una cosa. Poter lavorare”. Parla Franco Meloni, dirigente d’impresa: “Dobbiamo combattere il tentativo di dare della Sardegna l’idea di una terra piagnona. Qui c’è gente che dopo essere stata licenziata ha speso i risparmi di una vita per provare a costruire un’alternativa da sola. E che adesso si ritrova nel deserto”. Poi scuote la testa: “Il problema è che la politica non parla più di una politica industriale”. Ecco sul palco Gigi Sidri, l’operaio dell’Alcoa che ha fatto lo sciopero della fame per cinque giorni: “Cosa vuol dire datevi al turismo e alla pesca in una regione ad alto rischio ambientale? Gli italiani devono sapere che nessuno ci ha regalato nulla, se è vero che lo sconto dell’energia che è stato fatto alle nostre aziende lo pagano ancora nelle loro bollette!”. Antonello Pirotto, dell’Eurallumina: “Sono orgoglioso che l’Alcoa abbia ottenuto un risultato così importante, dobbiamo essere uniti”. Brigida Aru, ex assessora ai servizi sociali, medico pediatra: “Vogliamo cancellare la parola rassegnazione dal nostro vocabolario”. Brigida racconta che la crisi sociale e quella sanitaria marciano in parallelo, con gli ospedali che chiudono. E aggiunge una frase che dovrebbe diventare un’epigrafe: “Monti dice che vuole salvare l’Italia. Ma gli italiani chi li salva? Gli italiani siamo noi, questo Paese non può diventare una scatola vuota”. Roberto Puddu, segretario della Cgil: “Qui si taglia tutto. La sanità, ma anche i tribunali, i giudici di pace. Lo Stato si ritira, seguendo il percorso di fuga dei politici. Ve lo ricordate Cappellacci? Venne qui a dire agli operai: io mi incatenerò con voi. Lo abbiamo rivisto solo due anni e mezzo dopo”.

Alessandro Scanu parla in rappresentanza del popolo delle partite Iva: “La nostra lotta si collega a quella dei lavoratori, perché siamo stati stritolati dallo stesso congegno. Ieri eravamo davanti a una fabbrica a contrastare l’ufficiale giudiziario che doveva praticare un sequestro. Ma quello che non dimentico è un signore che mi ha telefonato perché non aveva un euro per comprare alla sua famiglia un pezzo di pane. Qui – conclude Alessandro – la prima forma di attività politica è la colletta alimentare”. Claudia Mariani, titolare di una piccola azienda di noleggio, mentre suo marito è un operaio dell’Alcoa: “Due anni fa avevo dovuto far finta di darmi fuoco per avere pagata una fattura da 2. 700 euro. Ho ottenuto in 45 minuti quello che chiedevo da mesi. Ma ora non accadrebbe più, perché la prossima volta non farò più finta”. Marco, delle tute verdi Eurallumina, l’ultimo intervenuto, dice una grande verità: “Sapete, se avessimo chiuso tre anni fa, oggi non saremmo nemmeno qui a parlare”. Già. Perché la parola “rassegnazione” nel Sulcis è cancellata dal vocabolario. Mentre la parola “speranza” è avvitata nella storia antica di una provincia minerale.

Il Fatto Quotidiano, 1 aprile 201
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14/01/12

come affrontare la crisi ed essere felici

Gli europei (  ed   tutti i paesi  del Nord   del  mondo  ) avevano perso  salvo alcune comunita  di persone   considerate matte   e\o stravanganti  come : 
                                                 il matto di  Francesco  Guccini 

                                                             un matto di de  andrè
                                                                       i matti di de gregori


il senso dell'essenziale  (  proprio come   questa  l'altra  canzone  de Modena  city Ramblers  )



, ma la crisi ce lo farà riscoprire. Peccato che ci sia bisogno di questo per ritrovare il gusto della semplicità ecco come  fanno  a vivere  conn 1000 € al mese

  da  http://www.presseurop.eu/it/

tendenze e costume  Spagna

Viva la vita low cost

9 gennaio 2012 El País Madrid



Un supermercato Dia a Valencia.
                                         Un supermercato Dia a Valencia.Polycart via Flickr CC
 
In tempi di crisi, quando si è costretti a sbarcare il lunario con 1.000 euro lordi al mese e non si vuole rinunciare del tutto al proprio stile di vita, ridurre le spese è una scelta obbligata. Una tendenza che sta stravolgendo le abitudini dei consumatori.  
Secondo le cifre del Sindicato de Técnicos del Ministerio de Hacienda (Gestha), in Spagna 17,1 milioni di persone guadagnano appena mille euro lordi al mese. Parliamo del 63 per cento della popolazione attiva. Con questa cifra arrivare alla fine del mese è una fatica degna di Ercole, e fare la spesa diventa un'avventura complessa. Oggi, per migliaia di spagnoli, acquistare un prodotto è un atto di rinuncia.
In questo scenario di sofferenze e privazioni, il fenomeno del low cost è in grande crescita e con ogni probabilità nell'immediato futuro è destinato a svilupparsi ulteriormente, occupando uno spazio sempre più rilevante nel tessuto sociale ed economico.
Ristoranti, viaggi, automobili, assicurazioni, elettronica, immobili, tempo libero, abbigliamento, alimentari: nulla sembra sfuggire al fascino del basso costo. Resta da capire se il fenomeno sopravviverà una volta superata la crisi. Si tratta di una strategia strutturale o congiunturale? In che modo cambierà l'atteggiamento del consumatore dopo la fine della crisi? Sarà più razionale e meno impulsivo? La ricerca del prezzo più basso è ormai diventata un nuovo stile di vita?
"Spendere molto denaro in maniera compulsiva è una patologia che incontriamo spesso, mentre al contrario il risparmio estremo non ha un'accezione clinica", spiega Guillermo Fouce, psicologo e professore dell'Università Carlos III di Madrid. Secondo Fouce, insomma, non esistono "malati di risparmio". Non è una precisazione irrilevante, perché se portati all'estremo tutti i comportamenti legati all'acquisto possono creare complicazioni.
Non c'è dubbio che il consumatore del dopo-crisi sarà molto diverso da quello attuale. Innanzitutto avrà imparato da questi tempi difficili. "Il consumatore sta scoprendo grazie al low cost che può acquistare prodotti simili a quelli a cui è abituato a prezzi di gran lunga inferiori", sottolinea Javier Vello, responsabile del settore distribuzione e consumo della società di consulenza PriceWaterhouseCoopers. In secondo luogo "dopo la crisi, il cliente farà più attenzione alle spese, e sarà più cosciente delle alternative a ciascun articolo".
L'attuale periodo di estrema difficoltà economica lascerà strascichi profondi, e con il tempo sarà sempre più difficile tracciare un profilo del consumatore. Questo aspetto influenzerà non poco le strategie commerciali delle aziende, e di conseguenza il concetto di occasioni di consumo diventerà dominante. Per esempio è probabile che individui con un certo potere d'acquisto sceglieranno il low cost per alcuni prodotti e privilegeranno le marche più costose per altri. Ma in ogni caso tutto ciò riguarda il futuro, e oggi il concetto di low cost spadroneggia nei settori più disparati.
"Il consumatore è passato da quella che chiamo una 'funzionalità superiore' a una 'funzionalità sufficiente', che è la più economica. In altre parole, perché acquistare un'automobile dotata di tutti gli optional quando in realtà non ne ho bisogno?", spiega Javier Rovira, professore della business school Esic.
Juan Carlos Esteban, un giovane disegnatore sposato con figli, è l'esempio di come lo stile di vita low cost si sia insinuato in gran parte del tessuto sociale spagnolo. La sua "strategia del risparmio" ha cominciato a prendere forma nel 2007, "quando le spese hanno iniziato a mangiarsi lo stipendio". Il piano di Esteban abbraccia le telecomunicazioni ("in poco tempo ho cambiato tre volte operatore di telefonia mobile, e oggi anziché 50 euro al mese ne spendo 18"), le assicurazioni ("per il mio monovolume ho stipulato una polizza con un franchising globale che mi permette di risparmiare 350 euro rispetto alla precedente") e l'alimentazione ("compro soprattutto prodotti sottomarca". In totale, oggi Esteban spende il 25 per cento in meno rispetto a prima.  
"L'essenza del low cost non si limita all'abbassamento dei prezzi in sé, ma comprende il taglio dei costi superflui per ottenere un prezzo inferiore", sottolinea Jorge Riopérez, responsabile de settore consumo e industria di Kpmg. "Oggi si fa molta confusione tra [prodotti] low cost  e low price. Naturalmente anche il low cost mira a ridurre i prezzi, ma in altri casi la concorrenza può portare a un taglio basato non sulla riduzione dei costi ma su un minore margine di profitto".

L'unione fa il risparmio

Il fenomeno del low cost testimonia una situazione di emergenza, ma paradossalmente anche la volontà di non rinunciare al proprio tenore di vita e di continuare a godere di prodotti accessori o addirittura di lusso. "Le famiglie sono

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