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04/01/16

Much Loved", le ragazze coraggiose che cambiano la testa degli uomini


ho visto in streaming (   stavolta    nessuna  remora  \  senso di colpa    perchè ho aspettato    che passase  un anno  e  fosse  già andato  nelle sale )   il  film much  loved  di  Nabil Ayouch, esponente del cinema d'autore marocchino, e il suo viaggio nel mondo della prostituzione del suo paese. Il film è uscito   in Italia il 29 ottobre  2015 . Un film bello sembra un film di  Pedro Admodovar   , lo so che  è improprio  come paragone  , ma  mi ricorda  tali atmosfere  . Dove  sia la pornografia   (  e chi lo dice   è un pornodipendente   e consumatore  di  film porno  )  non capisce  niente  o non ha idea   di cosa  sia  e la  confonde  con il  sesso e  l'erotismo .
Dopo la sua presentazione al Festival di Cannes 2015, la proiezione di Much Loved è stata vietata in Marocco, il Ministero delle Comunicazioni ha dichiarato: "il film è un grave oltraggio ai valorimorali delle donne marocchine, è una evidente violazione dell'immagine del regno". Il film è stato aspramente criticato negli ambienti islamici. Un'associazione ha anche annunciato l'intenzione di presentare una denuncia contro il regista e l'attrice protagonista Lubna Abidar per aver danneggiato l'immagine di Marrakech e del Marocco.Siamo  alle  solite  ,  forse  perchè si denncia la corruzione della polizia   e  del  governo.  Sembrano le  stesse  motivazioni che  usavano i magistrati e  i politiic  Dc  , dal secondo dopo guerra  fino agli anni  70\80  , quando denunciavano e sensuravano   i  film  del neorealismo  italiano  .
Nabil Ayouch inoltre è stato minacciato di morte insieme alle attrici dai gruppi salafiti. Riguardo alle accuse il regista replica che la sua intenzione non era di danneggiare l'immagine del Marocco, ma di affrontare un problema sociale, "la prostituzione è intorno a noi e invece di rifiutare di vedere, bisogna cercare di capire le cause che portano le donne alla strada della prostituzione"
La Repubblica     nel'articolo sotto riportato  ha ha intervistato   la  protagonista,la bella   Loubna Abidar 

da  http://www.repubblica.it/spettacoli/cinema/2015/10/06

 La condizione della donna araba scuote il cinema d'autore francese. Se pur molto diversi tra loro, due film in questo momento nelle sale hanno lo stesso messaggio: non è facile essere donna nel mondo arabo. Uno s'intitola Mustang (è il candidato francese per l'Oscar straniero), è girato da una ragazza - Deniz Gamze Ergüven - e racconta la storia di cinque sorelle nella Turchia di oggi (in Italia il 29 ottobre, dopo un passaggio al Festival di Roma). L'altro, che uscirà da noi giovedi 8 ottobre, è un viaggio assai realista nella prostituzione in Marocco. Girato da Nabil Ayouch, uno dei registi più importanti del cinema d'autore marocchino, il film nega il suo titolo - Much loved, molto amate - dal primo all'ultimo fotogramma. Nessuno ama le quattro prostitute protagoniste del film; né gli arroganti clienti sauditi (ai quali Ayouch fa dire orrori dei palestinesi) o francesi, né le loro famiglie mantenute da quel denaro oscenamente guadagnato. Ma, soprattutto, avendo le autorità marocchine censurato il film senza neanche vederlo, neanche dal pubblico del loro paese le quattro ragazze saranno amate. In maggio, dopo la proiezione a Cannes,




(sia Mustang che Much lovederano nella "Quinzaine") Nabil Ayouch e Loubna Abidar, l'attrice protagonista, hanno ricevuto minacce e denunce, tanto da dover girare con la scorta e non poter tornare a casa a Marrakech. Adesso va un po' meglio. Regista e attrice sono in Belgio a promuovere il film. E quando, collegata via skype da un albergo di Bruxelles, Loubna Abidar si materializza sullo schermo di un computer è bella, decisa e piena di energia come
Noha, il suo personaggio.Essa  è   una prostituta di Marrakesh, vive con le compagne di lavoro Soukaina e Randa, Said è il loro autista e tuttofare, l'unica figura maschile positiva di questo universo. La presenza nei nightclub di un gruppo di "generosi" sauditi impegna le serate delle ragazze. Di giorno, Noha indossa il velo e fa visita alla madre, che si prende cura di suo figlio, la rimprovera per la vita che conduce ma le chiede soldi in continuazione. La vita delle tre ragazze e di Hilma, che si aggiunge al gruppo strada facendo, è rischiosa e fatta di abusi e illusioni ma la loro unione riesce a trasformarla in un'occasione di allegria e di affetto. 
Le vicende di un piccolo gruppo di ragazze, prostitute a Marrakech, in un paese in cui a decidere sono sempre e solo gli uomini. L'amicizia, la voglia di riscatto e un ritratto della condizione femminile raccontata attraverso gli occhi delle giovani protagoniste. E' "Much Loved", il film di Nabil Ayouch con Loubna Abidar, Danny Boushebel, Carlo Brandt, Abdellah Didane, Sara Elhamdi Elalaoui, al cinema dall'8 ottobre  del  2015

Sarà difficile per lei continuare a fare parte del cinema marocchino. Chissà per quanto tempo sarà identificata con una prostituta.
"Andrà proprio così, ma non mi preoccupo. Ho moltissime proposte di lavoro e un agente francese molto dinamico".


N.B  Le  foto non fanno parete  dell'articolo di repubblica  ma sono prese    dalla  scheda   di   http://www.imdb.com

18/08/15

Vivian Maier Street Photographer al man di Nuoro Spoiler con foto della mostra

 “Ho fotografato i momenti della vostra eternità perchè non andassero perduti", scrive la Maier in una lettera ai “suoi” bambini, ormai cresciuti. 

Un colpo del destino ha salvato quei momenti dall’oblio, e li ha restituiti all’eternità.


Prima  d'iniziare il post  d'oggi  devo fare  una premessa  .


Lo so che per queste nuove generazioni ( meta degli anni '80 \ 90-2000 ) sarò antiquato nell'usare llo  spoiler ( antricipazioni   un termine  ormai  caduto in disuso   visto che  ormai    sui media in
DA  http://quinlan.it/upload/images/2014/04  tramite  google


particolare sui social e è impossibile non averne  e  sono sempre  più rari coloro  che lo praticano  . M;a  soprattutto non mi  va    da quelli della mia e  delle generazioni precedenti essere  definito  "sconciajochi" 
Infatti  Ma io l'uso lo stesso perchè non mi va di rovinare l'emozione a chi ancora non l'ha vista e vuole andare a vedersi la mostra ( sarà fino al 18 ottobre ) di Vivian Maier . Mi  scuso  s e  le  foto  non sono un granchè e se  in esse  si vede la mia ombra  . Ma   è la  prima  volta  che fotografo con la  digitale  dele cose  davanti al vetro  \  specchio  



Adesso andiamo ad  incominciare .
Nella giornata  del 16\8\2015  sono andato  al man di  Nuoro  a vedere questa mostra  ecco  la presentazione    presa dal sto del museo   



Vivian Maier
Street Photographer

10.07  -  18.10.2015 

Inaugurazione: 10 Luglio 2015
Dopo gli Stati Uniti il fascino di Vivian Maier sta incantando l’Europa.
Bambinaia per le famiglie benestanti di New York e Chicago sino dai primi anni Cinquanta del secolo scorso, per oltre cinque decadi ha fotografato la vita nelle strade delle città in cui ha vissuto senza mai far conoscere il proprio lavoro. Mai una mostra, neppure marginale, mai una pubblicazione.Ciò che ha lasciato è un archivio sterminato, con più di 150.000 negativi, una miriade di pellicole non sviluppate, stampe, film in super 8 o 16 millimetri, registrazioni, appunti e altri documenti di vario genere che la tata “francese” (la madre era originaria delle Alpi provenzali) accumulava nelle stanze in cui si trovava a vivere, custodendo tutto con grande gelosia.Confinato infine in un magazzino, il materiale è stato confiscato nel 2007, per il mancato pagamento dell’affitto, e quindi scoperto dal giovane John Maloof in una casa d’aste di Chicago. La mostra al MAN di Nuoro, a cura di Anne Morin, realizzata in collaborazione con diChroma Photography, sarà la prima di Vivian Maier ospitata da un’Istituzione pubblica italiana.Partendo dai materiali raccolti da John Maloof, il progetto espositivo fornisce una visione d’insieme dell’attività di Vivian Maier ponendo l’accento su elementi chiave della sua poetica, come l’ossessione per la documntazione e l’accumulo, fondamentali per la costruzione di un corretto profilo artistico, oltre che biografico.Insieme a 120 fotografie tra le più importanti dell’archivio di Maloof, catturate tra i primi anni Cinquanta e la fine dei Sessanta, la mostra presenta anche una serie di dieci filmati in super 8 e una selezione di immagini a colori realizzate a partire dalla metà degli anni Sessanta. Privi di tessuto narrativo e senza movimenti di camera, i filmati fanno chiarezza sul suo modo di approcciare il soggetto, fornendo indizi utili per l’interpretazione del lavoro fotografico.Gli scatti degli anni Settanta raccontano invece il cambiamento di visione, dettato dal passaggio dalla Rolleiflex alla Leica, che obbligò Vivian Maier a trasferire la macchina dall’altezza del ventre a quella dell’occhio, offrendole nuove possibilità di visione e di racconto.La mostra sarà inoltre arricchita da una serie di provini a contatto, mai esposti in precedenza, utili per comprendere i processi di visione e sviluppo della fotografa americana.A conquistare il pubblico, prima ancora delle fotografie, è la storia di “tata Vivian”, perfetta per un romanzo esistenziale o come trama di una commedia agrodolce; talmente insolita, talmente affascinante, da non sembrare vera.Ma al di là del racconto, al di là delle note biografiche, dei piccoli grandi segreti rivelati dalle persone che l’hanno conosciuta, al di là del suo ritratto di donna eccentrica e riservata, dura e curiosa come pochi altri, custode di un mistero non ancora svelato, al di là di tutto c’è il grande lavoro fotografico di Vivian Maier, su cui molto rimane ancora da dire.Vivian Maier ha scattato perlopiù nel tempo libero e a giudicare dai risultati si può credere che, in quel tempo, non abbia fatto altro. I suoi soggetti prediletti sono stati le strade e le persone, più raramente le architetture, gli oggetti e i paesaggi.Fotografava ciò che improvvisamente le si presentava davanti, che fosse strano, insolito, degno di nota, o la più comune delle azioni quotidiane. Il suo mondo erano “gli altri”, gli sconosciuti, le persone anonime delle città, con cui entrava in contatto per brevi momenti, sempre mantenendo una certa distanza che le permetteva di fare dei soggetti ritratti i protagonisti inconsapevoli di piccole-grandi storie senza importanza.Ogni tanto però, in alcune composizioni più ardite, Vivian Maier si rendeva visibile, superava la soglia della scena per divenire lei stessa parte del suo racconto. Il riflesso del volto su un vetro, la proiezione dell’ombra sul terreno, la sua silhouette compaiono nel perimetro di molte immagini, quasi sempre spezzate da ombre o riflessi, con l’insistenza un po’ ossessiva di chi, insieme a un’idea del mondo, è in cerca soprattutto di se stesso. In questa indagine senza fine talvolta coinvolgeva anche i bambini che le venivano affidati, costringendoli a seguirla in giro per la città, in zone spesso degradate di New York o di Chicago. A uno sguardo sensibile e benevolo per gli umili, gli emarginati, univa una vena sarcastica, evidente in molti scatti rubati, che colpiva un po’ tutti, dai ricchi borghesi dei quartieri alti agli sbandati delle periferie. “Di Vivian Maier – afferma Lorenzo Giusti, Direttore del MAN - si parla oggi come di una grande fotografa del Novecento, da accostare ai maestri del reportage di strada, da Alfred Eisenstaedt a Robert Frank, da Diane Arbus a Lisette Model. Le grandi istituzioni museali fanno però fatica a legittimare il suo lavoro, vuoi perché, in tutta una vita, non ebbe una sola occasione per mostrarlo, vuoi per la diffusa – e legittima - diffidenza verso l’attività degli “hobbisti”. Ma i musei, si sa, arrivano sempre un po’ in ritardo.Delle opere di Vivian Maier non colpisce soltanto la capacità di osservazione, l’occhio vigile e attento a ogni sensibile variazione dell’insieme, l’abilità di composizione e di inquadramento. Ciò che più impressiona è la facilità nel passare da un registro all’altro, dalla cronaca, alla tragedia, alla commedia dell’assurdo, sempre tendendo saldamente fede al proprio sguardo. Una voce rimasta per molto tempo fuori dal coro, ma senza dubbio ben accordata”.


Una mostra bellissima e ben organizzata . Essa occupava ben due pian su tre dello stabile .Oltre alle foto ed ai filmini c'erano ( mi mordo le mani nel non averli immortalati ma pazienza c, è inutile piangere sul lattte versato ) .anche i suoi " attrezzi del suo hobby " macchina fotografiche e cineprese da lei usate . . Sono cointento d'aver  visto la mostra  dedicata  Vivian Maier in quanto   <<  è   oggi unanimemente considerata una delle esponenti più importanti della fotografia di strada del Novecento, benché i suoi lavori siano stati ignorati per decenni e poi scoperti, valutati e apprezzati soltanto in tempi recenti, dopo la sua morte. Infatti   


 da  https://it.wikipedia.org/wiki/Vivian_Maier

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La maggior parte delle sue foto sono "street photos" ante litteram e può essere considerata una antesignana di questo genere fotografico. Inoltre, scattò moltissimi autoritratti, caratterizzati dal fatto che non guardava mai direttamente verso l'obiettivo, utilizzando spesso specchi o vetrine di negozi come superficie riflettente.
La sua vita può essere paragonata alla vita della poetessa statunitense Emily Dickinson, che scrisse le sue riflessioni e le sue poesie senza mai pubblicarle e, anzi, a volte, nascondendole in posti impensati, dove furono ritrovate dopo la sua morte.
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Maier nacque a New York nel 1926 e morì a Chicago nel 2009, a 83 anni, senza famiglia e dopo aver trascorso gran parte della sua vita praticamente da squattrinata. I notevoli guadagni ottenuti da alcuni collezionisti – che per poche centinaia di dollari si sono ritrovati proprietari di decine di migliaia di negativi di foto di Maier non sviluppate, e oggi valutate intorno ai 2 mila dollari a pezzo – hanno di recente avviato un interessante dibattito sulla controversa eredità di Maier, diventata nei mesi scorsi un caso giudiziario: se ne è approfonditamente occupato un articolo del New York Times. [... ]   >> (  da   un articolo   di www.ilpost.it )
Credo che    essa   sarà  una dele ultime se  non l'ultima  volta  che    si potra' vedere in pubblico i suoi




lavori in quanto  -- sempre  secondo l'articolo de  ilpost ---   c'è ed  è in  corso  Una causa legale dovrà chiarire chi sono gli eredi legittimi della fotografa statunitense e il processo potrebbe durare diversi anni e, nel frattempo, portare alla sospensione di qualsiasi mostra o esposizione delle fotografie di Maier finché l’eredità legale non sarà determinata. . Infatti il sito  http://www.vivianmaier.com non è   aggiornato negli eventi  



Ma  soprattutto    la vicenda    è la risposta   a i miei vecchi  che mi chiedono  perchè   mi porto dietro la video camera   la   digitale  e pubblico  tutte le  foto  ed  i video     d'eventi    culturali () concerti , manifestazioni letterarie  , ecc  )  

21/06/14

DON JON

In una  tv  non a pagamento  ; sempre  pi§ monotona  e  noiosa  ;  ho  visto in dvd  (  chiamatemi  pure  utopista   e  antico    che  ancora   , anziché usare la rete   si vede i  film a noleggio , ma io  .....   ne  riparlaremo  prossimamente      altrimenti    vado  OT   e  rischierei d'annoiarvi   

   ho  visto recentemente due  film il primo  è   Don Jon un film indipendente del 2013 scritto, diretto ed interpretato da Joseph Gordon-Levitt.  


  • Currently 3,3/5 Stars.
  • 1
  • 2
  • 3
  • 4
  • 5
  Buono 

Un film  niente male  per essere  debutto dietro la macchina da presa dell'attore Joseph Gordon-Levitt in un lungometraggio spigliato , divertente , ironico . Un modo ironico per affrontare il problema della dipendenza da pornografia.  anche  se    il regista Gordon-Levitt  lo smentisce  affermando   tramite il suo account Facebook che avrebbe cambiato il titolo  da   in Don Jon con la seguente motivazione:

« Ho deciso di cambiarlo principalmente perché così è corto e semplice, se mi conoscete sapete che sono un fan della brevità. Secondo, avevo l'impressione che il vecchio titolo facesse giungere certe persone a certe conclusioni troppo in fretta. Alcune persone credevano fosse un film sulla dipendenza dalla pornografia e dal sesso, ma non è così. Don Jon è una commedia su come gli uomini e le donne si trattano tra loro, e su come i media che consumiamo possono creare aspettative irrealistiche. La storia ruota attorno a un giovane uomo che guarda troppa pornografia e una giovane donna che guarda troppi film romantici. È un tema che trovo affascinante e divertente. »
(Joseph Gordon-Levitt)

Comunque  sia  io lo vedo  come  incentivo per spronarmi sempre più a liberarmi completamente dalla mia dipendenza ( usata principalmente come valvola di sfogo contro lo stress e ogni qual volta ottengo rifiuti dalle ragazze a cui chiedo d'uscire . Anche se ultimamente è ridotta solo ad internet , le riviste e i dvd ho smesso dalla pornografia . Inusuale, ironico , impertinente , intelligente ( l'espresso ) .


                                         TRAILLER  ORIGINALE  


                                         Trailer italiano ufficiale  . 


Aggira e smonta tutti i luoghi comuni , con sferzante ironica , della commedia romantica . infatti  :<<  
Locandina Don Jon
(....)  Quello che però impedisce a Don Jon di sfociare nella commedia romantica è la ricerca di una struttura e di una regia diverse dal solito. Sebbene il film creda di essere molto più originale di quanto in realtà non sia (non solo l'esito è molto convenzionale ma anche i presupposti morali, una volta passata la presentazione iniziale, lo sono), è indubbiamente in grado di andare a spremere un po' di vitalità dalle solite messe in scena hollywoodiane.
In Don Jon si ride molto e quasi mai per linee di dialogo, più per soluzioni di montaggio, per elementi di arredo o per la comparsa improvvisa di un'espressione su un volto. Giocando sul confine con il ridicolo sul quale vivono i personaggi che ha scelto di mettere in scena, Joseph Gordon-Levitt aggira le convenzioni della commedia sentimentale classica americana (quella che viene anche presa in giro in un film nel film che i protagonisti vanno a vedere al cinema, per il quale si sono prestati ad un cammeo Channing Tatum e Anne Hathaway) per arrivare alle medesime conclusioni rassicuranti e tradizionaliste.>> da  www.ymovies.it(film/  ) 
Di solito tali generi  di film   , forse perchè la mia vecchia ne guarda parecchi , m'annoiano   e mi fa sbadigliare , ma questo mi è piaciuto e divertito oltre a farmi riflettere e dato nuovi impulsi per smettere completamente .


01/05/12

alla scoperta dell'opera lirica e musica sacra I carmina Burana tempio pausania 29\4\2012


Venerdi scorso si è  tenuto  TEMPIO PAUSANIA -  uno degli  gli appuntamenti più attesi del progetto "Omaggio a Carl Orff".
 Dopo gli incontri con il critico musicale Angelo Foletto e il Docente del Conservatorio Pier Paolo Scattolin, convegni in un certo senso preparatori e propedeutici alla comprensione del lavoro del musicista/didatta tedesco, giunge il gran momento dei concerti con l'opera Carmina Burana. La manifestazione organizzata dall'Associazione Culturale Studium Canticum per dare il via alla serie dei concerti però si sposta dal capoluogo dell'isola e approda in Gallura.  Secondo   quanto dice  http://notizie.alguer.it/   da  cui  ho tratto  la  foto e una rielaborazione personale  dell'articolo  è stato  un successone    N. Qui i carmina  Burana   sono  stati  proposti   al pubblico con la guida del Direttore d'Orchestra nonché Docente di Musica Corale e Direzione di Coro al Conservatorio di Bologna Pier Paolo Scattolin, una delle due versioni del capolavoro realizzato da Off, cioè quella dove l'orchestra è sostituita da due pianoforti e insieme di percussioni. Questa "cantata scenica" del grande progetto "Omaggio a Carl Orff" è realizzata con un imponente corpo di musicisti: i cori: Euridice, Studium Canticum, Scuole in Coro, la pianista Angela Tangianu, il pianista Michele Spiga, alle percussioni Francesco Belfiori, Claudia Foddai, Mattia Pia, Sara Piseddu, Carlo Pusceddu, Stefano Tiesi, chiudono l'organico degli interpreti dei Carmina Burana, il soprano Valentina Marghinotti, il baritono Nicola Ebau, il tenore Giuseppe Satta.  Io  per mia  ignoranza   che Orloff  avesse    rielaborato solo     questo  , il più celebre   e il più usato dal cinema  come colonna sonora  

(LA)
« O Fortuna,
velut Luna
statu variabilis,
semper crescis
aut decrescis »
(IT)
« O Sorte,
come la Luna
mutevole,
sempre cresci
o decresci »
(Introduzione a O Fortuna)
e  che   il resto fossero musiche   medievali . Invece di  ciò ringrazio  Carmine lieto  : 1 )  l'invito   su facebook  2)  il permesso   di prendere le  foto  e il video  delle che trovate     nel post   invece    ---  sempre  da notizie.alguer.it ---   scopro che  << Andata in scena per la prima volta nel 1937 a Francoforte sul Meno, in Italia invece soltanto nel 1942 al Teatro alla Scala di Milano, l'opera, tratta da Orff dai testi poetici del Codex Buranus un manoscritto del XIII secolo, è strutturata in un prologo e tre parti. Nel prologo c'è l'invocazione alla Dea Fortuna sotto cui sfilano alcuni personaggi emblematici. Nella prima parte si celebra la "Veris laeta facies" ovvero l'aspetto gioioso della primavera. Nella seconda, "In taberna" all'osteria, è un turbinio di canti goliardici; nella terza parte, "Cour d'amours" le corti dell'amore, si invoca all'amore e nel finale si ha la ripresa del coro iniziale alla Fortuna. Quest'opera fa parte del trittico teatrale scritto da Orff intitolato "Trionfi" che, composto in diversi momenti include anche "Catulli Carmina" e il "Trionfo di Afrodite".  >>  




le altre  le  trovate qui  nel suo album di facebook 
Colmando  un cosi  un mio  vuoto  culturale  .


La trasferta gallurese dell'Omaggio a Carl Orff però, ha previsto  anche un'interessante preambolo, infatti, per mantenere sempre alta l'attenzione ed un carattere che unisce proposte artistiche e didattica, l'Associazione Studium Canticum ha organizzato al Teatro del Carmine di Tempio per venerdi 27 alle ore 12,30, la lezione per le  scuole medie   concerto dal titolo "Il mondo delle percussioni". L'appuntamento tenuto da alcuni docenti della Scuola di Percussioni del Conservatorio di Musica di Cagliari, offrirà agli studenti delle scuole tempiesi un avvincente viaggio musicale tra i suoni di timpani, marimba, glokenspiel, campane, grancassa, piatti, bongos, rullanti. Il giorno successivo l'Omaggio a Orff prosegue, ma, si trasferisce dalla Gallura per fare tappa nella città di Eleonora D'Arborea. Con il medesimo corpo di musicisti diretto da Pier Paolo Scattolin, l'opera "Carmina Burana" sarà in scena sabato 28 aprile alle ore 20,30 al Teatro Garau in via Parpaglia 14 a Oristano.
Dalla  locandina : <<  I concerti fanno parte come momenti clou, di uno dei tre filoni (Concerti, Laboratori e Tutti per Orff) dell'intensa programmazione di "Omaggio a Carl Orff". Questa seconda edizione del progetto "Gli Omaggi" è un format artistico-didattico ideato e organizzato dall'Associazione Studium Canticum con cadenza biennale. In questa rassegna dedicata alla grande opera composta dal musicista/didatta tedesco e alla musica del Novecento, sono previsti oltre venti appuntamenti tra concerti, laboratori e conversazioni distribuiti tra Cagliari, Tempio e Oristano, dal 28 marzo al 06 giugno. Il progetto è realizzato grazie al sostegno della Regione Sardegna e alla collaborazione con: Comune di Cagliari, Comune di Tempio Pausania, Conservatorio di Musica “G.P. Da Palestrina”, Fiera Internazionale della Sardegna, Monumenti Aperti, Cattedrale di Cagliari, Fondazione Giuseppe Siotto, Chiesa di San Michele, Modular Quartet, Studium Canticum, Coro Euridice, Amici di Viviana. >>


Un concerto bellissimo , peccato che non l'ho potuto godere del tutto avevo mal di testa  e stanchezza  ero in piedi dalle  06.00  e poi  essendo iperteso m'ero scordato di prendere la pastaglia   e poi  primavera  \ estate  ...... per  me  sono terribili . Otttimi i musicisti  e  il coro ,  questo è il mio giudizio da profano  di tale genere  musicale  
N.B
non ho scattato foto  perchè   viene male  a seguire il testo di un opera  lirica  e fare  foto  o video  , salvo che non sia  giornalista  o non abbia   molti € per  un cavalletto   e una macchina  \  camera  professionale  oltre  che l'autorizzazione  perchè  pur essendo scettico e contro il copy right per  correttezza   chiedo sempre  alle persone che non conosco  o cher  conosco per la  1  volta  il permesso  , ma  questa  volta  non è stato possibile 

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