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16/01/15

Su un veliero in viaggio verso l'integrazione ., Hicham Ben’Mbarek mussulmano riceve un cuore da trapiantarew da un cristiano



l'odio ed il terrore posso essere sconfitti e\o ridotti con il dialogo e il confronto fra religioni \ culti diversi .
Ed ecco due casi .
Il primo Il progetto dell’associazione Abracadabra con le Università di Sassari e di Siviglia
    Da  la  nuova  saregna del  15\1\2015



Migranti
Su un veliero in viaggio verso l'integrazione  Il progetto dell’associazione Abracadabra con le Università di Sassari e di Siviglia di Anna Sanna







SASSARI. Un viaggio in barca a vela, per ascoltare storie e raccontarle al mondo. Unire le due sponde del Mediterraneo oggi che sembrano sempre più distanti, estranee, per far tornare il Mare Nostrum davvero di tutti. Ancora di più adesso, dopo che i fatti di Parigi hanno risvegliato paure difficili da superare. Nostro come lo sono i beni comuni, un mare che accoglie e non più una barriera innalzata a dividere popoli e culture. A bordo blogger, scrittori, illustratori che navigheranno dalla Spagna alla Sicilia attraverso il Marocco, l’Algeria, la Tunisia, in una rotta reale e simbolica che vuole superare la diffidenza e trasformarsi in dialogo e incontro.
Il progetto si chiama “Integrazione clandestina” e nasce dall’idea di tre ragazzi sardi, Gabriele Di Pasquale, Giuseppina Deiosso e Alessandro Multinu, che hanno unito la passione per il sociale a quella per il mare coinvolgendo altre persone convinte come loro che l’integrazione passi attraverso la conoscenza reciproca.Protagonista una barca, “Iolanda”, che per due mesi, dal 15 giugno al 15 agosto solcherà il Mediterraneo percorrendo 1300 miglia da Siviglia a Mazara del Vallo, toccando Melilla, Algeri e Tunisi per costruire un’opera umana e letteraria a più mani. A realizzarla saranno europei e africani che lavoreranno fianco a fianco, nello spazio ristretto di una barca. Dove non si può sfuggire all’altro, ma è necessario confrontarsi per lavorare insieme. «L’obiettivo di Integrazione Clandestina è promuovere il dialogo tra Africa e Europa – spiega Maria Vittoria Pericu, tra gli organizzatori del progetto – un incontro alla pari tra uomini e donne che si declinerà in varie azioni, innanzitutto il viaggio e poi l’incontro con i nostri vicini africani nelle tappe marocchine, algerine e tunisine».
Promotrice di “Integrazione clandestina” è la cooperativa sociale di Sassari Abracadabra Onlus in collaborazione con partner europei e africani come l’Università di Sassari, l’Università di Siviglia e la Sevilla Acoge, network di associazioni del nord Africa e sud della Spagna. Già a dicembre sono partite le selezioni per l’equipaggio: otto disegnatori, blogger, scrittori che si alterneranno in ogni tratta a gruppi di due, un europeo e un africano. Ci si può candidare fino al 25 gennaio compilando il modulo di adesione sul sito on line www.clandestineintegration.org (che è insieme vetrina e blog del progetto) e inviando una propria fotografia con la scritta “Aiutami a partire #clandestineintegration”. Ce ne sono già molte sulla pagina Facebook “Clandestine integration”: per ora soprattutto europei, per questo la scadenza per i candidati africani sarà prorogata di qualche giorno.
Altro passaggio fondamentale perché Iolanda possa salpare è la raccolta fondi, che partirà il 2 febbraio attraverso il sito Produzioni dal basso. Il viaggio ha bisogno anche di sponsor e testimonial che possano aumentare la visibilità del progetto. E poi ci saranno gli ambasciatori, un europeo e un africano che si uniranno all’equipaggio per un mese. Il primo sarà Livio Senigalliesi, fotogiornalista di. fama internazionale che viaggerà per trenta giorni su “Iolanda” cedendo poi il posto all’ambasciatore africano. Accanto a quelli di mare poi, anche gli ambasciatori “di terra” – come il giornalista Jean-Léonard Touadi, originario del Congo ma da trent’anni in Italia – per favorire il dialogo con l’Africa durante gli attracchi, attraverso eventi e iniziative che coinvolgeranno le comunità locali. Dell’equipaggio, guidato dal capitano Mauro Mancini, faranno parte anche due antropologi dell’Università di Siviglia, uno europeo e l’altro africano, che lavoreranno a una ricerca etnografica legata al viaggio di “Iolanda”.
Blogger, scrittori e disegnatori racconteranno poi la loro esperienza in un libro che sarà presentato a dicembre a Cagliari, Sassari e in altre località della Sardegna. «Ci siamo resi conto che nell’esperienza quotidiana c’è la necessità di conoscersi, di comunicare, perché le diversità con l'altra sponda del Mediterraneo sono molto relative e soltanto un’esperienza concreta può aiutare ad andare oltre – conclude Maria Vittoria Pericu – vogliamo dimostrare che l’integrazione è possibile, e non va confusa con l’omologazione. Integrazione significa accettarsi, rispettarsi senza pensare che il proprio modo di vivere sia l’unico valido. Il nostro progetto nasce per dimostrare che il dialogo è possibile e costruttivo >>


La  seconda   preso  dalla bacheca  facebookiana della nostra  Daniela  Tuscano    che riporta  questo bellissimo articolo  di Il Tulipano - Il Web Magazine Indipendente scritto dal Popolo

Io musulmano, ma sono in vita grazie a un trapianto di cuore cristiano. Il terrore si combatte insiem
e





Il padre che ha donato il cuore di suo figlio e che gli ha salvato la vita non ha voluto sapere di quale religione o colore fosse: «Me l’ha dato e basta». Lo dice con commozione Hicham Ben’Mbarek, per tutti gli amici solo Ben, musulmano e fiorentino, arrivato dal Marocco quando era piccolo su un barcone:
 «Sono orgoglioso che dentro di me ora batta un cuore cristiano», dice mentre parla della sua storia. Una storia di integrazione, un lavoro come stilista, un figlio che porta il nome del suo migliore amico fiorentino, un altro in arrivo che si chiamerà Francesco e una compagna «che veste come le pare».

La storia
Il 1 gennaio 2011 Hicham sta giocando a pallone con la sua squadra amatoriale sul campo di Ponte a Greve: l’ultima corsa e poi stramazza al suolo. È il suo cuore, pochi giorni dopo la visita medico sportiva, che lo tradisce. Sette attacchi cardiaci e i battiti che schizzano a oltre trecento al minuto. La corsa al vicino ospedale di Torregalli, un salvataggio miracoloso e una diagnosi gravissima: miocardiopatia dilatativa. L’unico modo per salvare Hicham è un cuore nuovo, un trapianto che però sembra non arrivare. Sette mesi dopo, quando tutto sembra perduto, arriva la telefonata di Matteo, il suo migliore amico: «Hicham, mettiti il pigiama che dobbiamo correre all’ospedale di Siena: là c’è un cuore per te». Quello di un cattolico che ha salvato la vita ad un musulmano e che Ben ricorda sempre.

«Il terrore si combatte insieme»
Quando ha saputo della strage di Parigi Ben si è sentito triste e indifeso come tutti, ma è rimasto colpito anche dai commenti sui social network quelli che raccontano di come un atto terroristico possa far fare un passo indietro alla nostra società: «C’è chi dice che l’integrazione non è possibile e che non siamo tutti uguali. Credo invece che tutti insieme possiamo dimostrare che si può vivere in pace, che dobbiamo tutti impegnarci per dimenticare secoli di tensioni create in nome della religione ma che con la religione non c’entrano niente». Perché oltre all’orrore la strage di Parigi rischia di lasciare uno strascico di problemi a chi «vive tutti i giorni insieme, che veniamo da un Paese o da un altro, di una religione o di un’altra. Il terrore si combatte insieme, insegnando il rispetto e la tolleranza per il nostro futuro».

Redazione San Francesco 10/1/2015

19/10/13

c'è amore più grande? Si sposano in chiesa dopo 80 anni di convivenza. Lui ha 103 anni, lei 99: che tenerezza .finchè morte non vi separi ?

finchè  morte non vi separi  ?  da www.oggi.it


video
se il  video non si vede    andate  qui
 http://www.oggi.it/video/curiosita/2013/10/17/si-sposano-in-chiesa-dopo-80-anni-di-convivenza-lui-ha-103-anni-lei-99-che-tenerezza/


Una storia d’amore vero e tenerezza che arriva dal Paraguay. Lui si chiama Jose Manuel Riella e ha 103 anni, lei Martina Lopez e di anni ne ha 99. E dopo ben 80 anni di convivenza (e 40 di matrimonio civile), hanno deciso di sposarsi anche con rito religioso, con tanto di abito bianco per lei. La coppia ha già otto figli e ben 50 nipoti, tutti presenti alla cerimonia a Santa Rosa. Un evento, in effetti, imperdibile (lapresse) Aggiornato al 17 ottobre 2013

26/05/13

come sopravvivere ala crisi , puntata 4-5 come trovare un tetto e come risolvere i problemi della casa


 vedi anche  

RE LE INCHIESTE: ITALIA SOTTO SFRATTO


Non solo stanze in subaffitto: dentro il terremoto economico sono nate soluzioni per scalare la 'montagna del mattone'. Insieme. Lo chiamano co-housing. abitare insieme.  Ed ecco l' albergo con stanze, monolocali, appartamenti arredati a prezzi calmierati, gli edifici acquistati in comune o quelli costruiti in gruppo. Fino alla casa fattoria
ROMA - In tempi di crisi c'è una cosa sulla quale sembra impossibile risparmiare: la casa. Anche se i prezzi nelle città sono crollati, i mutui sono saliti e sono sempre più inaccessibili. Per non parlare degli affitti. Nel 2011 quasi 56 mila famiglie italiane hanno avuto un provvedimento di sfratto per morosità. In cinque anni il fenomeno salito del 64%. Soprattutto nelle grandi città avere una casa è un lusso. C'è chi affronta la situazione subaffittando una stanza e chi si ingegna per dare vita a soluzioni alternative. Fra le più nuove c'è l'abitazione condivisa, che offre alloggio a prezzi calmierati, ma per un periodo di tempo limitato. Per gestire il primo progetto italiano di housing temporaneo, a Torino, è nata Sharing (www.sharing.to.it), un albergo che mette a disposizione stanze, monolocali o appartamenti arredati per un massimo di 18 mesi. "Sharing è un hotel molto particolare: facciamo housing sociale temporaneo. Ospitiamo persone in difficoltà, che si trovano ad affrontare un'emergenza per un periodo di tempo limitato - spiega Lorenzo Allevi, responsabile del progetto - Ci sono giovani coppie che in questo modo possono incominciare la vita insieme, famiglie con figli, parenti di persone ricoverate negli ospedali della città, ma anche studenti fuori sede o stranieri". Nel grande edificio appena ristrutturato ci sono 182 stanze. I prezzi vanno da poco meno di 200 euro al mese per un monolocale a 25-30 euro a notte per una camera. Un costo che permette di risparmiare il 50-60% rispetto alle tariffe di mercato . "Nei 20 appartamenti arredati ospitiamo molto spesso persone in attesa di una casa popolare. Gli altri ospiti, per dimostrare di aver bisogno di un alloggio, devono semplicemente fornire un'autocertificazione. Facciamo noi una selezione delle richieste". Nella struttura, acquistata dai responsabili del progetto dopo aver vinto un bando  del comune di Torino, lavorano 15 persone. Nell'idea di condivisione c'è anche quella di offrire servizi al quartiere come un ambulatorio dentistico, una biblioteca, un ristorante e un servizio di psicoterapia.

Quello torinese è fra i più avanzati progetti di co-housing italiani (letteralmente abitare insieme). Lo scopo è raggruppare più persone nella stessa abitazione, ma mettendo a disposizione spazi e servizi. L'obiettivo è tagliare i costi di gestione su servizi come, ad esempio, la lavanderia, gli acquisti e le utenze. Un sistema che raccoglie sempre più adepti, ma che fra finanziamenti e burocrazia non è semplice da realizzare. Fra i primi co-housing in Itaia, c'è quello nato a Milano Bovisa, dove un'ex fabbrica di tappi è stata riconvertita in abitazione per una sessantina di persone. "Le difficoltà?  - spiega Alida Nepa, di Solidaria che lavora a un progetto simile a Ferrara - C'è troppa burocrazia. Non è facile trovare un finanziamento.. Ma soprattutto tenere insieme un gruppo consolidato di persone, che decida di andare avanti nel tempo senza scoraggiarsi". 
Ostacoli che l'associazione Coabitare è riuscita a superare e ora sta per inaugurare il suo progetto Numero 0 a Torino.  Otto famiglie hanno acquistato un edificio vicino piazza delle Repubblica, nel quartiere multietnico della città. Fra i vari servizi c'è anche una banca del tempo per scambiarsi servizi, risparmiando. Tre anni fa a Pregandiol, in provincia di Treviso, Bruno Moro ha creato invece 'una fattoria condivisa'. "Siamo solo tre famiglie - spiega - ma riusciamo a risparmiare. Utilizziamo i prodotti della terra, la legna del bosco. Per risparmiare di più partecipiamo ai gruppi di acquisto". Si stima che con il co-housing sia possibile tagliare il 10%-15% delle spese grazie alle utenze condivise e all'auto produzione energetica.
In città aumentano le persone che puntano sulla più classiche delle soluzioni contro il caro-vita: la stanza in affitto. Nel 2001 c'è stato un incremento delle richieste da parte degli over 35enni. Una scelta diffusa fra single o persone che lavorano fuori sede e non possono permettersi un appartamento. L'opzione di diventare 'affittacamerè è utile per proprietari che hanno difficoltà a pagare la rata del mutuo e per anziani rimasti soli che devono affrontare il caro-bollette.
Per i padri  [  ma  anche  per le donne  aggiungo  io   ] separati in difficoltà economiche aumentano invece le case messe a disposizione dai comuni o dalle associazioni, che li ospitano temporaneamente. Un luogo dove possono passare un po' di tempo con i figli o da soli. A Roma, ad esempio, il Comune ha messo a disposizione due residence dove possono rimanere fino a un anno. I padri devono pagare circa 200 euro al mese, un prezzo basso per la capitale, per essere ospitati in appartamenti completamente arredati.
Fra le iniziative che puntano al risparmio, c'è anche l'autocostruzione permettere di partecipare materialmente alla realizzazione della propria casa nel tempo libero. Così nei fine settimana commesse, camerieri o operai si trasformano in muratori o imbianchini, aiutati da professionisti nel settore. I futuri proprietari delle case fai da te sono spesso famiglie con basso reddito. Possono acquistare un appartamento o una villetta, abbattendo fino al 70 per cento i costi di costruzione. Una delle iniziative più recenti è Sant'Enea, un borghetto nella campagna perugina. Le case sono fabbricati di qualità, con certificazione energetica e antisismica, con pannelli solari. Sono costati 144 mila euro ciascuno, il 40 per cento in meno rispetto al prezzo di mercato per questa zona. Ma anche qui si chiede una normativa nazionale.



oppure un altra  soluzione sempre secondo repubblica  è

Una sola regola: condividere. Dalla cantina alla macchina, passando per la zona studio o l'orto. Un modo per razionalizzare gli spazi, ridurre i costi e aumentare gli incontri. Lo Studio Tamassociati ha stilato una guida sul coabitare responsabile

Il funzionamento di un cohousing è simile a quello di un gruppo di acquisto solidale (fenomeno in crescita che nel 2012 ha coinvolto sette milioni di italiani); le persone si organizzano per "fare la spesa insieme e ottenere condizioni vantaggiose": la massa critica ha infatti un potere d'acquisto maggiore del singolo. Come nei GAS (Gruppi di acquisto solidale, appunto) anche in un cohousing i modi di utilizzare questo potere d'acquisto possono essere diversi: ottenere il massimo risparmio, ottenere il miglior rapporto qualità prezzo, ottenere qualità superiori alla media senza aumenti di costo...
È possibile individuare diverse fonti di risparmio caratteristiche dei progetti di cohousing. Ecco le dieci voci più significative secondo lo studio Tamassociati che ha curato il libro Cohousing. Vivere insieme e comunità solidali


FASE PRELIMINARE: l'unione fa la forza
1 - Acquisto
di un terreno o immobile da ristrutturare: il costo unitario (€/mq) di norma diminuisce con l'aumentare delle dimensioni.
 2 - Appalto
si possono ottenere condizioni vantaggiose rispetto a un'offerta singola.


FASE REALIZZATIVA:  
3 - Materiali
un gruppo di abitanti grazie al proprio "potere contrattuale" può effettuare una selezione di materiali di qualità superiore (durevoli, ecologici, prodotti localmente) a prezzi vantaggiosi.
4 - Tecnologie e impianti
in questa fase il risparmio si può tradurre nella scelta di soluzioni tecnologiche centralizzate di qualità superiore eliminando la ridondanza impiantistica. Si riducono così i costi di installazione e allaccio alle reti rispetto a impianti singoli.
5 - Dimensioni
la presenza di locali comuni consente di razionalizzare gli spazi degli alloggi privati, arrivando anche a ridurne le metrature e il relativo costo di costruzione (la camera degli ospiti condivisa, la cantina condivisa, la zona studio condivisa, etc...).
6 - Tempi
le economie di scala permettono anche di ridurre i tempi di realizzazione, con i risparmi conseguenti.


FASE D'USO: 
7 - Condivisione spazi
la presenza di spazi ad uso comune consente di condividere e quindi ridurre i costi di gestione e manutenzione (giardino comune, orto comune, sala per il gioco dei bambini, tettoia per ricovero biciclette, etc...).
8 - Condivisione servizi
grazie alla rete sociale-solidale che si instaura tra gli abitanti è possibile attivare dei servizi condivisi, gestiti in modo informale secondo i principi della "banca del tempo": babysitteraggio, car pooling, Gruppi di Acquisto Solidale, lavori di manutenzione ordinaria, corsi didattico - ludici (lingue, ginnastica...) etc...
9 - Condivisione cose
grazie alla rete sociale-solidale che si instaura tra gli abitanti è possibile condividere strumenti secondo i principi del "l'uso prima del possesso": lavanderia e stireria in comune, biblioteca in comune, reti e connessioni, attrezzi per bricolage in comune, car sharing, etc...
10 - Gestione centralizzata di impianti
grazie alle nuove tecnologie, oggi è possibile gestire i sistemi impiantistici in maniera centralizzata riducendo i consumi pur garantendo ai singoli la libertà di uso e contabilizzazione.

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