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01/01/17

un bel dilemma Come fare per avvicinare le nuove generazioni alla buona musica ?

Come dicevo dal titolo  queste nuove generazioni in ambito culturale  sono   un bel  dilemma .  Infatti mi chiedo   sempre  e ne discuto  con :  i miei matusalemme , amici  e  contatti   artisti  , e quelli della mia generazione (ovviamente  quelli  culturalmente  attivi   non quelli  che hanno mandato il cervello\  spirito critico  all'ammasso  in ambito culturale  )   , ed  appartenenti a quelle  successive  alla mia  come  fare  per  avvicinare  le nuove generazioni alla buona musica  ed  in particolare  a  quella  classica ? rielaborarlo in chiave moderna   o  suonarlo  in versione originale  ?
Premetto ulteriormente  (  vedere il mio post : la musica classica \ sinfonica è musica per vecchi ? no ecco perchè ascolto ( anche ) musica classica \ sinfonica dall'infanzia   ) sono un amante della musica  non importa  il genere  e  se  si sia una cover  o reinterpretazione anche   di  un opera  di musica  sinfonica   come   questa   


 ed   inno alla gioia (  specialmente   il 3 ed  4  movimento  )   è uno dei mie preferiti  e  forse   se ben  ricordo  il primo  (o  uno  uno  dei primi pezzi )  " pezzo "di   musica  sinfonica  che   ho ascoltato . Ora     questa scelta, vedere  video sotto ,  di proporlo  stili e generi diversi  mi è piaciuta davvero molto  ( anche se  i primi due pezzi  m'innervosivano  perchè   , un conto  e è  una cover  \  rifacimento in chiave  rock    o  jazz  , ecc un alto  e lo stravolgimento   totale una snaturizzazione  )   perché dato che oramai nessuno ascolta il "classico "  termine  opinabile   perché  chiedo scusa  se mi ripeto 😃😁😛<< (...)  I confini della categoria sono sfumati e opinabili, in quanto il marchio di classicità viene in genere assegnato dai posteri; dunque, ciò che oggi si definisce "classico" non lo era necessariamente ai tempi in cui venne composto. In particolare, a seconda dei contesti il concetto di "musica classica" può includere o no la musica colta contemporanea. >>( ...  da  https://it.wikipedia.org/wiki/Musica_classica  ).


L'iniziativa  culturale fatto dai giovani viterbesi per promuovere l'arte e il divertimento nella Tuscia, apre le sue attività con questo flash Mob Musicale ispirato alla sinfonia n.9 di Ludwig van Beethoven.è stato un modo per avvicinare qualcuno a un'opera classica  grazie al moderno.



oppure   come  chiedo   se  , come  ho  scritto sulla  mia  bacheca  di fb  ,

è  una  storpiatura di un classico a voi decidere . Secondo il mio parere alcune versioni sono ben fatte altre no . mi farebbe piacer sentire i fruitori ed i praticanti ed artisti di musicva classica presenti qui nei mie contatti . Chiedo se  è meglio il tentativo dei  giovani Viterbesi     oppure è meglio una interpretazione  nell'ambito classico   senza  incursioni    \  contaminazioni con i generi \  stili moderni  a flash mob come   questo (  chi lo avesse  già  visto    sia da me può anche saltarla  )



fatta per : << En el 130º aniversario de la creación de Banco Sabadell hemos querido rendir un homenaje a nuestra ciudad con la campaña "Som Sabadell". Esta es la flashmob que realizamos como colofón final con la participación de más de 100 personas de la Orquestra Simfònica del Vallès y los coros Lieder y Amics de l'Òpera y la Coral Belles Arts.>>

 mi farebbe piacer sentire i fruitori ed i praticanti ed artisti di musica classica presenti qui nei mie contatti .

Il post  sembra  finito qui   invece  venendomi in mente  quanto dice  sul  suo sito (   url http://ulisse-compagnidistrada.blogspot.it/2015/08/la-didattica-dellascolto-sa-risvegliare.html )  sull'educazione musicale  il mio ex prof   di educazione musicale  di prima media    antonelo deiara  ho feciso  di scriverli una email  , ecco  la  sua risposta

da:Antonio Deiara pentagrammandosardegna@gmail.com
a:Giuseppe Scano
data:1 gennaio 2017 11:31
oggetto:Re: suggerimento e richiesta di parere

Gent.mo Giuseppe Scanola Musica è una forma di linguaggio; ancora oggi, purtroppo, questo linguaggio resta incomprensibile per un numero molto elevato di persone, in Italia e non solo. La Scuola, e tu mi sei testimone, dovrebbe insegnare la lingua dei dodici suoni, il ritmo, la melodia e l’armonia, l’agogica e la dinamica,  il timbro e la forma. E invece resiste ancora la monocultura del flauto dolce e/o l’agiografia di una Storia della Musica priva di ricadute formative. Certo, tanta strada è stata percorsa dalla nascita della Scuola Media “unificata” all’inizio degli anni ’60, ma tanta ne resta ancora da percorrere per alfabetizzare musicalmente tutti gli italiani, un po’ come fece il Maestro Manzi, col suo geniale “Non è mai troppo tardi”, per la Lingua italiana. Non voglio dilungarmi sui danni prodotti dal taglio “morattiano” del tempo prolungato alla Media, con riduzione da tre a due delle ore di Educazione musicale o Musica, la mancanza di un insegnamento specialistico di canto e strumento alle Elementari nonostante il D.M. 8/11, l’esclusione degli strumenti del Pop-Rock dagli Indirizzi Musicali e dai Licei Musicali (magari come “strumenti abbinati” a quelli classici”), per non parlare della “polvere didattica” che si deposita in troppi Conservatori, soffocando un numero incredibile di “talenti sprecati”. Non sto eludendo la risposta; io avrei unito i due flah mob col seguente ordine: prima le finestre e la piazza, poi l’inversione della Sinfonia degli addii di F.J. Haydn.  Per ulteriori approfondimenti e spunti di discussione, invito te e i tuoi amici a visitare il blog (senza fine di lucro)  www.antoniodeiara.it

a voi decidere

04/07/15

Battesimo, bat mitzvah o hijab in testa: mia figlia sceglierà da sola, sempre . ecco un antidoto al fanatismo religioso , alle identità chiuse e alle teorie cretine di Salvini e company



 Per  i post precedenti  , vedi  url  sono sopra  ,   sono stato accusato  (  ovviamente  vi risparmio qui i soliti stereotipi   e luoghi comuni usati   ogni  volta  che provi a  parlare  o scrivere in rete  di tali tematiche  d'essere  vago ed utopista   nel l'affrontare il tema dell'integrazione  specialmente da  coloro che non vogliono rinunciare  po  fondersi  ( da  una parte  e dall'altra  alla  propria  cultura  \  identità soprattutto  Salviniani ,  Fallaciani  ,  ed  chi  più ne  ha    più ne metta  )   rispondo con tale  storia

di   Mamma italiana a Londra


Pubblicato: 29/06/2015 12:09 CEST Aggiornato: 29/06/2015 12:10






A 9 anni ero dietro alla lavagna della mia scuola elementare a disegnare Creamy coi gessetti nell'ora di ricreazione con tre mie compagne di classe a cui cercavo di spiegare, per l'ennesima volta, che non potevo fare la comunione come loro perché non ero stata battezzata. Non ricordo esattamente cosa mi dissero - forse che avrei rischiato di non indossare mai un abito bianco a meringa in vita mia (infatti) - ma da quel momento mi sembrò fondamentale intraprendere una carriera cattolica regolare, passando per la ricerca di una comare di battesimo, l'iscrizione al catechismo, la scelta di un abito bianco a meringa e di un ristorante che facesse la torta Monte Bianco.
Prima di iniziare il processo di normalizzazione dovevo parlarne con i miei genitori che riunii per l'occasione in cucina insieme a mia sorella di 6 anni. Loro non erano mai andati in chiesa se non per matrimoni, funerali e comunioni o per organizzare lotte per il diritto alla casa insieme a un prete di sinistra, Don Michele, che assomigliava a Doc di Ritorno al Futuro. "Sarete mica atei?" Gli ho chiesto. "Mah non proprio, ma volevamo che foste voi a scegliere se battezzarvi" ci hanno detto. "Possiamo farci battezzare da Doc?" Ho proposto. "Mi faranno dei regali d'oro?" Ha chiesto mia sorella di 6 anni, che oggi sta pensando di comprarsi la seconda casa mentre io sono ancora in affitto. Insomma Don Michele ci fece uno sconto famiglia sulle ore di catechismo e ci battezzò e comunicò nel giro di una settimana.
28 anni dopo, vivo con un compagno musulmano che ha un padre musulmano, tre sorelle musulmane che non hanno mai portato il velo e una madre cristiana. Qui a Londra conosco soltanto 4 bambini che sono stati battezzati e probabilmente mia figlia a 9 anni non avrà nessuna lavagna su cui disegnare con le compagne, ma sfoglierà pagine virtuali di uno schermo virtuale sospeso in aria come Tom Cruise inMinority Report. In 13 anni di scuola l'unico mio compagno con un nome strano era Ermes, mentre mia figlia all'asilo nido è in classe con Atticus, Rufus, August che è agosto e non Augusto, Kale che è cavolo, Noor che è una bambina.
Anche mia figlia - come me - a un certo punto vorrà assomigliare ai suoi amici, e allora più che chiederci di farle fare la comunione probabilmente ci chiederà: "Perché non mi avete dato un nome hipster (o musulmano)?". Oppure "Perché non posso coprire i miei capelli con il hijab come le mie compagne preferite?" Ma, a giudicare dalla sua passione per gli chignon, un altro giorno vorrà l'acconciatura degli indiani Sikh o i due boccoli che escono dalla papalina degli ebrei ortodossi. Perché a 9 anni la religione è più una questione estetica e tricotica che spirituale (o al massimo aurea, se si tratta di mia sorella).
Oggi al suo asilo ci hanno chiesto se preferiamo che lei non festeggi qualche ricorrenza religiosa, perché loro altrimenti le festeggiano tutte. Noi abbiamo risposto che deve festeggiare tutto, finché non saprà quello che davvero vuole festeggiare. E credo che a 9 anni ci arriverà più sicura di me a quell'ora di ricreazione con le sue amiche, sapendo che per avere due boccoli non deve fare un bat mitzvah, e che se vuole un abito bianco a meringa basta chiedere, le presto il mio. Per il nome hipster niente da fare, troppo tardi.





Mum, I want to be baptised (by Doc Brown from Back to the Future)

I was 9 years old and I was behind the blackboard of my elementary school drawing with three of my classmates during playtime and I was trying to explain to them, again, that I could not have a holy communion like them because I had not been baptised. I do not remember exactly what they said - probably that I would never have another chance to wear a white dress (true so far) - but on that day I realised that it was essential for me to finally start a regular career as a Catholic, through the search for a godmother of baptism, enrolment in the catechism, the choice of a meringue shaped white dress and of a restaurant that could make a Mont Blanc cake for dessert. Before starting this process of normalisation I had to talk to my parents who I summoned for the occasion in the kitchen with my 6 year old sister.
They never went to church except for weddings, funerals and christenings or to organise fights for the right to public housing together with a leftist priest, Don Michele, who looked like Doc Brown from Back to the Future. "You are not atheists, are you?" I asked them. "Well not really, but we wanted you to choose whether to be baptised". They told us. "Can Doc baptised us?" I proposed. "Will people give me gifts made of gold?" Asked my 6 year old sister, that now is thinking of buying a second house while I'm still renting. So Don Michele gave us a family discount on the hours of catechism and baptised us and gave us the first communion within a week.
28 years later I live with my muslim partner that has a muslim dad, three muslim sisters and a christian mother. Here in London I know only four children that were baptised and probably when my daughter will be 9 she won't draw on a blackboard but flip virtual pages on a virtual screen in the air like Tom Cruise in Minority Report. In 13 school years my only classmate with a strange name was Ermes, my daughter is in nursery with Atticus, Rufus, August that is not a month, Kale that is not a cabbage and Noor that is a little girl.
At some point - like me - she will want to identify herself with her friends, but rather than ask us to be baptised she will probably come to me and her father to ask "Why didn't you give me a hipster (or muslim) name like theirs"? Or even "Why can't I cover my hair with the hijab like my favourite classmates?" But judging by her passion for chignons she will probably want to have the Sikh's hairstyle or two curls coming out the skullcap like Orthodox Jews.
Because when you are 9 years old, religion is more a matter of looks and hairstyle than spiritual (or gold, if you are like my sister). Today the nursery staff asked if we prefer for our daughter to not celebrate any religious feasts, because otherwise they celebrate them all. We said that she has to celebrate everything, until she knows what she really wants to celebrate.
So I believe that my daughter, at the age of 9, will be more confident than me while she draws with her classmates during the playtime. She will know that if she wants two curls framing her face she doesn't need a bat mitzvah, and to wear a white merengue shaped dress she only has to ask me, I can land her mine. For the hipster name, sorry: too late.









25/06/15

Kepurp, arriva la variante napoletana del kebab: il polpo diventa street food made in Napoli

    canzoni suggerite

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Questa news dimostra di come l'identità pura o chiusa sia impossibile in culo ai cultori dell'identità' chiusa . L'unica strada come ho già detto nel post precedente ( vedere l'url sopra ) ed un antidoto al razzismo ed xenofobia e nazionalismi easperati dall'identità chiusa . Ma anche al buonismo d'accatto che annulla   \  cancella le  differenze e le diversità creando omologazione o pensiero unico  .  Infatti Napoli ( ma  potrebbe   essere  anche qualunque  altra  parte della nostra penisola  visto    l'altro grado   di  contaminazione  etnica  e  culturale   che   avuto la nostra  storia )     conserva sempre l'identità culturale per questo resta buon esempio di interazione multiculturale. Nello scambio le radici, nella memoria le tradizioni...



da  http://www.vesuviolive.it/ del 22 giugno 2015


Kepurp

Ciro Salatiello, cuoco ufficiale del Napoli Calcio, nel suo ultimo libro di ricette, dal titolo “In cucina con Ciro Salatiello, dalla prima colazione al dessert”, per Edizioni Pironti, presenta un piatto del tutto innovativo, il Kepurp. Si tratta di un kebab di polipo, da cui appunto il nome, visto che in dialetto napoletano viene chiamato “purp”.Una ricetta molto semplice e diffusa in quanto non è altro che insalata di polpo pressata ed in forma cilindrica ma molto originale, soprattutto nel nome!Salatiello, durante la presentazione del libro ha deliziato i propri invitati con il kepurp, ideale come antipasto o per un aperitivo di mare, riscontrando, ovviamente, un notevole successo!



Cercando ulteriori news su tale cosa ho trovato questo articolo de il fatto quotidiano del 25\6\20015

Non più il solito Kebab turco. Da oggi si potrà degustare il kepurp, ovvero un rotolo di polpo (Foto). La ricetta è di Ciro Salatiello, il cuoco ufficiale del Napoli Calcio. Lo street food diventa simbolo di contaminazione tra culture gastronomiche diverse e si arricchisce di questa ‘variante di mare’.
La ricetta del Kepurp si può trovare nel libro dello chef partenopeo “In cucina con Ciro Salatiello, dalla prima colazione al dessert”. Ma come si prepara la pietanza? Basta fare la classica insalata di polpo condita con insalata e limone, per poi servirla nella forma cilindrica tipica del Kebab.

31/05/08

I Lucent Dossier

il circo al tempo della postmodernità



Lucent Dossier

La straordinaria compagnia dei Lucent Dossier ha davvero stile da vendere.


Possiamo definirli come un felice incontro a metà strada tra il Vaudeville Circus (appellitavo del quale spesso si fregiano) e il medicine shows, spettacoli molto in voga negli Stati Uniti durante il diciannovesimo secolo in cui la commedia incontrava la musica e la giocoleria, il freak show si ibridava con le più assurde novità sensazionali in ambito medicamentoso.


Quelli dei Lucent Dossier sono show affatto nostalgici, in cui performer, nani, ballerini, DJ, contorsionisti e caberittisti trovano eguale spazio. Diverse anche le influenze, la cultura dei figli dei fiori, i ravers, l'ecologismo; tutti stimoli che si commistionano in maniera sapiente e raffinata.


In principio fu il Burning Man la manifestazione che dal 1986 raccoglie milioni di visitatori nel deserto del Nevada (ma all'inizio si svolgeva sulla spiaggia di Baker Beach a San Francisco). Già, perchè i creatori della compagnia, i tre fratelli Fleming e Lady Dream Rockwell, coreografa di tutti gli spettacoli si sono esibiti proprio lì per la prima volta, mettendo in scena visioni oniriche e, perchè no, orrorifiche in cui sembra quasi di riconoscere il tratto dell'illustratore e maestro del macabro Edward Gorey.


I nostri oltre a esibirsi nei festival di tutto il mondo (Coachella e Lollapalooza in testa) hanno affiancato molti artisti e musicisti nelle loro performance, dagli At the Disco ai 30 seconds to Mars fino ai Flaming Lips. Nota particolare, il rutilante carrozzone ha anche trovato il tempo per ospitare un fantastico sevizio fotografico di Steven Meisel proprio per l'edizione italiana di Vogue (l'immagine pè tratta proprio da questo portfolio).




Quando si dice quasi quasi me ne vo' col circo!



potete trovare i Lucent Dossier sul loro sito e anche su myspace.

21/05/08

pelegrinaggio a S.Anna di stazzema

Una bel  botta  e risposta su repubblica del 20 maggio 2008   ne  trovate sotto  la pagina   scanerizzata  grazie   all'aiuto  dei cdv  di  scarabocchiodicomicomix.splinder.com/ che ringrazio vivamente  e non finirò mai di farlo 




se nel caso  non s'ingrandisse per  chi volesse leggersela  può andare andare su www.ulisse-compagnistrada.blogspot.com ( altro mio blog  )   dove  a differenza  di  splinder  c'è   un programma  che permette d'ingrandire  le immagini soprattuto quelle  (   come in questo caso scannarizzate  )  potete   e cliccare sull'immagine

16/05/08

Senza titolo 541

È davvero bello e commuovente vedere queste cose che stanno diventando sempre più rare in un mondo sempre più omologato e dipendente dale regole del mercato e quindi mercificato . La spontaneità e la capacità di tirare fuori se stessi in un luogo qualsiasi lasciando di se un suono, una melodia è la voce del nostro io più vero e profondo...una vera poesia. Grazie al compagnodioviaggio Mario pischedda

 





12/04/08

Senza titolo 428


              
l’atmosfera sociale è quella di una città assediata… E allo stesso tempo la consapevolezza di essere in guerra, e perciò in pericolo, fa sì che il trasferimento di tutto il potere a una piccola casta sembri la naturale, inevitabile condizione di sopravvivenza.
Non importa che la guerra stia davvero avvenendo, e, poiché nessuna vittoria decisiva è possibile, non importa che la guerra stia andando male. Tutto quel che serve è che uno stato di guerra esista.

                             
George Orwell, 1984




 FA RIFLETTERE L’ANALISI DEL RICERCATORE PINO CABRAS
                      UN LIBRO ESORCIZZA LE PAURE MONDIALI



Stimolante, informato, arguto. Ma anche: militante, schierato, decisamente di parte. È il libro di Pino Cabras uno che   <<  Guarda oltre queste mura...oltre la guerra e la paura!(..)  la voce di chi ancora resiste  >> ( cit Oltre la  guerra e la paura  dei Modena city Ramblers   puo andare  qui chi vuole il testo )  Il titolo spiega già l’argomento del lavoro: Strategia per una guerra mondiale”,( copertina  a sininistra )  appena pubblicato dalla casa editrice Aisàra di Cagliari.
Quasi duecento pagine per una riflessione “sulla paura che governa gli animi in questi ultimi anni” aggiunge Cabras, “su quanto è accaduto nel mondo dall’attentato alle Torri dell’11 settembre 2001 all’assassinio di Benazhir Bhutto”, la donna leader candidata alla presidenza del Pakistan.
Una strategia occulta, quella che intravede il ricercatore cagliaritano: “Ho messo insieme i fili individuati sui media internazionali con un paio d’anni di ricerca - prosegue Cabras, cheha già pubblicato un saggio su “Balducci e Berlinguer, il principio della speranza”“La stampa “mainstream” europea e americana testimonia accuratamente di come si sia voluto creare artificialmente un clima di pauranel mondo” puntualizza. Clima di tensione che sarebbe strumentale alle guerre di conquista decise dall’amministrazione Bush.
“La paura del terrorismo - prosegue il ricercatore - è l’alibi dietro cui alcuni settori del governo Usa intendono stabilire un nuovo ordine mondiale.La demonizzazione , senza per  questo  assolverlo o giustificarlo  del dittatore Saddam Hussein è servita a giustificare le due guerre del Golfo. E oggi, con gli stessi strumenti di dieci anni fa, ci si prepara ad attaccare anche l’Iran” come  puntualizza Cabras.
La ricerca del volume non è priva di una sua acutezza. Anche se sfrutta gli stessi argomenti  già  noti  e  utilizzati dal regista Michael Moore, nei suoi popolari “docufilm”, e in fondo le stesse argomentazioni sui “persuasori occulti” dei media che quarant’anni fa aveva evidenziato il sociologo Vance Packard. Niente di nuovo, dunque,infatti  se ne  sente parlare  spesso  , in quanto viene demonizzato e  messo in ridicolo  e quindi passano  come  potesi di folli o  visionari  o dietrologici   da  parte  dei fautori  della  guerra   a senso unico al terrorismo  ovvero coloro  che  celebrano  ampollosamente  l'11  settembre o  l'11 novembre    guardando solo la pagliuzza  ( il terrorismo  fondamentalista  )   nell'occhio del  tuo vicino  ma  senza  guardare  la  trave  ( le  cause   che  l'hanno creato  e  fanno si che ancora  esiste  )  nel loro  occhio  . 
Inoltre l'autore    del libro  non demorde: “ In alcuni casi, questo progetto di dominio mondiale non ha nemmeno bisogno di giustificarsi. È evidente, sotto gli occhi di chi ha l’attenzione per poterlo vedere”    cioè che non manda il cervello in cassa integrazione  <<  prendendo per   buone le  verità della  televisione  >> e  provano <<    pure a credevi assolti  siete lo stesso coinvolti.>> (  cit  canzone del maggio  di Fabrizio  De  Andrè qui il testo della  canzone in questione  )      

Pino Cabras: “Strategie per una guerra mondiale. Dall’11 settembre al delitto Bhutto” pagine . 360  €14,50  Aìsara editrice, 2008.

info vendita e distribuzione libro:
http://www.aisara.eu/
blog  e  contatto autore:
http://pino-cabras.blogspot.com/
pinocabras@yahoo.it








Per  chi volesse  approfondire   tale  argomento  ecco una serie  di siti  pro   tesi autore  e contro  tesi autore   a voi decidere   con chi  schierarvi  ovvero  decidere se  stare  : << dalla parte  di chi  ruba nei supermercati o  gli ha costruiti rubando >> ( Francesco de Gregori )







16/06/07

Senza titolo 1890




(...)
Grande è la confusione sopra e sotto il cielo
Osare è impossibile, osare, osare è perdere
Grande l'impossibile, osare è la confusione
Il cielo è sopra e sotto
Ci si può solo perdere ci si può solo perdere
Ci si può solo perdere...


          manifesto dal cd  Socialismo e barbarie  degli ex Cccp 






                         
www.flickr.com/photos/confusedvision/546760705/


Rispondo a chi via  email o via sms  , o  in una discussione  sul  blog  del compagno ...ehm...  compare  mario pischedda più precisamente 
tinyurl.com/3xao94 in cui dopo un post ( riportato anche qui non ricordo l'url ) in cui dicevo basta  ai fantasmi mi s'invitava  a parlare  dei miei fantasmi\incubi,che (sottoscritto compreso  (a volte  ci trasciniamo nolenti o dolenti dentro  di noi .
D'essi mi viene  un po' male  a parlarne  perchè non è semplice parlarne in generale  ed eliminare i dettagli  
che  sono troppo personali,ma i cui  effetti spesso  creati  in maniera  auto lesionista come : il rimpianto, il rimorso,il piangere sul latte versato, il piangersi addosso, il chiedersi inutilmente chi me lo ha fatto fare o peggio perchè l'ho fatto , ecc  . Essi  sono comuni a  tutti i viaggiattori  sia attivi  sia passivi  che   ci portiamo \  teniamo dentro di noi  , dentro le nostre profondità  lasciandoli (  è a volte  è anche il mio caso  ) per  paura della sofferenza  e di riaprire vecchie  ferite oppure perchè non  ci decidiamo o non sappiamo come , talmente sono  diventati parti di noi  , ad ucciderli \ rimuoverli oppure  a traformarli \ incanararli  in qualcosa di costruttivo  cioè "pezzi " della nostra opera d'arte  che ci costruiamo giorno  per  giorno  , attimo per  attimo . Comportandoci quindi come  Donna  Vincenza  una dei  personaggi  del romanzo prondoe bellissimo    (  che ho  fra i libri per  l'esame di letteratura Italiana II ) il giorno del giudizio di  Salvatore  Satta in cui ritrovate le  stesse atmosfere  di Cent'anni di solitudine del premio nobel per la letteratura  Gabriel Garcia Marquez e la casa degli spiriti ( sia libro che film ) di Isabella Allende
Ora questa   risposta   s'innesta   su un dubbio che  mi ha sempre  tormentato  da quando  ho iniziato  il mio viaggio ( poi  messo  su  blog )  all'interno di me ed  è rappressentato dala canzone degli ex Cccp sopra riportata   e mi porta  ad interrogarmi  su  come  procedere   nell'affrontare  tali problemi  . Ecco dal mio archivio cartaceo  un estratto di  dialogo  interiore avvenuto durante il sonno e scritto appena  svegliatomi  prima che,come capita per il 90% con i sogni\incubi,svanisca  con le luci del mattino  :




(...) 
D) Si deve lottare  contro  i propri incubi  o  propri fantasmi  oppure   farsi trascinare dal flusso della vita 
R)
Lottare  contro i proprio fantasmi  \ incubi  non è cosa facile  e non sempre dà soddisfazioni immediate, ma  è causa  di  ferite sanguinanti di  dolore  . Ma  ciò è neccessario  se si vuole raggiungere   ( anche se  è sempre  instabile  come barche in mezzo al mare per parafrasare  una famosa canzone  (  già  citata più volte in questo blog  ) di Luca  Carboni o anzi meglio come un Bolormaa per parafrasare  l'omonima canzone degli ex Csi   contenuta  nel loro  ultimo  disco  tabula rasa elettrificata  )  un centro di gravità permanente  per parafrasare una  famosa canzone di  battiato . infatti questa  è  una di quelle  battaglie   necessarie e continue per mantenerti vivo e costruire su  macerie  come  dice Guccini    , ma soprattutto non  << (...) So che riprenderò \ il mio giusto tempo \per non sopravvivere \ solo \monumento  >>  come dicono i Mau Mau nella  bellissima e intensa canzone Resistenza,marzo '95

(...)




Quindi come potete cvedere   non sempre ( almeno io  la vedo cosi )  ci si può perdere, come dice la  canzone   sopra riportata,ovvero lasciarsi  trascinare  dal flusso \ dalla  corrente della vita e da  tutti gli aspetti  razionali e  irrazionali   costruttivi  e  distruttivi   ovviamente  cercando di controllarne  le  degenerazioni 
C'è qualcuno\a  di voi che si trova ( o che magari  ha superato ) in tale situazione  \ bivio  su  quale  sisterma usare  ?  
Se si mi piacerebbe ,sempre  se  vi và, leggere in merito le  vostre  esperienze


alla prossima  semper  vostro  cdv







06/05/07

Senza titolo 1807

Vagando in rete prima  di pranzo  ( cosa che faccio spesso  per evitare diche spilluccando qua e la  mangi  troppo e metta su  dei kg  di troppo )  più precisamente sul  bellissimo  blog tiberi.blog.tiscali.it/jw3272607 della  come lei  si definisce  nel suo blog << poliedrica, sfaccettata come un caleidoscopio e curiosa della vita >>  come potete notare  anche da  questo  suo profilo niente male  http://www.myspace.com/lauratiberi in cui trovate delle  sue vignette  molto ironiche  e salaci ) la signorina\a Laura Tiberi , il cuii  link l'ho trovato   cazzeggiando  nei commenti  di un  post  del  blog  --- lo trovate nell'elenco dei preferiti --- del mio  compagnoi di strada il poliedrico artista mario Pischedda  ho trovato  questo  post  emozionante  e  profondo





VERBO ESSERE
PRESENTE INDICATIVO

IME IO SONO
ISE TU SEI
INE EGLI è
IMASTE NOI SIAMO
ISTE VOI SIETE
INE ESSI SONO

VERBO AVERE

EKO HO
EKIS HAI
EKI HA
EKUME ABBIAMO
EKETE AVETE
EKUN HANNO




QUESTE LEZIONI SONO PER LA MIA AMICA MONICA CHE VIENE IN GRECIA CON ME, MA ANCHE PER TUTTI QUELLI CHE HANNO INTENZIONE UN GIORNO DI ANDARCI: è UN POSTO MERAVIGLIOSO E I GRECI SONO LE PERSONE PIù CORDIALI CHE ABBIA MAI INCONTRATO.
VALE LA PENA PARLARE LA LORO LINGUA.




Finalmente qualcuno\a che si libera  che  non è prigioniero di uno dei caratteri dell'italiano medio e non solo  il viaggiare passivo ( standardizzata  e omologante  )  cioè : 1) andare solo ed esclusivamente  nei locali  ; 2) cercare  solo la cucina italiana o peggio quella  globalizzata  dei Mc donald  e  non sperimentare \ provare la cucina del  paese in cui si và  ., 3) non sforzarsi magari  per pigrizia e paura  --- ma questo  è comune  a tutti\e  anche in quei viaggiatori non conformisti e attivi


d'imparare qualche parola  d'usodella lingua  del paese  scelto   ed usare solo ed esclusivamente l'inglese,spesso improvvisando o magari neanche quello ed esprimendosi a gesti ., 4) non adeguarsi  alle usanze  ed al galateo del paese ospitante  o   giudicarlo strampalato usando il nostro  metodo di giudizio  occidentale ., 5)  accontentarsi di quel che passa il convento   e non uscire  dalle rotte - mete  tradizionali  \  comuni  , ovvero quelli che  sono sul 90% delle guide turistiche  non vedendo  come è capitato  a me   a venezia  un posto ( adesso non ricordo quale  )  stupendo  non  riportato nè da tv  nè  da guide turistiche  .

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