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06/03/17

non è mai tardi per fare coming out la storia di Roman Blank un bisnonno a 95 anni.


in sottofondo  Il coming out di un bisnonno a 95 anni. Roman Blank racconta su Youtube il suo desiderio di avere qualcuno accanto
da L'Huffington Post | Di Silvia Renda
Pubblicato: 05/03/2017 14:18 CET Aggiornato: 05/03/2017 14:47 CET





Roman ha due figli, cinque nipoti e un pronipote. Per 65 anni ha vissuto al fianco della moglie Ruth, alla quale era legato da un profondo affetto. Lei gli è rimasta accanto anche quando, dopo la nascita del loro secondo figlio, ha scoperto che il marito era gay. Il segreto divenne condiviso, ma comunque attentamente tenuto nascosto, per salvare le apparenze, per non far del male a nessuno, lasciando Roman cadere in una spirale di silenzi, che per decenni gli hanno dato la sensazione di vivere rinchiuso in una gabbia.
Aveva 5 anni quando ha capito di essere gay, a 95 ha chiamato a raccolta nipoti e figli e finalmente ha deciso di fare coming out. Lo racconta Roman in un'intervista apparsa su Youtube, nella quale si confronta con un ragazzo, riportando l'episodio: “Volevo solo che il mondo sapesse. Ho detto loro di esser nato e di esser stato, per tutta la mia vita, gay. E loro hanno capito".
Ne parla quasi con serena rassegnazione. Con la tranquillità e la leggerezza che segue la sollevazione da un peso, al tempo stesso con la malinconia e il rammarico di non poter sapere quale corso avrebbe avuto la sua vita se quel passo l'avesse fatto prima.
È orgoglioso di sé, orgoglioso di esser riuscito a farlo. Lo dice con energia, come a rimarcare il fatto che non biasima se stesso per aver aspettato tanto, perché non è dipeso da lui. Tono e atteggiamento tradiscono la necessità di dover convincere se stesso prima degli altri di questo punto.
"Puoi immaginare cosa significhi vivere rinchiuso per 90 anni?", chiede al suo interlocutore. Ora che lui non lo è più, non sa bene come vivere il tempo che gli resta. "Vorresti fidanzarti con qualcuno?", gli chiede il ragazzo. Lui porta la mano al viso, nascondendolo, e un po' imbarazzato risponde "sì".
“Sarò molto onesto", spiega, "Non ho bisogno di altri legami fisici o mentali. Ma li desidero. Voglio andare a dormire con qualcuno accanto, non per chissà quale motivo, solo per sapere che a qualcuno importa di me. Riesci a capirlo?".

28/06/15

Nessuno tocchi l'amore


 Molti, ieri, hanno colorato i loro profili fb d'arcobaleno. Non sottovaluterei certi segnali: per chi è solo, o escluso/a, sono importanti. E proprio questo intendo sottolineare: la solitudine, o meglio l'isolamento, che a differenza della prima non ha alcuna valenza positiva. Per tanti ancora, partecipare al Pride ha significato questo: uscire dall'isolamento, dal peso opprimente d'uno stigma sociale, 

psicologico, umano. Ma come? Ancor oggi, coi media che sembrano tutti dalla tua parte, con divi/e che sgomitano per apparire più gay friendly possibili (e, spesso, solo per un tornaconto economico)? E persino gli ambulanti indiani hanno capito l'antifona, se, come mi è capitato di veder ieri, si mettono a commerciare stole di piume rosa, bandane colorate e cappelli glitterati... Ma le prigioni, te le porti dentro; gli eccessi, intollerabili per alcuni, sono solo un grido muto, ineffabile. E' un peso di anni, di secoli, e non si abbatte con le leggi. Non è mia intenzione aprire dibattiti sugli ultimi avvenimenti d'America (benché preferisca occuparmi di coloro cui nessuno pensa, le donne, i cristiani e i gay del Medio Oriente trucidati dall'Is, ad esempio). Dico soltanto che vivere nel fiume carsico delle città, delle persone, dei vissuti a volte laceri a volte gioiosi, sempre diversi, sempre così impantanati di scorie, smog dell'anima, è l'unico modo per uscire dal recinto della superbia. L'unica maniera per dialogare, sentirsi relativi e lasciar cadere da sé l'odio e la diffidenza. I quali, quand'anche difendessimo la migliore delle cause, non sono mai buoni consiglieri. Occorre, insomma, partire dall'amore. Non dalla semplice emotività, che è irrazionale, ma dall'amore, che può essere comandato, incistandosi in una fitta trama d'elaborazione intellettuale, spirituale, etica. La fiducia non è ingenuità, ma uno specchio leggero che offre a tutti noi un pianoforte di salvezza.

                                  Perla Rossa

11/01/15

“Prof, mi dicono gay!”: così ho fatto coming out con i miei alunni

storia dedicata  a chi   vede  il coming  out  solo come un gesto  esibizionistico   per mettersi in mostra   , ignorando  o non sapendo che  molto spesso dietro  tale  gesto si nasconde  una liberazione da sensi di colpa e sofferenze  come la storia  che propongo oggi 




 «Non parlare con me. Se parli con me la gente penserà che sono frocio». Questa è stata una delle frasi che, quando ero adolescente, mi sono sentito dire più volte in classe, nei corridoi, nei bagni della mia scuola. A volte ciò succedeva di fronte gli insegnanti stessi, che si limitavano a invitare al silenzio. A volte imbarazzati, incapaci di reagire e di dire l’unica cosa possibile. Ciò mi umiliava due volte, come essere umano e come studente. E la mia vita è andava avanti così per diversi anni, fino a quando le cose si sono normalizzate. Ho fatto coming out e quel corredo di insulti e di parole acuminate si è dissolto nel nulla. La gente ha paura delle cose che addita come sbagliate e quando queste si palesano con un volto, un nome e il coraggio di dire «sì, è così. E allora?» certe persone scappano via. Come sempre succede ai codardi. Ma questa è, appunto, una storia vecchia. Almeno per quello che mi riguarda.
Qualche anno fa insegnavo in una scuola di un quartiere popolare di Roma, fuori raccordo. Una scuola ritenuta difficile. Moltissimi migranti, bambini/e i cui genitori si alzano alle quattro e tornano a casa col buio. Persone umili e oneste, ma a causa delle condizioni di lavoro a cui sono sottoposti, spesso assenti. Quei bambini e quelle bambine, in non pochi casi, sono lasciati a loro stessi e lo vedi dai loro volti, dal loro sguardo, quanta rabbia può fare vivere in un mondo che ti descrive come corpo estraneo, ostile, e ti tratta come un reietto. In quella scuola qualcuno ebbe la brillante idea di fare un profilo falso su Facebook con il mio nome, intervallato da un bell’insulto a sfondo omofobico. “Dario er frocio Accolla” mi chiese l’amicizia. Sprofondai in un malessere che pensavo di aver archiviato più di venti anni prima, ma evidentemente certe ferite erano ancora lì, per quanto piccole o lontane. Il sostegno di colleghi e colleghe e delle mie classi stesse mi diede il coraggio necessario. voleva picchiarmi, a sentir lui. Perché ero frocio. Mi vide da lontano e mi raggiunse. Una mia allieva, nigeriana e bellissima, si frappose tra noi. «Embè? Qualche problema?» e il tipo scappò via. Come sempre succede ai codardi, appunto.
Una volta un bulletto di un metro e novanta, quasi sedicenne, venne perché
L’altro pomeriggio, durante l’ultima ora di lezione, un mio alunno mi ha detto che i suoi compagni di classe lo insultano dandogli del “gay”. Capirete da soli le ragioni per cui ho fatto coming out…
«Non c’è niente di male, ad essere gay» gli ho detto.
«Ok, ma a me dà fastidio!»
«E allora impareremo due cose» ho detto alla mia classe «la prima è che non si dice “gay” per insultare nessuno e la seconda è che se dite questo potreste offendere anche altre persone. Magari avete un prof omosessuale e non lo sapete. Oppure lo sapete, e fate finta di nulla…».
E quando i loro occhi si sono cercati, forse vedendosi scoperti, ho sorriso e sono andato avanti con le mie parole.


«Ho già detto che usare la parola “ebreo” come offesa non fa male solo a chi la subisce, ma a tutte le persone che sono ebree. Ebbene usare “gay” come parolaccia, non dà fastidio solo al vostro compagno, ma rischia di offendere anche me».
Ne è seguita una discussione sul rispetto reciproco, sulla pacifica convivenza e per premiarli ho mandato tutti e tutte a giocare in giardino qualche minuto prima.
Quanto accaduto quel pomeriggio, nella mia aula, è una tappa di un percorso lungo, che si sovrappone a una vita intera. Credo sia un atto di onestà intellettuale dare un nome alla propria identità, soprattutto di fronte a casi di discriminazione, in un contesto così delicato come quello scolastico. Fare coming out ci rende forti, aiuta ad incontrarsi, a capire che il mostro descritto da chi ne ha paura e scappa via quando lo vede, è solo un essere umano. Forse è per questo che i soliti noti non vogliono che se ne parli a scuola: per non essere scoperti di fronte alla loro vigliaccheria.
Ai miei tempi mi avrebbe fatto piacere che un prof avesse detto ai miei compagni quel «non c’è nulla di male nell’essere gay, non ha senso usare quella parola come insulto». Quel pomeriggio, un po’ grigio e un po’ gelido, ho sanato quella ferita fatta al bambino che ero trent’anni fa. E, lo credo davvero, non solo a lui.


e consigliando   tale  libro 

Nel 2010, dopo alcuni suicidi di ragazzi omosessuali vittime delle prese in giro dei loro coetanei, lo scrittore e attivista Dan Savage e suo marito Terry Miller hanno caricato su YouTube un messaggio diretto agli adolescenti che subivano bullismo e discriminazioni a scuola o in famiglia: "Quando avevamo la vostra età" raccontano "è stata dura anche per noi essere gay in mezzo a persone che non ci capivano, ma se oggi potessimo parlare ai quindicenni che eravamo gli diremmo di resistere, perché presto andrà tutto meglio, troveranno degli amici fantastici, troveranno l'amore e un giorno avranno una vita molto più felice di quanto immaginano". È stata la prima di migliaia di testimonianze che hanno dato vita a un sito e a una fenomenale campagna sul web, chiamata It Gets Better. Nel 2013 il progetto è sbarcato anche in Italia, con il nome "Le Cose Cambiano". Dall'esperienza e dal successo dell'iniziativa ha preso forma questo libro, che raccoglie i racconti e le testimonianze più belli provenienti dal progetto italiano e da quello americano. Un archivio di buoni consigli, episodi tristi e divertenti e storie a lieto fine, che unisce le parole di personaggi famosi e persone comuni, scrittori, musicisti, attori, comici, studenti, insegnanti, avvocati, attivisti, omosessuali ed eterosessuali, transessuali e queer. Per ricordare a tutti i ragazzi LGBT che stanno affrontando un momento difficile o fanno fatica a immaginare come sarà il loro futuro, che non sono soli, e che le cose presto cambieranno... 

che   è diventato anche  un sito  http://www.lecosecambiano.org Ma soprattutto  ( vedere  foto  sotto  )  


condividendo il post  , ho  già raccontato al storia   qui  sul blog  , di Viviana Bruno ( https://www.facebook.com/viviana.meladailabrianza


28/09/14

"Salviamo ragazzi dalla teoria del gender". "No, da genitori come lei" scambio epistolare fra il respnsabile di Sos ragazzi e una maria formisano madre di Gabrile turco ( ragazzo Gay )



premetto che sono si per i matrimoni ( intesi in senso non religioso ) gay e per le adozioni , e che sono ancora indeciso ( per il momento più vicino al no ) sulla " maternità " gay . Ma condivido in pieno il contenuto di questa lettera  presa  da   http://www.gay.it/news/



Il responsabile di SOS Ragazzi, "una campagna - così si autodefiniscono - volta alla difesa delle nuove generazioni dall'attuale corruzione morale e alla salvaguardia della famiglia naturale: papà-mamma-figli" ha inviato questa e-mail a Maria Formisano, madre di Gabriele Turco, un ragazzo
omosessuale.
Lo scopo di questa lettera è di denunciare un'iniziativa di Amnesty International Italia contro l'omofobia e la transfobia nelle scuole.


Cara Maria, 
all’inizio di questo nuovo anno scolastico purtroppo dobbiamo registrare un nuovo tentativo di rieducazione all’ideologia gender nelle scuole italiane.
Questa volta il pericolo arriva da Amnesty International Italia che ha lanciato il progetto “Scuole attive contro l’omofobia e la transfobia” e una guida per docenti dall’eloquente titolo “Diritti Lgbti, diritti umani”.
L’obiettivo è quello di sempre: mostrare che non esiste alcun legame tra sesso e genere e mostrare i diritti delle persone LGBTI tra cui matrimonio e adozione di minori come "diritti umani". La bandiera della discriminazione e del bullismo nelle scuole viene ancora una volta strumentalizzata al fine di rieducare i ragazzi secondo le teorie di genere e dunque a insegnar loro: che non esiste alcun legame tra sesso e genere; che ognuno è libero di costruirsi il proprio orientamento sessuale a prescindere dal sesso biologico; che la famiglia uomo-donna è uno stereotipo imposto dalla società da combattere in nome della libertà e della fluidità dei generi; che chi pensa che un bambino abbia bisogno di crescere con una figura maschile e una femminile è in realtà omofobo.
Di fronte a questo ennesimo e subdolo atto di “rieducazione” alla luce delle teorie di genere dei nostri ragazzi, SOS Ragazzi invita tutti i genitori e tutti coloro che hanno un compito educativo a vigilare e prestare attenzione a quanto accade nelle scuole, informandosi e contattando tempestivamente le Associazioni dei genitori del territorio.Le nuove generazioni hanno bisogno di essere aiutate nella costruzione della propria identità, hanno bisogno di colonne, di riferimenti sicuri, non di teorie che portano maggiore confusione in un tema così delicato come la sessualità.
SOS Ragazzi è più che mai decisa a battersi nella tutela dei nostri ragazzi, che sono il futuro del nostro Paese!

Un cordiale saluto!
A**** L****
Responsabile Campagna SOS Ragazzi


La risposta di Maria non si è fatta addendere. Ve la proponiamo

Sig L****, 
come è possibile che genitori così mortificanti, quali siete voi per i vostri figli, ancora oggi, in una nazione come l'Italia, si riuniscano in associazioni per impedire ai propri figli la libera crescita e la possibilità di vivere essendo se stessi, liberi dai pregiudizi, liberi dalla paura, liberi dalle mortificazioni. tutti voi genitori che vi riunite in queste assurde associazioni, vi siete mai chiesti chi sono i vostri figli? li avete mai guardati negli occhi nel cuore dicendo che li amate e li accettate a qualsiasi costo? sapete che se lo fate, almeno il venti per cento dei vostri figli si dichiarerà gay?.
io sono la madre orgogliosa di un ragazzo gay. ogni giorno mi contattano ragazzi terrorizzati dai loro genitori. mi dicono: signora, come vorrei che mia madre, mio padre potesse accettarmi e capirmi come voi capite vostro figlio. e a volte mi raccontano cose dolorosisssime: madri bigotte che li giudicano indemoniati, e padri volgari che li umiliano e li offendono. 
affrontate la realtà e non nascondetevi dietro associazioni che nascono in nome dell'odio.dove c'è accettazione, c'è solo amore. è dietro la vostra omofobia che ancora vive l'anima di hitler, l'anima dei razzismi e della paura delle differenze. e ciò che fa paura, si deve farlo sparire. 
non ce la faccio a dirvi troppe cose, sono mortificata dal fatto che persone adulte, genitori, che dovrebbero aver fatto attraverso i figli l'esperienza dell'amore e quindi della libertà, si riuniscano per opporsi al grande cambiamento. la sessualità è una scelta personale e va rispettata, come va rispettata la scelta degli studi e della propria vita. il compito di noi genitori è solo quello di sostenere i nostri figli nelle loro scelte, indirizzandoli verso una vita moralmente corretta, e la sessualità non riguarda la morale. la morale è educarli al rispetto degli altri, all'onestà, alla purezza di intenti, alla coscienza del lavoro, all'amore per Dio e per i più deboli. se vi concentraste su questi valori, potreste cambiare il mondo, permettendo ai vostri figli di crescere nella libertà e nell'amore. 
quando ero ragazza, ogni tanto mi piaceva farmi una domanda e fantasticare sulla risposta. mi chiedevo: ma se fossi libera da tutta questa morale, se potessi fare delle scelte veramente libere e non avessi paura del giudizio del mondo, come mi comporterei? la risposta era sempre che avrei vissuto in modo completamente diverso, perchè quella che viveva non ero io, ma un modello, impostomi dalla società. fatevi questa domanda, ognuno di voi. non potete essere diversi da me, avete avuto le stesse infelicità che ho avuto io. avete vissuto una vita non vostra. provate. e poi guardate i vostri figli, onestamente negli occhi e nel cuore. 

Con grande rispetto ed amore, Maria Formisano, mamma di un ragazzo gay.


Poteva esserci migliore risposta?

08/06/14

Michele Romeo, prof di matematica e fisica in classe con gonna e tacchi : “Vivo come mi sento”


cazzeggiando in rete ho letto , non ricordo la fonte  questo articolo interessante   . Chi la trova me la può segnalare , e se ciò dovesse essere coperto da copy right resto a disposizione per una rimozione o altro 

potrebbero esservi utili









“Sono androgino, in me convivono aspetti femminili e maschili”. Così ha dichiarato al Piccolo di Trieste Michele Romeo, prof di matematica e fisica che si presenta agli alunni vestito da donna. La sua è una scelta precisa: “La gente deve conoscere, imparare. Spero serva anche a tutte quelle persone che vivono di nascosto e con sofferenza una situazione simile alla mia”.“Amavo indossare gli abiti e le scarpe di mia madre e mi piaceva guardarmi allo specchio, non avevo tanto un problema con me stesso quanto di confronto con gli altri”. Vive a Trieste da circa quattro anni, ma si è laureato a Lecce. A dicembre 2013 si è sposato con una donna con cui stava da 17 anni, e della quale dice “E’ la mia compagna di vita, di lei sono innamoratissima”.

08/01/14

Hitzlsperger, un "coming out" coraggioso L'ex centrocampista della nazionale tedesca (ma anche della Lazio) si aggiunge alla cerchia di atleti che hanno dichiarato la propria omossesualità.

in un sport che ha fatto del maschismo la sua bandiera costringendo quelli che noi






a rimanere nascosti per tabù paura , suscita clamore il gesto di thomas hitzlsperger ex centrocampista della nazionale tedesca (ma anche della Lazio)e mi porta ad auto interrogarmi a quando un simile rottura anche in italia 


Curiosport - Hitzlsperger, un "coming out" coraggioso
L'ex centrocampista della nazionale tedesca (ma anche della Lazio) si aggiunge alla cerchia di atleti che hanno dichiarato la propria omossesualità. "Per stimolare il dibattito", ha fatto sapere il calciatore sulle pagine del settimanale tedesco "Die 
Ziet"Scritto da Paolo PEGORARO (Twitter @PaoloPego82) | Eurosport – 6 ore fa



                              Eurosport - thomas hitzlsperger 2010 deutschland dänemark

Un nuovo coming out scuote il mondo del calcio rinnovando l’annoso dibattito in merito all’orientamento sessuale dei calciatori: uscire allo scoperto o celare i propri “gusti”? Questa volta non è un calciatore delle serie minori (come l’ex giocatore del Leeds United Robbie Rogers, dichiaratosi gay lo scorso anno) ma un giocatore d’alto profilo, almeno nel recente passato: si tratta di Thomas Hitzlsperger, ex nazionale tedesco (52 caps e 6 reti con laMannschaft), ritiratosi dall’attività agonista lo scorso settembre per i troppi infortuni delle ultime, travagliatissime, stagioni. Per The Hammer anche un breve passaggio nel nostro campionato: sei presenze e un gol con la maglia della Lazio. Calciatore che abbinava qualità e quantità nella linea mediana, splendido protagonista della cavalcata Meisterschale dello Stoccarda dei miracoli 2006-2007.L’ex centrocampista tedesco ha scelto il giornale tedesco Die Ziet per il suo outing. La motivazione? “Stimolare il dibattito sull’omosessualità nel mondo dello sport"; l’annuncio è arrivato sulle pagine del settimanale tedesco uscito oggi nelle edicole. L’obiettivo pare proprio essere stato centrato, almeno in Germania, e la confessione del calciatore sta già compiendo il giro del globo. 

“In Inghilterra, Italia e Germania essere gay non ha tutta questa rilevanza, almeno nello spogliatoio – continua il calciatore – non mi sono mai vergognato di essere quello che sono”.


I complimenti dell'industria sportiva e dei colleghi






Il mondo dello sport torna dunque ad interrogarsi sul fenomeno dell’omosessualità, dunque; lastrada percorsa in passato tra mille pregiudizi da Justin Faschanu (morto suicida a 37 anni),poi battuta anche da mostri sacri dello sport del passato (Navratilova) e del presente (Tom Daley) ha fatto scuola e sempre più atleti trovano il coraggio per liberarsi da un gravoso fardello. Storicamente l’universo del calcio si è mostrato più riluttante ad accogliere e accettare l’omosessualità: i tempi sono cambiati (o forse maturati)?Il mondo dello sport torna dunque ad interrogarsi sul fenomeno dell’omosessualità, dunque; la strada percorsa in passato tra mille pregiudizi da Justin Faschanu (morto suicida a 37 anni),poi battuta anche da mostri sacri dello sport del passato (Navratilova) e del presente (Tom Daley) ha fatto scuola e sempre più atleti trovano il coraggio per liberarsi da un gravoso fardello. Storicamente l’universo del calcio si è mostrato più riluttante ad accogliere e accettare l’omosessualità: i tempi sono cambiati (o forse maturati)?

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5:20



26/05/13

il caso di Davide Tancredi e la risposta di paola Concia a quando in italia una legge contro l'omofobia ?

da repubblica online 


CARO direttore, questa lettera è, forse, la mia unica alternativa al suicidio. Ciò che mi ha spinto a scrivere è la notizia di un gesto avvenuto nella cattedrale parigina. Un uomo, un esponente di destra, si è tolto la vita in modo eclatante sugli scalini della famosa chiesa per manifestare il proprio disappunto contro la legge per i matrimoni gay deliberata dall'Assemblea Nazionale francese.
Nonostante gli insegnamenti dalla morale cristiana, io ritengo che il suicidio sia un gesto rispettabile: una persona che arriva a privarsi del bene più prezioso in nome di una cosa in cui crede, merita molta stima e riguardo; ma neppure questa considerazione riesce a posizionare sotto una luce favorevole quello che mi appare come il gesto vano di un folle. La vita degli altri continua anche dopo la fine della nostra. Siamo destinati a scomparire, anche se abbiamo riscritto i libri di storia. Morire per opporsi all'evolversi di una società che tenta di diventare più civile è ottusità e evidente sopravvalutazione delle proprie forze.
Il Parlamento italiano riscontrando l'epico passo del suo omologo d'oltralpe ha subito dichiarato di mettersi in linea per i diritti di tutti. Una promessa ben più vana del gesto di un folle. Tutti sappiamo come il nostro Paese sia l'ultimo della classe e che non ci tenga ad apparire come il più progressista. Si accontenta di imitare o, peggio ancora, finge di farlo. La cultura italiana rabbrividisce al pensiero che due persone dello stesso sesso possano amarsi: perché è contro natura, perché è contro i precetti religiosi o semplicemente perché è odio abbastanza stupido da poter essere italiano. Spesso ci si dimentica che il riconoscimento dei matrimoni omosessuali non significa necessariamente affidare a una coppia "anormale" dei bambini ma permettere a due individui che si vogliono bene di amarsi. In questo consiste il matrimonio, soprattutto nella mentalità cattolica. E allora perché quest'ostinata battaglia?
Io sono gay, ho 17 anni e questa lettera è la mia ultima alternativa al suicidio in una società troglodita, in un mondo che non mi accetta sebbene io sia nato così. Il vero coraggio non è suicidarsi alla soglia degli ottanta anni ma sopravvivere all'adolescenza con un peso del genere, con la consapevolezza di non aver fatto nulla di sbagliato se non seguire i propri sentimenti, senza vizi o depravazioni. Non a tutti è data la fortuna di nascere eterosessuali. Se ci fosse un po' meno discriminazione e un po' più di commiserazione o carità cristiana, tutti coloro che odiano smetterebbero di farlo perché loro, per qualche sconosciuta e ingiusta volontà divina, sono stati fortunati. Io non chiedo che il Parlamento si decida a redigere una legge per i matrimoni gay - non sono così sconsiderato - chiedo solo di essere ascoltato.
Un Paese che si dice civile non può abbandonare dei pezzi di sé. Non può permettersi di vivere senza una legge contro l'omofobia, un male che spinge molti ragazzi a togliersi la vita per ritrovare quella libertà che hanno perduto nel momento in cui hanno respirato per la prima volta. Non c'è nessun orrore ad essere quello che si è, il vero difetto è vivere fingendosi diversi. Noi non siamo demoni, né siamo stati toccati dal Demonio mentre eravamo in fasce, siamo solo sfortunati partecipi di un destino volubile. Ma orgogliosi di esserlo. Chiediamo solo di esistere. 


la toccante risposta di paola Concia



Gay, Concia: "Caro mondo politico malato"
L'esponente Pd risponde alla lettera del giovane Davide Tancredi pubblicata oggi sul quotidiano La Repubblica: "Rivolgo un atto di accusa verso tutte le istituzioni. Guarite da questa malattia che tanto male fa ai cittadini negando loro il diritto di amare"di ANNA PAOLA CONCIA



Caro Davide,conosco le tue paure profonde, le tue angosce, perché sono state le mie. Sono una donna lesbica che da anni conduce una battaglia durissima affinchè un adolescente italiano non debba sentirsi come ti senti tu. È la ragione prima della mia battaglia: regalare a ragazzi e ragazze omosessuali un mondo migliore di quello in cui ho vissuto io, adolescente omosessuale in fuga da me stessa. La tua è una lettera amara, che chiama in causa la nostra società intera, dalla scuola alle istituzioni, al mondo dei media. Tu non sei nato sbagliato, non hai avuto la "sfortuna" - come dici - di nascere cosi: tu sei come sei, tanto quanto un ragazzo eterosessuale. E come lui hai diritto di amare chi ami.
Il fatto che ti senta sbagliato è colpa nostra, del mondo degli adulti. E quella colpa va rimossa, e quella colpa ce la dobbiamo sentire tutti sulle spalle, come una scimmia. Non devi chiedere di esistere, né pietà né carità né risarcimento, devi chiedere di vivere e amare liberamente per quello che sei. Devi pretendere il rispetto di un diritto molto preciso, fondativo e universale: il rispetto dell'articolo 3 della Costituzione, dove si dichiara compito della Repubblica Italiana "rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana". È il mondo degli adulti ad essere sbagliato, non tu. E il mondo degli adulti deve garantirti il diritto di essere un adolescente rispettato e sereno. Ricorda, ti prego, che non sei solo, non sei il solo a vivere la tua omosessualità in un paese inadeguato. Lo so, le mie parole possono sembrarti vane di fronte alle tue paure, ma ti voglio dire che oggi nel 2013 tu puoi scrivere questa lettera, puoi uscire allo scoperto, puoi trovare condivisione, sostegno, puoi trovare risposte positive. Quel sostegno che tanti come me nella loro adolescenza non hanno trovato.
Sono stati fatti piccoli passi avanti nel nostro paese affinchè un ragazzo omosessuale non si debba sentire come te. E siamo in tanti a lottare, tanti e in mondi diversi. Siamo noi che dobbiamo agire, e sentirci in colpa se non ci riusciamo. Per questo a nome tuo rivolgo un atto di accusa verso tutte le istituzioni. Caro mondo politico: sei tu che sei inadeguato, sei tu che sei malato. Non Davide, non io e tutti gli omosessuali italiani. Care istituzioni, guarite da questa malattia che tanto male fa ai cittadini negando loro il diritto di amare.

Anna Paola Concia PD

A  chi mi dice   che sono comunista o  altre amenità simili   dico solo questo  che  è una battaglia   di  civiltà   cosa  che n italia manca  a differenza  degli Usa  per  citare  l'ultimo caso   dove c'è stata l'apertura, storica,  agli omosessuali, da parte dell'organizzazione giovanile cattolica  dei boy  scout  mentre


 


  enon è solo a  sionistra  ma  anche a destra   che  la lettera  ha  fatto breccia 

infatti   secondo repubblica a  farrgli eco è arrivato Giancarlo Galan: "E' giunta l'ora che si riconosca il diritto di essere cittadini italiani anche agli omosessuali, garantendogli quei diritti civili che tutt'oggi si vedono negati". Poi ha guardato avanti, "se è vero che è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli che limitano di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, questa legislatura sarà occasione di più diritti".
Presidente della commissione Cultura alla Camera, Galan ha confessato che "la lettera di Tancredi mi ha commosso. Una richiesta di vita, di libertà, di poter amare ed essere se stesso come chiunque altro, una richiesta matura, consapevole, profonda. Ma le sue parole non mi hanno stupito perché sono vere, dice la verità". "Ciò che purtroppo ancora mi stupisce - ha aggiunto l'esponente Pdl - è che ci sia bisogno di spiegare, o peggio giustificare, emozioni e sensazioni e ci sia, ancora, la necessità di dover chiedere un diritto che dovrebbe essere alla base della nostra società".
"La verità che Tancredi è riuscito a spiegare con le sue parole è scomoda, imbarazzante per molte persone. Il perché del presunto imbarazzo delle parole di questo ragazzo - ha continuato il deputato Pdl - risiede non solo in forme di ottusità e arretratezza culturale, bensì, forse peggio, in una forma di ignoranza, ovvero mancanza di conoscenza. Lo Stato deve garantire diritti e non negarli. La nostra carta costituzionale lo sancisce molto chiaramente all'art 3, laddove si proclama il principio di uguaglianza, formale e sostanziale. Un divieto di discriminazione chiaro che - conclude - dovremmo tenere tutti ben presente, a prescindere dall'appartenenza ad un partito politico". 
Che le loro parole siano state di "buonsenso" è anche il commento di Daniele Capezzone, coordinatore dei dipartimenti del Pdl e presidente della commissione Finanze della Camera: "Il ventaglio delle possibilità normative è ampio: e la mia personale valutazione è che certamente esista più di una soluzione seria e capace di unire tutti".

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