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10/01/16

Ricerca rivela: i migranti potrebbero essere persone

preciso per chi ( non solo bufalisti ) prendono sul serio tali notizie , che per chi ancora non lo sapesse ( anche se dovrebbero ormai saperlo anche i muri ) che Lercio è un giornale satirico .
Questa news ironica contiene anche un fondo di verità e d dovrebbe ma visto i casi di razzismo e di xenofobia sempre più presenti sul web ( e non solo ) nei commenti a tutto ciò che riguarda le migrazioni verso il nostro paese .







Dopo questa premessa veniamo alla news di Lercio



Ricerca rivela: i migranti potrebbero essere personedi Stefano Pisani il 01-07-2015@randomante





PARIGI – I migranti potrebbero essere esseri umani – o, almeno, avere un antenato comune con la specie umana. Sono queste le sconvolgenti rivelazioni che arrivano da uno studio pubblicato questa settimana sulla rivista Science da parte di un team di genetisti dell’Institut du Racisme Comparative di Parigi. Secondo gli scienziati, guidati dal prof. Matteò Salvinée, esisterebbero prove sostanziali che indicherebbero che i migranti e gli esseri umani, popolazioni tra loro palesemente differenti e che da tempo si ritiene non avere alcun legame, potrebbero in realtà essere accomunate. “Dopo aver condotto un’attenta analisi del Dna di un esemplare di migrante raccolto da uno scoglio di Ventimiglia, il nostro gruppo di ricerca è stato completamente spiazzato dalla scoperta che migranti e esseri umani hanno in realtà un considerevole numero di somiglianze genetiche”, ha spiegato durante una conferenza stampa mondiale Salvinée.
Quest’ultimo ha poi aggiunto che, nonostante le evidenti differenze nell’aspetto e stile di vita (“soprattutto rispetto ai ricercatori dell’Institut du Racisme Comparative di Parigi”), numerosi marcatori genetici hanno rivelato che gli antenati dei migranti e degli esseri umani potrebbero un tempo aver convissuto pacificamente, senza problemi di filo spinato tra l’uno e l’altro. “Ci sono voluti mesi di confronti, analisi cromosomiche sofisticatissime e sbronze, per assodare l’esistenza di legami tra, diciamo, un consulente di Mediobanca e un sopravvissuto del Sudan. E, effettivamente, a ben guardare è possibile rilevare sottili, ma sorprendenti, somiglianze fisiche tra queste due specie così diverse”.
Il rivoluzionario studio, tuttavia, è già oggetto di critiche, soprattutto da parte dell’autorevole Preside del Politecnico della Padania, il Professor Renzo Trota: “I migranti non hanno niente in comune con gli esseri umani. Nostre ricerche, attualmente in corso, stanno rivelando che sono composti al 78,2% di Nutella – non avete visto il colore? È per questo che la Francia li respinge, per la faccenda dell’olio di palma” ha spiegato il Preside del Politecnico. A quelli che, invece, mettono in dubbio il metodo seguito, perché per analisi di questo genere non ci si può, a rigore, basare su filamenti di Dna tratti da un singolo campione (il ginocchio sinistro di Mohammad), Salvinée replica seccamente: “les noirs sont tous les mêmes (trad.: Tanto ‘sti negri so’ tutti uguali)“.

Stefano Pisani

16/12/15

Lecco, il presepe dei richiedenti asilo musulmani sorprende la città un altro duro colpo a chi dice che odiano il presepe e ce lo vogliono proibire

nessun aggiunta  a  quanto  già detto nel  titolo  , lascio   che   a   parlare  sia  la  notizia   in se . Perchè  tanto  

Articolo preso tramite  la  mia   amica   chiara  Palumbo   della prim'ora  su facebook . 




"In modo spontaneo decine di migranti di fede musulmana si sono messe a intagliare il legno e colorare le figure della Natività", spiega Clelia Paratore, infermiera che collabora nell'hub di prima accoglienza del Bione, gestito da Fondazione Progetto Arca. "La gente si ferma a guardarlo, è un modo degli ospiti per ringraziare dell'accoglienza: la paura iniziale si è trasformata in fiducia"



“Il presepe realizzato da richiedenti asilo musulmani a Lecco? Altro che evento eccezionale, è stata la cosa più spontanea del mondo”. Superano il can can mediatico, “comunque positivo”, le semplici ma decisi parole di Clelia Paratore, infermiera collaboratrice di Fondazione progetto Arca, l’ente non profit che gestisce la struttura della zona del Bione nel capoluogo lombardo, che oggi accoglie come punto di prima accoglienza – quello che viene chiamatohub – 160 persone provenienti da vari paesi dell’Africa Subsahariana e da Afghanistan, Pakistan e Bangladesh.

È stato proprio un migrante pakistano a ispirare a Paratore l’idea del presepe che poi è stata accolta dalla quindicina di operatori della Fondazione ma ancor prima dagli stessi richiedenti asilo, “visto fin da subito come un simbolo di pace e integrazione, una festa della luce e di unione, basti pensare che si sono messi all’opera i cinque cristiani come i 155 musulmani presenti”. Uno di questi ultimi, in particolare, ha fatto capire all’infermiera la forte volontà di queste persone - giovani - in Italia da pochi mesi di dare una mano: “sono analfabeta, non so scrivere ma so colorare, e il tuo Dio è il mio Dio”, sono state le sue parole. “In una settimana, si è passati dall’idea alla realizzazione, e ora è lì in bella vista per la collettività, tanto che diversi lecchesi, soprattutto gli anziani, si fermano a guardare incuriositi”, sottolinea Paratore. Ma non è tutto: “lunedì 14 nel tardo pomeriggio, d’accordo con le autorità, si è svolta una marcia di migranti, operatori e volontari per i luoghi simbolici della città come l’università, il convento di frati di Pescarenico, e lo stesso Comune, dove nell’incontrare il sindaco Virginio Brivio i richiedenti asilo gli hanno consegnato simbolicamente una pala e un sacco di sale dandosi disponibili a spalare la neve in città alla prima necessità”. Alla testa del corteo, lo striscione “Grazie Lecco” con decine di firme. E alla sera, tutti a cena, alla presenza di decine di abitanti, in uno degli oratori cittadini, “cena offerta da un ristoratore della zona”.



La storia della presenza dei richiedenti asilo sul territorio del Bione parte con numeri importanti dall’agosto 2015, quando il forte flusso di arrivi estivi aveva comportato una sistemazione per una ventina di loro in una tendopoli di fortuna. "Doveva essere una sistemazione temporanea di qualche giorno, ma si è protratta fino all’inizio dell’autunno. Poi, d’accordo con la prefettura, si è passati all’accoglienza negli attuali container”, spiega Massimo Chiodini, responsabile per Fondazione progetto Arca dell’hub di Lecco, dal quale poi le persone vengono dirette, a seconda delle disponibilità di strutture, nei territori circostanti. All’inizio, gli operatori dormivano nelle tende con i migranti, “e non poteva essere altrimenti, dovevamo condividere le loro difficoltà per poi capire come lavorare al meglio”. Oggi lo staff, molto unito, segue i richiedenti asilo sia nelle pratiche sanitari che in quelle legali, mentre è ampia la collaborazione con le tante persone volontarie che fin da subito si sono rimboccate le maniche per dare una mano, a iniziare dal gruppo che ancora oggi organizza un corso di italiano per tutti. “I cittadini che offrono il loro aiuto gratuito sono la vera risposta alla sfida dell’accoglienza, perché a fronte di critiche che possono arrivare da mondi come quello legato ai partiti, c’è un grosso movimento di abitanti che fa davvero tanto”.

I richiedenti asilo, in attesa di sapere la loro ricollocazione e, nel medio termine, se la loro domanda di asilo verrà accolta, stanno imparando a conoscere il luogo in cui vivono e le modalità di azione. “L’iniziativa del presepe è stata molto positiva perché non è stata imposta ma arrivata da una libera scelta, aspetto fondamentale per tante persone che nel loro viaggio migratorio hanno dovuto subire spesso soprusi e violenze sotto minaccia di altri: ora stanno riprendendo in mano le loro vite”, ragiona Chiodini. La marcia, “non scontata e non veicolata, è stato un esempio di gratitudine non da poco”, riprende l’infermiera, “stiamo parlando di persone che, soprattutto chi viene dall’Africa, hanno passato settimane alle prese con la paura delle montagne, che non avevano mai visto e che a Lecco sovrastano la città. Ora, invece, ci dicono che quelle stesse cime li fanno sentire protetti”.

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