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17/06/13

Saviano insulta i sardi ? no solita campagna di fango contro di lui e dichiarazioni estrapolate \ decontestualizzate


leggo sulla  bacheca  di facebook della mia  nuova  utente    Stefania Calvisi questo articolo  

Ora  nonostante  io non sprizzi di simpatia  per  Saviano  : 1)  per la sua  antimafia  da  salotto  (  anche  se  molto preciso  e puntuale     negli articoli  e  nelle analisi  )  2)  per  come  si  comportato   con la  famiglia  di Peppino  impastato  



di Riccardo Ghezzi © 2013 www.qelsi.it

Saviano diceva di sentirsi con la madre di Impastato, ma era una bugia. Ora chieda scusa 14 maggio, 2013 | Permalink | Archiviato in: Cultura e Informazione 
Saviano (super piccola)
Stiamo cominciando a perdere il conto delle figuracce di Roberto Saviano.L’ultima, in ordine di tempo, è probabilmente la peggiore: l’autore di Gomorra millantava rapporti cordiali e telefonate intercorse con la madre di Peppino Impastato, ma non era vero niente. E’ stato smentito prima dal Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato, poi da un giornalista di Liberazione ed infine pure da un giudice. Dovrà avere il buon gusto di chiedere scusa e rettificare, ma difficilmente lo farà. Oltre alla indebita strumentalizzazione di un vero martire dell’antimafia come Peppino Impastato, ucciso il 9 maggio 1978, Saviano ha dimostrato poco rispetto per chi non c’è più: al momento in cui ha diffuso la falsa notizia, infatti, anche la madre di Peppino Impastato non poteva smentire, essendo scomparsa da 5 anni. Al suo posto l’hanno fatto il fratello di Peppino, Giovanni Impastato, e Paolo Persichetti, giornalista di Liberazione. Quest’ultimo è stato querelato da Saviano, il quale però ha perso la causa. Il gip di Roma, nell’ordinanza che ha dato torto all’autore di Gomorra, ha infatti scritto: “Persichetti si è limitato a riferire una diversa ricostruzione della vicenda fondata su fonti attendibili, ovvero le dichiarazioni rese dalla nuora di Felicia Impastato, anch’essa di nome Felicia, e da Giovanni Impastato, fratello di Peppino, documentate in atti”.Saviano ha raccontato balle, detto senza mezzi termini.L’ha fatto nel suo libro “La bellezza e l’inferno” pubblicato nel 2009, cinque anni dopo la scomparsa di Felicia Impastato, madre di Peppino. “Inviavo a Felicia gli articoli sulla camorra che scrivevo, così, come per una sorta di filo che sentivo da lontano legarmi alla battaglia di Peppino Impastato. Un pomeriggio, in pieno agosto, mi arrivò una telefonata: ‘Roberto? Sono la signora Impastato’” ha scritto Saviano. Peccato che non c’era alcun filo che “lo legava alle battaglia di Peppino Impastato”. La menzogna è stata subito smentita dal cronista Persichetti, da Giovanni Impastato e da Umberto Santino, presidente del Centro siciliano di documentazione Giuseppe Impastato. Non è servito a nulla provare a difendersi attaccando, ossia querelando Persichetti. Ora c’è anche una verità giudiziaria, chiara: a mentire è stato Saviano, che con scarsa dignità ha voluto appropriarsi di un simbolo della lotta alla mafia. Un mitomane, più che un giornalista anti-camorra.
di Riccardo Ghezzi © 2013 Qelsi


 Libero  e il caro Ladu   sono  in malafede o leggono poco io  giornali locali o non v partecipano agli incontri  con l'autore  . Infatti  dalla   discussione (  qui  il resto  )   sulla  bacheca di Stefania  Calvisi 

  • Giuseppe Sanna Io ero presente. Ha detto che la Sardegna costituisce uno dei tanti luoghi di stockaggio del traffico di droga internazionale e che la droga viene tenuta in luoghi nascosti e impervi come ovili, grotte, tuppe ecc. La macchina del fango si è messa in moto... Evidentemente Saviano aveva ragione! Meditate gente, meditate. Preciso che Non ha insultato tutti i Sardi ma solo i Sardi che "spacciano" droga. È quelli li insulto anche io!
    13 giugno alle ore 16.16 tramite cellulare · Mi piace 4
    Stefania Calvisi ah bè...se è così...la questione prende un aspetto totalmente diverso....dall articolo che ho postato nn si evingeva sto...in sti termini almeno..grazie giusè per la precisazione. Ovviamente anche io la penso a tuo modo


  Io   da  sardo metà barbaricino  ( parte di madre  )  e  gallurese  ( parte  di padre  )   che non mi sento offeso . E  dico    che  Saviano  ha  ragione  sulla  sardegna anche  se   come  giustamente  dicono    nella  discussione  prima  citata    1)  Enzo Cumpostu Il problema è che Saviano è uno che dice verità per fini poco nobili: vendere i suoi libri, aver consenso, popolarità: io queste cose da gente delle forze dell'ordine le so da anni ma se le dice Saviano hanno un opeso se le dice x,y,z non fanno testo.
Ajo', ma devono venire sempre gli "importatori culturali" che noi vediamo quasi come degli Apostoli della Verità a dirci come stanno le cose?
Ok, Mesina fa parte di quella schiera di persone che fa il gioco sporco, la parte logistica e operativa della organizzazione criminale dedita a questi traffici, legata a doppio nodo con le organizazioni criminali peninsulari ed europee.
Il problema VERO è che dietro questi "signori" si potrebbe delineare anche una velata complicità di colletti bianchi sardi anzi sardissimi. 2) Romina Floris porca miseria quanto si generalizza, tutti a scandalizzarsi perchè Saviano ha detto che la droga si trova ANCHE negli ovili, negli anfratti, in posti impensabili e lontani anni luce dalla tradizione pastorale sarda. c'era veramente bisogno di Saviano per sapere che la droga arriva nei pascoli come nelle chiese, nelle scuole, nelle caserme; e tutti a pubblicare link ... ajooooooooo sardi svegliamoci ., 3) Katiuscia Musu Ha detto una grande verità......invece il tentativo di calunniare Saviano mi sembra un tentativo di distrarre l'attenzione pubblica dal problema....concordo in pieno con Giuseppe Sanna.... Gli spacciatori li schifo anch'io, squallidi venditori di morte....
  Ed   aggiungo alla  discussione  sopra  riportata   d'andare  a  leggere o rileggere      questa intervista , da me  riportata  in un post  precedente,rilasciata  alla nuova  sardegna  . E  che le dichiarazioni  di Ladu mi ricordano tanto  gli attacchi  alle prime indagini  di  Falcone  e Borsellino poi confermate  sia  dal punto  di  vista giudiziario  che storico    e  l'attacco  alla  fiction  degli anni  1984\2003  la  piovra 

12/06/13

Saviano: «La Costa Smeralda supermarket della droga». e poi dicono che in sardegna non c'è mafia

Mi sa  che  Pino Arlacchi   dovrà  riscrivere o aggiornare   il suo   libro  (  copertina  a destra  tratta  dal suo sito in cui  trovate  il libro in pdf  )   . Infatti questa intervista a  la  nuova sardegna   di Roberto Saviano  in tour in sardegna in questi giorni pere presentare  il suo ultimo libro  e l'arresto di Graziano Mesina    ex bandito  per  estorsione  e  droga    testimoniano il contrario 

L’autore di “Gomorra” analizza il ruolo di Graziano Mesina nel traffico della coca. «Lui era solo uno dei terminali, l’isola è per le cosche una piattaforma girevole»

SASSARI. La droga muove il mondo. La cocaina, in particolare, muove il mondo. Il traffico di stupefacenti è il cuore di un’economia criminale che ha infiniti collegamenti con quella legale. Niente sfugge al meccanismo infernale. Nessuna parte del mondo globalizzato ne è esclusa. Quindi neppure la Sardegna. Roberto Saviano, che queste cose le dice e le scrive,capita nell’isola mentre centinaia di carabinieri sono impiegati per arrestare Graziano Mesina, accusato di essere il capo di una banda dedita soprattutto allo smercio della droga. Inevitabile sentire l’autore di “ZeroZeroZero” (Feltrinelli)per un giudizio su ciò che sta accadendo.






Graziano Mesina è stato un simbolo del vecchio banditismo sardo, legato in qualche modo ai valori della tradizionale società agropastorale sarda. Ora viene arrestato come capo di un'organizzazione che gestisce, secondo l'accusa, il traffico della droga nell’isola. Anche la Sardegna omologata all'orizzonte globale dell’economia criminale?
«La Sardegna è da sempre nello scacchiere delle mafie nazionali e internazionali. Da sempre è attraversata dal narcotraffico. Solo che oggi c’è un’operazione che fa notizia perché è coinvolto il furbissimo Grazianeddu, che sino a pochi giorni fa, ospite di un festival di storia, schermava le attività criminali di questi anni dietro la sua vicenda di bandito, insinuando la pittoresca interpretazione che, finita la miseria, in Sardegna non c’è più bisogno di fare sequestri. In questo modo mirava a giustificare il suo essere bandito come una scelta inevitabile negli anni di miseria. Detto questo, la Sardegna, essendo un’isola, è piena di porti e il trasporto marittimo è quello da sempre preferito dalle mafie, perché permette di spostare enormi quantità di droga – tonnellate e tonnellate – con un unico viaggio. Negli ultimi dieci anni la maggior parte (il 60%) della cocaina è stata intercettata in mare o nei porti».
La Sardegna come punto di passaggio dei traffici legati alla droga?
«Più che essere un punto di passaggio la Sardegna è una “piattaforma girevole” per la coca che va dal Sud America all’Europa; cosa che accade soprattutto d’estate, quando ci sono più imbarcazioni private che utilizzano i litorali sardi come punti d’appoggio. Ma la Sardegna è anche un punto di arrivo. Qui la coca si ferma e viene consumata. Ogni anno nell’isola arrivano tra i cinque e i seicento chili di cocaina e, secondo gli inquirenti, ci sarebbero (stima fatta per difetto) oltre diecimila consumatori. D’estate, con i turisti, i consumatori raddoppiano, per un giro d’affari di oltre duecento milioni di euro l’anno. I corrieri sbarcano a Cagliari, Sassari, Olbia, Alghero, moltissimi nell’arcipelago della Maddalena. La Costa Smeralda diventa un supermarket della coca. Quello che i sardi ancora non sanno è che stanno per diventare, se non lo sono già, una sorta di garage di stoccaggio della coca, perché la conformazione geografica della vostra regione permette di nascondere grandissime partite di droga: gli stazzi della Gallura e gli ovili della Barbagia sono zone di stoccaggio. Con i metodi usati un tempo per presidiare i sequestrati, si presidia la coca. Soltanto qualche giorno fa, per fare un esempio vicinissimo nel tempo, a Golfo Aranci, sulla banchina, all’arrivo del traghetto della Sardinia Ferries proveniente da Livorno, in una Volkswagen, nascosti sotto i sedili, sono stati scoperti cinque panetti di cocaina. Al volante c’era un cagliaritano che da anni vive a Civitavecchia: l’uomo è subito sembrato nervoso, ecco perché l’auto è stata sottoposta al controllo dei cani antidroga. Cinque panetti, quindi cinque chili, che una volta tagliati sarebbero diventati quindici, per un valore di oltre un milione di euro. La coca era destinata alla costa Smeralda: era il primo arrivo per questa estate».
Quanto incide il silenzio, anche in Sardegna, sulla crescita delle realtà criminali come quella che sembra emergere dalle indagini su Mesina e la sua banda? Non le sembra che sulla Sardegna ci sia come un cono d'ombra che tiene l'isola fuori dalla grande informazione nazionale?
«Il silenzio incide moltissimo nel rendere meno efficace l’opera di contrasto delle organizzazioni criminali. A dimostrazione del fatto che in Sardegna la coca è di casa, lo scorso ottobre a Olbia, in una casa di campagna in località Lu Mungoni, è stato scoperto un piccolo stabilimento che veniva usato per ricristallizzare la cocaina, cioè per portarla dallo stato liquido allo stato solido attraverso sostanze chimiche. C’era un gruppo di narcotrafficanti, attivi tra il Sud America, la Liguria e la Sardegna, che impregnava di cocaina liquida le tele dei quadri per il trasporto dal Sud America all’Italia, in modo da poter passare senza problemi i controlli doganali. Poi a Olbia la coca tornava allo stato solido nel laboratorio di Lu Mungoni e alla fine era spacciata principalmente nel mercato dell'isola. Il silenzio sulle vicende sarde ha avuto come effetto, in questi anni, l’assenza di un contrasto vero delle potenti organizzazioni criminali. Nel caso di Mesina, va sottolineato che le due organizzazioni che sono state scoperte e sgominate con l’operazione di questi giorni non sono le più pericolose. Mesina si è inserito nel traffico di stupefacenti sfruttando, per attivare legami con la ’ndrangheta, il suo carisma. Mesina non si è mai pentito, è riuscito – uso una parola del modo criminale – a “fottere” perché ha fatto il gioco del dissociato: non si è pentito, moralmente si è dissociato, è tornato alla vita “civile”, a fare affari senza dover denunciare nessuno. Ma continuava a essere un riferimento e quindi ha iniziato a ricevere coca da distribuire alle strutture territoriali per lo spaccio. Grazianeddu è diventato il mediatore. Il cono d’ombra cui lei fa riferimento esiste: ci vorrebbe una presa di coscienza e di responsabilità, che però non arriva».
  tale intervista rilasciata  da saviano    viene  confermata     anche da  :  
1)  da questo articolo  del 11\6\2013  sempre  dellla  nuova  
L’Anonima della cocaina 
Il traffico di stupefacenti collante tra malavita sarda, ’ndrangheta e mafie emergenti 
l’arresto di grazianeddu 


di Pier Giorgio Pinna wSASSARI Forse non c’era bisogno di una conferma tanto eclatante. «Si sa da tempo che i canali della droga portano dalla Sardegna a Milano, con saldature tra personaggi della vecchia mala sarda e boss mafiosi emergenti», commenta un investigatore. Ma certo l’arresto di Mesina e del suo esercito di presunti complici fa riflettere a fondo. Intanto, perché costringe gli inquirenti a rispolverare i faldoni sulle ultime inchieste da cui sono scaturiti collegamenti con la ’ndrangheta. Poi, perché getta luce non tanto sul ruolo dei corrieri – da sempre semplici pedine in una scacchiera molto più ampia - ma soprattutto sugli affari illeciti, da centinaia di milioni all’anno, che legano calabresi, albanesi, barbaricini, capi delle aree cagliaritane a maggior tasso di criminalità. Infine, perché, indirettamente, quest’ultimo blitz dei carabinieri svela aspetti inediti nel sotterraneo spaccio di coca, eroina, ecstasy, anfetamine. Terreno di coltura. La Sardegna è un mercato appetibile per

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