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01/09/16

estate 2016 un estate senza un tormentone musicale

Leggendo  questo articolo dell'unione  sarda   di qualche  giorno fa 



c fa mi  sono  chiesto    che strano un estate  senza  il classico     tormentone   estivo  .
 cioè 

La canzone  che ti entra in testa a maggio\  giugno , anche se non lo vuoi, e che si lascia dimenticare (  ?  )  a settembre inoltrato. È il tormentone estivo. Non importa la qualità del brano, l’essenziale è che con il suo ritmo ti faccia scatenare, ballare e cantare, qualunque cosa tu stia facendo.
Infatti   Il tormentone  è  sempre  stato motivo di aggregazione  davanti al bar  ( baretto  \  chiosco  si  era  al mare  )  a mettere  ed ascoltare la canzone in questione  e spesso   accompagna flash mob e balli di gruppo, drink alla mano, mare sullo sfondo. (  foto drink  )  Con il passare degli anni non lo si ascolta più, collettivamente  al jukebox  ma  attraverso tablet  e cellulari  spesso  free  da o  Spotify  o Youtube  .              Esso   lo ricordiamo  ( ovviamente  dipende  dai casi , io esempio   se  un  canzone , tormentone  o meno  , forse perché  sono nato  nell'era pre rivoluzionaria internet , lo ascolto  e riascolto oltre a cantarlo   anche quando  non è  estate    vedere   post precedenti in cui parlo della mia  formazione    culturale  in ambito  musicale  )  solo per legarlo a qualche evento particolare della propria estate. Di solito il tormentone si scatena così, dal nulla, senza motivo apparente.
deliberamente   tratto da  http://www.sorrisi.com/musica/canzoni/estate-2016-tormentoni-canzoni-belle-che-ascoltate-di-piu-spiaggia-mare/

Elucubrazione  confermata    dai pareri contrastanti dei miei amici  alla mia  domanda    : qual è  il vostro tormentone per  quest'estate  ? ogni uno\a  mi ha  indicato il suo  . Infatti ho avuto  ho avuto belli o brutti  , questioni di  gusti personali che variano  da  generazione a  generazione  e da  formazione  musicale  culturale  e  dipendono dai  gusti e  dell'adesione  critica e acritica ale mode  del momento  ) 
conferma   cercando  in rete    fino d ieri   che  non  c'è  non ci sono ancora le  condizioni  per  un unico tormentone  (  o se  c'è  un tormentone  io  non  l'ho trovato  \  individuato )   mentre  invece    ci sono   quelle per  più tormentoni

http://www.panorama.it/musica/i-10-tormentoni-dellestate-2016/
http://www.danceitalia.it/musica-e-canzoni-estate-brani-ricercati/



  vi cosa ne pensate e quale  è il vostro tormentone  o   quali sono le  vostre hits    Ecco quiindo che secondo me si  è verificato ,era  dagli anni  60  che  non succedeva   in quanto un tormentone  lo  si trova sempre  e  prevaleva  su varie  hits  , quello  anticipato previsto\  anticipato  dal romanzo  ( piacevole  e  niente male  )



  E  voi cosa ne  pensate    ?  qual è il vostro tormentone  ? o le  vostre  hits   di quest'estate  ormai  prossima  alla  fine  o già finita ?






27/12/14

il camerie italiano al servizio di hitler

 per  ricollegarmi  al termine rispetto e  alle  sue mancanze   di cui  ho  accenato più
 volte  in questo blog  ultimamente   raccontando  la  vicenda  del  "selfie" contro l'omofobia di Viviana Bruno   in maniera  da  rispondere  a chi mi dice    << cosa intendi per  rispetto >> ecco  qui questa  storia  predsa  da    http://blog.quotidiano.net/colella/2014/12/26/

Il cameriere italiano al servizio di Hitler

 26 DICEMBRE 2014
colella017

Addossata alle falde di una imponente cresta rocciosa sorge Villa Santa Maria, un piccolo paese in provincia di Chieti meglio conosciuto come la Patria dei Cuochi per via della rinomata scuola alberghiera. Ma tra tanti cuochi qui è vissuto anche un cameriere che ha lavorato in piena seconda guerra mondiale in Germania  al famoso Nido delle Aquile prima e poi a Norimberga, servendo a tavola l'uomo più discusso del Novecento ovvero Adolf Hitler.  Salvatore Paolini, nato il 26 luglio del 1924, è deceduto all'età di 86 anni. Di seguito una breve intervista che mi rilasciò quando era ancora in vita.IL  pomeriggio autunnale è riscaldato da un tiepido sole. La fitta vegetazione, l'aria pura e le diverse legnaie rimandano alle descrizioni di paesaggi bucolici. La villa del signor Paolini è poco distante dal centro del paese. Alle 16 in punto come da appuntamento un anziano signore dal volto aggrottato e in abiti formali mi attende dinanzi al cancello. Dopo le dovute presentazioni mi fa entrare nella sua villa immersa nel verde facendomi notare i vari monumenti dedicati alla moglie e poi mi fa accomodare in salotto mostrandomi da subito un documento che attesta la sua onorificenza a Cavaliere della Repubblica. I suoi occhi all'inizio stanchi sembrano man mano ravvivarsi all'udire la mia voce giovanile. Difficilmente riesce a rispettare i tempi e i modi dell'intervista. Preferisce andare a ruota libera ed io non posso fare altro che assecondarlo.
Signor Paolini come è arrivato ad essere il cameriere di Hitler?
Innanzitutto voglio precisare che io non ero il cuoco del Fuhrer bensì il cameriere o meglio uno dei camerieri. Nella mia vita ho sempre lavorato. Da ragazzo dopo aver terminato le scuole elementari ho iniziato a lavorare in un albergo di Villa S.Maria (CH). Poi per ragioni economiche, in quanto volevo guadagnare di più, mi sono spostato a Roma dove ho prestato serviziodal Principe Colonna. Qualche mese dopo sono andato a lavorare all'Hotel Diana di Roma frequentato di sovente da ufficiali tedeschi i quali mi hanno offerto un lavoro in Germania dove sicuramente il guadagno era elevato anche perché il marco era ben quotato. Così sono andato in Germania a fare il cameriere in un albergo o meglio un centro di cure termali a Bad Mergenthein. Lì ho conosciuto il direttore del Platterhof che mi ha chiesto se volevo andare a lavorare al famoso Nido delle Aquile. E così sono andato anche se prima mi hanno rilasciato un certificato di appartenenza alla razza ariana. Dei carabinieri sono andati nel mio paese da mio padre a prendere  informazioni   sulla mia famiglia e soprattutto sui miei ascendenti nella speranza che non vi fosse alcun antenato ebreo. Così dopo i dovuti accertamenti mi hanno consegnato l'ausweiss ovvero il lasciapassare e sono approdato a Obersalzberg vicino Berchtesgaden nelle alpi bavaresi. Io non sapevo chi avrei incontrato !
Quando ho iniziato a lavorare al Nido delle Aquile ero l'unico cameriere italiano. Servivamo sempre in piatti d'argento e soprattutto con i guanti. Ho servito Hitler diverse volte senza dimenticare che spesso venivano anche altri gerarchi come Goering, Himmler, Bormann, Kesserling, Rosenberg e tanti altri.
- Come ricorda il Fuhrer?
Io da sempre sono un grande ammiratore del popolo tedesco. Hitler per me almeno da un punto di vista privato posso dire che non era affatto arrogante ma piuttosto gentile nei modi ma anche nelle parole. Lui quando veniva già sapeva cosa avrebbe mangiato. Preferiva verdure verdi e patate. Non l'ho mai visto mangiare carne. Era un goloso di torte con la panna montata. Tutte le volte che mi avvicinavo per porgergli la pietanza non mi faceva mai mancare il danke (grazie) ed aveva sempre il sorriso sulle labbra non solo con i suoi commensali ma anche con me e gli altri camerieri. Non l'ho mai sentito alzare la voce. Non era crudele come spesso veniva presentato al di fuori del suo ambiente. 
 Che rapporto ha avuto con gli altri colleghi di lavoro? 
Mi volevano tutti bene perché quando eravamo insieme io non ho mai fatto commenti sulle questioni politiche ma solo lavorare. Ognuno stimava l'altro per il proprio lavoro.
- Quanto tempo è rimasto al Nido delle Aquile?
Esattamente dal 10 ottobre 1942 al 4/2/ 1943.
- In quei mesi ha assistito a qualche episodio particolare?
Solo una volta come ho avuto modo di dire già in altre interviste ho sentito Bormann che alludendo a Goering che non era più nelle grazie di Hitler, mentre quest'ultimo mangiava un piatto di prosciutto al forno con contorno di piselli ,esclamare: "ich wuBte nicht dass das Schwein sein eigenes Fleisch iBt" (tradotto significa: non sapevo che il maiale mangiasse la propria carne).
- Avrebbe immaginato di incontrare di nuovo  Hitler a Norimberga?
Si, in quanto il direttore dell'albergo di Norimberga (Hotel Deutschr Hof Wohnung des Fuhrers) già sapeva che avevo lavorato al Nido delle Aquile. A Norimberga sono rimasto dal 43 fino al 25/4/1945. Lì avevo la mia stanza con il letto di piume e addirittura il telefono in camera. Quando nel 45 l'hotel venne bombardato, io mi ricordo che rimasi tre giorni consecutivi sotto il rifugio. Quando poi sono uscito fuori già non si capiva più nulla anche in Germania. Non sono potuto rientrare in Italia con tutto quel disordine. Allora non ho fatto altro che rifugiarmi in una tenuta tra la Germania e l'Olanda in quanto non potevo più rimanere a Norimberga perché ero in pericolo di vita. Non si poteva andar via quando si voleva, Così sono stato alle dipendenze della signora Krostmann, il cui marito era in servizio militare per cui conduceva lei da sola l'azienda che era molto grande. Ero addetto all'allevamento di vacche, cavalli ecc.. Mi sono dovuto adattare. Non sapevo come fare e dovevo aspettare tempi migliori per tornare in Italia. 
- QUANDO è rientrato in Italia ?
Pochi mesi dopo mi sono recato in Francia  a Nimes. Da qui è stato più facile rientrare in Italia. A Roma ho preso un corriera fino ad Agnone dove un contadino con un mulo mi ha accompagnato fino a Villa Santa Maria.
-  Che impressione ha avuto del nostro paese?
C'era solo gran disordine. Lavoro non se ne trovava , bisognava arrangiarsi alla giornata. Quando poi le cose si sono stabilizzate sono ritornato in Germania accompagnato da mio nipote. Ho riportato il mio baule con i vestiti e tutto quello che avevo lasciato. Rientrato a Villa S. Maria dopo qualche mese ho trovato lavoro a Roma nei più G  grandi  e lussuosi alberghi della capitale, ma non solo sono stato anche in Venezuela, a Venezia ecc.. ritrovandomi a servire ancora personaggi noti come Churchill, Primo Carnera, il Presidente Leone ecc…
- So che in seguito ha amministrato Villa Santa Maria per venti anni essendo stato rieletto sindaco per quattro volte. Cosa ha fatto in quegli anni?
Mi sono messo a lavorare per riportare su il mio paese. Ho costruito strade, la biblioteca comunale ma soprattutto ho fondato la scuola alberghiera vanto dei migliori Chef. Ho apportato la mentalità del popolo tedesco anche a Villa Santa Maria.
Con l'ordine e la disciplina ho amministrato al meglio questo paese. Tra le altre cose ho fatto costruire diverse abitazioni e una centrale elettrica. E poi tante altre opere a favore di questa gente.
- Alla   fine  è stato più difficile servire Hitler o amministrare questo paese?
Sono state due esperienze belle ma diverse. Comunque ho sempre agito rispettando un codice morale. Il cameriere per me dovrebbe essere ancora oggi maggiormente rispettato. Nella vita conta non soltanto mangiare ma anche chi ti serve a tavola!

24/03/13

non perdere mai la speranza e non gettarsi giù Si laurea con due anni d'anticipo L'altra faccia dei bamboccioni



Lo so che questa storia  che  m'accingo a raiportare ,  può essere considerata  dai più banale  è normale  perchè tale persona  non è  nè il primo nè l'ultimo, anche  se  in pochissimi , a fare una cosa del genere in un mondo  come quello dell'università   dove  laurearsi in corso è un impresa . Ma  in un  tempo  in cui , ad  incominciare  dalla generazione del  sottoscritto  e  specie  ora   con le nuove  ,  tardavano  o   si fermavano   quando non si ritiravano  , all'obbligo scolastico  o al masssimo al diploma  . E se nel caso  andavano  all'università  ci mettevano , esperienza  personale  e diretta  , più dei normali  4  anni  . Ma  questa  è una storia   che dovrebbe dare  speranza  alle nuove generazioni   che  non cercano nè lavoro  nè continuano   più  a  studiare  o abbandono gli studo sempre  più precocemente  .  

unione  sarda  del  24\3\2013 


Si laurea con due anni d'anticipo L'altra faccia dei bamboccioni

Giovedì scorso qualcuno s'è sicuramente imbucato nell'aula delle lauree di Giurisprudenza a Cagliari, mimetizzato tra la folla di parenti commossi mamme in lacrime fiori e baci.Era lì per vedere com'era fatto. Per capire, insomma, se si trattava di un essere umano fino in fondo. Federico Onnis Cugia (  foto a destra  preda da  http://sphotos-a.xx.fbcdn.net  ) sa molto bene di attirare una certa curiosità ma non ha mostrato il minimo fastidio. E ha recitato la sua parte di studente modello (modello?) con l'asciutta eleganza, molto inglese, che gli appartiene. Biondino, un metro e ottantacinque su un fisico longilineo, giacca cravatta gilet, no piercing no tatuaggi a vista, sorriso d'ordinanza. Ha ventidue anni. Giovedì si è laureato in Leggi, corso quinquennale, superando tutti gli esami in tre anni. È un caso unico in Italia. Ha anticipato la laurea di due anni marciando alla velocità di quasi undici esami ogni dodici mesi. Un mostro, uno da mandare a Superquark da Piero Angela.Federico è quel che si dice un giovane garbato. Durante l'intervista mantiene perfino una postura signorile, non stravacca neanche per un attimo. Sa bene di essere un primo della classe ma evita esibizioni. Dice che l'ha fatto per amore. Amore del Diritto. Gli piaceva tanto che sulle prime aveva timore di impantanarsi in un corso di studi dove si salva chi può: niente frequenza obbligatoria, organizzazione molto aperta, autonomia senza limiti. C'era il rischio, in pratica, di iscriversi e restarci a vita o quasi.Padre e madre medici, tre fratelli più piccoli, non ha raccolto sostegni entusiastici in famiglia: «Spesso non ho neppure detto ai miei che andavo a dare un esame. Era il mio dovere, tutto qui. Perché parlarne?» Con una tesi sui mutui derivati, ha conquistato il titolo di dottore con 108/110. Il suo relatore (professor Corrado Chessa, docente di Diritto bancario) lo definisce «un ragazzo fuori dal tempo. E lo dico come complimento. Nel senso che manifesta una saggezza e un modo di comportarsi che non sono affatto della sua generazione». Così si arriva al vero mistero di Federico, a questo singolare sprinter che non tradisce la minima emozione: ha davvero 22 anni oppure il triplo ben mimetizzati dietro chissà quale sortilegio ?A parlargli sorprende non solo per il linguaggio maturo ma per la profondità d'analisi. Con tante scuse, ma a tratti sembra un vecchio dispensatore di consigli, suggerimenti, istruzioni per l'uso di stare al mondo. Un guru-bambino. Il suo è stato uno studio volli fortissimamente volli ma si occupa anche d'arte, di sport, di politica. Uno qualunque, insomma.Consapevole d'essere un fuoriclasse, non si dà arie e neppure prova a mostrarsi in qualche misura speciale. «Caso unico in Italia il mio? Sembra, ma francamente non ne ho la certezza». Forse non gl'importa più di tanto. Quel che conta è aver vinto la sfida iniziata quando aveva appena vent'anni ed era un po' più smilzo, sempre biondino, abbigliamento ovviamente classico (quasi rotariano) e un chiodo ben piantato nel cervello: vincerò.
Partiamo da un dato di fatto: le piace studiare.  «Molto. I professori del liceo mi hanno insegnato un buon metodo: credo di dovergli molto».
Quante ore al giorno ? «Dipende dall'esame. Per quelli più pesanti tutto il giorno: dalle otto del mattino alle otto di sera, salvo le pause».
Quali sarebbero le pause ?«Pranzo, cena».
Altri sintomi ? «Mi sento un ragazzo normalissimo, faccio la vita di tutti, ho tanti interessi e non ho mai rinunciato a nulla per lo studio».
Per esempio ?«Ho fatto atletica, ho fatto nuoto: e questo senza smettere di studiare. Si può. Non c'è nulla di eroico. Ho fatto anche molto altro».
Cioè ?«Associazionismo. Insieme ad amici abbiamo creato a Cagliari un'accademia di pittura figurativa, foto e scrittura creativa. I corsi sono iniziati qualche mese fa».
Dunque s'accorge del mondo che le gira intorno. «Ovviamente. Non ho niente di speciale. Mi occupo di molte cose, politica inclusa».
Anche politica ? «Sì. Sono un militante sardista, faccio parte del Consiglio nazionale del partito».
Ma allora rischia perfino d'avere una ragazza. «Difatti ce l'ho, Sara. Devo molto alla sua tolleranza e alla sua pazienza. Mentre ero lanciatissimo negli studi, ha avuto qualche problema di salute e in quella occasione ho ricevuto da lei una straordinaria lezione di vita che non dimenticherò».
Lei non è esattamente quello che il governo Monti chiamerebbe bamboccione. «Credo di no. La voglia di bruciare le tappe parte da un presupposto preciso: capire il tempo in cui vivo. E siccome so bene che non mi regala niente nessuno, ho deciso di darmi da fare».
L'accelerata negli studi è legata allo sfascio del mondo che ha davanti ? «Sono un ottimista della vita, vedo il bicchiere sempre mezzo pieno e quindi ho preso atto che, per poter afferrare una speranza di occupazione, bisognava fare più in fretta possibile. Il mercato del lavoro è saturo, mica potevo restare a guardare».
Si sente un marziano ?«Quando mai».
Il suo è un caso unico in Italia: come definirla ?«Non mi piace essere autoreferenziale ma sono semplicemente un ragazzo con molta voglia di muoversi, di arrivare. Sono curioso, intraprendente, pignolo. Non mi sento affatto un pezzo unico».
Quando ha deciso di fare il centometrista del Diritto?
«Il giorno in cui mi sono iscritto. Sara mi ha ricordato che quella mattina le avevo detto: eccomi qui in Giurisprudenza ma dev'essere una toccata e fuga». 
Era così anche al liceo ?«Beh, diciamo che avevo una media decisamente alta».
Le è mai arrivato alle orecchie un colpo di secchione ?«No, e questo per la semplice ragione che - studio a parte - sono identico ai miei coetanei. Sono sempre stato ritenuto un furbetto, uno che va a bersaglio senza strapparsi i vestiti. Studiare quel che serve e ricavarne il massimo profitto: è sempre stato questo il mio motto».
Qual è stato l'atteggiamento dei docenti ? «Disomogeneo. Alcuni, guardando il mio libretto, si complimentavano. Altri invece non capivano quella mia voglia di correre, non accettavano l'idea che mi andasse bene un voto sotto il trenta».
L'Università, anche se l'ha vista in corsa, com'è stata ? «Parlo della mia esperienza. Nelle facoltà a numero aperto come Giurisprudenza, occorre capire che devi cavartela da solo. Non c'è obbligo di frequenza, nessuno che ti segua, pochi i contatti con i professori e quindi sei solo tu a governare il tuo destino di studente. Devi porti subito un obiettivo: laurea. Almeno questo è quel che ho fatto io».
Altre impressioni ?«Una molto positiva. Contrariamente a quanto si dice in giro sui giovani che non hanno interessi per nulla, all'università ho trovato invece molta effervescenza, non ho colto l'atteggiamento di chi sta in Facoltà per fare tappezzeria. Piaccia o no, l'università è ancora la fonte della cultura, dell'etica, delle indicazioni per la vita».
È stato autorizzato ad anticipare gli esami ?  «C'è un regolamento del 2009 che stabilisce la durata dei corsi di laurea e il numero degli esami. Ma le indicazioni finiscono qui. Poi, ognuno si regola come crede».
Avrebbe voluto studiare altrove ?  «Ho superato il pre-test per iscrivermi in Bocconi ma poi ci ho ripensato. Non mi interessava laurearmi a Milano o a Roma. Considero una fortuna essere nato qui, adoro la mia terra, ci vivo bene e dunque non c'era alcuna ragione per emigrare».
Beh, una sì: l'università di Cagliari è un fanalino di coda nazionale.  «Sono convinto che, al di là delle graduatorie, tutto dipenda dalla formazione che riesci a conquistare. Se studi (e studi bene), se ti applichi sul serio, non credo che alla fine la provenienza da un ateneo o un altro faccia la grande differenza. Metto in conto di andar fuori per un corso di specializzazione...».
... o per una seconda laurea. «A questo sto già pensando ma non ho preso una decisione. Scienze Politiche, Economia? Forse Economia perché dicono che un giurista digiuno di economia è un giurista a perdere».
Adesso che non possono esserci più rappresaglie: il prof peggiore?  «Non ne ho avuto né di migliori né di peggiori».
Ha mai ripetuto esami ? «Qualcuno sì».
Per esempio ? «Diritto della Navigazione».
L'esame più tosto ? «Procedura civile. Ho impiegato davvero tanto per prepararlo, giornate di studio intenso e faticoso».
Quello più facile ?«Diritto costituzionale. In realtà non era il più facile ma quello che mi appassionava di più. L'ho proprio divorato, in un mesetto l'ho digerito».
In Facoltà s'è creato una certa fama tra i colleghi ? «Inevitabile. Attiravo curiosità».
Le hanno fatto intorno un cordone sanitario ?«Questo no ma qualche cattiveria non me l'hanno risparmiata. Invidia, noi sardi siamo specialisti in materia. Poi, calunniette meschine alle spalle».
Che dicevano ?«Che avevo una sfilza di soli 18, che solo così ero riuscito a sostenere trentadue esami in tre anni». 
Ha mai pensato di mollare gli studi in corso d'opera ?«Non ho avuto tentazioni di questo genere, la volontà che mi ha animato agli inizi non mi ha mai lasciato. Ho fatto al massimo una settimana di pausa».
Anche d'estate ? «Sissignore, anche d'estate. Al mare coi libri sotto l'ombrellone. Per questo dico che la mia ragazza ha avuto una grande pazienza».
Tempo libero, mai ?«Mi sono sempre ritagliato i miei spazi fra studio e amici. È capitato di studiare dal mattino presto e fermarmi al pomeriggio per avere la sera libera. Ma, vede, l'importante non è la programmazione delle ore. L'importante è sapere cosa si vuole».
Uno su quattro dei suoi coetanei non studia, non lavora, non è interessato a niente. «Ho letto. Li chiamano neo-indifferenti. Io credo che non abbiano il coraggio di affrontare la vita. Ritengo siano vittime di una fragilità interiore che gli impedisce di uscire da un guscio sterile e protettivo».
Lei invece? «Io invece niente. Ascolto musica, dalla classica al rap. Adoro tutti i film di James Bond e Rocky con Silvester Stallone. Ho anche un libro del cuore: Un uomo di Oriana Fallaci. Due miti della politica: Simon Mossa e Francesco Cossiga. Vado in palestra, frequento il partito».
Insomma, non si lascia vivere addosso. «Neanche per un minuto. E come me tanti altri della mia età. Circolano molti luoghi comuni sul nostro conto. Lo vedo alle riunioni del Psd'Az: partecipano anche cinquanta-sessanta ragazzi per volta. Questo è disinteresse, indifferenza?»
Adesso che ha la laurea in tasca, prospettive ? «Ho contatti con alcuni studi legali. Non ho ancora deciso in quale ramo dell'avvocatura mi piacerà specializzarmi. Vedremo».
Neanche un pensierino da consigliere regionale ? «Perché no? È un'idea lontana ma nient'affatto astrusa».
Come nei titoli di coda, a chi dire grazie? «Alla mia ragazza, ai miei, a me. Soprattutto a mio nonno, che nel 1989 fu rapito dall'anonima sequestri. La sua tenacia è sempre stato un punto di riferimento irrinunciabile. Grande determinazione, grande forza d'animo: il segreto, in fondo, è tutto qui».

storia  che   ben  s'inquadra    con  quanto dice il nuovo pontefice  Francesco I , sempre  dall'unione sarda  del 24\3\2013



"Non siate mai tristi  e non lasciatevi rubare la speranza"




PAPA FRANCESCO DURANTE LA CELEBRAZIONE DELLA DOMENICA DELLE PALME


"Non lasciatevi rubare la speranza, non siate uomini e donne tristi". Inizia così l'omelia di Papa Francesco per la Messa delle Palme sul Sagrato della Basilica Vaticana che dà inizio ai riti pasquali.
"Non lasciatevi rubare la speranza, per favore, non lasciatevi mai rubare la speranza". Portate la "gioia" di Cristo "in tutto il mondo, fino alle periferie". Non fatevi illudere dalla "sete di denaro": "nessuno lo può portare con sé, il denaro lo deve lasciare". "La mia nonna - racconta il Papa - ci diceva 'bambini, il sudario non ha tasche'". E ancora, "gioia, croce, giovani"; "vi do appuntamento a Rio, in quella grande città del Brasile". E prima: "ricordo quello che Benedetto XVI diceva ai cardinali: siete principi, ma di un Re crocifisso". Tra inserti a braccio e testo scritto, in parte buttato nel cestino, papa Francesco ha valorizzato con spontaneità il suo primo discorso ai giovani, l'omelia della messa delle palme, giorno in cui la Chiesa celebra nelle diocesi la Giornata della gioventù. Ogni due o tre anni, poi c'è l'incontro mondiale di tutti i giovani con il Papa, il prossimo sarà in Brasile dal 23 al 28 luglio e Francesco annuncia ufficialmente che ci sarà. "Cari amici, - dice rivolto in particolare ai tanti ragazzi tra le circa cinquantamila persone radunate in piazza San Pietro - anche io mi metto in cammino con voi, sulle orme del beato Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI". E li invita a prepararsi anche "spiritualmente" a quell'appuntamento. Il filo del discorso di papa Francesco ai suoi ragazzi si muove attraverso le tre parole che ha indicato e riassunto: "gioia, croce, giovani". "Non siate mai - è il primo concetto e la prima esortazione - uomini, donne tristi: un cristiano non può mai esserlo. Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento. La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall'aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi, nasce dal sapere che con lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti". "Festa, luce, gioia", ha insistito, "questa luce dell'amore di Gesù", e oggi "è festa", come fu "festa, folla, lode, benedizione, pace" l'ingresso di Gesù a Gerualemme, acclamato da quanti sventolavano rami d'ulivo. Gesù è acclamato come Re, spiega il Papa per introdurre l'idea della "croce", ma il suo regno non è di forza o potere, "chi lo accoglie è gente umile", e "Dio non sceglie il più forte, il più valoroso, sceglie l'ultimo, il più giovane, colui che nessuno aveva considerato". Il regno di Cristo, ecco l'altro passaggio, non è un regno di potere - e anche Benedetto XVI disse ai suoi cardinali "siete principi ma di un re crocifisso" - ma "con Cristo il cuore non invecchia mai": "voi giovani avete una parte importante nella festa della fede", "ci dite che dobbiamo vivere la fede con un cuore giovane, sempre, anche a settanta e ottanta anni", e qui il Papa è stato interrotto da un applauso. Da qui l'appuntamento per la Gmg di Rio. 

(Giovanna Chirri)

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